La diplomazia del Papa, al servizio del bene comune

L’idea dell’immagine cristiana dell’uomo ha portato ad una rete di cura degli ammalati, di scuole, di centri educativi, di strutture dello Stato sociale. Sono le vere radici cristiane d’Europa, sottolinea il presidente emerito del Parlamento Europeo Hans Gert Poettering. Sono, in fondo, le radici cristiane del mondo. Perché la presentazione del libro di Tarcisio Bertone “La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato” (Libreria Editrice Vaticana) rappresenta per Poettering l’occasione per una riflessione sull’importanza del cristianesimo nella costruzione della società. Ma anche per sottolineare la necessità della presenza globale della Santa Sede. Una necessità che spesso viene negata.

La Santa Sede ha 179 relazioni diplomatiche, e ci sono anche trattative per aprirne delle altre. In più, partecipa con missioni permanenti in vari organismi internazionali. La diplomazia internazionale deve molto alla diplomazia pontificia. Vincenzo Buonomo, professore di Diritto Internazionale e di Diritto Diplomatico presso la Pontificia Università Lateranense e curatore del volume del cardinale, racconta di come le regole diplomatiche universalmente riconosciute dal Trattato di Vienna fino a quando le regole furono di nuovo fissate nel 1961 dovevano moltissimo alla Santa Sede, e in particolare all’opera del cardinal Consalvi, segretario di Stato di Pio VII. Ma non solo: Buonomo delinea una storia della presenza della Santa Sede nelle trattative di pace, nelle mediazioni che hanno portato a soluzioni diplomatiche di non conflitto come quelle sul canale di Beagle e riguardo le Isole Caroline. L’impegno per la pace è uno dei fili rossi che hanno guidato l’attività diplomatica della Santa Sede nel mondo.

Dominique Mamberti, segretario Vaticano per i rapporti con gli Stati, ha ripercorso quei fili rossi. Il primo è ovviamente l’impegno per la Pace. Ma il secondo – non disgiunto dal primo – è la lotta alla povertà. Una battaglia portata avanti a tutti i livelli. E si torna qui all’idea di Poettering, alla presenza di un’idea cristiana nelle istituzioni europee. Non è forse una battaglia per i poveri combattere perché la dignità umana sia rispettata da tutti? È sulla base di questo principio che la Chiesa ha promosso sul territorio la straordinaria rete di ospedali che oggi in Africa (per limitarci all’esempio di una realtà territoriale) rappresentano i due terzi del sistema sanitario e che in Europa raccontano della costruzione di una idea di continente basata sul rispetto della dignità umana. Ma è anche sulla base di questo principio che nelle sessioni diplomatiche la Santa Sede difende il diritto dei non nati, quello di tutti ad arrivare alla morte naturale, il diritto alle cure.

Non solo. Lo sforzo diplomatico per garantire la dignità umana è parte anche dello sforzo della Santa Sede per la sicurezza internazionale. Ci sono nuovi volti della guerra, guerriglie portate avanti a suon di azioni terroristiche, e per questo in sede ONU è emerso nel dibattito il principio della “responsabilità di proteggere” in base al quale “ogni Stato ha la responsabilità di proteggere la propria popolazione” (risoluzione ONU 60/1 del 2005). “E questo significa – sottolinea Buonomo – che lo Stato deve proteggere tutti i cittadini presenti sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza”. Un principio cui – aggiunge Buonomo – “confluiscono le attese di un’azione multilaterale capace di superare interessi contrapposti e limitati ai singoli Stati”.

Ci sono ragioni profonde che caratterizzano l’apporto diplomatico della Santa Sede nel mondo. A chi derubrica le attività della Santa Sede a quelle di una Ong, quasi a volerne depotenziare l’apporto, si dovrebbe ricordare che i nunzi godono di un diritto di decananza all’interno del corpo diplomatico. Il fatto che i nunzi siano vescovi, poi, sta anche a rappresentare una “terzietà” della Santa Sede. Perché il vescovo è legato alla Chiesa visibilmente, ha un’ordinazione che ne caratterizza la missione, che è anche quella di selezionare vescovi. Un laico, invece, avrebbe al limite un giuramento, e rischierebbe di essere ancora più soggetto alle lobby di pressione che ci sono sempre nei corridoi diplomatici.

Così, mentre oggi c’è chi esulta perché il Papa non parla esplicitamente di valori non negoziabili e un ambasciatore è arrivato a sostenere che finalmente la Chiesa non può avere un’influenza sullo Stato, c’è bisogno di una raccolta di interventi come quella del cardinale Bertone per comprendere che la Chiesa non agisce sullo Stato, ma in difesa della dignità umana. È evidente che se i principi della libertà religiosa, della dignità della persona, della protezione della vita entrano nel dibattito politico, nessun politico può prescinderne. Ed è anche evidente il fastidio che si può avere dalla presenza costante di questi principi nel dibattito. Derubricare la Chiesa ad una Ong, farne un semplice ente assistenziale, sarebbe di certo di sollievo per quanti utilizzano (loro sì) il dibattito politico come una clava per far passare dei principi che vengono definiti laici, e che però non possono essere cattolici, ovvero universali nel senso più largo del termine.

È un problema che resta alla base anche della costruzione dello Stato europeo, quell’Europa senza radici che ha persino vinto un Nobel per la Pace. Poettering presentando il libro ha affermato che “la Chiesa cattolica, la fede che ci sostiene, i valori cristiani e la missione che ci guida sono coniugati tra loro”. Per Poettering “l’opera della pace viene sempre sfidata dalla deformazione populista. Proprio nei tempi di insicurezza, per quanto riguarda il processo di riforma economica, questo pericolo è latente”. E l’ex presidente del Parlamento Europeo sottolinea infine che “la comprensione per i nostri valori in Europa non può essere integrale, senza che noi ci impegniamo anche in tutto il mondo per promuovere quei valori che vogliamo vivere in Europa. In tutto il mondo c’è un punto di riferimento: la dignità della singola persona. Per cui ci angoscia il destino dei rifugiati che annegano davanti alle nostre coste, per cui il conflitto in Siria ci tocca perché i bambini che muoiono lì vogliono ridere, giocare e vivere come i nostri figli; per cui il bisogno sociale nelle baraccopoli di questo mondo ci riguarda perché viviamo in questo unico mondo globalizzato che è diventato piccolo”.

In questo mondo globalizzato diventato piccolo, la diplomazia della Santa Sede ha il suo ruolo nel portare le istanze di tutti, nel costruire la pace tenendo conto dei più poveri e indifesi. Ed è una diplomazia che nei sette anni di Segreteria di Stato del cardinal Bertone si è arricchita di un pensiero di fondo originale: quello dell’uso retto della ragione, che porta alla libertà vera e vissuta. È sulla base di questo tema che si fonda l’intera attività diplomatica della Santa Sede nel settennato in cui il cardinal Tarcisio Bertone è stato Segretario di Stato.

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