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Papa Leone XIV invita i cattolici russi ad essere esempio di santità

“Saluto cordialmente tutti voi che siete venuti per il vostro pellegrinaggio giubilare. In effetti, l’Anno Santo che la Chiesa cattolica sta vivendo, invita a compiere un pellegrinaggio, perché ‘mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita’. In questo tempo vediamo migliaia di persone in cammino sulle strade della Città Eterna per attraversare la Porta Santa, sostare presso le tombe degli Apostoli e dei Martiri e riempire i cuori di speranza lungo i numerosi sentieri di fede che attraversano Roma”: con queste parole papa Leone XIV ha ricevuto in udienza un gruppo di fedeli russi in pellegrinaggio a Roma per il Giubileo, sottolineando che ogni cristiano ‘è una pietra viva nell’edificio della Chiesa’.

Li ha invitati a visitare i luoghi sacri di Roma: “La vostra presenza si inserisce nel cammino di tante generazioni che hanno voluto visitare questi luoghi, dove batte il cuore dell’anima cristiana, dove si intrecciano le vicende della fede (ricevuta e trasmessa fin dai tempi apostolici e dalla quale tanti popoli e nazioni hanno attinto abbondantemente e di cui vivono ancora oggi) con le preoccupazioni e gli impegni della vita quotidiana.

Accanto ai monumenti dell’antica civiltà romana si ergono le basiliche, le chiese, i monasteri e tanti altri segni tangibili della fede viva, radicata nei cuori delle persone, capace di trasformare le coscienze e motivare al bene. Così questa città può essere un simbolo dell’esistenza umana, nella quale si intrecciano ‘rovine’ delle esperienze passate, angosce, incertezze e inquietudini, insieme con la fede che cresce ogni giorno e diventa operosa nella carità, e con la speranza che non delude e ci incoraggia perché anche sulle rovine, nonostante il peccato e le inimicizie, il Signore può costruire il mondo nuovo e la vita rinnovata”.

Ma i monumenti hanno rimandato al pensiero di ‘pietra viva’, anche nella realtà quotidiana: “Cari fratelli e sorelle, sì, è vero, ognuno di noi è una pietra viva nell’edificio della Chiesa. Ogni pietra, anche se piccola, posta dal Signore nel luogo giusto, svolge un ruolo importante per la stabilità dell’intera costruzione…

Dalle vostre famiglie, dalle vostre comunità parrocchiali e diocesane possa uscire un esempio di amore, fraternità, solidarietà e rispetto reciproco per tutte le persone tra cui vivete, lavorate e studiate. Così, infatti, si può accendere il fuoco dell’amore cristiano capace di riscaldare la freddezza dei cuori, anche i più induriti”.

Infine ha ricordato la benedizione dell’icona da parte di papa Francesco: “Carissimi, è passato quasi un anno da quando papa Francesco ha benedetto l’icona della Salus Populi Romani e l’ha donata alla vostra Chiesa locale, affinché diventasse il segno dell’Anno Santo. La peregrinazione di questa Icona nelle diocesi cattoliche della Russia sia motivo di conforto per voi, per le vostre famiglie, in particolare per le persone malate e sofferenti. Sia anche un invito a trarre speranza dall’incontro con Dio attraverso la preghiera, la lettura della Sacra Scrittura, l’aiuto ai bisognosi e le parole di consolazione”.

E la Sala Stampa della Santa Sede ha confermato la visita di Stato dei Reali di Inghilterra per giovedì 23 ottobre, il cui protocollo ricalca quello delle visite di Stato: alle ore 10.45, dopo aver varcato l’Arco delle Campane, i sovrani saranno accolti nel Cortile di San Damaso. Alle ore 11.00 nella Biblioteca privata l’udienza con il Papa mentre alle ore 11.45 si terranno incontri paralleli: la regina Camilla visiterà la Cappella Paolina mentre re Carlo sarà a colloquio in Segreteria di Stato con il cardinale Pietro Parolin. Alle ore 12.10 la preghiera ecumenica per la cura del Creato, presieduta dal Papa in Cappella Sistina. Terminata la celebrazione, si terrà in Sala Regia l’incontro con le realtà impegnate nella cura della casa comune. Nel pomeriggio alle ore 14.45 i Reali saranno nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura dove a Re Carlo sarà insignito del titolo di Royal Confrater.

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco: la Grazia è un dono

“Ci sono due segni che caratterizzano questa celebrazione: il primo è la tradizionale “nevicata”, che avverrà tra poco, durante il Magnificat; il secondo è l’icona della Salus populi romani. Questi due segni, ben interpretati, ci possono aiutare a cogliere il messaggio della Parola di Dio che abbiamo pregato nei salmi e ascoltato nella Lettura”: lo ha detto papa Francesco nell’omelia durante la celebrazione dei Secondi Vespri nella Solennità della Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore.

Infatti oggi si festeggia si festeggia la Dedicazione di questa Basilica ed una tardiva ‘leggenda’ narra che la Madonna, apparendo nella stessa notte del 5 agosto del 352 a papa Liberio ed a un patrizio romano, li avrebbe invitati a costruire una chiesa là dove al mattino avrebbero trovato la neve. Il mattino del 6 agosto una prodigiosa nevicata, ricoprendo l’area esatta dell’edificio, avrebbe confermato la visione, inducendo il papa e il ricco patrizio a metter mano alla costruzione del primo grande santuario mariano, che prese il nome di Santa Maria ‘ad nives’, della neve.

Poco meno di un secolo dopo, papa Sisto III, per ricordare la celebrazione del concilio di Efeso (431) nel quale era stata proclamata la maternità divina di Maria, ricostruì la chiesa nelle dimensioni attuali. La celebrazione liturgica della Dedicazione della basilica è entrata nel calendario romano nell’anno 1568.

Però se tale avvenimento è folclore oppure valore simbolico dipende dalla sensibilità di ciascuno, ha affermato il papa: “Dipende da noi, da come la percepiamo e dal senso che le diamo. Tutti sappiamo che essa rievoca il fenomeno prodigioso che indicò a papa Liberio il luogo dove costruire la primitiva basilica. Il fatto però che questo segno venga ripetuto nella ricorrenza della solennità odierna, all’interno della Basilica e durante la liturgia, invita a leggerlo piuttosto in chiave simbolica”.

Ma in questi casi è  importante lasciarsi guidare dalla Bibbia: “Qui il sapiente evidenzia il duplice sentimento che il fenomeno naturale suscita nell’animo umano: ammirazione e stupore. Vedendo scendere la neve, ‘l’occhio ammira’ ed ‘il cuore stupisce’. E questo ci orienta nell’interpretazione del segno della nevicata: essa può essere intesa come simbolo della grazia, cioè di una realtà che unisce la bellezza e la gratuità”.

E la Grazia è un dono: “E’ qualcosa che non si può meritare, né tanto meno comprare, si può solo ricevere in dono, e come tale è anche del tutto imprevedibile, proprio come una nevicata a Roma in piena estate. La grazia suscita ammirazione e stupore. Non dimentichiamo queste due parole: capacità di ammirare e capacità di stupirsi. E queste due capacità non dobbiamo perderle, perché entrano nell’esperienza della nostra fede”.

L’altro segno è dato dall’icona mariana della Basilica: “In essa la grazia acquista pienamente la sua forma cristiana nell’immagine della Vergine Madre col Bambino. La Santa Madre di Dio. Qui la grazia appare nella sua concretezza, spogliata di ogni rivestimento mitologico, o magico, o spiritualistico, sempre in agguato nella religione. Nell’Icona c’è solo l’essenziale: Donna e Figlio, come nel testo di San Paolo che abbiamo ascoltato poco fa: ‘Dio mandò il suo Figlio, nato da donna’.

La Donna è la piena di grazia, concepita senza peccato, immacolata come la neve appena caduta… Il Bambino regge il Libro Santo col braccio sinistro e col destro benedice; e la prima benedetta è lei, la Madre, la Benedetta fra tutte le donne. Il suo manto scuro lascia risaltare la veste dorata del Figlio: in Lui solo abita tutta la pienezza della divinità; lei, a viso scoperto, riflette la sua gloria”.

E’ un invito al popolo romano di guardare bene la Madonna: “Per questo il popolo fedele viene a chiedere la benedizione alla Santa Madre di Dio, perché lei è la mediatrice della grazia che sgorga sempre e solo da Gesù Cristo, per opera dello Spirito Santo. Specialmente nel corso del prossimo anno, Anno Santo del Giubileo, moltissimi saranno i pellegrini che verranno in questa Basilica a chiedere la benedizione alla Madre”.

Tale preghiera è un invito ad invocare l’intercessione per la pace: “Oggi, noi siamo qui radunati come una specie di avanguardia, e invochiamo la sua intercessione per la città di Roma, la nostra città, e per il mondo intero, specialmente per la pace: la pace che è vera e duratura solo se parte da cuori pentiti e da cuori perdonati; il perdono fa la pace, perché è l’atteggiamento tanto nobile del Signore, perdonare; la pace che viene dalla Croce di Cristo, dal suo Sangue, che Egli prese da Maria ed effuse in remissione dei peccati”.

(Foto: Santa Sede)

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