La Chiesa non abbandona la Terra Santa

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Nella prima metà di gennaio il Coordinamento delle Conferenze episcopali per il sostegno alla Terra Santa ha concluso la visita annuale effettuata a Gaza, Betlemme e in Giordania, ringraziando la Chiesa in Giordania e le ONG per gli sforzi immensi che esse compiono allo scopo di alleviare le sofferenze dei rifugiati iracheni e siriani:

“Qui, in questa Terra Santa per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, ci è stato ricordato durante la nostra visita, la presenza duratura della Chiesa tra i deboli, i vulnerabili e quanti sono troppo spesso dimenticati. Portiamo via le nostre esperienze e le storie che abbiamo ascoltato, e siamo determinati a dare voce ai senza voce.

La violenza in corso rende ancor più urgente che ci si ricordi e si assistano tutti, specialmente quelli ai margini, che cercano di vivere nella giustizia e di pace”. Rivolgendosi in particolare ai giovani abitanti a Gaza i vescovi non solo hanno ricordato le loro sofferenze, ma hanno tracciato un possibile cammino di speranza:

“Un anno e mezzo dopo, mentre ci sono segni di speranza e la capacità di ripresa della popolazione è notevole, molti rimangono senza casa e traumatizzati dalla guerra. Il blocco continua a rendere la loro vita disperata e vivono effettivamente in una prigione… La capacità di tanti cristiani e musulmani nel sostenersi a vicenda in questa situazione è un segno visibile di speranza e, in un momento in cui molti cercano di dividere le comunità, un esempio per tutti noi”.

In questo anno giubilare della Misericordia non hanno dimenticato la comunità cristiana di Beit Jala, divisa dal muro di separazione nella valle di Cremisan da parte di Israele: “Per tutto il 2016 presenteremo la vostra grave situazione a livello nazionale e internazionale. A quei palestinesi e israeliani che cercano la pace, voi non siete dimenticati.

Il diritto di Israele di vivere in sicurezza è chiaro, ma l’occupazione continua corrode l’anima di entrambi, occupanti e occupati. I leader politici di tutto il mondo devono mettere maggiore energia nella ricerca di una soluzione diplomatica per porre fine a quasi 50 anni di occupazione e per risolvere il conflitto in corso in modo che i due popoli e le tre fedi possano vivere insieme in giustizia e pace”.

Infine una parola di speranza anche ai rifugiati cristiani in Giordania, che non saranno dimenticati dalla Chiesa: “Abbiamo sentito del trauma e delle difficoltà nel cercare di ricostruire le loro vite. Per la maggior parte, il ritorno a casa non è più un’opzione. La Giordania sta lottando per far fronte a quasi un quarto della sua popolazione ora composta da rifugiati.

Gli sforzi della Chiesa locale e delle Ong nell’aiutare tutti i rifugiati, cristiani e musulmani, sono significativi e lodevoli specie nell’affrontare la perdita di dignità umana da parte dei rifugiati, ma la comunità internazionale deve fare di più per alleviare le loro sofferenze e lavorare per la pace in tutta la regione. Ai sacerdoti, alle comunità religiose e ai laici della Chiesa in Giordania, voi non siete dimenticati.

La Chiesa in Giordania è vivace e in crescita, ma i cristiani sono timorosi dell’estremismo crescente nella regione. Si spera che l’entrata in vigore il 1° gennaio dell’Accordo globale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina, ci offra un modello di dialogo e di cooperazione tra gli Stati che rispetti e preservi la libertà di religione e la libertà di coscienza per tutti i popoli”.

L’attenzione della Chiesa è stata ribadita dalla lettera pastorale di Sua Beatitudine Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme con il titolo ‘Cristo, volto della Misericordia del Padre’: “Il Santo Padre afferma che la giustizia non si limita alla sola applicazione della legge, ma prosegue il suo cammino verso l’amore e la conversione. Questa asserzione evidenzia l’importanza della misericordia anche per la società civile”.

Quindi chiede ai cristiani di prendere a modello Gesù Cristo: “colui che ha superato la legge che divideva le persone in due categorie: i giusti e i peccatori… Davanti alla visione di una giustizia come mera osservanza della legge, che giudica dividendo le persone in giusti e peccatori, Gesù punta a mostrare il grande dono della misericordia che ricerca i peccatori per offrire loro il perdono e la salvezza.

Si comprende perché, a causa di questa sua visione così liberatrice e fonte di rinnovamento, Gesù sia stato rifiutato dai farisei e dai dottori della legge. Questi, per essere fedeli alla legge, ponevano solo pesi sulle spalle delle persone, vanificando però la misericordia del Padre. Il richiamo all’osservanza della legge non può ostacolare l’attenzione per le necessità che toccano la dignità delle persone”.

Poi si rivolge a tutti, invitando ad un cambiamento di vita: “Questo è il momento favorevole per cambiare vita! Questo è il tempo di lasciarsi toccare il cuore. Davanti al male commesso, anche a crimini gravi, è il momento di ascoltare il pianto delle persone innocenti depredate dei beni, della dignità, degli affetti, della stessa vita.

Rimanere sulla via del male è solo fonte di illusione e di tristezza. La vera vita è ben altro. Dio non si stanca di tendere la mano. E’ sempre disposto ad ascoltare, e anch’io lo sono, come i miei fratelli vescovi e sacerdoti. E’ sufficiente solo accogliere l’invito alla conversione e sottoporsi alla giustizia, mentre la Chiesa offre la misericordia”.

Infine la Misericordia mette in relazione con le altre religioni della Terra Santa: “La misericordia possiede una valenza che va oltre i confini della Chiesa. Essa ci relaziona all’Ebraismo e all’Islam, che la considerano uno degli attributi più qualificanti di Dio. Israele per primo ha ricevuto questa rivelazione, che permane nella storia come inizio di una ricchezza incommensurabile da offrire all’intera umanità…

Questo Anno Giubilare vissuto nella misericordia possa favorire l’incontro con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose; ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo ed espella ogni forma di violenza e di discriminazione”.

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