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Papa Leone XIV a pranzo con l’invito ad essere costruttore di ponte
“Grazie per essere qui. Sono venuto senza discorso, ma con fame. Con fame di giustizia, fame di autentica carità, fame per una Chiesa che veramente sa aprire le porte, accogliere, ricevere tutti. Una Chiesa dove c’è amore per tutti e dove nessuno è nemico, dove tutti sappiamo vivere la riconciliazione, il perdono, la pace”: anche se sono giornate di riposo papa Leone XIV oggi ha pranzato con 200 persone in difficoltà assistite dalla Diocesi di Roma, tra cui 35 bambini, a Borgo Laudato sì, nei giardini pontifici di Castel Gandolfo, per una giornata di ‘accoglienza e fraternità’.
Nel breve discorso di saluto ha chiesto di fare un ponte per eliminare l’ingiustizia: “Sapete molto bene che il Papa ha come titolo, fra i diversi, ‘Pontefice’: costruttore di ponti. E noi oggi vorremmo fare un ponte con tutti voi, con le vostre famiglie e con la società nella quale vogliamo vivere, vivere con giustizia. Un luogo dove si possono eliminare le cause della povertà, dove si possono eliminare le cause delle ingiustizie che ancora esistono nel nostro mondo: questa è la Chiesa che vogliamo essere”.
E’ stato un richiamo alla mensa eucaristica: “E io ringrazio tutti voi e tutti coloro responsabili che hanno organizzato questo bellissimo pranzo, questo evento, perché quando ci troviamo insieme, quando viviamo questo spirito di incontro tutti insieme alla mensa, l’unica mensa dove anche Gesù è presente con noi, stiamo veramente costruendo un mondo diverso, un mondo di speranza, un mondo che è luce.
Tante volte questa realtà è proprio rotta dalla violenza, dall’odio, dalla discriminazione: lavoriamo insieme, cerchiamo di vivere sempre questa esperienza di Chiesa, di giustizia, di pace e di amore. Ed allora, chiediamo che il Signore ci benedica e benedica questo cibo, questa mensa comune che vogliamo condividere”.
Inoltre ha inviato all’Inviato Speciale alla XII Assemblea Plenaria della Federazione delle Conferenze dei Vescovi dell’Asia (FABC), card. Osvaldo Gracias, arcivescovo emerito di Bombay: “Per questo motivo, preghiamo, pensiamo con saggezza e lavoriamo costantemente, ponendo Dio prima delle nostre azioni e l’uomo al centro delle nostre scelte. Perché così le pietre scartate (i poveri, i malati, i migranti, i piccoli) saranno trasformate in pietre angolari; allora nascerà una casa comune, solida e ospitale, dove carità e verità si incontrano e giustizia e pace si uniscono in un abbraccio”.
E’ un invito ad essere ‘costruttori di comunione’: “Per questo dobbiamo desiderare questa benedizione e implorarla da Dio, affinché diventiamo costruttori di comunione e non architetti della Babilonia di questo mondo; Servitori del futuro Regno, non costruttori di torri destinate a crollare. Perciò, con cuore pastorale e paterno, desideriamo esortare tutti a cessare l’opera di costruzione di un’altra Babilonia e a unire le nostre forze per costruire il vero bene, affinché l’umanità e di conseguenza la Chiesa non perdano la loro bellezza e il mondo non possa più riconoscere nei cuori degli uomini la casa e il tempio divino dove Cristo desidera dimorare”.
Ed in un’ulteriore lettera all’Inviato Speciale alle celebrazioni del 35° anniversario del rinnovamento delle strutture della Chiesa di rito latino in Ucraina [Santuario Nazionale della Madre di Dio del Sacro Scapolare a Berdychiv, card. Paolo Riccardo Gallagher, il papa ha ricordato la testimonianza dei fedeli ucraini: “Allo stesso tempo, la Chiesa cattolica in quella regione fu oggetto di una crudele persecuzione istituita e attuata dal potere civile, che aveva l’obiettivo di annientarla completamente tra la popolazione. Dopo anni difficili, la Chiesa romana in quella regione ha ritrovato vita e crescita e sta ora celebrando il 35° anniversario della ricostituzione delle sue istituzioni. Quest’anno ricorre anche il 25° anniversario del viaggio apostolico di San Giovanni Paolo II in Ucraina”.
(Foto: Vatican News)
XVI Domenica Tempo Ordinario: Ospitare Dio nella nostra vita!
Oggi il Vangelo ci offre una icona della vera famiglia cristiana: non si tratta di una parabola ma di un fatto concreto. Gesù è ospite di una famiglia di tre persone: le sorelle Marta e Maria e il fratello Lazzaro. Tema della Liturgia è l’ospitalità di Abramo e quella di Marta e Maria. Dio è il vero e significativo ospite dell’anima. Dal racconto evangelico si evince che Marta è tutta presa a preparare il pranzo, addobbare la casa per l’accoglienza dignitosa di un ospite eccezionale; Maria, la sorella, è come rapita dalla presenza del maestro e se ne sta là, vicino a Gesù, ad ascoltarlo.
L’atteggiamento delle due sorelle è assai diverso ed evidenzia l’uno l’amore per la vita attiva, l’altro l’interesse per la vita contemplativa. Gesù, provocato affettuosamente da Marta, che si sente lasciata sola dalla sorella nelle faccende domestiche: pulizia, addobbo della tavola, preparazione dei pasti, risponde: ‘Marta, Marta, ti preoccupi di molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è veramente bisogno; Maria ha scelto la parte migliore e non le sarà tolta’.
Gesù non intende condannare l’atteggiamento del servizio, ma l’affanno dal quale tante volte si è presi, come se fosse l’unica cosa essenziale. La cosa veramente essenziale è un’altra: ascoltare la parola del Signore. Il Signore in quel momento è proprio lì, nella persona di Gesù. Tutto passerà o ci sarà tolto; ciò che rimane è solo la parola di Dio: parola eterna che dà senso al nostro agire quotidiano. Nessun disprezzo per la vita attiva, tanto meno per l’ospitalità; Ma Gesù evidenzia l’unica cosa veramente necessaria.
La persona, scriveva un giorno papa Benedetto XVI, deve lavorare, impegnarsi nelle occupazioni domestiche e professionali, ma ha bisogno in primis di Dio, che è luce interiore: amore e verità. Senza amore anche le attività più importanti perdono valore e non danno gioia; senza amore tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato. Siamo invitati dalla pagina del vangelo ad accogliere Dio nella nostra vita: solo lui è il vero ospite dell’anima, della famiglia e del mondo intero.
Accogliere Cristo significa ‘ascoltare la sua parola’. L’ascolto è l’unica azione cultuale richiesta da Dio al suo popolo; l’ascolto è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno per adorare il Signore efficacemente; da qui le parole di Gesù: ‘Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta’. La parte migliore è il Vangelo di Cristo Gesù. Tutto passerà o ci sarà tolto, ma la parola di Dio rimane, è eterna e dà senso al nostro agire quotidiano: nessuno disprezzo per la vita attiva,nè tanto meno per l’ospitalità; ma l’unica cosa veramente necessaria è ascoltare la parola di Dio ed attuarla. Dio è sempre accanto a noi; è sempre ospite nella ‘famiglia umana’ perchè la famiglia e nella famiglia si completa l’uomo; Dio giustamente disse: ‘non è bene che l’uomo sia solo’.
Gesù incarnandosi volle nascere in una famiglia a Betlemme, volle vivere in una famiglia a Nazareth; istituì inoltre la Chiesa come la grande famiglia delle famiglie: la famiglia cristiana è la vera chiesa domestica. La sua presenza in noi si rivela nell’amore e nell’impegno: ‘Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui’.
La vera sapienza sta nel sapere coniugare questi due elementi: la contemplazione e l’azione. Anche le ferie estive servono a riequilibrare attivismo e contemplazione. la Santissima Vergine, madre di Gesù e nostra, ci guidi nell’amore di Dio e del prossimo con le mani di Marta e il cuore e la fede di Maria. La spiritualità cristiana è la sintesi di contemplazione e azione.





























