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Papa Leone XIV: tenere lo sguardo sui beni futuri

“Cari fratelli e sorelle, oggi, Festa della Presentazione del Signore, il Vangelo ci parla di Gesù che, nel Tempio, è riconosciuto e annunciato come il Messia da Simeone e Anna. Ci presenta l’incontro tra due movimenti d’amore: quello di Dio che viene a salvare l’uomo e quello dell’uomo che attende con fede vigile la sua venuta”: nella Messa per la XXX Giornata della vita consacrata celebrata, nella basilica di san Pietro papa Leone XIV ha spiegato che la vita religiosa invita a seguire l’esempio di fondatori e fondatrici di congregazioni e famiglie religiose che hanno testimoniato Cristo anche fra ‘degrado’ ed ‘abbandono’.

Dopo aver benedetto le candele il papa ha sottolineato l’azione di Dio: “Da parte di Dio, l’essere Gesù presentato come figlio di una famiglia di poveri nel grande scenario gerosolimitano, ci mostra come Egli si offra a noi nel pieno rispetto della nostra libertà e nella piena condivisione della nostra povertà. Nel suo agire non c’è infatti nulla di costringente, ma solo la potenza disarmante della sua disarmata gratuità”.

Dio che si manifesta nell’attesa: “Da parte dell’uomo, di contro, nei due vegliardi, Simeone e Anna, l’attesa del popolo d’Israele è rappresentata al suo zenit, come apice di una lunga storia di salvezza, che si snoda dal giardino dell’Eden ai cortili del Tempio; una storia segnata da luci e ombre, cadute e riprese, ma sempre percorsa da un unico vitale desiderio: ristabilire la piena comunione della creatura con il suo Creatore. Così, a pochi passi dal ‘Santo dei Santi’, la Fonte della luce si offre come lampada al mondo e l’Infinito si dona al finito, in un modo così umile da passare quasi inosservato”.

Riprendendo la sollecitudine di papa Francesco a ‘svegliare il mondo’ il papa ha sollecitato ad essere profeti: “Carissimi, carissime, la Chiesa vi chiede di essere profeti: messaggeri e messaggere che annunciano la presenza del Signore e ne preparano la via. Per usare le espressioni di Malachia, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura, essa vi invita a farvi, nel vostro generoso ‘svuotarvi’ per il Signore, bracieri per il fuoco del Fonditore e vasi per la lisciva del Lavandaio, affinché Cristo, unico ed eterno Angelo dell’Alleanza, presente anche oggi tra gli uomini, possa fonderne e purificarne i cuori con il suo amore, con la sua grazia e con la sua misericordia. E questo siete chiamati a fare prima di tutto attraverso il sacrificio della vostra esistenza, radicati nella preghiera e pronti a consumarvi nella carità”.

Ed ecco l’esempio dei fondatori: “I vostri fondatori e le vostre fondatrici, docili all’azione dello Spirito Santo, vi hanno lasciato modelli meravigliosi di come vivere fattivamente questo mandato. In continua tensione fra terra e Cielo, essi con fede e coraggio si sono lasciati trasportare, partendo dalla Mensa Eucaristica, chi al silenzio dei chiostri, chi alle sfide dell’apostolato, chi all’insegnamento nelle scuole, chi alla miseria delle strade, chi alle fatiche della missione”.

Tale missione si realizza davanti al Tabernacolo: “E con la stessa fede sono tornati, ogni volta, umilmente e sapientemente, ai piedi della Croce e davanti al Tabernacolo, per offrire tutto e ritrovare in Dio la sorgente e la meta di ogni loro azione. Con la forza della grazia si sono lanciati anche in imprese rischiose, facendosi presenza orante in ambienti ostili e indifferenti, mano generosa e spalla amica in contesti di degrado e di abbandono, testimonianza di pace e di riconciliazione in mezzo a scenari di guerra e di odio, pronti anche a subire le conseguenze di un agire controcorrente che li ha resi in Cristo ‘segno di contraddizione’, a volte fino al martirio”.

Riprendendo le parole di papa Benedetto XVI papa Leone XIV sollecita alla carità: ““Anche oggi, infatti, con la professione dei consigli evangelici e con i molteplici servizi di carità che offrite, voi siete chiamati a testimoniare, in una società dove fede e vita sembrano sempre più allontanarsi l’una dall’altra, in nome di una concezione falsa e riduttiva della persona, che Dio è presente nella storia come salvezza per tutti i popoli. A testimoniare che il giovane, l’anziano, il povero, il malato, il carcerato, hanno prima di tutto il loro posto sacro sul suo Altare e nel suo Cuore, e che al tempo stesso ciascuno di loro è un santuario inviolabile della sua presenza, davanti al quale piegare le ginocchia per incontrarlo, adorarlo e glorificarlo”.

Infine riprendendo il Cantico di Simeone il papa ha sottolineato che la vita religiosa non è aliena dalla realtà: “La vita religiosa, infatti, col suo distacco sereno da tutto ciò che passa, insegna l’inseparabilità tra la cura più autentica per le realtà terrene e la speranza amorosa in quelle eterne, scelte già in questa vita come fine ultimo ed esclusivo, capace di illuminare tutto il resto. Simeone ha visto in Gesù la salvezza ed è libero davanti alla vita e alla morte. ‘Uomo giusto e pio’, assieme ad Anna, che ‘non si allontanava mai dal Tempio’, tiene fisso lo sguardo sui beni futuri”.

(Foto: Santa Sede)

Giornata della Vita consacrata: profezia della presenza

“Nel corso dell’ultimo anno, durante i viaggi e le visite pastorali del Dicastero, abbiamo avuto il dono di toccare e di farci raggiungere da questa vita, incontrando i volti di tante persone consacrate chiamate a condividere situazioni complesse: contesti segnati da conflitti, instabilità sociale e politica, povertà, emarginazione, migrazioni forzate, minoranza religiosa, violenze e tensioni che mettono alla prova la dignità delle persone, la libertà e a volte la stessa fede. Esperienze che svelano quanto sia forte la dimensione profetica della vita consacrata come ‘presenza che resta’: accanto ai popoli e alle persone ferite, nei luoghi dove il Vangelo si vive spesso in condizioni di fragilità e di prova”: oggi, festa della presentazione di Gesù al tempio, si celebra la XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata, ed il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata ha inviato un messaggio intitolato ‘Profezia della presenza: vita consacrata dove la dignità è ferita e la fede è provata’.

In questo messaggio è sottolineato l’aspetto del ‘restare’, cioè di una presenza: “Questo ‘restare’ assume volti e fatiche diverse, perché diverse sono le complessità delle nostre società: là dove la vita quotidiana è attraversata da fragilità istituzionali e insicurezza; là dove minoranze religiose vivono pressioni e restrizioni; là dove il benessere convive con solitudini, polarizzazioni, nuove povertà e indifferenza; là dove migrazioni, disuguaglianze e violenze diffuse sfidano la convivenza civile. In tante parti del mondo, la situazione politica e sociale mette alla prova la fiducia e logora la speranza: e proprio per questo la vostra presenza fedele, umile, creativa, discreta diventa segno che Dio non abbandona il suo popolo”.

E tale ‘restare’ di natura evangelica è una speranza: “Il ‘restare’ evangelico non è mai immobilità né rassegnazione: è speranza attiva che genera atteggiamenti e gesti di pace: parole che disarmano proprio dove le ferite dei conflitti sembrano cancellare la fraternità, relazioni che testimoniano il desiderio di dialogo tra culture e religioni, scelte che proteggono i piccoli anche quando stare dalla loro parte chiede un prezzo da pagare, pazienza nei processi anche all’interno della comunità ecclesiale, perseveranza nella ricerca di percorsi di riconciliazione da costruire nell’ascolto e nella preghiera, coraggio nella denuncia di situazioni e strutture che negano la dignità delle persone e la giustizia. Proprio perché è così, questo restare non è solo una scelta personale o comunitaria, ma diventa una parola profetica per tutta la Chiesa e per il mondo”.

E’ una speranza perché un seme è seminato, secondo i carismi: “In questo restare come seme che accetta di morire perché la vita fiorisca, in forme diverse e complementari, si esprime la profezia di tutta la vita consacrata. La vita apostolica rende visibile una prossimità operosa che sostiene la dignità ferita; la vita contemplativa custodisce, nell’intercessione e nella fedeltà, la speranza quando la fede è provata; gli Istituti secolari testimoniano il Vangelo come lievito discreto nelle realtà sociali e professionali; l’Ordo virginum manifesta la forza della gratuità e della fedeltà che apre al futuro; la vita eremitica richiama il primato di Dio e l’essenziale che disarma il cuore. Nella diversità delle forme, una sola profezia prende corpo: restare con amore, senza abbandonare, senza tacere, facendo della propria vita la Parola per questo tempo e per questa storia”.

In questa profezia matura una testimonianza della pace: “E’ proprio dentro questa profezia del restare che matura una testimonianza di pace. Papa Leone XIV lo ha richiamato con insistenza nei suoi interventi, indicando la pace non come un’utopia astratta, ma come un cammino esigente e quotidiano che domanda ascolto, dialogo, pazienza, conversione della mente e del cuore, rifiuto della logica della prevaricazione del più forte”.

Pace come responsabilità, a cui consacrate e consacrati sperimentano nella vicinanza con chi è in difficoltà: “La pace non nasce dalla contrapposizione, ma dall’incontro, dalla responsabilità condivisa, dalla capacità di ascolto e di cammino sinodale, dall’amore per tutti nel solco del Vangelo per cui tutti sono fratelli. Per questo la vita consacrata, quando resta accanto alle ferite dell’umanità senza cedere alla logica dello scontro, ma senza rinunciare a dire la verità di Dio sull’uomo e sulla storia, diventa, spesso senza clamore, artigiana di pace. Carissime e carissimi, vi ringraziamo per la vostra perseveranza quando i frutti sembrano lontani, per la pace che seminate anche quando non è riconosciuta”.

La lettera si conclude con l’invito ad essere pellegrini di speranza, come sottolineato nel giubileo dello scorso anno: “Continuiamo a custodire come memoria grata l’esperienza del Giubileo della vita consacrata, che ci ha richiamati a essere pellegrini di speranza sulla via della pace: Non è uno slogan o una formula. Ne abbiamo fatto esperienza concreta anche nel percorso che ha preparato il nostro convenire a Roma. E’ invece uno stile evangelico da continuare a incarnare, ogni giorno, là dove la dignità è ferita e la fede è provata”.

Un ‘Museo della speranza’ racconta la Vita Consacrata

E’ stato chiamato ‘museo della speranza’ ed è stato sabato 14 dicembre dall’arcivescovo di Gaeta, mons. Luigi Vari, ed allestito nel convento dei Passionisti di Itri, in provincia di Latina, da secoli luogo di vita consacrata per i religiosi cappuccini e dal 1943, sede dei religiosi di San Paolo della Croce ed in occasione della Giornata mondiale per la vita consacrata, celebrata domenica 2 febbraio, il convento è stato denominato ufficialmente ‘il museo della speranza per la vita consacrata’, perché in esso sono custodite le opere e le storie di vita vissuta dai religiosi passionisti in tre secoli di presenza nel Lazio meridionale.

Il superiore della comunità passionista di Itri, p. Antonio Rungi, sacerdote passionista e teologo morale, Le icone mariane, i crocifissi, come i santi e altre figure di persone consacrate sono un forte richiamo alla vita consacrata, ha raccontato l’idea che ha portato alla realizzazione del museo:

“Questo luogo della storia e della cultura costituisce una valida occasione per conoscere in profondità la vita consacrata, non solo nella Congregazione della Passione, ma anche in altri ordini e congregazioni religiosi, come si è sviluppata nel tempo e su quali basi negli ultimi quattro secoli si è strutturata quotidianamente. Una rilettura del passato per guardare con speranza al presente e al futuro. Il museo è composto di quattro ampi locali, nei quali i visitatori possono confrontarsi con la spiritualità dei passionisti e di alti istituti religiosi”.

Per quale motivo un museo dedicato alla vita consacrata?

“Un duplice motivo ci ha spinto noi passionisti di Itri a realizzare negli ultimi cinque anni un museo della storia della Congregazione della Passione nel territorio del Lazio Meridionale, dall’istituzione della provincia religiosa dedicata alla Madonna Addolorata e voluta dallo stesso fondatore dei Passionisti, San Paolo della Croce, nel 1769.

Il primo motivo è quello di conservare la memoria storica e il carisma della fondazione dopo tre secoli di storia, mediante la raccolta di quadri ed oggetto di vita quotidiana attinenti alla nostra vita di consacrati. Sia nelle immagini recuperate in seguito alla chiusura di vari conventi con la rivoluzione francese e con l’unità d’Italia e sia in seguito alla chiusura di storici conventi avvenuta negli ultimi decenni di questo terzo millennio dell’era cristiana.

Il secondo motivo è di carattere ecclesiale e culturale, in quanto un museo è una narrazione visiva e visibile di un carisma, come quello della Memoria della Passione di Gesù Cristo, specifico del nostro istituto”.

Perché esso è stato denominato ‘museo della speranza per la vita consacrata’?

“Il museo è stato denominato della speranza dal sottoscritto, in quanto è stato aperto ufficialmente prima dell’inizio dell’anno giubilare 2025, indetto da papa Francesco e che è in corso di svolgimento. Come superiore della comunità passionista di Itri dal settembre scorso e fino allo scorso 2 febbraio anche come delegato arcivescovile per la vita consacrata dell’arcidiocesi di Gaeta, ho pensato di dedicare questo museo al tema della speranza, in quanto ciò che viene conservato, esposto e visitabile ha forti richiami a questa virtù teologale, che accompagna anche la visita di quanti si fermeranno a guardare le immagini sacre di Gesù Crocifisso, della Madonna soprattutto la beata Vergine Addolorata, i vari santi, in primo luogo il nostro fondatore san Paolo della Croce ed altri santi e personaggi della storia che sono stati segni e testimoni di speranza nel loro tempo”.

Quanto è importante la vita consacrata per la Chiesa?

“La risposta a questa sua domanda la troviamo in duemila anni di storia della vita consacrata, a partire dagli eremiti del deserto fino ad arrivare a San Benedetto da Norcia con il monachesimo occidentale, basato sulla vita fraterna in comunità. La storia ci racconta di quanto sia stata importante la vita consacrata nella chiesa e per la società. Teologia, Sacra Scrittura, liturgia, canto, spiritualità, cultura, arte, medicina, scienza e quanto altro dello scibile umano ed ecclesiale tutto è passato attraversi il genio maschile e femminile dei consacrati. Scuole di ogni ordine e grado sono state curate dai religiosi e religiose, Facoltà teologiche e luoghi di formazione culturale e scuole di spiritualità hanno avuto origine e sviluppo negli ordini e congregazioni di vita consacrata.

Tanti i santi che hanno dato un’evidente impronta alla vita della Chiesa nel corso di questi due millenni a partire dai più noti, come sant’Agostino, san Tommaso d’Aquino, sant’Antonio di Padova, san Francesco, santa Teresa d’Avila, santa Teresa di Lisieux, sant’Ignazio di Loyola, san Filippo Neri, san Paolo della Croce, sant’Alfonso Maria dei Liguori, san Giovanni Bosco e più vicino a noi e tanto venerati come san Pio da Pietrelcina. Citarli tutti sarebbe un elenco interminabile. Ognuno dei santi ha dato un contributo enorme per la santità della chiesa e per la credibilità di essa in ogni epoca”.

In quale modo un consacrato od una consacrata vive la speranza?

“Non esiste un modo unico per vivere la speranza, perché ognuno di noi, ma anche i laici possono e debbono improntare la loro esistenza su questa virtù teologale, che non è un pio desiderio di vedere il futuro in positivo, ma di vivere ogni giorno con il cuore aperto alla gioia e alla felicità. La speranza per un consacrato è Cristo stesso e la vita di dedizione che ha scelto di fare per la gloria di Dio e la santificazione personale e degli altri. Questo significa che la speranza si alimenta di fede e si esprime nella carità. Questa trilogia di virtù teologali hanno la loro forza trainante nella preghiera, nella parola di Dio e nella vita sacramentale.

Certamente la speranza è anche per un religioso credere fermamente alla pace, alla giustizia, alla fraternità universale secondo gli insegnamenti del Magistero e specialmente degli indirizzi che papa Francesco, oggi, sta dando continuamente alla Chiesa di Cristo, ci cui è il pastore universale, tanto amato e seguito da coloro che sono davvero nella Chiesa con la mente, il cuore e la vita. Per noi passionisti, la speranza è anche quella di vedere il nostro istituto crescere in santità, in vocazioni, in presenze e soprattutto in stile di vivere la passione di Cristo vicino a tanti crocifissi nel cuore, nello spirito e nel fisico dei nostri giorni”.

Nell’omelia dei Primi Vespri della festa della presentazione del Signore papa Francesco ha invitato ad un ‘ritorno alle origini’: quanto è importante questo ritorno ‘all’origine della ‘nostra vita’?

“Papa Francesco ha invitato noi religiosi ad andare alle nostre radici e origini, in quanto si parte sempre dalla fonte di un cammino spirituale e di consacrazione che trova nei fondatori e fondatrici la verità di un cammino. Tutti i carismi suscitati dallo Spirito Santo nella chiesa sono rimasti sostanzialmente inalterati,

Nella forma di esprimerli e viverli si sono modificati in ragione dei segni dei tempi e dei cambiamenti necessari che si rendono indispensabili anche negli istituti di vita consacrata. Dopo il Concilio Vaticano II la vita consacrata, compresa quella di noi passionisti, è cambiata nel modo di viverla e testimoniarla. Tante cose sono cambiare, ma una religiosa o una religiosa se ama la congregazione e la Chiesa non modifica il cuore e la gioia di vivere, ma solo le cose necessarie per rendere attuabile e visibile il carisma e la speciale consacrazione della sua vita al Signore con i tre voti o consigli evangelici di povertà, castità ed obbedienza”.

Come si articola il museo?

“Il museo dei passionisti di Itri è articolato su quattro locali continui, nei quali sono esposto quadri ed opere d’arte a partire dal XVI secolo fino ad attivare al XX secolo. Si tratta di dipinti, tele, oggetti religiosi e liturgici, stampe, ex-voto, materiale di ordinaria vita comunitaria nei conventi passionisti del Lazio meridionale e della Campania. Si tratta di un cammino ideale e spirituale che il visitatore può fare sostando davanti alle immagini sacre e ricavando da esse quel messaggio si salvezza e speranza di una vita migliore per l’oggi e per il domani”.

E’ possibile visitare il museo sabato dalle ore 18.00 alle ore 19.00; domenica e giorni festivi dalle ore 11.00 alle ore 12.00; oppure accedere su appuntamento ogni giorno per essere visitato con la guida di un sacerdote passionista che illustra quanto è in esso conservato ed esposto.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Francesco: fare la volontà di Dio

“Con queste parole l’autore della Lettera agli Ebrei manifesta la piena adesione di Gesù al progetto del Padre. Oggi le leggiamo nella festa della Presentazione del Signore, Giornata mondiale della Vita Consacrata, durante il Giubileo della speranza, in un contesto liturgico caratterizzato dal simbolo della luce. E tutti voi, sorelle e fratelli che avete scelto la via dei consigli evangelici, vi siete consacrati, come ‘Sposa davanti allo Sposo… avvolta dalla sua luce’; vi siete consacrati a quello stesso disegno luminoso del Padre che risale alle origini del mondo… Riflettiamo allora su come, per mezzo dei voti di povertà, castità e obbedienza, che avete professato, anche voi potete essere portatori di luce per le donne e gli uomini del nostro tempo”.

Prendendo spunto dalla lettera agli Ebrei di san Paolo (‘Ecco io vengo… per fare, o Dio, la tua volontà’) papa Francesco nel pomeriggio ha celebrato la XXIX Giornata Mondiale della Vita Consacrata, che ricorre ogni anno nella festa della Presentazione di Gesù al tempio, in cui ha invitato sui tre voti, di cui il primo è la povertà: “Essa ha le sue radici nella vita stessa di Dio, eterno e totale dono reciproco del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Esercitando così la povertà, la persona consacrata, con un uso libero e generoso di tutte le cose, si fa per esse portatrice di benedizione: manifesta la loro bontà nell’ordine dell’amore, respinge tutto ciò che può offuscarne la bellezza (egoismo, cupidigia, dipendenza, l’uso violento e a scopi di morte) ed abbraccia invece tutto ciò che la può esaltare: sobrietà, la generosità, la condivisione, la solidarietà. E Paolo lo dice: ‘Tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio’. Questo è la povertà”.

La seconda ‘luce’ riguarda la castità, che ha origine anche essa nella Trinità: “La sua professione, nella rinuncia all’amore coniugale e nella via della continenza, ribadisce il primato assoluto, per l’essere umano, dell’amore di Dio, accolto con cuore indiviso e sponsale, e lo indica come fonte e modello di ogni altro amore. Lo sappiamo, noi stiamo vivendo in un mondo spesso segnato da forme distorte di affettività, in cui il principio del ‘ciò che piace a me’ spinge a cercare nell’altro più la soddisfazione dei propri bisogni che la gioia di un incontro fecondo”.

La ‘castità’ consacrata è una ‘medicina’ che libera dal male: “Che medicina per l’anima è incontrare religiose e religiosi capaci di una relazionalità matura e gioiosa di questo tipo! Sono un riflesso dell’amore divino. A tal fine, però, è importante, nelle nostre comunità, prendersi cura della crescita spirituale e affettiva delle persone, già dalla formazione iniziale, anche in quella permanente, perché la castità mostri davvero la bellezza dell’amore che si dona, e non prendano piede fenomeni deleteri come l’inacidimento del cuore o l’ambiguità delle scelte, fonte di tristezza, insoddisfazione e causa, a volte, in soggetti più fragili, dello svilupparsi di vere e proprie ‘doppie vite’. La lotta contro la tentazione della doppia vita è quotidiana”.

Infine il papa ha offerto la ‘luce’ dell’obbedienza: “E’ proprio la luce della Parola che si fa dono e risposta d’amore, segno per la nostra società, in cui si tende a parlare tanto ma ascoltare poco: in famiglia, al lavoro e specialmente sui social, dove ci si possono scambiare fiumi di parole e di immagini senza mai incontrarsi davvero, perché non ci si mette veramente in gioco l’uno per l’altro”.

E’ stato un invito al dialogo: “Tante volte, nel dialogo quotidiano, prima che uno finisca di parlare, già esce la risposta. Non si ascolta. Ascoltarci prima di rispondere. Accogliere la parola dell’altro come un messaggio, come un tesoro, anche come un aiuto per me. L’obbedienza consacrata è un antidoto a tale individualismo solitario, promuovendo in alternativa un modello di relazione improntato all’ascolto fattivo… Solo così la persona può sperimentare fino in fondo la gioia del dono, sconfiggendo la solitudine e scoprendo il senso della propria esistenza nel grande progetto di Dio”.

E’ stato anche un invito a ritornare alle origini, cioè all’adorazione: “Ritorno proprio all’origine della nostra vita. In proposito, la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci ricorda che il primo e più importante ‘ritorno alle origini’ di ogni consacrazione è, per tutti noi, quello a Cristo ed al suo ‘sì’ al Padre. Ci ricorda che il rinnovamento, prima che con le riunioni e le ‘tavole rotonde’ (si devono fare, sono utili) si fa davanti al Tabernacolo, in adorazione. Sorelle, fratelli, noi abbiamo perso un po’ il senso dell’adorazione. Siamo troppo pratici, vogliamo fare le cose, ma … Adorare. Adorare. La capacità di adorazione nel silenzio”.

Sempre nel pomeriggio il papa ha avuto un incontro online con alcuni giovani ucraini a Kyiv e in altre città dell’Europa e dell’America, secondo un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, in cui il papa ha ricordato la vita di Oleksandr, giovane combattente di cui conserva il libretto del Vangelo e dei Salmi e il rosario ‘come reliquie’ sulla scrivania, ma ha anche domandato loro di avere sogni, esprimendo il suo desiderio di pace per l’Ucraina: ‘la pace si costruisce col dialogo, non stancatevi di dialogare’ ed anche se a volte è difficile, fare sempre lo sforzo di cercare il dialogo.

(Santa Sede)

Il prof. Francesco Trombetta racconta Biagio Conte

A tal proposito  il Codice di Diritto Canonico  in materia al  Can. 298 – §1. dispone: “Nella Chiesa vi sono associazioni ( contemplate dal Diritto civile e dal Diritto tributario), distinte dagli istituti di vita consacrata e dalle società di vita apostolica, in cui i fedeli, sia chierici, sia laici, sia chierici e laici insieme, tendono, mediante l’azione comune, all’incremento di una vita più perfetta, o alla promozione del culto pubblico o della dottrina cristiana, o ad altre opere di apostolato, quali sono iniziative di evangelizzazione, esercizio di opere di pietà o di carità, animazione dell’ordine temporale mediante lo spirito cristiano “.

La Giornata della Vita consacrata apre alla missione

Oggi, festa della Presentazione del Signore, la Chiesa, da 27 anni, celebra la Giornata mondiale della Vita consacrata; e quest’anno il card. João Braz de Aviz, prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, presiede nel pomeriggio la celebrazione eucaristica nella basilica di Santa Maria Maggiore, preceduta dalla preghiera del Rosario, che inizia alle ore 17.15.

Papa Francesco: la vita consacrata è acqua che scorre

Ieri papa Francesco ha incontrato i membri del Consiglio primaziale della Confederazione dei Canonici Regolari di Sant’Agostino, ricordando che la confederazione è stata istituita nel 1959 da papa san Giovanni XXIII per favorire la comunione tra le Congregazioni che la compongono e che condividono lo stesso carisma.

Papa Francesco ai Clarettiani: non stancatevi di aprire strade

L’Istituto di Teologia della Vita Consacrata ‘Claretianum’ è stato eretto e costituito con Decreto della Sacra Congregazione per l’Educazione Cattolica del 6 giugno 1971 ed è incorporato alla Pontificia Università Lateranense come Istituto di Specializzazione in Teologia della Vita Consacrata. Conduce la propria ricerca nel campo della Vita Consacrata su basi biblico-teologiche, tenendo conto tanto degli aspetti storicoculturali, psicosociologici e giuridici, quanto delle condizioni nelle quali si svolge l’attività pastorale della Chiesa e dei consacrati.

Papa Francesco invita le congregazioni a denunciare gli abusi

Ieri papa Francesco ha ricevuto in udienza i partecipanti ai Capitoli generali dell’Ordine della Madre di Dio, dell’Ordine Basiliano di San Giosafat e della Congregazione della Missione, in un periodo di riposo per il papa, perché ha a cuore la vita consacrata:

Papa Francesco invita ad abbracciare Gesù

“La Giornata per la vita consacrata, che culminerà il 2 febbraio con la celebrazione eucaristica presieduta da papa Francesco nella Basilica di San Pietro, sarà un’opportunità d’incontro segnato dalla fedeltà di Dio che si manifesta nella perseveranza gioiosa di tanti uomini e donne, consacrate e consacrati”: è quanto hanno scrtto, in una lettera, il card. João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, e il segretario del dicastero, mon. José Rodríguez Carballo.

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