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Papa Francesco: la fede è Alleanza con Dio

Al termine dell’udienza generale odierna nell’Aula Paolo VI papa Francesco ha salutato i pellegrini francesi, ricordando il sacerdote monfortano Olivier Maire, ucciso due giorni fa a Saint-Laurent-sur-Sevre: “Per mezzo dell’intercessione di Santa Chiara, che ha vissuto la radicalità evangelica, possiamo testimoniare la novità della vita cristiana nello Spirito Santo, mediante un amore colmo di sollecitudine e di tenerezza verso coloro che soffrono e attraversano momenti difficili”.

XIX Domenica: Io sono il pane vivo disceso dal cielo!

Il tema liturgico di questa domenica rimane sempre il discorso di Gesù a Cafarnao dopo la moltiplicazione dei pani. Il brano del vangelo focalizza tre temi, al centro c’è l’azione salvifica del Cristo: nessuno si può salvare se non per mezzo di Cristo, Egli è il salvatore. La nostra fede in Lui è un dono speciale di Dio all’uomo; non è frutto della ricerca umana, ma è il frutto dell’amore di Dio verso l’uomo che Egli ha creato a sua immagine e somiglianza.

XV Domenica: Chiesa cristiana = Chiesa missionaria

La Liturgia ci propone oggi la Chiesa missionaria: ‘In quel tempo Gesù chiamò i dodici’ e cominciò a mandarli a due a due nei paesi vicini; ordina loro di non prendere nulla per il viaggio se non un bastone per appoggiarsi: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; solo un bastone, i sandali e una tunica. E’ la prima esperienza della chiesa missionaria, caratteristica essenziale della Chiesa istituita da Cristo Gesù.

Papa Francesco: testimoniare la Chiesa liberata da Gesù

Terminando l’Angelus della festa dei santi Pietro e Paolo papa Francesco ha ricordato il 70^ anniversario del sacerdozio di papa Benedetto XVI, definendolo ‘contemplativo del Vaticano’: “A te, Benedetto, caro padre e fratello, va il nostro affetto, la nostra gratitudine e la nostra vicinanza. Lui vive nel monastero, un luogo voluto per ospitare le comunità contemplative qui in Vaticano, perché pregassero per la Chiesa.

Mons. Pascarella: fidiamoci di Gesù e non avremo paura

Sabato 19 giugno la Chiesa di Ischia ha accolto il suo nuovo vescovo, mons. Gennaro Pascarella, che unisce nella sua persona anche la guida della Chiesa di Pozzuoli. Ad accoglierlo al suo arrivo in motonave, è stato il suono della campane di tutte le chiese dell’isola. Un gesto voluto dal suo predecessore, mons. Pietro Lagnese, ora vescovo di Caserta, come gesto di benvenuto corale.

Nella lettera ai fedeli mons. Pascarella ha sottolineato l’importanza di ‘uscire’: “Nella mia vita ho cercato costantemente di comprendere la volontà di Dio su di me e di aderirvi, anche quando metteva a soqquadro i miei progetti. Mi sono fidato del Signore, che mi ha sempre accompagnato, anche nei momenti più difficili e duri. Nel discernimento ho fatto presenti le mie debolezze anche fisiche; ma poi ho aderito con serenità ad un progetto nuovo”.

Ha chiesto ai fedeli di mettere al centro Gesù: “Sia sempre Lui il “centro” della nostra vita, la bussola del nostro cammino, il senso del nostro vivere e morire. Annunciamo senza sosta a noi stessi, alle nostre comunità che Egli è veramente risorto, che Egli vive, Egli ci ama immensamente, è presente nella nostra vita e nella storia. Aderiamo a Lui con rinnovato entusiasmo. Ascoltiamo con rinnovato ardore la sua Parola. Allora il fuoco brucerà dentro di noi ed esso non potrà non bruciare; con le parole e la vita non potremo non annunciare questa bella notizia che ha portato ‘cose nuove’, anche se non tutti le vedono!”

Importante in questo momento è il discernimento: “Vengo da voi innanzitutto per ascoltare e dialogare per operare insieme un discernimento sui passi da fare. Il discernimento ha bisogno di pazienza, umiltà, fedeltà, apertura, ascolto della Parola di Dio e dei segni dei tempi, fiducia nella presenza e nell’assistenza dello Spirito Santo…

E’ importante porre i passi giusti in questa fase importante della nostra Chiesa. Consapevole della mia età ho chiesto un aiuto, che mi è stato promesso, perché voglio dedicare a voi tempo ed energie. Lo Spirito Santo ci aiuti ad essere discepoli missionari, ad essere autentici annunciatori e testimoni del Signore crocifisso e risorto e del suo Vangelo, singolarmente e comunitariamente”.

E nell’omelia mons. Pascarella ha detto ai fedeli di essere venuto “tra voi in punta di piedi. Il mio programma è innanzitutto ascoltare, conoscere, dialogare per discernere; in due parole: ‘camminare insieme’. Assieme sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, laici vogliamo metterci in ascolto della Parola di Dio, luce per i nostri passi e lampada per il nostro cammino.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato poco fa ci ha presentato una scena, che a voi isclani, circondati dal mare e costretti a utilizzare barche e navi, richiama la vostra vita. Una ‘grande tempesta di vento’ all’improvviso si abbatte sulla barca sui cui si trovavano Gesù e i suoi apostoli… Ecco la fede non ci fa annegare nella paura, ci apre gli occhi su Qualcuno che ci tende la mano, tirandoci fuori dalle acque tempestose”.

Infine ha concluso l’omelia con una domanda: “Cosa importa, mio Dio, in questo momento? Credere al tuo amore e amarti in questo momento. Amarti concretamente nel fratello e nella sorella che mi doni di incontrare, privilegiando come hai fatto tu, chi in vario modo ferito dalla vita! Amarti importa, mio Dio, e amare come Tu ami. E con questo animo che vengo per servire nel ministero che papa Francesco ha voluto affidarmi. Sia questo il nostro programma di vita”.

(Foto: Diocesi di Ischia)

Mons. Fisichella: la Giornata dei Poveri provoca i credenti a scoprire Gesù

‘I poveri li avete sempre con voi’, tratto dal vangelo di Marco è il tema scelto da papa Francesco per la V Giornata Mondiale dei Poveri che si celebra la XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, il prossimo 14 novembre: “Gesù pronunciò queste parole nel contesto di un pranzo, a Betania, nella casa di un certo Simone detto ‘il lebbroso’, alcuni giorni prima della Pasqua. Come racconta l’evangelista, una donna era entrata con un vaso di alabastro pieno di profumo molto prezioso e l’aveva versato sul capo di Gesù. Quel gesto suscitò grande stupore e diede adito a due diverse interpretazioni”.

Mons. Delpini: l’Eucarestia stabilisce l’alleanza

“Il significato della Festa del Corpus Domini, che trova i suoi inizi nel Medio Evo, richiama la centralità dell’Eucaristia, come memoriale del sacrificio di Cristo, nella vita della Chiesa. Da questo punto di vista, questa solennità ha un suo sviluppo soprattutto nell’epoca post-tridentina, quasi in risposta polemica alla negazione protestante della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Possiamo, quindi, dire che il Corpus Domini, con la sua processione in modo particolare, diventa la festa che caratterizza in maniera singolare la spiritualità cattolica dal Seicento fino ai nostri giorni”.

Mons. Oscar Cantoni: suor Maria Laura Mainetti innamorata di Gesù accanto ai giovani

Domenica 6 giugno allo stadio comunale di Chiavenna sarà celebrato il rito di beatificazione della venerabile Serva di Dio suor Maria Laura Mainetti, presieduto dal prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, card. Marcello Semeraro, e concelebrato dal vescovo della diocesi di Como, mons. Oscar Cantoni, insieme a molti sacerdoti.

L’arciprete di Chiavenna, mons. Andrea Caelli, ha sottolineato che la nuova beata è stata esempio di una Chiesa in ‘uscita’: “La sua è una santità che si fa formazione, che si è concretizzata nella relazione. Ha valorizzato l’universo femminile, in particolare quel mondo giovanile di cui aveva intuito le fragilità e gli affanni.

Ha vissuto una spiritualità di recupero, per tutelare e promuovere il ruolo della donna, in tutte le fasce d’età. Infine è forte l’insegnamento di suor Maria Laura sul fronte delle povertà. I poveri, materiali e spirituali, per lei erano ‘il suo Gesù’.

Dall’esempio di suor Maria Laura, come Chiesa e come comunità credenti, possiamo interrogarci su cosa fare nei confronti delle tante nuove forme di povertà che vediamo anche nelle fibre del territorio diocesano”.

Partendo da tale esempio abbiamo chiesto a mons. Oscar Cantoni di spiegarci cosa significa morire per dare la vita: “Morire per dare la vita significa incarnare pienamente il dono della misericordia. Vuol dire avere a cuore il bene del prossimo tanto da anteporlo a se stessi. E’ il farsi testimone, che è poi il significato della parola martire, del Vangelo, fino all’estremo sacrificio. Suor Maria Laura ha donato la vita due volte.

La prima perché tutta la sua esistenza è stata segnata da una generosità profonda, assoluta, gratuita, verso chiunque chiedesse il suo aiuto. La seconda perché perdonando ha vinto con la forza del bene e dell’amore anche il più grande dei mali.

Chi l’ha conosciuta ricorda che suor Maria Laura aveva un’ammirazione sincera per i martiri: proprio un mese prima della sua tragica morte seguì con grande trasporto e ammirazione la preghiera per i martiri presieduta da san Giovanni Paolo II, al Colosseo, all’inizio del Nuovo Millennio”.

Quale posto occupava l’Eucarestia nella sua vita?

“Suor Maria Laura è pane spezzato per la vita del mondo. Era solita dire: ‘Voglio farmi mangiare come Gesù Eucaristia’. Desiderava talmente tanto mettersi a servizio dei fratelli e delle sorelle, nei quali riconosceva il volto di Dio, che voleva donarsi agli altri in tutto, proprio come ha fatto Gesù nell’Eucaristia.

Oltre alla Santa Messa quotidiana, suor Maria Laura dedicava molto tempo alla meditazione e all’adorazione eucaristica. Da questo punto di vista trovo davvero molto significativo il fatto che la beatificazione avvenga il prossimo 6 giugno, che non solo è il giorno anniversario della sua nascita al Cielo ma, in questo 2021, è anche la solennità del Corpus Domini”.

Chi era suor Maria Laura Mainetti?

“Teresina Mainetti (questo è il nome di battesimo della futura suor Maria Laura) nacque a Villatico di Colico, oggi in provincia di Lecco, sull’alto lago di Como, il 20 agosto 1939, decima figlia di mamma Marcellina e papà Stefano.

Non ebbe una vita semplice. La madre morì poche settimane dopo averla data alla luce (per alcuni mesi fu affidata a una zia a Tartano, una valle a 1000 metri di altezza, a quei tempi raggiungibile solo a piedi) e gli stenti del tempo di guerra erano particolarmente severi per una famiglia così numerosa. Eppure tutti ne raccontano sempre la grande serenità, la gioia che sapeva trasmettere.

‘Della tua vita devi fare una cosa bella per gli altri’: questo invito, rivoltole da un sacerdote durante la confessione, Teresina lo abbracciò come progetto di vita. A 18 anni entrò nella Congregazione francese delle Figlie della Croce: nell’agosto 1959 emise i primi voti come suor Maria Laura e l’anno successivo fece la professione perpetua a La Puye, casa madre della Congregazione.

Dedicò la sua vita alla missione tra i bambini, i giovani e le famiglie, a Vasto (Chieti), Roma, Parma, fino ad approdare a Chiavenna nel 1984: qui, nel 1987, divenne anche superiora della comunità”.

Perché era sempre disponibile con i giovani?

“A questa domanda lascio rispondere direttamente suor Maria Laura. Fra i suoi scritti, infatti, troviamo questa annotazione: ‘Per me i giovani sono i poveri… Sì, perché sono spesso disorientati, sradicati, plagiati, soffocano un grido di vita inespresso… Sento l’urgenza di accompagnarli e chiedere aiuto a Gesù, perché non hanno punti di riferimento’.

Suor Maria Laura aveva, inoltre, una sensibilità che le nasceva dal carisma delle Figlie della Croce. A Chiavenna viveva con le giovani del Convitto, era impegnata in oratorio, nella scuola dell’infanzia, nella comunità cittadina. Insomma, aveva un osservatorio privilegiato e coglieva le inquietudini del mondo giovanile che, soprattutto in quegli anni, erano amplificate dall’avvicinarsi dell’anno 2000 che tante suggestioni evocava anche a livello sociale e culturale.

Nella sua camera, ancora oggi, sono conservati intatti molti testi che suor Maria Laura aveva letto e studiato dedicati all’educazione, all’adolescenza, alla formazione delle giovani generazioni”.

Per quale motivo ha scelto la congregazione delle Figlie della Croce?

“Credo che fosse soprattutto per una questione affettiva. Suor Maria Laura conosceva bene questa famiglia religiosa, presente sia a Colico sia a Tartano, dove Teresina era cresciuta. Evidentemente le suore che ha incontrato le sono state di grande esempio. E lei amava moltissimo questa sua appartenenza: firmava scrivendo per esteso il proprio nome e aggiungendo, accanto, ‘Figlia della Croce’”.

Quale valore riveste tale beatificazione per i giovani?

“Suor Maria Laura è una figura semplice, umile, ma trasfigurata dalla grazia di Dio. I giovani mi auguro che sentano su di loro lo sguardo di tenerezza che suor Maria Laura gli ha sempre assicurato. In tanti già percepiscono questo bene: la gente ha un ‘fiuto speciale’ per riconoscere i grandi amici di Dio, come lo è stata suor Maria Laura.

Nella chiesa di san Lorenzo a Chiavenna, sull’altare dove è sepolta, c’è un libro che raccoglie migliaia di firme e preghiere che ne invocano l’intercessione e l’aiuto, soprattutto per le famiglie e giovani. Infine mi auguro che colgano il messaggio di misericordia che arriva dalla vita di suor Maria Laura: essere misericordiosi, oggi, è un gesto innovativo, quasi rivoluzionario… è un esempio per tutti i giovani, chiamati a cambiare il mondo”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Francesco ricorda l’attentato a san Giovanni Paolo II

“Domani ricorre la memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Fatima e anche il 40°anniversario dell’attentato a San Giovanni Paolo II, qui in Piazza. Egli stesso sottolineava con forza che doveva la vita alla Signora di Fatima. Questo evento ci rende consapevoli che la nostra vita e la storia del mondo sono nelle mani di Dio. Al Cuore Immacolato di Maria affidiamo la Chiesa, noi stessi e tutto il mondo. Chiediamo nella preghiera la pace, la fine della pandemia, lo spirito di penitenza e la nostra conversione”.

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