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A Roma il Concerto di Natale
La 33^ edizione dello storico Concerto di Natale, nato nel 1993 nell’Aula Paolo VI in Vaticano, organizzato dalla Prime Time Promotions, si svolgerà sabato 13 dicembre 2025, con inizio alle ore 17.00, all’Auditorium della Conciliazione di Roma, presentato da Federica Panicucci e, trasmesso in prima serata televisiva su Canale 5 il 25 dicembre 2025, e in replica il 26 dicembre.
L’edizione di quest’anno vede la partecipazione di artisti di prestigio nazionale e internazionale che hanno dimostrato una profonda sensibilità riguardo ai temi sociali e di solidarietà. Il cast sarà composto dagli artisti italiani Orietta Berti, Michele Bravi, Clara, Riccardo Cocciante, Gigi D’Alessio, Sal Da Vinci, Serena Rossi, Davide Boosta Dileo, Piccolo Coro Le Dolci Note, Veneto Pipe Band; e da quelli internazionali Claude (NL), Sheryl Crow (USA), Hevia (Spagna), Kamrad (Germania), Noa (Israele), Stephanie Radu (Romania), Alin Stoica (Romania), Ilhna (Malta) e il Gruppo Gospel Marquinn Middleton & The Miracle Chorale (USA). Con la partecipazione straordinaria del Presepe Vivente di Vetralla. Tutti gli artisti si esibiranno dal vivo accompagnati dall’Orchestra Italiana del Cinema diretta dal M° Adriano Pennino.
Sabato 13, durante la mattinata, gli artisti saranno ricevuti in udienza privata dal Santo Padre. A richiamare alla solidarietà sarà ancora una volta Missioni Don Bosco: dal 13 dicembre 2025 al 2 gennaio 2026 sarà attivo il numero solidale 45589 per le donazioni. Quest’anno l’attenzione è rivolta a Pointe-Noire, in Repubblica del Congo, dove le profonde diseguaglianze sociali colpiscono in particolare il quartiere di Côte-Mateve, privo di servizi essenziali come acqua potabile, elettricità, assistenza sanitaria e scuole.
Per questo i missionari salesiani lanciano un progetto per costruire una nuova scuola primaria capace di accogliere 350 bambini tra i 6 e i 12 anni, garantendo ambienti sicuri, materiali adeguati e un futuro migliore.
Il Concerto di Natale, con la sua lunga storia di impegno umanitario e sociale, ha tessuto una preziosa rete di connessioni tra artisti provenienti da culture diverse. In questi tre decenni, oltre 1000 talenti nazionali e internazionali hanno illuminato il palco del Concerto di Natale, contribuendo a diffondere un messaggio di unità e solidarietà.
L’idea del Concerto di Natale nasce nel 1993, in vista del Giubileo del 2000, per sostenere il progetto del Vicariato di Roma volto alla costruzione di 50 nuove chiese nei quartieri in rapida espansione della capitale. Per contribuire alla raccolta fondi, la Prime Time Promotions propone un grande concerto natalizio in Vaticano, trasmesso su Canale 5. Da allora, il Concerto è diventato un appuntamento annuale dedicato alla solidarietà, sostenendo prima il progetto ‘Missioni d’Oriente’ della Compagnia di Gesù e dal 2007 affianca i progetti dei missionari salesiani (in particolare la Fondazione Don Bosco nel Mondo e, dal 2017, Missioni Don Bosco Valdocco Onlus).
Nel corso delle edizioni ha trovato casa in sedi prestigiose: dall’Aula Paolo VI in Vaticano, che ha ospitato 16 edizioni del Concerto di Natale, al Grimaldi Forum di Monte Carlo, al Teatro Filarmonico di Verona, al Teatro Massimo Bellini di Catania, fino al Mediterranean Conference Center di Malta e all’Auditorium Conciliazione di Roma, sede della XXXIII edizione del Concerto di Natale.
Il Concerto di Natale gode del Patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, del Dicastero per l’Evangelizzazione che ha anche concesso all’evento il logo del Giubileo, del Comune di Roma – Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, dell’Associazione Rounit (Romania).
Concerto di Natale 2025 della Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS
La Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS, presieduta da Monsignor Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario di Sua Santità Papa Francesco, organizza anche quest’anno il tradizionale Concerto di Natale, un evento che unisce arte, musica e spiritualità. Il Concerto si terrà giovedì 11 dicembre alle ore 18:30 presso il Santuario di Santa Maria delle Grazie al Trionfale, a Roma, Piazza Santa Maria delle Grazie 5.
L’esecuzione sarà affidata alla Banda Musicale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, diretta dal Maestro Donato Di Martile, con la partecipazione del soprano Minji Kang e del tenore Luca Vissani. La serata sarà presentata dalla conduttrice televisiva Claudia Conte. La combinazione di musica, immagini suggestive e narrazione spirituale trasformerà il Concerto in un momento di forte emozione, capace di toccare profondamente il cuore dei partecipanti.
Questa iniziativa si inserisce nell’impegno della Fondazione a favore dei bambini poveri e ammalati e delle donne vittime di violenza, promuovendo una cultura della solidarietà, della cura e dell’inclusione sociale. Il Concerto di Natale diventa così un momento di unione tra la comunità, gli amici, i sostenitori e tutte le persone che credono nella forza trasformativa dell’amore. Tra le opere promosse dalla Fondazione vi sono: l’Orfanotrofio “Oasi della Pietà”: una vera e propria “Casa della dignità” per 300 bambini. Dotata di una scuola di cucina di altissimo livello gestita dallo Chef internazionale Francesco Mazzei, garantisce educazione, affetto e competenze professionali per un futuro sereno.
Il Progetto Ospedale “Bambino Gesù del Cairo”: un faro di eccellenza sanitaria per le mamme e i bambini più bisognosi, in partnership con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. La Rete Solidale “Fratello”: una catena di solidarietà che, nel 2024, ha distribuito oltre 35.000 pasti, un pilastro fondamentale per il sostegno alimentare delle comunità più povere. Le Cliniche Mobili “Salus”: sanità su ruote che raggiunge le regioni più remote, garantendo assistenza sanitaria pediatrica gratuita in collaborazione con il Policlinico Gemelli e l’Ospedale Bambino Gesù.
La Casa della Speranza, in Italia: un rifugio sicuro per donne vittime di violenza e tratta, un autentico percorso di rinascita con supporto psicologico, medico e legale.
La Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS esprime una profonda gratitudine alle Istituzioni, alle Autorità, ai Soci e a tutte le persone che prenderanno parte al Concerto, contribuendo a realizzare un evento non solo musicale e artistico, ma autenticamente spirituale ed emotivamente coinvolgente, capace di sensibilizzare, educare e trasmettere la bellezza della solidarietà a chi soffre.
Papa Leone XIV invita a prepararsi al Natale
“Da pochi giorni sono rientrato dal mio primo viaggio apostolico, in Türkiye e in Libano. Con l’amato fratello Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, e i Rappresentanti di altre confessioni cristiane, ci siamo incontrati per pregare insieme a İznik, l’antica Nicea, dove 1700 anni fa si tenne il primo Concilio ecumenico”: al termine della recita dell’Angelus odierno papa Leone XIV ha raccontato ai fedeli riuniti in piazza san Pietro il suo primo viaggio apostolico in Turchia ed in Libano in occasione dell’anniversario del Concilio di Nicea.
L’occasione di tale racconto è stata la ricorrenza della Dichiarazione comune tra cattolici ed ortodossi: “Proprio oggi ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione comune tra Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che poneva fine alle reciproche scomuniche. Rendiamo grazie a Dio e rinnoviamo l’impegno nel cammino verso la piena unità visibile di tutti i cristiani. In Türkiye ho avuto la gioia di incontrare la comunità cattolica: attraverso il dialogo paziente e il servizio a chi soffre, essa testimonia il Vangelo dell’amore e la logica di Dio che si manifesta nella piccolezza”.
Eppoi ha raccontato la realtà del Libano: “Il Libano continua a essere un mosaico di convivenza e mi ha confortato ascoltare tante testimonianze in questo senso. Ho incontrato persone che annunciano il Vangelo accogliendo gli sfollati, visitando i carcerati, condividendo il pane con chi si trova nel bisogno. Sono stato confortato dal vedere tanta gente per strada a salutarmi e mi ha commosso l’incontro con i parenti delle vittime dell’esplosione nel porto di Beirut”.
Ecco il valore della presenza papale: “I libanesi attendevano una parola e una presenza di consolazione, ma sono stati loro a confortare me con la loro fede e il loro entusiasmo! Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato con la preghiera. Cari fratelli e sorelle, quanto è avvenuto nei giorni scorsi in Türkiye e Libano ci insegna che la pace è possibile e che i cristiani in dialogo con gli uomini e le donne di altre fedi e culture possono contribuire a costruirla. Non lo dimentichiamo: la pace è possibile!”
Mentre prima della recita dell’Angelus ha chiesto di ‘concentrarsi’ sulla venuta di Dio nel mondo: “Il Vangelo di questa seconda domenica di Avvento ci annuncia la venuta del Regno di Dio. Prima di Gesù, compare sulla scena il suo Precursore, Giovanni il Battista. Egli predicava nel deserto della Giudea dicendo: ‘Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!’
Nella preghiera del ‘Padre nostro’, noi chiediamo ogni giorno: ‘Venga il tuo regno’. Gesù stesso ce l’ha insegnato. E con questa invocazione ci orientiamo al Nuovo che Dio ha in serbo per noi, riconosciamo che il corso della storia non è già scritto dai potenti di questo mondo. Mettiamo pensieri ed energie a servizio di un Dio che viene a regnare non per dominarci, ma per liberarci. E’ un ‘vangelo’: una vera buona notizia, che ci motiva e ci coinvolge”.
Prendendo spunto dal ‘tono’ di Giovanni Battista il papa ha invitato ad essere ‘seri’ nella vita: “Certo, il tono del Battista è severo, ma il popolo lo ascolta perché nelle sue parole sente risuonare l’appello di Dio a non scherzare con la vita, ad approfittare del momento presente per prepararsi all’incontro con Colui che giudica in base alle opere e alle intenzioni del cuore, e non secondo le apparenze”.
Comunque il Regno di Dio è una ‘sorpresa’, in quanto dono: “Lo stesso Giovanni sarà sorpreso dal modo in cui il Regno di Dio si manifesterà in Gesù Cristo, nella mitezza e nella misericordia. Il profeta Isaia lo paragona a un germoglio: un’immagine non di potenza o di distruzione, ma di nascita e di novità. Sul germoglio che spunta da un tronco apparentemente morto, inizia a soffiare lo Spirito Santo con i suoi doni. Ognuno di noi può pensare a una sorpresa simile che gli è capitata nella vita”.
La stessa esperienza è stata vissuta da chi partecipò al Concilio Vaticano II: “E’ l’esperienza che la Chiesa ha vissuto con il Concilio Vaticano II, che si concludeva proprio sessant’anni fa: un’esperienza che si rinnova quando camminiamo insieme verso il Regno di Dio, tutti protesi ad accoglierlo e a servirlo. Allora non soltanto germogliano realtà che parevano deboli o marginali, ma si realizza ciò che umanamente si sarebbe detto impossibile”.
Un’esperienza che è necessaria per dare speranza al mondo: “Con le immagini del profeta: ‘Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà’. Sorelle e fratelli, come ha bisogno il mondo di questa speranza!”
Questo è l’invito a prepararsi al Regno di Dio: “Nulla è impossibile a Dio. Prepariamoci al suo Regno, facciamogli spazio. Il ‘più piccolo’, Gesù di Nazaret, ci guiderà! Lui che si è messo nelle nostre mani, dalla notte della sua nascita all’ora oscura della morte in croce, risplende sulla nostra storia come Sole che sorge. Un giorno nuovo è iniziato: svegliamoci e camminiamo nella sua luce!”
Questo è l’Avvento e tutto prepara al Natale: “Ecco la spiritualità dell’Avvento, tanto luminosa e concreta. Le luminarie lungo le strade ci ricordino che ognuno di noi può essere una piccola luce, se accoglie Gesù, germoglio di un mondo nuovo. Impariamo a farlo da Maria, nostra Madre, donna dell’attesa fiduciosa e della speranza”.
Mentre ieri il papa ha partecipato alla quarta edizione del Concerto per i poveri: “Questa sera, mentre le melodie toccavano i nostri animi, abbiamo avvertito il valore inestimabile della musica: non un lusso per pochi, ma un dono divino accessibile a tutti, ricchi e poveri. Perciò, nel rivolgere ad ognuno il mio saluto, sento in modo speciale la gioia di accogliere voi, fratelli e sorelle, per i quali oggi abbiamo vissuto questo concerto: grazie a tutti della vostra presenza!”
Per questo ha ricordato il pensiero agostiniano sul valore della musica: “Cari amici, la musica è come un ponte che ci conduce a Dio. Essa è capace di trasmettere sentimenti, emozioni, fino ai moti più profondi dell’animo, portandoli in alto, trasformandoli in una ideale scalinata che collega la terra e il cielo. Sì, la musica può elevare il nostro animo!
Non perché ci distrae dalle nostre miserie, perché ci stordisce o ci fa dimenticare i problemi o le situazioni difficili della vita, ma perché ci ricorda che non siamo solo questo: siamo molto di più dei nostri problemi e dei nostri guai, siamo figli amati da Dio!”
Per questo ha ricordato i canti natalizi, che hanno rallegrato i pastori: “Non è un caso che la festa del Natale sia ricchissima di canti tradizionali, in ogni lingua, in ogni cultura. Come se non si potesse celebrare questo Mistero senza musica, senza inni di lode. Del resto, il Vangelo stesso ci dice che mentre Gesù nasceva nella stalla di Betlemme, in cielo c’era un grande concerto di angeli! E chi ha ascoltato quel concerto? A chi sono apparsi gli angeli? Ai pastori, che vegliavano di notte per fare la guardia al loro gregge”.
E’ stato un invito a prepararsi al Natale: “Carissimi, in questo tempo di Avvento, prepariamoci all’incontro con il Signore che viene! Facciamo in modo che i nostri cuori non si appesantiscano, non siano tutti presi da interessi egoistici e preoccupazioni materiali, ma che siano svegli, attenti agli altri, a chi ha bisogno; siano pronti ad ascoltare il canto d’amore di Dio, che è Gesù Cristo. Sì, Gesù è il canto d’amore di Dio per l’umanità. Ascoltiamo questo canto! Impariamolo bene, per poterlo cantare anche noi, con la nostra vita”.
(Foto: Santa Sede)
Seconda domenica di Avvento: Gesù è il Salvatore! Convertitevi!
E’ la seconda tappa del nostro cammino verso Cristo Gesù che viene. Vero protagonista oggi è Giovanni Battista, l’uomo di cui Gesù ebbe a dire: ‘Tra i nati di donna non c’è uomo simile a Lui’. Giovanni fa eco al profeta Isaia che aveva profetizzato: ‘Spunterà un germoglio dalla radice di Iesse e su di lui si poserà lo spirito del Signore; Egli giudicherà con giustizia i poveri’. Giovanni esorta con parole forti la folla: ‘Convertitevi!’, preparate la via al Signore; la Chiesa ancora oggi, a 2000 anni di distanza, in vista della seconda venuta di Gesù, ci sprona, ci esorta e ci invita alla conversione.
Segno assai eloquente di questa settimana è l’albero; esso è segno di vita: se produce frutti, se i frutti sono buoni, l’albero è buono, vien conservato e protetto; se l’albero non produce frutti viene tagliato come legna da bruciare. Ciascuno di noi è come un albero e siamo chiamati al nostro ‘redde rationem’, al rendiconto; questo si deduce dai frutti, da come amiamo, perché Dio è amore. Da qui le esortazioni di Giovanni Battista, che si presenta davanti al popolo con il suo vestito di peli di cammello ed una cintura ai fianchi; un uomo che si ciba di miele selvatico perché Egli e tutta la sua vita è un messaggio; predica con le parole e con la sua vita ‘Convertitevi’.
L’appello alla conversione non è per Tizio o Caio; tutti oggi siamo chiamati, abbiamo bisogno di conversione: andiamo verso Gesù, verso Cristo che verrà da ‘giudice’ per giudicare i buoni e i cattivi; Cristo Gesù non chiede miracoli a nessuno ma chiede di vivere da figli di Dio, noi che chiamiamo Dio ‘Padre nostro che sei nei cieli’. La condanna del male, di ogni male ovunque si trovi è oggetto della predicazione cristiana.
Riconoscersi peccatori oggi è una esigenza di lealtà; un giorno dirà Gesù ai farisei, che gli avevano condotto una donna colta in fragranza di adulterio, ed avevano in mano una pietra per lapidarla, secondo la legge, ‘chi di voi è senza peccato lanci la pietra’, quei farisei buttarono di fianco la pietra ed andarono via. Tutti siamo oggettivamente peccatori, tutti abbiamo bisogno di conversione; Dio per giudicarci non guarda i registri di battesimo, cresima, matrimonio religioso…; non guarda se fai parte di questa o di quella associazione; Gesù guarda la fede con la quale agiamo, l’amore che esercitiamo verso Dio e i fratelli. L’uomo purtroppo spesso è vittima di orgoglio, superbia, arrivismo: pensiamo più a noi che agli altri.
Giovanni Battista, che era da tutti stimato e voluto bene per cui tutti accorrevano a lui pensando che fosse il Messia atteso, riconoscendosi quello che effettivamente era, ebbe a dire: non sono il messia, anzi vi dico. Non sono degno neppure di sciogliere i legacci dei suoi sandali. Da qui la necessita per tutti di una vera conversione del cuore. Giovanni vedendo correre i sadducei da lui per farsi battezzare, li chiama: ‘Razza di vipere, chi vi ha suggerito di sottrarvi all’ira imminente?’, fate allora frutti degni di conversione perché non basta essere figli di Abramo per salvarsi perché Dio anche dalla pietre può far sorgere figli di Abramo.
Non basta recitare il Rosario, andare in Chiesa, essere battezzati e cresimati o far parte di una gruppo di preghiere, ciò che è necessario è avere fede profonda ed amore concreto verso Dio e i fratelli., è necessario produrre frutti di amore. L’albero si riconosce dai frutti: se i frutti sono buoni, l’albero è buono. Attraverso la conversione da un tronco anche vecchio e decrepito, Dio può far germogliare un virgulto nuovo che produce frutti validi.
Dice il profeta Isaia: Gesù giudicherà con giustizia i poveri; Egli non giudicherà per sentito dire, secondo le apparenze, ma prenderà decisioni eque per gli oppressi. Questa è la società nuova dove regna la giustizia e l’amore. Gesù, che viene, darà la ricompensa a ciascuno a seconda delle opere di amore compiute. Il primo Natale, la prima venuta di Gesù ebbe come precursore Giovanni Battista che lungo il Giordano o nel deserto predicò la conversione: ‘Convertitevi, il regno dei cieli è vicino’; oggi siamo chiamati tutti ad essere predicatori, se abbiamo fede vera, se vogliamo preparare noi e i fratelli alla venuta del Signore.
Come Giovanni dobbiamo predicare in casa e fuori ‘convertitevi’ ma non necessariamente e sempre con le parole, ma sempre con la nostra vita, con le nostre opere, con l’amore concreto. Momento singolare quando Giovanni si incontrò con Gesù e l’additò: ‘Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo’.
Nella Messa, al momento della comunione, il celebrante presenta Gesù al popolo con le stesse parole di Giovanni. La nostra risposta, amici, sia non solo: ‘Signore, non sono degno che tu entri nel mio cuore, ma dove abbonda la mia debolezza e il mio peccato sovrabbondi la tua misericordia’. Questo significa prepararsi al santo Natale del 2025.
L’albero di Natale al Santo di Padova con benedizione dell’abete donato dalle valli del Primiero
Oggi alle ore 12.00 a Padova sarà benedetto e inaugurato ufficialmente l’albero di Natale donato dalla Comunità del Primiero alla Pontificia Basilica di Sant’Antonio, che accoglie da alcuni giorni i visitatori della Basilica e delle realtà produttive di via e piazza del Santo, appena fuori del sagrato.
Si tratta di un abete bianco di 13 metri di altezza, selezionato dal Corpo Forestale dello Stato nell’ambito della gestione del patrimonio boschivo montano. Un albero inclusivo che è addobbato da ben cento ‘Rose di Natale’ realizzate dagli ospiti e dai volontari del Villaggio Sant’Antonio di Noventa Padovana. Con il calar della sera l’albero viene illuminato a festa grazie al contributo del Comune di Padova in collaborazione con l’Associazione Gattamelata, così da rendere, in occasione del Natale 2025, ancora più speciale un luogo già unico.
All’inaugurazione saranno presenti il rettore della Basilica del Santo, padre Antonio Ramina; l’assessore alle attività produttive e commercio del Comune di Padova, Antonio Bressa; il presidente della Comunità del Primiero, Bortolo Rattin, nonché sindaco di Canal San Bovo, comune da cui proviene l’abete; la presidente dell’Associazione Gattamelata, Bruna Gallo, che riunisce i commercianti di Via e Piazza del Santo, e alcuni ospiti del Villaggio Sant’Antonio. A seguire si terrà anche l’inaugurazione di ‘Presepiando’, tradizionale mostra dei presepi giunta alla sua 12° edizione.
Sempre il Villaggio sarà presente anche dal 6 all’8 dicembre e nel weekend del 13-14 dicembre nel Chiostro della Magnolia della Basilica con un mercatino di Natale solidale promosso dalla Fondazione Opere del Santo ETS, dove verranno esposte le creazioni artigianali realizzate dai Centri Diurni e dalle Comunità Alloggio. Oggetti unici, nati da laboratori espressivi e occupazionali che valorizzano le capacità di ciascuno e rappresentano vere e proprie occasioni di crescita e partecipazione.
Visitare il mercatino significa non solo trovare idee regalo originali e solidali, ma anche scoprire da vicino un mondo fatto di relazioni, cura e comunità. Da oltre settant’anni questa realtà offre servizi dedicati ai minori e alle persone con disabilità, promuovendo ogni giorno inclusione, autonomia e qualità della vita. Negli altri giorni di dicembre, ci si può rivolgere all’Ufficio informazioni della basilica (tutti i giorni, orario 9-13 e 14-18).
Campagne natalizie solidali alla prova dei numeri: a Natale scegli un regalo che vale di più
Il Natale, tempo di gioia e doni, è forse il periodo dell’anno di lavoro più intenso per tutte le organizzazioni non profit che, come da tradizione, attivano specifiche campagne di raccolta fondi proponendo articoli legati alla festività nei loro shop solidali. L’ Istituto Italiano della Donazione (IID), da alcuni anni, valorizza il lavoro degli enti di terzo settore iscritti a #IoDonoSicuro portando avanti la campagna “A Natale scegli un regalo che vale di più”.
“Sul nostro sito – sottolinea il presidente IID Ivan Nissoli – abbiamo selezionato per il donatore che ha poco tempo, per chi non sa scegliere o per chi rischia di ridursi all’ultimo minuto, tantissime idee solidali, per restituire al Natale il valore del ‘dono’ come gesto davvero altruistico, un valore sempre più dimenticato. Anche a Natale, infatti, è possibile fare una scelta di solidarietà in tutta sicurezza scegliendo un regalo che vale di più: tutti possono visitare gli shop online delle associazioni corrette e trasparenti che hanno ricevuto i marchi di qualità IID. Regali solidali, pandori, panettoni, biglietti d’auguri, calendari 2026 e tante idee originali e piene di significato proposte da organizzazioni sicure e affidabili perché iscritte a #IoDonoSicuro, il primo database in Italia che raccoglie solo organizzazioni verificate. Ogni regalo sostiene una buona causa”.
Ma cosa ci dicono i dati relativi a questo periodo dell’anno? Cosa scelgono i donatori, perché lo fanno e come possono le organizzazioni migliorare la propria attività per sostenere le proprie cause?
Per rispondere a queste e a molte altre domande l’Istituto Italiano della Donazione (IID) in occasione del Giorno del Dono, la grande festa nazionale dedicata al dono e alla donazione prevista per legge il 4 ottobre di ogni anno, scatta la fotografia annuale del dono in Italia e, nel 2025 per il secondo anno, l’ha fatto con il sostegno di BPER Banca, al fianco di IID nella realizzazione dell’Osservatorio sul dono.
L’Osservatorio, costituito da IID nel 2018, ha l’obiettivo di condividere ogni anno dati, analisi e tendenze con le imprese, l’opinione pubblica, i media e il terzo settore. Nasce così l’8^ edizione del rapporto annuale ‘Noi doniamo’ al quale hanno collaborato attivamente ASSIF, Caritas Italiana, Centro Nazionale Sangue, Centro Nazionale Trapianti, CMW, Doxa, Eumetra, Istat, Scuola di Fundraising di Roma, Walden Lab.
All’interno del rapporto, dal 2008 l’Istituto conduce in prima persona un’indagine annuale sull’andamento delle raccolte fondi nel Terzo Settore basata sui dati di bilancio dell’esercizio precedente e sulle previsioni per l’esercizio in corso delle Organizzazioni Non Profit che rispondono volontariamente al questionario. In questa edizione sono stati analizzati i dati provenienti da 380 ONP raccolti a fine estate 2025 in collaborazione con CSVnet, l’associazione nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato.
“Quest’anno – sottolinea Cinzia Di Stasio, Direttrice IID – per analizzare in maniera più completa l’attività di raccolta fondi annuale degli Enti Non Profit, l’indagine è stata arricchita da un approfondimento volto a sondare l’andamento delle singole campagne di raccolta fondi in occasione di particolari momenti dell’anno, attivate nel corso dell’anno 2024. Ne emerge quanto il desiderio di donare degli italiani sia tenace se incoraggiato e promosso. Offrire la possibilità ai cittadini di avere doni natalizi (o pasquali, di San Valentino ecc..) facendo contemporaneamente del bene, trasforma un gesto, spesso consumistico, in qualcosa di valoriale, rendendo il donatore contento di contribuire con il suo gesto ad una causa sociale.
Inoltre, i nuovi strumenti di raccolta fondi digitale quali piattaforme di pagamento, QR code… stanno rendendo la donazione solidale sempre più accessibile e immediata, aumentando di molto le potenzialità della raccolta. Ecco, quindi, come queste campagne da un lato fanno tesoro della transazione digitale che impatta su moltissimi aspetti del nostro quotidiano e, dall’altro, sanno rispondere al bisogno di contatto, confronto e socialità che è innato nell’essere umano, un bisogno che torna fortemente ad emergere dopo il COVID”.
Dall’indagine risulta che quasi metà del campione organizza campagne specifiche di raccolta fondi in occasione del Natale, della Pasqua o di altre giornate speciali. La platea degli intervistati si divide in due parti quasi uguali, tanto che solo il 48% delle ONP intervistate costituisce il campione su cui è focalizzato questo approfondimento. Tra queste, ben l’88% dichiara di attivarne fino a 5 l’anno, contro un 8% che ne organizza un numero superiore. Da notare una piccola percentuale (4%) che varia il numero di campagne in base alle emergenze o al numero di progetti in corso.
Le campagne vengono realizzate soprattutto in corrispondenza delle feste di calendario e delle giornate nazionali legate alla mission dell’organizzazione non profit. I periodi privilegiati sono quello natalizio per il 75%, seguito dalla Pasqua per il 39%.
Le modalità di raccolta riflettono quelle già emerse nell’indagine generale: prevalgono infatti le iniziative in presenza come banchetti (48%), mercatini (39%) ed eventi in generale (18%). Un dato che ci permette di confermare la predilezione, affermatasi dopo il COVID, del contatto diretto tra chi dona e chi sostiene la propria causa. A seguire, tra gli strumenti di promozione della campagna troviamo due strumenti digitali: vendita tramite sito internet (18%) e piattaforma di crowdfunding (13%).
Infatti, si registra un buon utilizzo degli strumenti digitali messi a disposizione dei donatori, anche durante gli eventi in presenza. Va infatti affermandosi sempre di più il numero di realtà che permettono di donare con strumenti digitali: il 74% del campione. Lo strumento preferito è sicuramente PayPal per il 60%, seguito in seconda posizione dal POS.
Entrando nello specifico della raccolta fondi natalizia, i prodotti più legati a questa festività sono quelli preferiti. Troviamo infatti al primo posto pandori e panettoni, insieme ad altri regali natalizi non alimentari. Analogamente, anche nella raccolta fondi pasquale primeggia la cessione, dietro donazione, di prodotti legati alla festività ma con una netta prevalenza di prodotti alimentari rispetto a beni non alimentari, come uova di Pasqua (50%) e colombe (35%).
Il margine di raccolta è buono sia per il Natale che per la Pasqua. In entrambe le festività, oltre la metà del campione riesce a ricavare tra il 25% ed il 50%. In molti casi, chi ha un margine pari o superiore all’ 80% dichiara di ricevere in donazione, da privati e aziende, beni alimentari (e non) che sono utilizzati per la campagna: questo, permette di contrarre in maniera significativa i costi.
Come ogni anno, l’Istituto invita a scoprire gli shop natalizi online degli iscritti ad ‘IO DONO SICURO’, tra i quali anche quelli di AISLA e di Comocuore, che hanno ottenuto margini molto alti.
Per le giornate dedicate, che possono variare in base alla mission di ogni singola ONP, i beni sono i più diversi. Emergono la cessione di manufatti prodotti da volontari/utenti (21%), fiori e piante (20%) e beni alimentari (20%). Il margine di raccolta è più alto rispetto alle campagne natalizie e pasquali; infatti, non una ONP su quattro ma una su tre ha un margine di profitto tra il 25 e il 50%. Interessante il fatto che quasi il 25% degli intervistati dichiara di ricavare tra il 75% ed il 100%.
Prima domenica di Avvento: si aprano i cieli e piova il Giusto
La liturgia è canto di lode a Dio, che va eseguito tutti i giorni per tutto l’anno liturgico. La liturgia oggi ci dà l’avvio ad un nuovo anno, che è scandito da tre feste: Natale (festa del Padre), Pasqua (la festa in onore del Figlio) e la Pentecoste (in onore dello Spirito Santo). Questa prima festa è il Natale, giorno in cui ringraziamo il Padre che, avendo creato l’uomo a sua immagine, dopo il peccato originale, non lo abbandona ma invia il Figlio per redimere e salvare l’uomo. E il Verbo si fece carne, assunse la natura umana e prese il nome di Gesù, o Salvatore.
Nella Liturgia la festività del Natale è preceduta da quattro domeniche di ‘Avvento’; questo termine significa venuta, ma avvento è anche cammino, pellegrinaggio. L’avvento è l’attesa del Signore: Gesù è colui che viene. Ci muoviamo così verso la prima festività dell’anno liturgico, che ci ricorda la nascita di Gesù avvenuta circa 2000 anni addietro nella Giudea a Betlemme; la memoria della sua nascita ci ricorda che Gesù è venuto a noi, ma noi andiamo verso di Lui: creati da Dio, redenti da Cristo Gesù, siamo ogni giorno in cammino verso la casa del Padre.
La Chiesa in questo periodo ci prende quasi per mano e, ad immagine di Maria Santissima., ci fa sperimentare l’attesa gioiosa della venuta del Signore che ci abbraccia con il suo amore che salva e consola. La Liturgia non si stanca di farci ripetere: ‘Vieni, Signore Gesù’, si aprano i cieli e piova il Giusto. L’attesa escatologica, il suo ritorno visibile (quando verrà a giudicare i vivi e i morti, i buoni e i cattivi) è una realtà reale e sicura, anche se sconosciamo il giorno e l’ora.
Nel Vangelo Gesù ci ricorda un episodio biblico: Noè, chiamato da Dio, preparò l’arca che fu la salvezza per lui e tutta la sua famiglia: si mangiava, si beveva, ci si sposava, ognuno faceva quello che voleva: i propri comodi (forse alcuni criticavano e deridevano la realizzazione dell’arca); dominava la logica del ‘come sempre’, si viveva come sempre, fino a quando venne il diluvio universale e si salvarono solo quello dentro l’arca. L’avvento è un invito a vegliare, ad essere svegli, a rompere il ‘come sempre’ e ad iniziare una vita nuova: vegliate, convertitevi; beato chi è pronto ad andare incontro al Signore, beato chi ha la propria valigia ripiena di valori che lo accompagnano e non di cianfrusaglie da spazzatura.
L’avvento è un invito a compiere questo cammino di fede e di amore perché saremo giudicati da Cristo Gesù sull’amore: ‘Ascolta, Israele, amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, amerai il prossimo tuo come te stesso’. E’ necessario ormai abbandonare ciò che è futile, accessorio, secondario per essere fedele a ciò che è necessario ed essenziale. Dio è amore, saremo giudicati sull’amore verso Dio e verso i fratelli. L’avvento è invito ad essere vigilanti: vegliate, dice Gesù, non conoscete il giorno né l’ora.
L’avvento per il cristiano è anche gioia: sappiamo che questa vita finirà, (l’uomo ha oggi inventato anche le armi per autodistruggersi), questo mondo finirà ma il Signore è fedele alle sue promesse, non inganna e non delude; allora ascoltiamo il profeta Isaia: ‘Venite, saliamo sul monte del Signore, camminiamo nella luce del Signore’. Gesù sarà il giudice tra le genti (separerà i buoni dai cattivi come il pastore separa le pecore dalle capre); nel nostro cammino dobbiamo conservare la gioia, nonostante i dolori, le sofferenze, le pene, le tribolazioni.
L’apostolo Paolo ci esorta ad indossare le armi della luce, il che significa: comportarsi onestamente come in pieno giorno, alla luce del sole: non in ubriachezze e gozzoviglie, non in impurità e licenze, non in contese e gelosie ma rivestiti della luce del Risorto che parla di amore e servizio. Ciò che dà forza è la luce che proviene dal Cristo risorto; la forza che ci permette di camminare bene e sicuri proviene dall’Eucaristia che stiamo celebrando dove Gesù dice: venite a me: siete stanchi, affaticati, oppressi?
Prendete e mangiate: questo è il mio corpo; chi mangia questo pane vivrà in eterno. In Israele era fortissima l’attesa del Messia, ma nessuno avrebbe mai immaginato che il Messia potesse nascere da una ragazza , quale era Maria, promessa sposa a Giuseppe, uomo giusto. Impariamo da Maria, la donna dell’avvento, a vivere i gesti quotidiani con uno spirito nuovo, con i sentimenti di una attesa che solo la venuta di Dio può colmare. Allora. ‘Vieni, Gesù, si aprano i cieli e piova il Giusto’.
Dalla Calabria i ‘Panettoni della speranza’
A Reggio Calabria tutti lo conoscono. Padre Thao, giovane missionario scalabriniano, venuto dalle risaie del sud Vietnam, vive da 4 anni in questa città. Unico vietnamita a Reggio Calabria. Dolce, un sorriso che vi conquista, una disponibilità a tutta prova, lavora in prima linea per i migranti. Dirige il ‘Centro di Accoglienza Scalabrini’ a due passi dalla cattedrale.
Alla domenica, celebra l’eucarestia nella nostra chiesa di sant’Agostino, dove con il suo bell’accento orientale si è accattivato la simpatia dei fedeli del quartiere. Padre Thao è il loro idolo. Ma durante la settimana combatte una battaglia intensa e impegnativa.
Sì, al Centro Migranti, dove giovani, mamme e bambini vanno e vengono in continuazione… provenienti dal Marocco, dalla Georgia, dal Pakistan, dai Paesi africani. Il suo impegno è sostenere, coordinare e intervenire nelle varie attività del Centro. Esse sono l’accoglienza, l’alfabetizzazione, l’assistenza amministrativa e legale, gli alimentari, i farmaci, il sostegno scolastico… insomma, un’attività a 360⁰ in favore dei migranti, qui, all’estremità della nostra lunga Italia, nel territorio di Reggio Calabria. Sì, di fronte all’Africa.
Per Natale, padre Thao vi presenta un piccolo progetto originale per il nostro Centro. Quello di poter offrire 400 super-panettoni con dei generi alimentari a tutti i migranti che passeranno nel periodo natalizio… Li abbiamo chiamati ‘panettoni della speranza’. E’ un gesto semplice, ma un grande dono per umanizzare una vita difficile, amara, di tante persone qui in emigrazione… proprio in quel periodo magico, che ci parla apertamente – in nome di Dio – di fraternità. ‘Un panettone della speranza’, in tempo di Giubileo. Sarà per voi, in fondo, come deporlo alla grotta di Betlemme per i pastori. E sarà Natale.
Se desiderate dare una mano al nostro Centro Migranti a Reggio Calabria o al suo progetto ‘Panettoni della speranza’: IBAN IT69F3608105138258674058684 intestato a Thao Nguyen Thanh. Il Bambino di Betlemme vi sorrida e vi ricompensi!
Egidio Bandini: don Camillo in dialogo con Cristo è la lezione di Guareschi
“Si era oramai sotto Natale e bisognava tirar fuori d’urgenza dalla cassetta le statuette del Presepe, ripulirle, ritoccarle col colore, riparare le ammaccature. Ed era già tardi, ma don Camillo stava ancora lavorando in canonica. Sentì bussare alla finestra e, poco dopo, andò ad aprire perché si trattava di Peppone…Peppone si sedette mentre don Camillo riprendeva le sue faccende e tutt’e due tacquero per un bel pò. Oramai il Bambinello era finito e, fresco di colore e così rosa e chiaro, pareva che brillasse in mezzo alla enorme mano scura di Peppone.
Peppone lo guardò e gli parve di sentir sulla palma il tepore di quel piccolo corpo. E dimenticò la galera. Depose con delicatezza il Bambinello rosa sulla tavola e don Camillo gli mise vicino la Madonna. ‘Il mio bambino sta imparando la poesia di Natale’, annunciò con fierezza Peppone. ‘Sento che tutte le sere sua madre gliela ripassa prima che si addormenti. E’ un fenomeno’. ‘Lo so. Anche la poesia per il Vescovo l’aveva imparata a meraviglia’, ammise don Camillo”.
Prendiamo spunto dal racconto del presepe, raccontato da Giovannino Guareschi in ‘Giallo e Rosa’ apparso nel settimanale umoristico ‘Candido’ del 21 dicembre 1947, per presentare il volume ‘In dialogo con Cristo. La lezione di don Camillo’, a cura dell’associazione ‘Amici di Giovannino Guareschi’: “Questo libro è strutturato in modo molto semplice: le istruzioni per l’uso le ha scritte il nostro presidente; a queste segue un’introduzione scritta diversi annetti or sono da uno dei maggiori scrittori italiani: Alessandro Baricco.
Ad essa seguono interventi di grandi personaggi che non sono più con noi: i cardinali Biffi e Maggiolini, oltre all’indimenticabile amico di sempre Giorgio Torelli e, per spezzare la monotonia Frate Indovino. Quindi la più straordinaria introduzione mai scritta per il Don Camillo: quella di Michele Serra per la biblioteca di Cuore. Di qui si procede in ordine alfabetico con docenti universitari esteri: il professor Alan R. Perry dell’Università di Gettysburg e la professoressa Olga Gurevich dell’Università di Mosca, traduttrice in russo del Don Camillo e della Favola di Natale”.
Al presidente dell’associazione ‘Amici di Giovannino Guareschi’, Egidio Bandini, condirettore del mensile ‘Candido’, abbiamo chiesto di raccontarci il mondo di Giovannino Guareschi: “Un mondo antico e sempre nuovo, fatto di valori irrinunciabili come la fiducia nel prossimo, il reciproco rispetto, la ricerca della verità, il coraggio di affrontare anche le situazioni più drammatiche, la solidarietà e la compassione, l’amicizia incondizionata e, alla base di tutto, la fede nella Divina Provvidenza e nelle leggi di Dio che, assieme alla Patria e alla Famiglia (entrambe con l’iniziale maiuscola) rappresentava il fondamento del piccolo mondo guareschiano che, però, dovrebbe essere grande come il mondo”.
A Firenze papa Francesco così aveva ‘dipinto’ Guareschi: ‘Ma pensiamo anche alla semplicità di personaggi inventati come don Camillo che fa coppia con Peppone. Mi colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco si unisca alla evidente vicinanza con la gente… Vicinanza alla gente e preghiera sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto’. Per quale motivo don Camillo era un pastore con l’odore delle pecore?
“Perché era sempre dentro, insieme, legato al suo gregge. Riferimento per tutti, fedeli e non, credenti e scettici, don Camillo conosce tutti i suoi parrocchiani, le loro angosce e i loro dolori, le loro gioie e i loro desideri: piange con loro e ride con loro. Proprio quello che ha detto papa Francesco”.
In quale modo don Camillo risvegliava la coscienza?
“Lascio rispondere Giorgio Vittadini: … non ho potuto fare a meno di pensare ai dialoghi tra don Camillo e il Cristo del suo crocefisso, passaggi cruciali dell’opera ‘Mondo Piccolo’ di Giovannino Guareschi. Come ebbe a scrivere lo stesso autore, ‘chi parla nelle mie storie non è il Cristo, ma il mio Cristo cioè la voce della mia coscienza’. Don Camillo parla con Cristo di quello che gli accade, mettendo a tema le vicende tristi e liete della vita quotidiana, sue e delle persone intorno a lui: la povertà, il lavoro, la giustizia sociale, la meschinità, la sete di vendetta e in generale il male procurato dagli uomini e quello che viene dalla natura, la politica locale e quella globale. Il linguaggio della ‘coscienza di Guareschi’, espressa dal Cristo nei racconti è quello dei Vangeli. Non si impone con violenza e autoritarismo, ma partendo dall’osservazione dei fatti spinge don Camillo, spesso con ironia, a riflettere, a ragionare, utilizzando la verità che è dentro di lui”.
Quale era il rapporto di don Camillo con Dio?
“Lo stesso di Guareschi: amore sconfinato e obbedienza assoluta alle leggi divine che, in quanto tali, non possono essere messe in discussione”.
Chi era Cristo per don Camillo?
“La voce della sua coscienza che, poi, era la coscienza di Giovannino Guareschi perché, non dimentichiamolo, don Camillo è null’altro che il suo stesso autore”.
Quale è la ‘lezione’ di don Camillo in dialogo con Cristo?
“Lascio ancora una volta la parola a Giorgio Vittadini: Guareschi, in controtendenza, fa del dialogo continuo e personale con il Cristo che parla la radice stessa della personalità di Don Camillo. Don Camillo obbedisce senza sé e senza ma alla Chiesa universale, ma non può fare a meno di paragonare tutto quel che sente e tutto quel che gli capita con questa misteriosa Presenza. Così scopre che Gesù non è una idea, un concetto, una astrazione ma una Presenza reale il compagno, l’amico, l’autorità vera che lo accompagna, lo conforta, lo corregge”.
Concludiamo con la ‘favola di Natale’, un particolare racconto di Guareschi: “Nel dicembre 1944 Guareschi scrive la favola che viene letta e rappresentata il 24 dicembre insieme all’amico Coppola il quale ‘con la fisarmonica accompagnava le canzoncine di cui io avevo scritto il testo e che vennero eseguite da un gruppo di pezzenti come me, pieni di freddo, di fame, di nostalgia. In quella squallida baracca zeppa di altri pezzenti come noi’. Per Guareschi era il secondo Natale in prigionia e scrisse la favola per resistere con l’allegria alla tristezza sua e quella tra i compagni del lager. La nostalgia che divorava i prigionieri, era, a suo modo, nostalgia di futuro non del passato.
A guerra conclusa Guareschi illustrerà la favola con stupendi disegni riprodotti che ne fanno una sorta di inedito fumetto. Tra fame e freddo Guareschi scrive la storia di Albertino, della nonna, del papà prigioniero, e delle piccole creature (buone o cattive) che vivono e parlano in un bosco fantastico. Il bambino, la nonna e il papà si incontrano a metà strada nel bosco dove, solo nella notte di Natale, si incontrano creature e sogni di due mondi nemici e rivali. Con questa convinzione si svolge il pranzo di Natale dove il panettone ha il sapore del cielo e del bosco, dove nella notte si rinnova il miracolo di Dio che si fa uomo tra gli uomini”.
(Tratto da Aci Stampa)
Da Betlemme il card. Pizzaballa chiede la grazia di vivere il Natale
Mentre a Roma papa Francesco apriva la Porta Santa a Betlemme il patriarca di Gerusalemme dei Latini, card. Pierbattista Pizzaballa, celebrava la messa della notte di Natale con la ‘fatica’ dell’annuncio della nascita di Gesù, in quanto ancora non c’è pace: “Non ho problemi quest’anno a riconoscere la mia fatica ad annunciare a voi che siete qui e a quanti da tutto il mondo guardano a Betlemme la gioia del Natale di Cristo. Il canto degli Angeli, che cantano gloria, gioia e pace mi sembra stonato dopo un anno faticoso, fatto di lacrime, sangue, sofferenza, speranze spesso deluse e progetti infranti di pace e di giustizia. Il lamento sembra sopraffare il canto e la rabbia impotente sembra paralizzare ogni cammino di speranza”.
Di fronte a queste difficoltà il patriarca ha indicato la testimonianza dei pastori: “Mi sono chiesto più volte in queste ultime settimane come vivere, se non superare, questa fatica, questa spiacevole sensazione di inutilità delle parole, anche quelle della fede, di fronte alla durezza della realtà, alla evidenza di una sofferenza che pare non voler finire.
Mi sono però venuti in soccorso i pastori del Natale che, come me e i vescovi e i presbiteri di questa terra, vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Essi in quella notte, che è questa, hanno ascoltato gli angeli credendoci. Ed allora mi sono deciso ad ascoltare anche io, di nuovo, il racconto del Natale dentro il contesto sofferto nel quale ci troviamo, non molto diverso dal contesto di allora”.
Ed ecco il racconto evangelico della nascita di Gesù: “Mi ha colpito questo aspetto: Giuseppe e Maria vivono la grazia del loro Natale, del vero Natale, non in un modo, in un tempo o in circostanze decise da loro, o particolarmente favorevoli. Una volontà imperialistica di potenza governava allora il mondo e pensava di deciderne i destini, sociali ed economici. Questa nostra Terra Santa in quel tempo era soggetta a giochi di interessi internazionali non meno di oggi.
Un popolo di poveri viveva facendosi registrare, contribuendo con la propria fatica e il proprio lavoro al benessere di altri…. Eppure, senza lamentarsi, senza rifiutarsi, senza ribellarsi, Giuseppe e Maria vanno a Betlemme, disposti al Natale proprio lì. Rassegnazione la loro? Cinismo? Impotenza? Inettitudine? No! Era fede! E la fede, quando è profonda e vera, è sempre uno sguardo nuovo e illuminato sulla storia, perché chi crede, vede!”.
Grazie a Giuseppe e Maria Dio si può incarnare nella storia: “E cosa hanno visto Giuseppe e Maria? Hanno visto, per la parola dell’Angelo, Dio nella storia, il Verbo farsi carne, l’Eterno nel tempo, il Figlio di Dio fatto uomo! Ed è quello che vediamo anche noi qui, stanotte, illuminati dalla Parola evangelica.
Noi vediamo in questo Bambino il gesto inedito e inaudito di un Dio che non fugge la storia, non la guarda indifferente da lontano, non la rifiuta sdegnato perché troppo dolorosa e cattiva ma la ama, la assume, vi entra con il passo delicato e forte di un Bambino appena nato, di una Vita eterna che riesce a farsi spazio, nella durezza del tempo, attraverso cuori e volontà disponibili ad accoglierla. Il Natale del Signore è tutto qui: attraverso il Suo Figlio, il Padre si coinvolge personalmente nella nostra storia e se ne carica il peso, ne condivide la sofferenza e le lacrime fino al sangue, e le offre una via di uscita di vita e di speranza”.
Nell’omelia il card. Pizzaballa ha sottolineato il ‘modo’ con cui Dio entra nella storia: “Egli però non vi entra in concorrenza con gli altri potenti di questo mondo. La potenza dell’amore divino non è semplicemente più potente del mondo ma è diversamente potente… Il passo con cui Dio entra nella storia è quello dell’Agnello, perché solo l’Agnello è degno di potenza e forza, e solo a lui appartiene la salvezza.
I Cesari Augusti di questo mondo sono dentro il circolo vizioso della forza, che elimina a vicenda i nemici per crearne sempre di nuovi (e dobbiamo constatarlo amaramente ogni giorno). L’Agnello di Dio, invece, immolato e vittorioso, vince, perché vince davvero, guarendo alla radice il cuore violento dell’uomo, con l’amore disposto a servire e a morire, generando così vita nuova. Maria e Giuseppe, mentre sembrano obbedire passivamente a una storia più grande di loro, in realtà l’hanno attraversata e dominata con il passo di chi guarda a Dio e al suo progetto, e vi fanno entrare gloria e pace”.
E’ questa la scelta di Dio, a cui i cristiani sono chiamati: “Anche noi possiamo e dobbiamo abitare questa nostra terra e vivere questa nostra storia: non costretti, però, e nemmeno rassegnati o, ancor meno, pronti a fuggire appena possibile. Noi siamo chiamati dagli Angeli di questa notte a viverla con fede e speranza. Anche noi come Giuseppe e Maria, come i pastori, dobbiamo scegliere e deciderci: accogliere con fede l’annuncio dell’angelo, o andarcene per la nostra strada”.
E’ una scelta di campo: “Credere o lasciare. Decidersi per Cristo e fare nostro lo stile di Betlemme, lo stile di chi è disposto a servire con amore e scrivere una storia di fraternità. Oppure assumere lo stile di Cesare Augusto, Erode e tanti altri, e scegliere di appartenere a chi presume di scrivere la storia con il potere e la sopraffazione”.
Però in questa scelta Dio non abbandona: “Il Bambino di Betlemme ci prende per mano questa notte e ci conduce con Lui dentro la storia, ci accompagna ad assumerla fino in fondo e a percorrerla con il passo della fiducia e della speranza in Lui. Egli non ha avuto paura di nascere in questo mondo né di morire per esso (non horruisti Virginis uterum). Ci chiede di non avere paura delle potenze di questo mondo, ma di perseverare nel cammino della giustizia e della pace”.
E’ stato un invito a percorrere le strade tracciate da Dio: “Noi possiamo e dobbiamo, come Giuseppe e Maria, come i pastori e i magi, percorrere le vie alternative che il Signore ci indica, trovare gli spazi adatti dove possano nascere e crescere stili nuovi di riconciliazione e di fraternità, fare delle nostre famiglie e delle nostre comunità le culle del futuro di giustizia e di pace, che è già iniziato con la venuta del Principe della Pace.
E’ vero: siamo pochi e forse anche insignificanti nelle costellazioni del potere e nello scacchiere dove si giocano le partite degli interessi economici e politici. Siamo però, come i pastori, il popolo cui è destinata la gioia del Natale ed è partecipe della vittoria Pasquale dell’Agnello”.
Ecco il motivo per cui i cristiani sono ‘pellegrini di speranza’: “Noi cristiani, infatti, non attraversiamo la storia da turisti distratti e indifferenti e nemmeno come nomadi senza meta sballottati qua e là dagli eventi. Noi siamo pellegrini, e pur conoscendo e condividendo le gioie e le fatiche, i dolori e le angosce dei nostri compagni di strada, camminiamo verso la meta che è Cristo, vera porta santa spalancata sul futuro di Dio. Noi osiamo credere che, da quando il Verbo qui si è fatto carne, in ogni carne e in ogni tempo egli continua a fecondare la storia, orientandola alla pienezza della gloria”.
Questo è il ‘canto degli angeli’, che ancora oggi risuona in chi soffre: “E così, carissimi, proprio quest’anno, proprio qui, ha ancora più senso ascoltare il canto degli angeli che annunciano la gioia del Natale! Proprio ora ha senso ed è bello vivere l’Anno santo del Signore, anzi, l’Anno santo che è il Signore! Quel canto infatti non è stonato, ma rende stonati i rumori di guerra e la vuota retorica dei potenti! Quel canto non è troppo debole ma risuona con forza dentro le lacrime di chi soffre, e incoraggia a disarmare la vendetta con il perdono. Possiamo essere pellegrini di speranza anche dentro le strade e tra le case distrutte della nostra terra, perché l’Agnello cammina con noi verso il trono della Gerusalemme celeste”.
Questo è il Giubileo: “L’anno del giubileo, secondo la tradizione biblica, è un anno speciale in cui vengono liberati i prigionieri, cancellati i debiti, le proprietà vengono restituite e anche la terra riposa. È un anno nel quale si fa esperienza della riconciliazione con il prossimo, si vive in pace con tutti e si promuove la giustizia. Un anno di rinnovamento spirituale, personale e comunitario. Avviene questo perché, con il giubileo, è Dio che per primo cancella tutti i debiti con noi. E’ l’anno della riconciliazione tra Dio e l’uomo, dove tutto si rinnova. E Dio vuole che tale riconciliazione si completi nel rinnovo della vita e delle relazioni tra gli uomini. E’ il mio augurio per questa nostra Terra Santa, che ha bisogno più di tutti di un vero giubileo”.
Il giubileo è occasione di un nuovo inizio: “Abbiamo bisogno di un nuovo inizio in tutti gli ambiti della vita, di nuova visione, di coraggio di guardare al futuro con speranza, senza arrendersi al linguaggio della violenza e dell’odio, che invece chiudono ogni possibilità di futuro. Possano le nostre comunità vivere un vero rinnovamento spirituale. Che anche per noi in Terra Santa, dunque, ci sia questo nuovo inizio: che vengano rimessi i debiti, siano liberati i prigionieri, siano restituite le proprietà e si possano davvero iniziare con coraggio e determinazione percorsi seri e credibili di riconciliazione e di perdono, senza i quali non ci sarà mai vera pace”.
L’omelia è conclusa con un pensiero agli abitanti di Betlemme e di Gaza: “Voglio ringraziare i nostri fratelli di Gaza, che ho potuto nuovamente incontrare di recente. Rinnovo a voi, cari fratelli e sorelle, la nostra preghiera, la nostra vicinanza e la nostra solidarietà. Non siete soli. Davvero voi siete un segno visibile si speranza in mezzo al disastro della totale distruzione che vi circonda. Ma voi non siete distrutti, siete ancora uniti, saldi nella speranza. Grazie della vostra meravigliosa testimonianza di forza e di pace!
Un pensiero va anche a voi cari fratelli e sorelle di Betlemme. Anche quest’anno per voi è stato un Natale triste, all’insegna dell’insicurezza, della povertà, della violenza. Il giorno più importante per voi, è vissuto ancora una volta nella fatica e nell’attesa di giorni migliori. Anche a voi dico: coraggio! Non dobbiamo perdere la speranza. Rinnoviamo la nostra fiducia in Dio. Lui non ci lascia mai soli. E qui a Betlemme, proprio noi celebriamo il Dio-con-noi e il luogo dove si è fatto conoscere. Coraggio. Vogliamo che da qui ancora risuoni per tutto il mondo lo stesso annuncio di pace di duemila anni fa! Allora con i pastori andiamo a vedere sempre di nuovo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”.




























