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Pamela Salvatori: lo specchio dell’infinita Bellezza per un’estetica teologica mariana

In un’epoca in cui si avverte l’urgenza di una rinnovata esperienza della vera Bellezza, questo studio si erge come una proposizione audace e innovativa. Il volume (‘Specchio dell’infinita bellezza. Verso un’estetica teologica mariana’) di Pamela Salvatori, in cinque capitoli, esplora una nuova metodologia per un’estetica teologica che, inevitabilmente, si tinge di mariologia.

La prefazione del gesuita p. Giovanni Cucci sottolinea con forza la dimensione salvifica della bellezza e il suo valore esistenziale, capace di introdurre ‘in modo soave’ nel mistero di Dio. In questa prospettiva, la bellezza non è un semplice tema estetico, ma una via che coinvolge la libertà, suscita conversione e apre alla partecipazione alla vita divina:

“Maria è stata e continua ad essere il crocevia imprescindibile d’incontro tra le due realtà, umana e divina, visibile e invisibile, in quanto esprime nella maniera più piena ‘la risposta pienamente libera e consapevole della persona umana al dono della Redenzione, quindi, quel soggettivo oggettivo che, rispondendo a norme dell’intera umanità credente, personifica la risposta della Chiesa e la rende possibile per tutti’. Proprio qui può ritrovarsi un aspetto che accomuna santità e creazione artistica: la docilità, la disponibilità a lasciarsi condurre in un percorso sulla base della sua attrattività. Il senso della bellezza è alla base di ogni autentica conversione religiosa, quando due libertà innamorate entrano in relazione tra loro, fugando dubbi e resistenze inveterate”.

Attraverso un’analisi dello ‘status quaestionis’ della ricerca sulla via pulchritudinis, l’autrice invita a scrutare come la bellezza di Maria, riflesso dell’infinito, possa diventare una via privilegiata per accedere al Mistero divino. Suggerendo l’opportunità di una prospettiva ‘dall’alto’, escatologica e soteriologica, in dialogo critico con le acquisizioni teologiche di oltre mezzo secolo, il questo libro si elabora una metodologia che esalta Maria Assunta quale ‘frammento’ luminoso in cui si riflette la bellezza del Christus totus, affinché la contemplazione del Mistero, attraverso di Lei, possa rivelare una dimensione di grazia e verità che parla direttamente al cuore dell’uomo.

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario: sempre sereni, nelle mani di Dio!

Siamo verso la fine dell’anno liturgico: domenica prossima è la festa di Cristo re e si conclude l’anno liturgico. La fine della corsa è solo arrivo al grande traguardo dove l’uomo sperimenta l’amore di Dio e la sua provvidenza. Il linguaggio del vangelo è escatologico: fine dell’anno liturgico, fine di questa vita, fine di questo mondo; poi terra nuova e mondo nuovo. Nel Vangelo Gesù evidenzia non la fine della storia ma della nostra esperienza terrena.

Gesù si trovava a Gerusalemme e gli Apostoli e i Discepoli ammiravano la città santa e il Tempio, che era una vera meraviglia; Gesù evidenzia subito: ‘Verranno giorni in cui di tutto questo che voi ammirate non resterà pietra su pietra’. La distruzione del Tempio, annunciata da Gesù, è figura assai chiara che la storia dell’uomo sulla terra avrà una conclusione. Gesù usa due immagini: a) eventi catastrofici che si avvereranno: guerre, persecuzioni, carestie, distruzione del Tempio e la stessa Gerusalemme saranno distrutte, come alla stessa maniera avverrà per le nostre basiliche, cattedrali, edifici grandiosi, santuari scintillanti per oro, argento e marmi; di tutto questo non resterà pietra su pietra.        

B) la seconda immagine è rassicurante: ‘Non temete, dice Gesù, con la vostra perseveranza, salverete le vostre anime’. E’ una esortazione a non cedere nel momento in cui incalzano sofferenze e persecuzioni. Cosa fare allora? Rimanere sereni non perché non ci saranno prove o tribolazioni ma perché Dio è sempre con noi; le prove ci saranno, ma Dio non ci abbandonerà mai. Voi, dice Gesù, vegliate perché non conoscete né il giorno, né l’ora.

Compito del cristiano è restare saldi nella Fede, nella Speranza e nella Carità anche in mezzo alle avversità, alle guerre, ai cataclismi naturali. L’attesa della ‘Parusia’ non ci dispensa dagli impegni; essa crea, al contrario, responsabilità davanti a Dio circa l’agire nel mondo e per il mondo. I veri discepoli di Cristo Gesù non possono restare vittime di paura o di angoscia, ma sono chiamati a collaborare come operatori di pace, testimoni di speranza nel nome del Signore: la speranza di un futuro di salvezza e di vera redenzione. la vera Fede viva ci fa camminare con Cristo e ci addita la meta per la quale siamo stati creati da Dio e redenti da Gesù con la sua morte in croce. 

La Fede ci parla di amore perché Dio è amore, ci ha creati con un progetto di amore e ci presenta la meta come piena realizzazione: la fine della vita terrena è inizio della vita eterna. Amore è apertura agli altri; vivere per gli altri diventa il vero programma della vita cristiana. Da qui l’apostolo Paolo scrive ai cristiani: ‘Chi non vuole lavorare neppure deve mangiare’. Anche la Bibbia presenta Dio come ‘lavoratore’: ‘In principio Dio creò il cielo e la terra…’.

Dio creando ama e amando crea. l’uomo, creato ad immagine di Dio, è chiamato a continuare l’opera creativa di Dio e l’azione redentiva di Gesù. Manifestazione negativa del lavoro è la disoccupazione o il super-lavoro. Il vero cristiano non si lascia intimorire neppure dall’incalzare delle sofferenze fisiche o delle persecuzioni: opere tutte diaboliche. Da qui le parole rassicuranti di Gesù: ‘Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime’. Vegliate, dice Gesù, state pronti perché non sapete quando verrà il Signore.

L’ultima parola sarà quella del Signore, che ci presenta Cristo risorto e noi che con Lui risorgeremo. Ci siano di sprone i numerosi martiri cristiani di ieri e di oggi. Essi consegnano a noi il Vangelo dell’amore e della misericordia di Dio. La Madonna, madre di Gesù e nostra, rivolga a noi i suoi occhi misericordiosi; ci sostenga, ci guidi nel cammino quotidiano con amore veramente materno.

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario: Dio non abbandona mai i suoi figli

Siamo ormai vicini alla conclusione dell’anno liturgico: domenica prossima sarà la festa di Cristo Re e si conclude l’anno. La fine della corsa è solo l’arrivo al traguardo dove l’uomo, frutto dell’amore di Dio, sperimenta la sua provvidenza. Il linguaggio del Vangelo è escatologico, anche se appare apocalittico: fine dell’anno liturgico, fine di questa vita, fine di questo mondo. Nel brano del vangelo Gesù evidenzia non la fine della storia ma il fine ultimo della nostra esperienza terrena.

Teologia, alla riscoperta dell’escatologia di von Balthasar

È in uscita – per la Marcianum Press – un saggio sull’escatologia del grande teologo svizzero Hans Hurs von Balthasar. Firmato dal sacerdote palermitano Alessandro Maria Minutella, il volume (dal titolo “L’escatologia cristologico-trinitaria di Hans Urs von Balthasar”) ne illustra la teologia escatologica, mettendola in relazione con i più significativi modelli della produzione escatologica post-conciliare. Il volume sarà presentato a Roma sabato 8 marzo alle 11, presso Casa Balthasar (via Nomentana, 236) e a Palermo lunedì 10 marzo alle 17.30 presso la Libreria San Paolo (Corso Vittorio Emanuele, 456). Interverranno padre Jacques Servais S.J. docente alla Gregoriana e autore della Prefazione al volume, e padre Gianni Colzani, docente all’Urbaniana. 

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