Quanto resta della notte

Durante l’VIII sec. a.C. il profeta Isaia nella predizione della caduta di Babilonia a coloro che aspettano la fine degli attacchi, della guerra, della tragedia e della paura, fa domandare: «sentinella quando resta della notte? (Is 21,11). Emblematica è la risposta del profeta-sentinella: «viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite»; che, in questo modo vuole indicare al popolo di Israele la via da seguire per far cessare la tragedia e la paura, la strada del ritorno a Dio.

Circa un millennio e mezzo dopo Francesco Guccini rilegge questo passo di Isaia nella sua canzone “Shomèr ma mi-llailah”, traducendo la domanda-attesa perpetua della fine della notte, nella domanda di senso dell’uomo sull’avvenire, che mai avrà risposta e perciò fine. Da questa visione del grande cantautore, c’è da chiedersi se veramente la domanda, lo sguardo sul futuro, sia quel crepuscolo perenne dal quale nella notte non si riescono ancora a vedere le meraviglie del giorno che nasce, insomma se davvero non può avere risposta. Nel suo Commentario Biblico (Antico Testamento) W. McDonald descrive la sentinella come persona partecipe del consiglio di Dio, colui che scruta l’orizzonte nell’attesa di ciò che deve accadere, con la certezza che accadrà (p.1118a); una risposta alla domanda sul futuro deve perciò esserci, la sentinella non ha un compito superficiale, non è un semplice scrutatore dell’orizzonte, ma è colui che attende la certezza del tempo migliore.

Il domandarsi del nostro tempo è comprensione di quale sia la notte che stiamo vivendo, presa di possesso del nostro futuro che sembra esserci strappato ancora prima di averlo immaginato.

La notte nella quale l’Europa è immersa è simile a molte altre notti che il mondo ha attraversato fin dalla sua nascita, una notte piena di pura dell’altro, del diverso da noi, paura di cambiare i propri criteri stabili verso un cambiamento che richiede il rischio dell’instabilità; paura che si traduce in tradizionalismo statico, nazionalismo assassino, populismo ammaliante. L’Europa, immersa in questo buio, contagia anche chi dovrebbe avere occhi per riuscire a vedere nitidamente le immagini al di là del crepuscolo, ragazzi e giovani che, avvolti dalle tenebre sono portati a guardare al nazionalismo come barriera impenetrabile, barriera di difesa e salvezza per la propria identità. Ma cos’è l’identità? Se l’identità è comprensibile guardando alle proprie radici, al proprio passato, giusto è affermare che il passato ha potuto fondare se stesso guardando al futuro, avendo slancio verso il futuro e così, sapendolo costruire; quel futuro certo che la sentinella attende è il futuro che noi stessi dobbiamo piantare e aver cura di far crescere. Qual è, oggi, la certezza da dover costruire ed attendere?

Tale certezza è comprensibile e ricavabile dalle tenebre che tentano di ammaliarci e ucciderci, facendoci guardare con sospetto ciò che può dissiparle: l’unione nella forza del cambiamento. È dal confronto di opinioni che si sceglie la strada giusta da intraprendere, è dall’incontro con una cultura diversa che si accrescono le proprie potenzialità, è dal conflitto con il male che si guarda al bene per come realmente è, ovvero, più luminoso del male. Da qualunque situazione nasca, il cambiamento possiede in sé la forza dell’andare avanti, si potrebbe dire che questo dinamismo “dell’andare avanti” è il cambiamento stesso che, in quanto movimento è proprio della vita. Chi infatti non è capace di movimento da se stesso viene classificato come non vivente, e se privi della capacità di movimento gli uomini non possono essere che classificati come morenti seppur vivi. Per non rimanere nelle tenebre della notte e divenire dei morenti, c’è bisogno di cogliere la forza proveniente da questi cambiamenti epocali che oggi a noi si verificano, forse insopportabile per i singoli ma, facilmente utilizzabile da coloro che si mettono insieme creando comunione, modo di vivere che nasce dalla vita stessa, protesa alla relazione.

Attraverso la comunione riusciremo a portare l’Europa fuori dalla notte e dalle sue tenebre, verso quel futuro certo che è la comunione, nell’attesa che si compia nella sua pienezza, nel bene per tutti.

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