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Tra la gente dell’Azione Cattolica per la Canonizzazione di Piergiorgio Frassati

“Buongiorno a tutti! Buona domenica e benvenuti! Grazie! Fratelli e sorelle, oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo! E prima di cominciare la solenne celebrazione della Canonizzazione, volevo dire un saluto e una parola a tutti voi, perché, se da una parte la celebrazione è molto solenne, è anche un giorno di molta gioia! E volevo salutare soprattutto tanti giovani, ragazzi, che sono venuti per questa santa Messa! Veramente una benedizione del Signore: trovarci insieme con tutti voi che siete venuti da diversi Paesi”: a queste parole di papa Leone XIV pronunciate prima della celebrazione eucaristica per la canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e di Carlo Acutis gli 80.000 fedeli, un po’ ancora assonnati ed un po’ sorpresi, lo hanno accolto con un lungo e caloroso applauso.

Applauso che si è ripreso al termine della messa, mentre il papa sulla ‘papamobile’ passava a salutare i presenti ed ad accarezzare i bambini, che i genitori mettevano nelle braccia del papa per ricevere una benedizione, tra l’entusiasmo dei giovani che, urlando, continuavano a chiamarlo con gli stessi slogan usati un mese prima a Tor Vergata, come ha detto Giulio, proveniente dalla Sicilia: “E’ stato un momento bellissimo. Frassati ci insegna che la vita deve essere vissuta interamente e non a pezzi… Vivere e non vivacchiare”.

A poca distanza di metri dalle bandiere dell’Azione Cattolica uno striscione ha evidenziato una richiesta dei giovani: ‘Rendici Acuti (s) come Te’, tantoché Sara, da Milano, ha specificato: “La strada percorsa da Carlo Acutis è molto intricante per noi. Ci invita ad accostarci a Gesù con costanza ed a vivere con autenticità”.

Percorrendo via della Conciliazione trovo molti giovani che allegramente stanno esprimendo con canti e bans, propri dei ragazzi dell’Azione Cattolica, sentimenti di gioia per festeggiare un ‘tipo losco’, come dice Giorgio con accento romano: “Pier Giorgio non è il santo da figurina ingiallita, ma un ‘tipo losco’, nel quale rivedo me ed i miei amici: imperfetto, con le proprie incoerenze, ma così capace di far spazio a Dio”.

Però non solo giovani, ma anche genitori come Aldo da Perugia: “Sembrano ragazzi della porta accanto. Vedere santi così giovani mi ricorda che tutti, nel quotidiano,possiamo esserlo. Da papà, mi fa impressione che avessero 15 e 24 anni: nei loro occhi vedo i miei figli”.

Però la festa per san Pier Giorgio Frassati si era aperta il giorno precedente con il convegno alla Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) con il convegno ‘Dentro la vita, dentro la storia’, a cui è seguita la veglia di preghiera nella basilica di san Giovanni Battista dei Fiorentini, presieduta da mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana e dell’Università Cattolica ‘Sacro Cuore’ di Milano, che ha ripreso la definizione di san Giovanni Paolo II, ‘L’uomo delle otto beatitudini’: “Pier Giorgio Frassati parla ancora agli uomini e alle donne di questo tempo: l’amicizia, la carità, la gioia. Temi che non appartengono solo alla sua biografia, ma che attraversano anche il vissuto dei nostri giorni, segnati da conflitti, solitudini e diseguaglianze.

 La canonizzazione, ormai imminente, di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati ci fa comprendere quanto tutto questo sia vero e come i santi siano i grandi compagni di viaggio di tutti coloro che affrontano il cammino della vita facendo proprio l’invito di san Paolo… Questo non significa che i santi rifuggano dalla vita terrena o siano estranei all’agone del vivere umano, tutt’altro. Sono esattamente coloro che vivendo in Cristo sanno trasformare l’ordinario in straordinario”.

Però tutte le sue attività non avrebbero avuto senso senza la preghiera: “Ma tutto questo sarebbe stato impossibile se non avesse vissuto in modo particolarmente intenso la prima delle beatitudini: ‘Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli’. La centralità della vita spirituale, l’assiduità nella preghiera, l’Eucaristia quotidiana e il Rosario, ci dicono quanto avesse interiorizzato la necessità di affidarsi totalmente al Signore e di volersi sempre più conformare a Lui”.

Il convegno pomeridiano era stato aperto dal presidente nazionale dell’Azione Cattolica, Giuseppe Notarstefano: “La canonizzazione di Pier Giorgio rappresenta un momento significativo per tutta l’Azione Cattolica Italiana e la sua figura è un esempio per generazioni di laici giovani ed adulti impegnati nella Chiesa e nel mondo. Per l’Ac è un momento di grazia e di gratitudine profonda. Al cuore della sua esistenza, attraverso esperienze di servizio ai poveri, di legami fraterni di amicizia, di impegno sociale e politico, c’è una profonda spiritualità che connette e tiene insieme tutto, cercando una sintesi che prende sempre una forma evangelica, gioiosa e appassionata”.

Mentre  il prefetto del Dicastero delle cause dei santi, card. Marcello Semeraro, ha tratteggiato i lineamenti di questo ‘alpinista dello spirito’: “I santi, come Pier Giorgio sono anzitutto donne e uomini di comunione. Di vere relazioni. Sono in comunione con Dio e con le cose sante di Dio, in comunione tra di loro, che sono stati conquistati da Cristo, ed in comunione con noi. Ci pare che questa consegna sia troppo importante per essere data per scontata. I santi, come Pier Giorgio, sono donne e uomini interi, che hanno preso seriamente in considerazione la propria umanità. Per questo continuano a parlare alle generazioni che li hanno seguiti”.

Roberto Falciola, vicepostulatore della causa di canonizzazione, ha ricordato come l’amicizia fosse per Frassati non solo un legame umano, ma un luogo privilegiato di evangelizzazione e sostegno reciproco e per questo aveva dato vita alla Compagnia dei ‘Tipi loschi’: “Fidandosi totalmente delle parole di Gesù, vede nel prossimo la presenza di Dio, si considera ‘povero come tutti i poveri’: si prodiga in parole e gesti di carità fraterna, sia da solo che nella forma organizzata delle Conferenze di San Vincenzo, per le strade di Torino, nei quartieri poveri, al Cottolengo. Nelle forti tensioni del primo dopoguerra è impegnato in un apostolato sociale, che lo vede presente anche nelle fabbriche”.

Insomma essere cristiani è possibile, solo se si vive con umorismo e serietà: “Il messaggio che la figura di Frassati diffonde nel mondo è che essere giovani cristiani non solo è possibile, ma che è anche il modo di vivere la propria età in pienezza e in totale armonia, godendone fino in fondo. Emerge da Pier Giorgio una santità adatta al nostro mondo ed al nostro tempo, avendo egli vissuto tutte le dimensioni che sono proprie della vita dei giovani di oggi ed attraversato con coraggio e lucidità un tempo difficile, duro e provocatorio, testimoniando la fede e seminando speranza”.

Inoltre Luca Liverani, giornalista di Avvenire, ha raccontato un ‘curioso’ episodio familiare del padre, mentre Rosanna Tabasso, presidente del Sermig, ha riflettuto sul desiderio di pace che lo animava, raccontando l’accoglienza offerta dal Sermig ai poveri. Infine Tatiana Giannone, rappresentante di Libera, ed Irene Ioffredo, rappresentante del Dicastero per lo Sviluppo umano e integrale, hanno ribadito come la sete di giustizia di Frassati resti attualissima.  

(Tratto da Aci Stampa)

Roberto Falciola, il vicepostulatore di Pier Giorgio Frassati: ‘Lui è stimolo per tutti alla santità’

“Ore 7 (di sera) irreparabile sventura. Povero san Pier Giorgio! Era santo e Dio l’ha voluto con sé”: così il 4 luglio 1925 l’amica Ester Pignata annotava sul calendario di cucina, frase riportata nel libro ‘Non vivacchiare, ma vivere’, scritto dallo scrittore e redattore editoriale, Roberto Falciola, vicepostulatore della causa di canonizzazione del beato Pier Giorgio Frassati,

I funerali alla parrocchia Crocetta di Torino sono un’apoteosi per la quantità di gente, poveri, giovani e popolani che partecipano al lutto, tantoché il cronista Ubaldo Leva raccontava su ‘La Stampa’ “il gesto toccante e trascinante, da dare i brividi, degli amici: trasportata la bara dal carro funebre in chiesa, vi poggiarono il capo, e così stettero, pallidi e immobili, per non so quale abbandono dolce e disperato, come estenuati di dolore e di amore.

Un plebiscito si è stretto attorno alla salma. Quasi tutta gente del popolo, gente minuta, donnette e artigiani, e tante mamme coi bimbi. Le case si erano svuotate di tutti quelli che non erano al lavoro; ma c’erano anche quelli che venivano dai punti opposti della città. Quei funerali furono la prima testimonianza, la prima consacrazione della grande anima, del puro spirito di Pier Giorgio. Lì inizia il suo processo di santificazione”.

Ed in una lettera a Luciana, sorella di Pier Giorgio, mons. Giovanni Battista Montini, sostituto della Segreteria di Stato, scriveva: “Torna a noi la sua voce, la sua presenza; si riaccende il desiderio dell’imitazione dell’emulazione; si conforta la certezza che una giovinezza forte e limpida è possibile e vicina; si sente l’interiore anelito verso una bontà interiore crescere nel cuore; e si pensa che tutto questo sia bene, e sia anche dovuto alle pagine che introducono nella confidenza di Pier Giorgio, e quasi mettono a conversazione con lui”.

Dopo il giorno della canonizzazione, a Roberto Falciola chiediamo di spiegarci in quale modo i giovani possono diventare pellegrini di speranza seguendo Pier Giorgio Frassati: “Pier Giorgio aveva trovato le ragioni della sua speranza nella relazione d’amore con Dio. Lui nutriva questa relazione con la preghiera, la lettura della Parola di Dio, l’Eucaristia (che riceveva tutti i giorni), la condivisione del cammino con le sorelle e i fratelli nella fede. Questo gli dava la capacità di distinguere quali sono le cose davvero importanti nella vita; e l’unica cosa davvero importante è amare.

L’amore non finisce mai: lo scrive bene san Paolo in quel brano della prima lettera ai Corinti che Pier Giorgio amava così tanto da averlo copiato a mano (1Cor 13). La carità non avrà mai fine. Questa consapevolezza riempiva il cuore di Pier Giorgio e gli permetteva di essere un giovane uomo di speranza anche nei confronti delle tante persone bisognose di cui si occupava. Credo che i giovani possano diventare pellegrini di speranza, sul suo esempio, donando sé stessi senza paura e senza riserve. Perché è dando che si riceve”.

Perché è necessario vivere e non vivacchiare?

“”Pier Giorgio ha scritto ad un amico: ‘Vivere senza una Fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità non è vivere ma è vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare ma vivere perché anche attraverso ogni disillusione dobbiamo ricordarci che siamo gli unici che possediamo la Verità, abbiamo una Fede da sostenere, una Speranza da raggiungere, la nostra Patria’.

Perciò per lui vivere è avere la fede, avere un patrimonio da difendere (la vita nell’amore) e sostenere la lotta per la Verità: e la Verità è Gesù, lo ha detto lui stesso (‘Io sono la via, la verità e la vita’, Gv 14,6), cioè l’Amore fattosi carne, la Buona Novella da annunciare al mondo. Vivere in modo autentico richiede una lotta, cioè un impegno forte, fiducioso, continuo nella testimonianza del bene. E penso che questo desiderio sia custodito nel cuore di ogni giovane, anche oggi”.

Quindi Frassati indica che la santità è una meta raggiungibile per tutti?

“Che la santità sia una chiamata per tutti i battezzati è una verità di sempre. In tempi a noi vicini, papa Francesco l’ha ribadito nella sua bellissima esortazione apostolica ‘Gaudete et exsultate’. Pier Giorgio ci mostra come questo sia possibile nello scorrere della vita quotidiana di un giovane che vive in pienezza la sua giovinezza, immerso nell’amore del Signore. In questo senso, il fatto che sia canonizzato, cioè proposto alla venerazione dei fedeli di tutto il mondo, può essere d’aiuto per tante persone, di tutte le età, nel sentirsi incoraggiate sul cammino della santità”.

Perché la Chiesa indica ai giovani Pier Giorgio Frassati?

“La Chiesa indica Pier Giorgio a tutti, ma certo in modo particolare i giovani sono quelli più interessati a vedere come ha vissuto la sua fede una persona che ha condiviso la loro età, con tutti i problemi e tutte le cose belle che riempiono l’esistenza nell’età giovanile. Credo che per i giovani sia importante vedere come Pier Giorgio abbia vissuto la sua giovinezza nella maniera più piena, aprendosi a una grande varietà di esperienze buone, godendo delle meraviglie della natura e delle creazioni umane, immergendosi nell’amicizia più sincera, impegnandosi a fondo in uno studio che gli chiedeva non pochi sforzi, essendo capace di allegria trascinante e di grande contemplazione, attento alle dinamiche sociali e politiche del suo tempo.

Per certi versi, un giovane come tutti i giovani, ma con la capacità di essere sempre sé stesso, in ogni situazione, perché aveva trovato nel Vangelo i criteri per decidere come orientare la sua vita, e intendeva esservi fedele sempre. Questo è il fascino che può esercitare sui giovani del nostro tempo, così incerti e spesso impauriti circa il proprio destino e il proprio futuro”.

Quindi al centro dell’azione di Pier Giorgio Frassati c’era la carità: come avvicinare i giovani a questa virtù teologale?

“Credo che più si è aiutati ad approfondire la relazione con Dio più l’urgenza di testimoniare l’amore concretamente con gesti e parole di carità si faccia forte. E, in questo nostro tempo, penso che i giovani debbano essere aiutati a scoprire la bellezza del donarsi, agendo gratuitamente per gli altri.

La cultura in cui siamo immersi porta a considerare solo il proprio vantaggio come valore a cui indirizzare i propri sforzi, ma la verità del cuore della persona umana è invece segnata dalla relazione con l’altro e trova la propria realizzazione nel dono di sé. Aiutare i giovani a fare questo, attraverso gesti e impegni concreti, può liberare il loro cuore e permettere forse più facilmente di riscoprire dentro di sé la presenza di Dio, che è amore non teorico ma concreto”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Leone XIV ai giovani: vivete la vita come Pier Giorgio e Carlo

“In questo clima, è bello ricordare che ieri la Chiesa si è arricchita anche di due nuovi Beati. A Tallinn, capitale dell’Estonia, è stato beatificato l’Arcivescovo gesuita Edoardo Profittlich, ucciso nel 1942 durante la persecuzione del regime sovietico contro la Chiesa. E a Verszprém, in Ungheria, è stata beatificata Maria Maddalena Bódi, giovane laica, uccisa nel 1945 perché resistette a dei soldati che volevano farle violenza. Lodiamo il Signore per questi due martiri, testimoni coraggiosi della bellezza del Vangelo!” : al termine della celebrazione eucaristica di canonizzazione di Frassati ed Acutis papa Leone XIV ha ricordato la Messa di canonizzazione di Frassati e Acutis, il Papa ha ricordato le due beatificazioni di ieri in Estonia e in Ungheria del gesuita Profittlich e della giovane Maria Maddalena Bódi.

Inoltre ha rivolto un pensiero alle ‘terre insanguinate’ dalle guerre, chiedendo ai governanti di ascoltare ‘la voce della coscienza’: “All’intercessione dei Santi e della Vergine Maria affidiamo la nostra incessante preghiera per la pace, specialmente in Terra Santa e in Ucraina, e in ogni altra terra insanguinata dalla guerra. Ai governanti ripeto: ascoltate la voce della coscienza! Le apparenti vittorie ottenute con le armi, seminando morte e distruzione, sono in realtà delle sconfitte e non portano mai pace e sicurezza! Dio non vuole la guerra, vuole la pace, e sostiene chi si impegna a uscire dalla spirale dell’odio e a percorrere la via del dialogo”.

Mentre prima di officiare la celebrazione eucaristica di canonizzazione papa Leone XIV ha salutato le 80.000 persone in piazza san Pietro: “Fratelli e sorelle, oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo! E prima di cominciare la solenne celebrazione della canonizzazione, volevo dire un saluto e una parola a tutti voi, perché, se da una parte la celebrazione è molto solenne, è anche un giorno di molta gioia!

E volevo salutare soprattutto tanti giovani, ragazzi, che sono venuti per questa santa Messa! Veramente una benedizione del Signore: trovarci insieme con tutti voi che siete venuti da diversi Paesi. E’ veramente un dono di fede che vogliamo condividere… Saluto i familiari dei due Beati quasi Santi, le Delegazioni ufficiali, tanti Vescovi e sacerdoti che sono venuti. Un applauso per tutti loro, grazie anche a voi per essere qui! Religiosi e religiose, l’Azione Cattolica!”

Nell’omelia il papa ha ripreso la lettura del libro della Sapienza, attribuita al re Salomone: “L’abbiamo sentita dopo che due giovani Beati, Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, sono stati proclamati Santi, e ciò è provvidenziale. Questa domanda, infatti, nel Libro della Sapienza, è attribuita proprio a un giovane come loro: il re Salomone. Egli, alla morte di Davide, suo padre, si era reso conto di disporre di tante cose: il potere, la ricchezza, la salute, la giovinezza, la bellezza, il regno.

Ma proprio questa grande abbondanza di mezzi gli aveva fatto sorgere nel cuore una domanda: ‘Cosa devo fare perché nulla vada perduto?’ E aveva capito che l’unica via per trovare una risposta era quella di chiedere a Dio un dono ancora più grande: la sua Sapienza, per conoscere i suoi progetti e aderirvi fedelmente. Si era reso conto, infatti, che solo così ogni cosa avrebbe trovato il suo posto nel grande disegno del Signore. Sì, perché il rischio più grande della vita è quello di sprecarla al di fuori del progetto di Dio”.

E’ stato un progetto di vita ripreso dai due giovani canonizzati: “Ci chiama, cioè, a buttarci senza esitazioni nell’avventura che Lui ci propone, con l’intelligenza e la forza che vengono dal suo Spirito e che possiamo accogliere nella misura in cui ci spogliamo di noi stessi, delle cose e delle idee a cui siamo attaccati, per metterci in ascolto della sua parola”.

Un progetto di vita che ha attratto san Francesco: “Tanti giovani, nel corso dei secoli, hanno dovuto affrontare questo bivio nella vita. Pensiamo a San Francesco d’Assisi: come Salomone, anche lui era giovane e ricco, assetato di gloria e di fama. Per questo era partito per la guerra, sperando di essere investito “cavaliere” e di coprirsi di onori. Ma Gesù gli era apparso lungo il cammino e lo aveva fatto riflettere su ciò che stava facendo.

Rientrato in sé, aveva rivolto a Dio una semplice domanda: ‘Signore, che vuoi che io faccia? E da lì, tornando sui suoi passi, aveva cominciato a scrivere una storia diversa: la meravigliosa storia di santità che tutti conosciamo, spogliandosi di tutto per seguire il Signore , vivendo in povertà e preferendo all’oro, all’argento e alle stoffe preziose di suo padre l’amore per i fratelli, specialmente i più deboli e i più piccoli”.

Questi due nuovi santi sono stati attratti dall’amore per Dio, riversato nella quotidianità: “Entrambi, Pier Giorgio e Carlo, hanno coltivato l’amore per Dio e per i fratelli attraverso mezzi semplici, alla portata di tutti: la santa Messa quotidiana, la preghiera, specialmente l’Adorazione eucaristica. Carlo diceva: ‘Davanti al sole ci si abbronza. Davanti all’Eucaristia si diventa santi!’, ed ancora: ‘La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto, basta un semplice movimento degli occhi’.

Un’altra cosa essenziale per loro era la Confessione frequente. Carlo ha scritto: ‘L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato’; e si meravigliava perché (sono sempre parole sue) ‘gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima’. Tutti e due, infine, avevano una grande devozione per i Santi e per la Vergine Maria, e praticavano generosamente la carità. Pier Giorgio diceva: ‘Intorno ai poveri e agli ammalati io vedo una luce che noi non abbiamo’. Chiamava la carità ‘il fondamento della nostra religione’ e, come Carlo, la esercitava soprattutto attraverso piccoli gesti concreti, spesso nascosti”.

Questi sono gli inviti  rivolti  ai giovani, chiedendo di ‘viverli’: “Carissimi, i santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis sono un invito rivolto a tutti noi, soprattutto ai giovani, a non sciupare la vita, ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro. Ci incoraggiano con le loro parole: ‘Non io, ma Dio’, diceva Carlo. E Pier Giorgio: ‘Se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine’. Questa è la formula semplice, ma vincente, della loro santità. Ed è pure la testimonianza che siamo chiamati a seguire, per gustare la vita fino in fondo e andare incontro al Signore nella festa del Cielo”.

(Foto: Santa Sede)

Prossimo anno al Meeting con Dante Alighieri: l’amor che move il sole e l’altre stelle

A Rimini il Meeting dell’Amicizia tra i popoli si è concluso all’insegna di due santi giovani, Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis. che saranno canonizzati in piazza san Pietro domenica 7 settembre, con don Paolo Asolan, docente di Teologia pastorale fondamentale e preside del Pontificio Istituto Pastorale ‘Redemptor Hominis’ alla Pontificia Università Lateranense, Marco Cesare Giorgio, presidente del Centro Culturale ‘Pier Giorgio Frassati’ e mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, ed un messaggio della madre di Carlo, Antonia Salzano:

“L’anno in cui è morto eravamo a Santa Margherita Ligure e lui mi chiese: ‘Ma tu che ne penseresti se io mi facessi sacerdote?’ Gli dissi che, se lui si fosse sentito di percorrere quella strada, io ne sarei stata contenta. E la stessa domanda l’aveva fatta anche alla nonna, come mi confidò in seguito… Carlo mi ha insegnato a credere nell’Eucarestia, che ora mi guida. Non l’ho vissuta come una fine ma come una separazione”.

Inoltre ha ricordato la sua ‘allegria’, pur nella malattia: “La cosa più vicina alla grazia è l’umorismo, affermava papa Francesco, ed anche Carlo sapeva ridere e fare ridere tanto, capace di sdrammatizzare le situazioni”, persino al momento della diagnosi di leucemia fulminante: ‘Il Signore ha mandato la sveglia!’, fu la sua risposta ironica”.

Infine ha lanciato il messaggio finale ai giovani della kermesse riminese con la frase di Carlo Acutis (‘Non io, ma Dio; non il mio amor proprio, ma la Gloria di Dio’): “Signore, sia sempre fatta la Tua volontà. Non dimentichiamo mai di chiedere aiuto alla Tua santa Madre: sia sempre per noi un rifugio sicuro! Non dimenticate il suo appello a pregare il Rosario ogni giorno. E’ un mezzo molto potente al quale la Santissima Trinità ha conferito grazia straordinaria. Allora approfittiamone e seguiamo i consigli che portano al Cielo”.

Nell’intervento Marco Cesare Giorgio, presentando Piergiorgio Frassati, ha affermato che ‘Piergiorgio aveva capito come essere felici nelle circostanze ordinarie della vita’, leggendo le parole dello scrittore Stefano Iacomuzzi, che conobbe alcuni suoi amici Frassati: “Mi piaceva anche perché faceva da contrappeso alle immagini lontane dei grandi santi”. E con una citazione di don Luigi Giussani ha affermato che il santo “non è colui con i superpoteri, ma colui che aderisce all’ideale per cui è stato fatto’: “Era un giovane sportivo: alpinista ‘tremendo’ come lo definì sempre papa Giovanni Paolo II. Si rimane stupiti, leggendo i suoi scritti, in particolare le lettere agli amici, di quante volte parli della sua passione per la montagna, perché ‘fra i monti c’è qualcosa di grande, di immenso che eleva’.

Ma Pier Giorgio era un giovane che ‘non voleva vivacchiare ma vivere’! Oggi si direbbe, citando la ormai famosa espressione di papa Francesco, non voleva essere un giovane-divano, ma vivere in pienezza la propria esistenza! Vivere in pienezza voleva dire per lui assumersi prima di tutto le proprie responsabilità di cittadino. E proprio in questo si può cogliere un aspetto della sua attualità, dal momento che viviamo, nel cattolicesimo attuale, un cristianesimo ripiegato su se stesso, del quieto vivere”.

Nel suo intervento don Paolo Asolan ha citato una frase del politico Filippo Turati, che nel luglio 1925 scrisse: ‘Ciò che si legge di lui è così nuovo e insolito, che riempie di riverente stupore anche chi non condivideva la sua fede’: “La vita di Frassati indica due vie: quella della preghiera contemplativa e quella del servizio della carità. La preghiera quotidiana di cui fu capace, in particolare l’adorazione eucaristica e il rosario, lo introdusse sempre più profondamente nel mistero di Dio, il cui potere appare nell’ostia così diverso dai poteri del mondo: inerme, silenzioso, completamente dato e offerto”.

Però dalla preghiera e dall’eucaristia quotidiane nasce l’azione caritativa, sempre fatta con allegria: “Il servizio della carità non ebbe in Frassati nulla di romantico, fu spesso anzi contrassegnato da preoccupazioni e difficoltà di ogni genere. Tuttavia, che si trattasse di vuotare i vasi da notte di poveri ammalati, o di sistemare famiglie senza lavoro (la sua ossessione, si potrebbe dire, era trovare un lavoro a chi l’aveva perduto), o condurre battaglie politiche in seno al Partito Popolare ed in opposizione al fascismo, la sua allegria mai lo abbandonò. E furono questi anche i campi di azione nei quali la strada delle beatitudini da lui percorsa lasciò tracce visibili anche all’esterno”.

Mentre mons. Domenico Sorrentino ha scelto le parole del beato Giuseppe Toniolo, ‘consulente di papa Leone XIII per l’enciclica Rerum Novarum’ con la richiesta di ‘riscoprirlo’ alla prossima edizione del Meeting, per descrivere le figure di Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati: ‘Carlo, come Piergiorgio, stanno in questa logica’, ma soprattutto san Francesco d’Assisi, attratto dal ‘Cantico delle Creature’: “Un passaggio viene poi dedicato a un altro santo, Francesco d’Assisi, il cui Cantico delle Creature Carlo lo vive, attraverso l’amore per la bellezza della vita…

Infatti il motivo per cui Carlo Acutis è spesso paragonato a San Francesco nell’ambito della spogliazione è perché entrambi hanno interpretato, seppur in maniere molto diverse, lo stesso gesto compiuto da Gesù. Francesco, decidendo di vivere in povertà ed eliminando dalla sua vita tutti i privilegi che aveva acquisito dalla nascita, Carlo Acutis, attraverso un videoclip da lui registrato. In questo video, il giovane preannuncia la sua morte due mesi prima di venire a mancare: Sono destinato a morire”.

Mentre in un incontro precedente dal titolo ‘Investire sul talento di ogni persona’ i genitori di Sammy, Laura Lucchin e Amerigo Basso, partendo da una sua frase (‘Non si misura la vita dai giorni che si vivono ma da come li si vive’), hanno raccontato il figlio: “Amava la vita e quella degli altri, felice quando poteva aiutare. Sammy era un vulcano di idee: ricercatore, sportivo, testimonial della sua e delle malattie rare, giovane di fede. Ha fatto cose assurde insieme agli amici. Al termine di ogni impresa diceva: il traguardo raggiunto da solo è bello, fatto con gli altri è meraviglioso”.

Prezioso testimonial sulle possibilità di fare anche con gravi patologie, ha corso maratone con i suoi amici, che gli hanno prestato le gambe, come ha raccontato la madre: “Sammy aveva dei talenti, io ho fatto la mamma e basta. Abbiamo fatto un cammino insieme e non è stato facile, ma sono convita di aver fatto un percorso di vita che non sarebbe stato uguale se non avessi avuto Sammy e la sua malattia”.

Nella giornata precedente Diane Foley, madre di James Wright Foley, giornalista americano free-lance rapito nel nord della Siria nel 2012 ed ucciso dall’Isis 11 anni fa, ha portato la sua testimonianza assieme allo scrittore Colum McCann, che ha dedicato alla vicenda un libro (‘Una madre’): “Lui aspirava ad essere un uomo di coraggio morale. Era attratto dalla voglia dei popoli di ottenere la liberà che noi diamo per scontato. Jim sapeva che la sua presenza in Siria stava diventando pericolosa, ma ha deciso di restare per informare. Ha pagato con la sua vita il diritto degli altri ad informarsi”.

Ed ha raccontato il motivo per cui ha incontrato anche colui che ha ucciso suo figlio: “Il mondo non può lasciare che queste atrocità rimangano impunite. Quindi la giustizia deve arrivare. Ma credo che la riconciliazione debba passare attraverso il perdono, anche se è molto difficile. Sapevo che Jim avrebbe voluto che lo incontrassi, avrebbe voluto sapere il motivo, per cui si era radicalizzato, visto che la sua famiglia era stata accolta come rifugiata in Gran Bretagna? Sua madre era cristiana ortodossa, quindi era ancora più strano, si era convertito all’Islam. Eppoi volevo che lui sapesse chi era Jim”.

Infine nel concerto finale, dedicato a Claudio Chieffo, il presidente Bernhard Scholz ha dato appuntamento al 47^ meeting dell’Amicizia tra i popoli, che si svolgerà dal 21 al 26 agosto 2026, prendendo spunto dall’ultimo verso della ‘Divina Commedia’ di Dante Alighieri, ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’: “Sulla scorta del titolo ‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’ sono emerse esperienze e prospettive per affrontare i deserti del nostro tempo: la solitudine e la frammentazione sociale, i conflitti e le guerre, la crisi ambientale ed economica.

Già dall’incontro inaugurale con le madri di Israele e Palestina, capaci di trasformare il dolore della perdita in cammino di riconciliazione, e dalla presenza di testimoni come i sopravvissuti di Hiroshima Toshiyuki Mimaki e Masao Tomonaga, si è percepito il filo rosso della pace”.

(Tratto da Aci Stampa)

P. Giuseppe Scalella: chi ci aiuta a vivere?

“Lo disse Galileo quando scoprì con sorprendente evidenza che la terra girava intorno al sole e non il contrario. Fino ad allora (e siamo nel 1633) tutti credevano il contrario, tanto che i suoi calcoli scientifici gli costarono torture e condanne. La frase potrebbe essere usata ora. Ora che ci si attarda sul conservare abitudini e riti e non ci si accorge che il mondo gira in tutt’altra parte. Sono in tanti a sbraitare e a dire che il mondo di oggi è sordo ai richiami della fede. Io non sono per niente dell’avviso. Al contrario: credo che mai come oggi sia evidente un grido che sale dalla terra e diventa sempre più forte. Dall’altra parte, però, si è sordi ad ascoltarlo e ci si ostina a conservare quello che ormai non risponde più a quel grido. Queste piccole pagine possono aiutare a vincere quella sordità”.

Così inizia  l’opuscolo pro manuscripto, ‘Eppur si muove’, dell’agostiniano p. Giuseppe Scalella, che raccoglie alcuni articoli apparsi nei giornali, che affrontano il senso del cristianesimo nella società contemporanea, tra cui un saggio del 2006 scritto dal card. Joseph Ratzinger, ‘Chi ci aiuta a vivere? Su Dio e l’uomo’: “Forse, nella storia dell’autoemancipazione dell’uomo negli ultimi 150 anni vi furono realmente dei momenti in cui sorse irresistibile l’impressione che l’uomo potrebbe non curarsi del problema di Dio, senza per questo subire danno alcuno; potrebbe lasciarlo da parte, perché si tratta di una questione superflua”.

Partendo da questa ‘tesi’ chiediamo all’autore dell’opuscolo di spiegarci cosa si muove oggi: “Per i più distratti e indifferenti di fronte a quello che sta accadendo sembra che la vita e il mondo si siano fermati. Dal momento che non sanno darsi una spiegazione pensano che chi governa il mondo l’abbia messo in stand by, in attesa che qualcosa cambi in meglio. Intanto loro, i distratti e gli indifferenti, se ne stanno alla finestra a guardare.

Chi invece la vita e il mondo li vivono si accorgono del contrario: che, cioè, ci si sta muovendo verso una nuova epoca che, certamente, non ha ancora mostrato la sua vera identità, ma comunque mostra con evidenza i segni di un cambiamento. Forse la fatica più grossa che si fa è che i cambiamenti sono veloci, non lenti come ci si aspetterebbe, e questo non aiuta a capire bene. C’è però un’altra considerazione da fare: i cambiamenti ci sono ma i più fanno fatica ad adattarsi e allora, con una certa nostalgia, tentano di ritornare a un passato che non può più tornare, e questo crea non pochi problemi, anche a livello psicologico.

Non ritrovare quasi più un tempo in cui le cose non erano come sono adesso crea estraneità e indifferenza. Comunque il sentimento comune che domina non è bello perché tende a demonizzare il presente e a rifiutarlo, senza guardarci dentro. Bisogna guardare dentro la vita per capire il buono che c’è, non limitarsi a quello che appare. Io vedo attualmente un grande bisogno di umanità, che è un guardarsi e accogliersi per quello che si è, con molta libertà. Viviamo in un mondo finto e la gente, specie i più giovani, non lo sopportano.

Ho riscontrato più volte che spesso basta un abbraccio, un sorriso per dare serenità e libertà. C’è un enorme bisogno di essere ascoltati, accolti, amati per quello che si è. Molti pensano che questa sia un’epoca buia, triste, che va verso la rovina. È vero che i fatti ce lo dimostrano, ma dentro i fatti tristi che accadono io vedo un grande grido, una domanda di senso che diventa sempre più evidente. È grande e bella per questo”. 

Il mondo è sordo alla fede?

“Io non direi. Certo, la pratica religiosa sta crollando in modo vertiginoso. Se si guardano le statistiche si rimane davvero sconcertati. Ma è la pratica religiosa in difficoltà, non la fede. La fede non è la pratica religiosa. Troppo spesso le abbiamo identificate ma non è così. La fede fa parte dell’esperienza umana e nasce sempre dopo un incontro. Mai prima. La fede di quelli che seguivano Gesù è nata man mano che lo seguivano. Prima però c’è stato l’incontro con lui, poi la fede. Essa consiste nel dar credito a un incontro nel quale uno scopre se stesso, che cosa si agita nel suo cuore e per che cosa vale la pena vivere.

Quando uno, dentro quell’incontro, scopre che c’è una risposta alle domande della vita, allora scatta la fede. Bisogna dire che proprio questo dinamismo incontro-fede è scomparso quasi del tutto dal tessuto delle nostre comunità cristiane. Oggi andare in una chiesa o in una parrocchia vuol dire trovare tante cose che si praticano e che si ripetono tutti i giorni (la messa, le preghiere, la Caritas…) ma non sempre vuol dire fare un incontro. Non sempre chi fa parte di una comunità cristiana è capace e disposto ad ascoltare ed accogliere l’umanità di una persona che gli si presenta davanti.

La ragione della cosiddetta scristianizzazione io lo vedo solo lì. Non è vero che non si è più cristiani perché il mondo è ateo. Anche se oggi io preferirei definirlo pagano più che ateo. E l’esperienza di Paolo e dei primi cristiani non ci insegna più nulla? Loro sono andati tra i pagani e lì è iniziata l’esperienza del cristianesimo. I primi cristiani hanno avuto problemi con gli ebrei convertiti più che con i pagani, perché gli ebrei avevano già la loro religione da cui facevano fatica a staccarsi. Oggi si può dire la stessa cosa: i cristiani che vivono la missione si trovano in mezzo ai nuovi pagani, che non sono altro che i cristiani diventati pagani. Per questo la missione è difficile. Ma io non direi mai che il mondo è sordo alla fede. Direi piuttosto che è sordo a certe pratiche religiose che non dicono più nulla, ma non alla fede”.

I giovani hanno fame di Dio?

“Certo che ne hanno fame, come tutti. Basterebbe guardare non superficialmente quello che è accaduto a Lisbona ad agosto scorso. Più di 1.000.000 di giovani, accorsi lì da tutto il mondo, per ascoltare un vecchio papa ultraottantenne. E’ chiaro che la fame di Dio non si vede solo lì. Uno ha fame di Dio quando si accorge che la vita gli va stretta, anche se non lo capisce. Siamo soliti puntare il dito contro i giovani perché si drogano e vanno in cerca dello sballo: ma non è fame di Dio quella?

Il problema è che non trovano nessuno in grado di ascoltare quella fame e dare il nutrimento necessario. I giovani che abbandonano la scuola è in crescente aumento – almeno secondo le statistiche. Ci domandiamo mai perché? Non è forse perché non trovano adulti (genitori e insegnanti) capaci di ascoltarli e di amarli? Se io non ascolto un grido o faccio finta di non sentire, come posso rispondere?”

L’originalità di vivere

‘Per me la sua lezione è l’importanza sorprendente della vita, di esistere, tout court. Nonostante tutte le difficoltà cui si va incontro…’: commenta il card. Cristobal Lopez Romero, di ritorno dal rito funebre di Philippe, a Marrakech. Si parla della sua lezione di vita. Visto che la sua è stata, in realtà, un’esistenza singolare e significativa.

Papa Francesco: l’armonia richiede educazione relazionale

“E’ la prima volta che incontro una rappresentativa di questo sport, che prevede le prove di scherma, nuoto, equitazione, tiro a segno e corsa. Una disciplina molto antica, che è stata modificata in epoca moderna secondo questa modalità. L’atleta deve dare il meglio di sé in cinque sport molto diversi tra loro, che richiedono doti ed esercizi differenti. Di conseguenza emerge la fisionomia di un atleta poliedrico, versatile, che sviluppa vari aspetti del corpo e della mente”: con queste parole papa Francesco riceve ancora una volta una squadra di atleti.

Da Gerusalemme un invito a non temere

‘Non temete’ è la rassicurazione dell’Angelo, che annuncia ai pastori la nascita di Gesù; ed è la stessa frase del patriarca di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, che nel messaggio invita a non rinunciare alla gioia, nonostante la situazione:

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