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Papa Leone XIV invita i vescovi italiani a guardare Gesù ed il povero
“E sono contento di questa mia prima sosta, seppur brevissima, ad Assisi, luogo altamente significativo per il messaggio di fede, fraternità e pace che trasmette, di cui il mondo ha urgente bisogno. Qui san Francesco ricevette dal Signore la rivelazione di dover ‘vivere secondo la forma del santo Vangelo’. Il Cristo, infatti, che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà”: traendo spunto dalle Fonti francescane oggi papa Leone XVI ha concluso l’Assemblea generale della CEI ad Assisi, con la richiesta di una ‘Chiesa collegiale’ attraverso un umanesimo integrale.
Nella basilica di Santa Maria degli Angeli il papa ha invitato a guardare Gesù, come aveva detto nell’incontro dello scorso giugno: “Guardare a Gesù è la prima cosa a cui anche noi siamo chiamati. La ragione del nostro essere qui, infatti, è la fede in Lui, crocifisso e risorto… E questo vale prima di tutto per noi: ripartire dall’atto di fede che ci fa riconoscere in Cristo il Salvatore e che si declina in tutti gli ambiti della vita quotidiana”.
Solo attraverso lo sguardo sul viso di Gesù si riesce a vedere lo sguardo del povero: “Tenere lo sguardo sul Volto di Gesù ci rende capaci di guardare i volti dei fratelli. E’ il suo amore che ci spinge verso di loro. E la fede in Lui, nostra pace, ci chiede di offrire a tutti il dono della sua pace. Viviamo un tempo segnato da fratture, nei contesti nazionali e internazionali: si diffondono spesso messaggi e linguaggi intonati a ostilità e violenza; la corsa all’efficienza lascia indietro i più fragili; l’onnipotenza tecnologica comprime la libertà; la solitudine consuma la speranza, mentre numerose incertezze pesano come incognite sul nostro futuro”.
Nonostante questo ciascuno è esortato a divenire ‘artigiani’ della fraternità: “Eppure, la Parola e lo Spirito ci esortano ancora ad essere artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche nelle nostre comunità, dove, senza reticenze e timori, dobbiamo ascoltare e armonizzare le tensioni, sviluppando una cultura dell’incontro e diventando, così, profezia di pace per il mondo. Quando il Risorto appare ai discepoli, le sue prime parole sono: ‘Pace a voi’. E subito li manda, come il Padre ha mandato Lui: il dono pasquale è per loro, ma perché sia per tutti!”
Riprendendo il discorso dell’incontro dello scorso giugno il papa ha sottolineato il valore della sinodalità, come un camminare insieme: “Dal Signore riceviamo la grazia della comunione che anima e dà forma alle nostre relazioni umane ed ecclesiali. Sulla sfida di una comunione effettiva desidero che ci sia l’impegno di tutti, perché prenda forma il volto di una Chiesa collegiale, che condivide passi e scelte comuni. In questo senso, le sfide dell’evangelizzazione e i cambiamenti degli ultimi decenni, che interessano l’ambito demografico, culturale ed ecclesiale, ci chiedono di non tornare indietro sul tema degli accorpamenti delle diocesi, soprattutto laddove le esigenze dell’annuncio cristiano ci invitano a superare certi confini territoriali e a rendere le nostre identità religiose ed ecclesiali più aperte, imparando a lavorare insieme e a ripensare l’agire pastorale unendo le forze”.
Conoscendo tale sforzo ha esortato al discernimento: “Al contempo, guardando la fisionomia della Chiesa in Italia, incarnata nei diversi territori, e considerando la fatica e talvolta il disorientamento che tali scelte possono provocare, auspico che i Vescovi di ogni Regione compiano un attento discernimento e, magari, riescano a suggerire proposte realistiche su alcune delle piccole diocesi che hanno poche risorse umane, per valutare se e come potrebbero continuare a offrire il loro servizio”.
Infatti il discernimento si realizza solo attraverso uno stile sinodale: “Ciò che conta è che, in questo stile sinodale, impariamo a lavorare insieme e che nelle Chiese particolari ci impegniamo tutti a edificare comunità cristiane aperte, ospitali e accoglienti, nelle quali le relazioni si traducono in mutua corresponsabilità a favore dell’annuncio del Vangelo”.
Infatti la sinodalità ha l’esigenza di ascoltare anche il popolo di Dio: “La sinodalità, che implica un esercizio effettivo di collegialità, richiede non solamente la comunione tra di voi e con me, ma anche un ascolto attento e un serio discernimento delle istanze che provengono dal popolo di Dio. In questo senso, il coordinamento tra il Dicastero per i Vescovi e la Nunziatura Apostolica, ai fini di una comune corresponsabilità, deve poter promuovere una maggiore partecipazione di persone nella consultazione per la nomina di nuovi Vescovi, oltre all’ascolto degli Ordinari in carica presso le Chiese locali e di coloro che si apprestano a terminare il loro servizio”.
Ecco il motivo per cui il papa ha invitato a vivere un ‘umanesimo integrale’: “In questa prospettiva, la Chiesa in Italia può e deve continuare a promuovere un umanesimo integrale, che aiuta e sostiene i percorsi esistenziali dei singoli e della società; un senso dell’umano che esalta il valore della vita e la cura di ogni creatura, che interviene profeticamente nel dibattito pubblico per diffondere una cultura della legalità e della solidarietà”.
Vivere tale dimensione significa anche affrontare la sfida delle nuove tecnologie: “Non si dimentichi in tale contesto la sfida che ci viene posta dall’universo digitale. La pastorale non può limitarsi a ‘usare’ i media, ma deve educare ad abitare il digitale in modo umano, senza che la verità si perda dietro la moltiplicazione delle connessioni, perché la rete possa essere davvero uno spazio di libertà, di responsabilità e di fraternità”.
Questo vuol dire essere una Chiesa sinodale: “Camminare insieme, camminare con tutti, significa anche essere una Chiesa che vive tra la gente, ne accoglie le domande, ne lenisce le sofferenze, ne condivide le speranze. Continuate a stare vicini alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine. Continuate a spendervi nella cura dei poveri: le comunità cristiane radicate in modo capillare nel territorio, i tanti operatori pastorali e volontari, le Caritas diocesane e parrocchiali fanno già un grande lavoro in questo senso e ve ne sono grato”.
E non ha dimenticato una particolare cura per i più deboli: “Su questa linea della cura, vorrei anche raccomandare l’attenzione ai più piccoli e vulnerabili, perché si sviluppi anche una cultura della prevenzione di ogni forma di abuso. L’accoglienza e l’ascolto delle vittime sono il tratto autentico di una Chiesa che, nella conversione comunitaria, sa riconoscere le ferite e si impegna per lenirle.. Vi ringrazio per quanto avete già fatto e vi incoraggio a portare avanti il vostro impegno nella tutela dei minori e degli adulti vulnerabili”.
Insomma una sinodalità come quella vissuta da san Francesco con i suoi compagni: “Carissimi fratelli, in questo luogo san Francesco e i primi frati vissero appieno quello che, con linguaggio odierno, chiamiamo ‘stile sinodale’. Insieme, infatti, condivisero le diverse tappe del loro cammino; insieme si recarono dal Papa Innocenzo III; insieme, di anno in anno, perfezionarono e arricchirono il testo iniziale che era stato presentato al Pontefice, composto, dice Tommaso da Celano, ‘soprattutto di espressioni del Vangelo’, fino a trasformarlo in quella che oggi conosciamo come prima Regola. Questa scelta convinta di fraternità, che è il cuore del carisma francescano insieme alla minorità, fu ispirata da una fede intrepida e perseverante”.
Prima dell’incontro con i vescovi il papa aveva pregato sulla tomba di san Francesco: “E’ una benedizione poter venire qui oggi in questo luogo sacro. Siamo vicini agli 800 anni dalla morte di San Francesco, questo ci dà modo di prepararci per celebrare questo grande umile e povero Santo mentre il mondo cerca segni di speranza”.
(Foto: Santa Sede)
Natale del Signore: Alleluia! Oggi è nato il Salvatore!
Oggi è la solennità del Natale, giorno di vera speranza perchè il Bambino che contempliamo adagiato nella mangiatoia è il bambino Gesù, disceso dal cielo per la nostra salvezza. E’ questo il messaggio degli Angeli ai pastori; è il messaggio all’umanità; è autentica la nostra fede se accogliamo con fede il messaggio di Natale. Mentre Maria e Giuseppe erano a Betlemme si compirono per lei i giorni del parto e diede alla luce il figlio primogenito, lo avvolse in fasce, lo depose in una mangiatoria.
Questo Bambino, nato in una grotta, è il Salvatore: Cristo Signore e gli Angeli cantarono: ‘Gloria a Dio nell’altro dei cieli e pace agli uomini, che Egli ama’. Nell’umile e disadorna grotta di Betlemme lo hanno potuto incontrare solo poche persone, ma Egli è nato per tutti giudei e pagani, ricchi e poveri, vicini e lontani, credenti e non credenti. Ciò che è necessario, ciò che conta è dire il nostro ‘sì’, come Maria, perchè la luce divina rischiari il cuore. In quella notte ad accogliere il Verbo incarnato furono solo Maria e Giuseppe, che lo avevano atteso con amore, e i pastori, gente umile, che trascorrevano la notte vegliando accanto al gregge.
Una piccola comunità che accorse alla grotta per adorare il bambino, ma che rappresenta la Chiesa, gli uomini amati dal Signore. Il Natale è proprio la festa della luce, la festa dell’amore; Gesù è la luce viva che si propaga ovunque perchè Egli è venuto per salvare tutti. La liturgia oggi ci parla di una luce diversa, speciale, mirata a richiamare gli uomini di buona volontà. Una luce orientata verso il ‘noi’, quel ‘noi’ che è l’umanità per la quale il Verbo si è incarnato, il Figlio di Dio si è fatto uomo. Il ‘noi’ è la Chiesa, la grande famiglia dei credenti: in essa ‘chi crede e sarà battezzato, sarà salvo’.
Questo ‘noi’ è la Chiesa, la famiglia dei credenti in Cristo, che hanno atteso con speranza la nascita del salvatore ed oggi celebrano nel mistero l’attualità di questo evento salvifico, questa Chiesa chiamata ad essere lievito di riconciliazione e di pace nel mondo intero. Il ‘noi’ della Chiesa oggi sprona a superare la mentalità egoistica, a promuovere il bene comune e rispettare soprattutto i deboli. Il ‘noi’ della Chiesa oggi invita tutti i popoli ad abbandonare ogni logica di violenza e di vendetta e a vivere l’amore distintivo vero del cristiano.
L’umanità, che aveva atteso con speranza la nascita del salvatore, finalmente ha visto la luce vera: ecco il mistero del Natale. La luce del primo Natale fu come un fuoco acceso nella notte: da questo fuoco inizia la storia millenaria della Chiesa che nel suo cammino attraverso i secoli è chiamata ad essere fonte di luce per l’umanità. I pastori andarono, trovarono il Bambino, fecero i loro doni e tornarono pieni di gioia, di serenità, di amore; lo stesso faranno i Magi, che arrivano dall’Oriente, guidati da una luce, una stella cometa, la luce che porta a Cristo Gesù.
‘Gloria a Dio, pace agli uomini amati dal Signore’ è stato il grido che echeggiò la prima volta nella grotta di Betlemme; questo grido parla proprio di un avvicinamento singolare, straordinario, unico al mondo di Dio verso l’uomo. Questa notte santa, contrassegnata dalla luce che promana dalla grotta, segna l’inizio dell’era nuova, della santificazione dell’uomo per mezzo di Cristo Gesù, ed invita la Chiesa, l’uomo di oggi, a guardare ancora una volta verso la Terra santa, dove Gesù è nato, perchè i suoi abitanti, ebrei e musulmani, abbandonino finalmente la logica della violenza e della vendetta e si impegnino in una logica di amore, solidarietà e condivisione.
Il Natale, è il ‘noi’ della Chiesa, che vive oggi guardando questo mare Mediterraneo, divenuto non più mare che unisce ed affratella, ma cimitero per tanta gente affamata che cerca libertà, pace, lavoro e vita serena; il vero credente oggi sente il dovere religioso e umano di elevare a Dio la supplica perchè la pace di Cristo Gesù affratelli tutti i popoli. E’ veramente Natale, se è un Natale di pace e di amore a tutti i livelli. Ecco il mio voto augurale e quello della Chiesa tutta: Buon Natale di pace e di amore.
Papa Francesco ai padri sinodali: preghiera e digiuno per la pace
Al termine della celebrazione eucaristica in piazza san Pietro per l’apertura dell’assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi papa Francesco ha invitato a pregare per la pace recandosi, domenica prossima, a santa Maria Maggiore con l’invito ad annunciare il Vangelo e chiedendo di vivere una giornata di preghiera e di digiuno:
“Ce n’è bisogno, soprattutto in quest’ora drammatica della nostra storia, mentre i venti della guerra e i fuochi della violenza continuano a sconvolgere interi popoli e Nazioni. Per invocare dall’intercessione di Maria Santissima il dono della pace, domenica prossima mi recherò nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove reciterò il santo Rosario e rivolgerò alla Vergine un’accorata supplica; se possibile, chiedo anche a voi, membri del Sinodo, di unirvi a me in quell’occasione. Ed il giorno dopo, 7 ottobre, chiedo a tutti di vivere una giornata di preghiera e di digiuno per la pace nel mondo. Camminiamo insieme. Mettiamoci in ascolto del Signore. E lasciamoci condurre dalla brezza dello Spirito”.
Nella memoria liturgica degli Angeli Custodi papa Francesco ha invitato a meditare su tre parole, il rifugio, il bambino e la voce: “Nel cammino verso la Terra promessa, Dio raccomanda al popolo di ascoltare la ‘voce dell’angelo’ che Lui ha mandato. E’ un’immagine che ci tocca da vicino, perché anche il Sinodo è un cammino, in cui il Signore mette nelle nostre mani la storia, i sogni e le speranze di un grande Popolo: di sorelle e fratelli sparsi in ogni parte del mondo, animati dalla nostra stessa fede, mossi dallo stesso desiderio di santità, affinché con loro e per loro cerchiamo di comprendere quale via percorrere per giungere là dove Lui ci vuole portare”.
Ed ha chiesto apertura di mentalità nell’ascolto di tutti gli interventi, ricordando che il Sinodo non è un’assemblea parlamentare: “. Si tratta, con l’aiuto dello Spirito Santo, di ascoltare e comprendere le voci, cioè le idee, le attese, le proposte, per discernere insieme la voce di Dio che parla alla Chiesa. Come abbiamo più volte ricordato, la nostra non è un’assemblea parlamentare, ma un luogo di ascolto nella comunione, in cui, come dice San Gregorio Magno, ciò che qualcuno ha in sé parzialmente, è posseduto in modo completo in un altro e benché alcuni abbiano doni particolari, tutto appartiene ai fratelli nella ‘carità’ dello Spirito”.
L’appello del papa è stato un invito ad un dialogo franco: “Nel concreto, badiamo a non trasformare i nostri contributi in puntigli da difendere o agende da imporre, ma offriamoli come doni da condividere, pronti anche a sacrificare ciò che è particolare, se ciò può servire a far nascere insieme qualcosa di nuovo secondo il progetto di Dio. Altrimenti finiremo per chiuderci in dialoghi tra sordi, dove ciascuno cerca di ‘tirare acqua al proprio mulino’ senza ascoltare gli altri, e soprattutto senza ascoltare la voce del Signore”.
La seconda immagine è stata quella del ‘rifugio’, rappresentato dal simbolo delle ‘ali che custodiscono’, come è recitato dal Salmo 91: “Questo è un simbolo di ciò che Dio fa per noi, ma è anche un modello da seguire, in particolare in questo momento assembleare. Tra noi, cari fratelli e sorelle, ci sono molte persone forti, preparate, capaci di sollevarsi in alto con i movimenti vigorosi di riflessioni e intuizioni geniali. Tutto ciò è una ricchezza, che ci stimola, ci spinge, ci costringe a volte a pensare in modo più aperto e ad andare avanti con decisione, come pure ci aiuta a rimanere saldi nella fede anche di fronte a sfide e difficoltà. Il cuore aperto, il cuore in dialogo”.
Lo Spirito Santo ha un cuore aperto con un invito ad esprimersi liberamente: “Non è dello Spirito del Signore un cuore chiuso nelle proprie convinzioni, questo non è del Signore. E’ un dono l’aprirsi, un dono che va unito, a tempo opportuno, alla capacità di rilassare i muscoli e di chinarsi, per offrirsi gli uni agli altri come abbraccio accogliente e luogo di riparo… Ciascuno, qui, si sentirà libero di esprimersi tanto più spontaneamente e liberamente, quanto più percepirà attorno a sé la presenza di amici che gli vogliono bene e che rispettano, apprezzano e desiderano ascoltare ciò che ha da dire”.
Mentre l’ultima immagine è stata quella del bambino: “E’ Gesù stesso, nel Vangelo, a ‘metterlo nel mezzo’, a mostrarlo ai discepoli, invitandoli a convertirsi e a farsi piccoli come lui. Loro gli avevano chiesto chi fosse il più grande nel regno dei cieli: Lui risponde incoraggiandoli a farsi piccoli come un bambino. Ma non solo: aggiunge anche che accogliendo un bambino nel suo nome si accoglie Lui”.
In questo tempo sinodale è essenziale non dimenticare i ‘bambini’: “Ma proprio per questo non possiamo permetterci di staccare gli occhi dal bambino, che Gesù continua a mettere al centro delle nostre riunioni e dei nostri tavoli di lavoro, per ricordarci che l’unica via per essere “all’altezza” del compito che ci è affidato, è quella di abbassarci, di farci piccoli e di accoglierci a vicenda come tali, con umiltà. Il più alto nella Chiesa è quello che si abbassa di più… Non a caso Gesù dice che gli angeli dei bambini ‘vedono sempre la faccia del Padre… che è nei cieli’, che sono, cioè, come un ‘telescopio’ dell’amore del Padre”.
(Foto: Santa Sede)
Invito alla lettura ad alta voce di ‘Che cosa è un bambino?’, albo illustrato di Beatrice Alemagna
Il Liceo Statale ‘G. Comi’ e la Caritas Diocesana Ugento – S. Maria di Leuca, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo ‘Tricase Via Apulia’, comunicano che oggi alle ore 9.00 presso l’Auditorium ‘Donato Valli’ del Liceo Statale ‘G. Comi’ di Tricase si svolgerà la Lettura ad alta voce dell’albo illustrato ‘Che cosa è un bambino?’ di Beatrice Alemagna. Un evento realizzato nell’ambito del Progetto P.C.T.O. ‘Giovani nel Sociale’ che ha visto la Caritas Diocesana Ugento S. Maria di Leuca accogliere 102 alunni del Liceo Statale ‘G. Comi’.
Sei speciale nonostante i tuoi difetti
Nel mondo dove la pubblicità ci insegna ad essere perfetti, dove certe scuole di comportamento ci plasmano tutti uguali secondo alcune regole uguali per tutti, spicca il brano Potevo nascere gattino, illuminante per genitori e figli. Da ascoltare insieme perché certe canzoni per bambini dovrebbero essere fatte ascoltare, soprattutto, agli adulti.






























