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Per Fondazione Migrantes i giovani migranti sono testimoni di speranza

I giovani di origine straniera, nati o cresciuti in Italia, sono i protagonisti silenziosi della trasformazione dell’Italia; quindi non solo destinatari di interventi, ma generatori di speranza, portatori di identità plurali e di un futuro da costruire insieme, come ha sintetizzato il messaggio  della XXXIV edizione del ‘Rapporto Immigrazione’, realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, intitolato ‘Giovani, testimoni di speranza’, presentato nelle settimane scorse da mons. Carlo Redaelli (presidente di Caritas Italiana), Manuela De Marco (membro dell’Ufficio politiche migratorie e protezione internazionale di Caritas Italiana), Simone Varisco (storico e ricercatore della Fondazione Migrantes), Maurizio Ambrosini (docente di Sociologia dei processi economici all’università Statale di Milano), Noura Ghazoui (presidente di ‘Conngi’ – Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiani), Rosanna Rabuano (responsabile del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno), Alberto Caldana (vice presidente del Festival della migrazione di Modena), mons. Pierpaolo Felicolo (direttore della Fondazione Migrantes).

Quest’anno il Rapporto pone al centro i giovani con background migratorio, che rappresentano una risorsa vitale per la società italiana. Molti di loro affrontano difficoltà nel riconoscimento e nella partecipazione, ma la loro esperienza è una narrazione vivente di speranza e cambiamento: nel 2024 gli occupati in Italia sono 24.000.000, di cui oltre 2.500.000 stranieri (10,5%) e crescono i rapporti di lavoro attivati con cittadini stranieri (+5,8% in un anno), ma persistono disuguaglianze e sfruttamento, soprattutto nel settore agricolo e in quello dei servizi.

Sul fronte economico, mentre l’incidenza della povertà tra i cittadini italiani si attesta al 7,4%, tra gli stranieri raggiunge il 35,1% (sono 1.727.000 i cittadini stranieri in condizione di povertà assoluta), come ha sottolineato mons. Carlo Redaelli, arcivescovo metropolita di Gorizia e presidente di Caritas Italiana: “Investire in strategie di inclusione e in percorsi legali non è un favore, ma un atto di responsabilità verso il futuro delle nostre comunità e di quelle che arrivano: si può e si deve fare meglio di quanto fatto finora”.

Ad uno dei coordinatori di questo rapporto, Simone Varisco, abbiamo chiesto il motivo per cui il  rapporto sull’immigrazione di quest’anno è intitolato ‘Giovani, testimoni di speranza’: “Il titolo dell’edizione 2025 del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes vuole richiamare il fatto che i giovani con background migratorio, di origine straniera, rappresentano generazioni ‘ponte’: nascono o crescono in Italia, praticano la lingua e la cultura italiane, frequentano la scuola, fanno sport e attivismo politico e contribuiscono a costruire il futuro del Paese. Sono ‘testimoni di speranza’ perché mostrano che la partecipazione non è un’utopia, ma una realtà già in atto da tempo, fatta di amicizie, studio, lavoro e cittadinanza. E poi è l’anno del Giubileo dedicato alla speranza, che non delude”.

Organi di stampa hanno scritto di ‘invasione’: quanto c’è di vero? 

“Subiamo molteplici forme di ‘colonizzazione ideologica’, come le definiva papa Francesco, ma non è il caso dell’immigrazione. I cittadini stranieri residenti in Italia sono circa 5.500.000, meno del 10% della popolazione complessiva. I numeri sono pressoché costanti da una decina di anni, anche in virtù delle acquisizioni di cittadinanza. Inoltre, molti arrivi sono temporanei o stagionali.

Si tratta di una presenza certo significativa, ma non sproporzionata rispetto a quella di altri Paesi europei e molto inferiore a quella che caratterizza contesti ben più complessi in Medio Oriente, Asia e Africa. Più che un’invasione, è un fenomeno strutturale e governabile, che richiede politiche serie e non slogan”.

Ma gli immigranti sono veramente una ‘risorsa’ per l’Italia? 

“Se anche volessimo limitarci al solo piano economico, l’apporto dei contribuenti stranieri alle casse pubbliche nel 2023 è di € 41.100.000.000 di entrate (contributi sociali netti, tasse, IVA, consumi, spese burocratiche), contro € 39.900.000.000 di uscite: vale a dire un saldo positivo di € 1.200.000.000. Gli occupati stranieri generano € 177.200.000.000 di valore aggiunto, pari al 9% del Pil nazionale. Sono fondamentali in settori quali l’agricoltura, l’edilizia, l’assistenza familiare e la sanità. Inoltre, l’imprenditoria straniera è in crescita. Ci sono poi i contributi che vengono sul piano demografico e strutturale: nascite, giovani, la presenza nelle scuole. Non dimentichiamo, però, che accanto agli apporti più ‘materiali’ è importante ricordare il valore immateriale – ma concreto – della presenza di persone di origine straniera in Italia sul piano umano, culturale, non da ultimo anche spirituale: sono quasi un milione gli stranieri che stimiamo essere cattolici, che ridanno linfa a comunità locali spesso svigorite; insieme a ortodossi, evangelici, copti e appartenenti ad altre confessioni, i cristiani nel loro complesso sono ancora la maggioranza assoluta fra gli stranieri (51,7%)”.

Quali sono le strade da percorrere per l’integrazione? 

“La prima è chiarire, intanto, cosa si intenda per ‘integrazione’: se una semplice assimilazione oppure un’autentica partecipazione alla vita del Paese, con diritti e doveri. Solo quest’ultima è in grado di cogliere il valore aggiunto dell’immigrazione. Le strade per arrivarci sono molte: dall’istruzione, anche linguistica, al lavoro dignitoso, contrastando le forme di sfruttamento e valorizzando le competenze; dalla partecipazione civica e culturale, con percorsi di cittadinanza e il coinvolgimento nelle comunità locali, al dialogo interculturale e interreligioso”.

In quale modo è possibile sconfiggere l’immigrazione irregolare? 

“Alla prova dei fatti, muri e respingimenti si sono rivelati inefficaci. Gran parte dell’immigrazione irregolare è creata da iter burocratici complessi e talvolta schizofrenici, innescati da una legge quadro incongruente. Serve una politica lungimirante che garantisca canali legali di ingresso in Italia, accordi di cooperazione con i Paesi di origine e corridoi umanitari per chi fugge da guerre e persecuzioni. Così si toglierà spazio ai trafficanti e si offrirà sicurezza sia alle persone migranti sia alla società accogliente”.

Quale ruolo hanno lo sport e la scuola nella realizzazione dell’integrazione

“Entrambi sono laboratori di incontro, di partecipazione, di scambio e di convivenza. Ragazzi e ragazze imparano insieme, senza barriere, un linguaggio universale. Pur con le innegabili difficoltà di entrambi questi ambiti, si tratta di ‘mondi’ potenti per costruire rispetto reciproco e senso di appartenenza e cittadinanza”.

Papa Leone XIV al giubileo dei rom, sinti e camminanti ha lanciato l’invito ad essere protagonisti del cambiamento d’epoca: hanno il coraggio? 

“Il coraggio c’è, e si vede nelle tante storie di famiglie rom, sinti e camminanti che scelgono di investire nell’istruzione dei figli, nel lavoro regolare, nella partecipazione sociale. Non mancano, naturalmente, ombre, questioni irrisolte, devianza, prodotte anche dalla marginalità. Essere protagonisti del cambiamento significa uscire dai margini e contribuire al bene comune. Molti già lo stanno facendo, spesso in silenzio, e molto resta ancora da fare.

La Chiesa e la società civile hanno il compito di accompagnarli, e laddove necessario sostenerli, in questo cammino. Rimane una consapevolezza, che si fa auspicio: ‘Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al cento, voi siete nel cuore. Voi siete nel cuore della Chiesa, perché siete soli: nessuno è solo nella Chiesa’, come ebbe a dire nel 1965 Paolo VI al raduno internazionale dei popoli romaní a Pomezia”.

(Foto: Fondazione Migrantes)

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