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Papa Leone XIV: la missione è vita

“Siete bravi missionari perché siete venuti anche sotto la pioggia! Grazie!La Chiesa è tutta missionaria ed è tutta un grande popolo in cammino verso il Regno di Dio. Oggi i fratelli e le sorelle missionari e migranti ce lo ricordano. Ma nessuno deve essere costretto a partire, né sfruttato o maltrattato per la sua condizione di bisognoso o di forestiero! Al primo posto, sempre, la dignità umana!”: al termine della celebrazione eucaristica papa Leone XIV ha ringraziato i fedeli ricordando che nessuno deve essere sfruttato.

Ha espresso solidarietà per coloro che sono stati colpiti dal terremoto nelle Filippine: “Nella sera di martedì 30 settembre un forte sisma ha colpito la regione centrale delle Filippine, in particolare la provincia di Cebu e le province limitrofe. Esprimo la mia vicinanza al caro popolo filippino, e in particolare prego per coloro che sono più duramente provati dalle conseguenze del terremoto. Rimaniamo uniti e solidali nella fiducia in Dio e nell’intercessione della Madre sua in ogni pericolo”.

Inoltre è preoccupato per la situazione nel Medio Oriente ed il crescente odio antisemita: “Esprimo la mia preoccupazione per l’insorgenza dell’odio antisemita nel mondo, come purtroppo si è visto con l’attentato terroristico a Manchester, avvenuto pochi giorni fa. Continuo ad essere addolorato per l’immane sofferenza patita dal popolo palestinese a Gaza.

In queste ultime ore, nella drammatica situazione del Medio Oriente, si stanno compiendo alcuni significativi passi in avanti nelle trattative di pace, che auspico possano al più presto raggiungere i risultati sperati. Chiedo a tutti i responsabili di impegnarsi su questa strada, di cessare il fuoco e di liberare gli ostaggi, mentre esorto a restare uniti nella preghiera, affinché gli sforzi in corso possano mettere fine alla guerra e condurci verso una pace giusta e duratura”.

Mentre nell’omelia del  Giubileo del Mondo Missionario e dei Migranti ha affermato che questa è stata “una bella occasione per ravvivare in noi la coscienza della vocazione missionaria, che nasce dal desiderio di portare a tutti la gioia e la consolazione del Vangelo, specialmente a coloro che vivono una storia difficile e ferita. Penso in modo particolare ai fratelli migranti, che hanno dovuto abbandonare la loro terra, spesso lasciando i loro cari, attraversando le notti della paura e della solitudine, vivendo sulla propria pelle la discriminazione e la violenza”.

E’ stato un invito ad andare nelle periferie: “Lo Spirito ci manda a continuare l’opera di Cristo nelle periferie del mondo, segnate a volte dalla guerra, dall’ingiustizia e dalla sofferenza. Dinanzi a questi scenari oscuri, riemerge il grido che tante volte nella storia si è elevato a Dio: perché, Signore, non intervieni? Perché sembri assente? Questo grido di dolore è una forma di preghiera che pervade tutta la Scrittura e, questa mattina, lo abbiamo ascoltato dal profeta Abacuc”.

Riprendendo una catechesi di papa Benedetto XVI sul male ad Auschwitz papa Leone XIV ha sottolineato che Dio promette sempre la salvezza: “La risposta del Signore, però, ci apre alla speranza. Se il profeta denuncia la forza ineluttabile del male che sembra prevalere, il Signore dal canto suo gli annuncia che tutto questo avrà un termine, una scadenza, perché la salvezza verrà e non tarderà…

C’è una vita, dunque, una nuova possibilità di vita e di salvezza che proviene dalla fede, perché essa non solo ci aiuta a resistere al male perseverando nel bene, ma trasforma la nostra esistenza tanto da renderla uno strumento della salvezza che Dio ancora oggi vuole operare nel mondo. E, come ci dice Gesù nel Vangelo, si tratta di una forza mite: la fede non si impone con i mezzi della potenza e in modi straordinari; ne basta quanto un granello di senape per fare cose impensabili, perché reca in sé la forza dell’amore di Dio che apre vie di salvezza”.

Però la salvezza richiede la cura: “E’ una salvezza che si realizza quando ci impegniamo in prima persona e ci prendiamo cura, con la compassione del Vangelo, della sofferenza del prossimo; è una salvezza che si fa strada, silenziosa e apparentemente inefficace, nei gesti e nelle parole quotidiane, che diventano proprio come il piccolo seme di cui ci parla Gesù; è una salvezza che lentamente cresce quando ci facciamo ‘servi inutili’, cioè quando ci mettiamo al servizio del Vangelo e dei fratelli senza cercare i nostri interessi, ma solo per portare nel mondo l’amore del Signore”.

Ed ha parlato di una nuova missione: “Fratelli e sorelle, oggi si apre nella storia della Chiesa un’epoca missionaria nuova. Se per lungo tempo alla missione abbiamo associato il ‘partire’, l’andare verso terre lontane che non avevano conosciuto il Vangelo o versavano in situazioni di povertà, oggi le frontiere della missione non sono più quelle geografiche, perché la povertà, la sofferenza e il desiderio di una speranza più grande, sono loro a venire verso di noi”.

Missione che coinvolge anche i migranti: “Ce lo testimonia la storia di tanti nostri fratelli migranti, il dramma della loro fuga dalla violenza, la sofferenza che li accompagna, la paura di non farcela, il rischio di pericolose traversate lungo le coste del mare, il loro grido di dolore e di disperazione: fratelli e sorelle, quelle barche che sperano di avvistare un porto sicuro in cui fermarsi e quegli occhi carichi di angoscia e speranza che cercano una terra ferma in cui approdare, non possono e non devono trovare la freddezza dell’indifferenza o lo stigma della discriminazione!”

Questa è cooperazione missionaria: “Anzitutto, vi chiedo di promuovere una rinnovata cooperazione missionaria tra le Chiese. Nelle comunità di antica tradizione cristiana come quelle occidentali, la presenza di tanti fratelli e sorelle del Sud del mondo dev’essere colta come un’opportunità, per uno scambio che rinnova il volto della Chiesa e suscita un cristianesimo più aperto, più vivo e più dinamico. Allo stesso tempo, ogni missionario che parte per altre terre, è chiamato ad abitare le culture che incontra con sacro rispetto, indirizzando al bene tutto ciò che trova di buono e di nobile, e portandovi la profezia del Vangelo”.

Questa è la bellezza della missione: “Vorrei poi ricordare la bellezza e l’importanza delle vocazioni missionarie. Mi rivolgo in particolare alla Chiesa europea: oggi c’è bisogno di un nuovo slancio missionario, di laici, religiosi e presbiteri che offrano il loro servizio nelle terre di missione, di nuove proposte ed esperienze vocazionali capaci di suscitare questo desiderio, specialmente nei giovani.

Carissimi, invio con affetto la mia benedizione al clero locale delle Chiese particolari, ai missionari e alle missionarie, e a coloro che sono in discernimento vocazionale. Ai migranti invece dico: siate sempre i benvenuti! I mari e i deserti che avete attraversato, nella Scrittura sono ‘luoghi della salvezza’, in cui Dio si è fatto presente per salvare il suo popolo”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV: stare nella quotidianità della storia

“E’ per me un piacere darvi il benvenuto in Vaticano in occasione del vostro convegno sul tema ‘Rifugiati e migranti nella nostra casa comune’. Ringrazio coloro che hanno organizzato queste giornate di discussione, riflessione e collaborazione, nonché ciascuno di voi per la vostra presenza e per il contributo che apportate a questa iniziativa”: con queste parole papa Leone XIV ha accolto i partecipanti al convegno ‘Refugees and Migrants in our Common Home’, preparazione al giubileo di domenica prossima.

Riprendendo il discorso di papa Francesco pronunciato nel 2022, papa Leone XIV ha sottolineato la validità delle risposte alla migrazione: “Il vostro tempo insieme segna l’inizio di un progetto triennale con l’obiettivo di creare ‘piani d’azione’ incentrati su quattro pilastri fondamentali: insegnamento, ricerca, servizio e advocacy. In questo modo, state rispondendo all’appello di papa Francesco affinché le comunità accademiche contribuiscano a soddisfare i bisogni dei nostri fratelli e sorelle sfollati, concentrandosi sulle aree di vostra competenza”.

Ed ha auspicato che tali incontri possano sensibilizzare la gente per la dignità delle persone: “Questi pilastri fanno parte della stessa missione: riunire voci autorevoli in diverse discipline per rispondere alle attuali urgenti sfide poste dal crescente numero di persone, stimato in oltre 100.000.000, colpite da migrazioni e sfollamenti.

Prego affinché i vostri sforzi possano portare a nuove idee e approcci in questo senso, cercando sempre di porre la dignità di ogni persona umana al centro di ogni soluzione. Mentre proseguite il vostro incontro, vorrei suggerirvi due temi che potreste considerare di integrare nei vostri piani d’azione: riconciliazione e speranza”.

Sempre riprendendo il pensiero di papa Leone XIV è importante combattere l’indifferenza: “Uno degli ostacoli che spesso si incontrano quando si affrontano difficoltà di così grande portata è un atteggiamento di indifferenza da parte sia delle istituzioni che dei singoli individui. Il mio venerato predecessore parlava di ‘globalizzazione dell’indifferenza’, per cui ci abituiamo alle sofferenze altrui e non cerchiamo più di alleviarle. Questo può portare a quella che ho precedentemente definito una ‘globalizzazione dell’impotenza’, in cui rischiamo di diventare immobili, silenziosi, forse tristi, pensando che non si possa fare nulla di fronte a sofferenze innocenti”.

Per questo ha incoraggiato ad approfondire una cultura dell’incontro: “Proprio come papa Francesco ha parlato della cultura dell’incontro come antidoto alla globalizzazione dell’indifferenza, dobbiamo impegnarci per affrontare la globalizzazione dell’impotenza promuovendo una cultura della riconciliazione… Ciò richiede pazienza, disponibilità all’ascolto, capacità di immedesimarsi nel dolore altrui e il riconoscimento di condividere gli stessi sogni e le stesse speranze”.

Con un incoraggiamento: “Vi incoraggio, pertanto, a proporre modalità concrete per promuovere gesti e politiche di riconciliazione, in particolare in terre dove sono presenti ferite profonde dovute a conflitti di lunga data. Non è un compito facile, ma affinché gli sforzi per operare un cambiamento duraturo abbiano successo, devono includere modalità che tocchino i cuori e le menti”.

Riprendendo il messaggio per l’imminente giornata mondiale del rifugiato e del migrante papa Leone XIV ha ricordato che i migranti sono portatori di speranza: “Spesso mantengono la loro forza mentre cercano un futuro migliore, nonostante gli ostacoli che incontrano. Mentre ci prepariamo a celebrare i Giubilei dei Migranti e delle Missioni in questo santo anno giubilare, vi incoraggio a suscitare tali esempi di speranza nelle comunità di coloro che servite. In questo modo, possono essere di ispirazione per gli altri e aiutare a sviluppare modi per affrontare le sfide che hanno incontrato nella loro vita”.

Ugualmente ai membri della Confederazione Medica Latino-Iberoamericana e dei Caraibi (CONFEMEL), ha sottolineato che dialogo e presenza fisica sono fondamentali per la cura nel giorno della festa degli Angeli Custodi: “Questa memoria può aiutarci a riflettere sulla relazione medico-paziente, che si basa sul contatto personale e sulla cura della salute, si potrebbe dire, proprio come gli angeli che vegliano e ci proteggono nel cammino della vita. Questo tema mi ricorda anche alcune parole di sant’Agostino, in cui si riferiva a Cristo come a un medico e a una medicina. E’ medico perché è parola, e medicina perché è parola fatta carne”.

Nel ricordo del beato José Gregorio Hernández il papa ha sottolineato l’importanza del rapporto tra medico e paziente: “Alla luce di queste riflessioni, vi invito a continuare ad approfondire l’importanza della relazione medico-paziente. Una relazione tra due persone, con il loro corpo e la loro interiorità, con la loro storia. Questa convinzione ci aiuta anche a far luce sul posto dell’intelligenza artificiale in medicina: essa può e deve essere di grande aiuto per migliorare l’assistenza clinica, ma non potrà mai sostituirsi al medico, perché voi ‘siete, come ha detto papa Benedetto XVI, serbatoi di amore, che portano serenità e speranza a quanti soffrono’. Un algoritmo non potrà mai sostituire un gesto di vicinanza o una parola di conforto”.

Ad inizio giornata alle suore Figlie di San Paolo che hanno celebrato il loro Capitolo Generale e che hanno appena eletto la nuova Madre Generale, suor Mari Lucia Kim: il papa ha sottolineato la necessità di guardare ‘in alto’: “Guardare in alto, perché possiate essere spinte dallo Spirito Santo. La vostra vocazione e la vostra missione vengono dal Signore, non dimentichiamolo. Perciò, l’impegno personale, i carismi che mettiamo in circolo, lo zelo dell’apostolato e gli strumenti che utilizziamo non devono mai farci cadere nell’illusione e nella presunzione dell’autosufficienza”.

Da qui l’invito a stare nelle situazioni della vita quotidiana: “Il secondo atteggiamento che vi raccomando è quello di immergervi dentro, dentro le situazioni, perché lo sguardo rivolto verso l’alto non è una fuga ma, al contrario, ci deve aiutare ad avere la stessa condiscendenza di Cristo, che si è spogliato per noi, è disceso nella nostra carne, si è abbassato per entrare negli abissi dell’umanità ferita e portarvi l’amore del Padre”.

Essere nella vita significa ‘abitare la cultura’: “Così, spinte dallo Spirito, siete chiamate anche voi a immergervi nella storia, proprio in ascolto dell’umanità di oggi; si tratta di abitare la cultura attuale e incarnarvi nella vita reale delle persone che incontrate. La vostra presenza, l’annuncio della Parola, i mezzi che utilizzate (in particolare ricordare l’editoria che curate con tanta dedizione), tutto ciò deve essere un grembo ospitale per le sofferenze e le speranze delle donne e degli uomini a cui siete inviate”.

L’importante è non scoraggiarsi: “Ma non ci lasciamo scoraggiare! Perciò vi invito a riflettere su come mantenere vivo il carisma, anche se ciò dovesse richiedere scelte coraggiose e impegnative. C’è bisogno infatti di un attento discernimento sulle opere legate all’apostolato, su come vengono portate avanti e sulla necessità di rinnovarle con una visione equilibrata, che sappia tenere insieme la ricchezza della storia passata con le risorse e i doni attuali di ciascuna di voi, in una feconda alleanza tra le diverse generazioni”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV: ascoltare il grido dei poveri per la conversione ecologica

“Prima di proseguire con alcuni interventi preparati, vorrei ringraziare i due relatori che mi hanno preceduto. E vorrei aggiungere che c’è davvero un eroe d’azione con noi questo pomeriggio: siete tutti voi, che state lavorando insieme per fare la differenza”: oggi pomeriggio intervenendo al Centro Mariapoli del Movimento dei Focolarini a Castel Gandolfo, nell’ambito della conferenza ‘Raising Hope on Climate Change’, papa Leone XIV ha ricordato l’impatto dell’enciclica ‘Laudato sì’ giunta al decimo anniversario.

Nell’intervento il papa ha ricordato l’importanza dell’enciclica di papa Francesco: “Questa Enciclica ha profondamente ispirato la Chiesa cattolica e molte persone di buona volontà. Si è dimostrata fonte di dialogo. Ha dato vita a gruppi di riflessione, programmi accademici in scuole e università, nonché a partnership e progetti di vario tipo in ogni continente.

Molte diocesi e istituti religiosi si sono sentiti spinti ad agire per prendersi cura della nostra casa comune, contribuendo ancora una volta a dare priorità ai poveri e agli emarginati. Il suo impatto si è esteso anche a vertici internazionali, al dialogo ecumenico e interreligioso, agli ambienti economici e imprenditoriali, nonché agli studi teologici e bioetici. L’espressione ‘cura della nostra casa comune’ è stata inclusa anche in discorsi e interventi accademici, scientifici e politici”.

L’enciclica è stata apprezzata per le raccomandazioni formulate: “Le preoccupazioni e le raccomandazioni di Papa Francesco sono state apprezzate e accolte non solo dai cattolici, ma anche da molte persone esterne alla Chiesa che si sentono comprese, rappresentate e sostenute in questo specifico momento della nostra storia. La sua analisi della situazione, la proposta del paradigma dell’ecologia integrale, l’insistente invito al dialogo e l’appello ad affrontare le cause profonde dei problemi ed a ‘unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale’ hanno suscitato un vasto interesse”.

Per questo dono ha ringraziato Dio: “Rendiamo grazie al Padre celeste per questo dono che abbiamo ereditato da Papa Francesco! Le sfide individuate nella ‘Laudato Sì’ sono infatti ancora più attuali oggi di quanto non lo fossero dieci anni fa. Queste sfide sono di natura sociale e politica, ma prima di tutto di natura spirituale: richiedono conversione”.

Ma celebrare un anniversario significa non solo ricordare, ma anche ascoltare senza la derisione:  “Come in ogni anniversario di questo tipo, ricordiamo il passato con gratitudine, ma ci chiediamo anche cosa ci sia ancora da fare. Nel corso degli anni, siamo passati dalla comprensione e dallo studio dell’Enciclica alla sua messa in pratica. Cosa bisogna fare ora per garantire che la cura della nostra casa comune e l’ascolto del grido della terra e dei poveri non appaiano come semplici tendenze passeggere o, peggio ancora, che siano percepiti e percepiti come questioni divisive?

In linea con la ‘Laudato Sì’, l’Esortazione Apostolica ‘Laudate Deum’, pubblicata due anni fa, osservava che ‘alcuni hanno scelto di deridere’ i segni sempre più evidenti del cambiamento climatico, di ‘ridicolizzare coloro che parlano di riscaldamento globale’ e persino di incolpare i poveri proprio per ciò che li colpisce di più”.

Quindi le encicliche di papa Francesco non ‘tradiscono’ la Sacra Scrittura, cuore del pensiero del papa: “Nella Scrittura, il cuore non è solo il centro dei sentimenti e delle emozioni, ma il luogo della libertà. Sebbene il cuore includa la ragione, la trascende e la trasforma, influenzando e integrando tutti gli aspetti della persona e delle sue relazioni fondamentali. Il cuore è il luogo in cui la realtà esterna ha il maggiore impatto, dove avviene la ricerca più profonda, dove si scoprono i desideri più autentici, dove si trova la propria identità ultima e dove si formano le decisioni”.

Il discorso di papa Leone XIV è un invito as una conversione ecologica: “E’ solo tornando al cuore che può avvenire una vera conversione ecologica. Dobbiamo passare dalla raccolta di dati alla cura; e dal discorso ambientale a una conversione ecologica che trasformi gli stili di vita personali e comunitari. Per i credenti, questa conversione non è infatti diversa da quella che ci orienta verso il Dio vivente. Non possiamo amare Dio, che non possiamo vedere, mentre disprezziamo le sue creature. Né possiamo dirci discepoli di Gesù Cristo senza partecipare al suo sguardo sul creato e alla sua cura per tutto ciò che è fragile e ferito”.

E’ stato un invito ad essere ‘portatori’ di speranza come san Francesco: “Cari amici, lasciate che la vostra fede vi ispiri a essere portatori della speranza che nasce dal riconoscere la presenza di Dio già all’opera nella storia. Ricordiamo come papa Francesco ha descritto san Francesco d’Assisi… Che ciascuno di noi cresca in queste quattro relazioni – con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso – attraverso un costante atteggiamento di conversione. L’ecologia integrale prospera su tutte queste relazioni. Attraverso il nostro impegno in esse, possiamo crescere nella speranza vivendo l’approccio interdisciplinare della Laudato si’ e la chiamata all’unità ed alla collaborazione che ne deriva”.

E’ un invito a prendersi cura del creato, in quanto unica famiglia: “Siamo un’unica famiglia, con un solo Padre, che fa sorgere il sole e manda la pioggia su tutti. Abitiamo sullo stesso pianeta e dobbiamo prendercene cura insieme. Rinnovo pertanto il mio forte appello all’unità attorno all’ecologia integrale e alla pace! E’ incoraggiante vedere la varietà di organizzazioni rappresentate a questa conferenza, così come l’ampia gamma di organizzazioni che hanno aderito al Movimento ‘Laudato Sì’ e alla Piattaforma d’azione”.

Riprendendo il pensiero di papa Francesco il papa ha invitato ad esercitare ‘pressione’ sui governi: “Tutti nella società, attraverso organizzazioni non governative e gruppi di pressione, devono fare pressione sui governi affinché sviluppino e attuino normative, procedure e controlli più rigorosi. I cittadini devono assumere un ruolo attivo nel processo decisionale politico a livello nazionale, regionale e locale. Solo allora sarà possibile mitigare i danni arrecati all’ambiente. Anche la legislazione locale sarà più efficace se le comunità vicine sosterranno le stesse politiche ambientali”.

Ed il pensiero va alla prossima Cop30: “Auspico che i prossimi vertici internazionali delle Nazioni Unite (la Conferenza sui cambiamenti climatici del 2025, la 53ª Sessione plenaria del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale e la Conferenza sull’acqua del 2026) ascoltino il grido della Terra e il grido dei poveri, delle famiglie, dei popoli indigeni, dei migranti involontari e dei credenti in tutto il mondo. Allo stesso tempo, incoraggio tutti, in particolare i giovani, i genitori e quanti lavorano nelle amministrazioni e nelle istituzioni locali e nazionali, a fare la loro parte per trovare soluzioni alle ‘sfide culturali, spirituali ed educative’, impegnandosi sempre con tenacia per il bene comune. Non c’è spazio per l’indifferenza o la rassegnazione”.

Mentre questa è stata la conclusione: “Vorrei concludere con una domanda che riguarda ciascuno di noi. Dio ci chiederà se abbiamo coltivato e curato il mondo che ha creato, a beneficio di tutti e delle generazioni future, e se ci siamo presi cura dei nostri fratelli e sorelle. Quale sarà la nostra risposta?”

(Foto: Santa Sede)

La Santa Sede ricorda 10 anni di Laudato sì

Tutto pronto per domani per la conferenza internazionale ‘Raising Hope for Climate Justice’ alla quale parteciperà anche papa Leone XIV nel pomeriggio di domani, promossa dal Movimento Laudato Sì in collaborazione con vari partner ecclesiali e istituzionali, per celebrare i dieci anni dell’Enciclica ‘Laudato Sì’ di papa Francesco, presentata dalla dott.ssa Lorna Gold, direttrice esecutiva del Movimento Laudato Si’; suor Alessandra Smerilli, segretaria del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; l’onorevole Arnold Schwarzenegger, già governatore della California e Presidente dell’USC Schwarzenegger Institute; dal dott. Maina Talia, ministro degli Affari Interni, dei Cambiamenti Climatici e dell’Ambiente di Tuvalu, e dal card. Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre e presidente della Conferenza Episcopale del Brasile e del CELAM, che ha sottolineato la capacità di cura:

“Credo che sia stato e sia possibile prevedere il giardino dell’Eden. Crediamo che lo spirito del Creatore sia capace di fare nuove tutte le cose, purché l’essere umano, parte del tutto, partecipante all’opera della creazione, si senta interpellato a prendersi cura, coltivare e promuovere il giardino! La Terra, con tutto ciò che contiene, è un essere vivente. Come ogni essere vivente, è fragile! Non possiamo sfruttarla in modo aggressivo, brutale, smisurato. Ha bisogno di essere trattata bene, rispettata, amata! E’ bella; e la bellezza ci ordina di preservarla! Questa è una responsabilità urgente per tutti. Sì, la Terra è bella!”

Ma ‘preservare’ significa anche ‘lodare’: “Preservare richiede lodare! Questo è ciò che Francesco d’Assisi (e quello di Roma!) ci ricordano! Credo che dobbiamo riscoprire la capacità e la necessità di ‘venerare la Terra’. E’ vero che stiamo perdendo (o abbiamo già perso!) la capacità di ascoltarla! Essa geme dolori di parto! I fenomeni estremi che si verificano con maggiore frequenza sono espressioni tangibili di una malattia silenziosa che colpisce tutti, specialmente i più vulnerabili, i più poveri”.

Però tale crisi è anche una crisi di fiducia: “ La crisi ecologica è anche una crisi di fiducia: il mondo non si salverà se le nazioni non recupereranno la necessità di credere l’una nell’altra e di assumere responsabilità comuni fondate sul principio di giustizia.

Come comunità di fede, la Chiesa è orientata dalla fede ricevuta dagli Apostoli e che annuncia e prega. Vi è un principio della liturgia cattolica che afferma: ‘Lex orandi, lex credendi’. Possiamo dire: la Chiesa prega ciò che crede; o ciò che crede, la Chiesa lo prega… E’ questa comprensione che fa sì che la Chiesa, attraverso il suo magistero, promuova la tematica in questione. Ha ben presente che deve trasmettere ciò che essa stessa ha ricevuto dal suo Signore e che ha sviluppato come dottrina nel tempo”.

Per questo sono necessari uomini e donne di buona volontà: “La crisi ecologica che viviamo richiede decisioni segnate, sì, dall’etica! Per questo, abbiamo bisogno della determinazione e del coraggio di uomini e donne con forza politica; direi, che siano statisti! E’ urgente la disponibilità di uomini e donne di buona volontà per una vera conversione ecologica integrale. È urgente ascoltare il grido della Terra e dei poveri”.

E’ un invito a prendere ‘decisioni’ coraggiose: “Auspico che la COP 30, che si celebrerà alle porte dell’Amazzonia, sia occasione per decisioni coraggiose! Decisioni che gli statisti sono chiamati a costruire, poiché la scienza mostra che il tempo stringe. Decisioni necessarie affinché le future generazioni possano avere giorni migliori. Quando trattiamo dei cambiamenti climatici e della urgente e necessaria transizione energetica, non si può agire in maniera ‘romantica’. Si tratta di un problema umano e sociale in senso ampio, con ripercussioni in diversi ambiti.

E’ necessario coraggio per costruire forme vincolanti di transizione energetica che siano efficienti, vincolanti e monitorabili”… La crisi ecologica e il conseguente riscaldamento globale non possono essere trattati come una questione da discutere più avanti! Siamo al limite del possibile! Ancora un po’ e non avremo capacità di ritorno. E’ necessario convertirsi! Ora!”

Mentre suor Smerilli ha sottolineato l’importanza dell’enciclica papale: “Con la ‘Laudato Sì’, dieci anni fa, papa Francesco ci consegnava un testo che non era soltanto un documento del Magistero, ma una vera e propria ‘carta di navigazione’ per la nostra epoca. Con parole profetiche ci ricordava che ‘tutto è connesso’ e che la cura della casa comune è inseparabile dalla giustizia verso i poveri, dalla pace tra i popoli e dall’affermazione della dignità di ogni persona”.

In questi 10 anni l’enciclica è ispirazione per tutti: “In questo decennio, Laudato Si’ ha saputo toccare non solo le coscienze dei fedeli, ma anche quelle di uomini e donne di buona volontà in tutto il mondo. È divenuta una fonte di ispirazione per tanti, nei contesti più diversi. Oggi possiamo dire che ha generato un vero e proprio movimento globale e ramificato, di cui il Movimento Laudato Sì è una delle espressioni più vivaci, che continua a crescere e ad alimentare nuove iniziative per la cura della creazione”.

Infine la dott.ssa Lorna Gold, direttrice esecutiva del Movimento ‘Laudato Sì’ ha sottolineato la cooperazione tra associazioni: “Questa collaborazione senza precedenti tra organizzazioni cattoliche, in collaborazione con voci autorevoli di molte fedi e della società civile, arriva appena un mese prima della COP30. Sappiamo che i leader non stanno compiendo progressi adeguati per salvaguardare il nostro clima per le generazioni future.

Nonostante la crescente urgenza della crisi climatica e l’ingiustizia che rappresenta, siamo costernati dalla mancanza di progressi concreti per abbandonare senza indugio i combustibili fossili, come esortato da papa Francesco nel 2015 e nuovamente nella ‘Laudate Deum’ nel 2023. Invitiamo tutti i governi a pubblicare NDC ambiziosi e a impegnare le risorse finanziarie necessarie per invertire la rotta”.

Infine ha enunciato l’impegno del Movimento: “Entro la fine di questa settimana lanceremo un impegno (l’impegno Laudato Sì 10) invitando i presenti alla Conferenza, e coloro che vorranno unirsi a noi, a definire chiaramente la propria ambizione e a contribuire alla realizzazione della visione e della missione della Laudato Si’. Questo impegno collettivo sarà presentato alla COP30 come un ‘Impegno Determinato dei Popoli’ della Laudato Sì (un PDC), se preferite – che può affiancarsi agli NDC ufficiali preparati dai Paesi e contribuire al Bilancio Etico Globale”.

Infine la continuazione tra i due papi: “Dopo la scomparsa di papa Francesco, papa Leone XIV ha dimostrato il suo impegno a proseguire questa missione attraverso nuove iniziative come la messa per il Creato, l’inaugurazione del Borgo Laudato Si’ e la partecipazione alla nostra conferenza di domani. La scomparsa di papa Francesco ha dato energia a tutto il nostro movimento: ora sentiamo il sacro dovere di essere un’eredità viva e di portare la sua guida e il suo impegno nel nostro lavoro. Negli anni a venire, continueremo a suscitare speranza ovunque, come lui ci ha indicato, con spirito di gioia e determinazione”.

Il Cantico delle creature tra poesia e ecologia

La prossima festa di san Francesco introdurrà nell’ottavo centenario della sua morte e quindi l’anno dedicato al Cantico delle creature si avvia alla sua conclusione, significativamente celebrando dal 1° settembre al 4 ottobre il ‘Tempo del Creato’. Lo stesso papa Leone XIV ha evidenziato l’importanza di tale iniziativa ecumenica nel suo Messaggio per la X Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato che si è celebret il 1° settembre scorso.

Negli incontri, pubblicazioni, mostre e convegni che in questi mesi hanno ricordato e celebrato la suddetta lauda dell’Assisiate giustamente più di uno ha affermato che considerare tale scritto di Francesco come un manifesto ecologico è un vero e proprio anacronismo. In vari interventi e scritti il poeta Davide Rondoni, anche in veste di presidente del Comitato Nazionale all’Ottavo centenario della morte del Patrono d’Italia, ha richiamato da tali letture ideologiche fuorvianti rispetto alla lode indirizzata a colui che è riconosciuto quale ‘Altissimu, onnipotente, bon Signore’.

Infatti – come ha ben evidenziato Carlo Paolazzi nei suoi studi – il sole, la luna, le stelle, la terra e le altre creature menzionate dall’Assisiate non sono la causa della lode ma il mezzo con cui Francesco vuole magnificare l’Altissimo (Laudato si’ mi’ Signore).

L’attenzione verso la vita e scritti dell’Assisiate dopo otto secoli non è scontata e mostra quindi che san Francesco ha avuto una posterità giunta fino a noi. Infatti lungo gli anni e le traversie della storia la sua esperienza cristiana è stata studiata, approfondita e vissuta non quale reperto archeologico o delle ceneri da custodire, ma come realtà capace trovare risposte adeguate all’attualità.

E la sua esperienza cristiana espressa nei suoi scritti ha avuto come effetto nell’ultimo secolo che il suo nome è associato all’ecologia. Fu l’americano Lynn White (1907-1987) in un suo articolo del 1967 inerente alle radici storiche della crisi ecologica a indicare l’Assisiate quale modello esemplare di cura dell’ambiente; questo non fu l’ultimo motivo che spinse Giovanni Paolo II a proclamare nel 1979 san Francesco patrono dei cultori dell’ecologia.

Quindi, per onestà intellettuale e igiene mentale, c’è da riconoscere in modo perentorio che il Cantico delle creature e il suo autore, ossia frate Francesco, in sé stessi non hanno nulla a che fare con l’ecologia, tuttavia, lungo i secoli la loro posterità ha avuto come effetto quello di considerare l’Assisiate esempio di una visione ecologica della realtà. E proprio nella capacità indicata da Leone XIV di cogliere e tenere assieme ciò che è stato e quello che è diventato, cioè la dimensione pasquale e quella ecologica, permette di scoprire e vivere la ricchezza di tale lauda nonché di goderne i suoi frutti.

(Tratto da Assisi ofm: Foto: Vetrata del Monastero Ss. Annunziata di Terni; opera di Marcello Ercole 1993)

Papa Leone XIV: consolare significa ascoltare il grido di chi soffre

“E’ questo l’invito del profeta Isaia, che oggi giunge in modo impegnativo anche a noi: ci chiama a condividere la consolazione di Dio con tanti fratelli e sorelle che vivono situazioni di debolezza, di tristezza, di dolore. Per quanti sono nel pianto, nella disperazione, nella malattia e nel lutto risuona chiaro e forte l’annuncio profetico della volontà del Signore di porre termine alla sofferenza e cambiarla in gioia”: nella veglia di preghiera del Giubileo della Consolazione papa Leone XIV ha invitato a camminare insieme con chi ha ‘subito l’ingiustizia e la violenza dell’abuso’, come chi è stato ferito da membri della Chiesa.

Nell’omelia il papa ha sottolineato la compassione del buon Samaritano: “Questa Parola compassionevole, fattasi carne in Cristo, è il buon samaritano di cui ci ha parlato il Vangelo: è Lui che lenisce le nostre ferite, è Lui che si prende cura di noi. Nel momento del buio, anche contro ogni evidenza, Dio non ci lascia soli; anzi, proprio in questi frangenti siamo chiamati più che mai a sperare nella sua vicinanza di Salvatore che non abbandona mai”.

Però non è sempre semplice consolare: “Cerchiamo chi ci consoli e spesso non lo troviamo. Talvolta ci diventa persino insopportabile la voce di quanti, con sincerità, intendono partecipare al nostro dolore. E’ vero, ci sono situazioni in cui le parole non servono e diventano quasi superflue. In questi momenti rimangono, forse, solo le lacrime del pianto, se pure queste non si sono esaurite. Papa Francesco ricordava le lacrime di Maria Maddalena, disorientata e sola, presso il sepolcro vuoto di Gesù”.

Quindi anche un pianto è linguaggio: “Care sorelle e cari fratelli, le lacrime sono un linguaggio, che esprime sentimenti profondi del cuore ferito. Le lacrime sono un grido muto che implora compassione e conforto. Ma prima ancora sono liberazione e purificazione degli occhi, del sentire, del pensare. Non bisogna vergognarsi di piangere; è un modo per esprimere la nostra tristezza e il bisogno di un mondo nuovo; è un linguaggio che parla della nostra umanità debole e messa alla prova, ma chiamata alla gioia”.

Ed allora sorge la domanda sul motivo del dolore: “Il passaggio dalle domande alla fede è quello a cui ci educa la Sacra Scrittura. Vi sono infatti domande che ci ripiegano su noi stessi e ci dividono interiormente e dalla realtà. Vi sono pensieri da cui non può nascere nulla. Se ci isolano e ci disperano, umiliano anche l’intelligenza. Meglio, come nei Salmi, che la domanda sia protesta, lamento, invocazione di quella giustizia e di quella pace che Dio ci ha promesso. Allora gettiamo un ponte verso il cielo, anche quando sembra muto”.

Quindi la consolazione è il non abbandonare nel dolore la persona: “Nella Chiesa cerchiamo il cielo aperto, che è Gesù, il ponte di Dio verso di noi. Esiste una consolazione che allora ci raggiunge, quando ‘salda e stabile’ rimane quella fede che ci pare ‘vaga e fluttuante’ come una barca nella tempesta.

Dove c’è il male, là dobbiamo ricercare il conforto e la consolazione che lo vincono e non gli danno tregua. Nella Chiesa significa: mai da soli. Poggiare il capo su una spalla che ti consola, che piange con te e ti dà forza, è una medicina di cui nessuno può privarsi perché è il segno dell’amore. Dove profondo è il dolore, ancora più forte dev’essere la speranza che nasce dalla comunione. E questa speranza non delude”.

Lo spunto di queste parole è dato dalle testimonianze di Lucia Di Mauro Montanino, da Napoli, a cui una banda di giovani rapinatori ha ucciso il marito, guardia giurata, nel 2009, e Diane Foley, dagli Stati Uniti, che ha perso il figlio, giornalista trucidato dall’Isis, nel 2014, che il papa ha affidato alla Madonna: “Anche a voi, fratelli e sorelle che avete subito l’ingiustizia e la violenza dell’abuso, Maria ripete oggi: ‘Io sono tua madre’.

Ed il Signore, nel segreto del cuore, vi dice: ‘Tu sei mio figlio, tu sei mia figlia’. Nessuno può togliere questo dono personale offerto a ciascuno. E la Chiesa, di cui alcuni membri purtroppo vi hanno ferito, oggi si inginocchia insieme a voi davanti alla Madre. Che tutti possiamo imparare da lei a custodire i più piccoli e fragili con tenerezza! Che impariamo ad ascoltare le vostre ferite, a camminare insieme. Che possiamo ricevere da Maria Addolorata la forza di riconoscere che la vita non è definita solo dal male patito, ma dall’amore di Dio che mai ci abbandona e che guida tutta la Chiesa”.

Infine il papa ha sollecitato lo sguardo sul dolore collettivo: “Carissimi, come c’è il dolore personale, così, anche ai nostri giorni, esiste il dolore collettivo di intere popolazioni che, schiacciate dal peso della violenza, della fame e della guerra, implorano pace. E’ un grido immenso, che impegna noi a pregare e agire, perché cessi ogni violenza e chi soffre possa ritrovare serenità; e impegna prima di tutto Dio, il cui cuore freme di compassione, a venire nel suo Regno”.

Quindi consolare è riappacificare: “La vera consolazione che dobbiamo essere capaci di trasmettere è quella di mostrare che la pace è possibile, e che germoglia in ognuno di noi se non la soffochiamo. I responsabili delle Nazioni ascoltino in modo particolare il grido di tanti bambini innocenti, per garantire loro un futuro che li protegga e li consoli”.

(Foto: Santa Sede)

Nelle Marche la mostra diffusa ‘Immagini di Maternità. La bellezza della vita che nasce’

E’ dedicata alle ‘Immagini di Maternità. La bellezza della vita che nasce’ la mostra diffusa nelle 13 diocesi delle Marche che fino al 30 novembre aiuterà i visitatori a scoprire uno straordinario patrimonio d’arte e di fede, per cui il vescovo delegato per i Beni culturali della Conferenza Episcopale Marchigiana, mons. Francesco Massara, arcivescovo dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche e vescovo della diocesi di Fabriano-Matelica, nel presentare l’iniziativa ha affermato: “Nel cammino verso il Giubileo del 2025, alla luce della bolla papale ‘Spes non confundit’, anche le Chiese delle Marche desiderano offrire un segno concreto di speranza e bellezza”.

Per questo, secondo la Chiesa marchigiana, “La maternità di Maria non è solo un tema devozionale, ma un ponte tra arte, fede e storia. Attraverso le tre opere selezionate in ciascun dei tredici musei coinvolti, emergerà la forza evocativa di immagini che parlano di cura, protezione e speranza. Si racconterà come, nella tradizione cristiana, l’incarnazione abbia compiuto la salvezza dell’umanità proprio attraverso il grembo di Maria.

Ospitare una mostra diffusa in una Regione che custodisce a Loreto il Santuario dell’Incarnazione significa moltiplicare il senso del pellegrinaggio: spirituale, perché riafferma il legame profondo con il mistero dell’Incarnazione; culturale, perché valorizza capolavori spesso poco accessibili, aprendoli a un pubblico più vasto”.

Mentre il presidente della Conferenza episcopale marchigiana, mons. Nazzareno Marconi, vescovo della diocesi di Macerata, ha invitato a visitare questi tesori marchigiani: “Percorrere le Marche alla scoperta di questi capolavori d’arte, di fede, di bellezza e di tradizione è un’esperienza unica… La bellezza della maternità divina ci ricorda che la salvezza si è compiuta nel dono di un Figlio. Non lasciamo che questo tesoro resti nascosto, ma viviamo insieme un pellegrinaggio di speranza e di grazia”.

Inoltre l’arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo, mons. Angelo Spina, ha valorizzato il museo come un luogo ‘vivo’: “Un Museo non è semplicemente un luogo dove vengono esposti oggetti importanti, ma è uno scrigno di bellezza, di fede, è un luogo vivo che, pur presentando segni ‘antichi’, mai porta i segni della vecchiaia. La bellezza dell’arte che comunica speranza è quanto mai necessaria all’uomo del nostro tempo.

Percorrere le Marche alla ricerca di capolavori d’arte, di fede, di bellezza e di tradizione è oggi un vero pellegrinaggio giubilare alla scoperta della ‘bellezza che ci salva’. La Regione Marche e la Conferenza Episcopale Marchigiana possono così meglio contribuire alla crescita sociale, culturale e turistica della nostra regione”.

Nell’arcidiocesi di Urbino Urbania e Sant’Angelo in Vado mons. Sandro Salvucci ha proposto il poema di Charles Péguy, ‘Il Portico del Mistero della Seconda Virtù’, per descrivere la maternità come una forza che guarda al futuro: “Nella maternità, tra Madre e Figlio si svela altissima la speranza, che si concretizza nella divina ostensione di Cristo, il ‘Dio con noi’. Le donne sono storicamente portatrici di speranza e agiscono in forza della vita e per la vita, danno la vita, accompagnano i bisogni degli altri con generosità e gesti di tenerezza.

Le donne sono coloro che portano il peso, ma anche coloro che permettono alla Chiesa di stare diritta. Anche nei momenti di buio, la visione di Maria con Gesù Bambino, ricorda che Dio non abbandona il suo popolo, ma viene a portare protezione, luce e salvezza”.

Quindi da mons. Francesco Massara ci facciamo spiegare il motivo di una mostra sulla maternità: “La maternità è un tema universale che parla a tutte le culture, i tempi e le generazioni. Scegliere la maternità come filo conduttore per una mostra diffusa in occasione del Giubileo significa mettere al centro il valore della vita, dell’accoglienza, della tenerezza e dell’amore incondizionato.

In particolare, la maternità di Maria è simbolo di speranza, fiducia in Dio e dono totale, e nell’arte sacra ha da sempre rappresentato un’immagine potente di protezione e intercessione. In un tempo segnato da crisi e incertezze, tornare a contemplare queste immagini è un invito a riscoprire ciò che dà origine alla vita e al senso profondo dell’esistenza”.

La bellezza della vita quale segno di speranza è?

“La bellezza della vita, specialmente nella sua origine (la nascita) è un segno forte di speranza perché testimonia che, nonostante le difficoltà, il bene continua a fiorire. La vita che nasce è promessa di futuro, rinnovamento e continuità. L’arte che raffigura la maternità, come la Madonna con Bambino, ci ricorda che ogni nuova vita è preziosa e sacra. In questo senso, la mostra è anche un messaggio sociale e spirituale: valorizzare la vita significa promuovere la pace, l’accoglienza e la solidarietà”.

In quale modo la maternità di Maria è un ponte tra arte, fede e storia?

“Maria, madre di Gesù, è una delle figure più rappresentate nella storia dell’arte. La sua immagine ha attraversato secoli di cultura visiva, divenendo non solo simbolo religioso, ma anche emblema di grazia, umanità e misericordia. La maternità di Maria è un ponte tra arte, perché ha ispirato generazioni di artisti; fede, perché è icona della fiducia nel disegno divino; e storia, perché le sue raffigurazioni raccontano i cambiamenti estetici e culturali delle epoche. Contemplare queste opere ci connette al patrimonio spirituale e artistico delle nostre radici”.

Cosa significa aver dato vita ad una mostra diffusa?

“Una mostra diffusa è un’esposizione articolata in più sedi, in questo caso nei musei delle 13 diocesi marchigiane. E’ un modo innovativo per valorizzare il patrimonio locale, coinvolgere più territori e promuovere una fruizione culturale partecipata. Ogni museo ospita tre opere legate al tema della maternità, ma tutte le mostre condividono un’immagine coordinata: stessi colori, pannelli grafici, strumenti didattici e comunicativi. In questo modo, pur nella diversità dei luoghi, si crea un percorso coerente, armonico e accessibile”.

Quali opere si possono ammirare?

“Nei 13 musei saranno esposte tre tipologie di opere per ciascuna sede: Madonne con Bambino: raffigurazioni della Vergine che tiene in braccio Gesù, espressione di tenerezza, amore materno e sacralità.

Madonne del Latte: immagini della Vergine che allatta il Bambino, simbolo di nutrimento, umanità e dono della vita.

Madonne della Misericordia: opere in cui Maria accoglie sotto il suo manto i fedeli, rappresentando protezione, intercessione e rifugio.Queste opere provengono dal ricco patrimonio ecclesiastico marchigiano e coprono diversi stili e periodi artistici, offrendo un viaggio visivo e spirituale attraverso i secoli”.

Le opere saranno visibili presso i Musei diocesani secondo le modalità e gli orari previsti per ogni museo.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Leone XIV: la cura del creato è la vocazione di ogni persona

“Nel testo del Vangelo di Matteo che abbiamo appena ascoltato, Gesù rivolge diversi insegnamenti ai suoi discepoli. Vorrei soffermarmi su uno di essi, che sembra particolarmente adatto a questa celebrazione. Dice così: ‘Guardate gli uccelli del cielo … Osservate come crescono i gigli del campo’. Non è raro che il Maestro di Nazaret faccia riferimento alla natura nei suoi insegnamenti. Flora e fauna sono spesso protagoniste nelle sue parabole. Ma in questo caso c’è un chiaro invito all’osservazione e alla contemplazione del creato, azioni finalizzate a comprendere il disegno originale del Creatore”: nel pomeriggio papa Leone XIV ha visitato il progetto nato su 55 ettari un tempo appartenenti alle Ville Pontificie incontrando i dipendenti che curano le oltre 3.000 specie di piante presenti.

Durante la Liturgia della Parola con il Rito di benedizione, dopo la proclamazione di un passo del Vangelo secondo Matteo ed il Responsorio, papa Leone XIV ha preso la parola per l’omelia, traendo spunto proprio dal testo evangelico: “Tutto è stato sapientemente ordinato, fin dall’inizio, affinché tutte le creature concorrano alla realizzazione del Regno di Dio. Ogni creatura ha un ruolo importante e specifico nel suo progetto, e ciascuna è ‘cosa buona’, come sottolinea il libro della Genesi”.

Ed ecco il paragone del valore dell’umanità: “Nello stesso brano evangelico, riferendosi agli uccelli e ai gigli, Gesù rivolge ai suoi discepoli due domande: ‘Non valete forse più di loro?’; e poi: ‘Se Dio veste così l’erba del campo, … non farà molto di più per voi?’ Quasi a riprendere implicitamente il racconto della Genesi, Gesù sottolinea il posto speciale riservato, nell’atto creativo, all’essere umano: la creatura più bella, fatta a immagine e somiglianza di Dio. Ma a tale privilegio è associata una grande responsabilità: quella di custodire tutte le altre creature, nel rispetto del disegno del Creatore”.

Quindi la cura del creato è la vocazione dell’umanità, come scriveva papa Francesco nell’enciclica ‘Laudato Sì’: “La cura del creato, dunque, rappresenta una vera e propria vocazione per ogni essere umano, un impegno da svolgere all’interno del creato stesso, senza mai dimenticare che siamo creature tra le creature e non creatori”.

In questa linea si colloca tale borgo vaticano, citando l’esortazione apostolica ‘Laudate Deum’: “Il Borgo Laudato sì’, che oggi inauguriamo, si pone come una delle iniziative della Chiesa tese a realizzare questa ‘vocazione di essere custodi dell’opera di Dio’: un compito impegnativo ma bello, affascinante, che costituisce un aspetto primario dell’esperienza cristiana”.

E tale inaugurazione rappresenta una speranza: “Il Borgo Laudato si’ è un seme di speranza, che Papa Francesco ci ha lasciato come eredità, un ‘seme che può portare frutti di giustizia e di pace’. E lo farà rimanendo fedele al proprio mandato: essere un modello tangibile di pensiero, di struttura e di azione, in grado di favorire la conversione ecologica attraverso l’educazione e la catechesi”.

Speranza perché il creato è bello: “Quello che vediamo oggi è una sintesi di straordinaria bellezza, dove spiritualità, natura, storia, arte, lavoro e tecnologia intendono coabitare in armonia. E’ questa in definitiva l’idea del ‘borgo’, un luogo di vicinanza e prossimità conviviale”.

(Foto: Santa Sede)

Meeting dell’Amicizia tra i popoli, il presidente Scholz: costruire con mattoni nuovi

‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’: questo è il titolo della 46^ edizione del Meeting dell’Amicizia tra i Popoli in programma alla Fiera di Rimini dal 22 al 27 agosto, tratto dai Cori da ‘La Rocca’ di T.S. Eliot, che esprime la speranza di una novità dentro la drammaticità della storia, il desiderio di costruire insieme luoghi in cui condividere la ricerca e l’esperienza di ciò che è vero, buono e giusto:

“Durante le ultime edizioni del Meeting è stato sorprendente osservare il fiorire di questo slancio vitale in risposta ai molti ‘deserti’ della contemporaneità: la solitudine esistenziale, la disperazione, la rassegnazione, il cinismo, la violenza e l’indifferenza. Uno slancio tangibile e incisivo.

Abbiamo incontrato tante persone che costruiscono relazioni autentiche e si prendono cura dei più bisognosi, che riscoprono il valore del lavoro e promuovono l’innovazione in contesti di apparente stagnazione, che collaborano nella ricerca di nuove prospettive laddove l’individualismo ha limitato la creatività. Sono testimonianze di chi si impegna a rispondere alla ricerca di senso in un’epoca in cui l’esistenza sembra aver smarrito la via verso la pienezza”.

Una manifestazione ricca di convegni, mostre, spettacoli, iniziative culturali, sportive e per ragazzi, trasmessa in diretta su più canali digitali e in più lingue, come ha sottolineato il presidente del Meeting, Bernhard Scholz, durante le presentazioni: “Siamo certi che le testimonianze negli incontri, nelle mostre e nelle numerose proposte di questa nuova edizione possano incoraggiare ad affrontare con fiducia le sfide difficili che ci attendono, per creare relazioni autentiche in un mondo sempre più frammentato e polarizzato”.

Ogni giornata dell’edizione del Meeting sarà arricchita dal contributo di personalità di primo piano dal mondo istituzionale, culturale, accademico e imprenditoriale, nonché esponenti della Chiesa e di fedi e culture diverse. Il primo incontro del Meeting sarà una testimonianza dalla Terra Santa di madri che hanno saputo trasformare in un cammino di riconciliazione il dolore per la perdita di un figlio nel conflitto. La relazione sul tema del Meeting sarà tenuta da mons. Erik Varden, vescovo di Trondheim e presidente della Conferenza episcopale della Scandinavia.

Sarà di grande rilievo la visita del patriarca ecumenico di Costantinopoli Sua Santità Bartolomeo I, che interverrà all’incontro sui 1700 anni del Concilio di Nicea insieme al card. Kurt Koch, prefetto del Dicastero per l’unità dei Cristiani. Sul tema della comunicazione nel contesto delle nuove tecnologie interverrà il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini.

Parteciperanno al Meeting il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, card. Matteo Maria Zuppi, l’arcivescovo di Algeri, card. Jean-Paul Vesco, il vescovo cattolico di Kharkiv-Zaporizhia Pavlo Honcharuk, e il vescovo di Aleppo Hanna Jallouf. Interverranno anche due presidenti di movimenti ecclesiali: Margaret Karram del Movimento dei Focolari e Davide Prosperi della Fraternità di Comunione e Liberazione.

Estremamente significativa anche la presenza di scienziati, intellettuali, scrittori tra i quali Javier Cercas, Colum McCann e Katerina Gordeeva, vincitrice del premio Anna Politkovskaja 2022; inoltre ad 80 anni dall’esplosione della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki sarà al Meeting anche Toshiyuki Mimaki della Nihon Hidankyo Organization, premio Nobel per la Pace 2024.

Con il presidente Bernard Scholz siamo partiti dal titolo per farci spiegare in quale modo è possibile costruire nei luoghi deserti con mattoni nuovi: “Si può costruire, e si vuole costruire, quando si ha una speranza. Ci troviamo di fronte a tanti ‘deserti’ che chiedono una nuova o rinnovata costruzione: le guerre e i conflitti sempre più accesi a livello globale, la crescente solitudine esistenziale (anche tra i giovani), la diffusa oscillazione tra rassegnazione e ribellione in un mondo sempre più complesso da decifrare, l’incidenza accelerata e ambigua delle nuove tecnologie. Tutto questo, e tanto altro, ci interpella e ci invita alla riconciliazione, alla creazione di relazioni autentiche, a una comprensione più approfondita del contesto culturale, economico e politico in cui viviamo. Ma senza quella speranza alla quale ci invita il Giubileo di quest’anno, tutto questo non è possibile. Lo sforzo sarebbe troppo grande e le prospettive troppo cupe”.

Ma costruire in luoghi deserti non può sembrare una ‘fatica’ inutile?

“Certamente può essere faticoso superare l’odio quando si è profondamente feriti, entrare nel merito di questioni complesse e ostiche, creare relazioni quando prevalgono rancori e desideri di vendetta. Ma ogni impegno è prima di tutto un bene per chi lo intraprende, perché diventa sempre più libero e maturo, e poi per il bene che genera. Anche se spesso non ci sono riscontri immediati, ogni azione di bene lascia una traccia nel mondo che non scomparirà mai. Abbiamo tanti esempi dalla vita sociale e anche dal mondo economico che dimostrano che questa fatica ‘vale la pena’ e viene ricompensata al centuplo”.

E’ per questo motivo che il Meeting si apre subito con una testimonianza di due madri dalla Terra Santa: è una via per la pace?

“Le vie della pace sono (come ho appena detto) non sempre eclatanti, né visibili con effetti immediati su scala politica. Ma il rapporto fra queste due madri è un germoglio di pace che, con il tempo, darà frutto e coinvolgerà altre persone. Quando le armi taceranno, sarà il momento di incontrarsi, come si sono incontrati i popoli europei dopo la Seconda guerra mondiale. Senza persone che abbiano fatto questa esperienza e che siano esempio per tutti, è quasi impossibile. La riconciliazione rimane un appello astratto se non ci sono testimoni che la vivono”.

In quale modo è possibile realizzare relazioni autentiche?

“Essendo leali con se stessi. Nel profondo del nostro cuore desideriamo relazioni positive, costruttive, solidali, basate sul sostegno reciproco. Bisogna avere il coraggio di essere fedeli a questo desiderio e rompere le corazze della comodità che ci imprigionano nei nostri pregiudizi e nel nostro odio. Chi ama è libero, chi odia è schiavo di se stesso. Accogliere l’altro e accompagnarlo alla conoscenza di sé, del mondo e del proprio destino è la grande relazione educativa, che sarà al centro di tanti incontri del Meeting”.

Quindi si può dire che san Francesco è il ‘filo conduttore’ di questo Meeting?

“San Francesco è sicuramente una figura centrale di questo Meeting. Quando gli fu chiesto di ricostruire la Chiesa, pensò inizialmente alla chiesetta diroccata in cui si trovava, e cercò di farlo con i mattoni e il legno a sua disposizione. Ma poi comprese che si trattava di costruire relazioni alla ricerca del Bene, del Vero e del Bello. Così cominciò a creare una fratellanza fatta di ‘pietre vive’, un’esperienza che segna ancora oggi la storia della Chiesa e del mondo. Siamo particolarmente grati di poter presentare al Meeting la mostra su san Francesco”.

(Tratto da Aci Stampa)

Un posto sicuro dove ricominciare: ‘Casa della Solidarietà Antonietta Marini’ si rinnova per accogliere chi ha bisogno

Ci sono luoghi che raccontano storie senza bisogno di parole. Tutto nasce da un atto di carità. Quando nel 2001 la signora Antonietta Marini decise di lasciare in eredità il suo immobile alla San Vincenzo Onlus. La sua volontà era chiara: che quella casa diventasse rifugio e speranza per donne sole e in difficoltà. Da oltre vent’anni, grazie alla costante dedizione dei volontari della Società di San Vincenzo De Paoli di Ovada, le sue porte si aprono a chi ha bisogno di un rifugio, di un aiuto, di una possibilità di ripartenza. Un posto semplice, dove oggi donne sole, anziani, disabili e famiglie in difficoltà trovano più di un tetto: trovano una comunità che li accoglie, li ascolta e li sostiene.

Grazie al generoso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, un altro importante passo è stato compiuto: la riqualificazione di uno degli appartamenti della Casa, con la sostituzione del vecchio impianto di riscaldamento a termoconvettori a gas con uno nuovo, più sicuro ed efficiente a pompa di calore. È il progetto O.VA.D.A (Obbiettivo Valore Dell’Accoglienza): un gesto concreto che va oltre una semplice manutenzione rende possibile l’accoglienza di una famiglia e offre sicurezza, calore e dignità a chi si trova ad affrontare un momento difficile. Tutto questo è realizzato con attenzione particolare all’efficientamento energetico e, di riflesso, alla transizione ecologica.

La “Casa della Solidarietà” è un edificio composto da 11 alloggi – di cui almeno 8 concessi in comodato gratuito per obbligo testamentario – che hanno ospitato nel tempo 35 nuclei familiari o persone sole garantendo un luogo quotidiano di convivenza e solidarietà. Donne sole, migranti, anziani, persone con disabilità, famiglie provate dalla vita — tutte accomunate dalla mancanza di una casa — vivono insieme, si aiutano, si rispettano. Sono la risposta concreta a un bisogno abitativo sempre più urgente, come dimostrato dai dati regionali e provinciali sull’emergenza casa.

Il progetto si inserisce in un percorso più ampio di collaborazione tra la Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Centrale di Alessandria – Conferenza di Ovada, il Consorzio Servizi Sociali Ovadese (CSSO) e l’Associazione La San Vincenzo Onlus, volto a promuovere inclusione, integrazione sociale e coabitazione responsabile.

I volontari della Società di San Vincenzo De Paoli di Ovada, instancabili nel loro impegno, non si limitano a gestire la struttura: ogni giorno coltivano relazioni, offrono ascolto, condividono momenti, attivano risorse e promuovono la collaborazione tra gli ospiti. La loro presenza costante è la linfa della casa, che cresce grazie al contributo di tanti cuori generosi.

Il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria ha confermato quanto la sinergia tra enti del terzo settore e istituzioni sia fondamentale per portare avanti interventi di valore sociale e ha rafforzato quel tessuto umano e solidale che la “Casa della Solidarietà Antonietta Marini” rappresenta per tutta la comunità ovadese.

Il progetto “O.VA.D.A.” è una risposta concreta all’emergenza abitativa, ma anche un segno di speranza che testimonia che esiste un modo di affrontare i problemi sociali: mettendosi insieme, unendo forze e risorse, facendo rete. Oggi un altro passo è stato fatto e la “Casa delle Solidarietà Antonietta Marini” continua a dimostrare che tendere la mano è sempre possibile, che accogliere non è solo offrire un tetto: è offrire dignità, amicizia, futuro. E che nessuno dovrebbe sentirsi solo o abbandonato. La Casa è lì, con le sue porte aperte. E lo sarà sempre, grazie al cuore di chi crede che la solidarietà sia uno dei più bei mezzi di fare comunità.

Questo progetto – dichiara il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, notaio Luciano Mariano – rispecchia esattamente le modalità di intervento del nostro Ente a favore delle persone più fragili della nostra società. Inclusione sociale, emergenza abitativa, assistenza alle donne e agli anziani sono, infatti, gli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere in collaborazione con le associazioni di volontariato che operano sul nostro territorio. In questo caso specifico abbiamo raggiunto anche un altro scopo, quello dell’efficientamento energetico e della tutela ambientale, che rappresenta un aspetto imprescindibile per la salvezza del nostro pianeta. Grazie ai volontari della Società di San Vincenzo De Paoli di Ovada per il loro meritorio impegno e per la dedizione con cui si dedicano a chi ha più bisogno di attenzioni e di cure.

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