Niente paura: le Acli contro la povertà

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‘Niente paura. Con le Acli attraversiamo il cambiamento’ è il titolo del XXV Congresso nazionale delle Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) che si svolge a San Vincenzo (Livorno) fino a domenica 8 maggio. Infatti per la venticinquesima volta nel corso della loro storia le Acli celebrano il Congresso per dibattere i temi prioritari dell’agenda sociale e civile del Paese: dalla riforma del welfare alla previdenza, alla lotta alla povertà, al lavoro e alla partecipazione democratica.

Ed uno dei temi prioritari è la lotta alla povertà, perché come tutti i Paesi europei anche l’Italia non è immune da tale piaga; ed a differenza di questi però essa non possiede un piano universalistico contro questo grave problema. La Costituzione italiana afferma nell’articolo 3 che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, che non possono esistere distinzioni dovute al ceto, al genere, alla religione.

Il principio egualitario costituisce l’ancora che fissa l’Italia al civismo, alla modernità e alla democrazia. Ma la Carta non si limita a questo, sostenendo che ‘è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale’, attribuisce allo Stato il compito di eliminare concretamente tutte le barriere che limitano, riducono e impediscono che i cittadini siano effettivamente uguali.

Secondo il rapporto sulla povertà dell’Istat del 2015, in Italia tra le famiglie residenti che si trovano in condizione di povertà assoluta si contano più di 4.000.000 di persone, circa il 6.8 % della popolazione residente. La povertà relativa è stabile nel 2014 al 10,3% del totale delle famiglie residenti, pari a 7.815.000 persone. In totale, le famiglie affette dal problema della povertà assoluta erano il 5,7% nel 2014, un dato inferiore rispetto al 2013, che invece era pari al 6,3%.

Pur positivo, questo miglioramento non è stato però sufficiente a compensare gli incrementi degli ultimi anni: nel 2012 le famiglie assolutamente povere erano 5,6 ogni 100, oggi le stesse raggiungono la percentuale del 5,7%, quindi +0,1%. Dall’inizio della crisi economica (2008) le famiglie in povertà assoluta sono aumentate quasi di 2 punti percentuali. Anche il lavoro non costituisce più una scialuppa di salvataggio sicura.

In particolare, questo è vero per le famiglie povere di operai, che dal 13,7% del 2005 hanno visto peggiorare la loro situazione. Nel 2013, a cinque anni dall’inizio della crisi economica, le famiglie operaie in condizione di povertà assoluta sono diventate circa il 18%, a differenza di quelle dei dirigenti, che si mantengono al 5,2%, esattamente come nel 2005, a testimonianza della crescente disuguaglianza economica e sociale nel nostro Paese.

L’attuale Governo ha messo in campo un Fondo per la lotta alla povertà. Si tratta di 600.000.000 di euro per il 2016 e di 1.000.000.000 di euro per il 2017. Pur costituendo un passo in avanti, frutto anche della pressione che l’Alleanza contro la povertà (un patto aperto tra numerosi soggetti sociali) ha saputo fare sul piano politico, il provvedimento è ancora molto lontano dal modello suggerito dalla stessa Alleanza, ossia il Reddito di inclusione sociale (il Reis).

Per monitorare meglio la situazione abbiamo sentito chi lavora nelle ‘periferie’, come Fabio Corradini, coordinatore dell’Ufficio Politiche sociali e Welfare delle ACLI Marche, che ci ha spiegato nel dettaglio lo strumento del REIS proposto dall’Alleanza contro la povertà in Italia: “Uno strumento che va sostenuto perché è una riforma di civiltà che ci equipara all’Europa, visto che solo l’Italia e la Grecia non hanno ancora una misura strutturata contro la povertà ed è una misura che contrasta la povertà assoluta, non attraverso interventi assistenzialisti ma puntando al reinserimento sociale”.

Quale è l’idea di fondo?
“Per la prima volta la legge di stabilità 2016 ha previsto una delega dedicata alla lotta alla povertà e si parla di una prima misura organica contro la povertà, insieme a comuni, terzo settore e fondazioni. Ciò rappresenta un primo passo nella direzione in cui vanno le proposte che l’Alleanza contro la povertà ha presentato al Governo.

Anche se, poi, nella legge delega presentata, si registra un allontanamento da questa direzione, infatti constatiamo che, con le risorse stanziate è ancora troppo esigua la platea di quanti potranno beneficiare di tali interventi: 1,2/1,3 milioni di beneficiari con le risorse individuate ora, contro i 4.100.000 di cittadini in povertà assoluta che ne avrebbero necessità.

Né ci sembra corretto spostare il ragionamento sulla revisione, pur sacrosanta, della spesa dell’assistenza, mettendo in secondo piano il reperimento delle risorse necessarie per contrastare in modo strutturale la povertà. Mentre con l’applicazione del REIS si arriverebbe ad un aumento medio del reddito dei nuclei familiari dell’86%!”

Quale è la logica dell’Alleanza contro la povertà?
“La logica che c’è dietro alle proposte dell’Alleanza è proprio quella di fare sistema e di fare ognuno al meglio la propria parte, ma con modalità di attuazione integrate evitando la sovrapposizione degli interventi, riducendo gli sprechi per accrescere efficienza ed efficacia delle politiche pubbliche per contrastare la povertà e favorire l’inclusione sociale!..

Quindi, necessità sì di adeguare le risorse finanziarie e provare a sperimentare l’allargamento della platea dei possibili beneficiari, ma anche attivare nel migliore modo possibile la ‘rete di solidarietà’ presente che coinvolga gli Enti Locali, le comunità, la società civile, capaci di essere ‘sentinelle del territorio’ e raccogliere le necessità che da esse emergono per dare risposte”.

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