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No al ‘servilismo di corte’ che annacqua la proposta cristiana
Papa Leone XIV lo scorso 14 giugno, durante l’Udienza Giubilare ha affermato quanto segue: Ireneo, maestro di unità, ci insegna a non contrapporre, ma a collegare. C’è intelligenza non dove si separa, ma dove si collega. Distinguere è utile, ma dividere mai. Gesù è la vita eterna in mezzo a noi: lui raduna gli opposti e rende possibile la comunione.
Nel Magistero di Prevost sono ormai ‘centrali’ concetti come ‘comunione’, ‘collegare’, ‘vita eterna’. Che cosa vuole dire il Papa? Forse richiama il mondo ad una riscoperta della fede a partire dai suoi fondamenti: Parola di Dio, Padri della Chiesa, Liturgia al fine di coglierne il valore educativo per un mondo in ‘rapido’ cambiamento.
La liturgia di qualche giorno fa proponeva nell’antifona di acclamazione al Vangelo l’estratto del celebre Salmo: ‘Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino. (Sal 118 (119),105)’. Tale brano costituisce un vero e proprio invito a riflettere sul valore educativo della Bibbia. Lasciarsi, educare, condurre, guidare, accompagnare ed illuminare dagli insegnamenti di Dio significa predisporsi a crescere, maturare ed evolversi nella vita. Imparare alla ‘scuola’ di Dio come essere e diventare ‘umani’, apprendere l’empatia.
La capacità di ascolto apre il cuore e predispone all’accoglienza indiscriminata. I giovani e la società in genere hanno bisogno e cercano ‘credibilità’, sicurezza, chiarezza! Essere ‘partigiani’ delle nuove tendenze culturali non facilita il cammino alla verità che, per quanto lenta, sempre giunge inesorabile al cuore. Ritrovare il coraggio di annunciare Gesù è un passo indispensabile perché ognuno possa contribuire alla causa del ‘Regno dei Cieli’ nel ‘qui ed ora’ della vita presente. Riscoprire il legame con la terra significa imparare ad ‘alzare’ nuovamente lo sguardo al cielo. Contrapporre questi due elementi concorre solo ad aumentare la confusione e il disorientamento. C’è bisogno di riallineare gli ‘spazi’ e connettere la dimensione orizzontale della fede con quella verticale.
Alla scuola della Parola mediata dalla comunità ecclesiale si può apprendere il ‘giusto’ equilibrio per affrontare le sfide della società contemporanea. La verità della fede cattolica oggi, più che mai, si trova ad affrontare diverse sfide. Da una parte deve fare i conti con visioni filosofiche contemporanee come il nichilismo, l’ateismo, il materialismo e il relativismo che propongono prospettive differenti sull’esistenza, sul senso della vita e sul ruolo della spiritualità.
Dall’altra parte, all’interno della comunità dei credenti, emergono atteggiamenti volti ad offuscare o edulcorare la verità della fede per renderla più ‘alla moda’ e ‘di tendenza’. Si precisa che per nichilismo ci si riferisce alla corrente filosofica che ritiene l’esistenza umana priva di qualsiasi scopo, di un significato esistenziale e morale. L’ateismo fa riferimento alla corrente di pensiero che in maniera incisiva o lieve afferma la non credenza in Dio. Il materialismo, reduce del secolo dei Lumi e derivante dal filosofo antico Democrito e da Cartesio, sostiene la non esistenza delle realtà spirituali e riduce tutti i fenomeni esistenti alla sola materia: è vero solo ciò che vedo e che è tangibile si sensi. Il relativismo dichiara impossibile stabilire cosa sia vero e cosa no, cosa giusto e cosa sbagliato.
Il ‘servilismo di corte’ nel tentativo di essere a tutti i costi in ‘accordo’ con la maggioranza, in nome della ‘democrazia’ e della ‘tolleranza’, troppo spesso ‘sacrifica’ la verità (forse perché scomoda?!). In molti – ad esempio – diventano ‘critici in casa propria’ e sono dell’idea che non occorre annunciare la Fede, perché poi si rischia di essere fondamentalisti. Risulta inopportuno e improprio spiegare la Rivelazione di Cristo senza ricorrere ad accomodamenti, perché poi non si “dialoga” e il cristiano che non ‘dialoga’ diventa di serie b, perché non va di moda proporre gli insegnamenti del Vangelo senza per forza politicizzare la Parola stessa di Dio. Questi ‘metodi’ in voga e di tendenza, sono alla base della crisi spirituale odierna.
Queste posizioni ‘svuotano’ le Chiese e allontanano molti dalla fede allo scopo di avvicinare i ‘pochi’ che per ‘alcuni’ contano. La mancanza di chiarezza, però, non è mai una strategia efficace e non va confusa con la “gradualità”, che è un elemento intrinseco della verità stessa. E allora: Come porsi oggi nei confronti del messaggio del Vangelo? Come lasciarsi interpellare da Gesù? Quale posizione prendere nei confronti del patrimonio bimillenario della fede nell’attuale contesto socioculturale?
Sono delle domande legittime che richiedono ‘risposte’ inequivocabili. Stare “con un piede dentro e l’altro fuori” non aiuta e soprattutto non ‘migliora’ niente e nessuno. La povertà educativa del ‘pianeta giovani’ che non di rado si traduce in un ‘grido’ di violenza efferata è un campanello d’allarme e non solo!
Il rischio di un conflitto globale giorno per giorno diventa sempre più realistico; si assiste a delle vere e proprie distruzioni di massa restando fondamentalmente indifferenti e ognuno si relega nella propria ‘zona di comfort’. Il senso della vita e della morte ogni giorno bussa alla porta delle coscienze, interpella, scuote, pone interrogativi e sollecita delle risposte.
(Tratto da Informazione Cattolica)



























