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Le ‘guerre nere’ in Africa cosa sono?
Le guerre africane nella contemporaneità, l’epoca della globalizzazione del XXI secolo, sono definite ‘guerre nere’ a causa della loro enigmaticità: conflitti le cui radici sono difficili da capire, che in Europa e sui media occidentali in genere sono rappresentate come brutali e selvagge, dal sapore esclusivamente etnico e perciò stesso arcaiche, quasi incomprensibili per chi non è di quelle parti:
Padre Vjeko Ćurić è un testimone della fede
Papa Francesco racconta il viaggio apostolico
Concludendo l’udienza generale odierna papa Francesco ha pregato per le vittime del terremoto, che ha colpito la Siria e la Turchia, che ha provocato finora oltre 11.200 morti accertati; in Turchia sono stati estratti dalle macerie 8.574 corpi e in Siria sono stati contati almeno 2.662 morti, secondo le autorità e i medici:
Terremoto in Turchia ed in Siria: partiti gli aiuti umanitari
E’ di oltre 3000 morti il bilancio provvisorio, destinato ad aumentare, del violento terremoto che colpito il Sud della Turchia e la Siria nella notte di lunedì 6 febbraio, che ha fatto crollare anche la cattedrale di Iskenderun, mentre si sono attivate subito le reti di solidarietà della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Ordine di Malta. Papa Francesco ha fatto avere il suo cordoglio ad entrambi i Paesi colpiti con un telegramma firmato dal Segretario di Stato, il Cardinale Parolin.
Papa Francesco ai giornalisti: fermiamo la guerra
Ieri, ritornando dalla visita apostolica del Repubblica Democratica del Congo e dal pellegrinaggio ecumenico di pace in Sud Sudan, come di consueto al termine di ogni viaggio apostolico, papa Francesco si è recato alla Basilica di Santa Maria Maggiore, sostando in preghiera davanti all’icona della Vergine Salus Populi Romani. Quindi, al termine della visita, ha fatto rientro in Vaticano.
Papa Francesco tra gli sfollati ha chiesto la fine della guerra
Papa Francesco, insieme all’arcivescovo di Canterbury ed al moderatore dell’assemblea generale della Chiesa di Scozia, a Juba incontra gli sfollati interni alla ‘Freedom Hall’, l’edificio costruito nel 2011 dopo l’indipendenza del Paese, sala riunioni dall’Assemblea Legislativa Nazionale di Transizione, ascoltando alcune testimonianze, come quella del sedicenne Joseph Lat Gatmai, che è un cristiano della Chiesa presbiteriana dell’Alto Nilo nord occidentale:
Papa Francesco in Sud Sudan per un cammino di pace
Papa Francesco, giunto nel Sud Sudan insieme all’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, ed il moderatore della Chiesa di Scozia, Iain Greenshields, ha incontrato le autorità civili e diplomatiche, chiedendo esplicitamente concrete azioni di pace:
“Vengo come pellegrino di riconciliazione, con il sogno di accompagnarvi nel vostro cammino di pace, un cammino tortuoso ma non più rimandabile. Non sono giunto qui da solo, perché nella pace, come nella vita, si cammina insieme. Eccomi dunque a voi con due fratelli, l’Arcivescovo di Canterbury e il Moderatore dell’Assemblea generale della Chiesa di Scozia, che ringrazio per quanto ci diranno. Insieme, tendendovi la mano, ci presentiamo a voi e a questo popolo nel nome di Gesù Cristo, Principe della pace”.
Infatti tale pellegrinaggio ha uno scopo ben preciso: “Abbiamo infatti intrapreso questo pellegrinaggio ecumenico di pace dopo aver ascoltato il grido di un intero popolo che, con grande dignità, piange per la violenza che soffre, per la perenne mancanza di sicurezza, per la povertà che lo colpisce e per i disastri naturali che infieriscono.
Anni di guerre e conflitti non sembrano conoscere fine e pure recentemente si sono verificati aspri scontri, mentre i processi di riconciliazione sembrano paralizzati e le promesse di pace restano incompiute. Questa estenuante sofferenza non sia vana; la pazienza e i sacrifici del popolo sud sudanese, di questa gente giovane, umile e coraggiosa, interpellino tutti e, come semi che nella terra danno vita alla pianta, vedano sbocciare germogli di pace che portino frutto”.
E’ un caloroso invito alle autorità a ‘rigenerare le sorgenti’ della convivenza civile: “Voi siete chiamati a rigenerare la vita sociale, come fonti limpide di prosperità e di pace, perché di questo hanno bisogno i figli del Sud Sudan: di padri, non di padroni; di passi stabili di sviluppo, non di continue cadute. Gli anni successivi alla nascita del Paese, segnati da un’infanzia ferita, lascino il posto a una crescita pacifica”.
Ricordando l’incontro di Roma il papa ha ‘gridato’ di fermare la violenza: “Basta distruzione, è l’ora della costruzione! Si getti alle spalle il tempo della guerra e sorga un tempo di pace! Torniamo alle sorgenti del fiume, all’acqua che simboleggia la vita. Alle fonti di questo Paese c’è un’altra parola, che designa il corso intrapreso dal popolo sud sudanese il 9 luglio 2011: Repubblica.
Ma che cosa vuol dire essere una res publica? Significa riconoscersi come realtà pubblica, affermare, cioè, che lo Stato è di tutti; e dunque che chi, al suo interno, ricopre responsabilità maggiori, presiedendolo e governandolo, non può che porsi al servizio del bene comune”.
Fondamentale per la vita civile è lo sviluppo democratico: “Esso tutela la benefica distinzione dei poteri, così che, ad esempio, chi amministra la giustizia possa esercitarla senza condizionamenti da parte di chi legifera o governa.
La democrazia presuppone, inoltre, il rispetto dei diritti umani, custoditi dalla legge e dalla sua applicazione, e in particolare la libertà di esprimere le proprie idee. Occorre infatti ricordare che senza giustizia non c’è pace, ma anche che senza libertà non c’è giustizia”.
Ha chiesto chiaramente che si cambi direzione: “E’ tempo di voltare pagina, è il tempo dell’impegno per una trasformazione urgente e necessaria. Il processo di pace e di riconciliazione domanda un nuovo sussulto. Ci si intenda e si porti avanti l’Accordo di pace, come anche la Road Map! In un mondo segnato da divisioni e conflitti, questo Paese ospita un pellegrinaggio ecumenico di pace, che costituisce una rarità;
rappresenti un cambio di passo, l’occasione, per il Sud Sudan, di ricominciare a navigare in acque tranquille, riprendendo il dialogo, senza doppiezze e opportunismi. Sia per tutti un’occasione per rilanciare la speranza: ciascun cittadino possa comprendere che non è più tempo di lasciarsi trasportare dalle acque malsane dell’odio, del tribalismo, del regionalismo e delle differenze etniche; è tempo di navigare insieme verso il futuro!”
E sempre con l’esempio del fiume Nilo papa Francesco ha chiesto che si lavori per una convivenza civile: “Affinché le acque di vita non si tramutino in pericoli di morte è fondamentale dotare un fiume di argini adeguati. Vale lo stesso per la convivenza umana.
Anzitutto va arginato l’arrivo di armi che, nonostante i divieti, continuano a giungere in tanti Paesi della zona e anche in Sud Sudan: qui c’è bisogno di molte cose, ma non certo di ulteriori strumenti di morte.
Altri argini sono imprescindibili per garantire il corso della vita sociale: mi riferisco allo sviluppo di adeguate politiche sanitarie, al bisogno di infrastrutture vitali e, in modo speciale, al ruolo primario dell’alfabetismo e dell’istruzione, unica via perché i figli di questa terra prendano in mano il loro futuro.
Essi, come tutti i bambini di questo Continente e del mondo, hanno il diritto di crescere tenendo in mano quaderni e giocattoli, non strumenti di lavoro e armi”.
Ed ha concluso il saluto con l’appello fatto nel 1993 da san Giovanni Paolo II: “Sono convinto che, per apportare proficui contributi, sia indispensabile la reale comprensione delle dinamiche e dei problemi sociali. Non basta osservarli e denunciarli dall’esterno; occorre coinvolgersi, con pazienza e determinazione e, più in generale, resistere alla tentazione di imporre modelli prestabiliti ma estranei alla realtà locale. Come disse San Giovanni Paolo II trent’anni fa in Sudan: devono essere trovate delle soluzioni africane ai problemi africani”.
Anche l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, ha ricordato il motivo del pellegrinaggio: “Veniamo per incoraggiare la Chiesa a ricordare il significativo impegno svolto nel costruire la pace e nel riunire le persone. Veniamo ad ascoltare i giovani ed a raccontare ai Capi di Governo le loro speranze di pace e di opportunità. Veniamo per onorare le donne che hanno conosciuto una sofferenza così terribile e che tuttavia sono state il segno della rinascita…
Quando ripenso gli impegni presi nel 2019, mi rattrista vedere e sentire tutto ciò. Volevamo di più. Voi avete offerto di più. Il popolo del Sud Sudan è amato da Dio. Le vostre storie sono conosciute da Dio.
Le vostre preghiere sono ascoltate da Dio. Insieme, pregheremo per la pace del Signore, testimonieremo il Cristo che è morto perché noi fossimo salvati, e invocheremo lo Spirito Santo affinché entri nei nostri cuori e in quelli di coloro che hanno grandi responsabilità, in modo che la parola di Gesù Cristo possa essere accolta: “perché tutti siano una sola cosa”.
(Foto: Santa Sede)
Mons, Erio Castellucci: mai indifferenti alle sopraffazioni
In occasione della festa di san Giminiano, patrono principale della città e dell’arcidiocesi emiliana, celebratasi nei giorni scorsi, mons. Erio Castellucci, arcivescovo della diocesi di Modena-Nonantola, ha pubblicato una lettera alla città dal titolo ‘Giustizia e Pace si baceranno’, ricordando la fine della prima guerra mondiale, il trattato di Versailles, le condizioni umilianti imposte alle Germania che favorirono poi l’ascesa di Hitler:
Papa Francesco: l’unità dei cristiani nasce dal battesimo
Nella giornata di giovedì papa Francesco ha ricevuto due delegazioni in occasione di altrettante ricorrenze, come quella ecumenica della Finlandia in occasione della festa di sant’Enrico di Uppsala, patrono dello Stato, dove portò la Parola di Dio partendo da Uppsala, in Svezia, città di cui era vescovo. E nel discorso ha ripreso il tema dell’acqua come fonte del battesimo, evocata nell’immagine del mar Baltico, affermando che la guerra è sempre una sconfitta:
Il Gran Maestro Dunlap ripercorre le attività dell’Ordine di Malta
Il giorno successivo al discorso di papa Francesco al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede il Luogotenente di Gran Maestro, fra’ John Dunlap, ha tenuto l’Udienza di inizio anno con il Corpo Diplomatico accreditato presso il Sovrano Ordine di Malta, ricordando le principali crisi che hanno caratterizzato lo scorso anno:





























