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Giornata internazionale delle persone con disabilità: ‘possiamo scegliere noi?’

‘Come, possiamo scegliere noi?: questo lo stupore di Marco, Mario, Andrea, Emanuele B. ed Emanuele Z., cinque giovani adulti autistici quando hanno scoperto di poter decidere l’arredamento delle loro camere nella futura casa in co-housing a Bastia Umbra (PG). Si tratta del Dopodinoi: un villino con tecnologie domotiche assistive sostenuto in maniera esclusiva dalla Fondazione Santa Rita da Cascia ETS per regalare loro autonomia, inclusione e soprattutto felicità. Marco ha chiesto un canestro e una poltrona massaggiante, Emanuele B. una camera rossa, Andrea uno spazio per leggere. Emanuele Z. una libreria, Andrea uno spazio per leggere, Mario semplicità. Perché stavolta, finalmente, la scelta è loro.

Questa è la ‘piccola rivoluzione dal grande significato’ che la Fondazione sta realizzando attraverso la ‘co-progettazione mediata’ del Dopodinoi. La struttura, che potrà in futuro accogliere fino a 12 giovani autistici, è al centro della campagna di Natale ‘Quello che ci lega’, lanciata in sostegno dei più fragili, in occasione della Giornata internazionale dei Diritti delle persone con Disabilità del 3 dicembre. La Fondazione sostiene il progetto come partner esclusivo, per un investimento totale di € 400.000, per ANGSA Umbria (Associazione Nazionale Genitori di PerSone con Autismo), con la consulenza scientifica del Politecnico di Torino, come ha spiegato Monica Guarriello, direttrice Generale della Fondazione:

“Vogliamo garantire il diritto alla felicità di questi ragazzi, non solo all’autonomia e alla dignità. La co-progettazione mediata dà voce ai loro desideri, li rende protagonisti, con l’obiettivo di far diventare questo progetto una case history replicabile, anche in altri contesti di fragilità. Allo stesso tempo, vogliamo regalare sollievo ai genitori, loro caregiver, preoccupati per il futuro dei loro figli”.

‘Quello che ci lega’ rappresenta il senso più profondo della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi natalizia, destinata a tutti i progetti per i fragili in Italia e nel mondo, con focus sulla disabilità intellettiva e sul ‘Dopodinoi’: il filo dell’amore e della compassione che unisce Fondazione, beneficiari e donatori, per costruire una relazione reciproca e circolare, in cui ciascuno possa esprimere il proprio punto di vista e sentirsi protagonista dei progetti realizzati.

Il dono pensato per chi sosterrà la campagna, con un contributo minimo di € 18, è l’Agenda 2026, che diventa più di un semplice gadget: un’agenda settimanale di 112 pagine ricca di storie e informazioni, ispirate ogni mese a un valore cristiano, su cui riflettere per poi condividere i propri pensieri, scrivendo alla Fondazione.  Per saperne di più e poter donare fondazionesantarita.org

Intanto, grazie ad altre campagne di raccolta fondi, i lavori per il ‘Dopodinoi’ procedono spediti, con un investimento che tocca già gli oltre € 111.000, dopo € 90.000 erogati per contribuire al suo acquisto,  in direzione della sostenibilità ambientale e acustica.

In Italia circa 600.000 persone vivono con disturbi dello spettro autistico. Dopo i 18 anni, come avviene in tutti i casi di disabilità, spesso “scompaiono” dai radar istituzionali. Nonostante la Legge 112/2016 ‘Dopo di Noi’ e la Carta di Solfagnano, siglata dai ministri dei Paesi coinvolti al termine del G7 Inclusione e Disabilità del 2024 in Umbria, ribadendo il diritto a una vita autonoma e di qualità delle persone con disabilità, la realtà di vita indipendente resta spesso sulla carta. Con grande preoccupazione dei genitori, che in genere sono i loro caregiver: un ruolo molto logorante, per cui è stato finalmente depositato un disegno di legge nazionale.

Per questo Tina Baglioni, insegnante in pensione, mamma di Mario, uno dei futuri ospiti della casa, un giovane uomo di 45 anni con la sindrome di Asperger, una memoria impressionante e tanta voglia di organizzare feste, ha raccontato: “Il Dopodinoi una cosa bella, addirittura inaspettata per la mamma di un ragazzo con difficoltà, che guarda al futuro con preoccupazione. Trovare una Fondazione che investe su questo progetto è stata una sorpresa grandiosa! Non sai dove sbattere la testa, e invece si presenta una soluzione inaspettata”.

A tali parole la prof.ssa Daniela Bosia, responsabile scientifico del Turin Accessibility Lab del Politecnico di Torino, ha sottolineato la validità del progetto: “E’ un onore poter lavorare su un progetto come questo, il primo di questo tipo per noi. Le persone autistiche, sempre più numerose, nella minore età vengono seguite molto, da adulte bisogna invece trovare modi per sostenerle nella vita autonoma. Questo progetto rappresenta un modo per aiutarli a vivere in autonomia, supportati dagli educatori, in modo sicuro. Pur essendo difficile separarsi dai propri figli, il progetto aiuterà le stesse famiglie a vivere più serenamente, senza più preoccuparsi per il loro futuro”.

Il progetto ‘Dopodinoi’ è anche una storia di protagonismo femminile, che si ispira alla figura di Santa Rita e delle monache agostiniane del Monastero di Cascia che ne portano avanti l’eredità, anche attraverso la Fondazione: Monica Guarriello, Jessica Barbanera, Daniela Bosia, le mamme come Tina. Infine madre Cossu, badessa del monastero e presidente della Fondazione, ha concluso con la sottolineatura della carità generativa: “Ogni volta che una donna porta nel mondo un’idea nuova di cura, nasce una speranza capace di cambiare la realtà. Questo progetto ne è la prova: unisce intelligenza, fede e concretezza per trasformare la fragilità in forza, la solitudine in casa, l’aiuto in relazione. E’ il segno di una carità femminile che non si limita a donare, ma genera futuro”.

Nel Messaggero di sant’Antonio di settembre l’età dei social: più connessi o più soli?

In anteprima l’ultima intervista a papa Francesco di Marcello Semeraro, giovani medici specializzandi a Lampedusa con i migranti, diario di un pellegrino dalla Francia all’Italia sulle orme di Antonio, la mostra sul dilemma della ricchezza, l’intervista al violinista Alaa Arsheed fuggito dalla Siria, i miti erediteranno la terra, la rubrica del rettore della Basilica del Santo

 Filo conduttore del numero di settembre del «Messaggero di sant’Antonio» è il tema dell’educazione, con riferimenti particolari alle nuove tecnologie usate non solo dalle giovani generazioni, ma anche da quelle più âgé. Perché l’uso assiduo dei device e dei social sta cambiando il funzionamento delle nostre menti e le nostre abitudini sociali, anche se non sempre lo percepiamo.

Nell’era dell’iperconnessione, come tutelare le nostre capacità mnemoniche, l’attenzione, il pensiero critico e addirittura l’empatia? Ne scrive Sabina Fadel in ‘Cervelli al frullatore’, che tra i ‘consigli ai naviganti’ indica la diminuzione dei tempi online e la riscoperta dei libri come àncore di salvezza.

Nel dossier ‘Genitori al tempo della performance’ di Giulia Cananzi la psicologa dello sviluppo Daniela Lucangeli spiega come e perché l’essere genitori è diventato così complicato (pdf integrale in allegato). È possibile un’alternativa che renda più leggero il compito e più efficace e serena la relazione educativa con i bambini?

Le connessioni a 360°, sia dal punto di vista tecnologico che relazionale, sono anche il tema della XVII edizione del Festival Francescano, a Bologna dal 25 al 28 settembre, intitolato ‘Il Cantico delle Connessioni’. Un’occasione per riscoprire il legame profondo che ci unisce tutti e per aprire spazi di riflessione sulle tecnologie che plasmano la nostra quotidianità, orientandone l’utilizzo secondo un senso di corresponsabilità fraterna. L’articolo ‘Fratelli e connessi’ è di Cristiana Meloni.

Una speciale anteprima è dedicata all’ultima intervista a papa Francesco, frutto degli intimi colloqui che il pontefice ha avuto con il cardinale Marcello Semeraro nelle ultime settimane di vita. A metà settembre esce infatti postumo il libro di papa Francesco intitolato ‘Il mio san Francesco’ (ed. Emp), frutto di una serie di intimi colloqui tra Bergoglio e il cardinale. Al centro delle pagine, il rapporto del Papa argentino con la figura di san Francesco. Il ‘Messaggero di sant’Antonio’ ne anticipa eccezionalmente alcuni stralci in ‘Il mio san Francesco’ del card. Marcello Semeraro.

Fabio Dalmasso con ‘Miya-Miya, va tutto bene’ porta i lettori a Lampedusa, dove da tre anni, a rotazione, gruppi di giovani medici specializzandi della Scuola in Malattie infettive e tropicali dell’Università di Bari, accolgono sul Molo Favaloro i migranti. Dalla loro esperienza un libro ricchissimo di testimonianze: ‘Miya Miya. Riflessioni da uno scoglio di confine’ (ed. Edizioni La meridiana).

‘Diario di un pellegrino’ di Alberto Friso è la breve cronaca del primo mese di ‘En Route con sant’Antonio’, il progetto giubilare dei francescani conventuali del Nord Italia, che ripercorre il cammino del Santo dalla Francia a Padova, dove i pellegrini giungeranno il 21 settembre.

Nelle pagine di cultura Luisa Santinello nell’articolo ‘Il dilemma della ricchezza’ indaga il tema della ricchezza attraverso gli occhi di grandi artisti dal Quattrocento al Novecento presentati alla mostra ‘Ricchezza. Dilemma perenne’, alla Casa delle Esposizioni di Illegio (UD), fino al 9 novembre.

Fuggito nel 2011 dal feroce regime siriano di Bashar al-Assad, il violinista Alaa Arsheed è approdato in Libano e poi in Italia. La Siria sta attraversando un momento delicato, racconta: il rischio del ritorno di una dittatura, seppure diversa da quella di Assad, è dietro l’angolo. Lo intervista Lieta Zanatta in ‘Occhi aperti sulla Siria’.

A fare da contraltare alle violenze e alle guerre che funestano il nostro tempo è l’editoriale ‘I miti erediteranno la terra’ del direttore fra Massimiliano Patassini. Mite è chi sta nel presente senza ansie di controllo e volontà di prevalere. Chi sa creare spazi di accoglienza. Chi sa abitare la terra con gentilezza.

Tra le rubriche di questo mese da segnalare infine “Seguendo il Santo” firmata da fra Antonio Ramina, rettore della Pontificia Basilica di Sant’Antonio a Padova, che rilegge e attualizza le parole dei Sermoni antoniani. A settembre la rubrica è dedicata alla Città del Sole, espressione con cui sant’Antonio definiva gli occhi e lo sguardo.

Inoltre la copertina del ‘Messaggero dei Ragazzi’ di settembre è dedicata a Maria José Giorio, atleta paralimpica italo-venezuelana nel lancio del disco e getto del peso, che tra una gara e l’altra si dedica ad aiutare il prossimo con diverse iniziative di solidarietà. E’ lei la protagonista dell’articolo nella sezione speciale Giubileo ‘Maria la pellegrina atleta’ di Angelo Andrea Vegliante di Abilitychannel.tv.

All’interno ampio spazio è dedicato alla scuola e di come affrontarla, che sia una prima volta, un cambio di istituto, un nuovo corso di studi o semplicemente un nuovo anno scolastico. Tra i consigli ce n’è uno che può sembrare banale, ma non lo è affatto: fare una sana colazione! Ne scrive Davide Penello nell’inchiesta ‘Per una salutare partenza’. Insieme a un gruppo di adolescenti il giornalista ha discusso di questo tema: tante volte finiamo col sacrificare questo momento della giornata, e ci troviamo senza energie prima del tempo, perdendo l’attenzione e la voglia di fare, e tutto diventa tremendamente pesante.

Il dossier del mese ‘Caccia alle fake news’ a firma di Fabio Cruccu si occupa di quelle che una volta si chiamavano ‘bufale’. Il 70% dei giovani ritiene di riconoscerle, ma quasi uno su 3 mette un like a una fake news. Nel bombardamento di informazioni che arrivano dal web e dai social media non è facile riconoscere le notizie vere nemmeno per gli adulti, ma il MeRa propone alcune tecniche per riuscire a smascherarle.

Un’altra fonte di distrazione sono i tanti dispositivi elettronici a disposizione degli adolescenti e la montagna di possibilità o criticità (ad esempio il bullismo, l’ansia, disturbi del sonno, solo per citarne alcuni). Laura Pisanello in ‘Scuola libera dallo smartphone’ ha intervistato un esperto, Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, che ha condiviso preoccupazioni e soluzioni.

Proseguono infine i due fumetti francesi pubblicati in esclusiva per il MeRa ed entrambi tradotti da Luisa Varotto: ‘La valle dei misteri’ disegnato dallo spagnolo Pau Valls e sceneggiato dal francese Chris Stygryt, con protagonisti l’adolescente Pietro, che trascorre le vacanze estive nella casa dei nonni, e l’amica coetanea Milly; e ‘Fratelli nel pallone’, sceneggiato da Mx18 e Ludovic Danjou e disegnato dall’italiano Alessio Zonno, con protagonisti Florian, calciatore di talento destinato a una grande carriera, e il fratello minore, Ezio, affetto da un disturbo autistico, di cui è tutore.

(Foto: EMP)

Con santa Rita da Cascia per sostenere una casa a favore di giovani con autismo

La Fondazione Santa Rita da Cascia Ente Filantropico ETS rinnova il suo impegno verso la disabilità intellettiva, sostenendo il progetto Dopodinoi, un’iniziativa pionieristica, con sede a Bastia Umbra (PG), dedicata all’autonomia abitativa e al miglioramento della qualità di vita di 12 giovani adulti con disturbi dello spettro autistico. Il progetto rappresenta uno dei primi esempi in Italia di cohousing supportato da tecnologie assistive destinato alle persone autistiche, promuovendo un modello innovativo per la vita indipendente e inclusiva.

A tal fine è in corso la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi, ‘Un gesto di fede, un dono di grazia’ con l’obiettivo di raccogliere € 250.000 per i più fragili, in particolare per offrire casa, futuro e inclusione, come partner esclusivo, a 12 giovani con autismo di medio-alto funzionamento assistiti dalla Fondazione ANGSA Umbria ETS (Associazione Nazionale di PerSone con Autismo) e supportati da personale qualificato, con i relativi benefici per le famiglie e l’intero territorio. Il progetto sarà realizzato con la consulenza del Politecnico di Torino.

L’iniziativa è un esempio di ‘Durante e Dopo di Noi’, il modello di intervento sociale per accompagnare i ragazzi con disabilità in un percorso di emancipazione graduale dalla famiglia in vista del ‘Dopo di Noi’, ossia quel momento in cui i genitori non potranno più prendersi cura di loro.  Il progetto ‘Dopodinoi’ non si limita a promuovere l’autonomia dei giovani adulti autistici, ma fornisce anche un sostegno concreto alle loro famiglie, contribuendo a ridurre l’isolamento sociale e il carico emotivo e materiale legato all’assistenza quotidiana.

L’iniziativa nasce per colmare il divario significativo tra i bisogni delle persone adulte con disturbi dello spettro autistico e i servizi attualmente disponibili sul territorio nazionale. Mentre l’attenzione assistenziale si concentra prevalentemente sui minori, dopo i 18 anni queste persone, come avviene in tutti i casi di disabilità, spesso ‘scompaiono’ dai radar istituzionali, con pesanti ricadute sui familiari, spesso anziani e già provati da anni di cura. In assenza di alternative, molti finiscono in strutture inadatte come RSA o istituti psichiatrici, dove rischiano di perdere salute, abilità acquisite e autonomia.

Grazie al sostegno della Fondazione Santa Rita da Cascia, stanno per iniziare i lavori di ristrutturazione di un villino con giardino, in una zona tranquilla ma ben servita. La struttura sarà progettata ‘a misura di persone con autismo’ e dotata di soluzioni avanzate, realizzate con la consulenza del Politecnico di Torino. Il modello di cohousing supportato da tecnologie assistive garantirà agli utenti il diritto all’indipendenza e consentirà loro di “stare nel mondo”. In questo modo potranno vivere in comunità e condividere spazi e risorse personalizzati, con il supporto da operatori professionali, mantenendo al contempo la propria autonomia in un ambiente inclusivo e solidale.

La casa prevede spazi comuni come cucina e sala da pranzo, oltre ad aree esterne per eventuali laboratori. I sistemi domotici potranno regolare luci, tapparelle e sistemi di sicurezza, mentre una particolare attenzione sarà data agli allestimenti, spiega Daniela Bosia, docente del Politecnico di Torino e consulente scientifica del progetto ‘Dopodinoi’:

“Spesso le persone autistiche accumulano stress per questo, nelle strutture più grandi, si adattano delle stanze a essere ‘zone calme’, per aiutarle a ‘decomprimersi’. In questo caso, non avendo spazi dedicati sufficienti, potremmo adattare le camere con sedute avvolgenti e configurazioni dei letti che formino nicchie protettive. Inoltre, esistono anche degli arredi che permettono l’interazione con colori, musiche e proiezioni di immagini rilassanti, tutti elementi pensati per creare un’atmosfera accogliente e funzionale alle specifiche esigenze degli abitanti.

Stiamo raccogliendo casi studio, in Italia e all’estero, per vedere come funzionano le residenze già attive e quali miglioramenti si possono apportare. In Italia esistono finora pochissime strutture simili, promosse sempre da associazioni. Quello di Bastia Umbra potrebbe diventare un modello replicabile, magari lavorando in collaborazione con altre organizzazioni che hanno già affrontato il tema. Se si lavora insieme, si può ottenere un risultato migliore”.

Il lavoro sul campo proseguirà: “Faremo un altro sopralluogo più accurato e cercheremo di parlare anche con le persone che andranno a vivere lì e con le loro famiglie, per capire meglio le loro esigenze e preferenze. Sono giovani adulti, è giusto che possano dire la loro: personalizzare gli spazi renderà tutto più semplice e anche scegliere un colore può diventare un modo per sentirsi più a casa”.

L’obiettivo è chiaro: “Rendere la struttura adatta alle esigenze di coloro che la abiteranno, assicurando prima di tutto la loro sicurezza e una buona qualità di vita”. Si tratta di un’abitazione destinata ad adulti che vivranno con il supporto di educatori, i cui pareri sono fondamentali nella progettazione, ancora in corso: “Non abbiamo ancora avanzato delle proposte concrete, ad ogni modo stiamo lavorando a soluzioni che integrino domotica, finiture, arredi, soluzioni di illuminazione e insonorizzazione, colori appropriati…”.

La domotica è l’insieme delle tecnologie che permettono gestire anche a distanza gli impianti di una casa, rendendo l’ambiente domestico più comodo, sicuro ed efficiente. La casa prevede spazi comuni come cucina e sala da pranzo, oltre ad aree esterne per eventuali laboratori. I sistemi domotici potranno regolare luci, tapparelle e sistemi di sicurezza, mentre una particolare attenzione sarà data agli allestimenti:

“Spesso le persone autistiche accumulano stress, per questo, nelle strutture più grandi, si adattano delle stanze a essere ‘zone calme’, per aiutarle a ‘decomprimersi’. In questo caso, non avendo spazi dedicati sufficienti, potremmo adattare le camere con sedute avvolgenti e configurazioni dei letti che formino nicchie protettive. Inoltre, esistono anche degli arredi che permettono l’interazione con colori, musiche e proiezioni di immagini rilassanti, tutti elementi pensati per creare un’atmosfera accogliente e funzionale alle specifiche esigenze degli abitanti”.

Chiunque contribuirà al progetto con una donazione minima di € 16 riceverà l’anello della Festa di Santa Rita, inciso con la sua rosa simbolo e la frase ‘Nel giardino di Santa Rita tu sei la rosa prediletta’. Per maggiori informazioni festadisantarita.org .

Festa di Santa Rita da Cascia: la casa del futuro per giovani adulti autistici

A meno di due settimane dalla Festa della Santa degli Impossibili del 22 maggio, entra nel vivo la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Un gesto di fede, un dono di grazia” della Fondazione Santa Rita da Cascia Ente Filantropico ETS per il progetto ‘Dopodinoi’: un modello pilota di cohousing con tecnologie assistive per l’autonomia abitativa e la qualità di vita di 12 persone con disturbi dello spettro autistico. Situato a Bastia Umbra (PG), sarà uno dei primi casi in Italia, una ‘casa del futuro’ per cui si prevedono spazi e arredi interni integrati con la domotica e con attenzione alle finiture, soluzioni di illuminazione e insonorizzazione, alla scelta di colori appropriati.

L’obiettivo è raccogliere € 250.000 per i più fragili, in particolare per offrire casa, futuro e inclusione, come partner esclusivo, a 12 giovani adulti con autismo di medio-alto funzionamento, assistiti dalla Fondazione ANGSA Umbria ETS (Associazione Nazionale Genitori PerSone con Autismo), con supporto professionale qualificato. Il progetto, primo del genere in Umbria e realizzato con la consulenza scientifica del Politecnico di Torino, preparerà gli utenti all’emancipazione graduale dalla famiglia in vista del ‘Dopo di Noi’. Quella fase che rappresenta la preoccupazione più grande per i genitori, in un Paese in cui l’autismo riguarda un bambino su 77 e circa 600.000 persone e famiglie (dati OssNA).

“Entrano nel vivo i preparativi per la Festa, la mia prima da Badessa del Monastero e Presidente della Fondazione. – dichiara Madre Maria Grazia Cossu – Nel solco del cammino intrapreso, quando noi monache abbiamo voluto creare la Fondazione, anche in occasione della Festa la carità ritiana si traduce in solidarietà verso i più fragili e impatto sociale duraturo. Continua il nostro impegno in sostegno della disabilità intellettiva, con la volontà di cambiare lo sguardo su di essa: siamo ‘tutti unici, tutti diversi’ e anche le persone con disabilità presentano potenzialità da valorizzare e non solo limiti”.

Chi contribuirà al progetto con una donazione minima di 16 euro riceverà l’anello della Festa di Santa Rita, inciso con la sua rosa simbolo. Per maggiori informazioni festadisantarita.org

Grazie alla consulenza scientifica del Politecnico di Torino, la struttura di Bastia Umbra potrebbe diventare un modello di riferimento nazionale. Il villino con giardino e spazi esterni, da ristrutturare, situato in un contesto tranquillo ma ben servito permetterà agli abitanti di ‘stare nel mondo’. Il progetto di cohousing supportato da tecnologie assistive garantirà il diritto all’indipendenza, pur all’interno di una vita di comunità.

“L’obiettivo è rendere la struttura adatta alle esigenze degli abitanti, garantendo ambienti domestici sicuri e accoglienti che favoriscano l’autonomia – afferma Daniela Bosia, responsabile scientifico del centro di ricerca Turin accessibility Lab del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino – Stiamo studiando spazi e arredi interni integrati con la domotica e con attenzione alle finiture, soluzioni di illuminazione e insonorizzazione, alla scelta di colori appropriati”.

Particolare attenzione sarà data anche a soddisfare le esigenze individuali e a realizzare nelle stanze ‘zone calme’ per i momenti di stress, privilegiando sedute avvolgenti, arredi interattivi con colori, musiche e immagini rilassanti.

A sostegno dei più fragili e in particolare del progetto ‘Dopodinoi’, sabato 17 e domenica 18 maggio, nel weekend precedente la Festa, tornano nelle piazze di tutte le regioni d’Italia anche le Rose di Santa Rita, altro evento di sensibilizzazione e raccolta fondi che la Fondazione promuove dal 2017. Saranno oltre 250 i punti di distribuzione, dove saranno attivi i tantissimi volontari, cuore dell’organizzazione ritiana, la donazione minima richiesta è di 15 euro. La rosa è il simbolo della santa più venerata al mondo e celebra il miracolo della fioritura straordinaria, in pieno inverno, del roseto nella sua casa natìa, quando era prossima alla morte.

Per avere maggiori informazioni sui punti di distribuzione e cercare il volontario più vicino, si può consultare la mappa al link rosedisantarita.org. Allo stesso link, per chi non potrà andare in piazza, è già disponibile la piantina, con una donazione minima di 25 euro. 

Dopo i 18 anni, le persone autistiche spesso ‘scompaiono’ dai radar istituzionali, finendo in strutture come RSA o istituti psichiatrici: ‘Per un giovane autistico, la vera cura è una casa’, racconta Francesca, madre di Emanuele, futuro abitante del cohousing.

“Questo progetto è il risultato di un percorso iniziato tre anni fa, portando il nostro focus dalle fragilità socio-economiche a quelle intellettive – spiega Monica Guarriello, neo Direttrice Generale della Fondazione – Abbiamo già investito 265mila euro in progetti per la disabilità intellettiva, sostenendo oltre 110 persone, e puntiamo a rendere questo modello di cohousing replicabile. L’impatto sociale da noi generato sta crescendo, grazie al nostro approccio: lo stesso ascolto che le monache prestano ai devoti attraverso il Ministero della Consolazione, noi lo esercitiamo verso i beneficiari, cercando di comprenderne realmente storie e bisogni”.

Dal 12 al 20 maggio (ore 11.50) si terrà online, in diretta streaming, il Rosario dal Coro del Monastero, luogo di clausura, per la Novena di Santa Rita, Sarà possibile seguire anche tutte le celebrazioni più importanti della Festa in diretta streaming sui canali social del monastero. Per saperne di più santaritadacascia.org

Martedì 20 maggio verranno presentate le donne insignite del Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2025: Marina Mari, Suor Rita Giaretta, Yuliia Kurochka e Vittoria Scazzariello, presentate dal meteorologo e giornalista TV Colonnello Francesco Laurenzi. Giovedì 22 maggio, presso la Sala della Pace, si svolgerà il Solenne Pontificale (ore 11.00) presieduto dal Cardinale Reina Baldassare, Vicario Generale per la Diocesi di Roma, seguito dalla Supplica e Benedizione delle Rose; mentre sabato 24 maggio alle ore 21.00 è previsto lo spettacolo ‘Rita, santa della speranza’.

Giornata della Consapevolezza sull’Autismo: l’importanza dell’inclusione

Il 2 aprile di tutti gli anni è celebrata la ‘Giornata mondiale della Consapevolezza sull’Autismo’, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU con l’intento di richiamare l’attenzione dei cittadini sui diritti delle persone nello spettro autistico e di costruire una società più inclusiva e accogliente.

Per tale occasione abbiamo rivolto alcune domande alla presidente della cooperativa sociale ‘Work Aut – Lavoro ed Autismo’, Stefania Grimaldi, madre di un ragazzo con autismo, chiedendo di raccontare quanta consapevolezza c’è nelle persone rispetto all’autismo: “In generale ritengo che la consapevolezza sia poco presente nelle persone, perché c’è bisogno di fare esperienza direttamente e dopo tante esperienze si può essere consapevoli di questa ‘situazione’.

Però c’è da dire che da quando ho iniziato ad informarmi, in quanto mamma di un ragazzo affetto da autismo, ed ad aderire a questa giornata, sicuramente è aumentata molto la consapevolezza sull’autismo e sulla neuro divergenza sia da parte delle famiglie che si trovano in questa condizione,  sia da parte della comunità in cui queste famiglie, che diventano sempre più numerose, vivono. Sicuramente è una crescita, ma siamo ancora molto lontani dalla piena opportunità dell’essere accolti per quello che si è”.

‘Siamo folli sognatori, crediamo dell’inclusività, aspiriamo ad una buona vita, alla soddisfazione, alla realizzazione di sé ed alla felicità’ è la presentazione della cooperativa: perché Work Aut?

“Work Aut è sorto nel 2021 dal sogno di un gruppo di famiglie con figli maggiorenni colpiti da autismo con l’obiettivo di creare per i nostri figli una vita dignitosa ed indipendente in funzione del ‘dopo di noi’, in quanto diventando anziani non potremo più proteggere i nostri figli fragili dall’inconsapevolezza del mondo”.

‘Vivere una vita piena e dignitosa vuol dire partecipare, essere e sentirsi parte di una comunità, apportare il proprio contributo, grande o piccolo che sia. Una società, per essere definita civile, deve essere inclusiva, offrire a tutti le giuste opportunità per esprimere al meglio il proprio potenziale’: quale è la ‘mission’ di Work Aut?

“La mission che ci siamo proposti è quella di sperimentare per ogni persona alcuni percorsi di apprendistato adatti alle caratteristiche dei nostri figli, certi che nell’attività lavorativa, anche se occasionale, si possa offrire dignità ed accoglienza, che meritano”.

Cosa significa realizzare una cooperativa sociale per dare ‘risposte lavorative’?

“Non vogliamo compassione né tantomeno non chiediamo l’elemosina. Vogliamo lavorare perché siamo bravi, perché ci sono risorse umane valide e competenti che non possono restare nell’ombra. Il nostro obiettivo è quello di capire qual è la reale inclinazione dei ragazzi per poterla trasformare in lavoro. Intanto, si formano, si impegnano e guadagnano attraverso il loro lavoro. La nostra speranza è di fare connessioni, collegamenti tra le varie realtà presenti, per riuscire ad inserire i nostri giovani nelle diverse imprese del territorio”.

‘La Cooperativa Sociale Work Aut Lavoro e Autismo, con il progetto Work-Aut, si pone l’obiettivo di creare un ponte tra imprese, attività commerciali, piccole e medie aziende del territorio e le persone con Autismo, attraverso progetti socio-lavorativi che offrano concrete opportunità di lavoro e diano visibilità alle loro capacità lavorative finora rimaste inespresse’. In quale modo si può nutrire l’inclusione?

“Nel modo più naturale possibile. Nel laboratorio ‘Work Aut’ cerchiamo di conoscere i nostri aspiranti apprendisti, dimenticando i limiti diagnosticati, in quanto non sono un limite alla possibilità di sperimentare. Cerchiamo di capire quali sono le passioni ed i talenti dei nostri ragazzi e su questi talenti attiviamo i laboratori, che vanno dalla creazione di piantine fino al confezionamento di bomboniere per arrivare al servizio di bibliotecario e guida turistica”.

A proposito di quest’ultimo progetto di guida turistica cosa è stato riscontrato dai turisti?

“Sono state riscontrate una bellezza ed una magia inaspettata, perché da parte degli operatori ‘work aut’ c’è stata una grande felicità: con lo studio i ragazzi hanno scoperto ed aumentato la loro autostima e quindi nei loro occhi una luce di gioia, che non vedevamo da tempo. Al tempo stesso abbiamo scoperto una grande ammirazione da parte dei turisti, perché non si aspettavano assolutamente di scoprire questa bellezza e questo talento da parte di persone dichiaratamente fragili. Inoltre c’è stata anche una presa di coscienza che le persone hanno luci ed ombre. Il nostro approccio è quello di guardare le ‘luci’ e questo è motivo di serenità”.

Riprendendo lo ‘slogan’ di ‘folli sognatori’, come è possibile interpretare un sogno?

“Il sogno che cerchiamo di raggiungere è quello dell’autostima e della felicità di ognuno. Questo sogno si raggiunge pensando di fare cose belle. Noi di ‘Work Aut’ non abbiamo aspettative od obblighi o la necessità di essere perfetti. Abbiamo fatto della nostra imperfezione il nostro talento maggiore, perché ci poniamo come apprendisti e con umiltà cerchiamo ogni giorno di migliorare con l’obiettivo di essere ogni giorno più bravi del giorno precedente. Questo ci fa stare bene”.

Però quali difficoltà si riscontrano per rendere una vita autonoma?

“I rischi sono quotidiani. La più grande difficoltà è quella di convincere la comunità civile a dare opportunità ai nostri ragazzi. C’è grande diffidenza; quindi il rischio quotidiano è quello di farsi credere come esseri umani che possono stare in comunità, perché il nostro limite più grande è la solitudine, che è un limite per tutti. La solitudine è la ‘malattia’ dei nostri tempi, dove tutti rincorrono i loro obiettivi, ma è necessario un ritorno all’empatia ed allo stare insieme. Il sogno è allo stesso tempo limite di questi tempi”.

(Foto: Work Aut)

‘Tutti unici, tutti diversi’: il blu della Basilica di Cascia per ‘Dopodinoi’ per persone con autismo

Una luce blu che vuol dire siamo “Tutti unici, tutti diversi”. È quella della Basilica di Santa Rita da Cascia che, per la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo del 2 aprile, torna a riaccendersi per riportare l’attenzione su un disturbo del neurosviluppo sempre più diffuso, in un gesto simbolico che quest’anno si trasforma anche in un’azione concreta, in direzione di un cambiamento culturale verso una reale inclusione La luce blu segna infatti l’avvio della campagna di raccolta fondi per la Festa di Santa Rita del 22 maggio, il cui cuore è Dopodinoi, il primo innovativo progetto di autonomia abitativa, attraverso il cohousing, per persone con disturbi dello spettro autistico in Umbria, a Bastia Umbra (PG).

Promotrice della campagna ‘Un gesto di fede, un dono di grazia’ è la Fondazione Santa Rita da Cascia Ente filantropico ETS, l’organizzazione creata nel 2012 dal Monastero per rendere più strutturate le sue opere di solidarietà. L’obiettivo è raccogliere € 250.000 per i più fragili, in particolare per offrire casa, futuro e inclusione, come partner esclusivo, a 12 giovani con autismo di medio-alto funzionamento della Fondazione ANGSA UMBRIA ETS (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), supportati da personale qualificato, con i relativi benefici per le famiglie e l’intero territorio.

L’iniziativa è un esempio di ‘Durante e Dopo di Noi’, il modello di intervento sociale per preparare i ragazzi con disabilità a un’emancipazione graduale dalla famiglia in vista del ‘Dopo di Noi’, ossia quel momento in cui i genitori non potranno più prendersi cura di loro.

Chi contribuirà al progetto con una donazione minima di € 16 riceverà l’anello della Festa di Santa Rita, inciso con la sua rosa simbolo e la frase ‘Nel giardino di Santa Rita tu sei la rosa prediletta’. E’ già possibile avere maggiori informazioni sul progetto e sostenerlo al link  festadisantarita.org, pagina in cui il 2 aprile la Fondazione lancerà ufficialmente la campagna di raccolta fondi completa con tutte le informazioni, inclusi i dettagli sull’anello.

Secondo i dati di ANGSA Umbria, l’autismo coinvolge a livello globale 1 bambino ogni 60 nati, ma le risposte assistenziali pubbliche e private, in Italia, si concentrano sui minori, trascurando gli adulti, che costituiscono invece la maggioranza di coloro che convivono con questo disturbo. Dopo i 18 anni queste persone ‘scompaiono’ dal sistema, così molti finiscono in istituti psichiatrici o RSA, perdendo salute e abilità acquisite.

Il progetto sostenuto della Fondazione va dunque a colmare un vuoto assistenziale. Tanto più che la struttura individuata, come sottolinea ANGSA Umbria, offre una soluzione innovativa attraverso il cohousing, con un modello pilota che garantisce indipendenza e spazi personalizzati, permettendo allo stesso tempo la vita in comunità e il supporto professionale. Inoltre, il villino con giardino che è stato scelto è situato in un contesto tranquillo ma vicino ai servizi, permettendo ai giovani che lo abiteranno di “stare nel mondo” in uno spazio progettato “a misura di persone con autismo”, come ad esempio elementi di domotica, con la consulenza del Politecnico di Torino.

“I giovani adulti con autismo desiderano indipendenza e felicità, come qualunque altro giovane – afferma Madre Maria Grazia Cossu, Badessa del Monastero e Presidente della Fondazione Santa Rita da Cascia – Noi vogliamo garantire loro questi diritti, non perché fragili ma in quanto esseri umani. Le persone con disabilità intellettiva affrontano sia barriere socio-culturali, radicate nei pregiudizi, sia concrete. Con il nostro progetto ‘Dopodinoi’ intendiamo offrire un supporto economico che avvii un cambiamento culturale per una reale inclusione, riconoscendo la loro diversità come unicità fatta non solo di limiti ma anche di potenzialità da valorizzare. Portiamo così avanti la nostra missione di impatto sulla comunità, al servizio della carità e del bene comune, facendoci portavoci dell’eredità ritiana”.

Secondo la sua missione di contribuire a cambiare lo sguardo sulla disabilità intellettiva, la Fondazione Santa Rita da Cascia ha già sostenuto importanti progetti sul tema, per complessivi € 265.000 a sostegno di oltre 110 persone. A partire dalla stessa ANGSA Umbria, destinando 30mila euro in tre anni al Centro Up di Santa Maria degli Angeli (Assisi), struttura socio-educativa per 30 minori, e donando € 20.000 a ‘La Semente’ di Spello, centro terapeutico-riabilitativo diurno per 18 giovani adulti.

Inoltre, € 45.000, in 3 anni, sono stati destinati alla cooperativa sociale ‘Mio Fratello è Figlio Unico’ di Roma, per sostenere le autonomie lavorative di 5 ragazzi e adulti autistici, impegnati nei lavori di cura della terra, del casale e degli animali. Per l’inclusione attraverso lo sport, sono infine stati destinati € 170.000, per 60 tra bambini, ragazzi e giovani adulti con disabilità intellettiva e autismo, a due realtà d’eccellenza: il Villaggio Lakota di Ammonite (Ravenna), dove l’ippoterapia diventa equitazione integrata e l’Accademia del Remo di Napoli, dove il canottaggio si trasforma in una terapia e uno sport praticato a livello agonistico.

Con le monache di Cascia il ‘futuro è rosa’: sport ed inclusione per le persone con disabilità intellettiva ed autismo

Donare speranza e un futuro rosa a chi ha bisogno d’aiuto, in particolare cambiando lo sguardo sulla disabilità intellettiva e sull’autismo, per una reale inclusione attraverso lo sport. Questo l’obiettivo con cui la Fondazione Santa Rita da Cascia ETS ha lanciato la sua campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi di Natale ‘Il futuro è rosa’, per sostenere i fragili. Si vogliono in particolare supportare due progetti di ippoterapia (Ravenna) e canottaggio terapia (Napoli), per un totale di 60 tra bambini, ragazzi e giovani adulti con disabilità intellettiva, tra cui l’autismo.

La Fondazione vuole raccogliere oltre € 170.000 per due progetti in cui una pratica sportiva, ampiamente usata come terapia complementare, viene declinata in maniera diversa. Presso il Villaggio Lakota di Ammonite, nella campagna ravennate, l’ippoterapia diventa equitazione integrata, in quanto non prevede la presenza di psicologi, fisioterapisti e medici, ma si basa sulla competenza dell’istruttrice, una sportiva che unisce la conoscenza della disabilità alla profonda esperienza del cavallo, ai fini dell’inclusione. Presso la realtà dell’Accademia del Remo di Napoli, una pratica ludico-sportiva come il canottaggio diventa, con un approccio medico-scientifico, una vera terapia e uno sport praticato a livello agonistico.

Chi donerà speranza, sostenendo i più fragili e la disabilità, riceverà a sua volta speranza, con il Vademecum 2025, in un percorso per mantenerla viva durante tutto l’anno. Si tratta di un prezioso strumento che potrà essere utile ogni giorno per annotare appuntamenti, riflessioni e propositi, insieme a date importanti della comunità e messaggi ispiratori delle monache agostiniane del Monastero Santa Rita da Cascia, coloro che nel 2012 hanno deciso di creare la Fondazione per rendere più strutturate le loro opere di solidarietà. La donazione minima richiesta per il vademecum è di € 18, per saperne di più si può cliccare su www.fondazione.santaritadacascia.org.

“In attesa del Natale e del nuovo anno, nell’epoca di disumanizzazione che stiamo vivendo, vogliamo invitare tutti a vivere il 2025 coltivando ogni giorno la speranza, per sé e per gli altri, guardando così al futuro con occhi nuovi. commenta Suor Maria Rosa Bernardinis, Presidente della Fondazione e Madre Priora del Monastero. 

Chi dona permette alla Fondazione di rendere a sua volta reale la speranza che Santa Rita incarna, in sostegno dei più fragili, attraverso i suoi progetti di solidarietà. Una speranza che andrà a supportare in particolare bambini e giovani con disabilità intellettiva, tra cui l’autismo, permettendo loro una reale inclusione attraverso lo sport. Il vero problema sono i pregiudizi e l’incapacità di guardare oltre le etichette che persistono nella nostra società. Spesso, vediamo solo i loro limiti, senza considerarli come essere umani con la loro unicità e le loro potenzialità da rendere reali, offrendo loro le stesse opportunità dei loro coetanei, in modo che si sentano parte integrante e attiva della comunità”.

I progetti testimoniano concretamente questo approccio, permet-tendo ai bambini e giovani adulti cui sono destinati di esprimersi, integrarsi e sviluppare nuove abilità, in contesti economici spesso difficili. Presso il Villaggio Lakota di Ammonite, l’ippoterapia ha già aiutato Elena, 16 anni, a superare la paura degli animali, e Filippo, 14 anni, a sviluppare consapevolezza e maggiore autocontrollo. Nel quartiere napoletano di Soccavo, presso la realtà unica dell’Accademia del Remo, Lorenzo, 30 anni, ha sperimentato un ‘salto quantico’ nel suo sviluppo personale.

I fondi raccolti dalla Fondazione mirano a sostenere i costi delle lezioni e del tondino (la struttura coperta sotto cui svolgerle in caso di freddo e pioggia) per l’ippoterapia, per un contributo triennale di oltre 139mila euro; ai ragazzi del canottaggio si vuole invece destinare un van, per favorire i loro spostamenti in caso di allenamenti e trasferte per le gare, oltre a sostenere i costi dei collaboratori, per un totale di € 31.000.

(Foto: Fondazione Santa Rita da Cascia)

La Fondazione Santa Rita da Cascia aderisce all’iniziativa in sostegno di ‘ANGSA’ Umbria e di ‘Mio Fratello è Figlio Unico’

La Fondazione Santa Rita da Cascia rinnova il suo sostegno in favore dei diritti delle persone con autismo, facendo illuminare di blu la Basilica della santa della cui carità si è fatta portavoce, in modo da sensibilizzare l’opinione pubblica e aumentare la consapevolezza su uno dei disturbi del neurosviluppo sempre più diffusi, complessi e di diversa gravità, tanto che si parla di spettro autistico. La Fondazione aderisce così alla Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo del 2 aprile, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU), associandole il colore blu.

Il gesto della Fondazione sarà un modo per accendere i riflettori soprattutto su due organizzazioni che operano sul campo – al fianco di famiglie che spesso rimangono disorientate di fronte a una diagnosi che fanno fatica ad accettare e gestire –  e che sta già sostenendo, con un contributo economico triennale.

Si tratta dell’Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici (ANGSA) Umbria e del suo Centro Up di Santa Maria degli Angeli (Assisi), centro-socio educativo all’avanguardia per 30 minori, a cui sono destinati 30mila euro. Una donazione singola di 20mila euro è stata invece devoluta a ‘La Semente’ di Spello, centro terapeutico-riabilitativo diurno per 18 giovani adulti, ancora promosso da ANGSA Umbria.

Infine, oltre € 45.000 saranno destinati alla cooperativa sociale ‘Mio Fratello è Figlio Unico’, di Roma, per cui vengono sostenute le autonomie lavorative di 5 ragazzi e adulti impegnati nei lavori di cura della terra, del casale e degli animali.

“Continua il nostro impegno per esprimere in maniera concreta la carità ritiana nella società di oggi, promuovendo lo sviluppo umano e sociale dei più fragili e costruendo un impatto duraturo– ha dichiarato suor Maria Rosa Bernardinis, Presidente della Fondazione – Un impatto come quello che stiamo generando per le persone con autismo, grazie ad ANGSA Umbria e ‘Mio Fratello è Figlio Unico’, per cui da una parte vogliamo sostenere una presa in carico del minore sempre più precoce ed efficace, in modo da favorirne il potenziale, dall’altra vogliamo garantire la riabilitazione e l’inserimento socio-lavorativo di ragazzi e adulti.  Ciò che siamo, come Fondazione, si rispecchia in ognuna delle persone a cui riusciamo a tendere una mano, quelle persone che sono sempre più parte della nostra famiglia, la famiglia umana che la stessa Santa Rita sognava e ci ispira”.

Proprio  per sostenere sempre più persone fragili come quelle con autismo, rendendo più strutturata e sostenibile la sua carità, nel 2012 il Monastero Santa Rita da Cascia ha creato la Fondazione. Tanta è la strada che l’organizzazione ha fatto in questi anni. Tenuta per mano dai suoi donatori e seguendo l’esempio di una santa a cui niente è mai parso impossibile, ha raggiunto migliaia di persone fragili, in Italia e all’estero, fino ad arrivare a sostenere oltre 10 progetti, dall’Africa al Libano, dalle Filippine al Perù. L’obiettivo è garantire il diritto alla salute, all’istruzione e al cibo.

Per coloro che vogliono contribuire a questa crescita, si possono trovare maggiori informazioni su fondazione.santaritadacascia.org

Daniele Mencarelli racconta la ‘fame d’aria’ degli ‘scartati’ che porta a Dio

E’ un angelo caduto, Jacopo: un bel ragazzo di 18 anni, alto, che a una prima occhiata può ingannare, poi ci si accorge che dondola di continuo, che i suoi sono occhi da sonnambulo, che la mano va avanti e indietro sulla coscia, a passare e ripassare, senza sosta. Allora gli sguardi della gente si fermano, e interrogano con curiosità e pietà.

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