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Prossimo anno al Meeting con Dante Alighieri: l’amor che move il sole e l’altre stelle

A Rimini il Meeting dell’Amicizia tra i popoli si è concluso all’insegna di due santi giovani, Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis. che saranno canonizzati in piazza san Pietro domenica 7 settembre, con don Paolo Asolan, docente di Teologia pastorale fondamentale e preside del Pontificio Istituto Pastorale ‘Redemptor Hominis’ alla Pontificia Università Lateranense, Marco Cesare Giorgio, presidente del Centro Culturale ‘Pier Giorgio Frassati’ e mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, ed un messaggio della madre di Carlo, Antonia Salzano:

“L’anno in cui è morto eravamo a Santa Margherita Ligure e lui mi chiese: ‘Ma tu che ne penseresti se io mi facessi sacerdote?’ Gli dissi che, se lui si fosse sentito di percorrere quella strada, io ne sarei stata contenta. E la stessa domanda l’aveva fatta anche alla nonna, come mi confidò in seguito… Carlo mi ha insegnato a credere nell’Eucarestia, che ora mi guida. Non l’ho vissuta come una fine ma come una separazione”.

Inoltre ha ricordato la sua ‘allegria’, pur nella malattia: “La cosa più vicina alla grazia è l’umorismo, affermava papa Francesco, ed anche Carlo sapeva ridere e fare ridere tanto, capace di sdrammatizzare le situazioni”, persino al momento della diagnosi di leucemia fulminante: ‘Il Signore ha mandato la sveglia!’, fu la sua risposta ironica”.

Infine ha lanciato il messaggio finale ai giovani della kermesse riminese con la frase di Carlo Acutis (‘Non io, ma Dio; non il mio amor proprio, ma la Gloria di Dio’): “Signore, sia sempre fatta la Tua volontà. Non dimentichiamo mai di chiedere aiuto alla Tua santa Madre: sia sempre per noi un rifugio sicuro! Non dimenticate il suo appello a pregare il Rosario ogni giorno. E’ un mezzo molto potente al quale la Santissima Trinità ha conferito grazia straordinaria. Allora approfittiamone e seguiamo i consigli che portano al Cielo”.

Nell’intervento Marco Cesare Giorgio, presentando Piergiorgio Frassati, ha affermato che ‘Piergiorgio aveva capito come essere felici nelle circostanze ordinarie della vita’, leggendo le parole dello scrittore Stefano Iacomuzzi, che conobbe alcuni suoi amici Frassati: “Mi piaceva anche perché faceva da contrappeso alle immagini lontane dei grandi santi”. E con una citazione di don Luigi Giussani ha affermato che il santo “non è colui con i superpoteri, ma colui che aderisce all’ideale per cui è stato fatto’: “Era un giovane sportivo: alpinista ‘tremendo’ come lo definì sempre papa Giovanni Paolo II. Si rimane stupiti, leggendo i suoi scritti, in particolare le lettere agli amici, di quante volte parli della sua passione per la montagna, perché ‘fra i monti c’è qualcosa di grande, di immenso che eleva’.

Ma Pier Giorgio era un giovane che ‘non voleva vivacchiare ma vivere’! Oggi si direbbe, citando la ormai famosa espressione di papa Francesco, non voleva essere un giovane-divano, ma vivere in pienezza la propria esistenza! Vivere in pienezza voleva dire per lui assumersi prima di tutto le proprie responsabilità di cittadino. E proprio in questo si può cogliere un aspetto della sua attualità, dal momento che viviamo, nel cattolicesimo attuale, un cristianesimo ripiegato su se stesso, del quieto vivere”.

Nel suo intervento don Paolo Asolan ha citato una frase del politico Filippo Turati, che nel luglio 1925 scrisse: ‘Ciò che si legge di lui è così nuovo e insolito, che riempie di riverente stupore anche chi non condivideva la sua fede’: “La vita di Frassati indica due vie: quella della preghiera contemplativa e quella del servizio della carità. La preghiera quotidiana di cui fu capace, in particolare l’adorazione eucaristica e il rosario, lo introdusse sempre più profondamente nel mistero di Dio, il cui potere appare nell’ostia così diverso dai poteri del mondo: inerme, silenzioso, completamente dato e offerto”.

Però dalla preghiera e dall’eucaristia quotidiane nasce l’azione caritativa, sempre fatta con allegria: “Il servizio della carità non ebbe in Frassati nulla di romantico, fu spesso anzi contrassegnato da preoccupazioni e difficoltà di ogni genere. Tuttavia, che si trattasse di vuotare i vasi da notte di poveri ammalati, o di sistemare famiglie senza lavoro (la sua ossessione, si potrebbe dire, era trovare un lavoro a chi l’aveva perduto), o condurre battaglie politiche in seno al Partito Popolare ed in opposizione al fascismo, la sua allegria mai lo abbandonò. E furono questi anche i campi di azione nei quali la strada delle beatitudini da lui percorsa lasciò tracce visibili anche all’esterno”.

Mentre mons. Domenico Sorrentino ha scelto le parole del beato Giuseppe Toniolo, ‘consulente di papa Leone XIII per l’enciclica Rerum Novarum’ con la richiesta di ‘riscoprirlo’ alla prossima edizione del Meeting, per descrivere le figure di Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati: ‘Carlo, come Piergiorgio, stanno in questa logica’, ma soprattutto san Francesco d’Assisi, attratto dal ‘Cantico delle Creature’: “Un passaggio viene poi dedicato a un altro santo, Francesco d’Assisi, il cui Cantico delle Creature Carlo lo vive, attraverso l’amore per la bellezza della vita…

Infatti il motivo per cui Carlo Acutis è spesso paragonato a San Francesco nell’ambito della spogliazione è perché entrambi hanno interpretato, seppur in maniere molto diverse, lo stesso gesto compiuto da Gesù. Francesco, decidendo di vivere in povertà ed eliminando dalla sua vita tutti i privilegi che aveva acquisito dalla nascita, Carlo Acutis, attraverso un videoclip da lui registrato. In questo video, il giovane preannuncia la sua morte due mesi prima di venire a mancare: Sono destinato a morire”.

Mentre in un incontro precedente dal titolo ‘Investire sul talento di ogni persona’ i genitori di Sammy, Laura Lucchin e Amerigo Basso, partendo da una sua frase (‘Non si misura la vita dai giorni che si vivono ma da come li si vive’), hanno raccontato il figlio: “Amava la vita e quella degli altri, felice quando poteva aiutare. Sammy era un vulcano di idee: ricercatore, sportivo, testimonial della sua e delle malattie rare, giovane di fede. Ha fatto cose assurde insieme agli amici. Al termine di ogni impresa diceva: il traguardo raggiunto da solo è bello, fatto con gli altri è meraviglioso”.

Prezioso testimonial sulle possibilità di fare anche con gravi patologie, ha corso maratone con i suoi amici, che gli hanno prestato le gambe, come ha raccontato la madre: “Sammy aveva dei talenti, io ho fatto la mamma e basta. Abbiamo fatto un cammino insieme e non è stato facile, ma sono convita di aver fatto un percorso di vita che non sarebbe stato uguale se non avessi avuto Sammy e la sua malattia”.

Nella giornata precedente Diane Foley, madre di James Wright Foley, giornalista americano free-lance rapito nel nord della Siria nel 2012 ed ucciso dall’Isis 11 anni fa, ha portato la sua testimonianza assieme allo scrittore Colum McCann, che ha dedicato alla vicenda un libro (‘Una madre’): “Lui aspirava ad essere un uomo di coraggio morale. Era attratto dalla voglia dei popoli di ottenere la liberà che noi diamo per scontato. Jim sapeva che la sua presenza in Siria stava diventando pericolosa, ma ha deciso di restare per informare. Ha pagato con la sua vita il diritto degli altri ad informarsi”.

Ed ha raccontato il motivo per cui ha incontrato anche colui che ha ucciso suo figlio: “Il mondo non può lasciare che queste atrocità rimangano impunite. Quindi la giustizia deve arrivare. Ma credo che la riconciliazione debba passare attraverso il perdono, anche se è molto difficile. Sapevo che Jim avrebbe voluto che lo incontrassi, avrebbe voluto sapere il motivo, per cui si era radicalizzato, visto che la sua famiglia era stata accolta come rifugiata in Gran Bretagna? Sua madre era cristiana ortodossa, quindi era ancora più strano, si era convertito all’Islam. Eppoi volevo che lui sapesse chi era Jim”.

Infine nel concerto finale, dedicato a Claudio Chieffo, il presidente Bernhard Scholz ha dato appuntamento al 47^ meeting dell’Amicizia tra i popoli, che si svolgerà dal 21 al 26 agosto 2026, prendendo spunto dall’ultimo verso della ‘Divina Commedia’ di Dante Alighieri, ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’: “Sulla scorta del titolo ‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’ sono emerse esperienze e prospettive per affrontare i deserti del nostro tempo: la solitudine e la frammentazione sociale, i conflitti e le guerre, la crisi ambientale ed economica.

Già dall’incontro inaugurale con le madri di Israele e Palestina, capaci di trasformare il dolore della perdita in cammino di riconciliazione, e dalla presenza di testimoni come i sopravvissuti di Hiroshima Toshiyuki Mimaki e Masao Tomonaga, si è percepito il filo rosso della pace”.

(Tratto da Aci Stampa)

Meeting di Rimini: alla scoperta degli spettacoli con Otello Cenci

Sono 17 gli spettacoli che fino a mercoledì 27 agosto animano le serate del Meeting dell’Amicizia tra i popoli a Rimini, che prende il titolo da una frase tratta da ‘I cori della Rocca’ di Eliot, ‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’, che al Teatro Galli di Rimini ha aperto venerdì 22 agosto con lo spettacolo, diretto dal regista statunitense Jared McNeill, ‘The Rock – Cori da La Rocca’ ed interpretato da Sergio Castellitto (già in sold out), questa 46^ edizione, a cui seguirà un ricco palinsesto di opere teatrali e musica.

Ispirato all’opera omonima di T.S. Eliot, lo spettacolo inaugurale è un omaggio, tra musica e recitazione, al poeta inglese, figura centrale della letteratura del XX secolo, ma è anche l’album di esordio dello stesso McNeill, realizzato in collaborazione con il compositore Claudio Scarabottini. Le musiche, che spaziano tra elettronica pop, gospel, blues e world music, si fondono con le voci intense degli interpreti, restituendo nuova forza ai versi di Eliot.

Sempre al Teatro Galli, domenica 24 agosto, è in programma ‘Joseph & Bros’, una raccolta di storie e frammenti di vita dal carcere che, in una cella dove la convivenza forzata tra tre uomini diventa occasione di confronto, mettono in discussione stereotipi, pregiudizi e distanze culturali.

Però, come ogni anno, gli spettacoli e i concerti del Meeting vanno in scena anche in Fiera: come ‘La fregatura di avere un’anima’ di e con Giacomo Poretti, che sabato 23 ha esplorato il mistero dell’essere genitori: uno spettacolo scritto e interpretato dall’attore milanese in occasione dei 50 anni di Tracce.

Mentre lunedì 25 agosto nell’Auditorium Isybank D3, si potrà ascoltare la ‘Serenata per archi’ di Dvořák, suonata dai giovani musicisti e professionisti dell’Orchestra Enzo Piccinini, un vero e proprio inno all’umano attraverso la musica classica; l’ensemble che dà vita a questo concerto porta il nome del medico scomparso nel 1999 al quale la storia del Meeting è legata tanto che l’anno scorso gli è stata dedicata una mostra.

Sempre in città, al Teatro Tarkovskij, gli studenti del liceo ‘Don Gnocchi’ di Carate Brianza (MB) portano in scena ‘La bottega dell’orefice’ (anche questo sold out) di Karol Wojtyla ed, alla Corte degli Agostiniani, il gruppo corale e strumentale ‘Ologramma’, fatto di musicisti, musicoterapeuti e ragazzi fragili, tutti accomunati dall’amore per la musica, propone ‘Peace rock: Step made of songs’, un viaggio sonoro ed umano, dove ogni brano diventa occasione per avvicinarsi e conoscersi. Al Teatro Galli si torna martedì 26 agosto per ascoltare brani da ‘Le Confessioni di sant’Agostino’ (altro sold out) con Alessandro Preziosi: un viaggio nel cuore dell’anima, grazie a un testo che è tra i più profondi e influenti della tradizione cristiana e della letteratura mondiale.

E poi ancora tanta musica dal vivo nelle Piscine della Fiera: da Zapotec di Francesco Picciano, ai The Sun, band rock con un’anima (e un seguito) incredibile, fino al concerto dei Rotattada, la band del CLU di Bologna, nata da una forte amicizia all’interno del movimento. Due eventi ricordano poi l’artista e l’uomo Lucio Dalla, la sua genialità e ironia: la lezione e spettacolo ‘Se io fossi un angelo’ di Cristiano Governa e la serata ‘Aspettiamo senza avere paura, domani’, tra racconto e canzone. Infine nella serata conclusiva un omaggio, con il concerto-tributo, a Claudio Chieffo nell’ottantesimo dalla nascita; e la quinta edizione del Meeting Music Contest, competizione musicale nata dalla sinergia con il Mei di Faenza, senza dimenticare la rassegna di spettacoli, ancora più ampia e varia degli anni scorsi, al Villaggio Ragazzi, serate comprese.

Per vedere meglio le opportunità ‘spettacolari’ offerte dal Meeting dell’Amicizia tra i popoli, abbiamo incontrato Otello Cenci, responsabile degli spettacoli: come è possibile costruire nei luoghi deserti con mattoni nuovi attraverso gli spettacoli?

“Il titolo, tratto dall’opera di T.S. Eliot del 1934, evoca la speranza di ricostruzione: là dove tutto sembra arido (relazioni, senso, comunità) la cultura e l’arte possono diventare ‘mattoni nuovi’. Gli spettacoli del Meeting non sono evasione, ma esperienze vive di incontro, bellezza e verità: momenti in cui l’arte riaccende lo sguardo, crea legami e restituisce memoria e fiducia”.

Infatti lo spettacolo inaugurale è stato ‘The Rock’: perché il Meeting ha accettato questa sfida?

“The Rock è uno spettacolo che intreccia musica, poesia e teatro, ispirato al celebre poema di Eliot ‘Choruses from The Rock’. Le musiche, che spaziano dall’elettronica al pop, dal gospel al blues e alla world music, sono firmate da Claudio Scarabottini, in collaborazione con l’artista statunitense Jared McNeill. E’ un progetto che unisce generazioni (giovani non professionisti e artisti di grande esperienza come Sergio Castellitto) per offrire al pubblico un’esperienza intensa e suggestiva, capace di far risuonare le domande provocatorie di quest’opera poetica”.

Inoltre il Meeting si chiude con un tributo a Claudio Chieffo: quanto ha costruito con mattoni nuovi in luoghi deserti?

“Claudio Chieffo ha costruito ovunque ‘mattoni nuovi’ con la vivacità di una vita piena di amicizia, gioia e condivisione. La sua arte, radicata nell’esperienza di fede nata in Comunione e Liberazione, si è espressa in decine di brani originali e profondi. La serata sarà una festa condotta dai figli Martino e Benedetto, che proporranno i pezzi più giocosi e divertenti del padre: un omaggio che celebra vita, libertà e amicizia autentica”.

In questo percorso il pubblico sarà aiutato da ‘Le Confessioni di sant’Agostino’ con Alessandro Preziosi: un testo che racconta che questa costruzione non è inutile?

“Le Confessioni sono un cammino di ricerca interiore, fragilità e grazia. Con la sensibilità di Alessandro Preziosi, il testo di Agostino diventa voce intensa di un’esperienza spirituale viva. Ci ricorda che ogni costruzione di verità e di bene, anche se silenziosa o nascosta, genera futuro e significato”.

In conclusione: una settimana piena di occasioni da non perdere?

“Assolutamente sì. Sarà una settimana ricca di appuntamenti, da scoprire sul sito del Meeting di Rimini, che coinvolgeranno l’intero territorio. Presso il Teatro Galli, oltre agli spettacoli già citati, andrà in scena il divertente e significativo ‘Joseph and Bros’, tratto dal testo di Ignazio De Francesco. Sul Palco delle Piscine della Fiera, tutte le sere, musica d’autore ed, in particolare, la serata finale della quinta edizione del Meeting Music Contest, organizzata in collaborazione con il MEI di Faenza, con centinaia di iscritti e sei finalisti che si esibiranno davanti a una giuria presieduta da Cristiano Godano, voce e leader dei Marlene Kuntz, e da Casadilego, vincitrice di X Factor 2020.

Nell’Auditorium della Fiera di Rimini si potrà assistere al capolavoro sinfonico di A. Dvořák, Serenata per archi op. 22, diretto dal maestro Emmanuele Lo Russo ed eseguito dall’Orchestra Piccinini, composta da giovani talenti provenienti da prestigiose formazioni italiane ed estere. Sempre in Auditorium, sarà proposto il monologo ‘semiserio’ di Giacomo Poretti ‘La fregatura di avere un’anima’. Un calendario ricco di appuntamenti per interrogarsi, divertirsi e iniziare a costruire con mattoni nuovi”.

(Foto: Meeting Amicizia tra i Popoli)

Meeting 2025 in compagnia di Thomas Stearns Eliot

“Il Meeting di quest’anno ci ha sorpreso per l’intensità della partecipazione, la forza delle testimonianze, la profondità delle riflessioni e l’apertura al mondo”: così si è espresso il presidente del Meeting dell’Amicizia fra i popoli, Bernhard Scholz, a conclusione della 45^ edizione della manifestazione dal  titolo ‘Se non siamo alla ricerca dell’essenziale, allora cosa cerchiamo?’, da cui sono emerse esperienze e prospettive per sostenere un’educazione appassionata al bene dei ragazzi, per promuovere un’economia equa e sostenibile, per favorire una politica orientata al bene comune e per utilizzare in modo adeguato i media e l’intelligenza artificiale. 

Il presidente Scholz ha ripercorso i momenti più importanti di questa settimana riminese: “A partire dal dialogo inaugurale con il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, il card. Pierbattista Pizzaballa, in tanti incontri si è cercato di dare voce a iniziative di pace e di riconciliazione in Russia, Ucraina, Israele, Palestina e Myanmar. Temi centrali sono stati anche il futuro della democrazia e il dialogo interreligioso: su quest’ultimo punto sono intervenuti il presidente della Cei cardinale Matteo Maria Zuppi e il segretario generale della Lega Musulmana Mondiale Muhammad Bin Abdul Karim Al-Issa”.

Le mostre hanno richiamato molto interesse da parte dei visitatori: “Le 16 mostre hanno incontrato anche quest’anno un grande interesse, con più di 150mila visitatori, con artisti come Curran Hatleberg e William Congdon, oppure attraverso le vite diverse tra loro ma tutte segnate in modo drammatico dalla ricerca dell’essenziale di Franziska e Franz Jägerstätter, Alcide De Gasperi e del medico modenese Enzo Piccinini. Di rilievo anche la mostra sulla storia dei Giubilei in vista dell’Anno Santo 2025”. 

E come in ogni consuntivo non potevano mancare le cifre delle presenze al Meeting: “Quanto alle cifre, i partecipanti sono aumentati rispetto all’edizione 2023 con una crescita attorno al 10%. I 140 convegni con 450 relatori di cui 100 provenienti dall’estero, le 16 mostre e i 18 spettacoli hanno registrato quasi costantemente il sold out e lo stesso vale per il Villaggio Ragazzi Yoga e la Cittadella dello Sport che hanno visto la presenza di decine di migliaia di bambini e ragazzi.

In aumento anche le aziende partner, arrivate a quota 180, con un coinvolgimento anche nella riflessione sui temi del Meeting, mentre le dirette di 80 convegni (praticamente tutti i principali) sono state rilanciate quasi 300 volte dalle principali testate giornalistiche italiane, con un impatto mediatico complessivo sensibilmente maggiore rispetto all’anno scorso”.

Insomma tali numeri per il presidente della fondazione del Meeting sono significative perché esso è “sempre di più come un luogo di incontro, di dialogo, di pacificazione, di collaborazione e di approfondimento comune per il nostro Paese e per il mondo, come ha ricordato nel suo messaggio papa Francesco”.

Ed infine il titolo della 46^ edizione, che si svolgerà a Rimini da venerdì 22 agosto a mercoledì 27 agosto 2025, è tratto dai Cori da ‘La Rocca’ di Thomas Stearns Eliot: ‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’, che richiama, quasi inconsapevolmente  lo spettacolo teatrale ‘Assassinio nella Cattedrale’, dello stesso autore, messo in scena nel 1990 dal Teatro degli Incamminati, che insieme al ‘Miguel Mañara’ di Oscar Milosz, messo in scena nel 1989, ed ‘Antigone’ di Sofocle, messo in scena nel 1991, sotto la regia di Franco Branciaroli, costituisce nel panorama artistico italiano e mondiale un ‘unicum’ irripetibile, sia per innovazione tecnica e scenografica, come ha ricordato la scenografa Margherita Palli, (in quei tempi lavorava con il regista Luca Ronconi), che il regista era un po’ ‘geloso’ dei successi di questi spettacoli, sia per aver fatto cadere la famosa ‘quarta parete’ con la partecipazione attiva del pubblico come attore, e la partecipazione di Gian Mario Bandera, direttore del Centro Teatrale Bresciano già presidente del Teatro degli Incamminati, che ha ricordato Emanuele Banterle e Giovanni Testori; Emilia Guarnieri, cofondatrice Meeting per l’amicizia fra i popoli.

Però nei numerosi incontri che il meeting ha offerto è opportuno quello svolto nell’ultimo giorno, dal titolo ‘Dagli uomini d’onore agli uomini d’amore’ con la partecipazione di Domenico Airoma, procuratore delle Repubblica di Avellino e vicepresidente Centro Studi Livatino; Valerio Montalbano, figlio di Giuseppe Montalbano, medico di Camporeale, ucciso il 18 novembre 1988 su ordine di Giovanni Brusca; Domenico Pace, detenuto presso il carcere di Sulmona; Lia Sava, procuratore generale Corte d’Appello di Palermo; Paolo Tosoni, avvocato penalista, che ha sottolineato il cammino compiuto per giungere al perdono:

“Nel mio lavoro di avvocato penalista ho spesso a che fare con persone che hanno commesso gravi crimini o con le loro vittime: i primi, alcuni, dopo tanti anni di carcere, pentiti del male commesso, anelano il perdono di coloro che hanno fatto soffrire; le vittime, che riescono a fare il grande passo di perdonare, raggiungono una pace insperata: il perdono, infatti, non a caso è un atto profondamente cristiano (ma alla portata di tutti) perché lenisce e rimargina le ferite e introduce una novità di vita”.

Per l’avvocato penalista il perdono è un’opportunità offerta a tutti: “Per tutti vi è e vi deve essere la possibilità di redimersi e riscattare socialmente il male arrecato: quando ciò avviene è una vittoria per tutti, vittime, magistrati, avvocati e collettività; non credere a questa possibilità è una sconfitta in partenza. Quando si parla di mafiosi e di uomini d’onore, in generale si tende ad escludere questa eventualità positiva: perché il patto scellerato che li ha condotti prima a commettere delitti e poi in carcere, si ritiene indissolubile, e strumentale ogni accenno di riabilitazione”.

L’intervento conclusivo dell’incontro è stato affidato al dott. Fabio Pinelli, vicepresidente Consiglio Superiore della Magistratura, che ha ricordato il beato Rosario Livatino, in cui ha riaffermato che la credibilità del magistrato deve manifestarsi sia nella vita pubblica che in quella privata: “Ecco la ‘credibilità’ del magistrato come momento fondante della sua legittimazione e delle sue garanzie. E’ una credibilità che si gioca non solo nelle decisioni e nelle scelte che compie allorché indossa la toga, ma anche nelle più generali manifestazioni della sua persona… 

Vittorio Bachelet, Rosario Livatino, Piersanti Mattarella e Aldo Moro, tutti credibili e tutti ‘uomini liberi’: un grande lascito il loro, che ci spinge a non desistere dalla ricerca dell’essenziale”.

Ed infine la Compagnia delle Opere (CdO), durante l’incontro ‘Un lavoro all’altezza del desiderio umano’ ha ‘lanciato’ il manifesto per una nuova concezione del ‘buon lavoro’: “la finalità del lavoro di diventare un’esperienza umana fondamentale, ricercando anche degli strumenti per aumentare la soddisfazione di chi lavora; una provocazione per tutti gli imprenditori, che sono invitati ad accelerare questo processo;

organizzare i fattori produttivi per creare non solo valore finanziario, ma anche e soprattutto valore sociale; rivedere l’organizzazione del lavoro nelle nostre imprese perché chi lavora deve sentire la sua libertà resa più forte dalla condizione di lavoratore; sostenere le piccole e medie imprese che investono sulle idee dei propri collaboratori per dare spazio e valore alla creatività con sistemi di premi; sfruttare la crescente attenzione istituzionale e normativa alla sostenibilità cercando di allineare i valori aziendali con quelli percepiti come prioritari dalla società”.

Ed infine ecco biglietti vincenti della lotteria del Meeting di quest’anno: CD1455, HI0690, BC0929, DE1119, FG0923, CD0320, FG1074, HI1111, EF0886, CD1004, CD0262, FG1498.

(Tratto da Aci Stampa)

Alessandra Vitez presenta le mostre del Meeting: l’arte è sempre alla ricerca dell’essenziale

Ormai aperto il Meeting dell’Amicizia fra i Popoli, giunto alla 45^ edizione, in programma fino a domenica 25 agosto con il titolo ‘Se non siamo alla ricerca dell’essenziale, allora cosa cerchiamo?’, caratterizzata da tavole rotonde, mostre, spettacoli, iniziative culturali, sportive e per ragazzi e trasmessa in diretta su più canali digitali e in più lingue, presentato dal presidente della Fondazione del Meeting, Bernhard Scholz:

“Essenziale è ciò che genera una vita piena, libera e responsabile e una vita sociale feconda e solidale… Contro i veleni dell’odio e del disprezzo, dei complottismi e delle estreme polarizzazioni, gli antidoti essenziali sono l’incontro, il dialogo e il confronto. A maggior ragione vogliamo realizzare di nuovo un Meeting che mette a tema le grandi sfide di questo momento storico in un clima di rispetto reciproco, attraverso uno scambio e una condivisione di esperienze e di conoscenze”.

Durante la presentazione degli avvenimenti il presidente della Fondazione ha sottolineato l’importanza culturale delle mostre nella ‘struttura’ del meeting: “Le mostre di questo Meeting sono un invito a riscoprire ciò che è essenziale, a prendere maggiore consapevolezza di ciò che rende la nostra vita più vera e più creativa, ciò che sostiene la nostra esistenza, soprattutto in questo momento di crescente conflittualità e di tante sfide decisive per il nostro futuro”.

I temi delle mostre saranno la storia dei giubilei in vista del Giubileo del 2025, l’opera del fotografo statunitense Curran Hatleberg, con 65 scatti originali, l’opera del pittore americano vissuto in Italia William Congdon (con un importante inedito) e l’opera letteraria dello scrittore svedese Pär Lagerkvist (premio Nobel 1951 per la Letteratura). Altre mostre presenteranno l’attualità di Alcide De Gasperi, la storia dei coniugi austriaci Franz e Franziska Jägerstätter (Franz, martire del nazismo, proclamato beato nel 2007 da papa Benedetto, oggetto anche del film ‘The Hidden Life’ di Terrence Malick) e la tregua di Natale sul fronte occidentale nel Natale del 1914 (raccontata nel 2005 dal film ‘Joyeux Noël’ di Christian Carion).

Un’altra mostra presenterà iniziative sociali nella società civile russa di oggi; di tema sociale anche altre due mostre, una sulla rinascita dei borghi italiani ed una sulla Fondazione Progetto Arca di Milano. Un’esposizione sarà dedicata alla vita del Servo di Dio Enzo Piccinini, medico modenese molto caro al pubblico del Meeting.

La mostra scientifica, a cura dell’Associazione Euresis, avrà a tema le speciali condizioni emerse nell’evoluzione dell’Universo che rendono possibile la vita sul nostro pianeta. La Terra Santa infine sarà al centro di un’esposizione sulle due basiliche della Trasfigurazione sul monte Tabor e del Getsemani, mentre la mostra sulla ‘Fuga in Egitto’ presenterà i luoghi dove è passata la Sacra Famiglia e che sono oggetto di una devozione che unisce cristiani e musulmani.

Per approfondire i temi di alcune mostre abbiamo intervistato la dott.ssa Alessandra Vitez, responsabile dell’ufficio Mostre del meeting, chiedendo il motivo per cui il Meeting pone tale domanda: “E’ una domanda provocatoria di cui abbiamo bisogno perchè ci costringe a non rifugiarci nella rassegnazione e indifferenza, nelle considerazioni ideologiche che ci rendono la vita priva di gusto.

Il Meeting pone questa domanda perchè desideriamo fare esperienza di una vita vissuta nello scoprire e riscoprire quella essenzialità che ci permette di affrontare la realtà così come si presenta. Non significa ridurre tutto ad una sintesi minima ma vivere una vita piena, feconda, e ricca della diversità di chi si incontra come un bene prezioso al proprio cammino umano”.

Per quale motivo per Congdon l’essenziale è visibile agli occhi?

“Rovesciare la famosa frase tratta del Piccolo Principe di Antoine de SaintExupéry (‘l’essenziale è invisibile agli occhi’) non è un gioco, è l’essenza della pittura di William Congdon, esponente dell’action painting di New York, uno dei più grandi artisti del ‘900. Dopo un lungo viaggiare e dipingere si stabilisce in Italia, prima a Venezia, poi ad Assisi ed infine a Gudo Gambaredo nella Bassa milanese, dove muore nel 1998. Per lui dipingere è una ‘avventura dello sguardo’ che arriva a cogliere l’essenza di ciò che si vede. Guai a dargli di pittore astratto; infatti egli dice di sé: Sono sempre partito da un oggetto concreto che colpisce il mio occhio… io dipingo quel che vedo e non come vedo”.

Invece, cosa offre ai visitatori la mostra sui Giubilei?

“Il Giubileo è un tempo che non ci spinge implacabile verso il futuro ma si piega sul nostro bisogno e proclama di voler risanare le ferite nascoste. Ci stringe in un abbraccio di perdono e di misericordia accogliente per spalancarci ad una promessa di bene che è un destino di speranza per tutti. Con la mostra siamo invitati a varcare la Porta che segna l’ingresso in una possibilità di vita cambiata, risollevata dal peso delle sue fragilità, dei suoi limiti, dalle ombre del male che ci infliggiamo a vicenda.

E’ una possibilità straordinaria di salvezza che arriva fino a toccare il cuore dell’esistere quotidiano nel mondo, è una grazia fuori dal comune, introdotta dal realismo umano della fede cristiana nella storia degli ultimi sette secoli: una grazia da mendicare, di cui rendersi degni con i gesti, i passi concreti, aderendo a dei segni visibili capaci di diventare un ponte di collegamento tra la terra e il cielo. Ci attende di nuovo al varco nel prossimo 2025”.

Ed allora in quale modo l’arte si confronta con i Giubilei?

“Le opere pittoriche svolgono la funzione di accompagnare il pellegrino che si avvicina al Giubileo perché le immagini veicolano gli sguardi, illuminano traiettorie, muovono domande. L’artista capta le vibrazioni che animano la sua epoca, si fa profetico interprete del mondo che lo circonda, senza mai smettere di ‘cercare’. Il ‘desiderio’, talvolta, diventa inquietudine e rovello. E possiamo cogliere un segno che rende evidente la meravigliosa capacità dell’uomo di trasformare l’esperienza in cultura, cultura che risponde alla grande domanda su che cosa voglia dire diventare vivi per davvero”.

Infine, per quale motivo il Meeting ha scelto le fotografie di Curran Hatleberg?

“Il mondo della fotografia ci interessa particolarmente e siamo sempre alla ricerca di una prospettiva originale da cui guardare attraverso l’obiettivo. E’ stato il nostro amico Luca Fiore, critico d’arte e giornalista, ad introdurci alla conoscenza di Hatleberg, che sarà con noi per tutta la settimana del Meeting.

Hatleberg ha frequentato la Florida per un paio d’anni, tornando a visitare le stesse famiglie incontrate casualmente per trascorrere del tempo con loro. Questo rapporto di prossimità gli ha permesso di entrare nel mondo di queste persone, di accedere ai loro momenti di intimità e di vulnerabilità.

Di loro non conosceva nulla, ma era curioso di entrare nella vita quotidiana; è incredibile come capiti che in situazioni davvero dure, dal punto di vista sociale e personale, dentro l’inquadratura appare qualcosa che apre ad una possibilità. La fotografia può diventare un’ottima scusa per far incontrare persone che appartengono a mondi diversi e dar loro l’opportunità di condividere qualcosa”.

(Tratto da Aci Stampa)

Otello Cenci: anche gli spettacoli al Meeting cercano l’essenziale

“In un mondo dinamico e tecnologicamente avanzato come il nostro, in cui le distrazioni pervadono le nostre vite, sentiamo forte l’urgenza di scoprire ciò che conta veramente nella vita. I conflitti e le guerre che seminano violenza e morte ci pongono in modo inequivocabile di fronte a domande che la cultura contemporanea tende a rimuovere, le domande sul nostro destino e sul senso del dolore. La ricerca di una felicità vera e duratura non può accontentarsi di illusioni ed utopie: le costruzioni artificiose di apparenze inconsistenti, infatti, non reggono alla radicalità di questa ricerca e di tali domande”.

E’ la proposta di fondo che guida il tema del Meeting dell’Amicizia fra i Popoli, giunto alla 45^ edizione, che si svolge alla Fiera di Rimini dal 20 al 25 agosto con il titolo ‘Se non siamo alla ricerca dell’essenziale, allora cosa cerchiamo?’, caratterizzata da tavole rotonde, mostre, spettacoli, iniziative culturali, sportive e per ragazzi e trasmessa in diretta su più canali digitali e in più lingue e si apre con lo spettacolo ‘Chi sei tu? La sfida di Gerusalemme”, tratto dal libro ‘La sfida di Gerusalemme. Un viaggio in Terra Santa’ del drammaturgo Eric-Emmanuel Schmitt, che ha accettato la proposta di fare un viaggio di un mese in Terra Santa per raccontare la sua esperienza in un diario.

L’idea di portare in scena il testo nasce da Lorenzo Fazzini, direttore editoriale di Libreria Editrice Vaticana, adattato per la scena da Emanuele Fant e Otello Cenci che ne cura la regia. A dare voce al viaggio di Schmitt è l’attore Ettore Bassi, con le musiche eseguite dal vivo da Mirna Kassis, Matteo Damele, Filippo Dionigi, Tomas Milner, con la partecipazione in video dello stesso Éric-Emmanuel Schmitt, presentato nello scorso luglio al ‘Teatro del Dramma Popolare’ di San Miniato in una cooperazione della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS, Fondazione Istituto Dramma Popolare San Miniato, Centro Teatrale Bresciano.

Partendo dal tema generale chiediamo al regista e direttore artistico degli spettacoli del Meeting per l’amicizia fra i popoli, Otello Cenci, di raccontarci per quale motivo il Meeting pone questa domanda: “In un momento storico segnato da guerre, crisi economiche e sociali, crollo dei valori esistenziali, politici e religiosi che hanno sorretto le generazioni precedenti, diffusa insicurezza, e grande timore verso il futuro, credo che porre a tema cosa sia essenziale all’uomo per vivere sia una scelta decisiva, radicale e coraggiosa. Il Meeting da sempre ha questo desiderio di mettersi in dialogo con il mondo intero ponendo a tema l’esistenza dell’uomo e il suo significato”.

Il Meeting dell’Amicizia fra i Popoli apre con lo spettacolo teatrale tratto dal libro di Schmitt con la sua regia: quale sfida ci attende?

“Lo spettacolo coinvolge il pubblico in un viaggio emozionante, fatto di parole, musica, proiezioni, balli e canti che ci permettono di condividere almeno in parte, l’esperienza vissuta dall’autore nel suo viaggio in Terra Santa. I preconcetti, la ritrosia e il distacco con cui l’autore si approccia alle persone che incontra e ai luoghi che visita, sono quelli propri di tante persone del nostro tempo. Risulta quindi facile immedesimarsi con il protagonista e condividere con lui, prima i dubbi, poi lo stupore per alcune scoperte e, infine, un cambiamento inaspettato.

La sfida per Eric Emmanuel Schmitt è stata prima, quella di accettare di compiere il viaggio, poi arrendersi a quello che gli stava accadendo e infine avere il coraggio di condividerlo con tutti noi: attraverso il libro e anche con lo spettacolo. La sfida per il pubblico è quella di abbandonarsi per sessanta minuti e farsi trasportare in quella terra da anni martoriata dalla guerra e accettare una nuova ipotesi con cui guardarla”.

Come è possibile trasformare un testo di ‘viaggio’ in drammaturgia?

“Per noi che abbiamo collaborato alla realizzazione dell’opera scenica, la sfida è stata quella di adattare il testo in modo da salvare le parti fondamentali del tragitto sia geografico che personale presenti nel testo, valorizzando quelle sfumature che rendono pienamente umana l’avventura. L’altro aspetto a cui abbiamo tenuto molto è stato quello di rendere emozionante la messa in scena per comunicare allo spettatore non solo gli eventi cronologici del racconto, ma gli stati d’animo che l’autore ha provato nel suo viaggio.

A questo scopo sono stati essenziali il lungo lavoro svolto sul testo con Emmanuele Fant e, successivamente quello sulla musica, sulle proiezioni e sulla scenografia. Il coinvolgimento di Mirna Kassis, cantante siriana con cui collaboro da anni e di professionisti giovani appassionati e di talento è stato essenziale, così come la presenza di Ettore Bassi che credo che in questo spettacolo abbia dato veramente il meglio di sé”.

Oltre a questo spettacolo inaugurale quali sono gli altri appuntamenti da non perdere in questa settimana?

“La settimana è veramente ricca di tante proposte diverse e interessanti. Oltre allo spettacolo inaugurale, presenteremo al Teatro Galli due spettacoli teatrali: ‘Acqua’ che affronta il tema della verità contrapposta agli interessi personali e ‘Fra’, San Francesco, la superstar del Medioevo’ di e con Giovanni Scifoni. Il noto pianista iraniano Ramin Bahrami presenterà brani di Johann Sebastian Bach, in una serata che vede la sinergia con la Sagra Musicale Malatestiana.

Oltre agli spettacoli al Teatro Galli, insieme alla Cineteca di Rimini, ci sarà l’occasione di assistere alla proiezioni di alcuni film presso la Corte degli Agostiniani; i tre film in visione sono ‘Tatami’, ‘The Old Oak’ e ‘I bambini di Gaza’, opere che vogliono stigmatizzare l’ideologia politica e culturale attraverso storie di amicizia, ribellione e nuovi orizzonti.

 L’avventura continua con alcuni appuntamenti imperdibili ad ingresso libero che avranno luogo presso la Fiera di Rimini; tra i più significativi sottolineo lo spettacolo di poesia e musica a cura dell’Associazione Amici di Nicco Palco ‘Voglio la pace che nessun uomo può dare’ e la finale della quarta edizione del ‘Meeting Music Contest’ che presenterà alla giuria, presieduta da Filippo Graziani, i cinque giovani artisti selezionati tra gli oltre 200 iscritti”.

Eppoi i 40 anni del teatro ‘Gli Incamminati’: perché il Meeting sentì l’esigenza di dare spazio al teatro?

“L’arte scenica è fin dall’origine nel DNA del Meeting di Rimini. I primi anni si sono realizzati degli eventi itineranti lungo i luoghi più significativi della città, coinvolgendo migliaia di persone che rimanevano esterrefatte dall’imponenza delle installazioni e dalle centinaia di figuranti che partecipavano a questa sorta di sacra rappresentazione popolare. Il teatro serve per riflettere nel vero senso del termine, ossia guardarsi allo specchio e osservandosi dall’esterno fare i conti con le proprie paure, i propri vizi e le proprie virtù. Il teatro, insomma, ma direi l’arte in generale, serve per scoprire sé stessi ed esorcizzare paure e malesseri.

Desideriamo tutti sapere chi siamo veramente, come siamo fatti e confrontarci con il pensiero e le esperienze di altri, che vivono lontano nel tempo e nello spazio, ma anche con quelli vicino a noi, quelli che condividono il numero di posto subito dopo il nostro. E’ evidente allora, come sia importante per il Meeting per l’amicizia fra i popoli, offrire occasioni di confronto con testi significativi, con autori classici e contemporanei, con interpreti di grande talento e giovanissimi.

E’ un’occasione unica poi fare questo tipo di proposte così ambiziose, a Rimini, capitale del turismo spensierato. Una provocazione solare come la stagione estiva in cui si colloca. il cartellone sembra dire: ‘venite a vedere questi spettacoli e commentiamoli insieme davanti ad un caffè od uno spaghetto…’. L’invito è aperto a tutti!”

(Tratto da Aci Stampa)

Bernard Scholz: il Meeting va alla ricerca dell’essenziale

Domani, alla Fiera di Rimini si apre il Meeting dell’Amicizia fra i Popoli, giunto alla 45° edizione, in programma fino al 25 agosto con il titolo ‘Se non siamo alla ricerca dell’essenziale, allora cosa cerchiamo?’, caratterizzata da tavole rotonde, mostre, spettacoli, iniziative culturali, sportive e per ragazzi e trasmessa in diretta su più canali digitali e in più lingue, presentato nel mese di luglio dal presidente della Fondazione del Meeting, Bernhard Scholz:, Bernhard Scholz:

“Essenziale è ciò che genera una vita piena, libera e responsabile e una vita sociale feconda e solidale… Contro i veleni dell’odio e del disprezzo, dei complottismi e delle estreme polarizzazioni, gli antidoti essenziali sono l’incontro, il dialogo e il confronto. A maggior ragione vogliamo realizzare di nuovo un Meeting che mette a tema le grandi sfide di questo momento storico in un clima di rispetto reciproco, attraverso uno scambio e una condivisione di esperienze e di conoscenze… Al Meeting renderemo presenti germogli di riconciliazione che nascono in mezzo alle guerre, incontri che sono diventati cantieri di pace”.

Perché il Meeting pone questa domanda?

“Il titolo che abbiamo preso da un romanzo di Cormac McCarthy è una sfida importante per il momento in cui viviamo con cambiamenti che non abbiamo mai visto nella storia. Dobbiamo chiederci cosa vogliamo tramandare alle generazioni future. Cosa vuol dire educare oggi? Cosa vuol dire dare la certezza ai ragazzi per affrontare un futuro pieno di incognite?  Queste sono le domande che affronteremo in questa settimana riminese, perché la bellezza dà la possibilità di rigenerarci e guardare ciò che veramente è importante nella vita.

Quindi l’educazione è il tema più importante di tutte le altre tematiche, perché dobbiamo aiutare le giovani generazioni ad affrontare da protagonisti la vita, che è molto complessa; però sono certo che i giovani saranno capaci di creare un mondo migliore. Perciò la ricerca dell’essenziale non è qualcosa che riduce la vita ad un minimo indispensabile, ma al contrario fa vedere ogni singola cosa nel suo orizzonte di senso; fa conoscere i momenti della vita nella loro apertura verso un destino irriducibile;esalta la bellezza anche quando si nasconde sotto le macerie dell’indifferenza, valorizza il bene anche quando sembra annientato dal male”.

Ma, dopo 44 anni, per quale motivo il Meeting si pone alla ricerca dell’essenziale?
“E’ lo stesso motivo di sempre: la passione dell’inizio! In un intervento al Meeting del 1985 don Luigi Giussani dice che il cristianesimo non è nato come religione ma come ‘passione per l’uomo’. Chi ha fondato il Meeting è stato coinvolto proprio da questa sua passione ed ha voluto renderla presente attraverso i convegni, le mostre e gli spettacoli che se si sono susseguiti in tutti questi anni. E’ una passione per chi cerca, per chi soffre, per chi vive in condizioni avverse, ma anche una passione per l’uomo che si illude della propria autosufficienza, del suo potere”.

Per mons. Luigi Giussani in cosa consiste la ricerca dell’essenziale nella quotidianità?

“Di fronte ad una riduzione del cristianesimo ad una concezione astratta della vita o ad una pura etica don Giussani ha riproposto il cristianesimo come avvenimento: il Mistero di Dio ci viene incontro, ci raggiunge attraverso la realtà, prima di tutto attraverso la realtà sacramentale della Chiesa e le comunità che la vivono nella loro unità e la realtà delle circostanze che ci indicano in un dialogo continuo la strada che siamo chiamati a percorrere, la vocazione che ci siamo invitati a seguire.

In questo senso don Giussani ha parlato di Presenza, del Mistero di Dio che si rende presente nella realtà per incontrarci e lasciarsi incontrare. Questo incontro diventa poi fonte di una nuova scoperta affascinante della bellezza e della verità, diventa fonte di una nuova moralità, che nasce da una affezione vera e profonda e non da un moralismo che enfatizza le norme mettendo in ombra il più grande e incommensurabile dono di Dio: la sua misericordia. Questa riproposizione esistenziale dell’incarnazione come caratteristica fondamentale del cristianesimo ha coinvolto tante generazioni di giovani e meno giovani e penso che proprio in questo consista la sua attualità.

Vivere la propria vocazione in un’amicizia basata sulla fede dentro e attraverso le circostanze della vita vuol dire testimoniare il cristianesimo in tutti gli ambienti della vita stessa: famiglia, quartiere, lavoro, tempo libero, impegni nella società civile, politica. Ed è in questo modo che la fede si comunica, si manifesta come carità e crea una nuova cultura”.

Per i tempi che stiamo vivendo, in quale modo vedere la realtà?
“Don Giussani definisce il senso religioso come ‘complesso di esigenze e di evidenze con cui l’uomo è proiettato dentro il confronto con tutto ciò che esiste’. Mi sembra molto importante la sua osservazione che questa ‘scintilla che mette in azione il motore umano’ non si limita ad un ambito specifico, che potremmo chiamare anche spirituale, ma permea e penetra tutti gli aspetti della vita: ‘Qualunque affermazione della persona, dalla più banale e quotidiana alla più ponderata e carica di conseguenze, può avvenire solo in base a questo nucleo di evidenze ed esigenze originali’.

Questo vuol dire che tutto ciò che l’uomo desidera e realizza è originato da questo senso religioso, che può essere offuscato, tradito, relativizzato ma mai del tutto cancellato. Ed è una caratteristica essenziale dell’uomo che accumuna tutti gli uomini in quanto uomini”.

In quale modo il Meeting può narrare i ‘germogli di riconciliazione’?

“Lo sguardo sul mondo è prima di tutto caratterizzato dal fatto che il mondo è dato. Io non sono il frutto casuale di un processo fisico-biologico ma sono voluto da sempre e per sempre. Ed il mondo mi è dato per vivere questa chiamata, questa vocazione personale insieme agli altri fratelli uomini.

Le testimonianze ed i dialoghi del Meeting vogliono aprire quest’orizzonte di una vita che scopre la bellezza anche nei luoghi più oscuri, che cerca la verità anche se è offuscata, che vuole costruire un mondo più giusto anche in mezzo a mille ostacoli. E’ uno sguardo di positività basata su esperienze che la documentano come possibile, non su un ottimismo effimero e inconsistente. Questo sguardo sul mondo si vede poi negli sguardi delle migliaia di volontari che sono il vero cuore del Meeting.

Il loro sorriso, la loro disponibilità, la loro attenzione, la loro accoglienza dicono più di tante parole che il mondo può presentarci tante difficoltà e problemi ma che in questo mondo pulsa un cuore che ci attende. Quest’anno sentiremo in particolare testimonianze dalla Terra Santa, dall’Ucraina e dalla Russia, ma anche di tante altre nazioni sofferenti del mondo che mostrano l’irriducibilità di un’esperienza capace di perdonare, di costruire relazioni nuove, un’esperienza che rende la propria vita più bella anche nel dolore”.

(Tratto da Aci Stampa)

Meeting di Rimini: arriva il messaggio del papa

“Proprio mentre attraversiamo tempi complessi, la ricerca di ciò che costituisce il centro del mistero della vita e della realtà è di cruciale importanza. La nostra epoca, infatti, è segnata da problematiche varie e notevoli sfide, dinanzi alle quali riscontriamo talvolta un senso di impotenza, un atteggiamento rinunciatario e passivo che possono condurre a ‘trascinare la vita’ e a lasciarsi travolgere dallo stordimento dell’effimero, fino a perdere il significato dell’esistenza. In questo scenario, perciò, è quanto mai pertinente la scelta di mettersi sulle tracce di ciò che è essenziale”:

lo ha scritto a nome di papa Francesco il segretario di stato vaticano, card. Pietro Parolin, al vescovo di Rimini, mons. Nicolò Anselmi, in occasione della 45^ edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli, in programma a Rimini fino al 25 agosto, sul tema ‘Se non siamo alla ricerca dell’essenziale, allora cosa cerchiamo?’

Nel messaggio il papa ha incoraggiato questo tentativo di cercare, con passione ed entusiasmo, quanto fa emergere la bellezza della vita, secondo l’insegnamento di mons. Luigi Giussani: “Mentre soffiano i gelidi venti della guerra, aggiungendosi a ricorrenti fenomeni di ingiustizia, violenza e disuguaglianza, nonché alla grave emergenza climatica e ad una mutazione antropologica senza precedenti, è imprescindibile fermarsi e chiedersi: c’è qualcosa per cui vale la pena vivere e sperare?

Fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco ci esorta a leggere anche le resistenze, le fatiche e le cadute degli uomini e delle donne di oggi come un appello a riflettere, perché il cuore si apra all’incontro con Dio e ciascuno prenda coscienza di sé stesso, del prossimo e della realtà”.

Il messaggio fondamentale di mons. Giussani è quello di ‘farsi mendicanti dell’essenziale: “Il suo costante invito è a farsi mendicanti dell’essenziale, di ciò che dà senso alla nostra vita, anzitutto spogliandoci di ciò che appesantisce il quotidiano, sull’esempio di uno scalatore che, giunto all’attacco della parete rocciosa, deve liberarsi del superfluo per poter salire più speditamente.

Così facendo, scopriamo che il valore dell’esistenza umana non consiste nelle cose, nei successi ottenuti, nella corsa della competizione, ma anzitutto in quella relazione d’amore che ci sostiene, radicando il nostro cammino nella fiducia e nella speranza: è l’amicizia con Dio, che si riflette poi in tutte le altre relazioni umane, a fondare la gioia che non verrà mai meno”.

Il ritorno all’essenziale non è però evasione dalla realtà: “Ritornare all’essenziale che è Gesù non significa evadere dalla realtà ma, al contrario, è la condizione per immergersi davvero nella storia, per affrontarla senza fuggirne le sfide, per trovare il coraggio di rischiare e di amare anche quando sembra che non ne valga la pena, per vivere nel mondo senza timore alcuno”.

Quindi l’invito del papa è quello di essere protagonisti del ‘cambiamento’: “Di fronte alla tentazione dello scoraggiamento, alla complessità della crisi attuale e, in particolare, alla sfida di una pace che sembra impossibile, il Santo Padre esorta tutti a diventare protagonisti responsabili del cambiamento, collaborando attivamente alla missione della Chiesa, per dare vita insieme a luoghi in cui la presenza di Cristo si possa vedere e toccare. Questo corale impegno può generare un mondo nuovo, dove finalmente a trionfare sia l’Amore che in Cristo si è manifestato a noi, e l’intero pianeta diventi tempio di fraternità”.

Ed ecco alcuni numeri di quest’edizione del Meeting, in programma alla Fiera di Rimini: “Il Meeting 2024 coprirà circa 120.000 metri quadrati di superficie della Fiera di Rimini. Da un anno il team di architetti che organizza gli spazi ha elaborato 45 successive versioni del masterplan per organizzare i 23 padiglioni che ospiteranno la manifestazione. In questi giorni i volontari del premeeting li stanno rivestendo con 35.000 mq di moquette e decorando con 1.500 piante, tra le quali 63 betulle alte fino a 4 metri. In questi giorni sono stati impiegati per gli allestimenti 7.000 mq di legno e 3.580 metri lineari di legno listellare. Sei piazze/giardino arricchiranno gli spazi, mentre gli uffici occuperanno 5.000 mq. Anche l’attenzione all’ambiente è fondamentale: 250 kg di plastica PET saranno raccolti grazie alla collaborazione tra il Meeting e Coca Cola e sono stati installati 5 ecocompattatori”.

Il programma prevede 140 convegni con circa 450 relatori italiani e internazionali, di cui 100 provenienti dall’estero. Saranno quasi tutti in presenza: meno di una ventina i relatori collegati online in diretta. Saranno 16 le mostre allestite, mentre ammonta a 60 il numero dei curatori. In questi giorni sono 70 gli studenti dell’Accademia di Brera che stanno lavorando all’abbellimento degli spazi espositivi, progettati da 15 architetti. Dalle mostre verranno ricavati sei cataloghi e due volumi. Nove tra le mostre di quest’edizione saranno realizzate in forma itinerante e saranno presentate nelle città italiane da settembre.

Gli spettacoli in programma sono 18, distribuiti in 3 location esterne, tra cui il prestigioso Teatro Galli, e 2 interne, con la partecipazione complessiva di 80 artisti. I biglietti degli spettacoli del Galli sono disponibili su Vivaticket. Il Villaggio Ragazzi, con i suoi 3.700 mq, ospiterà un fitto programma di mostre, incontri, spettacoli e laboratori, per un totale di oltre 200 eventi. La partecipazione è già entusiastica: nel 2023 si calcola che siano state circa 17.000 le presenze di ragazzi e bambini e già ad oggi molti laboratori sono prenotati al completo. Lo spazio dedicato allo sport è più che raddoppiato rispetto al 2023, superando i 15.000 mq, in collaborazione con il Centro Sportivo Italiano e Derthona Basket. Anche in questo ambito, la partecipazione è massiccia, con vari eventi sportivi che registrano il tutto esaurito. Ed infine saranno 3.000 i volontari del Meeting, 500 nel premeeting e 2500 nel corso della manifestazione, il 60% dei quali sotto i 30 anni.

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