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Un giorno all’ospedale
Il tuo prossimo è un altro paziente esattamente come il Samaritano. storia breve triste. (Visita pagata all’ospedale di Lodi e il medico non si presenta; il sostituto è superficiale). Quando una persona ha delle gravi problematiche si aspetta che la sua persona venga rispettata. Spesso si illude che ci sia un Samaritano sulla sua strada Ma, come spesso accade, non è mai colui che si immagina.
Questa storia vuole mettere in luce non solo un disagio avvenuto ma anche come la carità si è nascosta negli angoli più oscuri della società, quelli dove la sofferenza batte e il dolore piange certe volte si dice che se non ci si aiuta da noi non si può risolvere niente e, a volte, è davvero così.
Rinchiusa in un bagno perché era l’unico posto disponibile, anche se condotta probabilità non era così visto che non è la prima volta che mi capita di andare all’ospedale, per stare al buio, solamente i pazienti si sono premurati viceversa lì al sicuro e di far capire al medico che mi trovavo in quel posto solo per la salute e che avrebbe dovuto farmi uscire. Anche al mio ritorno solo i pazienti si sono preoccupati per me e hanno fatto in modo che il volontario dell’Auser mi ritrovasse e mi portasse a casa di seguito il resto dell’avventura.
Il giorno 4 agosto 2025 alle ore 16:15 avevo un appuntamento prenotato con la libera professione. Sono arrivata addirittura in anticipo e il medico alle 16:00 era già uscito senza dare motivazioni. La visita costava 102 euro che l’ospedale ha incassato. Il volontario dell’Auser ha parlato con quella persona che stava al CUP, convincendola a chiamare qualcuno perché i soldi erano stati presi e quindi la visita doveva essere eseguita. La persona che ha svolto l’esame non è al momento riconoscibile perché non si è presentato ed ha timbrato utilizzando il timbro del suo collega Bonaccorsi che, come detto, era già uscito nonostante avesse una visita con me.
La firma apposta è illeggibile. La visita è stata rapida e non professionale: il sostituto di Bonaccorsi non mi ha voluta accompagnare per un lungo corridoio luminoso, nonostante fosse stato spiegato persino dagli altri pazienti in attesa che ero in un bagno al buio perché non posso vedere la luce per malattia genetica certificata e rara. Mi ha fatto percorrere un tratto completamente alla luce mentre cercavo di coprirmi gli occhi con un cartone, ma qualche cosa dovevo sbirciare per non andare a sbattere. Lui era molto avanti rispetto sa me e mi invita a raggiungerlo.
La visita è stata effettuata con una parte di tapparella abbassata ma comunque alla luce e i toni alti dell’esame audiometrico non sono stati effettuati. Non è stato possibile spiegare esattamente la situazione a questa persona che ha detto di dover fare solamente l’esame e che dovevo parlare con l’otorino.
Questo medico è stato molto sgarbato nei modi di fare e frettoloso oltre che ribadisco, non rispettoso della mia disabilità perché anche al ritorno mi ha fatto uscire senza accompagnamento e, se non ci fosse stata una signora anziana, non avrei potuto raggiungere il bagno dove mi avevano messa per stare al buio in attesa che tornasse da me il volontario dell’Auser per tornare a casa. Ora io mi chiedo: si vedono in giro molti altri articoli che parlano male della sanità pubblica, a volte si strizza l’occhio al fatto che sia un problema legato allo sfruttamento della sanità a pagamento.
Tuttavia, io mi trovo qui a dichiarare il contrario: anche chi paga può non avere un servizio o non averlo completo, ma deve comunque sganciare soldi senza rimborso, senza scuse da parte dell’ospedale e, soprattutto, senza un trattamento educato.
Tante volte un gesto, la compressione, una parola gentile vengono da persone inaspettate, mentre chi dovrebbe fornire servizi che, in particolar modo, dovrebbero dare assistenza ai sofferenti non si dà troppa pena. Qualcosa nella società va cambiato. Vanno ricordati e recuperati il rispetto e l’amore dovuti ai pazienti da parte di chi se ne occupa.
Mi sento fortunata ad avere trovato diversi samaritani sulla mia strada anche se, purtroppo, hanno potuto fare poco per aiutarmi. Non li conosco ma li ringrazio anche se non posso inserire i loro nomi. Saper riconoscere il proprio prossimo e agire nei suoi confronti in modo premuroso e gentile dimostra un animo caritatevole disposto a superare e accompagnare il dolore altrui nonostante si abbia già il proprio.
La società non è del tutto marcia, ci sono ancora mele buone nel cestino anche se è difficile saperle cogliere. Concludiamo quindi con una punta di amarezza e un poco di speranza per quei pochi Samaritani ancora in circolazione e un grazie che a loro è davvero dovuto.




























