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“L’Argentina di Francesco”, un viaggio nel tempo per conoscere meglio Jorge Mario Bergoglio
«Con particolare affetto, alla luce del Risorto ricordiamo oggi Papa Francesco, che proprio il Lunedì dell’Angelo dello scorso anno ha consegnato la vita al Signore. Mentre facciamo memoria della sua grande testimonianza di fede e di amore, preghiamo insieme la vergine Maria, Sede della sapienza, perché possiamo diventare annunciatori sempre più luminosi della verità».
Con questo essenziale ma evocativo ricordo Papa Leone XIX ha voluto celebrare, il 6 aprile scorso in occasione della recita del «Regina caeli» dalla finestra dello Studio privato del Palazzo apostolico vaticano, il suo predecessore Francesco, morto proprio il Lunedì dell’Angelo di un anno fa all’età di 88 anni.
Mercoledì 8 è stato quindi proiettato nella Filmoteca Vaticana, sempre in onore di Jorge Mario Bergoglio, il documentario “L’Argentina di Francesco”, che racconta il suo legame con Asti, terra di origine della famiglia di Papa Francesco, il Vaticano e Lampedusa, ripercorrendo le radici del Papa e il suo sguardo verso il futuro della Chiesa.
Nel pomeriggio dello stesso giorno il filmato è stato presentato ufficialmente ad Asti, nel cinema Pastrone dedicato appunto al primo regista italiano, l’astigiano Giovanni Pastrone (1882-1959), autore del primo Colossal nazionale, “Cabiria”, del 1914, alla presenza dei parenti di Bergoglio che, come noto, ha origini piemontesi.
Il documentario è stato proiettato anche a Lampedusa, isola approdo di migranti che sarà meta il 4 luglio prossimo della Visita Pastorale di Leone XIV sulle orme di quella celebre di Papa Francesco all’inizio del suo pontificato (8 luglio 2013).
Il parroco della chiesa di San Gerlando a Lampedusa, don Carmelo Rizzo, alla vigilia di tali importanti eventi ha ribadito il legame speciale della sua comunità con Papa Bergoglio: «Dobbiamo molto a Francesco, anche nel modo di guardare e di vivere la missione della Chiesa. E il documentario rappresenta non solo l’occasione per un abbraccio collettivo ad un Papa che ha saputo farsi prossimo, ma anche l’opportunità di rievocare il suo messaggio di speranza e di accoglienza» (cit. in Sulle orme di Bergoglio. Un documentario di Eugenio Bonanata, L’Osservatore Romano, 8 aprile 2026, p. 7).
Il documentario “L’Argentina di Francesco”, girato a Buenos Aires nel 2024 da Eugenio Bonanata, si è avvalso della consulenza scientifica di Orsola Appendino, autrice assieme a Giancarlo Libert del volume Nonna Rosa. “La roccia delle Langhe” da Cortemilia all’Argentina. La persona più importante nella vita di Papa Francesco (Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2019).
«Voleva tanto bene a tutti noi astigiani – ha affermato la studiosa -. L’ultima volta lo incontrai il 12 dicembre 2024 nella basilica di San Pietro al termine della celebrazione per la Madonna di Guadalupe. Anche in quella occasione mi venne incontro e mi salutò in piemontese dicendomi forte e chiaro: “cerea!” [è il saluto tradizionale piemontese che, in dialetto astigiano, significa “buongiorno” o “arrivederci”]».
Fra le varie interviste incluse nel lungometraggio, la cui produzione è a cura dall’emittente cattolica Telepace in collaborazione con il portale ufficiale vaticano Vatican News, vi sono quella a Miguel Ángel Durando, ex allievo del Colegio de la Inmaculada Concepción di Santa Fe, dove l’allora padre gesuita Jorge Mario Bergoglio è stato professore, e quella a padre Pepe di Paola, uno dei più noti “preti di periferia” (curas villeros), attivo da oltre vent’anni nelle baraccopoli di Buenos Aires.
Per non dimenticare il naufragio di Lampedusa
Dal 2014, i morti e dispersi nel Mediterraneo sono stati in media circa 8 al giorno, pari a oltre 30.300 (secondo i dati di ‘Mediterranean/Missing Migrants Project’), molti dei quali bambini, bambine e adolescenti. In un contesto mondiale sempre più incerto, caratterizzato da guerre, persecuzioni, violenze, povertà estrema, crisi umanitarie, chi fugge per raggiungere un futuro possibile in Europa continua a rischiare la propria vita e quella dei propri figli, in mancanza di vie legali e sicure.
E per l’ong Save the Children, che ricorda oggi il naufragio avvenuto al largo di Lampedusa nel 2013, non è cambiato nulla: “Undici anni dopo il drammatico naufragio del 3 ottobre 2013 davanti alle coste di Lampedusa, in cui morirono 368 persone, purtroppo poche cose sono cambiate. In questi anni si sono susseguite le notizie di imbarcazioni affondate e di persone annegate, tra le quali troppo spesso vi erano bambini e bambine”.
Per scongiurare il ripetersi di tali tragedie, l’Organizzazione non Governativa continua a chiedere l’apertura di canali regolari e sicuri per raggiungere l’Europa e un’assunzione di responsabilità condivisa dell’Italia, degli altri Stati membri dell’Unione Europea e delle istituzioni europee affinché attivino un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso in mare per salvare le persone in pericolo, agendo nel rispetto dei principi internazionali e dando prova di quella solidarietà che è valore fondante dell’Unione Europea:
“Con guerre e conflitti che avanzano in maniera estremamente rapida, quella a cui assistiamo con profondo rammarico è una mancanza di impegno nei confronti dei trattati internazionali e del sistema globale di protezione dei rifugiati, richiedenti asilo da parte delle istituzioni europee e degli Stati Membri. L’approccio securitario e l’irrigidimento dei confini non fanno che rendere le condizioni di bambini e adolescenti, e tra loro dei minori stranieri non accompagnati, più precarie e pericolose”.
Infatti nella scorsa primavera il Parlamento ed il Consiglio europeo hanno approvato il pacchetto di riforme del Patto europeo Asilo e Migrazione, norme che minano il diritto di asilo di minori e famiglie, come ha dichiarato Antonella Inverno, responsabile ‘Ricerca, Analisi e Formazione’ di Save the Children: “L’Unione e gli Stati membri dovrebbero ora concentrarsi sulla sua attuazione con un approccio incentrato sul rispetto dei diritti umani e dei diritti dei minori. Al contrario assistiamo alla stipula di accordi, come quello con l’Albania, che mettono le persone a rischio di detenzione prolungata e automatica, di mancato accesso a procedure di asilo eque e di ritardato sbarco. Le frontiere interne ed esterne dell’Unione Europea sono diventate luoghi di transito pericolosi, dove violenze, soprusi e violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno, così come accade sulle rotte che conducono in Europa”.
Quindi i dati: in quest’anno sono giunte in Italia via mare 48.646 persone rifugiate e migranti, di cui 5.542 minori stranieri non accompagnati; e nel sistema di accoglienza italiano al 31 agosto 2024 risultano presenti 20.039 minori stranieri non accompagnati-Msna, in calo rispetto al 31 agosto 2023, quando ce n’erano 22.599, ma in aumento rispetto allo stesso periodo di rilevazione del 2022 (17.668), secondo il secondo il ‘Cruscotto’ del Ministero dell’Interno aggiornato al 28 settembre.
Così nell’isola è stato realizzato, all’interno dell’hotspot di Contrada Imbriacola, in accordo con il Dipartimento ‘Libertà Civili’ del Ministero dell’Interno e la Prefettura di Agrigento, uno Spazio Sicuro a misura di minori, giovani donne e madri gestito da Save the Children, in partnership con Unicef e in collaborazione con Unhcr e con ‘D.i.Re’, nell’ambito del progetto Leaving Violence. Le attività sono realizzate in cooperazione con la Croce Rossa Italiana, ente gestore dell’hotspot.
Anche il ‘Safe Space’ è uno spazio a misura di minori, adolescenti e donne, volto a fornire supporto anche psicosociale a persone in situazioni di vulnerabilità. Rappresenta un luogo sicuro dove bambini e bambine possono giocare, partecipare alle attività, conoscere i loro diritti, interagire, socializzare, esprimere le loro opinioni, ma anche un luogo focalizzato sul supporto al ruolo genitoriale, sull’identificazione dei minori vulnerabili e delle famiglie che hanno bisogno di ulteriore sostegno.
Padre Zerai racconta la guerra nel Corno d’Africa
Alcune settimane fa tra Etiopia ed Eritrea la pace è ritornata a rischio, dopo l’accordo di Pretoria che aveva portato all’accordo di cessate il fuoco in Tigrai, a partire dalla permanenza delle truppe eritree che invasero la regione autonoma tigrina alleate con l’esercito etiope e che sono rimaste in barba all’accordo di pace dello scorso anno, nella zona dell’Irob, al confine con l’Eritrea, contesa dal 1998 con Addis Abeba.
Per non dimenticare Lampedusa
Nel discorso ai partecipanti alla Conferenza internazionale sulla tratta delle persone umane, svoltosi il 10 aprile 2014, papa Francesco aveva sottolineato la tragedia che qualche mese precedente si era consumata a Lampedusa: “Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così il titolo dei giornali. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza”.




























