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‘Taglio Basso’: i media italiani trascurano i poveri
La povertà resta ai margini dell’informazione italiana e quando entra nell’agenda dei media, lo fa spesso in modo episodico, legato a eventi eccezionali o a fatti di cronaca, con una rappresentazione riduttiva e talvolta stereotipata: ciò è emerso dal rapporto ‘Taglio basso. Come la povertà fa notizia’, promosso da Caritas Italiana e realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, presentato nei giorni scorsi nella sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti di Roma.
La ricerca nasce dall’esigenza di interrogare il modo in cui la povertà e l’esclusione sociale vengono raccontate nello spazio pubblico e di comprendere quanto e come questi fenomeni incidano sull’immaginario collettivo. L’analisi ha riguardato la copertura della povertà nei telegiornali di prima serata, nei talk show televisivi e nei contenuti social di giornalisti e influencer, nel perodo settembre 2024 – giugno 2025.
I dati mostrano una presenza limitata del tema nei notiziari, un ricorso prevalente a cornici emergenziali o politico-economiche, un uso scarso di dati e fonti qualificate e una difficoltà diffusa nel restituire la complessità multidimensionale delle povertà, che non sono solo economiche ma anche relazionali, educative, abitative e culturali.
In molti casi, inoltre, la narrazione tende ad associare la povertà a stereotipi e pregiudizi, contribuendo a rafforzare distanza sociale e stigmatizzazione, come ha sottolineato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana: “La stampa, la televisione, la radio, il web contribuiscono a formare le coscienze e a promuovere la libertà, perché una società ben informata diventa in grado di partecipare e, dunque, di scegliere…
Proprio perché crediamo nel ruolo prezioso dell’informazione, siamo convinti che raccontare la povertà e farlo mantenendo fede alle dimensioni della verità e della giustizia, sia una responsabilità che interpella tutti. Ognuno nel proprio ambito è chiamato a fare la sua parte per far sì che chi vive nel bisogno non resti anche senza voce”.
Il campione selezionato ha permesso di incrociare dati relativi al racconto televisivo e al dibattito sui social media, coprendo tre generi informativi, quali 7 telegiornali a diffusione nazionale trasmessi in fascia prime time (OdP): Tg1 20:00, Tg2 20:30, Tg3 19:00, Tg4 18:55, Tg5 20:00, Studio Aperto 18:30 e Tg La7 20:00, che nel complesso raggiungono un pubblico di oltre 10.000.00 di spettatori. Complessivamente sono state analizzate 1.912 edizioni (755 nel 2024 e 1.157 nel 2025).
Per quanto riguarda i talk show televisivi il monitoraggio ha incluso 18 programmi, per un totale di 1.218 puntate corrispondenti a 1.822 ore e 39 minuti di programmazione trasmessi in prima e seconda serata da Rai, Mediaset, La7 e Nove. Infine per gli influencer su facebook il campione h riguardato 12 account facebook, 10 giornalisti e 2 giornaliste, con un numero di follower compreso fra gli 80.000 ed i 2.500.000 circa, che hanno complessivamente pubblicato 18.904 post.
Dal rapporto risulta che la povertà è un tema trascurato nei TG: compare in 708 notizie, pari al 2% dei servizi. Si tratta di una presenza episodica, legata soprattutto a eventi eccezionali, a ricorrenze e fatti di cronaca. La Rai ha prodotto oltre metà dei servizi (53,5%), seguita da Mediaset e La7, ma le differenze tra testate sono minime. L’attenzione cresce in quattro momenti: novembre e dicembre 2024 (elezioni USA, G20, legge di bilancio, crisi e iniziative natalizie), aprile 2025 (morte di papa Francesco e lavoro povero) e maggio 2025 (elezione del nuovo papa e dati Eurostat).
Nel 73% dei casi la povertà resta un tema accessorio: tre servizi su quattro si concentrano sulla dimensione materiale (74%). Il 62% delle notizie adotta una prospettiva unidimensionale. La maggior parte tratta la povertà ‘in generale’, mentre le forme abitativa, lavorativa, relazionale, alimentare ricevono attenzione più limitata. Il focus è soprattutto sulla povertà italiana (47%). Alcuni Paesi molto poveri non ricevono attenzione: Asia (4%), Africa (2%); inoltre l’Italia delle periferie e delle zone rurali restano poco rappresentate, con percentuali di copertura rispettivamente del 3% e dello 0,1%. Solo l’8% dei servizi sulla povertà si avvale di dati quantitativi o studi di istituti di ricerca, associazioni e organismi internazionali (tra cui Caritas). Nel 18% dei casi si rileva un’associazione con stereotipi o pregiudizi. Le principali associazioni negative riguardano l’accostamento con illegalità e criminalità (13,6%), con il background migratorio (10,5%), le dipendenze (3,7%) e i disturbi mentali (2,7%).
Nel 76% del tempo si parla di povertà materiale, ma prevale un approccio multidimensionale (59%) che integra riferimenti a salute, istruzione, relazioni e partecipazione, anche se il 41% del dibattito resta confinato a una lettura economica. Le forme più trattate sono la povertà lavorativa e quella abitativa, mentre è minoritaria l’attenzione a donne, giovani, famiglie, povertà educativa o sanitaria. Il frame dominante è quello politico-economico (52%), seguito da quello misto politico-solidaristico.
Rimane marginale l’approccio esclusivamente caritatevole. Dei 520 minuti di parola affidati agli ospiti, un terzo (32%) è stato occupato da giornaliste/i e opinioniste/i, seguiti da rappresentanti del mondo politico e delle istituzioni (24%), e gente comune (13%). Quasi del tutto assenti gli ospiti della società civile, delle associazioni, delle Chiese locali.
Anche l’attenzione verso la povertà dei 12 influencer più attivi su Facebook è estremamente bassa: solo lo 0,8% dei quasi 19.000 post pubblicati tra settembre 2024 e giugno 2025 tratta, anche marginalmente, il tema. La presenza è discontinua, con picchi in occasioni legate ad eventi di spettacolo o alla morte di papa Francesco, ricordato per il suo impegno verso i più fragili. Nel 79% dei casi la povertà non è centrale, ma accessoria rispetto ad altri contenuti. Prevale la povertà assoluta (57%), seguita da quella relativa; marginale la povertà estrema. Il 71% dei post si concentra sulla dimensione materiale, mentre la natura multidimensionale della povertà appare raramente.
Le categorie più frequenti sono ‘povertà in generale’ ed ‘emarginazione’, mentre tra le forme specifiche domina la povertà abitativa. Il 97% dei post manca di qualsiasi dato statistico ed un terzo dei post contiene almeno uno stereotipo, ovvero la correlazione della povertà con qualche condizione altra/diversa dalla povertà ma pregiudizievolmente associata alla povertà, in modi talvolta colpevolizzanti. L’associazione più ricorrente è quella della povertà con l’incapacità o difetto (16%), in post strumentali al dibattito social-politico.
(Foto: Caritas Italiana)




























