Aperto l’anno giubilare di santa Teresa d’Avila

Nel messaggio per l’apertura dell’anno giubilare di Santa Teresa d’Avila papa Francesco ha indirizzato un messaggio al vescovo di Avila, mons. Jesús García Burillo, in occasione del quinto centenario della sua nascita: “Alla scuola della santa camminatrice impariamo a essere pellegrini. L’immagine del cammino può sintetizzare molto bene la lezione della sua vita e della sua opera.

Teresa intese la vita come un cammino di perfezione lungo il quale Dio conduce l’uomo, di mansione in mansione, fino a Lui e, allo stesso tempo, lo mette in viaggio verso gli uomini. Per quali cammini vuole portarci il Signore, seguendo le orme di santa Teresa e tenuti per mano da lei? Ne vorrei ricordare quattro che mi fanno molto bene: quelli della gioia, della preghiera, della fraternità e del proprio tempo… Questo cammino non possiamo farlo da soli, ma insieme.

Per la santa riformatrice il sentiero della preghiera passa per la via della fraternità in seno alla Chiesa madre. Fu questa la sua risposta provvidenziale, nata dall’ispirazione divina e dal suo intuito femminile, ai problemi della Chiesa e della società del suo tempo: fondare piccole comunità di donne che, a imitazione del ‘collegio apostolico’ seguissero Cristo vivendo in modo semplice il Vangelo e sostenendo tutta la Chiesa con una vita fatta preghiera”. Ed ad Avila si è avuta una grande partecipazione (più di 7000 persone) alla celebrazione eucaristica d’inizio del V Centenario della nascita di santa Teresa di Gesù.

Nella piazza centrale della città è stata celebrata la solenne Messa inaugurale presieduta dal Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, mons. Riccardo Blázquez, e concelebrata da più di una ventina di vescovi, tra cui mons.Jesús García Burillo, vescovo di Avila, e dal Generale dell’Ordine, P. Saverio Cannistrà.

Mons. Riccardo Blázquez, che si è mostrato molto speranzoso per una possibile visita del Papa in Spagna a motivo del V Centenario, ha precisato che santa Teresa visse con fede gli avvenimenti della storia davanti a Dio, in una specie di intrecciato di fatti esteriori e di grazie interiori; ciò che accadeva vicino o lontano era dialogato con Dio nell’orazione e si trasformava in urgenza apostolica:

“In questo dialogo fatto di storia e di presenza di Dio nel suo interiore, Teresa scopre il suo carisma accogliendo la sua missione di fondatrice. L’intersezione di livelli, tra ciò che vive personalmente nell’orazione e ciò che accade nella storia e l’esposizione che ne fa, è costante… Ecco, io penso che Teresa possa donarci ancora, a noi uomini e donne di questi nostri tempi, tante volte freddi e tristi, la cosa che più ci manca e di cui più abbiamo bisogno: il calore e la forza di una speranza rinnovata. Non si tratta, però, di una grazia a buon mercato.

Teresa non ci illude su questo punto. Sa quanta fatica e quanto impegno costa percorrere questo cammino e perciò insiste sull’importanza della ‘determinada determinación’, sulla ferma decisione di non volgersi indietro di fronte alle prove e alle difficoltà. Ma al tempo stesso Teresa ci aiuta a percorrere il cammino, indicandoci ciò che veramente conta: non i gusti o le consolazioni spirituali, ma la crescita nelle virtù fondamentali, quelle che riguardano la nostra relazione con l’altro, con il mondo e con noi stessi.

L’esperienza di Dio non consiste in esperienze sospese a metà, tra cielo e terra, ma in esperienze, guidate dallo Spirito, del nostro prossimo, della storia in cui viviamo, del nostro stesso essere. E’ per questo che Teresa può riaccendere in noi la speranza, proprio perché non ci fa sognare, come fanno oggi tanti leader spirituali e politici, ma ci fa guardare davanti a noi, indicandoci un cammino da percorrere e una dimora da raggiungere. Ed è con queste parole rivolte a noi che la sua vita terrena si è conclusa: Ya es tiempo de caminar!”

Nel messaggio per questo centenario il preposito generale, fr. Saverio Cannistrà, ha scritto che il quinto centenario della nascita della Santa è una preziosa opportunità: “Ogni giorno di più constatiamo che il nostro essere tende a ridursi alle proporzioni di un mondo dominato dalle dinamiche del potere economico e tecnologico.

Ci sembra di diventare onnipotenti, mentre in realtà stiamo perdendo ciò che di più grande esiste nell’uomo: la sua capacità di amare come Dio lo ama. Teresa ci riporta a questo vertice dell’essere umano, punto di contatto tra uomo e Dio, che ha un volto e un nome, quello di Gesù Cristo, crocifisso e risorto. Al centro del centenario di Teresa ci deve essere ciò che è al centro del cuore di Teresa e non ciò che è al centro dei nostri progetti mondani, delle nostre iniziative…

Rileggere i suoi scritti è certamente un primo passo, di importanza fondamentale. Ma non possiamo fermarci lì. Dobbiamo passare alla pratica. Siamo chiamati a riconoscere in noi stessi ciò che le parole di Teresa descrivono, a trovare la mia via, la mia dimora. Temo che ciò non si potrà fare senza operare delle scelte. Non so se dovremo scegliere di spegnere un po’ più spesso i nostri cellulari, i nostri pc, i nostri tablet oppure, il che è più complesso, dovremo piuttosto imparare a farne un uso diverso.

Di una cosa, però, sono convinto, e cioè che il centenario non lo celebreremo adeguatamente solo ‘facendo’ delle cose per onorare la memoria di Teresa, ma ‘facendoci’ Teresa, se mi si passa l’espressione un po’ ardita”.

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