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Papa Francesco, il pontefice del popolo che ha cambiato il volto della Chiesa
“In questa maestosa piazza di san Pietro, nella quale papa Francesco tante volte ha celebrato l’Eucarestia e presieduto grandi incontri nel corso di questi 12 anni, siamo raccolti in preghiera attorno alle sue spoglie mortali col cuore triste, ma sorretti dalle certezze della fede, che ci assicura che l’esistenza umana non termina nella tomba, ma nella casa del Padre in una vita di felicità che non conoscerà tramonto”: alla presenza di oltre 250.000 persone, a cui si sono aggiunte altre 150.000 persone lungo il tragitto fino alla basilica di santa Maria Maggiore, luogo in cui è stato sepolto, in piazza san Pietro si è svolta la messa esequiale di papa Francesco, celebrata dal card. Giovanni Battista Re, decano del Sacro Collegio, che lo ha definito un papa con un cuore aperto a tutti.
Fin dall’inizio del suo pontificato la sua scelta è stata quella di essere pastore delle pecore: “Nonostante la sua finale fragilità e sofferenza, papa Francesco ha scelto di percorrere questa via di donazione fino all’ultimo giorno della sua vita terrena. Egli ha seguito le orme del suo Signore, il buon Pastore, che ha amato le sue pecore fino a dare per loro la sua stessa vita”.
Al francescano p. Fabio Nardelli, docente alla Pontificia Università Lateranense, alla Pontificia Università Antonianum di Roma ed all’Istituto Teologico di Assisi, abbiamo chiesto di sintetizzare il messaggio che papa Francesco ha lasciato al popolo cristiano: “Guardando al Pontificato di Francesco e, in particolare, agli ultimi mesi di vita, il segno più eloquente che lascia in eredità all’umanità è quello dell’esserci, della sua presenza anche nella sofferenza e nella malattia: visitando, incontrando, accogliendo e soprattutto ‘facendosi prossimo’, anche in quell’ultimo saluto ai fedeli in piazza san Pietro nel giorno di Pasqua. L’esserci ‘fino alla fine’, testimoniando il Vangelo, è segno di una vita appassionata e donata, che rimane la parola più credibile ed efficace”.
‘Iniziamo oggi un nuovo ciclo di catechesi, dedicato a un tema urgente e decisivo per la vita cristiana: la passione per l’evangelizzazione, cioè lo zelo apostolico. Si tratta di una dimensione vitale per la Chiesa: la comunità dei discepoli di Gesù nasce infatti apostolica, nasce missionaria, non proselitista e dall’inizio dovevamo distinguere questo: essere missionario, essere apostolico, evangelizzare non è lo stesso di fare proselitismo, niente a che vedere una cosa con l’altra. Si tratta di una dimensione vitale per la Chiesa, la comunità dei discepoli di Gesù nasce apostolica e missionaria’: così papa Francesco apriva la catechesi dell’udienza generale di mercoledì 11 gennaio 2023. Per quale motivo aveva una tensione missionaria?
“L’esperienza pastorale vissuta in America Latina è stata chiaramente molto determinante, in quanto ha sperimentato in maniera incisiva cosa significhi vivere ‘in mezzo’ al popolo e testimoniando l’amore del Padre che non abbandona nessuno dei suoi figli. Nel suo pontificato ha più volte rilanciato non una ‘metodologia’ missionaria, ma la chiamata a un’esistenza missionaria che è per ‘tutti’ indistintamente, in quanto battezzati e perciò discepoli-missionari”.
‘Il suo cuore aperto ci precede e ci aspetta senza condizioni, senza pretendere alcun requisito previo per poterci amare e per offrirci la sua amicizia: Egli ci ha amati per primo… Per esprimere l’amore di Gesù si usa spesso il simbolo del cuore. Alcuni si domandano se esso abbia un significato tuttora valido. Ma quando siamo tentati di navigare in superficie, di vivere di corsa senza sapere alla fine perché, di diventare consumisti insaziabili e schiavi degli ingranaggi di un mercato a cui non interessa il senso della nostra esistenza, abbiamo bisogno di recuperare l’importanza del cuore’: così si apriva la sua ultima enciclica sull’amore umano e divino di Gesù: ‘Dilexit nos’. Per quale motivo egli ha invitato i cristiani ad essere ‘devoti’ al cuore di Gesù?
“Papa Francesco nella sua ultima enciclica ‘Dilexit nos’parla dell’amore personale del Cristo che viene incontro ad ogni uomo e che riconosce tutti come ‘amici’, non pretendendo alcun requisito. Con questa riflessione ha voluto rilanciare l’amore ‘cristoconformante’, riportandoci alla sorgente dell’amore divino e umano; ed è nel Cuore di Cristo, che ciascuno può riconoscere se stesso e imparare ad amare”.
Nell’enciclica ‘Fratelli tutti’ papa Francesco ha avvertito la necessità di proporre lo stile ‘fraterno’ che san Francesco d’Assisi ha indicato a chi aveva scelto di seguirlo: ‘Fratelli tutti, scriveva san Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo… Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita’. Quanto è stato importante il suo magistero sull’amicizia sociale?
“L’opzione preferenziale per i poveri non ha costituito una semplice scelta di pastorale sociale, ma è stata posta quale esigenza indispensabile del cammino di evangelizzazione di tutta la Chiesa. Secondo papa Francesco l’impegno sociale non ha un fondamento esclusivamente sociologico ma in primiscristologico in quanto non nasce da imposizioni esterne ma dal mandato missionario di Gesù. L’attenzione alla dimensione sociale dell’evangelizzazione è stata vissuta come un’obbedienza fedele al principio evangelico e al vero significato della missione, secondo cui ogni discepolo è inviato ad annunciare la salvezza opera da Gesù Cristo morto e risorto”.
Quindi, pur apportando novità all’interno della Chiesa, non ha mai ‘tradito’ la dottrina?
“Il pontificato di papa Francesco è stata una grande ‘provocazione’ per coloro che non attendevano più la sorpresa di Dio. Il suo insegnamento può essere considerato, a ragione, un punto di svolta per la Chiesa: in obbedienza alla Scrittura, in continuità con la Tradizione e il Magistero ed, in ascolto dei ‘segni dei tempi’, ha orientato la barca della Chiesa verso prospettive sempre nuove ed aperte all’energia vitale del Vangelo. Guardando agli anni del suo pontificato, si può affermare che, in continuità con il Concilio Vaticano II, egli ha riaffermato l’urgenza missionaria, che è per ‘tutti’! Davvero si può definire il papa del popolo che ha cambiato il volto della Chiesa”.
(Tratto da Aci Stampa)
Giornata per la carità del Papa: il rapporto annuale dell’Obolo di San Pietro
L’Obolo, come donazione al successore di Pietro, prese forma stabile nel VII secolo, con la conversione degli Anglosassoni, in collegamento con la festa dell’Apostolo san Pietro a cui Gesù affidò la Sua Chiesa. E’ cresciuto nei secoli successivi, con l’adesione al cristianesimo degli altri popoli europei, sempre come un contributo di riconoscenza e devozione al papa, quale espressione di unità della Chiesa, e di corresponsabilità ecclesiale.
Il termine ‘Obolo di san Pietro’ fu usato fin dal Medioevo per identificare il censo, cioè il contributo annuo pagato alla Santa Sede da parte degli Stati o delle signorie locali che si erano poste sotto la sovranità del Papa. Con la Riforma protestante e la fine del regime feudale cessarono questi rapporti tra le monarchie europee e il Papa.
Nell’epoca moderna, poco prima della fine dello Stato Pontificio (1870) e della perdita delle rendite dei possedimenti territoriali, sorse in tutta Europa ed oltremare una sorprendente iniziativa di offrire al papa un aiuto materiale. Questa affettuosa reazione dei cattolici fu di grande consolazione e d’incoraggiamento per il papa. Anche in quel periodo di crisi il papa prese cura dei più sofferenti (ricordiamo ad es. il terremoto disastroso in Croazia nel 1881), destinando loro una parte dell’Obolo. Il sostegno ricevuto dal papa infatti non poteva non essere condiviso con quanti si trovavano in situazione di grave necessità, esprimendo così la premura di un padre che si prende cura di tutti i suoi figli: riceve per dare, e per dare a chi in quel momento ne ha più bisogno.
Nel resoconto annuale dello scorso anno le entrate del Fondo Obolo sono ammontate ad € 52.000.000, mentre le uscite sono risultate pari ad € 109.400.000, da quel che risulta dal Rapporto annuale diffuso in occasione della Giornata per la carità del Papa sul tema: ‘Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione’ e relativo alle tre forme principali da cui giungono le donazioni all’obolo: dalla Colletta raccolta presso le chiese di tutto il mondo in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, e trasmessa alla Santa Sede dalle diocesi italiane e, per il tramite delle rappresentanze pontificie, dalle diocesi estere; dalle offerte dirette inviate mediante bonifici su conti correnti bancari e postali, assegni o tramite il relativo sito web; dai lasciti ereditari.
Nell’anno trascorso le diocesi hanno contribuito all’Obolo per il 31.2%, i donatori privati per il 2.1%, le fondazioni per il 13.9%, gli ordini religiosi per l’1,2%. Per quanto riguarda le donazioni provenienti dalle diocesi e dai privati, i tre principali contributi provengono dagli Stati Uniti d’America (13.6%), dall’Italia (3,1%) e dal Brasile (1.9%).
Nello scorso anno il ‘Fondo Obolo di San Pietro’ ha erogato contributi per € 103.000.000, dei quali € 90.000.000 per supportare le attività espletate dalla Santa Sede a servizio della missione apostolica del Santo Padre ed € 13.000.000 per sostenere i progetti di assistenza diretta ai più bisognosi. Tali contributi provengono da offerte ricevute per € 48.400.000 e da proventi finanziari, realizzati dalla remunerazione del patrimonio, pari ad € 3.600.000 mentre la restante parte, € 51.000.000, è stata attinta dal patrimonio del Fondo Obolo.
Nel 2023 il Fondo Obolo ha sostenuto 236 progetti in 76 paesi, finanziandoli per un importo complessivo di € 13.000.000. Tra questi, € 80.000.000 devoluti in favore dell’Ucraina per patrocinare diverse iniziative pastorali e sociali in favore della popolazione martoriata dalla guerra. Tra i progetti sociali anche quello di ‘Ospedali Aperti’ in Siria.
Infine papa Francesco, attraverso i dicasteri della Santa Sede ha donato circa € 32.000.000 (di cui € 8.000.000 finanziati dall’Obolo) per opere caritative, che insieme ad € 13.000.000 per 236 progetti finanziati, menzionati precedentemente, ammontano ad un totale di € 45.000.000.
Appello ai palermitani: donate sangue prima di partire per la vacanza
“Occorrono circa 500 donatori di sangue in più per i mesi di luglio, agosto e settembre per non ritardare le trasfusioni di sangue a chi ne ha bisogno all’ospedale Cervello di Palermo – lo evidenzia Pietro Giannopolo Direttore di Linfa Rossa, Donatori Sangue Palermo Odv- il tempo di attesa per una trasfusione può essere anche di 20 giorni in estate, quindi per abbattere i tempi siamo costretti a recuperare il sangue dove disponibile. Più è lontano il luogo disponibile – continua Pietro Giannopolo- e più giorni serviranno per avere il sangue in ospedale; nel frattempo questo perderà delle proprietà; l’ideale è avere del sangue fresco per avere il massimo del rendimento in una trasfusione per un paziente”.
“I malati cronici accolti dall’Ospedale Cervello sono 300, 200 sono talassemici e 100 hanno l’Anemia Falciforme -evidenzia il Dott. Aurelio Maggio, Ematologia e Malattie Rare, – loro hanno i problemi maggiori perché ogni quindici giorni hanno necessità di sangue. In questi soggetti, se i tempi di attesa di ricezione del sangue sforano i dieci giorni, sia il cuore che il fegato entrano in sofferenza, perché comincia a mancare l’ossigeno nel sangue; avranno anche un grande senso di stanchezza nel fare le cose, perché ogni muscolo andrà in difficoltà. Oltre i problemi fisici, ci sono anche quelli psicologici perché queste persone vivendo in continua attesa della sacca di sangue, non possono programmare nulla, spesso non possono andare in vacanza e la depressione prende il sopravvento.
Se il malato cronico riceve il sangue più volte in ritardo – continua il Dott. Aurelio Maggio- si accumula il ferro nel sangue che insieme alla mancanza di ossigeno fa aumentare la sofferenza di cuore e fegato e in generale di tutti i muscoli dei pazienti”. “Mi rivolgo a tutti i palermitani – aggiunge Pietro Giannopolo di Linfa Rossa – e ai donatori abituali di venire a donare sangue prima di andare in vacanza e anche ai nuovi donatori di operare questo gesto d’amore.
Palermo è una città molto solidale e generosa nella donazione del sangue, ma siccome in città abbiamo anche diversi operati per trapianti di midollo presso ospedale Cervello e Ismet, che hanno necessità di sangue immediato, le scorte si esauriscono ed entriamo in difficoltà con talassemici e anemici, a cui il sangue occorre ogni 15 giorni’’.
Per poter essere donatori di sangue bisogna avere dai 18 ai 65 anni, godere di buona salute, fare uno screening e una pre-donazione per controllare i valori del sangue. Dal lunedì al sabato mattina dalle 8 alle 12.30 all’ospedale Cervello si può donare sangue previa una telefonata per prenotarsi ai numeri: 392/9240662 – 375/6324280 – 091/7781309
“Donare sangue può salvare una vita in una situazione di emergenza, – conclude Riccardo Rossi giornalista donatore di sangue- contribuisce a rendere più accettabile la vita di chi soffre di una malattia cronica, permette al donatore di controllare periodicamente il proprio stato di salute”.
Domani la Giornata Nazionale dell’8xmille alla Chiesa cattolica
Domenica 5 maggio torna la Giornata Nazionale dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Nelle circa 25.500 parrocchie del Paese, infatti, ai fedeli sarà ricordato che il sostegno economico della Chiesa è affidato a loro e che la firma per la destinazione dell’8xmille del gettito Irpef è uno degli strumenti essenziali.
Anche quest’anno la Conferenza Episcopale Italiana ripropone lo slogan lanciato lo scorso anno: ‘Una firma che fa bene’. Un’affermazione declinata su una serie di piccoli o grandi gesti di altruismo, che non fanno sentire bene solo chi li riceve, ma anche chi li compie: “Una comunità cresce ed è viva quando può contare sul contributo di ciascuno – osserva Mons. Ivan Maffeis, Presidente del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica: la corresponsabilità passa anche dalla firma sulla dichiarazione dei redditi, che esprime appartenenza, fraternità effettiva e condivisione.
Grazie ai fondi 8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica i territori delle diocesi e delle parrocchie che sono in Italia possono far tesoro di risorse che vanno a beneficio di tutti, indistintamente. Gli interventi spaziano dalle iniziative di accoglienza e solidarietà delle Caritas alle strutture educative, sportive e formative dei nostri Oratori; dagli interventi di restauro e valorizzazione delle nostre chiese al sostegno della missione dei sacerdoti”.
Solamente nell’anno 2023 sono stati assegnati oltre 243 milioni di euro per interventi caritativi (di cui 150 destinati alle diocesi per la carità, 13 ad esigenze di rilievo nazionale di cui circa la metà destinati a Caritas Italiana e 80 ad interventi a favore dei Paesi più poveri). Accanto a queste voci figurano 403 milioni di euro per il sostentamento degli oltre 32.000 sacerdoti che si spendono a favore delle comunità e che sono spesso i primi motori delle opere a sostegno dei più fragili. Ed oltre 352.000.000 di euro per esigenze di culto e pastorale, voce che comprende anche la tutela dei beni culturali ed ecclesiastici anche con interventi di restauro per continuare a tramandare arte e fede alle generazioni future oltreché sostenere l’indotto economico e turistico locale.
La firma non costa nulla al contribuente ed è un diritto di tutti coloro che percepiscono un reddito: chi presenta il 730, chi presenta il modello Redditi, ma anche chi possiede unicamente redditi di pensione, di lavoro dipendente o assimilati e non è obbligato a presentare alcuna dichiarazione. Anche questi ultimi, infatti, possono esprimere la propria preferenza per la destinazione dell’8xmille utilizzando il modulo messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate e disponibile qui https://www.8xmille.it/wp-content/uploads/2024/04/Scheda_Modello_persone_fisiche_300424.pdf.
A breve, così come ogni anno, verrà pubblicato sui siti www.8xmille.it e https://rendiconto8xmille.chiesacattolica.it/ il rendiconto dettagliato di tutto il denaro utilizzato nell’anno precedente.
Firmare è dunque una scelta di responsabilità per ogni credente, ma spesso lo è anche da parte di chi non crede, perché sa che quelle risorse vengono utilizzate per il bene di tutta la comunità, cattolica e non, e poi rendicontate. Solamente nel 2022 (secondo gli ultimi dati disponibili) sono stati oltre 11 milioni e mezzo i cittadini che lo hanno fatto. Potranno essere ancora molti di più, nella misura in cui le comunità cristiane faranno la propria parte attivamente affinché ciascuno eserciti responsabilmente questo diritto di scelta.
(Foto: CEI)
8ª Edizione ‘Dona il Sangue Dona una Speranza’ a Piazza del Popolo in Roma
L’8ª Edizione di Dona il Sangue Dona una Speranza si svolgerà in occasione della Giornata Internazionale della Donna. Un’Italia che aiuta, tutti insieme per donare il sangue.
La raccolta verrà effettuata mercoledì 8 marzo 2023 dalle ore 07.30 a Piazza del Popolo, nel cuore di Roma, dall’Area Metropolitana di Roma della Croce Rossa Italiana, con il patrocinio della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, dell’IRCCS-Istituti Fisioterapici Ospitalieri del Sistema Sanitario Regionale e degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico IRE-Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e ISG-Istituto Dermatologico San Gallicano.
Per donare occorre: avere un’età compresa tra i 18 e 65 anni; pesare minimo 50 kg.; essere a digiuno da 8 ore (sono permessi thè, caffè e succhi di frutta); avere con sé un documento di riconoscimento e il codice fiscale. Ai donatori verrà effettuato lo screening dermatologico a cura degli specialisti dell’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma.
#DonaSangueDonaSperanza: ideatore e promotore della manifestazione – lanciata nella sua prima edizione nel 2020 raccogliendo l’allarme dei centri trasfusionali che denunciavano una gravissima mancanza di sangue – è il Dott. Luigi Campanile, Cavaliere della Delegazione di Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Per informazioni sanitarie: Croce Rossa Italiana – Area Metropolitana di Roma [QUI]
Organizzazione: Cav. Dott. Luigi Campanile [QUI]
Milano ricorda i suoi vescovi
Nella memoria liturgica del beato Alfredo Ildefonso Schuster, alla guida della Chiesa ambrosiana dal 1929 alla morte, avvenuta il 30 agosto 1954, nell’ultimo giorno di agosto l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha presieduto nel Duomo la celebrazione propria di questo pastore di Milano e in suffragio degli arcivescovi Giovanni Colombo, morto il 20 maggio 1992, Carlo Maria Martini, deceduto il 31 agosto 2012 e Dionigi Tettamanzi, scomparso il 5 agosto 2017.




























