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Il bene che ho: per un amore più grande

Dopo le riflessioni pasquali e mariane, Mela Indie e Gipo Montesanto tornano con una nuova opera musicale da ascoltare su Spotify e YouTubee le piattaforme musicali, intitolato ‘Il bene che ho’. Di cosa parlerà il testo dell’opera (non opera lirica ma Christian Music) musicale?

“Ci sono delle persone che amiamo immensamente… persone per cui siamo disposti a dare la vita, che rappresentano tutto il bene che abbiamo. Il nuovo singolo parlerà di questo amore grande”.

Da dove hai preso l’ispirazione?

 “Il testo è tratto da una poesia di Mela Indie che avete già conosciuto come autore e interprete dell’album uscito a settembre”, dice Gipo Montesanto (@gipomusica). “ Ci sono altri particolari da raccontarvi e non vedo l’ora di parlarne insieme”.

Per quale motivo il singolo martedì 21 ottobre?

 “ Il 21 ottobre è una data per me importante. Chi mi conosce più da vicino sa il perche”.

Quali altre informazioni puoi darci?

 “In un certo senso è un inno all’essenza. Rendersi conto che le persone che ci sono state donate sono il bene più prezioso. Un amore più grande del resto. Un amore che qualcuno ha trovato nel rapporto stesso con Dio.

Realizzando quell’amore con lo ‘stare’ è il modo che abbiamo per scoprire anche noi stessi. L’alternativa è sempre il fuggire o restare anestetizzati dall’indifferenza. Il verso finale infatti dice: ‘Sei tu la persona per cui oggi sono io’. Si capisce di essere qualcuno, rispetto alla relazione che abbiamo con qualcun altro”.

Lo stare accanto, dedicando il nostro tempo, illumina già il nostro stesso essere. Ho letto una frase interssante in un posto che parlava della prossima uscita, questo singolo, è una cosa che tocca da vicino anche me con le mie opere. Puoi riportare il pensiero? E’ molto importante perché dà l’idea che nonostante tutto è sempre bene provare.

“Riusciamo a cambiare il mondo? Non so… ma siamo certi che provarci è un qualcosa che cambierà sicuramente noi”.

(Foto: Spotify)

Papa Francesco: la stella indica la via

“Oggi la Chiesa celebra la manifestazione di Gesù, e il Vangelo si concentra sui Magi, che al termine di un lungo viaggio giungono a Gerusalemme per adorare Gesù. Se facciamo attenzione, scopriamo una cosa un po’ strana: mentre quei sapienti da lontano arrivano a trovare Gesù, quelli che erano vicini non muovono un passo verso la grotta di Betlemme.

Attirati e guidati dalla stella, i Magi affrontano spese ingenti, mettono a disposizione il loro tempo, accettano i tanti rischi e le incertezze che a quei tempi non mancavano mai. Eppure superano ogni difficoltà per arrivare a vedere il Re Messia, perché sanno che sta avvenendo qualcosa di unico nella storia dell’umanità e non vogliono mancare all’appuntamento. Avevano l’ispirazione dentro e l’hanno seguita”.

Nella solennità dell’Epifania papa Francesco ha sottolineato che i Magi hanno fatto di tutto per andare ad adorare Gesù, mentre coloro che risiedevano a Gerusalemme non hanno sentito la ‘curiosità’ della ricerca: “Invece quelli che vivono a Gerusalemme, che dovrebbero essere i più felici e i più pronti ad accorrere, rimangono fermi. I sacerdoti, i teologi interpretano correttamente le Sacre Scritture e forniscono indicazioni ai Magi su dove trovare il Messia, ma non si spostano dalle loro ‘cattedre’. Sono soddisfatti di quello che hanno e non si mettono alla ricerca, non pensano che valga la pena di uscire da Gerusalemme”.

In conclusione il papa ha raccontato la storia del quarto re mago: “Secondo una storia, un quarto re mago arriva tardi a Gerusalemme, proprio durante la crocifissione di Gesù (è una storia bella questa, non è storica, ma è una bella storia), perché si è fermato per la strada ad aiutare tutti i bisognosi dando loro i preziosi doni che aveva portato per Gesù. Alla fine, arriva ormai vecchio e Gesù dalla croce gli dice: ‘In verità ti dico, tutto quello che hai fatto per l’ultimo dei fratelli, lo hai fatto per me’. Il Signore sa tutto quello che noi abbiamo fatto per gli altri”.

Anche nell’omelia della celebrazione eucaristica papa Francesco ha sottolineato il cammino dei Magi: “I Magi testimoniano di essersi messi in cammino, dando una svolta alla loro vita, perché nel cielo hanno visto una luce nuova. Possiamo allora fermarci a riflettere su questa immagine, mentre celebriamo l’Epifania del Signore nel Giubileo della speranza; e vorrei sottolineare tre caratteristiche della stella di cui ci parla l’evangelista Matteo: è luminosa, è visibile a tutti e indica un cammino”.

Essi si sono messi in cammino, perché hanno visto una stella: “Anzitutto la stella è luminosa. Molti sovrani, al tempo di Gesù, si facevano chiamare ‘stelle’, perché si sentivano importanti, potenti e famosi. Non è stata però la loro luce (quella di nessuno di loro) a svelare ai Magi il miracolo del Natale. Il loro splendore, artificiale e freddo, frutto di calcoli e di giochi di potere, non è stato in grado di rispondere al bisogno di novità e di speranza di queste persone in ricerca.

Lo ha fatto invece un altro tipo di luce, simboleggiata dalla stella, che illumina e scalda bruciando e lasciandosi consumare. La stella ci parla della sola luce che può indicare a tutti la via della salvezza e della felicità: quella dell’amore. Quella è l’unica luce che ci farà felici”.

E’ stato un invito ad essere stelle ‘luminose’: “Prima di tutto l’amore di Dio, che facendosi uomo si è donato a noi sacrificando la sua vita. Poi, di riflesso, quello con cui anche noi siamo chiamati a spenderci gli uni per gli altri, divenendo, col suo aiuto, un segno reciproco di speranza, anche nelle notti oscure della vita. Possiamo pensare a questo: noi siamo luminosi nella speranza? Siamo capaci di dare speranza agli altri con la luce della nostra fede?”

Infatti ciascuno può diventare una stella: “Come la stella, col suo brillare, ha guidato i Magi a Betlemme, così anche noi, col nostro amore, possiamo portare a Gesù le persone che incontriamo, facendo loro conoscere, nel Figlio di Dio fatto uomo, la bellezza del volto del Padre ed il suo modo di amare, fatto di vicinanza, compassione e tenerezza. Non dimentichiamo mai questo: Dio è vicino, compassionevole e tenero.

Questo è l’amore: vicinanza, compassione e tenerezza. E possiamo farlo senza bisogno di strumenti straordinari e di mezzi sofisticati, ma rendendo i nostri cuori luminosi nella fede, i nostri sguardi generosi nell’accoglienza, i nostri gesti e le nostre parole pieni di gentilezza e di umanità”.

Un’altra caratteristica della stella è la sua visibilità: “I Magi non seguono le indicazioni di un codice segreto, ma un astro che vedono splendere nel firmamento. Loro lo notano; altri, come Erode e gli scribi, non si accorgono nemmeno della sua presenza. La stella però resta sempre là, accessibile a chiunque alzi lo sguardo al cielo, in cerca di un segno di speranza. Io sono un segno di speranza per gli altri?”

Infatti i Magi rappresentano la rivelazione di Dio a tutti: “E questo è un messaggio importante: Dio non si rivela a circoli esclusivi o a pochi privilegiati, Dio offre la sua compagnia e la sua guida a chiunque lo cerchi con cuore sincero. Anzi, spesso previene le nostre stesse domande, venendo a cercarci prima ancora che glielo chiediamo.

Proprio per questo, nel presepe, raffiguriamo i Magi con caratteristiche che abbracciano tutte le età e tutte le razze (un giovane, un adulto, un anziano, con i tratti somatici dei vari popoli della terra) per ricordarci che Dio cerca tutti, sempre”.

La stella offre a tutti la rivelazione di Dio: “La stella, che in cielo offre a tutti la sua luce, ci ricorda che il Figlio di Dio, è venuto nel mondo per incontrare ogni uomo e donna della terra, a qualsiasi etnia, lingua e popolo appartenga, e che a noi affida la stessa missione universale. Ci chiama, cioè, a mettere al bando qualsiasi forma di selezione, di emarginazione e di scarto delle persone, e a promuovere, in noi e negli ambienti in cui viviamo, una forte cultura dell’accoglienza, in cui alle serrature della paura e del rifiuto si preferiscano gli spazi aperti dell’incontro, dell’integrazione e della condivisione; luoghi sicuri, dove tutti possano trovare calore e riparo”.

Quindi la stella indica il cammino verso Dio: “La stella ci parla del sogno di Dio: che tutta l’umanità, nella ricchezza delle sue differenze, giunga a formare una sola famiglia viva concorde nella prosperità e nella pace. E questo ci porta all’ultima caratteristica della stella: quella di indicare il cammino. Anche questo è uno spunto di riflessione, specialmente nel contesto dell’Anno santo che stiamo celebrando, in cui uno dei gesti caratteristici è il pellegrinaggio”.

(Foto: Santa Sede)

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