Il Rinascimento a Parma, Correggio e Parmigianino alle Scuderie del Quirinale.

Una mostra sontuosa sulla scia del sempre vivo interesse per l’immagine pittorica cinquecentesca si può visitare fino al 26 giugno 2016 alle Scuderie del Quirinale. Per la cura di David Ekserdjian si vede “Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento”: una nutrita serie di capolavori provenienti dai più importanti musei del mondo, fra i quali la “Madonna Barrymore” (da Washington, National Gallery of Art), il “Ritratto di dama” (da San Pietroburgo, Museo Statale dell’Ermitage), “Il martirio di Quattro santi” (da Parma, Galleria Nazionale); “Noli me tangere” (da Madrid, Museo del Prado), “La Scuola di Amore” (da Londra, National Gallery); “Danae” (da Roma, Galleria Borghese) e, infine, “Antea” (da Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte).

In questi quadri è compendiato lo splendore del dipingere sacro e profano illustrato attraverso il confronto tra i percorsi di due Maestri del Rinascimento: Antonio Allegri detto “Il Correggio” (1489-1534) e Francesco Mazzola detto “Il Parmigianino” (1503-1540). Questi pittori resero la città di Parma – appartenente prima al ducato di Milano, poi allo Stato pontifico (1512) e infine (dal 1545, per decisione di Paolo III) autonoma sede della prestigiosa Signoria dei Farnese – un centro artistico in grado di competere con le grandi capitali dell’arte italiana del XVI secolo come Roma, Firenze e Venezia. Visitando la mostra si godrà quella sintesi prodigiosa fra le forme e le suggestioni dell’arte classica e borghese con i valori e le tematiche dell’arte sacra e medioevale che fu il “segreto” del Rinascimento. Una sintesi cui diedero un decisivo contributo – come ispiratori, committenti e collezionisti – i Pontefici del tempo (da Giulio II della Rovere a Paolo III Farnese).

Correggio, nativo della cittadina omonima in provincia di Reggio Emilia,  si recò a Parma alla fine degli anni ‘10 del Cinquecento, già all’apice della carriera, e vi rimase per il resto della sua vita. Di lui vediamo venti dipinti che sottolineano la carica emotiva della sua pittura e la gamma di sentimenti, trasfigurati sia nelle immagini religiose che nelle opere di soggetto mitologico.  Grande artista fu colui che non rese l’adesione ai lasciti della cultura umanistica e di quella cattolica materia di banale illustrazione, ma li trasformò in originale reinterpretazione grafica e pittorica.

Parmigianino, da parte sua, fu attivo oltre che a Parma anche a Roma e a Bologna. Di lui – accanto ai suggestivi dipinti di soggetto religioso e mitologico – si vedono gli spettacolari ritratti di dame e di gentiluomini che fissano e attraggono il visitatore. Tra le sue opere in mostra citiamo il monumentale  “San Rocco” dipinto per la Basilica di San Petronio a Bologna, la “Conversione di Saulo” (a Vienna, “Kunsthistorisches Museum”); la celeberrima “Schiava turca” – in realtà una nobildonna del tempo – della Galleria Nazionale di Parma e la affascinante “Antea”, tra i ritratti più sofisticati e misteriosi di tutto il Cinquecento. La mostra focalizza il confronto tra i due creatori muovendo dalla diversità del loro approccio al disegno: quello di Correggio fu sostanzialmente funzionale alla pittura (con abbozzi e studi), mentre quello di Parmigianino fu maggiormente estroso e versatile: spesso autonomo dal lavoro pittorico.

Oltre alle opere e ai disegni di Correggio e di Parmigianino, la mostra propone i dipinti e i disegni di quattro artisti meno noti della “Scuola di Parma”: Michelangelo Anselmi, Francesco Maria Rondani, Girolamo Mazzola Bedoli e Giorgio Gandini del Grano, che di Correggio e del Parmigianino furono allievi e discepoli.

Nella foto: Correggio, “Noli me Tangere”, olio su tela, (1523-1524).

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