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Papa Leone XIV offre l’esempio di Isidore Bakanja ai lavoratori
“La speranza del Giubileo nasce dalle sorprese di Dio. Dio è diverso da come siamo abituati a essere noi. L’Anno giubilare ci spinge a riconoscere questa diversità e a tradurla nella vita reale. Per questo è un Anno di grazia: possiamo cambiare! Lo chiediamo sempre, quando preghiamo il Padre Nostro e diciamo: ‘Come in cielo, così in terra’. San Paolo scrive ai cristiani di Corinto invitandoli a rendersi conto che fra loro la terra ha già cominciato a somigliare al cielo. Dice loro di considerare la loro chiamata e vedere come Dio abbia avvicinato persone che altrimenti mai si sarebbero frequentate. Chi è più umile e meno potente è ora diventato prezioso e importante”: in questa udienza giubilare, in cui è stato celebrato anche quello dei lavoratori, papa Leone XIV ha auspicato ‘un impegno collettivo’ nella società civile, perché cresca l’occupazione, presentando l’esempio del beato Isidore Bakanja.
Quindi la testimonianza della speranza è potente: “I criteri di Dio, che sempre comincia dagli ultimi, già a Corinto sono un “terremoto” che non distrugge, ma risveglia il mondo. La parola della Croce, che Paolo testimonia, risveglia la coscienza e risveglia la dignità di ciascuno. Cari fratelli e sorelle, sperare è testimoniare: testimoniare che tutto è già cambiato, che niente è più come prima”.
Per raccontare tale speranza il papa ha presentato Isidore Bakanja: “ Per questo oggi vorrei parlarvi di un testimone della speranza cristiana in Africa. Si chiama Isidore Bakanja e dal 1994 è annoverato tra i Beati, patrono dei laici nel Congo. Nato nel 1885, quando il suo Paese era una colonia belga, non frequentò la scuola, perché non c’era nella sua città, ma diventò apprendista muratore. Divenne amico dei missionari cattolici, i monaci trappisti: questi gli parlarono di Gesù e lui accettò di seguire l’istruzione cristiana e di ricevere il Battesimo, intorno ai vent’anni. Da quel momento, la sua testimonianza divenne sempre più luminosa. Sperare è testimoniare: quando testimoniamo la vita nuova, aumenta la luce anche fra le difficoltà”.
Nel lavoro Isidore non sopporta i soprusi e per questo è ucciso: “Isidore, infatti, si trova a lavorare come operaio agricolo per un padrone europeo senza scrupoli, che non sopporta la sua fede e la sua autenticità. Il padrone odiava il cristianesimo e quei missionari che difendevano gli indigeni contro gli abusi dei colonizzatori, ma Isidore porterà fino alla fine il suo scapolare al collo con l’immagine della Vergine Maria, subendo ogni genere di maltrattamenti e di torture, senza perdere la speranza. Sperare è testimoniare! Isidore muore, dichiarando ai padri trappisti di non provare rancore, anzi, promette di pregare anche nell’aldilà per chi lo ha ridotto così”.
Quindi la croce deve essere vissuta: “E’ questa, cari fratelli e sorelle, la parola della Croce. È una parola vissuta, che rompe la catena del male. E’ un nuovo tipo di forza, che confonde i superbi e rovescia dai troni i potenti. Così sorge la speranza. Molte volte le antiche Chiese del Nord del mondo ricevono dalle Chiese giovani questa testimonianza, che spinge a camminare insieme verso il Regno di Dio, che è Regno di giustizia e di pace”.
Questo è un modo per la conversione: “L’Africa, in particolare, chiede questa conversione, e lo fa donandoci tanti giovani testimoni di fede. Sperare è testimoniare che la terra può davvero somigliare al cielo. E questo è il messaggio del Giubileo”.
Perciò il lavoro deve essere una ‘fonte’ per la vita: “Cari amici, il lavoro deve essere una fonte di speranza e di vita, che permetta di esprimere la creatività dell’individuo e la sua capacità di fare del bene. Pertanto, auspico un impegno collettivo, da parte delle istituzioni e della società civile, per creare valide opportunità occupazionali che offrano stabilità e dignità, assicurando soprattutto ai giovani di realizzare i propri sogni e contribuire al bene comune”.
(Foto: Santa Sede)
8 Marzo: si alza un grido di donna
“Nella Giornata Internazionale della donna, penso a tutte le donne: le ringrazio per l’impegno a costruire una società più umana, mediante la loro capacità di cogliere la realtà con sguardo creativo e cuore tenero. Questo è un privilegio solo delle donne! Una benedizione particolare per tutte le donne presenti in piazza. E un applauso alle donne! Se lo meritano!”:al termine dell’udienza generale odierna papa Francesco ha ricordato la capacità della donna nello stare dentro la realtà.





























