Chiusura campo rifugiati di Dadaab, i Vescovi si oppongono

Il più grande campo di accoglienza per i migranti in Kenya, rischia la chiusura per conto del Governo nazionale, il quale giustifica l’iniziativa come necessaria per la sicurezza nazionale.

Si oppongono i Vescovi locali, che in una dichiarazione congiunta esprimono tutta la loro contrarietà per le affermazioni rese dal governo di Nairobi. Richiamando i principi della Costituzione keniana all’art. 27 – lo Stato non può fare nessuna discriminazione – i Prelati ricordano che “per anni il Kenya è stato in prima linea nel nobile sforzo umanitario di ospitare i rifugiati provenienti dai Paesi vicini ed oltre”.

Inoltre, secondo gli Obblighi internazionali a seguito della Convenzione Onu sui rifugiati del 1951, oltre che quella del 1958 in merito all’Organizzazione delle’Unità Africana, di fatto il Governo è tenuto “a proteggere i rifugiati durante la loro permanenza in Kenya, proibisce ogni forma di ritorno forzato, e mantiene il carattere civile e umanitario dei campi d’accoglienza”.

Inoltre – continua la nota – “in linea con gli obblighi nazionali e internazionale così come con gli insegnamenti cattolici, chiediamo al governo di dimostrare un sincero impegno verso le necessità di tutti senza distinzioni, specialmente i rifugiati” rimarcano i Vescovi”.

Dunque i Porporati dimostrano una vicinanza a tematiche di attuale rilevanza, tanto da esporsi contro un Governo che è specchio di tanti altri sia in Africa che nel resto del mondo. Si riconoscono “le preoccupazioni genuine del governo e apprezzano la determinazione di rafforzare la sicurezza, ma questo deve essere fatto per la cura e la protezione di tutti coloro che vivono all’interno dei confini del Kenya”.

I Vescovi concludono richiamando un altro articolo della Costituzione, il 228, il quale stabilisce che: “si deve perseguire la sicurezza nazionale in accordo con la legge e con il massimo rispetto delle regole legislative, democratiche, dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.

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