Come sarà la leadership di Papa Leone XIV?
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 08.09.2025 – Andrea Gagliarducci] – Dopo cento giorni di pontificato di Papa Leone XIV, c’è curiosità e persino ansia su come si svilupperà il suo pontificato, ancora molto giovane. Chi desidera un cambiamento radicale non riesce a capire perché Leone XIV non si liberi di quelli che considera i resti del pontificato di Francesco. Ma chi ha vissuto con entusiasmo gli anni di Francesco spinge per un’interpretazione di ogni mossa di Leone XIV come segno di completa continuità, sebbene ciò non sia ovviamente vero, e anzi suggerisca più un pio desiderio che un’osservazione sincera.
L’udienza concessa da Papa Leone XIV a Padre James Martin, SI, ne è un esempio lampante. Un Gesuita che ha fatto della pastorale LGBT un obiettivo centrale – e molto pubblico – del suo ministero, Padre Martin non è estraneo alle controversie. Ha goduto del favore di Papa Francesco e ha sfruttato quel favore per ottenere un notevole incremento della sua visibilità pubblica. Questo è uno dei motivi principali per cui la visita di Martin a Leone XIV ha fatto suonare un campanello d’allarme per molti. La rivista gesuita America si è affrettata a sottolineare, che l’accoglienza di Padre Martin da parte del Papa nella Biblioteca Apostolica era un chiaro segno di stima e sostegno. Lo stesso Martin ha fornito un resoconto dell’incontro, affermando che no, non si può tornare indietro sulla pastorale LGBT, perché Papa Leone XIV ha dimostrato la stessa sensibilità di Papa Francesco [QUI]. In verità, Padre Martin ha anche affermato che il Papa sente una maggiore urgenza, a partire dalla pace nel mondo, e quindi non dovrebbe sorprendere se il Papa non farà proclami a favore della popolazione LGBT. Ciò che conta è che l’accoglienza rimanga garantita.
Non sono solo i conservatori ad essere preoccupati. I progressisti, tuttavia, sono stati allarmati dall’udienza concessa da Leone XIV al Vicepremier italiano Matteo Salvini, paladino delle politiche anti-immigrazione e sovraniste, che Papa Francesco non aveva mai voluto incontrare. Anche qui, l’unico resoconto dell’incontro è stato quello di Salvini, e non è stato trionfalistico. Questi sono solo gli ultimi due esempi di una serie infinita di azioni e situazioni che vengono ponderate, in attesa di una decisione del Papa che dimostri almeno una posizione ferma. Ma – ed è questo il punto – questa decisione potrebbe non arrivare mai.
Con il pontificato di Leone XIV, una pagina di storia è stata voltata. Ci troviamo di fronte ad un Papa di nuova generazione, lontano dal dibattito conciliare, da posizioni ideologiche e parapolitiche, persino dall’idea di dover concedere qualcosa all’opinione pubblica.
Mentre il dibattito si inasprisce su questioni specifiche, Leone XIV guarda oltre. Inoltre, il 9 novembre 2006, Benedetto XVI, incontrando i vescovi svizzeri in visita ad limina [QUI], si lamentò del fatto che, quando era esperto del Concilio, riceveva sempre le stesse domande nelle interviste: ci saranno donne sacerdote? Ci saranno eccezioni al celibato sacerdotale? Il pontificato di Francesco non è mai andato oltre queste questioni dell’era conciliare. Anzi, Francesco le ha moltiplicate e ne ha intensificato l’attenzione. In nome della pastorale di parroco del mondo, con una visione latinoamericana imposta alla Chiesa universale, Papa Francesco ha condannato quasi tutti al grido di “todos, todos, todos”.
Papa Francesco, a essere sinceri, non ha mai veramente analizzato i problemi o le questioni che li sottendono con alcun tipo di rigore o profondità. Pertanto, il concetto di “todos todos, todos” è stato forse espresso in documenti come la Fiducia supplicans, ma non ha potuto trovare pieno sviluppo su questioni come il diaconato femminile. L’esortazione postsinodale successiva al Sinodo Speciale per la Regione Panamazzonica, Ecclesia in Amazonia, non ha fatto altro che lasciare tutto aperto e quindi ha scontentato tutti [QUI].
In tutto lo spettro di opinioni nella Chiesa, c’è accordo almeno sul fatto che Francesco abbia governato più con la forza della sua personalità che con un attento istituzionalismo o con lo stato di diritto, e amava dire che la misericordia era la forza motrice dei suoi processi decisionali. Questo tipo di approccio può essere molto efficace, ma ha un lato negativo. Benedetto XVI aveva osservato, nella sua Lettera Pastorale ai Cattolici d’Irlanda del 19 marzo 2010 [QUI], che l’eccessiva misericordia aveva portato a perdere di vista la legge, e che questa perdita di vista aveva anche portato a non rispondere alla tragedia criminale degli abusi sessuali.
Da quanto abbiamo visto finora, questo non è l’approccio di Leone XIV. Leone XIV comprende il lavoro delle istituzioni e, per questo motivo, non prenderà decisioni anti-istituzionali. Incontrerà coloro che lo richiederanno e non negherà le decisioni di Papa Francesco. Se Francesco ha deciso di incontrare Padre Martin con tutti gli onori, Leone XIV non avevo motivo di non proseguire su quella strada.
Allo stesso tempo, Leone XIV conosce anche i termini della scortesia diplomatica e, soprattutto, non ha scrupoli pregiudiziali nell’incontrare questo o quel politico. Dopo aver ricevuto il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che è anche Vice Primo Ministro, non ha potuto rifiutare un’udienza all’altro Vice Primo Ministro italiano, Matteo Salvini, che è anche Ministro dei Trasporti. Questa scelta non implica un sostegno incondizionato alle politiche di Salvini. È piuttosto una scelta che sa di equilibrio istituzionale.
Finora, il Papa non ha preso decisioni significative, e questo viene spesso scambiato per mancanza di leadership. Molti cercano di intervenire in questo dibattito, sottolineando la continuità con il pontificato precedente e persino citando Papa Francesco, anche quando sembra esagerato, come in un’intervista rilasciata dal Cardinale Matteo Zuppi al Corriere della Sera il 4 settembre 2025 [QUI], in cui ha addirittura sottolineato che il gioco degli indovinelli sul Papa è merito di Francesco, che ha reso la Chiesa di nuovo popolare.
Ma il pontificato di Leone XIV può davvero essere letto in continuità con quello di Papa Francesco? Quando, durante il pontificato di Francesco, si cercavano somiglianze e differenze con le esperienze precedenti, la risposta tipica era che Papa Francesco non poteva essere paragonato e che era sbagliato paragonare i Papi e cercare la continuità. Perché, invece, le stesse persone che rivendicavano l’originalità di Francesco non riescono ad ammettere l’originalità di Leone XIV?
Essere ponderati nel prendere decisioni può essere un punto di forza, non solo un segno di debolezza. Anche la mancanza di connessioni ideologiche con le diverse fazioni del dibattito è un elemento da considerare. Va osservato che Leone XIV ha dato un programma durante la sua prima Messa nella Cappella Sistina il 9 maggio 2025 [QUI]: scomparire affinché Cristo rimanga.
Finora, le nomine episcopali hanno rappresentato una continuità con Papa Francesco, anche in casi potenzialmente controversi. Ma abbiamo visto Leone XIV anche iniziare a ridefinire le eccezioni, spostando il Comitato per la Giornata Mondiale dei Bambini all’interno del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita [QUI]. Leone XIV probabilmente continuerà in questo modo, mantenendo ciò che può essere mantenuto e apportando cambiamenti graduali, tessendo pazientemente la trama che porterà davvero alla Curia di Leone XIV. Potrebbero volerci anni.
Resta da vedere se questo porterà a nuove pressioni sulla Santa Sede, simili allo scandalo Vatileaks scoppiato sotto Benedetto XVI e proliferato sotto Papa Francesco. Nel caso di Francesco, era stata individuata una debolezza istituzionale su cui attaccare la Santa Sede, e le reazioni del Papa – fino al rito sommario per il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato – furono furiose, ma sempre percepite come una coperta troppo corta.
Oggi, quella debolezza istituzionale sta scomparendo, mentre Leone XIV prosegue il suo cammino. Le sue parole agli amministratori della Diocesi di Crétéil, il suo invito ai politici Cattolici a dire “no” quando sia necessario, hanno ricevuto scarsa copertura mediatica [QUI]. Indicano, tuttavia, un cammino specifico, in cui il Vangelo non può più essere un ideale difficile da raggiungere, ma piuttosto una necessità di vita vissuta. Questo non significa mettere da parte la misericordia. Significa chiedere alle persone di vivere la propria vita al massimo delle loro potenzialità. Forse è proprio qui che risiede l’attuale novità del pontificato.
La pagina della storia è stata voltata. Siamo all’alba di una nuova era. E qualsiasi nostalgico tentativo di tornare indietro nel tempo verrà probabilmente inghiottito dalle azioni di Papa Leone.
Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican [QUI].




























