La Chiesa e l’accoglienza nell’anno giubilare

Il presidente e il segretario della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco e il vescovo Nunzio Galantino, avevano scritto: “E’ un appello che accogliamo con la gratitudine di chi riconosce nel Successore di Pietro colui che, anche nelle situazioni più complesse, sa additare le vie per un Vangelo vissuto. E’ un appello che trova le nostre Chiese in prima fila nel servizio, nell’accompagnamento e nella difesa dei più deboli…

Per l’Anno della Misericordia il Santo Padre ci chiede di ‘aprire il nostro cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica’ e poi chiude in una ‘indifferenza che umilia’.

Oggi rinnoviamo la nostra disponibilità a curare queste ferite con la solidarietà e l’attenzione dovuta, riscoprendo la forza liberante delle opere di misericordia corporale e spirituale, via che conduce sempre più al cuore del Vangelo”. A questo annuncio le diocesi non si sono tirate indietro.

A Firenze, il card. Giuseppe Betori ha chiesto un maggiore coinvolgimento di tutte le parrocchie del territorio diocesano: “Ogni parrocchia è invitata a farsi formalmente e concretamente carico dell’accoglienza di una famiglia o di un piccolo gruppo di profughi, secondo l’invito del Papa. La Chiesa fiorentina è da tempo impegnata nell’accoglienza di profughi e rifugiati e già ne ospita alcune centinaia in strutture messe a disposizione da parrocchie ed enti diocesani”.

Anche la diocesi di Milano è pronta a fare la sua parte dando vita al piano di accoglienza; il card. Angelo Scola si è rivolto ai fedeli chiedendo la disponibilità ad ampliare l’offerta già garantita dalla Caritas: “Invito le parrocchie della Diocesi a verificare la possibilità di mettere a disposizione temporaneamente spazi, anche piccoli, per accogliere i migranti che sono giunti o stanno arrivando in Italia e in particolare a Milano. Caritas ambrosiana si farà carico di tutte le responsabilità e della gestione concreta di questa accoglienza, sgravando le parrocchie…

Per gestire l’accoglienza dei profughi sono imprescindibili la collaborazione e il dialogo con le Istituzioni civili. Domando però un passo in avanti sulle leggi e le regole che normano questa accoglienza, per rendere sempre più dignitosa e costruttiva la loro permanenza nelle nostre realtà. Perché i tempi per il rilascio dei documenti dovuti sono spesso così lunghi? Perché non si può permettere che i migranti ospiti, su base volontaria, possano partecipare con il loro lavoro alla esigenze della comunità?”

A Torino mons. Cesare Nosiglia ha inviato una lettera chiedendo di accogliere i profughi: “Per questo, pur consapevole dell’impegno che comporta la proposta, chiedo ad ogni Unità Pastorale della nostra Diocesi di provare a definire un concreto programma di accoglienza straordinaria e di accompagnamento per alcuni fratelli e sorelle vittime della migrazione forzata.

Si tratta in partenza di affrontare il bisogno urgente dell’alloggio per poi promuovere insieme alle altre realtà ecclesiali e civili un sostegno effettivo al percorso di inclusione sociale di cui avranno bisogno. Finora abbiamo messo a disposizione in diverse strutture ecclesiali capaci di accogliere decine e decine di persone, oltre 500 posti, senza contare tanti piccoli nuclei di singole persone o famiglie accolte nelle parrocchie.

L’acuirsi dell’emergenza esige ora un intervento diverso, per favorire l’accoglienza capillare di gruppi numericamente più piccoli, ma geograficamente più diffusi sul territorio”. Anche a Novara mons. Franco Giulio Brambilla ha scritto un vademecum per l’accoglienza:

“La logica rimane quella del ‘welfare di comunità’, dove non tutti devono fare tutto e nessuno è autorizzato a delegare ad altri, ma tutti sono impegnati ‘fare rete’ (all’interno delle singole parrocchie, delle Unità Pastorali e degli stessi Vicariati) e a trovare strade comuni di servizio, di impegno e di generosità;

raccogliere eventuali disponibilità di singoli o famiglie per l’accoglienza di profughi, senza lasciare loro la totale incombenza dell’ospitalità, ma richiamando le comunità a ‘farsi prossime’ e a collaborare nello stile della corresponsabilità contattare eventuali ‘risorse umane’ sul territorio vicariale che potrebbero ‘accompagnare’ il periodo dell’accoglienza”.

A Venezia il patriarca Francesco Moraglia ha scritto una lettera alle parrocchie sul tema dell’accoglienza a profughi e migranti: “Il ringraziamento per quanto già fate è forte, come è forte la richiesta di crescere ulteriormente nell’impegno, coordinando sul territorio, a livello vicariale e delle nascenti collaborazioni parrocchiali, interventi concreti volti a suscitare sempre più una cultura della solidarietà e dell’accoglienza nel rispetto della persona.

Questo scelta segna anche una maturazione nel cammino di un’accoglienza che va oltre la logica ristretta del campanile. Scegliere la strada degli incontri concreti sul territorio, legando assieme le diverse realtà che vi operano, va oltre la logica dei grandi incontri, certamente belli e utili, ma l’urgenza chiede tempismo e concretezza, guardando alla realtà quotidiana nella quale viviamo”.

Anche la chiesa di Perugia ha accolto l’invito con le parole del card. Gualtiero Bassetti: “La Chiesa perugina attraverso la Caritas diocesana ha accolto diversi immigrati giunti in Italia soprattutto in occasione delle due precedenti grandi emergenze, e si sta preparando a dare ospitalità, a breve, a nuovi rifugiati, in base alle disposizioni della prefettura”.

Mons. Benedetto Tuzia, vescovo di Orvieto-Todi, ha invitato i fedeli all’accoglienza, rivolgendosi alla Caritas: “Carissimi riecheggia ancora forte l’accorato appello di Papa Francesco volto a spronare la coscienza di tutti i cristiani d’Europa a cogliere, nei segni delle tragedie umane in corso, un appello di Dio alla nostra carità operante, in merito alla situazione che si è creata come conseguenza dell’onda migratoria dall’Africa e dal Medio Oriente.

Accogliendo l’appello del nostro Pastore le Unità pastorali che desiderassero aprire la loro porta alle persone ora lontane dal loro Paese perché in fuga dalla guerra, dalle persecuzioni e dall’estrema povertà sono invitate a rivolgersi alla Caritas diocesana che guida il coordinamento delle disponibilità di accoglienza nella nostra Diocesi”.

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