Una Chiesa per una comunicazione dell’incontro

Domenica 1 giugno la Chiesa celebra la 48^ Giornata delle Comunicazioni Sociali: ‘La comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro’, in cui papa Francesco scrive: “In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti.

I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi.

In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio”. Per applicare al meglio questo densissimo pensiero abbiamo rivolto alcune domande al presidente dell’AIART (Associazione Spettatori), dott. Luca Borgomeo, che ci ha spiegato come la comunicazione può essere al servizio di un’autentica cultura dell’incontro:

“La comunicazione, in ogni sua forma deve sempre ispirarsi a criteri etici e morali. La comunicazione non è semplicemente una questione di linguaggio e/o di connessione; nel senso che occorre avere non semplicemente un mezzo per comunicare ma anche una maniera di comunicare e soprattutto qualcosa da comunicare. Se la comunicazione non vuole ridursi ad un gracidio telematico deve essere fecondata dal valore del rispetto e dell’ascolto dell’altro.

Oggi non basta semplicemente essere connessi; occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero e la rete digitale, se usata in maniera responsabile può essere a tal proposito non una rete di fili ma di persone. Un percorso di sana comunicazione deve essere costituito non solo da bravi comunicatori ma anche da attenti ascoltatori”.

Oggi il mondo dei new media è veloce, mentre il papa ci invita alla lentezza: quali possono essere gli strumenti per ritornare a pensare? “Le nuove tecnologie rivestono un ruolo fondamentale nella contemporaneità, tanto da aver rivoluzionato il modo di comunicare e, probabilmente, anche di pensare, dal momento che, oggi tecnologia equivale per molti a soddisfazione di bisogni. Credo che l’unico e soprattutto intelligente strumento per ritornare a pensare, evitando di farci travolgere dalla bufera della spersonalizzazione e del materialismo telematico, sia quello di una comunicazione improntata al silenzio e all’ascolto degli altri, perché anche il silenzio è comunicazione”.

Come è possibile non lasciarsi travolgere dalla dimenticanza del ‘prossimo reale’?
“Quando la comunicazione ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone, ci troviamo di fronte ad un’aggressione violenta e ad una forma di condizionamento tale da indurci ad ignorare il nostro prossimo reale.

I mass media per loro stessa natura si riferiscono ad un pubblico vasto: Mezzi di comunicazione di ‘massa’ appunto. Ma tra la massa c’è la persona. Quindi mediante i mass media si deve poter raggiungere una ‘comunicazione umanizzante’ con cui l’uomo costruisce se stesso ed i suoi valori morali. Si deve giungere alla comunicazione interumana, alla comunicazione tra le persone e le società”.

Quale testimonianza cristiana si può dare nei new media? “Santo Giovanni Paolo II intravedeva nei media due funzioni generali: informare e mettere in contatto; parlava inoltre di ‘opportunità pressoché illimitate di informazione, di educazione, di arricchimento culturale e perfino di crescita spirituale, opportunità molto superiori a quelle che la maggior parte delle famiglie aveva in passato’.

Anche Papa Francesco in occasione di questa giornata mondiale delle comunicazioni sociali ha sottolineato l’esigenza di una comunicazione del confronto e della condivisione affermando che chi comunica, si fa prossimo. Nel suo messaggio valorizza inoltre la dimensione digitale in quanto potenziamento dell’incontro: ‘Internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti e questo è un dono di Dio’”.

Quale comunicazione adottare con i giovani?
“La comunicazione con i ragazzi di oggi va ripensata in riferimento alle epocali trasformazioni del contesto comunicativo e sociale. Si deve pensare a una comunicazione orientata ad educare e insegnare, attraverso un percorso di alfabetizzazione orientato ad aiutare i ragazzi a utilizzare in maniera critica e consapevole le nuove tecnologie e a colmare quella distanza che si è venuta a creare tra l’utilizzo tecnologico e la capacità di interpretazione culturale della realtà.

Credo che oggi più di digital divide si debba parlare di una divisione culturale, in quanto il semplice saper utilizzare i mezzi non significa anche saperli padroneggiare e quindi non essere ingenui fruitori ma all’occorrenza saperne fare un uso critico e responsabile”.

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