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‘E tu che storia sei?’: primo incontro di orientamento vocazionale nel Centro di pastorale giovanile ad Albano Laziale

Fino al 7 dicembre si terrà ad Albano Laziale il primo incontro di orientamento vocazionale, promosso dai Missionari del Preziosissimo Sangue in collaborazione con le suore Adoratrici del Sangue di Cristo. L’appuntamento, pensato per i giovani dai 18 ai 30 anni, si svolgerà presso il Centro di pastorale giovanile e vocazionale, annesso al santuario di San Gaspare del Bufalo – chiesa di San Paolo.

Il percorso, dal titolo evocativo ‘E tu che storia sei?’, è guidato dal Servizio di pastorale giovanile e vocazionale e intende offrire ai partecipanti uno spazio privilegiato di ascolto, riflessione e confronto, in un clima di amicizia e accompagnamento spirituale, come descrive questi giorni don Valerio Volpi, direttore del Servizio di pastorale giovanile e vocazionale dei Missionari del Preziosissimo Sangue:.

“Non un accumulo di informazioni, ma la possibilità di instaurare una relazione viva con il Signore Gesù. E’ questo quello che pensiamo possa arricchire la vita dei nostri ragazzi. Viviamo in un tempo in cui, a partire dai social, si propongono una enorme quantità di contenuti anche in ambito di fede, ma l’esperienza di Gesù non è un accumulo di stuzzicanti informazioni, non è questione di contenuti. Ci vogliono spazi, tempi e luoghi dedicati al silenzio e ad una relazione che va coltivata”.

Durante le tre giornate, i giovani saranno coinvolti in momenti di meditazione, preghiera sulla Parola di Dio, spazi di silenzio, laboratori, testimonianze e dialoghi personali, strumenti pensati per aiutarli a leggere la propria storia alla luce della fede e a compiere passi significativi nel discernimento vocazionale.

Giornata Mondiale della Pesca: gettare le reti sulla Parola

“L’Opera dell’Apostolato del mare (Opus Apostolatus Maris) provvede alla cura pastorale specifica rivolta alla ‘gente del mare’, cioè ai naviganti, ai marittimi e alle loro famiglie, nonché ad altre persone le cui vite sono esistenzialmente legate alla navigazione e alla pesca sui mari, sui fiumi e sui laghi, è da tempo oggetto di particolare sollecitudine della Chiesa”: nei giorni scorsi con un Chirografo papa Leone XIV ha istituito l’Apostolato del mare, quale organo di Coordinamento dell’Opera dell’Apostolato del mare.

Il Chirografo ha ripercorso la storia di questa Opera di apostolato: “L’Opera dell’Apostolato del mare, nata all’inizio del ventesimo secolo, ha ricevuto la prima approvazione della Sede Apostolica nel 1922. In seguito, nel 1942, papa Pio XII ha deciso che l’allora Sacra Congregazione Concistoriale avesse ‘l’alta direzione dell’Opera’ dell’Apostolato del mare. Tale disposizione è stata confermata dalla sopramenzionata Costituzione Apostolica Exsul Familia.

 In data 21 novembre 1957 la Congregazione Concistoriale ha emanato le Leges Operis Apostolatus Maris, disponendo le norme per la cura pastorale dei marittimi e dei naviganti, nonché attribuendo ai Cappellani dell’Apostolato del mare determinate facoltà e privilegi. Con Decreto Apostolatus Maris dell’allora Pontificia commissione per la cura spirituale dei migranti e degli itineranti, del 24 settembre 1977, le norme e le facoltà sono state revisionate alla luce del Concilio Vaticano II.

San Giovanni Paolo II con Motu Proprio Stella Maris, del 31 gennaio 1997, ha aggiornato le norme precedentemente emesse e, infine, papa Francesco ha disposto che la direzione dell’Opera dell’Apostolato del mare spetti al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il quale nel frattempo ha assunto le competenze relative alla pastorale dei migranti e degli itineranti (cfr. art. 166 § 1, Cost. Ap. Praedicate Evangelium)”.

Mentre domani ricorre la Giornata Mondiale della Pesca che quest’anno risponde al tema ‘non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti’. La Giornata è stata istituita nel 1998 con la volontà di rendere omaggio ai pescatori che, con la loro professione, offrono un servizio utile all’intera società.

Nel messaggio il prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, card. Michael Czerny, ha sottolineato il tema della speranza: “Dal 1998, ogni 21 novembre si celebra la Giornata Mondiale della Pesca. Il suo obiettivo è richiamare l’attenzione sullo stile di vita nel settore ittico. Sostiene inoltre la pesca sostenibile, riconoscendo e rendendo omaggio alle comunità di pescatori di tutto il mondo e sottolineando l’importanza di questa attività per la vita umana e la salute degli ecosistemi. Oltre al Giubileo, quest’anno ricorre il decimo anniversario dell’enciclica ‘Laudato sì’ di papa Francesco, che dedica notevole attenzione alla cura dei mari e degli oceani, considerandoli parte della ‘casa comune’ e dell’equilibrio ecologico globale”.

Quindi il mare è un prezioso ecosistema da tutelare: “Papa Francesco ha anche fatto riferimento ai metodi distruttivi di pesca con le loro conseguenze fatali e ha anche collegato la crisi degli oceani. con le ingiuste condizioni di lavoro nell’industria della pesca, la tratta di esseri umani e l’impatto sulle comunità costiere impoverite. I mari non sono solo una realtà fisica, ma anche uno spazio spirituale di interdipendenza tra l’essere umano e tutto il Creato. In modo speciale, i pescatori possono essere custodi del Creato. Purtroppo, molti pescatori affrontano tempeste ben oltre i mari: basso reddito, precarietà lavorativa, cattive condizioni di lavoro, lontananza dalle loro famiglie. Non dobbiamo dimenticare che dietro ogni pescato c’è una vita, una famiglia, una chiamata allo sviluppo integrale!”

Anche papa Leone XIV ha descritto nell’esortazione apostolica ‘Dilexi te’ le situazioni di ingiustizia sociale, che causano povertà: “Questo vale anche per il mondo della pesca, considerando che nella catena del valore della pesca manca l’assunzione attiva di responsabilità a causa della natura e dell’immensità degli oceani, ed è estremamente difficile controllare le attività umane in quei luoghi. Tuttavia, ‘dobbiamo impegnarci sempre di più per risolvere le cause strutturali della povertà’, anche nel settore della pesca. Questo impegno implica la valorizzazione e la promozione della dignità umana”.

Quindi la cura del mare non può essere disgiunta dalla cura della persona: “E’ evidente che la cura del mare e della pesca è intimamente legata alla cura delle persone. Oltre ai controlli necessari per applicare le leggi e le misure relative alle condizioni di lavoro dei pescatori, in questa Giornata Mondiale della Pesca è importante sottolineare la necessità di vegliare sulla difesa della dignità dei pescatori (compresi quelli impegnati nell’acquacoltura) e delle loro famiglie, ricercandone lo sviluppo integrale.

Bisogna dare voce ai pescatori affinché le politiche e le leggi che li riguardano non siano discusse solo da coloro che ‘vivono e ragionano partendo dalla comoda posizione di un alto livello di sviluppo e di una qualità di vita ben al di là della portata della maggior parte della popolazione mondiale’. Giovanni Paolo II ci ha sempre parlato della corresponsabilità di coloro che si dedicano alla pesca sia a livello locale che locale”.

Infine ha ricordato la ‘vicinanza’ della Chiesa: “La Chiesa, attraverso l’Opera dell’Apostolato del Mare, vuole essere presente laddove pescatori e marinai soffrono di più. Nelle parrocchie costiere e nei porti, i loro cappellani e volontari accompagnano coloro che sopportano lunghe assenze dalle loro famiglie, condizioni di lavoro pericolose e giornate difficili in mare, diventando anche portavoce della loro dignità. Grazie per questo servizio!

Affidiamo tutti i marinai, i pescatori e le loro famiglie alla protezione materna di Maria, Stella Maris. Anche quando sono stanchi, in mezzo alla tempesta, privi di condizioni di vita dignitose, lontani da familiari e amici, senza aver pescato nulla, tuttavia con la fede di san Pietro, ‘al tuo comando getterò le reti’. Possa Maria guidare e proteggere coloro che solcano i mari e, con la sua materna intercessione, sostenere tutti nella speranza, nella giustizia e nell’impegno per la cura dei mari”.

Papa Leone XIV al clero romano: urgente una pastorale sociale e missionaria

“Ringrazio il Cardinale Vicario per le parole con cui ha introdotto questo incontro, che vivo come un grande abbraccio del Vescovo con il suo popolo. Saluto i membri del Consiglio episcopale, i parroci, tutti i presbiteri, i diaconi, le religiose, i religiosi e tutti voi che siete qui in rappresentanza delle parrocchie. Vi ringrazio per la gioia del vostro discepolato, per il lavoro pastorale, per i pesi che portate e per quelli che sollevate dalle spalle dei tanti che bussano alla porta delle vostre comunità”: nel pomeriggio il vescovo di Roma ha abbracciato il suo popolo all’Assemblea diocesana in san Giovanni in Laterano.

Papa Leone XIV ha sottolineato il dono dell’acqua ‘viva’: “La parola rivolta alla Samaritana da Gesù, che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo, in questo tempo storico difficile, è ora diretta a noi Chiesa di Roma: ‘Se tu conoscessi il dono di Dio!’ A quella donna affaticata, che giunge presso il pozzo nell’ora più calda della giornata, Gesù rivela che c’è un’acqua viva che disseta per sempre, una sorgente zampillante che non si esaurisce mai: è la vita stessa di Dio donata all’umanità”.

Quindi è opera dello Spirito Santo il rinnovamento ‘ecclesiale’: “ Questo dono è lo Spirito Santo, che estingue le nostre arsure e irriga le nostre aridità, facendosi luce sul nostro cammino… Attraverso il processo sinodale, lo Spirito ha suscitato la speranza di un rinnovamento ecclesiale, in grado di rivitalizzare le comunità, così che crescano nello stile evangelico, nella vicinanza a Dio e nella presenza di servizio e testimonianza nel mondo”.

Infatti il cammino sinodale ha valorizzato i carismi: “Il frutto del cammino sinodale, dopo un lungo periodo di ascolto e di confronto, è stato anzitutto l’impulso a valorizzare ministeri e carismi, attingendo alla vocazione battesimale, mettendo al centro la relazione con Cristo e l’accoglienza dei fratelli, a partire dai più poveri, condividendone le gioie e i dolori, le speranze e le fatiche”.

Da qui il ‘carattere sacramentale’ della Chiesa, come ha sempre sottolineato papa Francesco: “In questo modo, viene messo in luce il carattere sacramentale della Chiesa che, come segno dell’amore di Dio per l’umanità, è chiamata a essere canale privilegiato perché l’acqua viva dello Spirito possa giungere a tutti. Ciò richiede l’esemplarità del popolo santo di Dio.

Come sappiamo, sacramentalità ed esemplarità sono due concetti-chiave dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II e dell’ermeneutica di papa Francesco. Ricorderete quanto caro gli fosse il tema patristico del ‘mysterium lunae’, cioè della Chiesa vista nel riverbero della luce di Cristo, della relazione a Lui, sole di giustizia e luce delle genti”.

Riprendendo la ‘nota di accompagnamento del Documento finale della XVI Assemblea sinodale’ di papa Francesco, il papa ha affidato ai presenti il compito di annunciare il Vangelo: “Ebbene, ora tocca a noi metterci all’opera affinché la Chiesa che vive a Roma diventi laboratorio di sinodalità, capace, con la grazia di Dio, di realizzare ‘fatti di Vangelo’, in un contesto ecclesiale dove non mancano le fatiche, specialmente in ordine alla trasmissione della fede, e in una città che ha bisogno di profezia, segnata com’è da numerose e crescenti povertà economiche ed esistenziali, con i giovani spesso disorientati e le famiglie spesso appesantite”.

Quindi è necessaria una Chiesa missionaria: “Una Chiesa sinodale in missione ha bisogno di abilitarsi a uno stile che valorizzi i doni di ciascuno e che comprenda la funzione di guida come un esercizio pacificante e armonioso, affinché, nella comunione suscitata dallo Spirito, il dialogo e la relazione ci aiutino a vincere le numerose spinte alla contrapposizione o all’isolamento difensivo”.

Ecco il motivo per cui è necessaria una partecipazione attiva: “Si tratta anzitutto di lavorare per la partecipazione attiva di tutti alla vita della Chiesa. A questo proposito, uno strumento per incrementare la visione di Chiesa sinodale e missionaria è quello degli organismi di partecipazione. Essi aiutano il Popolo di Dio a esercitare pienamente la sua identità battesimale, rafforzano il legame tra i ministri ordinati e la comunità e guidano il processo che va dal discernimento comunitario alle decisioni pastorali. Per questo motivo vi invito a rafforzare la formazione degli organismi di partecipazione e, a livello parrocchiale, a verificare i passi fatti fino ad ora o, laddove tali organismi mancassero, di comprendere quali sono le resistenze, per poterle superare”.

E’ stata una richiesta ci una collaborazione unitaria, abbandonando i propri schemi: “Oggi, come sappiamo, in un mondo diventato più complesso e in una città che corre a gran velocità e dove le persone vivono una permanente mobilità, abbiamo bisogno di pensare e progettare insieme, uscendo dai confini prestabiliti e sperimentando iniziative pastorali comuni. Perciò, vi esorto a fare di questi organismi dei veri e propri spazi di vita comunitaria dove esercitare la comunione, luoghi di confronto in cui attuare il discernimento comunitario e la corresponsabilità battesimale e pastorale”.

Tale collaborazione porta al discernimento: “Il primo che vi suggerisco è la cura del rapporto tra iniziazione cristiana ed evangelizzazione, tenendo presente che la richiesta dei Sacramenti sta diventando un’opzione sempre meno praticata. Iniziare alla vita cristiana è un processo che deve integrare l’esistenza nei suoi vari aspetti, abilitare gradualmente alla relazione con il Signore Gesù, rendere le persone confidenti nell’ascolto della Parola, desiderose di vivere la preghiera e di operare nella carità”.

Annuncio che ha bisogno di linguaggi nuovi: “Occorre sperimentare, se necessario, strumenti e linguaggi nuovi, coinvolgendo nel cammino le famiglie e cercando di superare un’impostazione scolastica della catechesi. In questa prospettiva, occorre curare con delicatezza e attenzione coloro che esprimono il desiderio del Battesimo in età adolescenziale e adulta. Gli uffici del Vicariato a ciò preposti devono lavorare con le parrocchie, avendo particolare cura della formazione continua dei catechisti”.

L’altro obiettivo è il coinvolgimento dei giovani: “Un secondo obiettivo è il coinvolgimento dei giovani e delle famiglie, su cui oggi incontriamo diverse difficoltà. Mi pare urgente impostare una pastorale solidale, empatica, discreta, non giudicante, che sa accogliere tutti, e proporre percorsi il più possibile personalizzati, adatti alle diverse situazioni di vita dei destinatari. Poiché poi le famiglie faticano a trasmettere la fede e potrebbero essere tentate di sottrarsi a tale compito, dobbiamo cercare di affiancarci senza sostituirci ad esse, facendoci compagni di cammino e offrendo strumenti per la ricerca di Dio”.

Quindi anche una pastorale nuova: “Si tratta, dobbiamo dirlo onestamente, di una pastorale che non ripete le cose di sempre, ma offre un nuovo apprendistato; una pastorale che diventa come una scuola capace di introdurre alla vita cristiana, di accompagnare le fasi della vita, di tessere relazioni umane significative e, così, di incidere anche nel tessuto sociale specialmente a servizio dei più poveri, dei più deboli”.

Il terzo obiettivo è la formazione: “Infine vorrei raccomandarvi la formazione a tutti i livelli. Viviamo un’emergenza formativa e non dobbiamo illuderci che basti portare avanti qualche attività tradizionale per mantenere vitali le nostre comunità cristiane. Esse devono diventare generative: essere grembo che inizia alla fede e cuore che cerca coloro che l’hanno abbandonata. Nelle parrocchie c’è bisogno di formazione e, laddove non ci fossero, sarebbe importante inserire percorsi biblici e liturgici, senza tralasciare le questioni che intercettano le passioni delle nuove generazioni ma che interessano tutti noi: la giustizia sociale, la pace, il complesso fenomeno migratorio, la cura del creato, il buon esercizio della cittadinanza, il rispetto nella vita di coppia, la sofferenza mentale e le dipendenze, e tante altre sfide. Non possiamo di certo essere specialisti in tutto, ma dobbiamo riflettere su questi temi, magari mettendoci in ascolto delle tante competenze che la nostra città può offrire”.

Tutto ciò è spinto dalla missione, prendendo spunto dal brano evangelico della Samaritana: “Sono certo che anche nella nostra Diocesi il cammino avviato e accompagnato negli ultimi anni ci porterà a maturare nella sinodalità, nella comunione, nella corresponsabilità e nella missione. Rinnoveremo in noi il gusto di annunciare il Vangelo a ogni uomo e a ogni donna del nostro tempo; correremo verso di loro come la donna samaritana, lasciando la nostra brocca e portando, invece, l’acqua che disseta in eterno”.

(Foto: Santa Sede)

Due percorsi universitari: Teologia e Scienze religiose per formare gli insegnanti di religione e per la qualifica e l’aggiornamento degli operatori pastorali

Due percorsi universitari, proposti in diverse sedi del Triveneto, per una formazione teologico-umanistica tramite lo studio della filosofia, della Bibbia, della storia, della teologia, della pedagogia, psicologia e sociologia; una preparazione da spendere soprattutto nella scuola, come insegnanti di religione cattolica, ma che fornisce competenze utili anche per figure “educative” a servizio della comunità cristiana e della società, ad esempio operatori negli uffici diocesani e nella vita pastorale, nell’ambito interculturale e interreligioso, dell’etica e della bioetica, nella comunicazione, giornalismo ed editoria. È questa, in sintesi, la proposta formativa della Facoltà teologica del Triveneto, che ogni anno è frequentata da circa 1700 studenti (tre su quattro sono laici) e dove insegnano 300 docenti.

È possibile scegliere fra il percorso di Teologia – caratterizzato da un approfondimento più ampio della filosofia e delle fonti bibliche e teologiche, mediante anche lo studio delle lingue greca ed ebraica (articolato in tre cicli: baccalaureato, licenza, dottorato – disponibili nella sede di Padova; il solo baccalaureato anche negli Istituti teologici affiliati con sedi a Pordenone, Treviso, Udine e Verona) – e il percorso di Scienze religiose – dove hanno un peso maggiore le scienze umane, in particolare la pedagogia, in rapporto stretto con la teologia (baccalaureato e licenza – negli Istituti superiori di Scienze religiose collegati in tutto il Triveneto: a Treviso-Belluno, Verona, Vicenza, Padova, Udine, Trento e Bolzano).

Info: www.fttr.itwww.iostudioteologia.it

Una formazione completa in vista della professione di insegnante di religione cattolica è quanto propone, nella sede di Padova, il primo ciclo (baccalaureato) del PERCORSO DI TEOLOGIA, articolato in cinque anni. Nei prossimi cinque anni in Veneto, grazie ai pensionamenti, ci sarà un turn over del 33 per cento degli insegnanti di religione, con reali prospettive quindi di trovare un impiego per i giovani laureati. Per la preparazione degli insegnanti sono offerti percorsi universitari completi e articolati in: corsi di pedagogia, didattica, teoria della scuola e legislazione scolastica; tirocinio biennale nelle scuole pubbliche con tutor qualificati.

Oltre a formare competenze professionali in ambito pedagogico-didattico, lo studio della teologia, come le altre lauree umanistiche, sviluppa l’apertura mentale e il pensiero critico, le capacità di relazione e di comunicazione, che permettono alla persona di spendersi con libertà e intraprendenza in diversi settori. Data la sempre maggiore carenza di clero, in un futuro non troppo lontano si può prospettare un’apertura nell’attività pastorale nelle parrocchie, ad esempio nei servizi educativi rivolti ai giovani e alle famiglie.

L’offerta formativa del primo ciclo della Facoltà affianca alla parte istituzionale del piano di studi anche diversi seminari su temi filosofici, teologici e biblici in relazione con l’attualità, fra i quali: la condizione umana, la crescita spirituale, il senso della vita, il ruolo della fede e della ragione nel mondo contemporaneo, il rapporto tra chiesa, società e cultura, il dialogo tra le diverse fedi, l’affettività e l’accompagnamento spirituale. Tutti i corsi possono essere scelti e seguiti anche singolarmente.

Più mirato alla qualificazione, aggiornamento e formazione permanente di presbiteri, operatori pastorali, insegnanti, laici e laiche interessati ad approfondire alcune tematiche è il secondo ciclo (licenza) del percorso teologico, un biennio di specializzazione suddiviso in due indirizzi: teologia pastorale e teologia spirituale. Oltre a numerosi corsi, sono in programma due seminari-laboratori: l’indirizzo di teologia pastorale porterà l’attenzione su Forme di famiglia. La pastorale di fronte alle trasformazioni sociali e culturali; l’indirizzo di teologia spirituale si soffermerà su La mistica. Contenuti, esperienza spirituale, storia e ascolto.

I singoli corsi e i seminari-laboratori possono essere frequentati anche come studenti uditori.

Per chi desidera completare la formazione teologica, è a disposizione il terzo ciclo di studi (dottorato di ricerca), che permette agli studenti di “fare teologia”, cioè di elaborare un contributo originale allo sviluppo della ricerca teologica, e abilita all’insegnamento e alla ricerca presso facoltà ecclesiastiche e istituti teologici a livello universitario.

Formazione nel Triveneto

Il primo grado del percorso di teologia (baccalaureato) può essere seguito anche nei quattro Istituti teologici affiliati alla Facoltà con sedi a Pordenone, Treviso, Udine e Verona.

Per i programmi consultare i siti dei singoli istituti al seguente link: https://www.fttr.it/offerta-formativa/percorso-di-teologia/

Il PERCORSO DI SCIENZE RELIGIOSE, finalizzato in particolare alla formazione degli insegnanti di religione cattolica, può essere seguito nei sette Istituti superiori di Scienze religiose collegati alla Facoltà, con sedi a Treviso-Belluno, Verona, Vicenza, Padova, Udine-Trieste, Trento, Bolzano.

Per i programmi consultare i siti dei singoli istituti al seguente link: http://www.fttr.it/offerta-formativa/percorso-di-scienze-religiose/

Per informazioni: Segreteria generale, via del Seminario, 7 – 35122 Padova, tel. 049-664116

segreteria@fttr.it  – www.fttr.itwww.iostudioteologia.it

Riflessioni pastorali sull’amicizia dei sacerdoti

Sottolineo che anche mia moglie ed io abbiamo visitato i differenti luoghi di culto, moschee,
sinagoghe, templi ( alla stessa stregua della nostra attuale guida pastorale Padre Salvatore
Lazzara, n.q. di cappellano col. dei carabinieri), incontrando molti loro esponenti in varie parti
del mondo durante i nostri viaggi dal 2014 al 2018, il cui video è pubblicato alla fine di questo
articolo, instaurando, conoscendo noi coniugi inglese, francese e spagnolo, un autentico


contatto ecumenico con questi “Religiosi” ai quali abbiamo parlato dei nostri amici chierici
(vescovi, vicari generali, vicari episcopali, vicari giudiziali, parroci, cappellani) e delle
Religiose Suor Liliana, Suor Angela, Suor Gabriella, di cui esporrò il diverso “status” sancito
anche dal Codice di Diritto cnonico ) ed altresì del citato gruppo diocesano da noi fondato,
ricevendo il loro plauso.

Anche a Milano in cui abbiamo il domicilio abbiamo ospitato in particolare Mons. Alessandro
Repossi, vicario della nostra parrocchia San Martino e cappellano presso UNITALSI e
SMOM, nonché, i responsabili laici della Pastorale familiare diocesana, Alessandra e
Valentina, cfr.

https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.ausili
ariediocesane.it/joomlaDef/index.php/tempi-forti/747-1-accanto-alle-famiglie-nella-valle-di-
acor.html&ved=2ahUKEwiPpZaDjoeNAxWH1gIHHa8tENsQFnoECB0QAQ&usg=AOvVaw
0hUVarL5nMQCqzGyA5AM7i

“ nelle équipes di pastorale familiare Acor o nei laboratori formativi di impronta vescovile –
Amoris Laetitia cap. VIII-esiste il segno che tutti siamo annunciatori della notizia buona del
Vangelo. In questi anni si è percorso un importante tratto di strada… che prosegue con buoni
frutti fino alla data corrente, cfr. il mio articolo in merito

https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.korazym.org%2F90861%2Fabitare-la-misericordia-nelle-situazioni-imperfette-incompiute-ferite-genetliaco-del-gruppo-diocesano-il-buon-pastore-di-palermo-tutors-coniugi-marcella-e-francesco-trombetta-2%2F%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExb0VJUk9KSWhmbUpkdjZNRAEeNMZghRrW0a2Vsp9pdtSuga39O6cXFgSheu37R1btreGzw5b_LXyhP-XZ9iY_aem_LMhDODvHdQhF6MLE8CR2qg&h=AT04mm2JYUwqDbrUkJkeRgtRwEJFvUqykDDhYSIaUB3pSWqTMmGkxjp7SrgOM0Rlvz4bCoH8i94u_WQ4_KcAJJl6Ia1ceQcQQh7_G0NemDJD-fxnLgjzaVNSAxiRYNB7k-Hp

“ Il nome Acòr deriva da ‘La valle di Acòr porta della speranza’ (Os 2,16 17) che indica la
straordinaria fecondità della misericordia di Dio , capace di trasformare anche l’aridità del
cuore, la valle del pianto e il deserto della vita in luoghi di speranza. Il percorso è stato
incoraggiato dall’Arcivescovo Card. D. Tettamanzi alla Dioc. di Milano con la lettera ‘Il
Signore è vicino a chi ha il cuore ferito’ durante l’Epifania del 2008….” .

Tale orientamento canonico-pastorale è stato confermato anche dall’Avvocatura ecclesiastica, cfr.
https://gloria.tv/go/SfdywfGZJ5gUNL7H9zh88pLAxDHjWGLUAd1JaVMeyea6HsdbHwHz2Xqsh
iGcP2S125WOvpyw0p7gnL7bxokzfzhs7wUWNJ6CzjVkzNeYnJsA1WHV0IlQBVtOVFxKyid8Yj
TXDCwFfYChmKahUVgmeKMEL8RBTc3Rn18ecUMBlefDyHVfGpzd8YBTFhWSQAKCbsaE0
YPPztEEfFR84IqQokzeq

“ In tal senso il documento ideato e redatto dal prof. Francesco Trombetta, giurista, depositato in
allegato assieme al libello introduttivo della causa di nullità matrimoniale, è stato certamente utile,
perché certifica il percorso pastorale posto in essere dalla coppia nell’ambito di una struttura
diocesana di Palermo citata dal giudice nella stessa sentenza, evidenziando, altresì, un ‘dubbio’
giuridico-canonista circa la validità del matrimonio”.

Spesso tali tematiche le approfondiamo con la nostra attuale guida pastorale che ritengo doveroso
ringraziare, il mio citato amico di sempre eccezionale presbitero ( in 20 anni ne abbiamo ospitato,
in nomine Christi, 12 a casa nostra) che ci ha concesso durante il periodo pasquale il privilegio di
una benedizione solenne della nostra badia siciliana, che ha incontrato spesso i Pontefici ed i
responsabili delle altre Religioni esistenti nel mondo, Padre Salvatore Lazzara (cappellano
colonnello per 24 anni dei Carabinieri e delle FF.AA. che mi h autorizzato a pubblicare la
foto: cfr.


https://www.facebook.com/media/set/?set=a.100985963273564&type=3 “il 03 Marzo 2008:
L’Ordinario Militare Mons. Pelvi, lo ha presentato alla Comunità accademica come nuovo
Cappellano militare dell’Istituto” ).

Presentato il bilancio di missione dell’arcidiocesi di Milano

E’ stato presentata nei giorni scorsi nella Sala Convegni della Curia arcivescovile la nuova edizione del Bilancio di missione della Diocesi di Milano. La pubblicazione, giunta alla terza edizione, ha lo scopo di rendicontare in modo trasparente le attività svolte, le ricadute in ambito pastorale e sociale e le principali implicazioni economiche delle attività svolte dalla Chiesa ambrosiana, nelle sue varie articolazioni.

Alla presentazione sono intervenuti Antonio Antidormi, economo della Diocesi, mons. Bruno Marinoni, vicario episcopale per gli Affari economici, don Fabio Landi, responsabile del Servizio per la Pastorale scolastica, mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, che ha firmato anche la prefazione al Bilancio.

Dopo una prima edizione in cui l’attenzione era concentrata sulla Curia diocesana e sugli enti più direttamente collegati ad essa e una seconda in cui il perimetro descritto dal documento è stato allargato alle oltre 1.100 parrocchie della Diocesi, nella nuova edizione è stato aggiunto un focus su uno specifico ambito di impegno pastorale della Chiesa ambrosiana, quello delle oltre 200 scuole di infanzia gestite dalle parrocchie.

Secondo mons. Bruno Marinoni, «con questa terza edizione, il Bilancio di missione assume la sua struttura definitiva, con uno sguardo di analisi che parte dalla Curia e dagli enti centrali, si allarga alle parrocchie e poi, di anno in anno, approfondisce un aspetto della missione della nostra Chiesa, quest’anno le scuole d’infanzia parrocchiali. Devo ringraziare in particolare le parrocchie, che mettendo a disposizione il loro rendiconto dicono che c’è una compartecipazione, una comunione di intenti. Un grazie anche alle società di servizi che attraverso il loro lavoro sgravano di alcune incombenze di tipo amministrativo le parrocchie stesse, che così sono più libere di fare il loro servizio più importante, che è quello di annunciare il Vangelo»

«Quello che più mi ha colpito – ha dichiarato mons. Mario Delpini – è stato l’incremento di offerte spicciole da parte della gente, che manifesta un senso di appartenenza, un senso di responsabilità e una fiducia. In questo senso, realizzare un Bilancio come questo convince ancora di più le persone a dire che quello che si raccoglie è usato bene».

«A livello italiano – ha proseguito l’Arcivescovo – sappiamo che c’è una diminuzione delle firme in favore della Chiesa Cattolica per l’8×1000. Il fatto che lo Stato stesso si sia inserito nella serie di possibili destinatari forse spiega questa diminuzione ed è una decisione un po’ singolare, forse anche non del tutto giusta, perché queste risorse dovrebbero essere destinate ad attività diverse da quelle proprie dello Stato. Il fatto però che aumentino le offerte per la propria parrocchia, almeno nella nostra Diocesi, e diminuiscano le firme per 8×1000 forse indica che il coinvolgimento delle persone è più efficace quando uno fa parte di una comunità, ne vede personalmente le necessità, ne vede le opere, anche se ovviamente sappiamo che le stesse risorse dell’8×1000 in gran parte vengono restituite alle Diocesi».

Aumentano leggermente, rispetto all’anno precedente, gli abitanti della Diocesi, che passano da 5.539.708 a 5.566.667, mentre resta invariato il numero delle parrocchie (1.106), il che dice che ogni parrocchia della Diocesi ha in media 5.037 abitanti. I presbiteri diocesani sono 1.597, con una riduzione di 30 unità rispetto all’anno precedente e un invecchiamento complessivo che è in atto da tempo: i sacerdoti tra i 26 e i 35 anni sono 93, quelli con oltre 75 anni sono 482.

Periodo di riferimento dei dati economici presentati è, per quanto riguarda gli uffici e i servizi della Curia arcivescovile, l’anno pastorale 2023-2024, mentre per quanto riguarda gli Enti centrali, le società diocesane di servizi, le parrocchie e le scuole d’infanzia l’anno solare 2023.

Come nelle edizioni precedenti, al fine di descrivere il flusso di risorse economiche impiegate, i bilanci della Curia Arcivescovile, degli Enti centrali e delle società diocesane di servizi sono stati analizzati ed aggregati operando una riclassificazione per destinazione riguardo agli oneri sostenuti per promuovere le tre dimensioni fondamentali della missione della Diocesi: la “cura pastorale” (indirizzo, coordinamento, formazione), la “cura amministrativa” (vigilanza canonica, consulenza amministrativa, servizi), il sostegno di attività e progetti sul territorio (la gestione diretta di opere e l’erogazione di contributi per finalità specifiche, fondi diocesani e 8xmille).

Queste risorse sono state pari, nel periodo esaminato, a 66.532.848 euro, destinate per il 42,7% al sostegno di attività e progetti sul territorio tramite la gestione diretta di opere e l’erogazione di contributi per finalità specifiche, per il 39,9% ad attività di vigilanza canonica, consulenza amministrativa e servizi, e per il 16,9% ad attività di indirizzo pastorale, coordinamento e formazione.

A differenza dei due esercizi precedenti, si rileva un saldo di gestione complessivamente positivo di € 352.960, pari allo 0,53% delle risorse diocesane destinate, accantonato nei fon¬di vincolati e/o nelle riserve di patrimonio. Questo saldo positivo è dovuto ad una mi¬nima crescita delle entrate (+0,4%) in concomitanza ad una lieve diminuzione delle uscite (-3,7%) complessive.

Per quanto riguarda in particolare il sostegno ad attività e progetti sul territorio, si confermano prevalenti gli ambiti di spesa le¬gati alla carità ed assistenza (oltre 16,3 milioni, il 57,5% del totale dei contributi al territorio) e il sostegno delle parroc¬chie (più di 7 milioni); tra le altre finalità supportate vi sono il sostegno alle missioni (2,1 milioni), l’educazione/forma¬zione e cultura (2,1 milioni) e l’assistenza e la formazione del clero (quasi 0,6 milioni).

Va ricordato che le somme destinate dal livello centrale non sono la totalità di quelle messe in campo dalle realtà che agiscono direttamente sul territorio (come per esempio le parrocchie, la Casa della Carità o la Fondazione S. Carlo), ma le integrano; in questo senso rappresentano una sorta di “leva” che permette di moltiplicare le risorse che vengono complessivamente riversate sul territorio a beneficio della collettività.

Analizzando i dati dal punto di vista della prove¬nienza delle risorse, le fonti connesse all’8×1000 (ovvero i fondi complessivamente giunti dalla CEI per Culto e Pastorale, interventi Caritativi e Bandi per finalità specifiche) ammontano a circa 18,7 milioni, pari al 28% del totale delle entrate. Più consistenti – circa 22,4 milioni, il 34% del totale – i contributi di parrocchie, enti e privati, mentre proventi per circa 25,2 milioni arrivano da attività e servizi (38% del totale delle entrate).

Le analisi sui dati delle parrocchie sono il frutto dell’elaborazione di 1.074 rendiconti di gestione per l’anno 2023, ovvero la quasi totalità delle 1.106 parrocchie presenti in Diocesi. I dati rappresentano il flusso di entrate ed uscite della gestione (ordinaria e straordinaria) di attività istituzionali e non istituzionali, ad esclusione di quelle svolte con modalità commerciali che adottano differenti e separati sistemi contabili secondo i termini di legge.

Le entrate complessive sono state pari nel 2023 a 270.277.626 euro (con un incremento del 13% rispetto al 2022), destinate per il 66% (oltre 177 milioni) per attività pastorali ordinarie, ovvero l’ambito tipico della vita delle parrocchie e della loro missione: in particolare l’ambito educativo-formativo e quello celebrativo sacramentale. Il 18% delle risorse è stato destinato a manutenzioni straordinarie e ristrutturazioni, il 5% ad altri oneri straordinari, l’1% a manutenzioni ordinarie su immobili non istituzionali e un’analoga percentuale ad oneri finanziari.

Le risorse provengono in massima parte (67,3%) da offerte e collette per attività pastorali ordinarie: quasi 182 milioni di euro, il che significa che in media ogni abitante della Diocesi offre in un anno 32,7 euro (l’anno scorso la media era di 29 euro).

Anche le uscite delle parrocchie sono aumentate: 245.899.575 euro (+8% rispetto al 2022). Un aumento che è da attribuirsi per 10,9 milioni all’incremento delle spese per le attività tipiche delle parrocchie in tutti gli ambiti della pastorale (segno di un superamento definitivo del periodo pandemico che aveva limitato le stesse); la parte restante è riferibile a maggiori spese straordinarie per oltre 8,3 milioni (di cui 6,6 milioni di maggiori manutenzioni sia ordinarie che straordinarie sugli immobili).

Il saldo tra entrate e uscite delle parrocchie della Diocesi è stato dunque positivo, pari a € 24.378.051: una cifra destinata a dare continuità alla missione pastorale delle parrocchie; questo avanzo rappresenta altresì una disponibilità finanziaria a disposizione per affrontare le future spese straordinarie e, per le parrocchie che presentano posizioni debitorie con il sistema bancario, per onorare i piani di rimborso.

I debiti contratti dalle parrocchie hanno origini e motivazioni diverse: perlopiù si tratta della quota residua di indebitamento resosi necessario, anni prima, per la co-struzione delle chiese o di debiti contratti per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.

A partire dal 2019, anno in cui il debito consolidato delle parrocchie ha toccato la cifra di 55.841.000 euro, è stato avviato dalla Diocesi, in particolare dagli Uffici di Curia competenti, un percorso teso a ottimizzare le fonti di finanziamento e a perseguire il consolidamento delle esposizioni, che si è concretizzato nella maggior parte dei casi in una trasformazione del debito dalla forma dei brevi affidamenti a quella dei mutui programmabili.

Questo processo virtuoso ha generato una sensibile riduzione del debito consolidato delle parrocchie della Diocesi, che dai va¬lori già citati del 2019 è sceso, nel 2024, a 40.721.551 euro, con una riduzione, rispet¬to al picco del 2019 pari al 27% e del 2,3% rispetto all’anno precedente.

Le scuole parrocchiali nella Diocesi di Milano sono prevalentemente scuole d’infanzia e hanno una presenza numericamente importante perché sono 202. Altre circa 400 scuole materne sono gestite da religiosi o da cooperative o fondazioni cattoliche (di cui non di rado il parroco è presidente o parte del CdA). Quindi in Diocesi ci sono oltre 600 scuole d’infanzia cattoliche, precisamente 627, su un totale di 1462 scuole d’infanzia complessive: il che significa che oltre il 40% degli asili sono cattolici o di ispirazione cristiana.

Per quanto riguarda le 202 scuole citate, dall’analisi di un campione di 111 bilanci risulta che 64 scuole sono in utile e 47 in perdita, con un saldo di gestione positivo, pari a circa 923.000 euro.

Una pastorale segno di speranza: in dialogo con Simone Fichera

“Di segni di speranza hanno bisogno anche coloro che in sé stessi la rappresentano: i giovani. Essi, purtroppo, vedono spesso crollare i loro sogni. Non possiamo deluderli: sul loro entusiasmo si fonda l’avvenire. E’ bello vederli sprigionare energie, ad esempio quando si rimboccano le maniche e si impegnano volontariamente nelle situazioni di calamità e di disagio sociale. Ma è triste vedere giovani privi di speranza; d’altronde, quando il futuro è incerto e impermeabile ai sogni, quando lo studio non offre sbocchi e la mancanza di un lavoro o di un’occupazione sufficientemente stabile rischiano di azzerare i desideri, è inevitabile che il presente sia vissuto nella malinconia e nella noia”.

Da questo passo della bolla di indizione del giubileo, ‘Spes non confundit’, iniziamo un dialogo sulla pastorale giovanile con l’educatore e pedagogista, dott. Simone Fichera, formato in teologia presso l’università lateranense e componente del team ‘AGO Formazione’per cercare di capire il motivo per cui papa Francesco ha scritto che i giovani hanno bisogno di segni di speranza: “Il tempo in cui siamo immersi, il presente in cui ha da incarnarsi la nostra Chiesa, è costituito di fragilità nuove. Non che il passato non fosse in sé irto di ispidi ostacoli da superare, ma si tratta probabilmente di fatiche simili in contesti nuovi.

Basti pensare alla fatica di ingresso nelle posizioni quadro da parte dei giovani, o banalmente alla preponderanza del mondo virtuale nella vita comune di qualsiasi giovane. Viviamo un tempo in cui la speranza resta sconosciuta perché infondata, infondabile. La speranza non è un vezzo da sognatori, ma una virtù che ha bisogno di mani e sguardi capaci di promesse e questo siamo chiamati a fare come Chiesa, specie in questo anno giubilare”.

La pastorale della Chiesa è capace di fornire segni di speranza?

“Probabilmente in questo momento no. Spesso la pastorale sembra raggomitolata dentro il ‘già conosciuto’, il ‘si è sempre fatto così’, è incapace di stare nei contesti in cui la vita scorre davvero, non ristagna. Non si sporge verso fuori, chiede piuttosto ai giovani di entrare nello schema. I giovani cristiani, purtroppo, è facile distinguerli dalla massa, non per la luminosità del fervore, quanto più per la capacità di stare negli schemi che l’oratorio o la parrocchia chiede. E chi sa starci, di solito, è a rischio ristagno”.

In quale modo la pastorale può educare?

“Credo avremmo bisogno di una pastorale davvero capace di uscita. Non si tratta di fare educativa di strada (che pure avrebbe una sua funzionalità se fatta bene), ma, più banalmente, di aprire i cancelli. Di permettere ai ‘casinisti’ di stare dentro orientando l’azione educativa alla creazione della relazione piuttosto che alla segnalazione delle norme. Perché è di quei figli che ha bisogno la chiesa. Di quelli meno amabili ha bisogno di prendersi cura. Dei ‘bravi ragazzi’ sanno aver cura tutti. E questo chiede competenza educativa, non solo passione”.

La Chiesa è capace di comprendere il linguaggio dei giovani?

“Anche rispetto al linguaggio facciamo fatica a intenderci certamente. Ma credo che la domanda vera non sia relativa al linguaggio, né tanto alla comunicazione, quanto alla capacità di cura. Al desiderio di paternità dei pastori e degli educatori (si intenda rivolto anche al femminile come senso di maternità). Abbiamo creato una chiesa di organizzatori, promotori, amministratori, ufficianti e ci siamo dimenticati di coltivare la paternità, la cura, la figliolanza, l’accompagnamento”.

In quale modo si può rendere ‘attraente’ per i giovani l’oratorio?

“Credo che la risposta sarà deludente: non c’è oratorio capace di attrazione se chi lo abita non è attraente. I ragazzi non hanno bisogno di luoghi ‘fighi’ (si anche, ma non prioritariamente). Hanno bisogno di padri e madri, di amici veri. Coltivare queste capacità chiede competenza umana e professionale, lo ripeto. Non basta aver passione, non basta la vocazione. Ed allora viene a me da fare una domanda: se è così pungente il tema dei giovani, perché tanta parte di Chiesa è disposta a spendere risorse per restaurare gli affreschi e sceglie di risparmiare su una più necessaria formazione?”

Allora è possibile dare una definizione alla parola ‘pastorale’?

“Pastorale è educare ad un sapere che è complesso! Complesso perché fatto di tanti pezzi: è sapere che conosce, è sapere che agisce ed è sapere che comunica. La pastorale ha bisogno di uscire dalla paura di ‘commistionarsi’ con la vita della gente e lasciarsi inquinare dalla bellezza del presente che è tempo di salvezza! Se affermiamo, con le nostre scelte, che il presente e i suoi retaggi, non sono occasione di salvezza allora staremmo affermando che questo tempo è maledetto, che qui non c’è Kairos, e che la Chiesa ha fallito! Beh spoiler… non è così! Ci si può rimboccare le maniche e imparare a immischiarsi! Perché la pastorale è la vita della gente. E’: copula e non congiunzione!”

Di quale pastorale c’è bisogno?

“Una pastorale che testimoni e racconti come sia possibile la vita da cristiani oggi! Quali sono le skill tipiche del cristiano, le sue competenze relazionali, le attenzioni che lo caratterizzano. Una pastorale che non tema la strada e l’on-line. Una pastorale che incontra occhi e volti, che chiama per nome, perché riparte da ciò che è essenziale: la relazione personale. Perché in fondo è così da sempre: è davvero innovativo ciò che ci riporta all’essenziale!”

(Tratto da Aci Stampa)

La Vigna di Rachele festeggia 15 anni vicino alla sofferenza  dei genitori

L’apostolato internazionale ‘La Vigna di Rachele’compie 15 anni di attività in Italia offrendo a Bologna, luogo della sua nascita, un ritiro spirituale rivolto a chi porta ancora la dolorosa esperienza dell’interruzione di gravidanza. Donne, uomini e coppie sono caldamente invitati a ritrovare la Speranza e a fare esperienza della Misericordia attraverso un percorso progettato per l’elaborazione del lutto che conduce alla guarigione interiore attraverso un incontro in questo fine settimana.

Come avviene da anni, anche quest’appuntamento verrà guidato da un’equipe che comprende la presenza continua sia di un sacerdote sia di collaboratrici che hanno fatto il proprio percorso per risanare le stesse ferite. In questa piccola comunità di fiducia si vive un intenso percorso per elaborare il lutto collegato alla perdita di uno o più figli con l’aborto volontario o terapeutico. Chi ha partecipato in passato racconta l’aver vissuto non solo un’esperienza di riconciliazione, ma della Chiesa in ascolto: “E’ stata un’esperienza unica e profonda. La Chiesa non ti volta le spalle. L’ho sempre considerata un po’ ‘bacchettona’, invece mi sbagliavo. C’è molta fratellanza e vicinanza tra tutti i partecipanti”.

“A me ha colpito molto l’attenzione alla singola persona, la delicatezza del linguaggio, la cura dell’ambiente e dei dettagli. Tutto questo mette al centro la singola persona che, sentendosi amata, si apre all’Amore”. “Ho potuto vedere la fragilità di mio marito e tutto il suo dolore. Lui mi ha chiesto scusa. Non riesco più a condannarlo”.

La fondatrice della ‘Vigna di Rachele’ in Italia, Monika Rodman Montanaro, collabora sin dal 1997 con l’opera ormai presente in più di 50 Paesi del mondo: “Il weekend di ritiro offre l’opportunità di allontanarsi per 3 giorni dalle pressioni quotidiane per rivedere un capitolo della propria vita forse mai esaminato, una vicenda spesso messa nel dimenticatoio che però torna a galla e può manifestare conseguenze di lunga durata. Spesso le persone cercano un aiuto solo anni o persino decenni dopo, avendo rimosso tutto oppure sofferto in silenzio. Nella Vigna si trova un ambiente accogliente e compassionevole, e un percorso strutturato che infonde il coraggio e dà la forza per rivedere tutto attraverso gli occhi misericordiosi del Buon Gesù”.

Il programma è molto efficace per coloro che hanno difficoltà a perdonare sé stessi ed altri. Questo non solo grazie agli esercizi proposti, ma perché mette Cristo al centro del percorso. Il ritiro include la condivisione delle storie personali, meditazioni ed esercizi con le Scritture, la celebrazione dei Sacramenti ed una Funzione Commemorativa. ‘La Vigna di Rachele’ esprime concretamente la pastorale della misericordia che accompagna la proclamazione del Vangelo della Vita. Anche il nuovo sussidio sulla pastorale della vita umana, pubblicato a Marzo 2025 dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, considera un elemento importante l’accompagnamento e la cura di chi ha vissuto l’esperienza dell’aborto.

Sono stati il card. Elio Sgreccia e il card. Carlo Caffarra ad aver compreso, nel 2010, l’importanza dell’associazione. Quest’ultimo ha offerto, ben presto, la collaborazione del suo Ufficio della pastorale familiare. Anche l’attuale vescovo di Bologna, Sua Eminenza Cardinale Matteo Maria Zuppi, ha incoraggiato la continuazione dell’opera.

La ‘Vigna di Rachele’ opera in piena comunione con la Chiesa universalee rappresenta una risposta autenticamente cristiana alla piaga dell’aborto, prendendo ispirazione da San Giovanni Paolo II, che già 30 anni fa, nella sua enciclica ‘Evangelium vitae’, ha implorato coloro che hanno abortito a non abbandonare la speranza, ad interpretare quest’esperienza nella sua verità, e ad aprirsi “con umiltà e fiducia al pentimento”.

Papa Francesco ha ribadito lo stesso incoraggiamento con la decisione di espandere a tutto il clero del mondo la facoltà di togliere ogni eventuale scomunica in cui la singola persona può essere incorsa con il peccato dell’aborto.

Don Ettore Signorile: calano le istanze di nullità matrimoniale

Le cause di nullità matrimoniale presso il Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano del Piemonte non sono care, né lunghe. Il 62% avviene senza costi di avvocati: le parti godono del patrocinio gratuito e si limitano a pagare € 525 di spese processuali per l’intero procedimento.

Non si tratta di cause lunghe, come ha spiegato spiega il vicario giudiziale don Ettore Signorile, che presiede il Tribunale: “Si arriva a sentenza con una tempistica che nella maggior parte dei casi si attesta sotto i 12 mesi, con l’annotazione del provvedimento nel registro di matrimonio e battesimo delle parrocchie quasi sempre entro 14 mesi”.

Tutti i dati relativi all’attività del Tribunale nel 2024 sono contenuti nella Relazione presentata da don Signorile sabato 15 marzo inaugurando presso il Seminario Metropolitano di Torino l’Anno Giudiziario del Tribunale Ecclesiastico, prolusione di apertura pronunciata dall’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole.

Continua da due decenni il calo dei matrimoni celebrati in chiesa con rito cattolico (nella Diocesi di Torino sono passati da oltre 5.000 nel 2002 a 1.500 nel 2023); si registra una ripresa solo rispetto al periodo della pandemia da Covid (500 matrimoni nel 2020).

Alla flessione dei matrimoni religiosi corrisponde un calo delle istanze di nullità matrimoniale, che nel 2024 risultano lievemente aumentate rispetto all’anno precedente, ma rispetto al 2015 sono passate da 160 a 60 l’anno. La quasi totalità delle cause si conclude con la dichiarazione di nullità del matrimonio, come ha spiegato vicario giudiziale don Ettore Signorile:

“In questi anni abbiamo davvero lavorato con impegno e passione per dare corso alla riforma di papa Francesco che ha richiesto accompagnamento e vicinanza alle coppie che si rivolgono al tribunale ecclesiastico. Sono convinto che il numero di fedeli che potrebbe intraprendere la via giudiziale è di gran lunga superiore alle attuali richieste di nullità, ma occorre che i fedeli siano ben consigliati e accompagnati da un’articolata e capillare pastorale famigliare”.

Per don Signorile non occorre contrapporre la pastorale con il diritto: “Pastorale e diritto spesso sono colte in modo separato, ponendo un’artificiosa contrapposizione che trova non poche ricadute nell’applicazione pratica di Amoris Laetitia. Sembra quasi che il ‘pastorale’ sia la via charitatis del foro interno prospettata nel documento post sinodale, mentre la via veritatis del foro esterno, demandata al tribunale, resterebbe relegata al giuridico. Una precomprensione questa determinata da un’idea del diritto canonico impregnata di positivismo giuridico, che induce ad una reazione di rifiuto e che porta a considerare superato l’istituto del processo attraverso il tribunale ecclesiastico”.

Secondo don Signorile la tendenza al calo delle istanze di nullità “è segno di una minore sensibilità alla dimensione religiosa del matrimonio che si vuole rendere nullo (a tante persone basta il divorzio civile), esprime una scarsa consapevolezza del senso del sacramento matrimoniale, ma anche una scarsa conoscenza della facilità di accesso al Tribunale Ecclesiastico”. Esiste una pubblicazione informativa sul procedimento giudiziario, a disposizione delle parrocchie e di tutti gli interessati.

Quindi il processo deve essere collocato nell’ambito pastorale: “Io credo che il processo vada sempre colto all’interno di un orizzonte che è pastorale ma, pur dando gran valore alla deposizione giurata delle parti, sento la necessità di ribadire che il bene pubblico del matrimonio non può essere pensato come una sorta di autocertificazione il cui esito è lasciato alla buona volontà o buona fede dei singoli. Le cause si giudicano infatti ‘per acta et probata’.

Le parti in causa non sono soltanto la parte attrice e la parte convenuta, ma anche il loro matrimonio (con l’operato del difensore del vincolo o parte pubblica). Intaccare il diritto di difesa di ogni fedele, ma anche la naturale dialettica che è implicata nel processo canonico, sarebbe un intollerabile vulnus al processo matrimoniale”.

Per don Signorile il diritto garantisce la regolarizzazione di una situazione già notificata: “E’ vero che, salvo diversa statuizione del giudice, i coniugi, parti in causa, possono esercitare direttamente la postulazione, rinunciando all’assistenza di un patrono, ma una simile opzione non è esente da limiti oggettivi, dovuti allo spessore tecnico dell’attività processuale .

La ragione ultima dell’esistenza del diritto nella Chiesa, consiste nel fatto che nel Popolo di Dio si danno necessariamente rapporti interpersonali di giustizia: vi sono diritti e doveri. Il giudicare la validità o meno di un matrimonio è al contempo un bene giuridico e pastorale. Per questo l’accertamento della verità sul matrimonio non è un divorzio, non un semplice tentativo di regolarizzazione di una situazione di fatto”.

Per questo il card. Roberto Repole ha sottolineato la necessità di superare la contrapposizione; “Soprattutto, il testo del documento chiede di andare oltre una contrapposizione tra consultività e deliberazione che, se spinge a superare una ambigua interpretazione del tantum consultivum, orienta a non interpretare in senso mondano le categorie di consultività e deliberazione all’interno dei processi ecclesiali”.

Ed ha descritto il ruolo dell’operatore: “A questo proposito lasciatemi ribadire come ciascun operatore debba avere una dimensione di servizio, fatta di generosa disponibilità, che presenta una portata ancora più evangelica per noi ministri ordinati, sempre più oberati da molteplici incombenze e incarichi diocesani. Abbiamo bisogno che gli officiali, chierici e laici, siano preparati, generosi, operativi e convinti della preziosità del loro lavoro. Le norme processuali vanno applicate con un dinamismo e una intelligenza eminentemente pastorali”.

(Foto: Arcidiocesi di Torino)

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