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La festa di sant’Andrea introduce la festa dell’Immacolata
“Nella festa dell’Apostolo Andrea, amato fratello di san Pietro e santo patrono del Patriarcato Ecumenico, esprimo con gioia a Sua Santità la mia vicinanza spirituale ancora una volta attraverso la delegazione. Mi unisco a lei nel rendere grazie a Dio per i ricchi frutti della divina provvidenza, manifesti nella vita di sant’Andrea”.
Cei: l’Avvento apre alla speranza ed alla carità
Il Natale ortodosso: Cristo è nato
‘Rivolgo un pensiero particolare ai fratelli delle Chiese Orientali, cattoliche e ortodosse, che oggi celebrano il Natale del Signore. A tutti auguro la luce e la pace di Cristo Salvatore’: con questo tweet papa Francesco ha inviato gli auguri agli ortodossi, che festeggiano il Natale secondo il calendario giuliano.
Da Breslavia a Torino i giovani percorrono l’Europa
Sarà la città di Torino ad ospitare nel dicembre 2020 l’Incontro europeo dei giovani animato dalla spiritualità di Taizé, secondo l’annuncio di frère Alois, priore della comunità ecumenica, ai 15.000 giovani di tutta Europa riuniti a Breslavia per vivere un capodanno all’insegna della preghiera, della riflessione e dello scambio reciproco. E potrebbe esserci anche una visita ‘lampo’ di papa Francesco
Da Assisi l’augurio del card. Vallini per un Natale autentico
Natale nelle diocesi: è nato il Salvatore
‘L’Emmanuele sia luce per tutta l’umanità ferita. Sciolga il nostro cuore spesso indurito ed egoista e ci renda strumenti del suo amore. In questo giorno di festa, doni a tutti la sua tenerezza e rischiari le tenebre di questo mondo’: il tweet natalizio di papa Francesco è un invito per ogni persona ad aprirsi alla ‘grazia’ di Dio, che ‘continua ad amare’ l’uomo, invitandolo a portare la ‘luce’ nel mondo.
Papa Francesco: accogliere Gesù che illumina il mondo
‘L’Emmanuele sia luce per tutta l’umanità ferita. Sciolga il nostro cuore spesso indurito ed egoista e ci renda strumenti del suo amore. In questo giorno di festa, doni a tutti la sua tenerezza e rischiari le tenebre di questo mondo’: il tweet natalizio di papa Francesco è un invito per ogni persona ad aprirsi alla ‘grazia’ di Dio, che ‘continua ad amare’ l’uomo, invitandolo a portare la ‘luce’ nel mondo.
Natale: Dio bussa al cuore umano
“Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco, trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia. In quella circostanza, a Greccio, non c’erano statuine: il presepe fu realizzato e vissuto da quanti erano presenti. E’ così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero”.
Da Torino un augurio di Natale ai lavoratori
Nel pomeriggio l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia ha celebrato la santa messa della Vigilia di Natale per continuare il percorso di vicinanza, solidarietà e presenza della Chiesa torinese nel mondo del lavoro presso il piazzale antistante all’azienda ex Embraco, ora Ventures. Il tempo del Natale è il momento dell’Incarnazione di Dio nella realtà umana e si ricorderà a tutti la venuta del Figlio di Dio attraverso l’immagine della mangiatoia.
Natale: il mistero della forza nella debolezza
Se c’è, forse, un aspetto del Natale, che più di ogni altro scandalizza, mette dubbi, insinua perplessità, da quando è avvenuto la prima volta ad oggi, è questo: Dio si è fatto carne. Detto in altri termini Egli si è manifestato a noi attraverso la fragilità di un corpo umano, la miseria di una vita umana, la piccolezza di una storia.
Dopo duemila anni questo risulta essere qualcosa di inspiegabile. Perché per la nostra mentalità, se Dio si doveva manifestare, si doveva manifestare in modo da essere riconosciuto da tutti, in modo glorioso, maestoso.
Eppure egli ha deciso di prendere forma nell’umile grembo di Maria e non di una straordinaria regina, ha deciso di prendere dimora nell’umile villaggio di Nazareth e non in un sontuoso palazzo della capitale dell’Impero, ha deciso di avere acconto a sé persone di basso rango e non di alto lignaggio.
Dio ha agito così per mostrarci qualcosa che, da duemila anni a questa parte, facciamo fatica a comprendere: c’è una forza nella debolezza che è segno della sua presenza nel mondo. E’ una questione di sguardo, di ciò che siamo abituati a vedere. C’è una luce nelle tenebre che non acceca, è tenue: sta a noi scovarla, sta a noi scoprirla.
La libertà dell’uomo, così e solo così, è preservata e messa in gioco perché è chiamata a guardare in direzione contraria rispetto a dove guarda il mondo. Di un Dio che prepotentemente entra nella scena nel mondo e, così facendo, ti obbliga a credere nessuno ha bisogno. Di un Dio che bussa delicatamente alla porta del mio cuore e chiede di poter entrare tutti, ma proprio tutti abbiano bisogno. Anche perché, così facendo, è credibile la sua vicenda.
Gesù, facendosi carne, vuol farci comprendere che ogni carne, ogni corpo ha una dignità, quello del povero come quello del ricco, e che la salvezza non è una cosa astratta ma quanta mai concreta: noi siamo destinati alla risurrezione della carne. Ecco il mistero che custodisce il Natale: c’è una forza nella debolezza che non appare, eppure è in grado di cambiare la sorte di ogni uomo e del mondo!






























