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Beni della chiesa e futuro delle comunità: un laboratorio di ricerca e progettazione

Patronati, cinema, scuole materne, canoniche… i beni immobili ecclesiali sono solo un onere economico o possono tornare a essere risorse per le comunità e i territori? Affronta il tema a partire da alcuni casi di studio una nuova pubblicazione open access della collana digitale Triveneto Theology Press della Facoltà teologica del Triveneto. Scaricabile gratuitamente, in formato pdf, dal sito www.fttr.it

L’attuale contesto sociale e culturale chiede un modo nuovo, adeguato al tempo, di concepire le strutture delle comunità: patronati, cinema, scuole materne, canoniche… Le comunità parrocchiali stanno infatti vivendo un profondo mutamento che investe anche i loro beni immobili; d’altra parte, il cammino sinodale delle chiese in Italia ha affrontato, tra gli altri, anche il tema della gestione economica delle parrocchie e degli enti ecclesiastici.

In quest’ambito la Facoltà teologica del Triveneto, con l’Istituto superiore di Scienze religiose di Vicenza, ha svolto un seminario di studio dal titolo “Beni della chiesa e futuro delle comunità” (Vicenza, febbraio-marzo 2025), i cui esiti sono ora pubblicati da Triveneto Theology Press, marchio editoriale della Facoltà, con il titolo Beni della chiesa e futuro delle comunità. Un laboratorio di ricerca e progettazione e i contributi di Alessio Dal Pozzolo, Davide Lago, Francesca Leto, Leopoldo Sandonà, Assunta Steccanella, Davide Viadarin. Il libro è open access, scaricabile gratuitamente dal sito www.fttr.it.

Non un percorso concluso e definito, piuttosto un avvio di riflessione e discernimento che contamina alcune buone pratiche presenti nei territori (parrocchia di San Carlo a Padova, Villa Angaran San Giuseppe a Bassano del Grappa, Collaborazione pastorale di Vedelago e Centro della Famiglia di Treviso) con spunti provenienti dalla dimensione biblica, ecclesiologica e liturgica. Non risposte ‘magiche’ e definitive, ma il suggerimento di passi da sottoporre costantemente a verifica e a integrazione, sia sul piano degli obiettivi che si vogliono raggiungere sia su quello degli intenti con i quali tali passi si erano costruiti.

Indice del volume. Prefazione (Giuliano Brugnotto) – Introduzione Parrocchie vicentine, beni comunitari e innovazione sociale. Oltre un secolo di sperimentazioni (Davide Lago) – Per uno sguardo etico-economico ai beni ecclesiali (Leopoldo Sandonà) – Un metodo per riflettere insieme (Assunta Steccanella) – Orientare il cammino. Contributi multidisciplinari – «Prepara quanto occorre per il viaggio…» (Tb 5,17). Coordinate bibliche per discernere, in dialogo con la prassi (Davide Viadarin) – Coordinate ecclesiali per orientare il discernimento. Concilio e documenti della Chiesa (Francesca Leto) – I beni della Chiesa alla luce della sua missione (Alessio Dal Pozzolo) – Conclusioni

Gli autori. Alessio Dal Pozzolo, docente stabile di teologia fondamentale ed ecclesiologia all’Istituto superiore di Scienze religiose di Vicenza; Davide Lago, docente di discipline pedagogiche all’Università di Padova e all’Issr di Vicenza; Francesca Leto, docente di liturgia alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale a Firenze e all’Issr di Vicenza; Leopoldo Sandonà, docente di filosofia all’Issr di Vicenza e alla Facoltà teologica del Triveneto, Assunta Steccanella, docente di teologia pastorale alla Facoltà teologica del Triveneto e all’Issr di Vicenza, Davide Viadarin, docente di Sacra Scrittura all’Issr di Vicenza.

Il CIN e l’esenzione alle case religiose: sì, però…

Il Codice Identificativo Nazionale è entrato in vigore il 2 settembre e obbliga tutte le strutture ricettive a dotarsi di questa ‘targa’ in 18 caratteri, con lo scopo dichiarato di far emergere l’abusivismo ed evitare che turisti e soggiornanti finiscano in strutture irregolari. C’è un settore, però, che il CIN potrà evitarlo grazie ad una specifica esenzione. Ne parliamo con Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, l’associazione di categoria che di questa esenzione è stata la promotrice.

Presidente Rocchi, quale tipo di esenzione avete chiesto al Ministero del Turismo e cosa avete ottenuto?

“Siamo intervenuti sul Ministero sottolineando la presenza di tante strutture che ospitano senza applicare tariffe, chiedendo quindi di evitare questo passaggio burocratico a chi fa dell’accoglienza una missione, non una professione. Il Ministero ci ha risposto deliberando l’esenzione dal CIN per quelle strutture religiose che ospitano gratuitamente, pur potendo accettare libere donazioni all’ente gestore, ma non come corrispettivo del servizio usufruito”.

Dove si può riscontrare questa decisione del Ministero del Turismo?

“Noi siamo stati informati in anticipo e direttamente all’Ufficio Legislativo, ma il Ministero ha pubblicato la decisione anche tra le FAQ sul loro sito, nel settore dedicato alla nuova Banca Dati delle Strutture Ricettive”.

Quindi un bel vantaggio per il mondo religioso?

“Non esattamente. Il CIN non ha un impatto economico o fiscale sulle strutture ricettive, quindi non c’è alcun vantaggio da monetizzare. Con l’esenzione si evitano solo i passaggi documentali per richiedere il CIN”.

E le strutture laiche sono tagliate fuori dall’esenzione?

“Il Ministero ha risposto ad un nostro quesito sulle strutture religiose, ma il concetto espresso è, a nostro modo di vedere, applicabile a qualsiasi struttura ricettiva. Penso ad esempio a quelle lungo i Cammini, ovviamente a condizione che offrano ospitalità gratuita, pur accettando donazioni liberali all’ente gestore”.

Questa agevolazione vale per tutto il panorama religioso nazionale?

“No, la maggior parte delle strutture ricettive religiose e non-profit applica regolari tariffe, quindi per loro vige l’obbligo del CIN e a questo devono uniformarsi. Finora i dati provvisori dicono che solo un terzo delle strutture del nostro circuito godrà dell’esenzione”.

Secondo la normativa il CIN va esposto all’esterno delle strutture: cosa dovranno fare quelle esenti?

“In teoria nulla, nel senso che non dovranno modificare quanto già espongono ora. Noi però consigliamo ai gestori di aggiungere l’indicazione ‘esente CIN’, in modo che ospiti e autorità possano essere consapevoli della regolarità dell’ospitalità, pur in assenza del CIN”.

Di che numeri stiamo parlando? Quante sono queste strutture?

“Non essendoci un database nazionale, le nostre stime indicano oltre 3.000 strutture in tutta Italia, che operano nell’ospitalità religiosa o non-profit con circa 200.000 posti letto. Possiamo quindi dire che a regime saranno circa un migliaio quelle che potranno usufruire dell’esenzione”.

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