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Un volume sui nuovi rapporti tra Cina e Santa Sede
La libertà religiosa è una questione complessa in Cina, con lo Stato che regolamenta le attività religiose e il ruolo delle organizzazioni religiose. Alcuni studiosi hanno esplorato come le interpretazioni del Diritto Cinese, in particolare da parte del Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo, possano assomigliare a concetti di common law o a interpretazioni giuridiche tradizionali cinesi. La Santa Sede ha reso disponibile il Codice di Diritto Canonico in cinese sul suo sito web, dimostrando di riconoscere la necessità di comunicare con i cattolici di lingua cinese.
Dibattiti accademici esplorano l’intersezione tra Diritto Canonico e Diritto Cinese, come quello del Simposio accademico intitolato ‘Religione e Stato di Diritto: Diritto Canonico e Diritto Cinese’, organizzato congiuntamente dall’Istituto Pu Shi per le Scienze Sociali di Pechino e dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Camerino, nello scorso 5 settembre 2022, rappresentando il primo scambio accademico tra le due parti sul tema del Diritto Canonico, a cui hanno partecipato 15 studiosi provenienti dall’Università di Pechino, dall’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, dall’Università di Scienze Politiche e Diritto della Cina, dall’Università di Camerino, dall’Università degli Studi di Napoli Federico II e dalla Pontificia Università della Santa Croce.
Quindi in questo contesto è stato pubblicato il libro ‘Canon Law & China Law’, primo volume di una collana edita in Cina, a Hong Kong, e curata dal prof. Liu Peng, direttore dell’Istituto Pu Shi per le Scienze Sociali di Pechino, e dal prof. Stefano Testa Bappenheim, docente di Diritto Ecclesiastico е Canonico alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Camerino, a cui abbiamo chiesto di raccontare il motivo di un volume sul diritto canonico e sul diritto degli Stati:
“Ma, guardi, il diritto canonico è un po’ come il nero, va su tutto. Parlando seriamente, la Chiesa offre consistenza giuridica alla vita religiosa con il diritto canonico, con cui da venti secoli, superando le varie difficoltà spirituali e materiali, la Chiesa cattolica ha cercato di mantenere uniti i proprî fedeli, accompagnandoli con la grazia dei sacramenti sino ai confini della terra, formando i loro animi, determinandone la morale, solennizzandone i matrimoni, impiegando per il bene comune le risorse materiali. Il diritto canonico, nel corso dei secoli ed ancor oggi, si rivolge a tutti, adattando il linguaggio ad ogni situazione, con il fervore guidato dalla disciplina, attraverso la coordinazione degli scopi e l’abile variazione dei mezzi, ed appunto il Codice vigente, del 1983 con le successive modifiche, sostanzia un diritto canonico fiducioso, positivo ed energico”.
La novità è che è il primo volume di una collana edita in Cina: come è stato possibile?
“E’ stato possibile grazie al fatto che in questi ultimi 20 anni, sotto gli occhi di tutti, è avvenuto un fortissimo avvicinamento della Cina nei confronti dei vari protagonisti della scena internazionale, con l’ingresso nel WTO, i giochi olimpici… In questa prospettiva, già nel 1999, con il documento 26, il Comitato centrale del Partito comunista cinese decise di procedere verso la normalizzazione delle relazioni fra Repubblica Popolare Cinese e Santa Sede. Anche grazie alla maggiore internazionalizzazione dei rapporti, poi, è possibile che le autorità cinesi si siano rese conto che il fattore sociale e religioso non è causa di instabilità sociale, e può invece, da un lato, instillare un’etica anticorruzione, e dall’altro colmare quel vuoto spirituale che non può essere soddisfatto dal puro e semplice consumismo, a seguito forse di un certo intiepidimento del materialismo scientifico d’impronta marxista.
Il presidente Xi Jinping, inoltre, in gioventù ha vissuto per alcuni anni negli USA, quando era ancora un funzionario in carriera, avendo così modo di sperimentare dal vivo il principio del ‘wall of separation’, che c’è negli Stati Uniti, ovvero uno Stato ch’è sì autonomo e indipendente dalle confessioni religiose, ma non è aggressivo nei loro confronti, come invece abbiamo altri esempi in giro per il mondo. Può darsi che questa constatazione del fatto che Stato e confessioni religiose possano convivere pacificamente, abbia influenzato la sua formazione e le sue opinioni in questo campo”.
Il volume è frutto di un convegno organizzato a Camerino: cosa significa questa collaborazione tra le università italiane e quelle cinesi?
“Da un lato una delle principali qualità del professore universitario è la curiosità, che lo motiva alla ricerca, all’esplorazione, all’approfondimento, in qualunque settore dello scibile umano, perché sa di non sapere, e, d’altro canto, un’Università non è, non può essere, una monade senza porte e finestre: nello specifico, Italia e Cina sono emblema della civiltà orientale e di quella occidentale, e hanno scritto alcuni dei più importanti e significativi capitoli della storia della civiltà umana. I contatti tra le due grandi civiltà, cinese e italiana, affondano le loro radici nella storia.
Già più di duemila anni fa, infatti, la dinastia Han inviò Gan Ying in missione alla ricerca di ciò che chiamavano ‘Da Qin’ o ‘Grande Qin’, e che era l’Impero romano, mentre il sommo poeta Virgilio ed il geografo romano Pomponio Mela fanno molteplici citazioni del ‘Paese della seta’. E’ dunque naturale che questi contatti si siano oggi incanalati nella collaborazione fra Università italiane e cinesi”.
I rapporti tra la Santa Sede e la Polonia dopo la Seconda Guerra Mondiale possono essere interessanti per i rapporti con la Cina?
“Certamente, perché dimostrano la possibilità d’avviare relazioni diplomatiche fra uno Stato ufficialmente ispirato e guidato dalla dottrina marxista e la Santa Sede”.
In quale modo papa Leone XIV potrà ‘gestire’ i rapporti con Pechino?
“Guardi, dovrà semplicemente fare quello che fecero i suoi predecessori: già nel 1245 infatti, Sinibaldo Fieschi, papa Innocenzo IV, nel quadro del Concilio di Lione, aveva inviato un legato pontificio, il francescano Giovanni da Pian del Carmine, al Can dei Tartari, per favorire la conversione al cristianesimo e dissuadere dall’invadere l’Europa. Dopo la missione di Marco Polo, papa Niccolò IV, Girolamo Masci, il primo pontificio francescano, inviò il confratello Giovanni da Montecorvino, che giunse in Cina nel 1294 e tradusse il Salterio, il Nuovo Testamento e il Messale in Tartaro. Papa Clemente V ne dispose poi la consacrazione come arcivescovo di Pechino.
Secoli dopo il testimone venne raccolto dal gesuita p. Matteo Ricci, originario di Macerata, fino al blackout provocato dalla questione dei riti. All’inizio dello scorso secolo abbiamo avuto un nuovo ‘Matteo Ricci’, cioè il vescovo veneto, poi cardinale, Celso Costantini, che è davvero un nuovo apostolo della Cina. Quindi il rispetto e l’attenzione della Chiesa, della Santa Sede, verso la Cina è stata costante nel corso dei secoli”.
Quindi l’Accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese potrà essere ratificato definitivamente con papa Leone XIV?
“L’accordo purtroppo è segreto, quindi non sappiamo esattamente cosa dica. Possiamo ipotizzare sia stata prevista una qualche forma di consultazione tra Santa Sede e Governo cinese in merito alla nomina dei Vescovi, cosa peraltro abbastanza comune sia nei secoli passati in Europa che nei concordati di inizio Novecento. Sarà infatti solo il decreto di papa san Paolo VI, ‘Christus Dominus’ del 1965, a dire al numero 20 che in avvenire non sarebbero più stati concessi alle autorità civili diritti, privilegi di elezione, nomina e presentazione dei vescovi, ed a pregare le autorità civili che ancora li avessero, per ragioni concordatarie, di rinunziarvi. Immagino che l’obiettivo della Santa Sede resti quello, con tempistiche però che non si possono prevedere”.
Quanto è importante la libertà religiosa nei rapporti della Santa Sede con gli Stati?
“E’ estremamente importante, perché, come dice il canone 1752 del Codice di diritto Canonico, ‘salus animarum suprema lex’ (la salvezza delle anime è la legge suprema) ed alla Chiesa ed alla Santa Sede interessano le anime, a prescindere dal sistema politico”.
(Tratto da Aci Stampa)
Molte polemiche inutili sul nulla
“Tante volte ci si lascia determinare dall’ideologia del momento, spesso costruita su notizie infondate o fatti scarsamente documentati. Ogni affermazione ideologica recide i legami della ragione umana con la realtà oggettiva delle cose. Proprio la pandemia ci impone, invece, una sorta di ‘cura di realtà’, che richiede di guardare in faccia al problema e di adottare i rimedi adatti per risolverlo. I vaccini non sono strumenti magici di guarigione, ma rappresentano certamente, in aggiunta alle cure che vanno sviluppate, la soluzione più ragionevole per la prevenzione della malattia”.
Il prof. Trombetta spiega il valore della sentenza di nullità matrimoniale dall’Amoris Laetitia
Per la prima volta, conformemente al capitolo 8 dell’esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia’ ed al motu proprio ‘Mitis Iudex Dominus Iesus’ di papa Francesco, un fedele assistito dal gruppo canonico-pastorale ‘Il buon Pastore’ dell’arcidiocesi di Palermo (Ufficio pastorale familiare, direttori mons. Alerio Montalbano e coniugi proff. Giovanni ed Antonella Pillitteri) con sede presso la parrocchia ‘Annunciazione del Signore’ di Palermo, creato dai coniugi Trombetta per i fedeli separati, divorziati (risposati o conviventi) nel 2013 con la guida spirituale di p. Cesare Augusto Rattoballi (è stato il confessore del giudice Paolo Borsellino), con il supporto psicoterapeutico e convegnistico di p. Giovanni Salonia (noto in tutto il mondo cattolico, accademico, conventuale e professionale), con la collaborazione tecnologica e teologica del dott. Diego Talluto, con il patrocinio, in particolare, dell’avvocato canonista/civilista/cassazionista Sergio Bellafiore, ha ottenuto una sentenza di nullità matrimoniale dopo 6 mesi dalla presentazione del libello, suffragata anche da un determinante ed efficace attestato giuridico-pastorale elaborato dal prof. Francesco Pietro Trombetta e sottoscritto dal team, allegato alla documentazione probatoria, adesso riconosciuto formalmente dalla giurisprudenza ecclesiastica come rilevante sul piano giuridico e pastorale ( in attesa di altre 3 sentenze in merito).
Al Tutor del Gruppo diocesano prof. Trombetta ( plurilaureato, giurista, dirigente emerito Magistr. Corte dei conti, in possesso del Titolo di teologia di Base, conseguito con la massima votazione presso il Centro diocesano STB San Luca Evangelista di Palermo), chiediamo di spiegarci quale valore ha questa recentissima sentenza di nullità matrimoniale:
“Il primo pronunciamento giurisdizionale che riconosce la rilevanza canonico-pastorale di un Atto giuridico-ecclesiastico (allegato alla documentazione probatoria) da me creato e che ho dedotto dall’interpretazione sistematica delle norme procedurali del motu proprio ‘Mitis Iudex Dominus Iesus’ e dai principi sanciti dal capitolo 8 dell’esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia’. In questa sentenza di nullità matrimoniale per la prima volta in giurisprudenza il TEIS specifica che il dubbio sul vizio da cui potrebbe essere inficiato il matrimonio è stato ipotizzato per la prima volta dal gruppo ‘Il buon Pastore’ dell’arcidiocesi di Palermo durante il percorso di fede previsto espressamente dai citati documenti di papa Francesco (da me e mia moglie attivato presso la parrocchia ‘Annunciazione del Signore’ nel 2013, dopo le nostre risposte ufficiali al questionario ricevuto dalla diocesi di Palermo, preparatorio del doppio Sinodo mondiale sulle famiglie 2014-2015)”.
Cosa comporta sul piano giuridico pastorale la sentenza?
“Essendo il nostro gruppo l’unico in Sicilia, per quello che mi risulta, ad avere assunto, con l’assistenza della SS. Trinità, la missione di seguire a 360 gradi talune tipologie di famiglie contemplate dai citati documenti ed avendo io e mia moglie, Marcella Varia, acquisito i titoli idonei sul piano giuridico e teologico, abbiamo cercato di istituire il cosiddetto ‘ponte giuridico-pastorale’ durante le catechesi mensili da noi organizzate ‘ad hoc’, di cui siamo stati anche relatori, delegando anche altri docenti (compresi i direttori diocesani dell’Ufficio Pastorale familiare, coniugi proff. Antonella e Giovanni Pillitteri, il cui direttore chierico è Mons. Alerio Montalbano, vicario episcopale), teologi (del Centro accademico diocesano STB San Luca Evangelista di Palermo), canonisti (compresi giudici ecclesiastici) e psicoterapeuti (il più importante incontro in materia è stato quello svolto il 17/2/2019 insieme al nostro membro prof. p. Giovanni Salonia, noto in tutto il mondo cattolico, accademico e professionale) chierici e laici (il nostro membro accolito episcopale Diego Talluto) a redigere ed illustrare relazioni in merito; questo mese con questa sentenza la nostra speranza è diventata una realtà che può essere emulata in tutto il mondo cattolico”. (cfr. http://www.pastoralefamiliare.arcidiocesi.palermo.it/il-buon-pastore/ ).
Perché un percorso di fede per divorziati risposati?
“Forse non tutti sanno che nel 325 il Concilio di Nicea prevedeva questo percorso di fede per coloro che avevano tale status ( cfr. canone 8- i catari ), canone mai abrogato dai successivi concili (per ultimo il Concilio Vaticano II del 1965), che esso è anche contemplato dall’esortazione apostolica del 1981 ‘Familiaris Consortio’, confermato, ripeto, dal motu proprio ‘Mitis Iudex Dominus Iesus’ (8/12/2015) e da ‘Amoris Laetitia’ (19/3/2016). Pertanto, come evidenzia papa Francesco, possono esistere delle circostanze attenuanti e scriminanti, previste anche dal vigente Codice di Diritto canonico, dal Catechismo della Chiesa Cattolica e dal motu proprio ‘De concordia inter Codices’, in presenza delle quali la responsabilità morale dei fedeli divorziati risposati può essere attenuata o addirittura eliminata e vivere, seguendo il percorso di fede formativo ed effettuando con il sacerdote il discernimento in foro interno (il nostro assistente spirituale è il parroco don Cesare Augusto Rattoballi della menzionata parrocchia, già confessore unico del giudice Paolo Borsellino) in grazia di Dio, con eventuale ricezione eucaristica ed attivando la causa di nullità in presenza di un “vizio” sancito dal CIC (cioè se deduco il dubbio del “fumus boni iuris” della sussistenza dei presupposti giuridici in merito tramite i loro interventi dopo le nostre catechesi, di cui successivamente riferisco al nostro membro avv. canonista/civilista Sergio Bellafiore per eventuale predisposizione del libello da presentare al competente Tribunale ecclesiastico)”. Orientamento acclarato da “ Le valutazioni del Cardinale G. Ravasi: https://www.famigliacristiana.it/ –Il termine greco “pornéia “( Vangelo secondo Matteo 19,9), anche se non era in uso allora questa fattispecie giuridica, si riferisce ad una dichiarazione di nullità del matrimonio…..”
Perché è sorto il gruppo pastorale ‘Il buon Pastore’?
“Dopo aver partecipato per molti anni insieme a mia moglie al Cammino neocatecumenale ed a quello carismatico del Rinnovamento nello Spirito abbiamo seguito quello predisposto ad hoc dal gruppo diocesano ‘Pozzo di Sicàr’ di cui diventammo parte attiva e fattiva, determinante per comprendere che per conoscere meglio il nostro creatore avevamo la necessità di frequentare un corso istituzionale di Teologia che ci consentisse di declinarla e coniugarla meglio con il Diritto al fine di costituire ‘cum grano salis’, in scienza e coscienza, un nostro gruppo (finora abbiamo accompagnato 25 coppie, di cui abbiamo documentato anche il direttore nazionale della Pastorale familiare della CEI Padre fr. Marco Vianelli, giudice ecclesiastico, ricevendo via mail il Suo plauso) che approfondisse concretamente (caso per caso) le fragilità familiari valorizzate dal Pontefice in “Amoris Laetitia” (2021-2022 celebrazione 5 anni) e nel “MIDI”.
Quale discernimento contemplato dal cap. 8 di ‘Amoris Laetitia” è stato attuato dal 2013?
“La ratio è costituita da un sincero esame di coscienza personale, di coppia e con il nostro Sacerdote Don Cesare, fondato sui propri comportamenti prima, durante e dopo le nozze in chiesa e le successive in municipio con altro soggetto; a volte scoprono, riflettendo in merito anche durante le nostre catechesi, che la persona con cui ritrovano la fede in Dio è quella con la quale seguono il nostro percorso, tuttavia è anche capitato in tale contesto che qualche coppia convivente interrompe il rapporto e ritorna dal coniuge sposato in chiesa…”.




























