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Convegno ‘Primi Passi’: la sfida dell’istruzione fino a 6 anni

‘Primi Passi: la scuola 0-6 motore del sistema educativo’ è il tema del convegno nazionale sullo stato dei servizi educativi e scolastici da zero a sei anni, che si svolgerà nei giorni 28 e 29 ottobre a Roma. Giunto alla quarta edizione, questo convegno è organizzato dalla cooperativa Kairos in collaborazione con il Centro Nazionale di Orientamento (CNO) e la Rete Officine Futuro.

“Il nostro evento intende unire la riflessione sul mondo dei servizi zero-sei e sulla sostenibilità”, ha dichiarato Alessandro Capponi, presidente di Kairos, “nonché, attraverso il coinvolgimento di alcune università, dare la possibilità di un più puntuale approfondimento del mondo educativo, con un’apertura importante alle tematiche dell’orientamento scolastico sin dai primi anni.

Recentemente, infatti, le linee di indirizzo dell’Unione Europea hanno sottolineato l’importanza di costruire le competenze orientative attraverso le soft skills sin dalla prima infanzia. In questa edizione, l’attenzione sarà dunque dedicata alla fascia 0-6 anni come base fondante per uno sviluppo armonico e inclusivo del bambino. Questo appuntamento”, ha concluso Capponi, “rappresenta un’importante occasione di confronto sulle problematiche relative alla sostenibilità economica dei servizi e sulle sfide educative in un contesto di rapidi cambiamenti tecnologici e culturali”.

Il programma del convegno prevede che la prima giornata di martedì 28 ottobre, che si terrà nella Sala Tevere della sede della Regione Lazio a Roma, sarà dedicata al futuro dei servizi per l’infanzia con particolare attenzione alle politiche educative, alla sostenibilità economica e alle nuove opportunità di sviluppo.

La seconda giornata di mercoledì 29 ottobre, che si svolgerà presso la storica sede del CNO di Villa Fassini a Roma, si focalizzerà invece sulla centralità degli ambienti di apprendimento innovativi ed inclusivi per la fascia di età 0-6 anni, sottolineando l’importanza del dialogo con le istituzioni ad essi dedicati. Il convegno vedrà anche la presenza di alcuni esponenti delle autorità locali, come Massimiliano Maselli, assessore all’Inclusione Sociale e Servizi alla Persona della Regione Lazio, Marco Marcocci, vicepresidente nazionale e presidente regionale del Lazio di Confcooperative, Goffredo Sepiacci, presidente di Aninsei Lazio, Massimiliano Umberti, presidente del IV Municipio di Roma, Annarita Leobruni, vicepresidente del IV Municipio di Roma e assessore ai Servizi Educativi e Scolastici, e Maura Striano, assessore all’Istruzione di Napoli.

Numerosi gli interventi previsti nelle due giornate di lavori. Saranno affrontati temi come la crisi educativa tra povertà e intervento precoce, l’educazione nei primi 1.000 giorni di vita, la formazione nel sistema 0-6, l’inclusione e la pedagogia speciale, la prima infanzia tra marginalità e devianza e l’outdoor education.

Previste anche due tavole rotonde su ‘Costruiamo il futuro dell’infanzia: politiche, sostenibilità economica ed opportunità nei servizi educativi 0-6’ e ‘Le Istituzioni in dialogo con i servizi educativi’. Tra i relatori, sono attesi Roberto Farnè (Università di Bologna), Guido Benvenuto e Patrizia Sposetti (Università Sapienza di Roma), Paola Aiello e Fausta Sabatano (Università di Salerno), Marco Rossi-Doria (Con i bambini). La partecipazione all’evento è gratuita, previa registrazione online qui: https://www.kairoscuola.it/convegni/4-convegno.html.

A Barbara Burioli il premio ‘Madre Maria Teresa Fasce’ per l’imprenditoria sostenibile

Il Premio ‘Madre Maria Teresa Fasce’ è stato ideato nel 2023 dalle monache del Monastero Santa Rita da Cascia per promuovere l’idea di imprenditorialità, ispirata al Vangelo ed a un’economia solidale, sull’esempio concreto di Maria Teresa Fasce, storica Badessa del monastero ritiano oggi beata, che nel 1900 ha permesso la diffusione mondiale del culto e dei valori ritiani, cambiando anche il corso della storia di Cascia, grazie al suo essere ‘Imprenditrice di Dio’.

Racchiuso nella festa liturgica della Beata Madre Maria Teresa Fasce, che ricorre il 12 ottobre data della sua beatificazione, il Premio è dedicato alle imprenditrici donne che scelgono di essere protagoniste della rivoluzione solidale dell’economia facendo impresa non solo per il profitto, ma per generare impatto e valore sociale e umano. In società segnate da crisi, conflitti e disuguaglianze, il modello di imprenditoria ispirato al Vangelo che la Fasce insegna è più attuale che mai e richiama all’etica e alla sostenibilità. Lei è stata una vera ‘imprenditrice di Dio’, che nel 1900 ha costruito a Cascia, e da qui diffuso, un’impresa del bene, fondata sulla carità e sui valori cristiani incarnati da Santa Rita.

Attraverso il Premio, le monache desiderano comunicare anche l’importanza in questo tempo sempre più lacerato dalle guerre, di aprire il cuore agli altri in ogni ambito, sociale, economico e politico, mettendo le persone prima di ogni interesse personale e al centro di ogni azione, perché vuol dire promuovere anche la pace: 2023 – Luciana Delle Donne, imprenditrice sociale di Made in Carcere, al servizio delle donne detenute (Lecce): già Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, ha rinunciato a una carriera manageriale di successo, mettendo i suoi talenti al servizio del prossimo in un progetto imprenditoriale sociale, Made in Carcere, che offre una concreta seconda possibilità alle donne detenute, nel segno di un’economia civile rigenerativa. Portando così avanti una scelta illogica per il mondo, ma logica per il Vangelo.

2024 – Paola Veglio, amministratore delegato della Brovind di Cortemilia (Cuneo): Donna, ingegnere e imprenditrice, ha saputo far crescere la sua azienda, che opera nel settore metalmeccanico, mantenendo l’attenzione verso le persone ed ha saputo guardare anche al territorio con progetti ed azioni capaci di migliorare la qualità della vita della comunità.

2025 – Barbara Burioli, fondatrice con il marito Rocco De Lucia della Siropack di Cesenatico (Forlì-Cesena), ha saputo unire innovazione e responsabilità sociale, mettendo sempre la persona al centro. Il suo gesto di solidarietà verso un giovane dipendente malato ha ispirato la Legge n. 106 del 2025, a tutela dei lavoratori oncologici, facendo della sua impresa un modello di etica e umanità.

Il Premio, realizzato da suor Elena Manganelli, artista e monaca agostiniana, è un’opera d’arte unica che rappresenta la concretezza della carità. Fisicamente ha una piramide dalla base esagonale che richiama l’Alveare di Santa Rita, progetto di accoglienza per minori del Monastero ritiano, fondato da Madre Maria Teresa Fasce nel 1938, che oggi continua la sua preziosa opera sociale e umana. La parte superiore è costituita da un fiore i cui petali diventano fiamme e al cui interno è custodito il cuore della Beata. Sulla parte frontale sono visibili delle piccole api che richiamano l’operosità, ma anche le ‘Apette’ dell’Alveare di Santa Rita, così come la stessa Madre Fasce chiamò le prime bambine accolte nella struttura.

Il premio rappresenta tutta la concretezza e la tangibilità della carità, perché la parte inferiore è solida, definita: è la costruzione ‘imprenditoriale’ che nasce dalla carità. E’ quel modello di sviluppo che non si limita a produrre, ma che genera valore e impatto sociale e umano. Il centro, culmine dell’opera, è il cuore infiammato agostiniano, che rappresenta il cuore di Madre Maria Teresa Fasce, custodito all’interno del fiore. Tutta la tensione dell’opera sta lì, nella parte superiore, che unisce evanescenza e forza, dolcezza e determinazione, volontà e Provvidenza.

La cerimonia si terrà sabato 11 ottobre alle ore 16.15 nella Basilica Inferiore di Cascia, nell’ambito delle celebrazioni dedicate alla Beata. Il Premio sarà consegnato dalla Madre Badessa Maria Grazia Cossu, mentre il rettore p. Giustino Casciano offrirà la pergamena commemorativa.

Barbara Burioli rappresenta un esempio di imprenditoria etica e generativa, capace di coniugare la produttività con l’attenzione profonda ai lavoratori e alle loro fragilità. La sua storia si lega a quella di Steven Babbi, giovane dipendente affetto da sarcoma di Ewing. Quando la malattia lo costrinse ad assentarsi per lunghi mesi, Barbara e suo marito decisero di continuare a pagargli lo stipendio di tasca propria, un gesto di solidarietà che ha segnato profondamente la vita dell’azienda e di tutta la comunità. Nel 2017 i coniugi hanno ricevuto l’onorificenza di Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana ‘per la straordinaria prova di umana generosità e sensibilità a sostegno di un loro dipendente gravemente malato’.

Da quella vicenda è nata la Legge n. 106 del 18 luglio 2025, che tutela i lavoratori affetti da malattie oncologiche, croniche e invalidanti, garantendo la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per cure e controlli, come ha sottolineato Barbara Burioli: “Il bene porta bene e il vero utile per un’impresa non è economico, ma culturale, sociale e umano. Il bene più importante non è l’azienda in sé, ma ciò che grazie all’azienda possiamo restituire agli altri”.

Mentre Madre Badessa Maria Grazia ha evidenziato che un’impresa può diventare un atto di amore: “Barbara Burioli ha saputo trasformare l’impresa in un atto di amore e di servizio verso gli altri. La sua storia con il giovane Steven è segno concreto di quella carità operosa che non si ferma davanti alle regole ma si muove per giustizia e per amore. Dal loro gesto è nata una legge che oggi tutela tanti lavoratori fragili: un frutto di bene che supera i confini dell’azienda e diventa dono per la società intera”.

Infatti in un’Italia che nei primi 8 mesi del 2025 ha contato oltre 600 infortuni mortali sul lavoro, con un aumento preoccupante dei casi in itinere, l’esperienza di Siropack si distingue come un esempio concreto di responsabilità, sicurezza e cura delle persone. Nel 2024 l’azienda ha superato 1.000.000 di ore lavorative senza infortuni, un primato che testimonia l’impegno costante nella prevenzione, nella formazione e nella tutela della salute, introducendo un bonus sicurezza individuale per ogni dipendente, programmi di welfare aziendale, corsi di aggiornamento e persino sedute di fisioterapia in sede: “Non possiamo essere all’avanguardia nella tecnologia e in ritardo nella sicurezza perché se i nostri ragazzi stanno bene, lavorano con più passione e creatività”.

Il Premio Beata Madre Maria Teresa Fascenasce dal desiderio del Monastero Santa Rita da Cascia dipremiare donne che vivono la propria vocazione professionale come missione di bene, in continuità con l’eredità spirituale della beata Madre Maria Teresa Fasce (1881–1947), monaca agostiniana e badessa del monastero, che fu una figura di straordinaria intelligenza e lungimiranza: a lei si devono la costruzione della Basilica di Santa Rita, la creazione dell’Alveare per l’accoglienza delle bambine, la rivista ‘Dalle Api alle Rose’ e la diffusione del culto della ‘Santa degli Impossibili’.

Nel 2012, per rendere più strutturata e sostenibile la loro carità, le monache hanno creato la Fondazione Santa Rita da Cascia ETS, da poco diventata Ente Filantropico, che oggi opera per sostenere i più fragili non solo in Italia ma in tutto il mondo, tra Filippine, Africa, Perù e Libano.

Per maggiori informazioni santaritadacascia.org

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(Foto: Cesenatico Day)

WTTC Global Summit e WTD: Italia punto di riferimento del turismo religioso globale, tra fede e cultura della sostenibilità

Nella scorsa settimana Roma ha ospitato un evento di portata storica: il Global Leaders Dialogue, primo Global Summit del World Travel & Tourism Council (WTTC) mai organizzato in Italia. Alla cerimonia inaugurale, con la presenza della premier Giorgia Meloni, è stato ribadito il ruolo centrale dell’Italia nel turismo mondiale.

Nel corso della Giornata Mondiale del Turismo (WTD), celebrata il 27 settembre dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), il tema del 2025 – ‘Turismo e Trasformazione Sostenibile’ – ha messo in luce il turismo come motore di sviluppo economico, tutela ambientale e promozione della pace.

In questo contesto, Biagio Maimone, neo Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMTR), ha evidenziato il ruolo del turismo religioso come leva di spiritualità, solidarietà e sostenibilità, in vista del suo intervento al Congresso Mondiale del Turismo ‘Turismo porta dell’Evangelizzazione’, inserito nel calendario del Giubileo 2025 (Roma, 16-19 ottobre).

“Il turismo religioso non muove solo corpi, ma coscienze; non consuma risorse, le custodisce; non divide, ma costruisce ponti. Papa Francesco, con la Laudato Si’, ci ricorda che l’incontro con la natura eleva l’anima, mentre Papa Leone XIII ha richiamato all’impegno sociale. Da questa trilogia nasce una nuova economia by solidale e una civiltà di pace”, ha dichiarato Maimone.

Anche Mons. Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha inviato un messaggio sottolineando come ‘la bellezza del creato e il patrimonio culturale dell’umanità educano a prendersi cura della casa comune’.

Maimone ha ricordato che il turismo religioso è anche motore di sviluppo economico e sociale: “L’Italia è il cuore pulsante del turismo religioso mondiale. Nessun altro Paese può vantare un intreccio così profondo di fede, arte e bellezza. Non è solo esperienza individuale, ma cammino collettivo di fraternità, pace e speranza”.

Etica Sgr: quasi il 90% dei clienti si dichiara soddisfatto dei fondi e li consiglierebbe

“Mentre molti player finanziari, come asset manager e istituti bancari, rivedono gli impegni sulla sostenibilità, i clienti ci spingono a proseguire sulla strada della finanza etica, dalla quale non si torna indietro”: in un contesto di mercato in cui molti player finanziari, come asset manager e istituti bancari, stanno rivedendo i propri impegni sulla sostenibilità, Etica Sgr rafforza la propria missione nel settore degli investimenti responsabili.

Un impegno che trova conferma nei risultati dell’ultima indagine di mercato condotta con BVA Doxa: quasi il 90% dei clienti si dichiara soddisfatto dei prodotti di investimento di Etica Sgr e li consiglierebbe. Etica Sgr ha condotto, in collaborazione con BVA Doxa, una nuova indagine di mercato sulla finanza etica e sostenibile. L’obiettivo è stato quello di comprendere le percezioni del mercato di prodotti sostenibili e le aspettative future, con un focus sulla riconoscibilità e sulle caratteristiche distintive dei propri prodotti.

La ricerca, svolta nel corso del 2024, ha coinvolto un ampio campione di intervistati, suddivisi tra investitori retail, partner commerciali (banker e consulenti finanziari) e investitori istituzionali. In particolare, sono state svolte interviste raccolte tramite un web mailing (CAWI- Computer Assisted Web Interviewing) ad una rappresentanza di investitori retail, composta da un campione di clienti di Etica Sgr e uno di investitori italiani, mentre gli investitori istituzionali e i partner commerciali sono stati coinvolti con interviste qualitative one to one in profondità. Complessivamente, considerando tutti i target, sono state condotte 2.268 interviste.

La finanza sostenibile è un settore che ha conosciuto negli ultimi anni una crescita importante per volumi e diffusione, tuttavia la ricerca mette in luce il dilagare di un crescente scetticismo, che sembrerebbe aver indebolito la credibilità di questi prodotti e delle Società di gestione che li propongono. Se, da un lato, permangono preoccupazioni legate al rischio di greenwashing e alla trasparenza dei criteri di selezione degli investimenti, dall’altro gli investimenti sostenibili e responsabili sono concepiti come strumenti utili ai fini di diversificazione ed in prospettiva i collocatori e i clienti istituzionali prevedono che questo segmento di mercato continuerà a crescere.

Per quanto riguarda l’interesse nei vari ambiti ESG (ambiente, sociale e governance), gli investitori istituzionali prevedono una crescente attenzione alla governance, vista come garanzia di solidità aziendale, mentre l’ambito ambientale, più visibile e misurabile rispetto alla sfera sociale, continuerà a mantenere un ruolo centrale.

Il segmento retail mostra una conoscenza ancora limitata degli investimenti sostenibili, ma tra i clienti di Etica Sgr emerge una maggiore consapevolezza e un orientamento più convinto verso questa tipologia di investimenti.

I clienti di Etica Sgr riconoscono nella società un player che si distingue per il suo impegno autentico nella sostenibilità, adottando criteri rigorosi nelle scelte di investimento e producendo rendicontazioni di qualità sull’impatto ESG. Nella scelta di un prodotto di investimento, per i clienti di Etica Sgr risultano, infatti, fondamentali la chiarezza delle informazioni, la reputazione della società, il rischio e la sostenibilità.

Nel mercato retail, il marchio Etica Sgr continua a guadagnare riconoscibilità. Un investitore su quattro conosce o ha sentito nominare il brand, dato in aumento rispetto a quanto registrato nella precedente indagine del 2021. Anche la soddisfazione della clientela si conferma elevata: l’88% degli intervistati si dichiara soddisfatto dei fondi sottoscritti, in linea con i risultati della precedente indagine. Inoltre, l’87% dei clienti consiglierebbe Etica Sgr e quasi il 70% si è dichiarato intenzionato ad aumentare la quota dei propri investimenti in Etica Sgr.

Dai collocatori Etica Sgr è riconosciuta come pioniera in questo mercato ed è percepita come autentica, credibile e coerente nella sua mission dalla maggior parte degli intervistati. Il rigore è un elemento distintivo e apprezzato, non solo nella selezione dei titoli, ma anche nel monitoraggio delle aziende e nell’engagement:

“Questi risultati confermano il ruolo di Etica Sgr come punto di riferimento nella finanza etica e come player di mercato serio, autentico e rigoroso” dichiara Luca Mattiazzi, Direttore Generale di Etica Sgr “Questo approccio ci distingue nel panorama italiano e ci ha permesso di costruire una relazione di fiducia con i nostri clienti e con gli operatori del settore. In questa delicata fase storica, segnata dalla corsa al riarmo, anche nucleare, e dall’abbandono degli impegni per il clima e l’ambiente da parte di molte istituzioni, questo alto livello di soddisfazione rappresenta per noi una conferma importante: la strada intrapresa è quella giusta.

Continueremo a percorrerla con determinazione, mettendo al centro la tutela del pianeta, i diritti umani e la promozione della pace, rafforzando al contempo l’offerta di prodotti di finanza etica, in linea con il nuovo piano strategico”.

Mons. Baturi: le ‘energie per la Casa Comune’ per la custodia del Creato

“Nell’ottica dell’ecologia integrale, tutto è in relazione, collegato, connesso: la questione ecologica dunque è anche politica, economica e sociale”: lo ha ricordato mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della CEI, intervenendo martedì 18 febbraio alla presentazione dei risultati del progetto ‘Energie per la Casa Comune’, ispirato all’enciclica ‘Laudato sì’, che ha coinvolto 10 Diocesi italiane (Arcidiocesi di Modena-Nonantola, Diocesi di Teramo-Atri, Diocesi di Mantova, Arcidiocesi di Napoli, Diocesi di Lodi, Arcidiocesi di Firenze, Diocesi di Bolzano-Bressanone, Diocesi di Torino, Arcidiocesi di Genova, Diocesi di Bergamo) con l’obiettivo di promuovere una cultura della sostenibilità energetica attraverso interventi di miglioramento edilizio e riduzione dei consumi energetici nelle strutture ecclesiastiche.

Per il segretario generale della Cei l’atteggiamento verso l’ambiente è quello della cura: “L’ambiente non è semplicemente lo scenario, un semplice spazio, ma un luogo affettivo, una casa dove svolgere la propria personalità… La questione non è meramente economica: è in gioco non solo il destino del mondo, ma il senso stesso del nostro passaggio su questa terra”.

Il progetto si inserisce nel contesto della Campagna nazionale di informazione e formazione sull’efficienza energetica ‘Italia in Classe A’, promossa e finanziata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ed attuata da ENEA, sviluppato con il supporto tecnico della Rete Nazionale delle Agenzie Energetiche Locali (RENAEL) e la collaborazione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

Il progetto mira a rafforzare il ruolo delle diocesi italiane come promotrici di buone pratiche in tema di efficienza energetica e prevede lo sviluppo di una piattaforma per identificare consumi e sprechi delle strutture ecclesiastiche, e la realizzazione di un piano di eventuali interventi in grado di produrre risparmi economici, miglioramento del comfort e valorizzazione architettonica.

Infatti nella prima fase sono stati analizzati 34 edifici fra scuole, laboratori, oratori, centri congresso, edifici residenziali, asili e piscine, per una superficie totale di 67.100 mq, mentre la superficie totale riscaldata è di 57.100 mq. L’analisi ha evidenziato che il 79% degli edifici è riscaldato con caldaie a gas naturale.

I consumi energetici complessivi corrispondono a 4.100 MWh l’anno, equivalenti al consumo di energia elettrica di circa 1.520 famiglie. Dalle diagnosi energetiche effettuate sulle strutture è emerso che le principali esigenze di riqualificazione riguardano: isolamento termico dell’involucro edilizio (71%), sostituzione generatore di calore (47%), riqualificazione del sistema di illuminazione (56%), pannelli solari termici per l’acqua calda sanitaria (24%), installazione di impianti fotovoltaici (74%).

Dall’analisi (con interventi che in totale superano € 10.000.000) risalta che la riqualificazione dell’involucro su 28 edifici porterebbe al 43% di riduzione del fabbisogno energetico, la sostituzione di 16 caldaie con pompe di calore al 45% di risparmio di energia primaria e al 47% in meno di emissione di Co2, come pure la riqualificazione dell’illuminazione di 20 edifici produrrebbe il 45% di riduzione dei consumi. In totale, la riduzione di energia primaria sarebbe pari a 2.990 mega kilowatt e il risparmio di Co2 a 510 tonnellate all’anno, per un risparmio di € 336.000.

Grazie al ruolo della CEI, sia come driver strategico che come soggetto in grado di svolgere azioni di osservazione e indirizzo culturale verso tutte le parrocchie italiane, il progetto si propone di coinvolgere nel prossimo futuro centri ecclesiastici dislocati su tutto il territorio nazionale, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin:

“Il progetto ‘Energie per la Casa Comune’ è un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni per il perseguimento di un obiettivo di interesse collettivo che guarda ai valori della solidarietà, della coesione e del bene comune… Nella ricerca di equilibrio tra etica e tecnologia, tra progresso e rispetto per la tradizione questo progetto è un esempio di buone pratiche da seguire e diffondere, un messaggio di speranza e una chiamata all’azione per il bene del nostro ambiente che condividiamo e dobbiamo custodire come la nostra Casa Comune”.

Per tale ragione l’economo della CEI, don Claudio Francesconi, ha ribadito la necessità di un processo che punti a realizzare nuovi stili di vita: “Quella dello sviluppo sostenibile, dell’attenzione agli stili di vita e alla conversione ecologica è una strada che la Chiesa in Italia ha intrapreso con decisione e consapevolezza, a partire dalle indicazioni emerse dalla Settimana Sociale di Taranto e con la costituzione del Tavolo Tecnico sulle Comunità Energetiche Rinnovabili della Segreteria Generale.

Rispondendo alle sollecitazioni contenute nell’enciclica ‘Laudato sì’ ed agli appelli di papa Francesco sul debito ecologico abbiamo avviato un processo, a livello nazionale e territoriale, che è ormai irreversibile e indispensabile per le comunità: non ci si può pensare se non insieme e non si può ragionare considerando solo il presente e il contingente.

Il nostro sguardo deve essere rivolto alle prossime generazioni, verso le quali abbiamo un’enorme responsabilità. Questo nuovo progetto è un ulteriore passo nell’orizzonte dell’ecologia integrale, della solidarietà, della cura della Casa comune e di tutte le persone che la abitano, a prescindere dalla latitudine”.

Mons. Angiuli inaugura il campo di calcetto di Specchia

La Parrocchia “Presentazione Beata Vergine Maria” di Specchia comunica che Domenica 22 dicembre alle ore 17.00, presso il Centro Giovanile “San Francesco Saverio”, in Via B. Zaccagnini,10, si svolgerà l’inaugurazione e benedizione del ristrutturato campo di calcetto.

L’iniziativa si svolgerà alla presenza di Mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca, di Don Antonio Riva, Parroco di Specchia, di Don Luca Roberto, Viceparroco di Specchia, dell’Avv. Anna Laura Remigi, Sindaco di Specchia e del Dott. Giuseppe Maria Ricchiuto, Presidente della San Demetrio Srl.

Nel campetto di circa 730 metri quadri, prima pieno di strappi, buche e parti mancanti, è stato ristrutturato  dall’azienda Sofisport di Pisa, con erba sintetica di 42 mm con intaso di stabilizzazione in sabbia e intaso prestazionale in organico di sintesi (è un granulo con una componente vegetale all’interno per ridurre la dispersione di microplastiche nell’ambiente), un manto nettamente superiore al precedente che era un 22 mm con solo sabbia.

Il rifacimento è stato realizzato grazie all’impegno economico del Dott. Giuseppe Maria Ricchiuto, Presidente e fondatore della San Demetrio Srl, un imprenditore locale che da 50 anni è un’istituzione nel mondo erboristico.

Con l’Opificio erboristico Sandemetrio, dotato di un laboratorio di analisi all’avanguardia, trasforma le migliori piante officinali in semilavorati e prodotti finiti di alta qualità: infusi, tè, tisane e integratori alimentari e, inoltre, negli ultimi tempi produce la linea cosmetica “Sandemè”.

L’origine del nome Sandemetrio è legata alla vita di “Frate Demetrio” che, secondo una leggenda, visse nelle campagne di Specchia prendendosi cura della terra e dedicandosi completamente alla coltura di erbe officinali. Le materie prime che danno origine ai prodotti della Sandemetrio sono accuratamente coltivate e selezionate nel giardino botanico in prossimità dell’azienda, una garanzia di genuinità e sostenibilità.

La manutenzione degli spazi verdi intorno al Centro Giovanile è stata curata grazie alla collaborazione e all’operoso lavoro del Gruppo Eco – Spo Specchia e delle Aziende Agricole locali: “Colli del Cianci” di Luca Branca, Antonio Marzo, Marco De Icco, “Agriservice” di Giuseppe Scupola, “Pozzelle” di Antonio Rizzo e “San Rocco”, che hanno migliorano la qualità e la fruibilità in sicurezza della zona.

La struttura parrocchiale, ubicata alla periferia della cittadina, fu donata nello scorso decennio dalle sorelle De Giovanni alle suore della “Congregazione delle figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria” della Beata Eugenia Ravasco, presenti a Specchia fino a qualche anno fa e poi divenuta di proprietà diocesana.

Sempre Domenica 22 Dicembre, all’interno del Centro Giovanile sarà inaugurata la III edizione de “Il Villaggio di Babbo Natale”, organizzato dalle Educatrici dell’Azione Cattolica locale e dalle catechiste parrocchiali e con l’ausilio dell’Associazione sportiva-culturale “Lucrezia Amendolara”. Dalle ore 17.00 alle 20.00, un nutrito gruppo di elfi, renne e folletti faranno vivere un pomeriggio indimenticabile a tutti i bambini (e a chi non dimentica di essere stato un bambino).

Con lo spirito natalizio tutti avranno la possibilità di partecipare a “C’era una volta Santa Claus” e ai laboratori artistici e creativi; di scrivere e imbucare la letterina a Babbo Natale, di creare la calza della Befana. Nel villaggio si gusteranno: i biscotti di Natale, le pittule, la cioccolata calda, lo zucchero filato, il vin brulè, inoltre, sarà possibile scattare una foto con Babbo Natale insieme molte altre sorprese.

Giornata del Ringraziamento: promuovere agricoltura sostenibile

Oggi si celebra la 74ª Giornata Nazionale del Ringraziamento che si intitola ‘La speranza per il domani: verso un’agricoltura più sostenibile’ ad Assisi, ‘nella terra di san Francesco, autore circa 800 anni fa del celebre Cantico delle creature. Una spiritualità feconda di cui abbiamo assoluto bisogno anche oggi’, come ha sottolineato don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, per il quale ‘anche il mondo agricolo è assetato di riconciliazione con la terra’, con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Domenico Sorrentino.

Per il direttore dell’Ufficio della Cei il tema di questa Giornata “ci apre al Giubileo che è alle porte. L’idea di fondo è che stiamo vivendo un tempo opportuno di semina. Se vogliamo offrire speranza dobbiamo tornare a seminare. E la semina oggi può essere declinata in due modi: la salvaguardia del terreno e il coinvolgimento delle giovani generazioni.

I disastri recenti in Italia (Emilia-Romagna e Toscana) e in Spagna (Valencia) ci ricordano quanto sia importante porre fine al consumo di suolo, che ha ridotto la produzione alimentare e riduce la possibilità di assorbimento idrico. La cementificazione ha conosciuto, tra le conseguenze più rilevanti, l’aumento del rischio idrogeologico, che allarma sempre più”, afferma don Bignami evidenziando che “in questo contesto, c’è bisogno di salvaguardare l’ambiente, preservare gli ecosistemi e tutelare la biodiversità, come chiede l’art. 9 della Costituzione italiana”.

Tale giornata è stata preceduta dal ‘Percorso sul Cantico delle creature’, dalla Basilica di Santa Chiara alla Basilica di San Francesco passando per il Santuario della Spogliazione e da un seminario di studio con il prof. Luigino Bruni, economista e saggista, e con il prof. Angelo Riccaboni, docente all’Università di Siena.

Nel messaggio i vescovi hanno preso l’immagine de ‘Il seminatore’ di Van Gogh: “Nel dipinto Il Seminatore (1888), Van Gogh scambia i colori: il cielo è dorato come la messe matura e la terra che accoglie i semi ha il blu del cielo. Ogni volta che un contadino semina, il cielo viene sulla terra. Ed il seminatore volge le spalle al tramonto per dirigersi verso un’alba nuova.

Nel disorientamento che proviamo mentre ci chiediamo dove siamo e quale direzione prendere, nella terra troviamo la speranza per il domani. Questo senso di fiducia nel futuro si amplifica, da un lato, nella gratitudine per il Creato ma, dall’altro, viene adombrato dalla preoccupazione crescente per uno sfruttamento che mette a rischio l’agricoltura e la vita delle persone”.

E’ un rimando all’Ultima Cena di Gesù: “Certo, benedice la mensa e il pane che diverrà memoriale della sua Pasqua, della fraternità e della gioia del prendere cibo insieme, ma ringrazia anche di tutti i benefici della creazione: del grano e dei grappoli della vite, della fatica intelligente che li trasforma in cibo e bevanda. La creazione è il dono.

Dobbiamo ringraziare per quanto abbiamo ereditato e comprendere quanto questo sia prezioso, soprattutto di fronte agli effetti drammatici della crisi ecologica. La gratitudine, infatti, deve trasformarsi in impegno, in progettualità, in azioni concrete se vogliamo evitare che i paesaggi diventino un lontano ricordo di quello che sono stati e i territori dei frammenti, residuo dello scarto e dell’abbandono”.

E’ necessario conservare il territorio adottando nuovi stili di vita attraverso la salvaguardia del territorio: “Il rinnovamento degli stili di vita è una via possibile e percorribile per supportare le politiche ambientali e ri-orientare l’economia nel segno della sostenibilità e della giustizia. L’agricoltura deve mantenere le sue basi ecologiche, che non ha mai dimenticato, ma che rischia di smarrire se insegue il paradigma tecnocratico, che porta alla ricerca di un modello di produzione volto solo alla massimizzazione del profitto. E, di conseguenza, all’abbandono dei campi, alla dismissione di alcune coltivazioni e, in molti casi, della stessa attività agricola a cui, a causa delle difficoltà strutturali dell’agricoltura nazionale, viene preferita la rendita derivante dal consumo del suolo o dal ritorno del bosco non curato”.

Al contempo è un invito a salvaguardare la cultura agricola: “Questo patrimonio di attenzioni e di tradizione non può essere dissipato, in quanto rappresenta uno stimolo per guardare al futuro e affrontare in modo costruttivo le sfide odierne, dando soluzione a quelle problematiche che, in varie occasioni, sono state portate alla luce da quanti sono impegnati nel mondo agricolo, che chiedono un confronto e un dialogo a più voci sul rapporto tra uso della terra, agricoltura, sostenibilità e tutela del lavoro delle nuove generazioni. Anche la progettualità sostenibile, come l’istallazione di impianti fotovoltaici, deve vigilare affinché ci sia sempre compatibilità con la produzione agricola. Sono questioni centrali per il futuro della nostra Europa”.

In quest’opera i vescovi invitano a coinvolgere i giovani: “E’ tempo di coinvolgere le nuove generazioni nella cura della terra indirizzando a un diverso modello economico, riducendo sprechi e consumi, riscoprendo le potenzialità delle comunità locali e salvaguardando le conoscenze tradizionali, riconoscendo il giusto compenso ai produttori e raddrizzando le distorsioni dei sussidi”.

Quindi tale giornata può diventare un’occasione di creare laboratori: “Il nostro Paese è un laboratorio ideale, per diversità di ambienti e condizioni socioeconomiche, per sperimentare vie nuove nelle tante forme di agricoltura. Vanno sostenuti i molti giovani – anche immigrati – che hanno deciso di intraprendere questa strada tornando alla terra, pure nelle situazioni più difficili della collina interna e della montagna.

Facciamo appello ai giovani agricoltori e ai centri di formazione che li preparano a un lavoro qualificato, perché si sentano protagonisti con la loro attività, di questo momento cruciale della storia, nel quale il loro contributo è fondamentale. Troppo spesso gli imprenditori agricoli non sono stati percepiti come una risorsa indispensabile per la produzione di cibo sano, disponibile per tutti e di qualità”.

Infine i vescovi mettono in guardia le Istituzioni a promuovere l’agrobusiness, che non è sostenibile: “Mentre non possiamo non riconoscere gli elementi di verità esistenti nelle denunce di insostenibilità ambientale e sociale di tanta agricoltura industriale (non per nulla definita agrobusiness), auspichiamo che si promuovano politiche nazionali ed europee che ripropongano corrette riforme agrarie, adeguato riconoscimento economico del lavoro agricolo e del valore dei prodotti agricoli, riduzione degli sprechi dal campo alla tavola, valorizzazione dell’agricoltura familiare. La polarizzazione tra agricoltura convenzionale e biologica o altro non serve: occorre fare rete e integrare, per combattere la dispersione delle comunità, soprattutto di quelle interne del nostro Paese, e dell’ambiente da cui proviene sostentamento e salute per tutti”.

(Foto: Cei)

Papa Francesco: proteggere le persone e la natura

Oggi papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali, che partecipano all’incontro ‘Dalla crisi climatica alla resilienza climatica’, che alla Casina Pio IV riunisce anche sindaci e governato, ribadendo l’urgenza di azioni concrete per difendere la vita delle persone e la natura:

“I dati sul cambiamento climatico si aggravano di anno in anno, ed è pertanto urgente proteggere le persone e la natura. Mi congratulo con le due Accademie per aver guidato questo impegno e aver prodotto un documento universale di resilienza. Le popolazioni più povere, che hanno ben poco a che fare con le emissioni inquinanti, dovranno ricevere maggior sostegno e protezione. Sono delle vittime”.

Ai partecipanti il papa ha posto una scelta, quella tra la difesa della vita e l’accettazione della morte: “Voi avete risposto che dobbiamo essere attenti al grido della terra, ascoltare la supplica dei poveri, essere sensibili alle speranze dei giovani e ai sogni dei bambini! Che abbiamo la grave responsabilità di garantire che non venga loro negato il futuro. Avete dichiarato di scegliere uno sviluppo umano sostenibile”.

E’ un invito ad affrontare seriamente i problemi, che si presentano oggi nel panorama mondiale: “Ci troviamo di fronte a sfide sistemiche distinte ma interconnesse: il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, il degrado ambientale, le disparità globali, l’insicurezza alimentare e una minaccia alla dignità delle popolazioni coinvolte. A meno che non vengano affrontati collettivamente e con urgenza, questi problemi rappresentano minacce esistenziali per l’umanità, per gli altri esseri viventi e per tutti gli ecosistemi”.

Occorre risolvere questi problemi, perché colpiscono i poveri: “Ma sia chiaro: sono i poveri della terra a soffrire maggiormente, nonostante contribuiscano in misura minore al problema. Le Nazioni più ricche, circa un miliardo di persone, producono oltre la metà degli inquinanti che intrappolano il calore. Al contrario, i tre miliardi di persone più povere contribuiscono per meno del 10%, ma sopportano il 75% delle perdite che ne derivano. I 46 Paesi meno sviluppati, per lo più africani, rappresentano solo l’1% delle emissioni globali di CO2. Al contrario, le nazioni del G20 sono responsabili dell’80% di queste emissioni”.

Comunque è consapevole della difficoltà di tale ‘conversione’: “I dati emersi da questo vertice rivelano che lo spettro del cambiamento climatico incombe su ogni aspetto dell’esistenza, minacciando l’acqua, l’aria, il cibo e i sistemi energetici. Altrettanto allarmanti sono le minacce alla salute pubblica e al benessere. Assistiamo alla dissoluzione delle comunità e allo sfollamento forzato delle famiglie. L’inquinamento atmosferico miete prematuramente milioni di vite ogni anno.

Oltre tre miliardi e mezzo di persone vivono in regioni altamente sensibili alle devastazioni del cambiamento climatico, e questo spinge alla migrazione forzata. Vediamo in questi anni quanti fratelli e sorelle perdono la vita nei viaggi disperati, e le previsioni sono preoccupanti. Difendere la dignità e i diritti dei migranti climatici significa affermare la sacralità di ogni vita umana ed esige di onorare il mandato divino di custodire e proteggere la casa comune”.

Davanti a questa crisi mondiale occorre prendere decisioni rapide: “In primo luogo è necessario adottare un approccio universale e un’azione rapida e risoluta, in grado di produrre cambiamenti e decisioni politiche. In secondo luogo, bisogna invertire la curva del riscaldamento, cercando di dimezzare il tasso di riscaldamento nel breve arco di un quarto di secolo. Allo stesso tempo, occorre puntare a una de-carbonizzazione globale, eliminando la dipendenza dai combustibili fossili.

In terzo luogo, vanno rimosse le grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, mediante una gestione ambientale che abbraccia diverse generazioni. E’ un lavoro lungo, ma è anche lungimirante, e dobbiamo intraprenderlo tutti insieme. E in questo sforzo la natura ci è fedele alleata, mettendoci a disposizione i suoi poteri, i poteri che la natura ha di rigenerare, poteri rigenerativi”.

L’unica soluzione per affrontare tale crisi è la cooperazione: “La crisi climatica richiede una sinfonia di cooperazione e solidarietà globale. Il lavoro dev’essere sinfonico, armonicamente, tutti insieme. Mediante la riduzione delle emissioni, l’educazione degli stili di vita, i finanziamenti innovativi e l’uso di soluzioni collaudate basate sulla natura, rafforziamo quindi la resilienza, in particolare la resilienza alla siccità”.

Ed anche un’altra finanza, in grado di riconoscere il ‘debito ecologico’: “Infine, va sviluppata una nuova architettura finanziaria che risponda alle esigenze del Sud del mondo e degli Stati insulari gravemente colpiti dai disastri climatici. La ristrutturazione e riduzione del debito, insieme allo sviluppo di una nuova Carta finanziaria globale entro il 2025, riconoscendo una sorta di ‘debito ecologico’ (dovete lavorare su questa parola: il debito ecologico), possono essere di valido aiuto alla mitigazione dei cambiamenti climatici”.

In precedenza il papa aveva ricevuto il metropolita Agathanghelos, direttore generale della Apostolikì Diakonia della Chiesa di Grecia e la delegazione del Collegio Teologico di Atene, sottolineando il cammino comunitario compiuto in questi anni, privilegiando la formazione culturale: “In questi vent’anni, superando anche periodi difficili (come per esempio quello della crisi economica che ha colpito la Grecia e quello della pandemia), l’Apostolikì Diakonia e il Comitato Cattolico per la Collaborazione Culturale hanno lavorato insieme per promuovere progetti di comune interesse sul piano culturale ed educativo.

Mi rallegro per la vostra scelta di privilegiare la formazione culturale, teologica ed ecumenica delle nuove generazioni. Infatti, proprio i giovani, sostenuti dalla speranza che si fonda sulla fede, possono spezzare le catene fatte di risentimenti, incomprensioni e pregiudizi, che per secoli hanno tenuto prigionieri cattolici e ortodossi, impedendo loro di riconoscersi fratelli uniti nella diversità, capaci di testimoniare l’amore di Cristo, specialmente in questo mondo così diviso e conflittuale”.

(Foto: Santa Sede)

L’Azione Cattolica Italiana accoglie il papa ‘A braccia aperte’

Venerdì 19 aprile è stato presentato l’incontro dell’Azione Cattolica Italiana, che aprirà i lavori della XVIII Assemblea nazionale elettiva dell’Ac, ‘Testimoni di tutte le cose da lui compiute’, con papa Francesco, che si svolgerà giovedì 25 aprile 2024 in piazza San Pietro alla presenza di 50.000 persone, provenienti da tutte le diocesi italiane con l’invito ‘A braccia aperte’ per una giornata di dialogo in seno alla Chiesa ma aperta alla partecipazione di tutti coloro che vorranno esserci per fare un’esperienza viva di Chiesa sinodale, come ha sottolineato  il presidente nazionale  dell’Azione cattolica italiana Giuseppe Notarstefano:

”Abbiamo voluto vivere questo incontro nella dimensione ordinaria, in un tempo in cui la questione della democrazia e delle sue sfide è sotto gli occhi di tutti. Lo viviamo come un’espressione di vita democratica che coinvolge soprattutto i ragazzi. Ricordo che i nostri responsabili sono frutto di un percorso di elezione democratica che vedrà il suo culmine nell’elezione dei nuovi organi durante l’Assemblea generale che seguirà l’incontro con il papa.

In questo tempo complicato e difficile per l’intera vita della Chiesa, noi guadiamo con grande fiducia all’impegno che tutti noi di Ac possiamo porre verso la comunità. Siamo molto preoccupati per la guerra, alla quale ci stiamo forse rassegnando. Noi di Ac vogliamo ribadire che la pace deve essere il nostro obiettivo e che occorre tessere quell’artigianato di pace di cui parla papa Francesco”.

Mentre l’Assistente ecclesiastico generale dell’Associazione, mons. Claudio Giuliodori, ha ricordato lo stretto legame dell’Azione Cattolica Italiana con i papi: “Questo evento è frutto di una consuetudine che lega l’Ac ai pontefici. Con papa Francesco la tradizione di legame con la Santa Sede si è consolidato attraverso tanti incontri; l’incontro per i 150 anni dell’Azione Cattolica. Siamo in attesa delle parole del papa perché sono sempre parole che stimolano e provocano.

Vogliamo esprimere la vicinanza al pontefice sui temi a cui lui tiene molto. Vogliamo affiancarlo nel cammino sinodale della Chiesa in Italia e lo slogan, A braccia aperte, vuole essere traduzione plastica di questo camminare insieme come comunità consapevole di dover procedere in maniera sinergica valorizzando le diversità e andando incontro a uomini e donne di questo tempo. L’enciclica ‘Fratelli Tutti’ è la piattaforma di questo evento di piazza con il papa”.

La vicinanza al papa è sottolineata anche dal messaggio dei vescovi italiani con l’invito a stare in ‘prima linea’: “Attendiamo da voi la testimonianza cristiana nell’ambito sociale e politico, ora tanto urgente. Ripercorrendo la storia dell’Azione Cattolica in Italia, molte conquiste sociali sono state ottenute proprio grazie ai vostri padri e alle vostre madri. Numerosi soci hanno lasciato una traccia umana e cristiana ancora valida per il nostro tempo. Basta ricordare la bellezza della vita del beato Pier Giorgio Frassati per capire che oggi bisogna coltivare la passione evangelica in ciascuno”.

E’ un invito ad uscire dalla mediocrità sull’esempio del beato Frassati: “La mediocrità non appartiene alla nostra fede. Frassati lascia questo messaggio forte: il Vangelo è vita in ciascuno di noi. Bisogna vivere la forza del lieto annuncio quotidianamente. Guardate alla sua testimonianza, mentre percorriamo la strada della sinodalità nelle nostre comunità. Siamo consapevoli del supporto che date al Cammino sinodale delle Chiese in Italia e di questo vi siamo grati, così come per la cura con cui accompagnate la formazione di un laicato maturo e responsabile, capace di assumere le sfide ecclesiali e sociali del nostro tempo. Riecheggiano, però, le parole del beato Frassati: vivere, non vivacchiare!”

Però l’incontro si svolgerà in una data simbolo dell’Italia democratica e per questo Neri Marcorè leggerà alcuni brani per ricordare la Resistenza dei cattolici, che hanno partecipato alla lotta partigiana contro il Nazifascismo e per la liberazione dell’Italia, come ha ribadito il presidente Notarstefano:

“La data del 25 aprile ci dà la possibilità di ricordare un progetto che è stato messo in campo dall’Associazione e in particolare dall’Istituto Paolo VI, in cui viene trattata la storia del movimento cattolico: ‘Biografie resistenti’ progetto curato da storici e studiosi, ma anche aperto agli iscritti  all’associazione. Sacerdoti e laici e soprattutto giovani di Ac come Tina Anselmi che dentro le sue fila hanno maturato scelte importanti che sono state a volte persino scelte di martirio come quella di Gino Pistoni”.

Durante la conferenza stampa, inoltre, sono stati presentati i dati del Bilancio di sostenibilità 2024, in cui è stato evidenziato che l’associazione è in crescita: dopo il calo di soci/e dovuto alla pandemia di Covid 19, per il secondo anno consecutivo si è registrato un + 3,7% di iscritti sull’anno precedente, superando quota 200.000 (221.598). I responsabili associativi sono 38.111 per un totale stimato di 5.000.000 di ore donate per l’associazione ogni anno. Gli educatori e gli animatori dei ragazzi e giovani di Ac sono circa 42.000, per un totale di 7.500.000 di ore donate.

Significativa anche la cifra dei soci impegnati nel volontariato (circa 20.000), nel sindacato e nelle associazioni (circa 1.500), in politica (circa 2.500) ed il numero degli assistenti ecclesiastici nelle diocesi e nei territori (6.900).

Per questo ad inizio aprile l’Azione Cattolica Italiana ha vinto il secondo premio del contest sui bilanci di sostenibilità promosso da ‘Buone Notizie’, l’inserto del Corriere che racconta le buone pratiche e il bene esistente in giro per il Paese, e da ‘NeXt – Nuova Economia per Tutti’, associazione nazionale di promozione sociale che ha l’ambiziosa mission di cambiare dal di dentro i modelli economici dominanti.

Sono state più di 250 le realtà iscritte alla terza edizione del premio (+49% al 2023), suddivise in varie categorie (grandi, medie, piccole aziende ed enti del Terzo Settore), a significare come il tema interessi sempre più realtà del Paese e come stia diventando importante raccontare e misurare il proprio impegno e i propri sforzi nell’azione non finanziaria. I pilastri della rendicontazione restano quelli ormai riconosciuti a livello internazionale, gli ESG, che delineano in maniera dettagliata il concetto di sostenibilità: l’attenzione verso l’ambiente (environmental), il sociale (social) e la governance.

Ritirando il premio, il vicepresidente nazionale per il settore adulti, Paolo Seghedoni, ha espresso soddisfazione per il traguardo raggiunto: “Siamo molto contenti perché l’Ac ha cominciato tempo fa questo percorso sulla strada della sostenibilità. Il miglioramento che c’è stato nel documento premiato quest’anno non riguarda solo la rendicontazione, ma soprattutto il dinamismo che ci ha portati ad uscire dalla nostra zona di comfort e che sta diventando sempre di più radicato nei territori in cui abitiamo e in cui viviamo”.

(Foto: Alessia Giuliani)

A Siena con ‘Greenaccord’ per città ‘sostenibili’

Si è concluso a Siena il XVIII Forum dell’Informazione Cattolica per la Custodia del Creato, organizzato da Greenaccord Onlus, che si è tenuto dal 15 al 17 dicembre, nella storica sede dell’Accademia Chigiana: “La casa comune non è una proprietà di cui possiamo disporre come ci piace ma, ognuno nel proprio settore, deve mettere a disposizione ciò che sa per renderla migliore. Perché non siamo noi la luce, noi dobbiamo dare testimonianza della luce vera”, queste le parole del card. Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, che ha celebrato la messa conclusiva del Forum.

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