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Tumori infantili: parlamento e governo per il sostegno alle famiglie
“Tanto lavoro è stato fatto, tantissimo rimane da fare, a cominciare dal sostegno che va dato a chi affronta queste cure”. E’ quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, nel messaggio per l’inaugurazione stamani a Montecitorio del convegno ‘Il diritto di guarire’, organizzato dalla Federazione Italiana Associazioni Genitori e Guariti Oncoematologia Pediatrica (FIAGOP) in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile.
“Un sostegno non soltanto dal punto di vista della ricerca, che è ovviamente fondamentale, ma anche da quello psicologico, dell’assistenza, dei caregiver dedicati”, ha proseguito Mulè. “Su questo in Parlamento abbiamo fatto una battaglia che vede l’assistenza psicologica al centro. Così come è stato fatto nello scorso anno inserendo finalmente nel Servizio Sanitario Nazionale la figura dello psicologo nei reparti di oncoematologia pediatrica, una figura che viene rafforzata con un ulteriore stanziamento previsto nella Legge di Stabilità già approvata del 2026. Piccoli passi, piccoli segni”, ha concluso Mulè, “che vanno però nella direzione di quella prossimità, di quella vicinanza, che va garantita in tutti i modi a coloro che quotidianamente combattono su questa trincea”.
Al convegno della FIAGOP, è giunto anche un messaggio da Alessandra Locatelli, ministro per le Disabilità: “In questo momento, stiamo lavorando moltissimo per il riconoscimento del caregiver familiare, quello che è vicino al bambino con una diagnosi così complessa”, ha detto Locatelli. “Si tratta di dare un riconoscimento al caregiver familiare prevalente e convivente, ma anche tutele differenziate per riconoscere servizi, tutele e sostegni a tutti coloro che hanno un impegno di cura più o meno intenso, anche a chi non è convivente.
Ma naturalmente vogliamo partire da chi ama, cura e non vuol essere sostituito in un impegno che a volte è di 24 ore su 24. Finalmente abbiamo una proposta che ha un punto di caduta comune e che può dare risposte a tutele differenziate, dal quale partire e sul quale poi migliorarsi nel corso dell’iter parlamentare o nel corso del tempo. E’ sicuramente un punto d’inizio fondamentale, che non dobbiamo lasciarci sfuggire”, ha concluso la ministro Locatelli, “che può iniziare a dare dignità e delle risposte concrete e responsabili alle persone che amano, che curano, che non vogliono essere sostituite, ma supportate anche dallo Stato”.
Al convegno a Montecitorio è intervenuta inoltre Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali: “La malattia di un figlio è una delle esperienze più dure per una famiglia e, affinché nessuno si senta solo, è necessaria una risposta fatta di cure, solidarietà e responsabilità condivisa”, ha sottolineato Bellucci. “Come governo stiamo rafforzando strumenti concreti di sostegno: dal Fondo per gli Enti del Terzo Settore, che assistono i bambini malati oncologici, incrementato in legge di bilancio di € 6.000.000 nel triennio 2026-28, all’attuazione della legge sull’oblio oncologico, per garantire pari opportunità nel lavoro e nella vita sociale a chi ha superato o sta affrontando la malattia, senza barriere o discriminazioni. Le Istituzioni continueranno ad esserci”, ha concluso Bellucci, “per accompagnare i più piccoli non solo nel percorso di cura, ma anche nella costruzione del loro futuro”.
“In questo convegno, abbiamo approfondito il tema dei diritti del bambino oncologico e della sua famiglia”, ha dichiarato a sua volta Sergio Aglietti, presidente della FIAGOP. “Il diritto principale è quello di guarire definitivamente e senza limitazioni per avere una vita come tutti gli altri bambini che diventeranno adulti. Per fare questo, occorre integrare diritti al sostegno psicosociale, alle migliori cure e alla ricerca scientifica propria dell’oncologia pediatrica”.
“Nei reparti di oncoematologia pediatrica non curiamo solo la malattia, ma accompagniamo bambini e genitori lungo un viaggio difficile, che richiede una presenza continuativa di équipe multidisciplinari e caregiver”, ha spiegato Angela Mastronuzzi, presidente dell’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP). “Le misure annunciate rappresentano passi importanti, ma devono tradursi rapidamente in risorse stabili, perché il bisogno di assistenza è quotidiano e non può attendere i tempi della burocrazia.
Come operatori sanitari vediamo ogni giorno quanto faccia la differenza avere psicologi dedicati, servizi territoriali integrati e un concreto riconoscimento del ruolo dei caregiver familiari. Accogliamo quindi con favore l’attenzione delle Istituzioni e chiediamo che questo impegno diventi strutturale”, ha concluso Mastronuzzi, “per garantire davvero a tutti i bambini, adolescenti e giovani adulti il diritto di guarire e di costruirsi un futuro”.
Il convegno della FIAGOP alla Camera è stato organizzato con il contributo non condizionante del main sponsor Norgine Italia, di Bayer e della Federazione delle Associazioni Italiane degli Informatori Scientifici del Farmaco e del Parafarmaco (FEDAIISF). In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile, FIAGOP ha anche promosso diverse campagne di sensibilizzazione a livello nazionale. Innanzitutto, è tornata l’iniziativa ‘Diamo radici alla speranza, piantiamo melograni’, che prevede la messa a dimora di un gran numero di piccole piante di questo arbusto da frutto presso parchi pubblici, giardini di ospedali e istituti scolastici. Novità di quest’anno è invece la campagna ‘Un succo per la vita’: le associazioni aderenti a FIAGOP stanno distribuendo in tutta Italia bottigliette di succo di melagrana – prodotto dalla Tenuta Il Melograno, azienda agricola biologica di Vasanello (Viterbo) – allo scopo di raccogliere fondi per finanziare un progetto triennale di ricerca di AIEOP sulla standardizzazione dello screening delle neoplasie pediatriche, di adolescenti e giovani adulti.
FIAGOP ha inoltre organizzato la tradizionale campagna “Ti voglio una sacca di bene”, dedicata alla promozione della donazione di sangue, piastrine e plasma, risorse fondamentali per garantire le cure ai bambini e ai ragazzi in terapia oncologica. Ulteriori informazioni sono disponibili su www.fiagop.it, www.giornatamondialecancroinfantile.it e www.unsuccoperlavita.it.
L’Associazione Bambino Gesù del Cairo diventa Fondazione: un testamento d’amore voluto da Papa Francesco
L’Associazione Bambino Gesù del Cairo, presieduta da Monsignor Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, è divenuta ufficialmente Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS, completando un passaggio giuridico, istituzionale e morale di straordinaria rilevanza.
La trasformazione da Associazione a Fondazione è stata solennemente sancita nel corso del tradizionale Concerto di Natale, evento che nel tempo aveva assunto un valore simbolico profondo, configurandosi come spazio di incontro tra arte, musica e spiritualità e come strumento di trasmissione dei valori universali di solidarietà, fraternità e responsabilità sociale.
L’edizione 2025 ha rappresentato un momento storico, poiché è stata la prima realizzata dopo il passaggio formale alla Fondazione, segnando l’ingresso dell’opera in una nuova fase di maturità, stabilità e riconoscimento pubblico. Tale evoluzione ha confermato la solidità dell’ente, la credibilità del suo operato e la dedizione instancabile dei volontari, rafforzando al contempo l’impegno istituzionale verso la tutela dei più vulnerabili.
L’Associazione Bambino Gesù del Cairo era nata nel 2020 in seguito alla storica sottoscrizione del Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune, firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed Al-Tayeb.
Fin dalla sua origine, l’Associazione aveva incarnato una visione profetica e universale, traducendo in azione concreta i principi di fraternità, dialogo e solidarietà enunciati nel Documento. Con il suo passaggio a Fondazione, tale visione ha trovato una forma istituzionale pienamente compiuta.
L’Associazione, oggi Fondazione, ha costituito un autentico testamento spirituale e d’amore di Sua Santità Papa Francesco, che l’aveva personalmente voluta, ispirata, accompagnata e benedetta, affidandole una missione chiara e irrevocabile: servire l’uomo sofferente, proteggere l’infanzia ferita, difendere la dignità umana senza confini geografici, religiosi o culturali.
Questo lascito morale, di altissimo valore ecclesiale e civile, è stato assunto come patrimonio vivo e operante dalla Fondazione, chiamata a custodirlo e svilupparlo con rigore, fedeltà e responsabilità storica. Nel corso della serata, le autorità civili, religiose e istituzionali intervenute hanno riconosciuto unanimemente il valore concreto e sistemico dell’azione della Fondazione, sottolineando l’efficacia dei progetti realizzati e la visione strategica di quelli futuri.
L’Onorevole Emanuele Prisco, Sottosegretario al Ministero dell’Interno, ha evidenziato l’impatto tangibile e misurabile dell’operato della Fondazione, lodando l’impegno dei volontari e la capacità dell’ente di coniugare solidarietà, cultura e responsabilità sociale. Ha definito la Fondazione Bambino Gesù del Cairo un modello virtuoso di organizzazione non profit, capace di incidere in modo strutturale nel tessuto sociale.
Il Prefetto Pierluigi Faloni, Consigliere di Presidenza della Fondazione, ha sottolineato come la trasformazione dell’Associazione in Fondazione abbia rappresentato un segnale inequivocabile di serietà istituzionale, continuità e impegno permanente nella promozione della Fratellanza Umana, dei diritti fondamentali e della protezione delle persone più fragili.
Mons. Yoannis Lahzi Gaid, Presidente della Fondazione, ha pronunciato un intervento di forte intensità morale e spirituale, richiamando il valore trasformativo del dono e della responsabilità quotidiana verso gli ultimi. Ha ribadito che la Fondazione aveva operato secondo criteri di trasparenza assoluta e gratuità, precisando che ogni contributo ricevuto era stato integralmente destinato ai beneficiari.
Nel 2024 erano stati distribuiti 35.000 pasti e garantite cure mediche, visite specialistiche e medicinali a oltre 10.000 bambini e persone vulnerabili. Mons. Gaid aveva inoltre richiamato l’attenzione sulla nascente ‘Casa della Speranza’, rifugio destinato a donne vittime di violenza e tratta e ai loro figli, auspicando che “la luce del Natale continuasse a illuminare le periferie del dolore umano”.
Gli interventi di Sua Eminenza il Card. Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, di Sua Eminenza il Card. Angelo Becciu e di Sua Eminenza il Cardi. Domenico Calcagno hanno espresso un convinto apprezzamento per l’azione della Fondazione, riconoscendone i risultati concreti e auspicando uno sviluppo costante della sua missione sociale e culturale. Mentre in un’intervista radiofonica, Biagio Maimone, direttore dell’Ufficio Stampa, aveva sottolineato come la comunicazione fosse chiamata a svolgere un ruolo strategico e fondamentale nella diffusione delle iniziative e dei valori fondativi della Fondazione.
Alla serata che ha solennemente suggellato il passaggio storico da Associazione a Fondazione hanno preso parte numerose autorità, tra cui Monsignor Antonio Raimondo Fois e gli Ambasciatori della Lega Araba, Azerbaigian, Repubblica Araba d’Egitto, Emirati Arabi Uniti, Honduras e FR Khalil e Lorenza Bonaccorsi, Presidente del Primo Municipio di Roma, in rappresentanza del Sindaco Roberto Gualtieri.
La Fondazione Bambino Gesù del Cairo si pone così come segno visibile di una carità che non si esaurisce nell’emergenza, ma si fa struttura, continuità e speranza. Un’opera che parla al cuore dell’uomo contemporaneo e testimonia che la fraternità non è un’utopia, ma una responsabilità concreta affidata alle coscienze, alle istituzioni e alla storia.
20 novembre: Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini
Oggi, nella Giornata Mondiale dei Diritti del Fanciullo, penso ai tanti bambini che nascono già con un peso sulle spalle. Bambini che non hanno scelto di portarlo, eredità silenziose fatte di fragilità, di assenze, di storie che ancora non sanno raccontare. Ci sono bambini che arrivano al mondo segnati da scelte sbagliate degli adulti, bambini che crescono accanto a genitori che cercano nelle sostanze un rifugio alla loro stessa fatica di vivere. La loro storia inizia prima ancora che possano raccontarla.
Eppure, per loro, soprattutto per loro, i diritti dovrebbero essere una promessa solida, un porto sicuro a cui tornare. Il diritto a essere liberi da ciò che non appartiene alla loro piccola vita, da battaglie troppo grandi, da destini già scritti, che possiamo invece riscrivere insieme.
Penso ai loro diritti di vivere in un mondo sicuro: non solo protetti dai muri e non dai boschi, ma anche dai giorni che fanno paura. Bambini che cercano di avere la certezza che il loro domani non sarà un caos, che potranno conoscere un po’ di serenità, accoglienza e calore umano; che chi li ama, chi li ha generati, sarà presente, e che il mondo non crollerà ancora un’altra volta.
Ho visto, in questi anni, molti di questi bambini imparare presto a fare silenzio per non disturbare, a diventare piccoli per passare inosservati, a trasmettere con lo sguardo la fatica infinita di crescere. Li ho visti cercare in vari modi di essere invisibili, a volte disturbare per richiamare l’attenzione di madri adulte incapaci di prendersi cura di loro stesse, figli che provano a prendersi cura anche di loro.
Ma nessun bambino dovrebbe conoscere l’arte dell’invisibilità. Ogni bambino ha diritto a essere visto, chiamato per nome, accolto. Troppi, accanto alla dipendenza, diventano grandi troppo in fretta: accudiscono, controllano, aspettano. Diventano bambini che si ribellano contro tutto e tutti, che non si sentono capiti in una società che corre verso la perfezione del nulla.
Eppure l’infanzia non dovrebbe mai essere una responsabilità: dovrebbe essere gioco, sogno, scoperta, vento leggero sulla pelle. Perché nessun bambino coincide con la storia da cui proviene. La cura, l’intervento precoce, la presenza di adulti competenti e affettuosi possono cambiare traiettorie che sembrano già purtroppo tracciate.
Ogni bambino è un seme: l’amore che incontra, la protezione che riceve, la cura che lo circonda possono trasformarlo profondamente. Oggi voglio ricordare soprattutto loro: i bambini che non fanno rumore, quelli che aspettano, quelli che portano sulle spalle fragilità che non hanno scelto. Rafforzare i loro diritti significa regalare loro una possibilità nuova, una storia da riscrivere.
Ed allora, oggi più che mai, custodiamo la speranza che ogni bambino possa incontrare occhi attenti, mani che proteggono e cuori che accolgono. Che ogni piccolo seme, anche quello nato tra ombre, trovi la luce per crescere, per sognare, per vivere la propria infanzia senza peso, senza paura. Perché nel diritto a essere semplicemente bambini c’è la promessa di un mondo migliore, e ciascuno di noi può essere parte di quella promessa.
Bahrain: inaugurata la Pontificia Opera della Santa Infanzia
“Seminare i semi delle Pontificie Opere Missionarie nel Vicariato Apostolico di Arabia del nord (AVONA) è un compito arduo a causa della sua giurisdizione in quattro paesi, Bahrain, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita. Fortunatamente un ‘visionario’ vede una soluzione per ogni problema” scrive all’Agenzia Fides padre Marcus Fernandes OFM.Cap., delegato Missio-Avona.
Il riferimento è al Vicario Apostolico di Avona, vescovo Aldo Berardi, O.SS.T., definito appunto come “il Vescovo ‘visionario’ che ha promosso la missione nel Vicariato” grazie al quale è stata inaugurata la Pontificia Opera della Santa Infanzia (POSI). Durante la celebrazione della messa tenuta venerdì 28 marzo nella Cattedrale Nostra Signora d’Arabia (OLA), ad Awali, il vescovo Berardi ha accolto i primi 46 bambini volontari della POSI. “Pregare, aiutare e condividere il Vangelo è la missione dei bambini” ha ricordato il vescovo nella sua omelia richiamando i tre motti della Santa Infanzia e invitando tutti i presenti a pregare e condividere il Vangelo ogni giorno.
“Il 5 gennaio – prosegue p. Marcus – avevamo celebrato la giornata della Santa Infanzia e, per rendere questa giornata memorabile, l’ufficio Missio-Avona ha organizzato un concorso di saggi e disegni dal tema ‘I bambini sono i missionari della speranza’ con l’obiettivo di suscitare interesse e far conoscere la Santa Infanzia e le Pontificie Opere Missionarie.
Abbiamo ricevuto saggi e disegni bellissimi, i bambini si sono espressi al massimo delle loro emozioni. I vincitori dei concorsi sono stati dichiarati durante la messa del 28 marzo e i nomi saranno pubblicati sul numero, in preparazione per Pasqua, della nostra rivista digitale lanciata il 10 dicembre 2024 in occasione del terzo anniversario della dedicazione della Cattedrale di Nostra Signora d’Arabia”.
Insieme al vescovo Berardi, hanno concelebrato la messa p. Marcus, il Rettore della Cattedrale OLA p. Saji Thomas, ofm Cap., e altri coordinatori della Santa Infanzia. “Durante l’Eucaristia – aggiunge il Vicario Apostolico – abbiamo pregato per le popolazioni del Myanmar devastate dal grave terremoto proprio venerdì 28 marzo, Offriamo messe per loro. La distruzione dei luoghi di culto ci ha toccati nel profondo”.
‘Cosa chiedete alla Chiesa?’ è stata la domanda che il Vicario Apostolico ha rivolto ai bambini prima della benedizione finale: “I piccoli hanno recitato la promessa ed espresso il loro desiderio di renderli bambini missionari per diventare amici di Gesù e servire altri bambini. La giornata si è conclusa con una grande festa insieme alle famiglie. Ora l’intero gruppo operativo nella Cattedrale e i nostri quattro coordinatori sono pronti a portare avanti lo zelo missionario dei bambini – conclude il delegato delle Pom. Con l’istituzione della POSI nella cattedrale del Bahrain, sotto la guida del nostro vicario apostolico, le Pontificie Opere Missionarie stanno vivendo tempi memorabili per AVONA”.
(Tratto da Agenzia Fides)
Tutelare i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
“Il 20 novembre di 35 anni fa, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, trattato internazionale di importanza storica che ha riconosciuto in capo ai bambini la titolarità di diritti specifici, concepiti sui loro bisogni di crescita, protezione e sviluppo”: così è iniziata la dichiarazione del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella in occasione della ratifica della Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, istituita nel 1989 per commemorare la Dichiarazione dei diritti del fanciullo approvata nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1959.
Nel messaggio il presidente della Repubblica italiana ha ricordato la necessità di eliminare le discriminazioni nei confronti dell’infanzia: “La ratifica della Convenzione da parte di un numero considerevole di Paesi non ha risolto tuttavia le criticità esistenti. Milioni di bambini e adolescenti nel mondo affrontano ancora povertà, esclusione sociale, disuguaglianza e negazione di diritti fondamentali.
Proteggere i bambini da guerre, violenza, sfruttamento e ogni forma di abuso non è solo un obbligo giuridico: è un dovere morale che chiama tutti a fare della tutela dei giovani una priorità collettiva. Difendere i diritti dei bambini significa fornire loro riferimenti positivi che possano orientarne lo sviluppo; vuol dire trasmettere loro il valore dell’empatia e della solidarietà e l’importanza della responsabilità delle proprie azioni”.
E’ stato un invito ad ascoltare la gioventù: “L’incremento di episodi di violenza tra i giovanissimi impone di mantenere alta l’attenzione sia nell’attività di ascolto sia nella vigilanza, per poter intercettare anche il più piccolo segnale di disagio o sofferenza.
La mancanza di un sostegno adeguato può rendere i bambini e i ragazzi più vulnerabili e inclini a comportamenti violenti, con il rischio di spingerli anche ad avvicinarsi a contesti criminali che offrono una falsa percezione di potere e appartenenza”.
Infine occorre che le Istituzioni facciano ‘rete’: “Per prevenire questi rischi è cruciale che le famiglie, le scuole, le comunità e le istituzioni lavorino insieme al fine di creare contesti in cui i giovani possano sentirsi valorizzati, ascoltati e guidati e in cui possano avere il diritto di sognare, liberi di immaginare un futuro in cui esprimere appieno il proprio potenziale. Tutelare i diritti dei bambini vuol dire dare un futuro alla società, vuol dire rendere i giovani protagonisti delle loro vite”.
In questa giornata ‘Save the Children’ ha sottolineato che molti bambini vivono in zone di guerra:“Conflitti, povertà, fame e crisi climatica stanno spingendo milioni di bambine e bambini sull’orlo del baratro. Nel 2023, circa 473.000.000 bambini, cioè più di 1 su 5, vivevano in una zona di guerra, con una media di 31 bambini mutilati o uccisi ogni giorno e uno su 50 è costretto a fuggire, il doppio rispetto a dieci anni fa. Sempre nel 2023,sono nati più di 17.600.000 bambini destinati a soffrire la fame, un quinto in più rispetto al 2013, mentre si stima che oltre 12.000.000 ragazze si sposino prima dei 18 anni ogni anno”.
Inoltre la fanciullezza è messa in pericolo dalla crisi climatica: “La crisi climatica è una crisi dei diritti dell’infanzia che grava sulle generazioni di oggi e su quelle future. Quest’anno 300.000.000 bambini ed adolescenti (1 su 8 a livello globale) hanno subito i 10 maggiori eventi meteorologici estremi, che ogni anno interrompono l’apprendimento di circa 40.000.000 minori.
Ancora una volta, i dati sottolineano l’importanza di perseguire gli impegni presi e aumentare gli sforzi fatti finora per assicurare la protezione e il rispetto dei diritti dei bambini nel mondo, in un momento in cui questi sono messi particolarmente a rischio”.
‘Save the Children’ ha inoltre sottolineato la diseguaglianza che colpisce l’infanzia in Italia: “Non è un ‘paese per bambini’: da anni si dice che l’Italia non sia un Paese per i più piccoli e, dopo qualche decennio di lento declino, sembra quasi diventato un luogo in cui l’infanzia è ‘a rischio estinzione’.
In Italia la povertà continua a colpire i minori, i più piccoli in particolare: sono 1.295.000 i minori in povertà assoluta, con un’incidenza pari al 13,8% del totale, circa 200.000 di età compresa tra 0 e 5 anni (8,5% del totale) vivono in povertà alimentare, ovvero in famiglie che non riescono a garantire almeno un pasto proteico ogni due giorni”.
Inoltre, secondo Cesvi, a livello mondiale 148.000.000 bambini soffrono di arresto della crescita, 45.000.000 sono deperiti e quasi 5.000.000 muoiono prima di aver compiuto 5 anni, ovvero l’equivalente dell’intera popolazione italiana di età compresa tra 0 e 10 anni. La situazione peggiora ulteriormente con la crescita: oltre 36.000.000 bambini sotto i 5 anni sono malnutriti e tra questi oltre 9 milioni soffrono di malnutrizione grave. Dall’Indice Globale della Fame di CESVI emerge, inoltre, che in 27 Paesi i livelli di arresto della crescita sono così alti da avere una rilevanza molto preoccupante per la salute pubblica: la situazione più grave si registra in Burundi, Yemen e Niger, dove circa la metà dei bambini subisce un ritardo nel normale sviluppo a causa della malnutrizione. Negli ultimi anni la prevalenza dell’arresto della crescita è aumentata di almeno 4 punti percentuali anche in Afghanistan, Argentina, Mongolia, Niger e Yemen. Il deperimento infantile è particolarmente elevato in India, ed è alto e in aumento in Sudan e Yemen.
La situazione è aggravata da guerre e conflitti armati: quasi 2.000.000.000 bambini vivono in un Paese in guerra e circa 473.000.000 (più di un bambino su sei) vivono entro 50 km da scontri armati. La situazione più grave si registra nel continente africano, dove 181.000.000 bambini vivono in Paesi coinvolti in crisi armate.
In cinque Stati dell’Africa Subsahariana, oltre 1 bambino su 10 muore prima dei cinque anni, ed è l’area che detiene il più alto tasso di mortalità neonatale globale (40%). La situazione è particolarmente critica in Sudan, paese che sta affrontando una tragica emergenza fame e dove CESVI sta intervenendo: qui quasi 9.000.000 bambini vivono in condizioni di grave insicurezza alimentare e oltre 700.000 bambini al di sotto dei 5 anni sono a rischio di morte.
Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: non restiamo indifferenti
In questa giornata mondiale dedicata ai diritti dei bambini, il mio pensiero va a tutte quelle situazioni che incontro e che troppo spesso sfuggono agli sguardi distratti e indifferenti. È doloroso vedere come, in una società che dovrebbe essere basata sull’uguaglianza e sull’amore per i più piccoli, ci siano così tante storie che passano inosservate, dimenticate. Mi preoccupa questa indifferenza, questa incapacità di fermarsi e vedere davvero la sofferenza degli altri, specialmente quella dei bambini, i più vulnerabili tra noi.
Penso ad Adriano, un ragazzo di 27 anni che ho incontrato una sera mentre stavo distribuendo indumenti e viveri in quel “non posto” al bosco di Rogoredo. Non apparteneva a quel mondo di persone perse e dimenticate, invisibili che vivono tra quegli alberi, eppure era lì, in cerca di aiuto. Mi ha avvicinato con estrema dignità, senza chiedere nulla per sé. Mi ha detto che aveva bisogno di vestiti e alimenti per i suoi figli, per la sua famiglia. Mi ha spezzato il cuore!
Quando gli ho chiesto dove abitasse, mi ha confidato che vive in un luogo di Milano, in una baracca con sua moglie e i loro due bambini piccoli, uno di appena sette mesi e l’altro di due anni e mezzo. All’inizio non riuscivo a crederci. Come è possibile che in mezzo a noi, in una città come questa, una famiglia viva in quelle condizioni? Eppure era così.
Sabato scorso sono andato a trovarli. Non potevo ignorare quella richiesta, non potevo voltarmi dall’altra parte. Ho portato tutto quello che potevo: abiti caldi, cibo, e soprattutto ciò che un bambino e una bambina hanno diritto di avere solo perché sono nati. Giocattoli, pannolini, qualche piccola attenzione che li facesse sentire speciali, amati. La loro ‘casa’ è una baracca: niente elettricità, niente acqua corrente, solo quattro pareti di fortuna per cercare di proteggersi dal freddo e dalla pioggia. È difficile immaginare come si possa vivere così, eppure, nonostante tutto, in quella famiglia ho trovato qualcosa che mi ha commosso profondamente.
Ho visto due bambini felici, stretti tra le braccia della loro mamma e del loro papà. Ho visto l’amore più puro e disarmante, quello di genitori che, pur non avendo nulla, riescono a dare ai propri figli tutto il calore e la protezione che possono. Ho visto sorrisi, e in quegli sguardi ho ritrovato la forza di chi non si arrende, di chi, nonostante la povertà e la fatica, cerca ogni giorno di dare un futuro migliore ai propri figli, nonostante le poche opportunità.
Oggi, in questa giornata speciale, voglio ricordare Adriano, sua moglie, i suoi due bambini e tutte le famiglie come la loro. Voglio ricordare che i diritti dei bambini non sono solo parole su un foglio, ma impegni concreti che ci riguardano tutti. Ogni bambino ha diritto a una casa sicura, a cibo, a cure, a una vita degna. Ma soprattutto, ha diritto a non essere dimenticato.
La cosa che più mi rattrista è pensare che troppo spesso non vediamo queste persone come parte di noi. Ci illudiamo che siano ‘altro’, che le loro vite siano distanti dalle nostre. Ma non è così. Sono come noi. Sono noi. E se possiamo permettere che un bambino cresca senza ciò che gli spetta, che diritto abbiamo di parlare di umanità?
Oggi, più che mai, voglio ringraziare chi non si arrende, chi con un piccolo gesto continua a ricordare che nessuno dovrebbe essere lasciato indietro. Voglio ringraziare tutti quelli che si fermano, che ascoltano, che scelgono di vedere. Perché solo vedendo, solo riconoscendo nell’altro un fratello, una sorella, possiamo costruire una società dove i diritti non siano solo un ricordo da celebrare un giorno all’anno, ma una realtà che appartiene a tutti, soprattutto ai bambini.
Terre des Hommes in difesa di bambine e bambini
In occasione della Giornata Mondiale delle Bambine proclamata dall’ONU nel giorno 11 ottobre 2012, ‘Terre des Hommes’ ha lanciato la Campagna ‘indifesa’ per garantire alle bambine di tutto il mondo istruzione, salute, protezione da violenza, discriminazioni e abusi: con questa grande campagna di sensibilizzazione in questi 11 anni Terre des Hommes ha messo al centro del proprio intervento la promozione dei diritti delle bambine nel mondo, impegnandosi a difendere il loro diritto alla vita, alla libertà, all’istruzione, all’uguaglianza e alla protezione.
Nell’introduzione al dossier dell’ong è possibile leggere le motivazioni della ricerca: “Oltre 3.100.000.000 di bambine, ragazze e donne vivono in Paesi dove i loro diritti non sono garantiti. L’esempio più drammatico è l’Afghanistan dove oggi alle donne è vietato persino parlare in pubblico, ma non è un caso isolato. Questo 13^ dossier ‘Indifesa’ vuole documentare le sofferenze di tutte le bambine e ragazze nel mondo. Ogni pagina del report è un richiamo all’attenzione globale, affinchè non si distolga mai lo sguardo da chi è più vulnerabile.
In un anno segnato dal moltiplicarsi dei conflitti, non possiamo ignorare come la violenza sessuale ai danni di bambine, ragazze e donne diventi troppo spesso una vera e propria arma di guerra, con conseguenze devastanti non solo per la vittima, ma anche per la sua comunità. E questo è tanto più drammatico se si pensa che tra il 2017 e il 2022 è aumentato del 50% il numero di ragazze e donne che vivono in Paesi afflitti da guerre, raggiungendo la cifra record di 614.000.000.
Le guerre, o anche altri scenari di crisi (pensiamo alle regioni più colpite dalla crisi climatica) sono per le bambine e le ragazze fattori che aumentano il rischio di mutilazioni genitali e di abbandono scolastico, per il quale la probabilità è 2,5 volte maggiore rispetto alle loro coetanee che non si trovano in questi contesti. Ma cresce anche il rischio di matrimoni forzati e la salute riproduttiva è messa gravemente in pericolo”.
Ma anche i dati riguardanti l’Italia sono abbastanza preoccupanti: “I dati relativi al nostro Paese, benché il contesto sia completamente diverso, restano comunque preoccupanti. Bambine e ragazze sono ancora la maggioranza tra le vittime di reati a danno di minori. Gli indicatori relativi al lavoro, alla presenza di NEET, allo studio delle discipline STEM e alla partecipazione pubblica delle donne non migliorano. Il nostro Paese è sceso dal 79^ all’87^ posto nel 2024 per quanto riguarda l’uguaglianza di genere.
Questi dati, insieme ai molti altri presenti nel report, sono per noi ogni anno un nuovo punto di partenza per la campagna indifesa, che da oltre 13 anni dà voce alle bambine e alle ragazze che, con ogni mezzo, vogliono essere protagoniste del cambiamento. Nel dossier abbiamo raccontato le storie di sportive, attiviste, studiose e artiste, tutte impegnate a conquistare il proprio spazio. Loro rappresentano il futuro e, ne siamo certi, sono pronte a guidare una trasformazione che non può più essere rimandata”.
Nello scorso anno i reati contro i minori compiuti in Italia sono stati 6.952, una media di 19 ogni giorno, 95 in più rispetto al 2022, con una crescita del 34% in 10 anni, addirittura dell’89% dal 2006. I più diffusi sono i maltrattamenti in famiglia: 2.843 casi, più 6% dal 2022, raddoppiati dal 2013. Dal dossier emerge che sono bambine e ragazze le più colpite, vittime nel 61% dei casi. A far crescere la percentuale soprattutto i crimini di violenza sessuale e violenza sessuale aggravata, per l’89% e l’85% di vittime femminili. Poi gli atti sessuali con minorenni (il 79% su femmine), la detenzione di materiale pornografico e corruzione di minorenne (78% di vittime femmine), la prostituzione e pornografia minorile (64% su bambine o ragazze).
Più vittime maschili per l’omicidio volontario (67%), l’abbandono di minori o incapaci (61%), l’abuso dei mezzi di disciplina (59%) e la sottrazione di persone incapaci (55%). Parità nei reati di violazione degli obblighi di assistenza familiare (entrambi i generi al 50%) e di maltrattamenti in famiglia, l’aumento più significativo rispetto al 2022. In crescita anche le violenze sessuali, 912 casi (+1% dal 2022 ma +51% dal 2013), il secondo reato più diffuso; la sottrazione di persone incapaci (302 casi, +4% dal 2022 e +39% dal 2013); l’abbandono di persone minori o incapaci (568 casi, +3% dal 2022 e +25% in 10 anni); gli atti sessuali con minorenni (+3% dal 2022 e +5% dal 2013, con un totale di 444 casi); l’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina (+1% con 349 casi; +47% dal 2013); la pornografia minorile (171 casi, aumentati dell’1% dal 2022 ma calati del 7% dal 2013).
Calano, invece la prostituzione minorile (28 casi), (-24% dal 2022 e -65% in 10 anni); la detenzione di materiale pedopornografico (59 casi, – 18% sul 2022 ma in aumento, sempre del 18%, rispetto al 2013); la corruzione di minorenne (94 casi, -12% in un anno e -24% dal 2013). Diminuiscono rispetto al 2022 le violenze sessuali aggravate (645 casi, -7%), ma in grave aumento (+73%) dal 2013. Invariati da 10 anni gli omicidi volontari con 12 casi.
In Europa, secondo le stime dell’End Fgm European Network 5, più di 600.000 donne convivono con le conseguenze delle mutilazioni genitali femminili: si tratta, in parte, di immigrate di prima generazione talvolta giunte in Europa molto tempo fa che hanno subito il ‘taglio’ nei Paesi d’origine e che non cercano aiuto (o se lo cercano non lo trovano) per affrontare i problemi di salute legati alle conseguenze delle mutilazioni. Inoltre, ogni anno almeno 20.000 potenziali vittime chiedono asilo nell’Unione Europea dopo essere fuggite da un Paese a rischio.
L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige) monitora questo fenomeno dal 2012 ed ha
elaborato una stima delle possibili vittime tra le bambine e le ragazze con meno di 18 anni, il cui numero oscilla tra le 53.000 e le 93.000. Nello scenario ‘Ad alto rischio’, si ipotizza che la migrazione non abbia alcun impatto e che le ragazze provenienti da un Paese in cui si praticano le mutilazioni genitali femminili corrano gli stessi rischi di quelle che sono rimaste nella nazione d’origine.
Nel secondo scenario (‘A basso rischio’) invece si ipotizza che il progetto migratorio e l’integrazione abbiano un impatto, cambiando l’atteggiamento dei familiari nei confronti di questa pratica: ciò si traduce in un’incidenza del fenomeno che può variare dal 9% (scenario a basso rischio) al 15% (alto rischio) in Spagna; dal 16% al 27% in Belgio; dal 12% al 21% in Francia; dall’11% al 19% in Svezia e dal 25% al 42% in Grecia.
Galà di beneficienza ‘insieme con il cuore’ per il reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù
Avrà luogo sabato 1 Giugno dalle ore 19.30, presso l’Istituto Scolastico Cristo Re, il Gala di beneficenza delle famiglie, i ragazzi e gli amici del Cristo Re, per raccogliere fondi in favore del reparto di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Ad occuparsi dell’organizzazione dell’iniziativa, il Comitato ‘Insieme con il Cuore’, nato lo scorso marzo per volontà di alcune famiglie della scuola Cristo Re, con la consapevolezza che se si sta “insieme con il cuore”, si sta meglio.
A Presiedere il Comitato, l’imprenditrice immobiliare del Gruppo Volpes Case, Avv. Tiziana Volpes, già Vice Presidente di Terziario Donna Confcommercio Roma, costituito con l’attrice cinematografica Mavina Graziani Vicepresidente e gli altri membri fondatori, l’artista e filantropa Valeria Altobelli, la stilista Patrizia De Nicola, l’imprenditrice Simona Rosa del Gruppo Raco Clima, la commercialista dott.ssa Costanza Panvini. Il Comitato sta ottenendo riscontro con ulteriori adesioni, tra cui l’avv. Maria Paola Cimino e l’avv. Emanuela Pisante.
Obiettivo del Gala di beneficenza, che ha ottenuto il Patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio, è di raccogliere fondi che saranno devoluti alla Fondazione Bambino Gesù ETS per l’allestimento della sala d’attesa degli ambulatori di Viale Baldelli, destinati al Day Hospital dei ragazzi con il disturbo dello spettro autistico o con i disturbi dell’alimentazione, problema purtroppo in forte crescita.
A presentare i dettagli del Progetto interverranno il Prof. Stefano Vicari, direttore del dipartimento di neuropsichiatria infantile dell’OP Bambino Gesù e il Dott. Niccolò Contucci, Segretario Generale della omonima Fondazione.
Saranno presenti alla Serata anche la Dott.ssa Antonella Cinque Presidente della Fondazione Cristo Re, il Senatore Giulio Terzi di Sant’Agata Presidente della IV Commissione (Politiche dell’Unione Europea) del Senato della Repubblica, Antonello Aurigemma Presidente del Consiglio Regionale del Lazio e coordinatore delle assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome, l’imprenditrice Simona Petrozzi, Presidente di Confcommercio Terziario Donna Roma e Vice Presidente nazionale, l’attore cinematografico Alessandro Tersigni, l’attore cinematografico e teatrale Dino Abbrescia, l’attrice Susy Laude, l’attore e regista Massimo Ghini, l’atleta e campione olimpico di canottaggio Simone Venier e la cantautrice, attrice, atleta paralimpica nel triathlon, che parteciperà a Parigi 2024 Annalisa Minetti.
Durante il Gala, presentato dall’attrice e presentatrice, Mavina Graziani, si esibirà l’artista cinematografica, filantropa conduttrice, musicista, cantante, Valeria Altobelli LIVE BAND” e a seguire si svolgerà una sottoscrizione a premi, che consentirà di contribuire ulteriormente al progetto e vedrà coinvolti alcuni degli artisti presenti.
A completare la serata l’intrattenimento musicale del noto musicista e cantante romano Alessandro Abete con il suo DJ Set. Il Gala di beneficenza è sostenuto da tante realtà commerciali e sociali a cui vanno i ringraziamenti del Comitato, tra queste: Fondazione Cristo Re ETS, Centro Sportivo Cristo Re, BCC dei Castelli Romani e del Tuscolo, Volpes Case, De Nicola Fashion Boutique, Yellowsquare Italia spa, CS Panvini, Raco Clima, Fondazione Nazionale delle Comunicazioni, Ladies And Gentleman Band, Ass. A.R.T.E., Ass. Mission Onlus, Azienda Agricola I Cavallini, Gioielleria Romagnoli, British School Group, Foto Giove, Doreca,Maison Ciuti & Ciuti, Dari Automazioni, Klik elettroservice, Costantino Iorio Beauty Factory Spa Concept, Bongarzone Beauty Store, Studio Vanni,Bartocci Sport, Balan e Manzo Team.
Festa di santa Rita da Cascia: spiritualità e solidarietà insieme per costruire la speranza a Cuzco
Coniugare spiritualità e solidarietà, per costruire oggi un domani di speranza, partendo dall’ascolto dei bisogni dei più fragili. E’ questo l’obiettivo con cui, a un mese dalla Festa della Santa degli Impossibili del 22 maggio, la Fondazione Santa Rita da Cascia ets, che ancora una volta si fa portavoce del suo messaggio, secondo il volere delle monache agostiniane, ha avviato una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi, quest’anno in particolare con destinazione Perù.
Si vuole sostenere il completamento dei lavori dell’Auditorium ‘Beata Maria Teresa Fasce’ dell’Istituto educativo ‘San Agustin de Hipona’, fondato dai missionari agostiniani nel 2012 nel distretto di San Jeronimo, a Cuzco, come ha dichiarato ha dichiarato Suor Maria Rosa Bernardinis, Madre Priora del Monastero e Presidente della Fondazione Santa Rita da Cascia:
“Siamo nel pieno dei preparativi della festa e, come Santa Rita ci ha insegnato, mentre viviamo uno stato di caos mondiale preoccupante, noi continuiamo a fare la nostra parte, aiutando chi ha bisogno, ets. Per noi monache spiritualità e solidarietà sono intrecciate e si sostengono a vicenda, per cui ogni anno, con la nostra Fondazione sosteniamo in particolare un progetto di solidarietà. La richiesta di aiuto, questa volta, ci è arrivata dai confratelli agostiniani di Cuzco. Vorremmo portare a termine i lavori del loro Auditorium, uno spazio in cui gli studenti, le loro famiglie e tutta la comunità locale possa ritrovarsi, superando traumi e difficoltà, per costruire un futuro più dignitoso per tutti loro”.
L’Auditorium, incompiuto a causa delle difficoltà post-pandemiche, sarà uno spazio polifunzionale dove organizzare seminari, laboratori, incontri di formazione e gruppi di mutuo aiuto, per supportare il diritto all’educazione e all’integrazione sociale degli oltre 300 alunni, delle loro famiglie e dei 32.000 rappresentanti della comunità locale, che vivono in un contesto caratterizzato da difficili condizioni: povertà, abuso di alcol e droga, violenza sulle donne, favoreggiamento della prostituzione, tratta dei minori, disabilità, elaborazione di gravi lutti familiari.
Chiunque vorrà sostenere la raccolta fondi, riceverà l’Ovunque di Santa Rita: il ciondolo a forma di cuore, su cui è incisa una rosa, e che conserva al suo interno l’immagine dell’amata Santa e la preghiera ‘Ovunque proteggimi’. Per maggiori informazioni www.festadisantarita.org.
Inoltre dopo tanta attesa da parte dei devoti di tutta Italia, sabato 18 e domenica 19 maggio, nel weekend precedente la Festa, tornano finalmente nelle piazze di tutte le regioni d’Italia le Rose di Santa Rita, altro evento di sensibilizzazione e raccolta fondi promosso dalla Fondazione per sostenere l’infanzia, con una donazione minima di € 15. Saranno 300 i punti di distribuzione, dove saranno attivi i tantissimi volontari, cuore dell’organizzazione ritiana. I progetti sostenuti vanno dall’Alveare, che a Cascia accoglie minori con situazioni familiari di disagio, fino agli stessi studenti di Cuzco.
Le rose sono il simbolo per eccellenza della santa più venerata in tutto il mondo. Questo fiore rappresenta l’amore di Santa Rita, che diffonde il suo profumo ovunque e in ogni tempo: come la rosa, la taumaturga umbra ha saputo fiorire nonostante le spine della vita, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori.
Per avere maggiori informazioni sui punti di distribuzione e cercare il volontario più vicino, si può consultare la mappa al link rosedisantarita.org Allo stesso link, per chi non potrà andare in piazza, fin d’ora e anche dopo l’evento, è già disponibile la piantina, con una donazione minima di € 25.
Parlando degli eventi della Festa, dal 12 al 20 maggio alle ore 11.50, per il secondo anno, si potrà seguire, in via esclusiva solo online, il Rosario che le monache reciteranno dal Coro del Monastero, luogo di clausura, in occasione della Novena di Santa Rita. Sarà possibile seguire tutte le celebrazioni più importanti della Festa, promossa dalle comunità agostiniane e dall’amministrazione comunale, in diretta streaming sui canali social del monastero agostiniano di Cascia. Per saperne di più www.santaritadacascia.org.
La Festa entrerà poi nel vivo lunedì 20 maggio, alle ore 10, quando saranno presentate le donne insignite del Riconoscimento Internazionale Santa Rita da Cascia 2024: Cristina Fazzi, Virginia Campanile, Anna Jabbour, presentate dal noto conduttore televisivo e giornalista Roberto Giacobbo. Si tratta di un premio unico nel suo genere che, dal 1988, viene conferito alle donne di ogni Paese e religione che incarnano i valori ritiani.
Sabato 21 maggio, intorno alle ore 17.30, si svolgerà la consegna del premio, accompagnata dal messaggio della Priora, e, infine, il Solenne Transito di Santa Rita. In serata, alle ore 21.30, la Fiaccola della Pace e del Perdono farà ritorno a Cascia, quest’anno da Enna, seguirà l’accensione del tripode votivo e l’avvio ufficiale dei festeggiamenti 2024.
Nel giorno solenne della Santa del 22 maggio, tutta la famiglia ritiana sarà in preghiera durante il Solenne Pontificale delle ore 11.00, presso la Sala della Pace, presieduto dal Cardinale Robert F. Prevost osa, Prefetto del Dicastero dei Vescovi. Al termine della Messa, la Processione, il tradizionale Corteo storico e la Statua proseguiranno fino al Sagrato della Basilica, dove si svolgeranno la Supplica a Santa Rita e la Benedizione delle Rose.
(Foto: Monastero Santa Rita da Cascia)





























