Incarnazione glorificata

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Tutta l’esistenza dell’Emmanuele è orientata verso il punto culmine della sua Pasqua di Morte, Risurrezione e Glorificazione. Cristo s’incarna per compiere il volere del Padre. Dall’Incarnazione all’effusione dello Spirito Santo e all’esercizio del suo Sacerdozio eterno nei cieli, Gesù tesse la trama misteriosa dell’arcano disegno prestabilito.

Natale ha il suo senso compiuto nella Pasqua, in cui domina l’aspetto dinamico, attivo e completo dell’umana redenzione. Il Verbo, incarnato nel tempo, ci riscatta offrendo la sua umanità sul patibolo di morte e facendola uscire dal sepolcro, viva e trasfigurata, primizia e tipo dell’uomo redento e glorificato. Il Natale, inizio della Redenzione, trova nella Pasqua il suo pieno compimento. La sua celebrazione liturgica non fa memoria di un mistero isolato ma attualizza e rende sempre presente tutta l’opera di Cristo nella sua pienezza salvifica.

La teologia spirituale dell’Anno liturgico mostra, infatti, che ciascuna Festa è sempre tutte le Feste. Non è forse questo il senso dell’Anamnesi liturgica? Se nel Rito romano, la Prece eucaristica fa memoria soltanto della Morte, Risurrezione e Ascensione, il Rito orientale fa memoria dell’Incarnazione, della Croce, della Discesa agli inferi, della Risurrezione, dell’Intronizzazione alla Destra del Padre, del Dono dello Spirito e della «seconda e tremenda Venuta» alla fine dei tempi. La Prece eucaristica abbraccia e armonizza tutti i Tempi liturgici.

A Natale, la celebrazione dell’Eucaristia non è solo memoria dell’Incarnazione di Gesù, ma di tutto il suo Mistero pasquale. L’Eucaristia è il sacramento che ripresenta e riattualizza il Mistero pasquale di Cristo. Paolo VI, con raffinata espressione, parla del Natale come «liturgia inaugurale, cosmica e ineffabile, che celebra il canto dell’Alleanza nuova tra Iddio dell’eternità e gli uomini della storia, fra il cielo e il mondo, fra la gloria del Regno, ancora per noi invisibile e venturo, e la scena terrestre, splendida e tormentata».

Natale, nell’incanto dello stupore e col canto della gioia e della gratitudine, celebra la Festa nuziale tra Dio e la sua umanità redenta. Nel Natale di Gesù si rivive la perenne effusione dello Spirito del Padre e del Figlio sul Nato Bambino, sulla Madre sua e su tutta la Chiesa, Corpo e Sposa di Cristo Signore. Nella divina Liturgia anticipiamo pregustando il Paradiso sceso in terra nel momento dell’Incarnazione: l’agire umano, da allora, resta per sempre divinizzato!

Vieni,

ti aspettiamo,

o Verbo eterno del Padre!

Tu solo conosci il momento,

Tu sai ciò che chiedi ai tuoi servi

e sveli, a colui che ti ama,

il mistero nascosto nei secoli

ed a noi rivelato nel tempo.

Vieni,

o incarnata Umiltà di Dio!

Dentro e attorno a noi

si distendono le rovine di morte,

amaro frutto dell’ umano orgoglio.

E noi, dispersi in mille confusi frammenti,

avvizziti come foglie secche

cadute sul suolo d’iniquità,

attendiamo Te,

o Amore increato,

che crei e redimi.

Vieni,

o splendore della Gloria del Padre!

Vieni a rischiarare le nostre tenebre.

Vieni a infiammarci col Fuoco del tuo Spirito:

Gioia divina che sgorga dal cuore,

Unzione crismale che ha fatto di noi

veri figli amati del Padre.

Vieni,

Tu, Sposo e Signore!

Prepara in noi la tua fedeltà

come veste nuziale,

come lampada accesa,

Ti aspettiamo

in quest’ora del nostro vegliare.

Ti aspettiamo

nell’ultima notte del mondo

quando poi ti vedremo

nel giorno radioso pasquale

delle Nozze eterne e beate.

Vieni!

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