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Maimone ha rilanciato il turismo religioso: non è marginale e va promosso per la crescita

Nei giorni scorsi si è concluso a Milano la BIT – Borsa Internazionale del Turismo, principale manifestazione fieristica italiana dedicata al settore dei viaggi e dell’industria turistica. Tour operator, enti, professionisti del settore e appassionati da tutto il mondo si incontrano nei padiglioni di Fiera Milano Rho per scoprire le nuove tendenze del turismo, approfondire le innovazioni del settore e creare le connessioni strategiche che guideranno il futuro del viaggio. La BIT rappresenta non solo un luogo di confronto economico e professionale, ma anche uno spazio privilegiato in cui il turismo religioso può essere valorizzato come leva culturale, sociale e spirituale, capace di integrare tradizione, innovazione e dialogo tra i popoli. In questo contesto presso Palazzo Biandrà, sede di Banca Mediolanum nel cuore di Milano, si è svolta la VI edizione del Premio Internazionale Voucher – Turismo, Cinema, Moda, Musica e Comunicazione, ideato da Anna Di Maria e Paky Arcella.

L’evento ha coinciso con le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, iniziativa globale che ha unito sport, culture e popoli, promuovendo valori universali di collaborazione, comprensione e incontro. Così come le Olimpiadi hanno favorito l’integrazione tra diverse tradizioni, il turismo in generale, e in particolare quello religioso, ha svolto un ruolo analogo: costruisce ponti tra le persone, permette la conoscenza reciproca e valorizza il patrimonio culturale e spirituale di ogni territorio.

Il tema della serata si è concentrato su ‘Sport, Benessere e qualità della vita’, con particolare attenzione alle eccellenze enogastronomiche italiane, interpreti di tradizione, innovazione e sostenibilità, capaci di raccontare il Paese attraverso gusto, creatività e autenticità, insieme alla ricchezza dei percorsi turistici religiosi che attraversano tutto il territorio nazionale. L’iniziativa ha goduto del patrocinio del Ministero del Turismo e di Regione Lombardia, consolidando il suo ruolo istituzionale e la capacità di attrarre attenzione internazionale sui temi della sostenibilità, dell’innovazione e della competitività del sistema turistico italiano, rafforzando al contempo il riconoscimento del turismo religioso come componente essenziale del sistema turistico nazionale e internazionale.

Tra i premiati di questa edizione figurano per la comunicazione Rai Sport, per l’impegno autorevole nella diffusione dello sport come patrimonio culturale e identitario del Paese e per la capacità di raccontare, con rigore e qualità, grandi eventi e realtà territoriali, contribuendo alla crescita civile e sociale dell’Italia. Il premio è stato consegnato dal Sindaco di Assago, Graziano Musella, e ritirato dal giornalista della Rai Tommaso Mecarozzi. Per il Turismo, è stata premiata ITA Airways, per aver trasformato il viaggio in un’esperienza che unisce turismo, sport e cultura, promuovendo l’eccellenza italiana nel mondo e rafforzando l’identità nazionale attraverso la partnership con Milano-Cortina 2026. Il premio è stato ritirato dal Presidente Dottor Sandro Pappalardo.

A seguire, sono stati premiati l’AIC – Associazione Italiana Coltivatori per la valorizzazione dei territori, Germano Lanzoni per il Cinema, Pietruccio Montalbetti, fondatore dei Dik Dik, per la Musica, e Gianni Caputo by Donna Fur per la Moda. Numerosi ospiti istituzionali, imprenditori, artisti e personalità del mondo della comunicazione hanno preso parte alla serata, tra cui Don Massimo Pavanello, Responsabile Turismo e Pellegrinaggi dell’Arcidiocesi di Milano, che ha presentato le iniziative della Diocesi in occasione delle Olimpiadi Milano-Cortina, il Dottor Nicola Timpone, Direttore artistico del Festival Internazionale del Cinema ‘Marateale’, e il Sindaco di Assago, Graziano Musella — città che ha ospitato le gare di figure skating e short track alle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, simbolo di sport, spettacolo e identità territoriale.

Ogni riconoscimento ha testimoniato l’impegno di protagonisti e organizzazioni che hanno incarnato i valori dell’eccellenza italiana, con particolare attenzione all’innovazione sostenibile, alla creatività e alla promozione del patrimonio culturale e territoriale, valorizzando anche i percorsi e i luoghi del turismo religioso che hanno contribuito a rafforzare l’identità e la coesione dei territori. Nel contesto della BIT – punto di riferimento globale per l’analisi e la progettazione delle dinamiche turistiche – il turismo religioso emerge oggi come un settore di straordinaria rilevanza strategica, culturale ed economica. La sua centralità si è rafforzata ulteriormente alla luce delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, evento internazionale che offre una straordinaria opportunità per ripensare il turismo come sistema integrato di sviluppo, cultura, spiritualità e dialogo tra i popoli. Le Olimpiadi, come il turismo religioso, promuovono valori universali e rappresentano strumenti concreti di apertura, incontro e collaborazione internazionale.

In questo scenario, Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso e Direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, il cui Presidente è mons. Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, ha presentato la Rete Mondiale a Milano nel corso del Premio Internazionale Voucher, sottolineando il ruolo crescente del turismo religioso come leva di innovazione e promozione territoriale: “Il turismo religioso non rappresenta un segmento marginale o secondario; al contrario, in iniziative di portata internazionale come la BIT, così come in altre manifestazioni di rilievo nel settore turistico, esso deve essere pienamente riconosciuto, valorizzato e promosso.

Il turismo religioso costituisce una dimensione fondamentale del turismo globale, capace di integrare cultura e spiritualità, economia e sostenibilità, contribuendo in modo significativo alla valorizzazione dei territori e al rafforzamento dell’identità dei popoli in un contesto internazionale sempre più interconnesso. Proprio in virtù della sua natura specifica, profonda e sensibile, il turismo religioso richiede un approccio distinto rispetto ad altre forme di turismo e necessita di un riconoscimento istituzionale chiaro, strutturato e autorevole.

Per questo Maimone ha proposto all’ENIT, al Ministero del Turismo e alle istituzioni religiose competenti, inclusa la Chiesa Cattolica, la creazione di una sede istituzionale dedicata al Turismo Religioso, formalmente riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Tale organismo dovrebbe garantire coordinamento, serietà e controllo del settore, promuovendo standard etici e qualitativi condivisi e contrastando fenomeni di sciacallaggio, mercificazione e sfruttamento commerciale incontrollato della spiritualità.

Il turismo religioso non può e non deve essere assimilato a una semplice offerta commerciale: rappresenta una forma di turismo distinta, che coinvolge valori culturali, identitari e spirituali profondi e che richiede competenze specifiche, responsabilità istituzionale e una governance adeguata. E’ fondamentale evitare che la spiritualità venga venduta o banalizzata in modo indiscriminato, tutelando il significato autentico dei luoghi sacri, delle tradizioni religiose e dell’esperienza dei pellegrini e dei visitatori. Solo attraverso un controllo istituzionale serio e una visione condivisa sarà possibile garantire uno sviluppo equilibrato, rispettoso e sostenibile del turismo religioso, preservandone la dignità e il valore nel tempo”.

L’Italia si presenta come un unicum mondiale, una vera e propria ‘cattedrale a cielo aperto’, con una capillare distribuzione di chiese, santuari, itinerari devozionali, luoghi della memoria e percorsi spirituali che attraversano l’intero territorio nazionale. Questo patrimonio, radicato nella storia e nell’identità culturale del Paese, costituisce una risorsa strategica per la rivitalizzazione culturale, sociale ed economica delle comunità locali, con particolare attenzione alle aree interne e meno conosciute. Il turismo religioso si conferma una componente chiave di questa strategia, in grado di valorizzare territori spesso marginali e di trasmettere valori culturali e spirituali unici.

Il turismo religioso, in costante crescita globale, risponde a una domanda turistica sempre più orientata verso esperienze autentiche, trasformative e sostenibili: “Il viaggio religioso non si limita alla visita dei luoghi», sottolinea Maimone, «ma diventa esperienza di incontro, di contemplazione e di dialogo. Esso promuove pace, coesione sociale e comprensione reciproca, incarnando pienamente le istanze di un turismo orientato al benessere, al senso e alla qualità della vita”.

Il magistero di papa Francesco assume in questo contesto un valore guida, poiché la visione di una Chiesa impegnata nella costruzione della fraternità universale, espressa nel Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune, trova nel turismo religioso uno strumento concreto di attuazione. Parallelamente, la prospettiva missionaria delineata da Papa Leone XIV, con la sua enfasi sulla Chiesa come Chiesa in uscita, rafforza il ruolo del turismo religioso quale spazio privilegiato di testimonianza, dialogo e costruzione di relazioni fondate sulla dignità della persona umana.

A livello internazionale, la Rete Mondiale del Turismo Religioso si sta progressivamente ampliando, consolidando la sua rilevanza globale. L’ingresso recente del Perù e del Messico nella Rete rappresenta un segnale forte di apertura e cooperazione intercontinentale. Entrambi i Paesi, caratterizzati da profonde tradizioni spirituali e da un patrimonio religioso e culturale significativo, rafforzano il profilo globale della Rete e la sua capacità di promuovere la pace e il dialogo interculturale. A questa espansione si affianca, in prospettiva, la possibile adesione di Israele, che aggiungerebbe una dimensione strategica e simbolica ulteriore, collocando la Rete al centro di un dialogo globale tra Oriente e Occidente.

In tale scenario, l’Italia si configura come obiettivo strategico e perno centrale della Rete, grazie alla sua storia, alla densità e qualità dei luoghi di fede, al patrimonio artistico e culturale unico, e al riconoscimento spirituale di rilevanza internazionale. L’Italia è chiamata a svolgere un ruolo guida nel promuovere un turismo religioso che non solo valorizza i territori, ma funge anche da laboratorio culturale e spirituale, capace di orientare le politiche internazionali del settore e di consolidare la reputazione del Paese come destinazione di eccellenza: “Il turismo religioso – conclude Maimone – rappresenta una leva strategica per il futuro dell’Italia e per la sua proiezione nel contesto mondiale.

Esso genera benefici economici, sociali e culturali, valorizza territori spesso marginali, rafforza la coesione sociale e contribuisce a promuovere l’immagine del Paese come luogo di incontro, di pace e di umanesimo. In un’epoca segnata da frammentazioni e conflitti, il turismo religioso riafferma il valore del viaggio come ponte tra i popoli, come spazio di riconciliazione e come strumento di crescita interiore e collettiva, pienamente coerente con le grandi visioni etiche, spirituali e culturali che caratterizzano il nostro tempo”.

Il tour operator Ventisetteviaggi, realtà di riferimento nel turismo esperienziale e religioso, presenterà il Tour dei Miracoli Eucaristici, prima tappa a Lanciano dal 20 al 22 marzo.

Devotio: in crescita la fiera dei prodotti religiosi con 5.000 visitatori da 60 Paesi

Risultati in crescita per ‘Devotio 2026’, l’unica fiera ‘b2b’ in Italia e la più grande al mondo dedicata ai prodotti e ai servizi per il mondo religioso, che si è svolta a BolognaFiere: nei quattro giorni della manifestazione, è stata registrata la presenza di oltre 5.000 visitatori (+20% rispetto alla precedente edizione del 2024), provenienti dall’Italia e da circa 60 Paesi di tutti i continenti, tra cui rivenditori, distributori, importatori, e-commerce, religiosi e responsabili di parrocchie e comunità, che ha visto la crescita in particolare della partecipazione di buyer esteri (circa il 35% del totale), interessati a conoscere tutte le ultime novità disponibili sul mercato, come ha confermato Valentina Zattini, amministratore delegato di Conference Service, la società che organizza la fiera:

“In questa quinta edizione, Devotio si è confermata la manifestazione di riferimento del settore religioso nel panorama mondiale, facendo registrare un notevole successo, sia per il numero degli espositori che per la crescente partecipazione di buyer e operatori da tutti i continenti. Grande interesse ha suscitato il programma culturale proposto dal nostro Comitato Scientifico, che si è articolato su diverse conferenze e mostre, e in particolare i nuovi appuntamenti dedicati al settore della musica sacra. Inizieremo presto a lavorare alla prossima edizione, prevista per il 2028, con l’obiettivo di continuare a far crescere la nostra manifestazione e di dare sempre maggiore visibilità ai prodotti made in Italy e alle produzioni d’eccellenza a livello internazionale, anche avviando nuove iniziative e stringendo relazioni con altri partner del settore religioso”.

Durante la manifestazione sono stati assegnati i trofei del premio internazionale dell’industria del religioso ‘Devotio Awards’. Quest’anno sono andati alle aziende Ape Social Wear (Lissone, MB) per la categoria Green, Progetto Arte Poli (Verona) per la categoria Arte&Artigianato, Artesanos Don Bosco (Sarezzo, BS – Perù) per la categoria Design e Mistral Service (Budoni, SA) per la categoria Novità. All’azienda Milagros Incensos (Brasile) è andato invece il premio Best Stand Experience ‘Franca Davoli’. Ulteriori informazioni su www.devotio.it.

Durante la fiera dei prodotti religiosi papa Leone XIV e san Carlo Acutis sono state le ‘nuove star’ degli articoli devozionali, secondo quanto è emerso dai dati di ‘Devotio’, come ha confermato Valentina Zattini: “L’anno del Giubileo, che ha visto anche la canonizzazione di Carlo Acutis, e l’elezione di Leone XIV hanno certamente favorito un’ulteriore crescita del mercato dei prodotti religiosi, che vede il made in Italy sempre molto apprezzato in tutto il mondo…

L’edizione di quest’anno della nostra fiera ha fatto registrare un aumento degli espositori e anche degli operatori del settore religioso che, in questi quattro giorni, arriveranno a Bologna per scoprire tutte le novità, trovare nuovi clienti o fornitori e creare collaborazioni anche a livello internazionale”.

Il programma culturale di ‘Devotio 2026’ ha visto una decina di conferenze, workshop e tavole rotonde, che hanno affrontato temi come la chiesa spazio dell’ecclesia, arte e letteratura in dialogo con il sacro, il canto e la musica nella liturgia, il restauro delle chiese e delle campane e il diritto ecclesiastico italiano. Inoltre si sono svolte anche tre mostre: ‘Oltre i percorsi’, che propone le opere realizzate da undici giovani artisti che hanno partecipato, negli anni dal 2017 al 2024, all’iniziativa ‘Percorsi di riavvicinamento: artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano’, curata dal Comitato scientifico di Devotio e dal Centro Studi per l’architettura sacra ‘Cardinale Giacomo Lercaro’; ‘Casule d’artista’, con l’esposizione di dieci vesti liturgiche disegnate da altrettanti artisti nell’ambito di un’iniziativa di Atelier Sirio; e ‘Via Crucis’ di Filip Moroder Doss con scene tratte dalle meditazioni di papa san Giovanni Paolo II per la Via Crucis biblica celebrata al Colosseo nel 2002.

‘Devotio 2026’ ha ricevuto i patrocini da Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana, Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, Chiesa di Bologna, Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia (FACI), Federazione Italiana tra le Unioni Diocesane Addetti al Culto/Sacristi (FIUDAC/S) e Associazione Musei Ecclesiastici Italiani (AMEI). Il comitato scientifico è coordinato da Claudia Manenti, direttrice del Centro Studi per l’architettura sacra ‘Cardinale Giacomo Lercaro’. Partner della manifestazione sono stati anche Fondazione Culturale San Fedele e Provincia Italiana Pie Discepole del Divin Maestro. Digital partner è il Marketplace Ereligio.com, mentre media partner sono Edizioni San Paolo, Emil Edizioni (D’A) e Chiesa Oggi.

(Foto: Devotio)

Devotio: cresce il mercato degli articoli religiosi in Italia

Cresce il mercato dei prodotti religiosi in Italia, grazie anche all’effetto Giubileo. Le aziende italiane in questo settore sono infatti stimate intorno alle 3.300 (+10% rispetto al 2024), comprendendo produttori, distributori, artigiani, artisti e studi di progettazione. Il fatturato complessivo nel 2025, tra produzione e filiera, dovrebbe invece sfiorare gli 800 milioni di euro (+15%). In crescita anche l’export, che si avvantaggia del grande apprezzamento per i prodotti made in Italy.

E’ quanto segnala Devotio, l’unica fiera in Italia e la più grande nel mondo dedicata ai prodotti devozionali e ai servizi per il settore religioso, in vista della quinta edizione che si svolgerà fino al 3 febbraio prossimi a BolognaFiere. Anche quest’anno, la manifestazione ha fatto registrare il sold-out: su un’area espositiva di 15mila mq, saranno presenti 229 espositori provenienti dall’Italia e da altri 17 Paesi del mondo. Attesi migliaia di visitatori da quasi 50 Nazioni di tutti i continenti. Verranno presentati articoli religiosi e oggetti per il culto, come crocifissi, rosari, immagini sacre, statue e presepi, campane, incensi, candele, vetrate e mosaici, calici e pissidi, paramenti per la liturgia e arte sacra, oltre ad impianti audio, sistemi per la raccolta di donazioni, arredi e tecnologie per le chiese e abbigliamento per il clero.

“L’evento del Giubileo ha sicuramente portato ad un aumento del numero delle aziende del settore religioso in Italia, soprattutto piccole e medie imprese, e alla crescita del fatturato complessivo”, conferma Valentina Zattini, amministratore delegato di Conference Service, la società che organizza Devotio. “Non va dimenticato anche l’effetto positivo dell’elezione del nuovo Papa sul mercato degli articoli devozionali. Nella prossima edizione, Devotio riunirà nuovamente tutta la filiera del settore religioso, rappresentando la più importante occasione a livello internazionale per presentare le novità, trovare nuovi clienti, creare collaborazioni e rafforzare la propria identità, grazie anche alla ricchezza e alla qualità della proposta sia espositiva che culturale del nostro evento”.

Secondo Devotio, tra gli articoli devozionali più richiesti vi sono sicuramente i rosari e i gioielli souvenir come braccialetti, medaglie e medagliette. Immancabili i crocifissi, realizzati in tutti i materiali, e le statue a tema religioso, anche stampate in 3D. Tra gli oggetti liturgici, sempre molto richiesti i calici, le teche e le casule. Anche il settore dell’arredamento liturgico è movimentato, con richieste di confessionali e panche, nonostante non siano tantissime le nuove chiese in costruzione. Per quanto riguarda l’export, in Europa i prodotti italiani sono distribuiti in tutti i grandi santuari (come Fatima, Lourdes, Santiago de Compostela, Częstochowa, Altötting, Mariazell e Medjugorje) e naturalmente nelle comunità ecclesiali dei Paesi di antica tradizione cristiana. Anche nel resto del mondo i prodotti made in Italy hanno una larga diffusione, come in Sud America (soprattutto Brasile e Messico), Stati Uniti, Africa (Nigeria e Costa d’Avorio) e Asia (Filippine e Corea del Sud).

Il programma culturale di Devotio 2026 prevede una decina di conferenze, workshop e tavole rotonde, che affronteranno temi come la chiesa spazio dell’ecclesia, arte e letteratura in dialogo con il sacro, il canto e la musica nella liturgia, il restauro delle chiese e delle campane e il diritto ecclesiastico italiano. Si svolgeranno anche alcune mostre ed eventi in città a Bologna. La fiera ha ricevuto i patrocini da Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana, Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, Chiesa di Bologna, FACI-Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia, FIUDAC/S-Federazione italiana tra le Unioni Diocesane Addetti al Culto, Associazione Musei Ecclesiastici Italiani. Il comitato scientifico è coordinato da Claudia Manenti, direttrice del Centro Studi per l’architettura sacra “Cardinale Giacomo Lercaro”. Partner della manifestazione sono inoltre Fondazione Culturale San Fedele e Provincia Italiana Pie Discepole del Divin Maestro. Digital partner è il Marketplace Ereligio.com, mentre media partner sono Edizioni San Paolo, Emil Edizioni (D’A) e Chiesa Oggi. Ulteriori informazioni su www.devotio.it.

Da Roma un invito ad osare la pace

“Donne e uomini di differenti religioni, cercatori di pace, amici del dialogo, persone di buona volontà, ci siamo raccolti a Roma. Ci siamo ascoltati. Abbiamo pregato per la pace secondo le nostre diverse tradizioni religiose, portando nel cuore il dolore di tanti popoli per le guerre in corso. Abbiamo constatato le scandalose disuguaglianze, il disinteresse verso il creato e la vita delle future generazioni.

Abbiamo compreso ancor più profondamente che davvero ‘ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato’, che è ‘un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male’.

E’ questo il tempo di osare, per aprire vie di pace. Non si può aspettare. Non possono aspettare milioni di bambini, anziani, donne, uomini che subiscono le conseguenze della guerra”: con un appello alla pace attraverso frasi tratte dall’esortazione apostolica ‘Fratelli tutti’ si è concluso a Roma l’evento ‘Osare la pace’, l’incontro internazionale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio alla presenza dei leader religiosi di tutto il mondo.

Nell’appello conclusivo si è sottolineato che non c’è ‘futuro senza l’altro’: “La pace è la domanda inascoltata di popoli interi, dei profughi, dei bambini, delle donne. Non c’è futuro se la guerra si sostituisce alla diplomazia e al dialogo nella soluzione dei conflitti”.

E’ stato un impegno per impegnarsi nel dialogo: “Per questo impegniamo noi stessi e chiediamo ai responsabili del mondo un cambiamento di paradigma: rimettiamo al centro la comunità umana. Impariamo di nuovo l’arte del vivere insieme. Costruiamo ponti e non muri. Fermiamo le guerre e apriamo il tempo della riconciliazione, per una sicurezza fondata sul dialogo e non sull’escalation della produzione e della minaccia delle armi. Le future generazioni ringrazieranno chi ha avuto il coraggio di osare per la pace. Abbandoniamo il tempo della forza e inoltriamoci nel tempo del dialogo e della negoziazione, che solo può dare pace e sicurezza”.

Ed un impegno importante possono offrirlo le religioni: “Le religioni offrono quello che hanno ricevuto da Dio: l’amore, la sapienza, il valore della vita, il perdono. Sono fermamente consapevoli che i popoli formano un’unica comunità, con un destino comune. Rivolgono con fede la loro preghiera perché si spenga ogni odio e sia consolato ogni cuore affranto. Nessuna guerra è santa, solo la pace è santa!”

Nel saluto conclusivo il presidente della Comunità di Sant’Egidio, prof. Marco Impagliazzo, ha sottolineato il soffio dello spirito di Assisi: “Cari amici, nonostante i venti di guerra, lo spirito di Assisi soffia ancora. Lo abbiamo visto in tutti questi anni stringendoci gli uni gli altri, scegliendo di resistere alla forza del male con le armi povere dell’incontro, del dialogo, della preghiera. Kondo Koko, sopravvissuta all’atomica di Hiroshima, ci ha trasmesso un messaggio fondamentale a partire dalla sua sofferenza: ‘è la guerra che dovremmo odiare, mai le persone!’ E continueremo a resistere con voi tutti che siete in questa piazza e altrove, pellegrini di pace!”

E’ stato un invito ad ‘osare la pace’: “Abbiamo cercato di non dimenticare nessuno, con la preghiera e con la memoria. Dai nostri incontri sono nate concrete iniziative di pace. Perché la pace è sempre possibile!

Osare la pace è liberare la grande energia di dialogo e di bene che c’è in ogni religione, in ogni uomo e in ogni donna. Anche se il presente appare spesso buio, noi guardiamo con trepidazione ‘alle scintille di speranza’ che abbiamo sostenuto in questi giorni a Roma. Che arrivino a tutti i popoli, perché (lo ripetiamo ancora) la pace è sempre possibile!”

La cerimonia conclusiva è stata ‘impreziosita’ dalla testimonianza di Malla Alì Omar, medico chirurgo sudanese, a 31 anni è arrivato in Italia all’inizio di questo mese con il corridoio umanitario dall’Etiopia: “Ma mentre parlo qui oggi, il mio cuore è ancora in Sudan. A El-Fashir, le persone vivono sotto assedio da più di due anni, senza cibo, medicine, speranza. Le madri danno ai propri figli cibo per animali pur di tenerli in vita. Chi non muore per i proiettili, muore lentamente di fame.  

Vi prego, vi chiedo, pregate per il Sudan. Pregate per El-Fashir. Pregate perché la pace torni nel mio Paese, e in ogni nazione lacerata dalla guerra. Ricordiamo: la pace non è solo l’assenza di guerra, ma la presenza dell’amore, della dignità e dell’umanità”.

Comunque l’intervento più atteso era quello di papa Leone XIV, che ha ringraziato per questi giorni di preghiera per la pace: “Il mondo ha sete di pace: ha bisogno di una vera e solida epoca di riconciliazione, che ponga fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli! Noi oggi, insieme, manifestiamo non solo la nostra ferma volontà di pace, ma anche la consapevolezza che la preghiera è una grande forza di riconciliazione”.

Ha messo in guardia da chi usa la religione per portare la guerra: “Chi non prega abusa della religione, persino per uccidere. La preghiera è un movimento dello spirito, un’apertura del cuore. Non parole gridate, non comportamenti esibiti, non slogan religiosi usati contro le creature di Dio. Abbiamo fede che la preghiera cambi la storia dei popoli. I luoghi di preghiera siano tende dell’incontro, santuari di riconciliazione, oasi di pace”.

E’ stata una proposta di ‘attivare’ la cultura della riconciliazione: “La cultura della riconciliazione vincerà l’attuale globalizzazione dell’impotenza, che sembra dirci che un’altra storia è impossibile. Sì, il dialogo, il negoziato, la cooperazione possono affrontare e risolvere le tensioni che si aprono nelle situazioni conflittuali. Devono farlo! Esistono le sedi e le persone per farlo…

Questo è l’appello che noi leader religiosi rivolgiamo con tutto il cuore ai governanti. Facciamo eco al desiderio di pace dei popoli. Ci facciamo voce di chi non è ascoltato e non ha voce. Bisogna osare la pace! E se il mondo fosse sordo a questo appello, siamo certi che Dio ascolterà la nostra preghiera e il lamento di tanti sofferenti. Perché Dio vuole un mondo senza guerra. Egli ci libererà da questo male!”

(Foto: Santa Sede)

Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso, presente per approfondire il ruolo del turismo religioso nel panorama globale

Il TTG Travel Experience è la principale manifestazione italiana dedicata alla promozione del turismo mondiale. Si terrà dall’8 al 10 ottobre 2025 presso la Fiera di Rimini. Per tre giorni, operatori internazionali, enti del turismo, tour operator, compagnie aeree, strutture ricettive e aziende del settore si confrontano per condividere idee, innovazioni e visioni sul futuro del viaggio, trasformando Rimini in un vero laboratorio globale di opportunità, scambio e networking di alto livello.

Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso, sarà presente in veste di visitatore, per approfondire la conoscenza delle offerte del settore e valutare come il turismo religioso possa inserirsi nel contesto internazionale del turismo, giocando un ruolo sempre più centrale nel futuro del settore e valorizzando l’aspetto della spiritualità insieme a sostenibilità, solidarietà e cultura.

“Il turismo religioso sta vivendo una crescita senza precedenti e rappresenta oggi una risorsa strategica per il futuro del turismo mondiale, ha dichiarato Maimone. E’ un vero e proprio turismo dell’anima, dove la spiritualità si fonde con l’identità dei luoghi e la scoperta dei territori, creando esperienze profonde e autentiche che arricchiscono chi viaggia e chi accoglie”.

Maimone ha aggiunto: “Essere presenti alle manifestazioni del settore non è solo importante: è fondamentale. Solo osservando, comprendendo e dialogando possiamo capire come il turismo religioso e spirituale possa assumere un ruolo concreto e innovativo nel contesto internazionale del turismo, contribuendo a costruire un turismo del futuro più consapevole, sostenibile e ricco di significato”.

Il tema dell’edizione 2025, ‘AWAKE to a new era’, richiama con forza la consapevolezza che non siamo più di fronte al cambiamento, ma dentro il cambiamento: comprenderlo, interpretarlo e guidarlo significa trasformarlo in un’opportunità concreta di crescita, innovazione e rinascita per tutto il settore turistico.

Papa Leone XIV ai politici cattolici: una sana laicità per il dialogo interreligioso

“Promuovere il dialogo tra le culture e le religioni è un obiettivo qualificante per un politico di ispirazione cristiana, e grazie a Dio non mancano personalità che hanno dato buona testimonianza in questo senso. Essere uomini e donne di dialogo significa rimanere ben radicati nel Vangelo e nei valori che ne promanano e, nello stesso tempo, coltivare l’apertura, l’ascolto, il confronto con quanti provengono da altre ispirazioni, ponendo sempre al centro la persona umana, la sua dignità e la sua costituzione relazionale e comunitaria”: questa mattina papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i membri del ‘Working Group on Intercultural and Interreligious Dialogue’, organismo del Parlamento europeo, ribadendo l’importanza del dialogo promosso dai politici di ispirazione cristiana.

Per il papa tale ‘lavoro’ significa riconoscere il valore della religione: “Lavorare per il dialogo interreligioso comporta, di per sé, riconoscere che la religione è un valore sia a livello personale sia in ambito sociale. La parola stessa religione contiene il riferimento al legame quale elemento originario dell’umano. Perciò la dimensione religiosa, quando è autentica e ben coltivata, conferisce qualità ai rapporti interpersonali e aiuta molto a formare le persone a vivere in comunità e nella società. E quanto è importante oggi dare valore e significato ai rapporti umani!”

E’ stato un richiamo alla laicità, ricordando l’esempio di De Gasperi, Adenauer e Schumann: “Le istituzioni europee hanno bisogno di persone che sappiano vivere una sana laicità, cioè uno stile di pensiero e di azione che affermi la valenza della religione preservando la distinzione (non separazione né confusione) rispetto all’ambito politico. Anche su questo, più delle parole, vale l’esempio di Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi”.

Inoltre per la ricorrenza della LX Giornata perle Comunicazioni Sociali che in molti Paesi si celebra il 17 maggio del prossimo anno, solennità dell’Ascensione, papa Leone XIV ha scelto di sottolineare l’importanza di salvaguardare ‘le capacità unicamente umane di empatia, etica e responsabilità morale’ davanti a tecnologie come l’Intelligenza Artificiale con il tema ‘Custodire voci e volti umani’:

“Negli ecosistemi comunicativi odierni, la tecnologia influenza le interazioni in modo mai conosciuto prima, dagli algoritmi che selezionano i contenuti nei feed di notizie fino all’intelligenza artificiale che redige interi testi e conversazioni. Il genere umano ha oggi possibilità impensabili solo pochi anni fa”.

Però si sottolinea che tali strumenti non possono sostituire il ‘giudizio’ umano: “Ma sebbene questi strumenti offrano efficienza e ampia portata, non possono sostituire le capacità unicamente umane di empatia, etica e responsabilità morale. La comunicazione pubblica richiede giudizio umano, non solo schemi di dati. La sfida è garantire che sia l’umanità a restare l’agente guida. Il futuro della comunicazione deve assicurare che le macchine siano strumenti al servizio e al collegamento della vita umana, e non forze che erodono la voce umana”.

Ciò comporta opportunità, ma anche rischi: “Abbiamo grandi opportunità. Allo stesso tempo, i rischi sono reali. L’intelligenza artificiale può generare contenuti accattivanti ma fuorvianti, manipolatori e dannosi, replicare pregiudizi e stereotipi presenti nei dati di addestramento, e amplificare la disinformazione simulando voci e volti umani.

Può anche invadere la privacy e l’intimità delle persone senza il loro consenso. Un’eccessiva dipendenza dall’IA indebolisce il pensiero critico e le capacità creative, mentre il controllo monopolistico di questi sistemi solleva preoccupazioni circa la centralizzazione del potere e le disuguaglianze”.

Per questo è necessario un’educazione all’uso dell’Intelligenza Artificiale: “E’ sempre più urgente introdurre nei sistemi educativi l’alfabetizzazione mediatica, alla quale si aggiunge anche l’alfabetizzazione nel campo di IA (MAIL ovvero Media and Artificial Intelligence Literacy). Come cattolici possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo, affinché le persone (soprattutto i giovani) acquisiscano la capacità di pensiero critico e crescano nella libertà dello spirito”.

(Foto: Santa Sede)

Andrea Miccichè racconta l’esperienza del diritto ecclesiastico coloniale italiano

“Questo lavoro ha per oggetto lo studio della rilevanza dei diritti etnico-religiosi nell’ordinamento italiano durante periodo storico delle conquiste coloniali. E’ una ricerca che si inscrive in un filone d’indagine che ha portato alla riscoperta di temi, autori, istituzioni proprie di una società che, seppur sviluppatasi in un passato recente, non esiste più. Il sistema  coloniale, infatti, ha rappresentato per l’Italia una parentesi di circa settant’anni, che ha avuto inizio con l’acquisto della Baia di Assab nel 1869 ed è terminata con la perdita di ogni possedimento alla fine della Seconda guerra mondiale. Durante questo periodo si sono verificate profonde trasformazioni: il completamento dell’unificazione italiana, la costruzione dell’identità nazionale, il consolidamento della monarchia, il passaggio dai valori liberali all’autoritarismo fascista”.

Da questo inizio del volume ‘Il diritto ecclesiastico coloniale italiano. Esperienze di pluralismo culturale e religioso tra legislazione, giurisprudenza e dottrina nei territori d’Oltremare (1869-1945)’ abbiamo preso spunto per un colloquio con l’autore, prof. Andrea Miccichè, docente di Diritto Ecclesiastico e Canonico presso l’Università di Catania: “A fronte dell’asserita inferiorità dei popoli sottomessi, i Governi che si succedettero o promossero un atteggiamento paternalistico, o si limitarono all’indifferenza, o, ancora, introdussero misure di segregazione.

Invero, tali modalità di esercizio della potestà convivevano anche nella stessa colonia in un dato momento, dato che i rapporti potevano variare nei confronti dei singoli gruppi etnici. La cifra del colonialismo italiano, comunque, fu la sua non sistematicità: pochi furono gli elementi in comune tra gli ordinamenti delle singole terre d’oltremare, poiché ogni scelta era motivata dalla contingenza e non da un progetto ben definito e chiaro”.

Per quale motivo un libro sul diritto ecclesiastico coloniale italiano?

“Il libro nasce dallo sviluppo della tesi del dottorato svolto presso l’Università di Catania. Nello scegliere il tema, mi sono proposto di indagare su un aspetto che sta suscitando l’interesse scientifico della dottrina giuridica. Dopo decenni di oblio, motivato dalla volontà di recidere ogni legame con un’esperienza dolorosa e oscura della storia italiana, credo che si possa affrontare il peso della memoria di un passato recente con obiettività e serenità. Pur nella breve durata (poco più di settant’anni dal 1869 al 1945) il colonialismo italiano è stato, infatti, un laboratorio dove sono state sperimentate soluzioni giuridiche, alcune lesive della dignità umana, altre capaci di precorrere i tempi, che meritano di essere approfondite”.

Esiste una differenza tra diritto ecclesiastico che vigeva in Italia e quello nelle colonie? 

“Se il diritto ecclesiastico nella madrepatria aveva come obiettivo principale la disciplina dei rapporti, quasi sempre conflittuali, con la Chiesa cattolica, e le relazioni con le minoranze erano di secondaria importanza, nelle colonie era l’opposto. Infatti, in quei luoghi l’islam, l’ebraismo e il cristianesimo ortodosso erano le religioni più diffuse. Per di più, l’Italia aveva conquistato territori appartenuti all’Impero ottomano: perciò, era necessario evitare che il mutamento dell’assetto fosse così traumatico da provocare ribellioni.

La strategia portata avanti fu il mantenimento del regime preesistente, con la conseguenza che lo Stato sacrificò il principio di uniformità del diritto in favore del riconoscimento giuridico degli statuti personali, ossia norme e delle istituzioni dei gruppi religiosi, soprattutto nel campo del diritto civile. Per esempio, nelle colonie si consentivano la poligamia e il divorzio, vietati nella madrepatria, ma ammessi dai diritti locali, o ancora nelle colonie le sentenze delle magistrature religiose, come i ‘beis din’rabbinici od i ‘cadì’ musulmani, avevano efficacia secolare, al pari di quelle pronunciate dai magistrati italiani”.

In quale modo il diritto ecclesiastico ha inciso nelle colonie italiane?

“Se, da un lato, l’Italia riconosceva effetti giuridici ai diritti confessionali, dall’altro, la giustizia e l’amministrazione pubblica cercavano di introdurre correttivi e limiti, con l’obiettivo dichiarato di ‘civilizzare’ i popoli sottomessi ed elevare il prestigio politico e il potere economico della nazione. Così, si dava vita a un ibrido, che aveva alcuni tratti del diritto tradizionale e altri del diritto metropolitano. Ciò avveniva soprattutto quando le controversie religiose avevano un rilievo per gli interessi del colonizzatore: ad esempio, nel caso delle fondazioni pie musulmane (auqaf), che gestivano ingenti capitali, si giunse per via interpretativa a una disciplina improntata più sul diritto metropolitano che non sulla sharia”.

Quali ‘novità’ ha apportato la riflessione sul diritto ecclesiastico coloniale al principio della libertà religiosa?

“Più che il legislatore o la giurisprudenza coloniali, fu la dottrina a preoccuparsi delle ricadute sistematiche del diritto ecclesiastico praticato nell’Oltremare. In particolare, Arnaldo Bertola (1869-1945), professore nell’Università di Torino e profondo conoscitore della materia, essendo stato per lunghi anni magistrato nel Dodecaneso, cercò di dare forma al complesso di disposizioni e decisioni, utilizzando la categoria della libertà religiosa e della dignità della persona. Pur essendo un uomo del suo tempo, egli trasse dall’esperienza coloniale il dovere delle istituzioni pubbliche di garantire l’identità culturale delle persone e dei gruppi, nonché l’obbligo di dare attuazione anche fuori dalla metropoli, con criteri di razionalità e proporzionalità, al principio di leale collaborazione tra decisori secolari e decisori religiosi”.

In quale modo tale diritto ecclesiastico è stato un prototipo per la regolarizzazione della convivenza tra culti?

“Io credo che uno dei lasciti del diritto ecclesiastico coloniale sia stato costituito dalla valorizzazione del principio pattizio nei confronti dei culti diversi dal cattolico. Mentre i rapporti con la Santa Sede si sono storicamente realizzati nella sfera internazionalistica, gli altri gruppi religiosi erano riconosciuti come enti di diritto interno, soggetti a una regolamentazione generale unilaterale.

Nei possedimenti, l’Italia, per ragioni di calcolo politico, stipulò ‘concordati interni’ con le rappresentanze religiose locali: un prototipo, forse inconsapevole, delle intese che i padri costituenti avrebbero formalizzato nell’art. 8 comma 3 della Costituzione repubblicana. Perciò, ferma restando la non ripetibilità di un periodo storico chiamato efficacemente dalla dottrina ‘archeologia del pluralismo religioso’, alcuni punti meriterebbero una rimeditazione alla luce delle esigenze di dialogo interculturale che si pongono oggi in una società sempre più frammentata e complessa”.

(Tratto da Aci Stampa)

Scuola e religione, incontrare i giovani dove sono

Nei mesi scorsi si è svolto a Roma,in collaborazione con l´Ufficio Nazionale per l´educazione, la scuola e l’università, un seminario di studio sui giovani, intitolato ‘Come mi conosci?’, in cui educatori ed esperti hanno indagato la complessità del mondo giovanile, come ha affermato il direttore dell’Ufficio per la pastorale della scuola della diocesi di Macerata, don Giacomo Pompei, aiutante di studio dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università: “Stare di fronte a loro senza paura di vederli per quello che sono, senza paura di essere a volte delusi, senza paura di andarli a incontrare là dove sono”.

Durante il convegno la prof.ssa Vera Lomazzi, docente di sociologia generale all’ Università di Bergamo, aveva sottolineato il desiderio dei giovani per una ricerca di senso: “Nei ragazzi e nelle ragazze del nostro paese, secondo la ricerca European values studies, è forte la dimensione della ricerca di senso e anche il tentativo di andare un po’ al di là di se stessi. E’ un dato molto importante, perché lo vediamo in tante dimensioni valoriali, non solo nella dimensione religiosa ma anche nella famiglia, nel lavoro e nell’impegno nella solidarietà…

Credo sia importante cogliere questa forte richiesta di guida che c’è dietro alla ricerca di senso che emerge. Oltre a essere testimoni credibili nei propri ruoli all’interno della comunità, chi educa è fondamentale che proponga esperienze in cui sentirsi riconosciuti come persona, protagonista non solo del proprio futuro ma che attivamente può contribuire al futuro collettivo”.

Per questo la prof.ssa Cecilia Costa, docente di sociologia dei processi culturali all’Università di Roma Tre, ha proposto di offrire spazi e tempi ai ragazzi per una maggiore responsabilizzazione: “Si può partire dall’offrire più spazio e più tempo ai ragazzi per dare loro parola, far esporre le loro idee, i loro progetti perché li vediamo spesso bloccati nell’esprimersi. Possono così prendere consapevolezza delle loro potenzialità e assumersi delle responsabilità”.

Responsabilità a cui gli adulti devono partecipare con riferimenti ‘certi’: “Agli adulti è chiesto di offrire loro dei contenuti sostanziosi che siano dei riferimenti certi nei loro percorsi, altrimenti in questa società così frammentata il rischio è che i giovani si perdano. Regna una cultura dell’ eterno presente che non aiuta a costruire dei progetti. Si agisce sulla contingenza, in base al sentire, ai bisogni immediati”.

Nelle conclusioni il prof. Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università, ha evidenziato la necessità di collaborazione “tra l’Ufficio della scuola, dell’università e dell’insegnamento della religione che sono luoghi in cui giochiamo fuori casa, nei quali la Chiesa si trova in altri ambienti, in altri contesti e il servizio della pastorale giovanile che a volte magari viene identificato con l’attività interna della Chiesa per i giovani e con i giovani. Possiamo mostrare sempre di più come questi due approcci siano complementari e si debbano integrare per lavorare sempre di più insieme a favore del bene dei giovani”.

Mentre nel suo intervento don Giacomo Pompei aveva sottolineato che bisogna vedere i giovani ‘pieni di promesse’ con l’invito alle diocesi di ‘mettersi in movimento’: “Serve iniziare a studiare; è fondamentale che anche nelle nostre diocesi si attivino percorsi di ricerca, lasciandosi accompagnare in attività di studio, di riflessione, senza aver paura di perdere tempo o di farsi prendere dalla frenesia dell’organizzare. Coinvolgere persone esperte che ci mettano il cuore, che si impegnino a conoscere la realtà delle nuove generazioni. Direi che forse la ricaduta più grande che possiamo prendere dall’occasione offerta è quella di attivare nelle esperienze locali dei percorsi di ricerca per accompagnare la vita dei giovani”.

Ritornando al mondo scolastico per quale motivo i vescovi affermano che l’insegnamento della religione cattolica è una possibilità importante?

La   presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, come ogni anno, in occasione dell’apertura  delle iscrizioni al prossimo anno scolastico, ha reso noto il messaggio rivolto a tutti gli studenti ed ai genitori in vista della scelta di avvalersi dell’Insegnamento della Religione Cattolica, da compiere   esattamente all’atto d’iscrizione. Con tale messaggio è ribadita l’importanza di questa scelta in quanto tale disciplina rappresenta per tutti gli alunni, fin dalla scuola dell’infanzia, un’opportunità speciale e di approcciare temi etici e culturali con radici chiare ed appartenenti alla tradizione cristiana che ha tessuto la storia civile italiana in cui la scuola pubblica si trova vivere la sua missione di educare. Altre discipline scolastiche non hanno un mandato così specifico”.

Tema giubilare è la speranza: in quale modo il tema della speranza può ‘provocare’ la scuola?

“Alla luce di tale compito educativo, la scuola viene provocata a suscitare domande nella vita dei bambini e dei giovani alle quali poi, in rete con tutta la comunità educante formata dalle famiglie, dalle parrocchie, dagli oratori e dalle associazioni del terzo settore che operano sul territorio con le medesime finalità, elaboreranno risposte. Questa dinamica aggancia il tema giubilare della speranza e fa della scuola una porta della speranza nella vita degli studenti”.

Come i docenti dell’insegnamento della religione cattolica possono essere testimoni di speranza?

“A questo riguardo, il testo del messaggio afferma che ‘testimoni di speranza sono i docenti di religione, che uniscono alla competenza professionale l’attenzione ai singoli alunni e alle loro domande più profonde’. Questa cura fa della missione docente un atto di testimonianza della Speranza per la vita dei molti studenti a loro affidati. Ed è la domanda di Speranza, ovvero se il futuro può non fare più paura ed apparire affidabile e se esiste qualcuno capace e credibile per operare questo dono del futuro, questa consegna di vita; la questione aperta che costantemente emerge dalla vita dei giovani rivolta agli adulti insegnati ed educatori”.

Cosa chiedono i giovani ad un insegnante di religione?

“Ad un insegnate di religione, in particolare, si chiede prossimità, accoglienza e familiarità con le domande di senso e le domande religiose che toccano la vita e i dubbi dei giovani. Queste domande sono grandi occasioni da non perdere”.

In quale modo la pastorale della scuola può creare percorsi di ricerca per i giovani?

“A partire da queste domande che possono emergere a scuola, gli insegnanti di religione cattolica, il corpo docente e la comunità scolastica tutta, possono iniziare ad interpellare il territorio e suscitare percorso educativi condivisi su temi specifici, senza lasciare alla settorialità o semplicemente allo scorrere della vita di chi cresce il compito di educare. La scuola può essere promotrice di veri patti educativi territoriali, in cui ci si prende a cuore la vita dei bambini, dei ragazzi e dei giovani,   mostrando loro che non sono soli nell’apprendere l’arte della vita, in tutti i campi dell’educazione in ciascuna fase dello sviluppo”.

(Tratto da Aci Stampa)

I vescovi ai ragazzi: pellegrini di speranza anche a scuola

“Cari studenti e cari genitori, è vicino il momento in cui dovranno essere effettuate le iscrizioni al primo anno dei diversi ordini e gradi di scuola, un appuntamento che comprende anche la scelta di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica (Irc). Cogliamo l’occasione per invitarvi ad accogliere questa possibilità, grazie alla quale nel percorso formativo entrano importanti elementi etici e culturali, insieme alle domande di senso che accompagnano la crescita individuale e la vita del mondo. Il tutto, in un clima di rispetto e di libertà, di approfondimento e di dialogo costruttivo”: è un invito a studenti e genitori a partecipare all’insegnamento delle religione cattolica a scuola il messaggio che la presidenza della CEI invia in questi giorni di iscrizioni e scelte scolastiche.

Un ‘percorso formativo’ dedicato alla speranza, che passa anche attraverso la cultura: “Mentre vi scriviamo, muove i primi passi il Giubileo del 2025, che papa Francesco ha voluto dedicare al tema ‘Pellegrini di speranza’. Si tratta di un evento dai forti significati non solo religiosi, ma anche culturali e sociali, a conferma di come il messaggio cristiano parli all’uomo di oggi non meno di quanto abbia inciso in passato nella storia e nella cultura nazionale e mondiale. Il Giubileo, infatti, è tra le altre cose sinonimo di riconciliazione, di pace, di dignità umana, di giustizia, di salvaguardia del creato, beni essenziali di cui sentiamo un urgente bisogno”.

La speranza è il fulcro per educare, a cui occorre trovare ragioni: “Il tema della speranza provoca in modo speciale il mondo dell’educazione e della scuola, luoghi in cui prendono forma le coscienze e gli orientamenti di vita e si pongono le basi delle future responsabilità. Quale speranza dà senso all’esistenza? Dove è possibile riconoscere e trovare ragioni di vita e di speranza?.. Sono domande a cui la scuola non può essere estranea e alle quali dà spazio l’insegnamento della religione cattolica”.

Ed anche i professori sono testimoni di speranza: “Testimoni di speranza sono infatti i docenti di religione, che uniscono alla competenza professionale l’attenzione ai singoli alunni e alle loro domande più profonde. Siamo molto grati a tutti gli insegnanti che, mentre offrono le ragioni della speranza che li muove, accompagnano coloro che stanno crescendo a scoprire la bellezza e il senso della vita, senza cedere alle tentazioni dell’individualismo e della rassegnazione, che soffocano il cuore e spengono i sogni”.

Questo è il cammino per vivere un anno giubilare, grazie anche agli insegnanti di religione cattolica: “Il cammino dei prossimi mesi (anche grazie all’Irc) ci aiuti a ritrovare la fiducia e il coraggio di aprire le famiglie, le scuole e tutte le comunità a nuovi orizzonti di collaborazione e di speranza”.

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