Repubblica Italiana: 70 anni di democrazia

La nascita della Repubblica Italiana avvenne a seguito dei risultati del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946, indetto per determinare la forma dello Stato dopo la seconda guerra mondiale e che vide 12.717.923 (54,3%) cittadini favorevoli alla repubblica e 10.719.284 (45,7%) cittadini favorevoli alla monarchia.

I risultati furono proclamati dalla Corte di cassazione il 10 giugno 1946. Sempre negli stessi giorni, insieme con la scelta sulla forma dello Stato, i cittadini italiani (comprese le donne, che votavano per la prima volta in una consultazione politica nazionale) elessero anche i componenti dell’Assemblea Costituente che doveva redigere la nuova Carta costituzionale.

Nel ricordare questo fondamentale avvenimento nell’ultimo editoriale della rivista di cultura europea ‘Munera’ ci si domanda se finalmente la democrazia italiana abbia raggiunto una maturità politica: “L’Italia si è costruita sul faticoso lavoro della generazione dei nostri padri: quel lavoro deve oggi essere ripreso, con senso civico e spirito di sacrificio. L’alternativa è la catastrofe.

Certo, non mancano segni di speranza, rappresentati da quei moltissimi italiani che, spesso anche in condizioni difficili, lavorano onestamente e appassionatamente, prendendosi cura degli altri in molti modi, con pazienza e tenacia, e che tessono quei legami buoni che di fatto tengono in piedi il paese. A partire da quei segni di speranza occorre dunque riprendere il cammino di un’intera comunità”.

Per comprendere meglio il significato che oggi riveste questa ricorrenza, abbiamo rivolto alcune domande al direttore responsabile della rivista, prof. Stefano Biancu, docente all’Università di Ginevra ed all’Università Cattolica di Milano: “Gli anniversari, e in particolari quelli a cifre tonde, rappresentano sempre una buona occasione per un bilancio e per eventuali aggiustamenti che si rendessero necessari.

Come abbiamo scritto nell’editoriale di Munera 2/2016 (http://www.cittadellaeditrice.com/munera/tutti-gli-articoli/munera-22016-editoriale/), 70 anni sono tanti nel contesto di una vita individuale, ma pochi nel contesto di una comunità civile. In questo senso, la Repubblica italiana è ancora giovane, nonostante le molte stagioni che ha attraversato, e solo ora entra nell’età matura: per questo è importante cogliere l’occasione di questa ricorrenza per una riflessione serena e pacata, ma anche libera e spregiudicata, sul grado di maturità che abbiamo raggiunto come comunità civile e politica”.

Dopo 70 anni l’Italia ha raggiunto l’età del giudizio?
“L’età del giudizio è l’età in cui si è capaci di scelte responsabili per se stessi e per gli altri. In passato, e in particolare negli ultimi due/tre decenni, la società italiana non si è contraddistinta per questo tipo di scelte. Mi riferisco non soltanto alla comunità politica, ma anche a quella civile (al mondo dell’economia, delle imprese, dei sindacati, delle professioni…).

Per tornaconto immediato o per egoismi localistici, corporativistici e generazionali, si sono privilegiate scelte tese a massimizzare i profitti di una parte a svantaggio di scelte di lungo periodo a favore dell’insieme. Il lavoro, la ricerca, la cultura, l’istruzione ne sono vittime eccellenti. E, come spesso accade, sono le fasce più deboli ad esserne maggiormente penalizzate”.

Quale contributo diedero i cattolici nella costituzione della Repubblica?
“Il contributo dei cattolici fu determinante, per almeno due motivi. Il primo motivo è che un’intera generazione si era preparata a questo, esprimendo delle leadership di alto livello, che avrebbero dato un contributo determinante nella resistenza, nell’elaborazione della Carta Costituzionale e nella ricostruzione del Paese. Una preoccupazione formativa che la comunità cristiana ha oggi quasi del tutto abbandonato.

Il secondo motivo è che i cattolici intuirono il valore di una distinzione cara a Giuseppe Lazzati, uno dei protagonisti di quella stagione: compresero di essere chiamati a edificare ‘da cristiani’ la comunità civile, avendo ben chiaro che questo non significa farlo ‘in quanto’ cristiani, ma ‘da cristiani in quanto uomini’, insieme dunque con tutti gli uomini di buona volontà.

Da questa capacità di dialogo e di lavoro comune con donne e uomini di tutte le opzioni teoriche e politiche scaturì quel compromesso alto e creativo che è alla base tanto della nostra Costituzione quanto delle più alte conquiste civili e politiche del Paese. Aggiungo che a quella capacità di dialogo con chiunque i cattolici si erano formati attraverso la pratica di un dibattito, franco e sincero, al loro interno: ne siamo ancora capaci?”

Quale sentore hanno i giovani della Repubblica Italiana?
“Non è mai bene generalizzare, ma appare evidente uno scollamento tra la società civile nel suo insieme e le istituzioni repubblicane. Una disaffezione che, nel caso dei giovani, è ancora più marcata e trova giustificazione in un tradimento che si è perpetrato ai loro danni: un intero Paese ha rubato loro il futuro. Non si tratta oggi di mettere tutto nelle mani dei giovani, l’esperienza è anch’essa un valore, ma di ritessere un’alleanza tra le generazioni che sembra essersi interrotta”.

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