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Con suor Chiara Grazia Centolanza alla scoperta di Audite poverelle

“Audite, poverelle dal Signore vocate, ke de multe parte et provincie sete adunate: vivate sempre en veritate ke en obedientia moriate. Non guardate a la vita de fore, ka quella dello spirito è migliore. Io ve prego per grand’amore k’aiate discrecione de le lemosene ke ve dà el Segnore. Quelle ke sunt adgravate de infirmitate et l’altre ke per loro suò adfatigate, tutte quante lo sostengate en pace Ka multo venderi(te) cara questa fatiga, ka cascuna serà regina en celo coronata cum la Vergene Maria”: lo scorso anno è ricorso l’ottavo centenario delle ‘Parole con melodia’ che san Francesco scrisse per santa Chiara e le sue sorelle conosciuto come ‘Audite poverelle’, rinvenuto nel 1976  tra i codici conservati dalle Clarisse di Novaglie, in provincia di Verona.

A 50 anni dalla scoperta da suor Chiara Grazia Centolanza, sorella povera di santa Chiara del monastero ‘Santissima Trinità’ di Gubbio, ci facciamo raccontare l’importanza di questo testo francescano: “Degli Scritti del padre san Francesco tre sono redatti in volgare umbro, la ‘Preghiera davanti al Crocifisso’ risalente al tempo della conversione, il ‘Cantico di frate Sole’ ed ‘Audite, poverelle’. Quest’ultima, conosciuta anche come ‘Parole con melodia per le Signore Povere del monastero di San Damiano’, è, come il più famoso ‘Cantico di frate Sole’, una prosa ritmica liberamente assonanzata, un’esortazione in forma di laude. Di entrambe le laude Francesco compose non solo il testo ma anche la melodia, che purtroppo non è stata annotata ed è quindi andata perduta.

Oltre alla lingua questi tre scritti hanno in comune il luogo di composizione, la chiesetta di san Damiano, ubicata poco fuori le mura di Assisi, e le sue adiacenze, luogo familiare e, potremmo dire, originario nell’esperienza spirituale di Francesco. Dopo l’incontro con i lebbrosi, che aveva segnato la svolta decisiva e quel rovesciamento di mentalità per cui egli aveva cominciato ‘progressivamente a non fare più alcun conto di se stesso’ muovendo i primi passi alla sequela del Cristo incominciando a fare penitenza, lì aveva ricevuto la missione di riparare la Chiesa in rovina: ‘Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restaurala per me’.

Era trascorso un tempo di nascondimento dall’ira paterna finché, ormai rafforzato nella lotta, davanti al Vescovo si era spogliato delle vesti restituendole al padre insieme al denaro: ‘Finora ho chiamato Pietro di Bernardone padre mio. Ma dal momento che ho fatto proposito di servire Dio, gli rendo il denaro per il quale era irritato e tutti i vestiti avuti dalla sua sostanza, e d’ora in poi voglio dire: Padre nostro che sei nei cieli, non padre Pietro di Bernardone’.

Era così ritornato a san Damiano iniziandone il restauro, secondo quell’ascolto obbedienziale che lo caratterizzerà per tutto l’arco della sua vita. Mendicava per le vie di Assisi: ‘Chi mi darà una pietra, avrà una ricompensa; chi me ne darà due, due ricompense; chi tre, altrettante ricompense!’ Tema quello della ricompensa, che ritornerà frequentemente nella sua esperienza e ritroveremo esplicito nell’Audite, poverelle.

Infine, dopo un periodo vissuto nella solitudine e nell’incomprensione dei suoi concittadini, era arrivato Bernardo di Quintavalle, ‘Minorum Ordinis prima plantula’ seguito poi dai primi fratelli. Dopo alcuni anni, tra il 1211 e il 1212, Chiara, giovane donna appartenente alla nobiltà di Assisi, aveva lasciato tutto, suscitando non poco scandalo e scalpore, affascinata e conquistata da quel Gesù che Francesco le annunciava con la vita e la parola: ‘Sempre le predicava che se convertisse ad Iesu Cristo’, racconta l’amica Bona di Guelfuccio al Processo di canonizzazione. Chiara stessa nel suo Testamento ricorderà con stupore e riconoscenza come l’altissimo Padre celeste si era degnato, poco dopo la conversione del beatissimo padre Francesco, di illuminare il suo cuore perché per il suo esempio e insegnamento facesse penitenza, divenendone ‘plantula’.

E dietro a lei altre giovani erano corse per abbracciare la forma della povertà e dell’umiltà di nostro Signore e della sua Madre poverella. Dopo essere state per poco tempo in altro luogo, Francesco le portò proprio a San Damiano, secondo una profezia di cui ci narrano le biografie del santo e Chiara stessa: ‘Quando lo stesso santo, infatti, che non aveva ancora né fratelli né compagni, quasi subito dopo la sua conversione, stava edificando la chiesa di san Damiano, totalmente visitato dalla consolazione divina, fu spinto fortemente ad abbandonare del tutto il mondo, per la grande letizia e per l’illuminazione dello Spirito Santo profetò a nostro riguardo quello che poi il Signore adempì.

chiesaSalendo infatti in quel tempo sul muro di tale chiesa, a certi poveri che si trovavano lì appresso diceva a voce spiegata e in lingua francese: ‘Venite ed aiutatemi nell’opera del monastero di San Damiano, perché qui tra poco ci saranno delle signore e dalla cui esistenza degna di fama e dal cui santo tenore di vita sarà glorificato il Padre nostro celeste in tutta la sua santa Chiesa’.   

Non si trattava più di restaurare una chiesa di mattoni, ma di edificare un tempio di pietre vive. Chiara e le sue sorelle, con la loro vita di santa unità e altissima povertà dedicata a Dio solo, custodirono questo luogo (ed il Crocifisso che aveva parlato al serafico padre) e ciò che esso significava per Francesco e per la prima fraternità nata da lui e con lui.  In loro essi potevano vedere specchiata la forma di Maria, che Francesco cantava palazzo, tabernacolo e casa della Trinità ed ad immagine della quale ogni fratello e ogni sorella erano chiamati a costruire un’abitazione e una dimora permanente al Signore Dio onnipotente.

Alla comunità di sorelle riunite in San Damiano egli indirizzò diversi scritti. Ne possediamo tre: la Forma vivendi, agli inizi dell’avventura clariana, l’Ultima voluntas, la cui stesura risale agli ultimi tempi della vita di Francesco, e l’Audite, poverelle, che si può ritenere come il suo testamento alle poverelle. Quest’ultimo è quindi una consegna, l’eredità che un padre lascia alle sue figlie. Possiamo immaginare che al compiersi dell’esistenza tutto si essenzializzi intorno a ciò che solo conta e che si vuol trasmettere come prezioso e fondamentale”.

(Tratto da Aci Stampa)

Matelica ricorda suor Chiara Augusta Lainati

Domenica 2 marzo il Monastero delle Clarisse ‘Santa Maria Maddalena’ di Matelica, in collaborazione con BAP (Biblioteca  Archivio Pinacoteca) francescana delle Marche, la Pinacoteca ‘San Giacomo della Marca’ e la Provincia Picena dei Frati Minori ‘San Giacomo della Marca’, presso i saloni del Monastero (ingresso via Damiano Chiesa), organizza un convegno dedicato a suor Chiara Augusta Lainati, ad un anno dalla sua morte, con la partecipazione del prof. Marco Bartoli, docente di storia medievale alla Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) di Roma, sul tema ‘Suor Chiara Augusta Lainati e gli studi inerenti santa Chiara d’Assisi: contributo ed eredità’.

Suor Chiara Augusta Lainati era nata a Saronno (Varese) nel 1939 ed ha studiato filologia classica all’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano) dove ha conseguito la laurea nel 1962 con la tesi sulla ‘Legenda versificata Sanctae Clarae Virginis’, di cui fu relatore il prof. Ezio Franceschini. Quindici giorni dopo la laurea entrò nel Protomonastero Santa Chiara d’Assisi, una comunità di clarisse che vantava un legame con l’Università Cattolica del Sacro Cuore già dalla fondazione da parte di p. Agostino Gemelli. Veste l’abito delle Sorelle Povere di santa Chiara il 21 gennaio 1963, emette la prima professione il 19 aprile 1964 e la professione solenne il 20 aprile 1967.

Molto ricercata in convegni e pubblicazioni con collaborazioni scientifiche sulla spiritualità francescano-clariana, ha operato anche nel campo della trasmissione del carisma francescano nonché nella formazione delle giovani clarisse in diversi monasteri. Gli ultimi anni di vita (caratterizzati da varie infermità) sono trascorsi nel monastero di Matelica, nelle Marche, dove è giunta nel 2001, fino alla sua morte avvenuta il 2 marzo dello scorso anno, festa di sant’Agnese di Praga, figlia del re di Boemia e fondatrice del monastero ‘San Francesco’ a Praga dove si rinchiude lei stessa, seguendo la ‘Forma di Vita’ vissuta a san Damiano da Chiara e dalle sorelle. Assieme al francescano p. Giovanni Boccali nel 1977, scoprì in un codice ‘Audite poverelle’, ossia lo scritto in lingua volgare che Francesco d’Assisi morente inviò alla comunità di San Damiano e che nel 2000 il cantautore Angelo Branduardi musicò nel suo album ‘L’infinitamente piccolo’.

Chiediamo a suor Chiara Rosamaria Papa, clarissa nel monastero di Matelica, di raccontarci il motivo per cui è organizzato un convegno su suor Chiara Augusta Lainati: “Ad un anno dal transito al cielo di suor Chiara Augusta Lainati, ci è doveroso ricordarla non solo con una celebrazione eucaristica di suffragio, ma anche con un evento culturale nel quale avviare l’approfondimento del contributo specifico che questa consorella (per tanti madre e riferimento spirituale) ha offerto con i suoi studi, le sue ricerche e pubblicazioni su santa Chiara d’Assisi e sul francescanesimo.

E’ un’iniziativa mossa dal debito di gratitudine dovuto alla storia, al cammino che la Famiglia Francescana, ed in particolare il Secondo Ordine Francescano, quello delle Sorelle Povere di Santa Chiara, ha compiuto dopo la ventata di ‘aria nuova’ che lo Spirito del Signore ha suscitato nella Chiesa con il Concilio Vaticano II.

In questo cammino suor Chiara Augusta si è trovata ad essere una delle voci di riferimento più attendibili e ascoltate. Con una laurea in lettere antiche conseguita presso l’Università Cattolica di Milano con il prof. Ezio Franceschini, uno dei migliori filologi e medievalisti italiani, entrò subito dopo nel Protomonastero Santa Chiara di Assisi. Era l’anno 1962, lo stesso dell’avvio dell’assise conciliare. Ben presto le fu chiesto di scrivere una vita di santa Chiara d’Assisi a scopo divulgativo.

Seguirono articoli sulla spiritualità francescana-clariana, due corposi volumi sui Temi spirituali dagli Scritti del Secondo Ordine francescano (1970), oltre ad innumerevoli altri scritti sulle primitive fonti relative a Chiara d’Assisi. Sempre negli anni ’60 avviò, curando poi per decenni, la Rivista delle Clarisse italiane ‘Forma Sororum’. Il contributo decisivo per una riqualificazione della figura di Chiara in ambito francescano suor Lainati lo offrì quando si mise mano ad una edizione italiana delle fonti relative a san Francesco ed al suo Ordine, opera che vide felicemente inserita, sotto la sua direzione, una IV sezione dedicata alle fonti su santa Chiara: fu quella la prima edizione delle Fonti Francescane nel 1977. In essa la ‘pianticella del padre san Francesco’ ebbe un posto tutto suo, che non le fu riconosciuto, per esempio, nelle parallele edizioni in lingua francese e spagnola, e questo grazie al lavoro portato avanti da suor Chiara Augusta”.

Quanto sono stati importanti i suoi studi su santa Chiara?

“E fu, come ebbe a scrivere il prof. Marco Bartoli, ‘una felice intuizione, che restituiva Chiara non solo alle Clarisse, ma anche all’insieme della famiglia francescana. Si veniva a scoprire così che la donna di Assisi aveva avuto un ruolo tutt’altro che secondario nello sviluppo del movimento francescano nel XII secolo nel suo complesso’ (Introduzione a ‘Santa Chiara d’Assisi. Contemplare la bellezza di un Dio sposo’, di Chiara Augusta Lainati).

Come suor Lainati interpretò la spiritualità di santa Chiara?

“Nello studio della spiritualità di santa Chiara, suor Chiara Augusta seppe ‘unire la sua solida preparazione teologica e medievale alla sua fine sensibilità femminile e alla privilegiata circostanza di essere Clarissa, vale a dire, di essere chiamata a vivere questa stessa forma di vita carismatica che descrive nella madre santa Chiara’, come si espresse il francescano mons. J.S. Montes. Una circostanza provvidenziale che rende la sua visione particolarmente viva, penetrante, credibile.

Nel clima di ‘novità’ del post Concilio Vaticano II, della riscoperta delle radici battesimali di ogni vocazione cristiana, della sua ecclesiologia e missione evangelica nel mondo, suor Chiara Augusta ha saputo trasmettere nei suoi scritti la perenne novità del carisma francescano suscitato dallo Spirito nel cuore di Francesco e di Chiara d’Assisi. ‘Per tutti questi motivi, è ancora il prof. Bartoli a scrivere, non è azzardato dire che suor Chiara Augusta Lainati è stata la Clarissa italiana che più di ogni altra, nel XX secolo, ha contribuito alla riscoperta della vita e della spiritualità di Chiara d’Assisi’”.

Cosa significa ricordare suor Chiara Augusta Lainati?

“Questo ampio panorama di studi e di pubblicazioni costituisce proprio ora, col compimento della parabola terrena di suor Chiara Augusta, vissuta per oltre sessant’anni alla sequela di Cristo in una vita interamente contemplativa come Sorella Povera di Santa Chiara, un vero e proprio lascito che non ci si può esimere dall’approfondire. L’iniziativa di domenica 2 marzo mira semplicemente ed umilmente a questo”.

(Tratto da Aci Stampa)

Tazert: un monastero nella notte

Tazert. Un villaggio berbero, alle pendici della catena montuosa dell’Atlante, spina dorsale del Marocco. Qui si ritorna indietro di secoli. Il ritmo, gli sguardi, gli incontri… tutto conserva una lentezza primordiale. E una particolare densità. Non è il clima delle grandi città della costa, come Casablanca, Essaouira, Rabat… dove modernità, tradizione e frenesia si sposano felicemente. Qui nel Sud lo sguardo si arresta.

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