Tag Archives: conversione
1^ domenica di Quaresima: convertitevi
Con il mercoledì delle ceneri è iniziato il 2° periodo dell’anno liturgico che ci porta alla Pasqua di Risurrezione. Un periodo di 40 giorni: il 40 è un numero significativo; il diluvio universale durò 40 giorni e 40 notti; gli Ebrei, usciti dall’Egitto, migrarono nel deserto per 40 anni; sul Sinai Mosè stette davanti a Dio per 40 giorni; Gesù si ritirò nel deserto per 40 giorni. Il 40 è il risultato di 4×10: il quattro sta ad indicare la realtà creata da Dio (acqua, terra, aria e fuoco), il dieci è il numero che indica Dio e la Santissima Trinità.
Bari ha accolto mons. Satriano
“Oggi tutto rifulge e si apre all’inedito di Dio, che si esprime nell’arrivo di un piccolo uomo, chiamato ad essere vostro pastore, forte solo del desiderio di onorare l’impegno affidatogli nella totale consapevolezza di fede che il suo aiuto è nel nome del Signore”: queste sono state le parole pronunciate all’inizio dell’omelia nella Cattedrale di Bari il nuovo arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Giuseppe Satriano, nella celebrazione eucaristica di inizio del ministero episcopale.
Papa Francesco invita a leggere la Bibbia
“Questa domenica è dedicata alla Parola di Dio. Uno dei grandi doni del nostro tempo è la riscoperta della Sacra Scrittura nella vita della Chiesa a tutti i livelli. Mai come oggi la Bibbia è accessibile a tutti: in tutte le lingue e ora anche nei formati audiovisivi e digitali. San Girolamo, del quale da poco ho ricordato il 16° centenario della morte, dice che chi ignora la Scrittura ignora Cristo, chi ignora la Scrittura ignora Cristo. E viceversa è Gesù Cristo, Verbo fatto carne, morto e risorto, che ci apre la mente alla comprensione delle Scritture”.
Per Chi andiamo a messa: per il coro o per Cristo?
Sono sempre più convinta di una cosa: Dio ci chiama a convertirci ogni giorno. Perché ogni giorno – anche dopo averlo incontrato, scelto, amato – rischiamo di perderci e di dimenticarci di Lui. Oppure rischiamo di fissare lo sguardo su cose che non contano, di commettere peccati che ci inaridiscono, di guardare più alla forma che alla sostanza. A me capita: solitamente, proprio dopo aver creduto di toccare il cielo con un dito.
Papa Francesco: Maria si è aperta alla grazia di Dio
Alle ore 7 di questa mattina, nella Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, papa Francesco si è recato in piazza di Spagna per un atto di venerazione in forma privata a Maria Immacolata. Quindi, sotto la pioggia, ha deposto un mazzo di rose bianche alla base della colonna dove si trova la statua della Madonna, come ha detto il direttore della Sala Stampa Matteo Bruni: “Si è rivolto a Lei in preghiera, perché vegli con amore su Roma e sui suoi abitanti, affidando a Lei tutti coloro che in questa città e nel mondo sono afflitti dalla malattia e dallo scoraggiamento”.
Papa Francesco racconta la sua conversione ‘ecologica’
Ad inizio del mese di settembre papa Francesco, ricevendo in udienza un gruppo di esperti, che collaborano con la Conferenza episcopale francese sul tema ecologico dell’enciclica ‘Laudato sì’, ha raccontato come si è evoluta la sua esperienza ambientale, trasformatasi in conversione ecologica:
“Vorrei incominciare con un pezzo di storia. Nel 2007 c’è stata la Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano in Brasile, ad Aparecida. Io ero nel gruppo dei redattori del documento finale, e arrivavano proposte sull’Amazzonia. Io dicevo: ‘Ma questi brasiliani, come stufano con questa Amazzonia! Cosa c’entra l’Amazzonia con l’evangelizzazione?’. Questo ero io nel 2007. Poi, nel 2015 è uscita la Laudato si’. Io ho avuto un percorso di conversione, di comprensione del problema ecologico. Prima non capivo nulla!… Da Aparecida a Laudato si’ per me stato un cammino interiore”.
In confidenza e parlando liberamente ha raccontato la genesi dell’enciclica: “Quando ho incominciato a pensare a questa Enciclica, chiamai gli scienziati (un bel gruppo) e ho detto loro: ‘Ditemi le cose che sono chiare e che sono provate e non ipotesi, le realtà’… E loro hanno fatto il primo lavoro, poi sono intervenuto io. E, alla fine, la redazione finale l’ho fatta io. Questa è l’origine.
Ma voglio sottolineare questo: dal non capire nulla, ad Aparecida, nel 2007, all’Enciclica. Di questo mi piace dare testimonianza. Dobbiamo lavorare perché tutti abbiano questo cammino di conversione ecologica”.
Un altro spunto ricevuto per l’enciclica è stato il viaggio in Amazzonia: “E qui ho visto che era necessario eliminare l’immagine degli indigeni che noi vediamo soltanto con le frecce. Ho scoperto, fianco a fianco, la saggezza dei popoli indigeni, anche la saggezza del ‘buon vivere’, come lo chiamano loro. Il ‘buon vivere’ non è la dolce vita, no, nel dolce far niente, no. Il buon vivere è vivere in armonia con il creato.
E questa saggezza del buon vivere noi l’abbiamo persa. I popoli originari ci portano questa porta aperta. E alcuni vecchi dei popoli originari dell’Ovest del Canada, si lamentano che i loro nipoti vanno in città e prendono le cose moderne e dimenticano le radici. E questo dimenticare le radici è un dramma non solo degli aborigeni, ma della cultura contemporanea”.
Inoltre ha invitato a vivere l’armonia dei linguaggi: “E abbiamo perso l’armonia dei tre linguaggi. Il linguaggio della testa: pensare; il linguaggio del cuore: sentire; il linguaggio delle mani: fare. E portare questa armonia, che ognuno pensi quello che sente e fa; che ognuno senta quello che pensa e fa; che ognuno faccia quello che sente e pensa. Questa è l’armonia della saggezza. Non è un po’ la disarmonia (ma questo non lo dico in senso peggiorativo) delle specializzazioni. Ci vogliono gli specialisti, ci vogliono, a patto che siano radicati nella saggezza umana. Gli specialisti, sradicati da questa saggezza, sono dei robot”.
Ha spiegato anche in cosa consiste la conversione ecologica: “La conversione ecologica ci fa vedere l’armonia generale, la correlazione di tutto: tutto è correlato, tutto è in relazione. Nelle nostre società umane, abbiamo perso questo senso della correlazione umana. Sì, ci sono associazioni, ci sono gruppi – come il vostro – che si riuniscono per fare una cosa… E tante volte abbiamo perso il senso delle radici, dell’appartenenza.
Il senso dell’appartenenza. Quando un popolo perde il senso delle radici, perda la propria identità… Ma c’è un’altra realtà che è la storia; c’è l’appartenenza a una tradizione, a una umanità, a un modo di vivere… Per questo è molto importante oggi curare questo, curare le radici della nostra appartenenza, perché i frutti siano buoni”.
Prima di concludere l’incontro ha esortato tutti a parlare con i genitori e con i nonni: “Posso parlare con i genitori, questo è molto importante!, parlare con i genitori è molto importante. Ma i nonni hanno qualcosa di più, come il buon vino. Il buon vino più invecchia più è buono… I nonni hanno quella saggezza. Mi ha sempre colpito quel passo del Libro di Gioele: “I nonni sogneranno. I vecchi sogneranno e i giovani profetizzeranno”. I giovani sono dei profeti. I vecchi sono dei sognatori. Sembra il contrario, ma è così! A patto che i vecchi e i nonni si parlino. E questa è l’ecologia umana”.
Inoltre nel discorso preparato e consegnato papa Francesco aveva sottolineato la bellezza dell’universo, come aveva sottolineato san Giovanni Paolo II nell’enciclica ‘Centesimus Annus’: “L’universo è bello e buono, e contemplarlo ci permette di intravedere la bellezza e la bontà infinite del suo Autore. Ogni creatura, anche la più effimera, è oggetto della tenerezza del Padre, che le dona un posto nel mondo.
Il cristiano non può che rispettare l’opera che il Padre gli ha affidato, come un giardino da coltivare, da proteggere, da far crescere secondo le sue potenzialità. E se l’uomo ha il diritto di fare uso della natura per i propri fini, non può in alcun modo ritenersi suo proprietario o despota, ma solamente l’amministratore che dovrà rendere conto della sua gestione. In questo giardino che Dio ci offre, gli esseri umani sono chiamati a vivere in armonia nella giustizia, nella pace e nella fraternità, ideale evangelico proposto da Gesù”.
(Foto: Santa Sede)
Da L’Aquila il perdono è una virtù civica e religiosa
Per le otto messe della Perdonanza a L’Aquila, previste dal 28 al 29 agosto sul prato antistante la basilica di Collemaggio, potranno partecipare 1.000 fedeli per ogni celebrazione, per un totale di 8.000 persone. Solo per la celebrazione eucaristica del 28 agosto alle ore 19 i fedeli dovranno munirsi dell’apposito braccialetto verde, secondo le modalità che saranno specificate dal Comitato Perdonanza per controllare gli accessi al prato della Basilica.
Mons. Rigattieri invita a convertire la vita
Nel giorno della festa di san Giovanni Battista il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Douglas Rigattieri, ha inviato una lettera alla città, riprendendo la domanda degli abitanti al precursore di Gesù, ‘E noi cosa dobbiamo fare?’, come accade oggi dopo la pandemia del coronavirus, perché davanti alla morte ed alla malattia ci troviamo a fare la stessa domanda:
Fratel Biagio Conte si ritira in una grotta per pregare per i poveri
“Mi abbandono nell’entroterra siciliano alla Preghiera, alla Penitenza e al Digiuno per essere solidale con le famiglie disagiate, con i giovani e i meno giovani, con chi non ha una casa, un lavoro, con i carcerati, con chi cade nella prostituzione, con chi non ha un riconoscimento, un documento e il giusto diritto di sentirsi un libero e comune cittadino’’.
P. Panichella racconta il coronavirus in Amazzonia
Nelle scorse settimane i vescovi dell’Amazzonia hanno chiesto al governo brasiliano maggiore attenzione per il Covid-19 che si diffonde sempre più nella regione: “Noi Vescovi dell’Amazzonia, di fronte all’avanzata incontrollata di Covid 19 in Brasile, specialmente in Amazzonia, esprimiamo la nostra immensa preoccupazione e chiediamo maggiore attenzione da parte dei governi federali e statali a questa malattia che si sta diffondendo sempre più in questa regione”.




























