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Decretata la scomunica ai lefebvriani
“Dai tempi di San Paolo VI fino agli ultimi colloqui, svoltisi recentemente presso questo Dicastero, i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da Mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani. Tale situazione si è ulteriormente aggravata a causa delle recenti consacrazioni episcopali celebrate senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre, in aperta violazione del diritto canonico. Pertanto, questo Dicastero, nel fedele esercizio delle funzioni ad esso affidate, ritiene necessario rilevare che tale atto ha configurato il delitto di scisma, con le conseguenze canoniche per i ministri sacri e per i fedeli laici coinvolti”: così inizia il documento, a firma del card. Victor M. Fernandez, prefetto del dicastero per la Dottrina della Fede, che definisce ‘atto di natura scismatica’ il rito celebrato ieri ad Econe.
Nella nota esplicativa si sottolinea che “i ministri sacri appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, sono nello scisma e devono pertanto essere considerati scismatici (cfr. Ecclesia De, 5 c; Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Nota esplicativa sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del Vescovo Marcel Lefebvre, 24.08.1996, 5-6), risultando soggetti alla scomunica prevista dal diritto (can. 1364 § 1 CJC)”.
Lo scisma si estende anche ai laici che aderiscono a quella fraternità: “Per quanto concerne i fedeli laici, sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X alle condizioni stabilite nella Nota esplicativa dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 1996 (cfr. ibidem, 7), ancora vigente, che questo Dicastero fa propria.
Si avverte, infine, il santo Popolo di Dio che i ministri sacri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi”.
La nota si conclude con l’invito a rimanere nella Chiesa: “La Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione. I Nunzi Apostolici disporranno delle procedure che gli Ordinari potranno utilizzare nei diversi casi.
Si esortano, infine, tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i Vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa (cfr. Lumen Gentium, 22; can. 751 CIC), e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla suddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X”.
Mentre ieri, a margine di un incontro, il card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, ha commentato: “Non credo che ci siano tante cose da dire su questo episodio. Prima di tutto voglio esprimere un grande dolore. Voglio esprimere un grande dolore perché, parlando dell’unità della Chiesa, un atto del genere ferisce profondamente l’unità della Chiesa…
Evidentemente questo è un atto di per sé scismatico perché noi sappiamo che le ordinazioni episcopali senza il mandato pontificio rompono l’unità della Chiesa e sono sottoposte anche a delle sanzioni molto precise che sono fondamentalmente la scomunica”.
Ed ha concluso che la storia della Chiesa continua: “Non si può certamente pensare che la storia della Chiesa si fermi ad un certo punto. La storia, come dicevo prima, della Chiesa continua e quindi il concilio Vaticano II è una pietra miliare nella storia della Chiesa che va accettato e va implementato nella giusta maniera. Spero che su questa, come c’è stato già nel passato, c’è stato tutto tentare uno di dialogo anche con la confraternita di San Pio X… Nonostante questa ferita grave che è stata prodotta, si può riprendere e si possono trovare delle strade che permettono di risolvere questo problema”.
Papa Leone XIV: dialogo per un processo di riconciliazione
“Con cuore paterno, ma con tutta la gravità richiesta dalle presenti circostanze, io la esorto, Venerabile Fratello, a rinunciare al suo progetto che, se realizzato, potrà solo apparire come un atto scismatico, le cui inevitabili conseguenze teologiche e canoniche le sono note. Io la invito ardentemente al ritorno, nell’umiltà, alla piena obbedienza al Vicario di Cristo. Non solo la invito a questo, ma glielo chiedo per le piaghe di Cristo nostro Redentore, in nome di Cristo che alla vigilia della sua Passione ha pregato per i suoi discepoli, affinché tutti siano uno”: così terminava la lettera il 9 giugno 1988 da papa san Giovanni Paolo II all’arcivescovo francese, mons. Marcel Lefebvre, come ultimo tentativo per fermarlo dall’ordinare quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio.
Nella lettera papa san Giovanni Paolo II elencava gli incontri avvenuti per scongiurare la divisione, che ci fu: “Nel corso di questi incontri, erano state elaborate delle soluzioni, da lei accettate e firmate il 5 maggio 1988: esse permettevano alla Fraternità San Pio X di esistere e di operare nella Chiesa in piena comunione con il Sommo Pontefice, guardiano dell’unità nella Verità. Da parte sua, la Sede Apostolica perseguiva solo uno scopo nelle conversazioni con lei: favorire e salvaguardare questa unità nell’obbedienza alla Rivelazione divina, tradotta e interpretata dal Magistero della Chiesa, in particolare nei ventuno Concili ecumenici, da Nicea al Vaticano II”.
A distanza di 38 anni lo scenario non è cambiato, perché ieri papa Leone XIV ha inviato un’altra lettera aperta al superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X, mons. Davide Pagliarani, successore di mons. Lefebvre, il quale oggi ha consacrato quattro vescovi ad Écône, senza il consenso del papa.
Nella lettera inviata papa Leone XIV ha ricordato l’attenzione della Chiesa alla comunità di mons. Lefebvre: “La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità. Ciò ha motivato l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei Predecessori vi hanno costantemente manifestato”.
Quindi è stata una richiesta di apertura di dialogo: “Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione. La Chiesa è disponibile ad un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo”.
L’apertura del papa a desistere da tale azione: “Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio”.
Però ciò non è avvenuto, anzi nella lettera di risposta mons. Pagliarani ha chiesto al papa di valutare bene la situazione: “Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, che non è per nulla fittizia. Paradossalmente, ci sembra nostro preciso dovere, nel contesto attuale, fare il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico. Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, prima di prendere una decisione sulla Fraternità San Pio X. Non è troppo tardi”.
Infine ha chiesto un gesto di comprensione da parte di un papa agostiniano, chiedendo la benedizione: “Ma soprattutto, mi permetto di rivolgermi a Lei in nome di migliaia di anime che hanno ritrovato la fede cattolica e la pratica religiosa grazie all’apostolato della Fraternità. E’ un fatto di cui i Suoi predecessori hanno preso atto. Queste anime non hanno che un desiderio: quello di salvarsi attraverso questo strumento che la Provvidenza ha messo a loro disposizione. Hanno sofferto e sono sincere. Sono sicuro che il Suo cuore paterno di pastore universale sarà sensibile a questa situazione molto particolare. Un giorno tutte le difficoltà tra la Santa Sede e la Fraternità si risolveranno. Un gesto di comprensione da parte Sua, invece di nuocere all’unità, non potrà che manifestare davanti al mondo e tutti i cristiani la Sua preoccupazione per l’unità e la Sua bontà di padre”.
Però se da una parte è avvenuta la divisione, dall’altra si apre un percorso di riconciliazione con il ricevimento, nel giorno successivo alla festa dei patroni di Roma, della delegazione del Patriarcato Ecumenico con un riferimento al Concilio di Nicea in prospettiva dell’Anno Santo della Redenzione: “In questa prospettiva, la commemorazione del 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea, tenutasi alla vigilia della festa di Sant’Andrea a Ìznik, su invito del Patriarca Bartolomeo e con la presenza di rappresentanti di altre Chiese e Comunità ecclesiali, ha rappresentato un’eloquente testimonianza della comunione già esistente tra tutti coloro che condividono la fede in Dio, Padre di tutti gli uomini, e confessano il Signore e Figlio di Dio Gesù Cristo e lo Spirito Santo, che ci ispira e ci conduce alla pienezza della verità e dell’unità.
Alla luce di quell’evento commemorativo, è apparso evidente come il Credo di Nicea debba essere la base e il criterio di riferimento di questo processo, proponendo il modello di vera unità nella legittima diversità: Unità nella Trinità, Trinità nell’Unità. Possa il cammino verso la celebrazione del secondo millennio della Redenzione, nel 2033, essere percorso insieme tra tutte le Confessioni cristiane del mondo, riscoprendo il dono e la chiamata ad essere testimoni del Risorto”.
Solo così i cristiani sono ‘credibili’: “In un’epoca caratterizzata da guerre e da una crescente polarizzazione, nonché da divisioni culturali e sociali, i cristiani, riconciliati tra loro e concordi nella professione dell’unica fede, sono chiamati ad essere segno credibile di pace, contribuendo in modo decisivo all’impegno in tal senso di tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
Infatti, nell’attuale situazione è in gioco non solo la credibilità dell’annuncio cristiano, ma il futuro stesso dell’umanità. L’esigenza di una maggiore collaborazione tra i cristiani di fronte alle sfide odierne, quali la pace, il buon uso delle nuove tecnologie, la cura del creato, scaturisce dallo stesso Vangelo di Gesù Cristo: infatti la responsabilità nei confronti della vita e della dignità di ogni essere umano, a partire dai più piccoli e bisognosi, è il criterio che decide del nostro destino presente ed eterno”.
San Giovanni Paolo II: un papa nella storia
Il pontefice fu a lungo in ottima salute tanto che si dedicò regolarmente ad attività come escursioni, nuoto e sci per oltre quindici anni dall’inizio del suo incarico. Tuttavia, complici l’invecchiamento fisiologico, un attentato e un gran numero di traumi fisici, la sua salute cominciò a declinare. Nell’estate del 1992 gli fu asportato un tumore benigno al colon, nel 1993 si slogò una spalla scivolando al termine di un’udienza e nel 1994 si ruppe il femore destro a seguito di una caduta nel bagno del suo appartamento privato.
Il 29 aprile 1994 fu sottoposto a un intervento di artoprotesi all’anca, il quale gli permise di tornare a camminare, seppure usando il bastone. Nel corso della benedizione natalizia del 1995, fu costretto a interrompere il suo discorso per un malore causato da un attacco di appendicite acuta, che venne efficacemente curato fino all’ appendicectomia, effettuata nel 1996
Il papa si ammalò di Parkinson alla fine del 1991. Tutto cominciò con un lieve tremore della mano sinistra. La malattia progredì e rese sempre più difficoltosi i movimenti e la pronuncia delle parole. Con l’avanzare dell’età, fecero la loro comparsa anche problemi osteoarticolari, tra cui un’artrosi acuta al ginocchio destro, che a partire dal 2002 rese sempre più difficoltoso per il papa il camminare e lo stare in piedi a lungo. Così fu costretto a utilizzare prima una pedana mobile e poi una sedia a rotelle. Nonostante questi disagi continuò a girare il mondo, disse che accettava la volontà di Dio e sarebbe rimasto, determinato a mantenere la carica fino alla morte o finché non sarebbe diventato mentalmente inabile in maniera irreversibile. Coloro che lo incontrarono dissero che, sebbene provato fisicamente, era perfettamente lucido.
Nel settembre 2003 il cardinale Joseph Ratzinger, spesso considerato la «mano destra» di papa Wojtyła, disse: «Dovremmo pregare per il Papa». Questo preoccupò il popolo circa lo stato di salute del pontefice. Papa Benedetto XVI conobbe Wojtyła durante gli anni del Concilio Vaticano II, da lì rimasero molto legati. Nella propria autobiografia ,”Alzatevi, andiamo!”, Giovanni Paolo II lo aveva definito “amico fidato”.
Il 1º febbraio 2005 papa Wojtyła fu ricoverato al policlinico Agostino Gemelli di Roma, dove restò fino al 10 febbraio. Una volta rientrato in Vaticano, fu costretto a saltare gran parte degli impegni previsti a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute. Il 27 marzo, Pasqua, apparve alla finestra su piazza San Pietro per poco tempo e il messaggio Urbi et Orbi fu letto dal cardinale Angelo Sodano, mentre il Papa benedisse la folla di mano sua. Tentò di parlare senza riuscirci.
Il 30 marzo, il Papa apparve per l’ultima volta in pubblico affacciandosi brevemente alla finestra su piazza San Pietro. Tentò di parlare, ma al posto delle parole emise solo un prolungato respiro. Dopo due giorni, a causa di un’infezione dell’apparato urinario, Giovanni Paolo II morì alle ore 21:37 di sabato 2 aprile 2005, vigilia della Domenica della Divina Misericordia. Aveva 84 anni. L’ultima parola del pontefice fu «Amen.» L’arcivescovo Leonardo Sandri, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, informò le migliaia di persone accorse in piazza San Pietro, raccolte in preghiera sin dalle ore precedenti il decesso.
Da quella sera e fino al giorno delle esequie, più di tre milioni di pellegrini confluirono a Roma per rendere omaggio alla salma del papa. I funerali, celebrati dal cardinale Joseph Ratzinger , avvennero sei giorni dopo, venerdì 8 aprile. Tutto si svolse in piazza San Pietro, con la partecipazione di più di 200 delegazioni ufficiali e rappresentanti di tutte le religioni. Molti applausi e grida di ‘Santo subito’, provenienti dai fedeli accompagnarono l’omelia del cardinale Ratzinger
Si stimò che la funzione sia stata seguita direttamente da un numero compreso tra le 250 000 e le 300 000 persone che affollavano la piazza e l’antistante via della Conciliazione. Mentre tramite maxischermi parteciparono almeno 2.000.000 persone riunite a Tor Vergata e nelle piazze di Roma. Il rito funebre fu trasmesso in diretta in mondovisione a reti unificate totalizzando, in Italia, quasi 15.000.000 spettatori e uno share del 90%. Papa Wojtyła fu sepolto nelle Grotte Vaticane situate sotto la basilica. La bara fu calata in una tomba creata nella nicchia e precedentemente occupata dai resti di papa Giovanni XXIII.
La Beatificazione avvenne il 1º maggio 2011 (da papa Benedetto XVI, suo successore), la Canonizzazione il 27 aprile 2014, insieme a papa Giovanni XXIII, (da papa Francesco). Il suo pontificato durò 26 anni, 5 mesi e 17 giorni. Fu il terzo pontificato più lungo in assoluto, dopo quello di Pio IX e quello tradizionalmente attribuito a San Pietro. Wojtyla fu un uomo amante dello sport, appassionato di sci, nuoto, canottaggio, calcio.
Dopo 455 anni, dai tempi di Adriano VI (1522-1523), Giovanni Paolo II fu il primo papa non italiano. Fu anche il primo pontefice polacco della storia e il primo proveniente da un Paese di lingua slava. I suoi numerosi viaggi, che coprirono una distanza maggiore rispetto ai predecessori, e i vari incontri anche coi giovani, favoriti dall’ istituzione delle GMG furono visti come l’intenzione di costruire un ponte tra nazioni e religioni diverse nel segno dell’ecumenismo, uno dei punti fermi del suo pontificato.
Durante il suo pontificato, Giovanni Paolo II effettuò più di 170 visite. Per questo fu insignito del riconoscimento di Globetrotter onorario dopo l’udienza del novembre 2000, quando ricevette gli Harlem Globetrotters. Mete quali gli Stati Uniti e la Terra santa erano già state visitate dal predecessore Paolo VI, soprannominato “il Papa pellegrino”. Molti altri Paesi, tuttavia, non erano mai stati visitati in precedenza da alcun altro pontefice.
Papa Giovanni Paolo II conobbe molte fedi diverse dalla sua, cercando di ricercare con esse un terreno comune, etico, dottrinale o dogmatico. Pregò a Gerusalemme presso il Muro del pianto e fu il primo pontefice romano dopo san Pietro a pregare in una sinagoga. Ciò avvenne il 3 aprile 1986, quando si recò alla sinagoga di Roma. Il Dalai Lama, guida spirituale del Buddhismo tibetano, incontrò otto volte Giovanni Paolo II, trovandosi spesso d’accordo con la sua opinione.
Il 27 ottobre 1986, ad Assisi si svolse per volere del Papa una giornata di incontro tra le grandi religioni. Essa diede inizio allo “Spirito di Assisi”. In tale circostanza, le differenti religioni «si sono dichiarate concordi nel riconoscere che, per diverso che sia il nome di Dio da esse invocato, la ricerca della pace per le vie della nonviolenza è la pietra di paragone dell’obbedienza alla Sua volontà».
Nel 1979, fu il primo Papa a visitare il campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Nel maggio 1999, Giovanni Paolo II visitò la Romania. Era la prima volta che un pontefice visitava una nazione principalmente cristiana ortodossa dopo il Grande Scisma del 1054. Fu Teotisto, patriarca e capo spirituale della Chiesa ortodossa rumena, ad invitare il papa. Domenica 9 maggio 1999 il Papa e il Patriarca assistettero ciascuno a una celebrazione condotta dall’altro. Il Papa disse alla folla «Sono qui tra di voi spinto soltanto dal desiderio di autentica unità. Non molto tempo fa era impensabile che il Vescovo di Roma potesse visitare i suoi fratelli e sorelle di fede che vivono in Romania. Oggi, dopo un lungo inverno di sofferenza e persecuzione, possiamo infine scambiarci il bacio della pace e lodare insieme il Signore».
Nel 2001, papa Wojtyła visitò la Grecia. Il Papa fu accolto da manifestazioni ostili e i vertici della Chiesa ortodossa non inviarono nessun suo esponente ad accoglierlo. Ad Atene il Papa si incontrò con l’arcivescovo Christodoulos e, pubblicamente, si riappacificarono a livello di problematiche tra le due religioni. Egli visitò altre aree di influenza ortodossa, come l’Ucraina, pur non venendo sempre accolto calorosamente, e affermò che la fine dello Scisma sarebbe stato uno dei suoi desideri più profondi.
Giovanni Paolo II espresse pubblicamente richieste di perdono per quelli che considerava i peccati commessi dai cattolici durante i secoli tra cui:
• Il 31 ottobre 1992 per la persecuzione dello scienziato italiano Galileo Galilei e il processo che seguì nel 1633.
• Il 9 agosto 1993 per il coinvolgimento di cattolici nella tratta degli schiavi africani.
• Il 10 luglio 1995 inviò una lettera destinata «ad ogni donna» in cui sottolineava gli «enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in servitù».
• Il 21 novembre 2001 chiese scusa, via Internet, per gli abusi commessi dai missionari nel passato contro le popolazioni indigene del Pacifico meridionale.
Dopo la morte di Giovanni Paolo II sono state intitolate a suo nome piazze, vie, corsi, parchi, gli aeroporti, università, santuari (a Introd in Valle d’Aosta dove aveva trascorso le sue vacanze estive Gli furono anche intitolate cime montane.
In ricordo delle visite pastorali del Pontefice, sono stati costruiti monumenti come la Pope John Paul II Tower a Bacolod, nelle Filippine, e altri a San Cristóbal de La Laguna (Tenerife), a Madrid e a Riccione.
Il Papa ricevette vari riconoscimenti tra cui il premio come Uomo dell’anno dalla rivista statunitense Time (1994), la nomina di membro onorario del Barcellona data la sua passione per il calcio in età giovanile, una Laurea una honoris causa in Giurisprudenza dall’ Università La Sapienza di Roma. Infine, furono dedicati al Papa canzoni, musicals, documentari, film e telefilm. Famosa la canzone dedicatagli: ‘Non abbiate paura’, che riprende le parole del pontefice.
Il pontefice ribadì ripetutamente la dignità dell’uomo e il diritto alla vita, perché ogni individuo è «unico e irripetibile» e ogni persona ha una sua dignità squisita dalla nascita perché è «immagine e somiglianza di Dio» e quindi solo Dio ha diritto di togliere la vita a qualcuno. Il diritto alla vita per il papà era il fondamento di ogni altro diritto esistente.
Il pontefice fu a lungo in ottima salute tanto che si dedicò regolarmente ad attività come escursioni, nuoto e sci per oltre quindici anni dall’inizio del suo incarico. Tuttavia, complici l’invecchiamento fisiologico, un attentato e un gran numero di traumi fisici, la sua salute cominciò a declinare. Nell’estate del 1992 gli fu asportato un tumore benigno al colon, nel 1993 si slogò una spalla scivolando al termine di un’udienza e nel 1994 si ruppe il femore destro a seguito di una caduta nel bagno del suo appartamento privato.
Il 29 aprile 1994 fu sottoposto a un intervento di artoprotesi all’anca, il quale gli permise di tornare a camminare, seppure usando il bastone. Nel corso della benedizione natalizia del 1995, fu costretto a interrompere il suo discorso per un malore causato da un attacco di appendicite acuta, che venne efficacemente curato fino all’ appendicectomia, effettuata nel 1996
Il papa si ammalò di Parkinson alla fine del 1991. Tutto cominciò con un lieve tremore della mano sinistra. La malattia progredì e rese sempre più difficoltosi i movimenti e la pronuncia delle parole. Con l’avanzare dell’età, fecero la loro comparsa anche problemi osteoarticolari, tra cui un’artrosi acuta al ginocchio destro, che a partire dal 2002 rese sempre più difficoltoso per il papa il camminare e lo stare in piedi a lungo. Così fu costretto a utilizzare prima una pedana mobile e poi una sedia a rotelle. Nonostante questi disagi continuò a girare il mondo, disse che accettava la volontà di Dio e sarebbe rimasto, determinato a mantenere la carica fino alla morte o finché non sarebbe diventato mentalmente inabile in maniera irreversibile. Coloro che lo incontrarono dissero che, sebbene provato fisicamente, era perfettamente lucido.
Nel settembre 2003 il cardinale Joseph Ratzinger, spesso considerato la «mano destra» di papa Wojtyła, disse: «Dovremmo pregare per il Papa». Questo preoccupò il popolo circa lo stato di salute del pontefice. Papa Benedetto XVI conobbe Wojtyła durante gli anni del Concilio Vaticano II, da lì rimasero molto legati. Nella propria autobiografia ,”Alzatevi, andiamo!”, Giovanni Paolo II lo aveva definito “amico fidato”.
Il 1º febbraio 2005 papa Wojtyła fu ricoverato al policlinico Agostino Gemelli di Roma, dove restò fino al 10 febbraio. Una volta rientrato in Vaticano, fu costretto a saltare gran parte degli impegni previsti a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute. Il 27 marzo, Pasqua, apparve alla finestra su piazza San Pietro per poco tempo e il messaggio Urbi et Orbi fu letto dal cardinale Angelo Sodano, mentre il Papa benedisse la folla di mano sua. Tentò di parlare senza riuscirci.
Il 30 marzo, il Papa apparve per l’ultima volta in pubblico affacciandosi brevemente alla finestra su piazza San Pietro. Tentò di parlare, ma al posto delle parole emise solo un prolungato respiro. Dopo due giorni, a causa di un’infezione dell’apparato urinario, Giovanni Paolo II morì alle ore 21:37 di sabato 2 aprile 2005, vigilia della Domenica della Divina Misericordia. Aveva 84 anni. L’ultima parola del pontefice fu «Amen.» L’arcivescovo Leonardo Sandri, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, informò le migliaia di persone accorse in piazza San Pietro, raccolte in preghiera sin dalle ore precedenti il decesso.
Da quella sera e fino al giorno delle esequie, più di tre milioni di pellegrini confluirono a Roma per rendere omaggio alla salma del papa. I funerali, celebrati dal cardinale Joseph Ratzinger , avvennero sei giorni dopo, venerdì 8 aprile. Tutto si svolse in piazza San Pietro, con la partecipazione di più di 200 delegazioni ufficiali e rappresentanti di tutte le religioni. Molti applausi e grida di ‘Santo subito’, provenienti dai fedeli accompagnarono l’omelia del cardinale Ratzinger
Si stimò che la funzione sia stata seguita direttamente da un numero compreso tra le 250 000 e le 300 000 persone che affollavano la piazza e l’antistante via della Conciliazione. Mentre tramite maxischermi parteciparono almeno 2.000.000 persone riunite a Tor Vergata e nelle piazze di Roma. Il rito funebre fu trasmesso in diretta in mondovisione a reti unificate totalizzando, in Italia, quasi 15.000.000 spettatori e uno share del 90%. Papa Wojtyła fu sepolto nelle Grotte Vaticane situate sotto la basilica. La bara fu calata in una tomba creata nella nicchia e precedentemente occupata dai resti di papa Giovanni XXIII.
La Beatificazione avvenne il 1º maggio 2011 (da papa Benedetto XVI, suo successore), la Canonizzazione il 27 aprile 2014, insieme a papa Giovanni XXIII, (da papa Francesco). Il suo pontificato durò 26 anni, 5 mesi e 17 giorni. Fu il terzo pontificato più lungo in assoluto, dopo quello di Pio IX e quello tradizionalmente attribuito a San Pietro. Wojtyla fu un uomo amante dello sport, appassionato di sci, nuoto, canottaggio, calcio.
Dopo 455 anni, dai tempi di Adriano VI (1522-1523), Giovanni Paolo II fu il primo papa non italiano. Fu anche il primo pontefice polacco della storia e il primo proveniente da un Paese di lingua slava. I suoi numerosi viaggi, che coprirono una distanza maggiore rispetto ai predecessori, e i vari incontri anche coi giovani, favoriti dall’ istituzione delle GMG furono visti come l’intenzione di costruire un ponte tra nazioni e religioni diverse nel segno dell’ecumenismo, uno dei punti fermi del suo pontificato.
Durante il suo pontificato, Giovanni Paolo II effettuò più di 170 visite. Per questo fu insignito del riconoscimento di Globetrotter onorario dopo l’udienza del novembre 2000, quando ricevette gli Harlem Globetrotters. Mete quali gli Stati Uniti e la Terra santa erano già state visitate dal predecessore Paolo VI, soprannominato “il Papa pellegrino”. Molti altri Paesi, tuttavia, non erano mai stati visitati in precedenza da alcun altro pontefice.
Papa Giovanni Paolo II conobbe molte fedi diverse dalla sua, cercando di ricercare con esse un terreno comune, etico, dottrinale o dogmatico. Pregò a Gerusalemme presso il Muro del pianto e fu il primo pontefice romano dopo san Pietro a pregare in una sinagoga. Ciò avvenne il 3 aprile 1986, quando si recò alla sinagoga di Roma. Il Dalai Lama, guida spirituale del Buddhismo tibetano, incontrò otto volte Giovanni Paolo II, trovandosi spesso d’accordo con la sua opinione.
Il 27 ottobre 1986, ad Assisi si svolse per volere del Papa una giornata di incontro tra le grandi religioni. Essa diede inizio allo “Spirito di Assisi”. In tale circostanza, le differenti religioni «si sono dichiarate concordi nel riconoscere che, per diverso che sia il nome di Dio da esse invocato, la ricerca della pace per le vie della nonviolenza è la pietra di paragone dell’obbedienza alla Sua volontà».
Nel 1979, fu il primo Papa a visitare il campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Nel maggio 1999, Giovanni Paolo II visitò la Romania. Era la prima volta che un pontefice visitava una nazione principalmente cristiana ortodossa dopo il Grande Scisma del 1054. Fu Teotisto, patriarca e capo spirituale della Chiesa ortodossa rumena, ad invitare il papa. Domenica 9 maggio 1999 il Papa e il Patriarca assistettero ciascuno a una celebrazione condotta dall’altro. Il Papa disse alla folla «Sono qui tra di voi spinto soltanto dal desiderio di autentica unità. Non molto tempo fa era impensabile che il Vescovo di Roma potesse visitare i suoi fratelli e sorelle di fede che vivono in Romania. Oggi, dopo un lungo inverno di sofferenza e persecuzione, possiamo infine scambiarci il bacio della pace e lodare insieme il Signore».
Nel 2001, papa Wojtyła visitò la Grecia. Il Papa fu accolto da manifestazioni ostili e i vertici della Chiesa ortodossa non inviarono nessun suo esponente ad accoglierlo. Ad Atene il Papa si incontrò con l’arcivescovo Christodoulos e, pubblicamente, si riappacificarono a livello di problematiche tra le due religioni. Egli visitò altre aree di influenza ortodossa, come l’Ucraina, pur non venendo sempre accolto calorosamente, e affermò che la fine dello Scisma sarebbe stato uno dei suoi desideri più profondi.
Giovanni Paolo II espresse pubblicamente richieste di perdono per quelli che considerava i peccati commessi dai cattolici durante i secoli tra cui:
• Il 31 ottobre 1992 per la persecuzione dello scienziato italiano Galileo Galilei e il processo che seguì nel 1633.
• Il 9 agosto 1993 per il coinvolgimento di cattolici nella tratta degli schiavi africani.
• Il 10 luglio 1995 inviò una lettera destinata «ad ogni donna» in cui sottolineava gli «enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in servitù».
• Il 21 novembre 2001 chiese scusa, via Internet, per gli abusi commessi dai missionari nel passato contro le popolazioni indigene del Pacifico meridionale.
Dopo la morte di Giovanni Paolo II sono state intitolate a suo nome piazze, vie, corsi, parchi, gli aeroporti, università, santuari (a Introd in Valle d’Aosta dove aveva trascorso le sue vacanze estive Gli furono anche intitolate cime montane.
In ricordo delle visite pastorali del Pontefice, sono stati costruiti monumenti come la Pope John Paul II Tower a Bacolod, nelle Filippine, e altri a San Cristóbal de La Laguna (Tenerife), a Madrid e a Riccione.
Il Papa ricevette vari riconoscimenti tra cui il premio come Uomo dell’anno dalla rivista statunitense Time (1994), la nomina di membro onorario del Barcellona data la sua passione per il calcio in età giovanile, una Laurea una honoris causa in Giurisprudenza dall’Università La Sapienza di Roma. Infine, furono dedicati al Papa canzoni, musicals, documentari, film e telefilm. Famosa la canzone dedicatagli: ‘Non abbiate paura’, che riprende le parole del pontefice.
Papa Francesco ai vescovi nel solco del Concilio Vaticano II
“Cari Fratelli nell’Episcopato, come già il mio Predecessore Benedetto XVI fece con ‘Summorum Pontificum’, anch’io intendo accompagnare il Motu proprio ‘Traditionis custodes’ con una lettera, per illustrare i motivi che mi hanno spinto a questa decisione. Mi rivolgo a Voi con fiducia e parresia, in nome di quella condivisione nella ‘sollecitudine per tutta la Chiesa, che sommamente contribuisce al bene della Chiesa universale’, come ci ricorda il Concilio Vaticano II”.





























