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Papa Leone XIV: Cristo risorto fonte di acqua viva

“Nelle catechesi dell’Anno giubilare, fino a questo momento, abbiamo ripercorso la vita di Gesù seguendo i Vangeli, dalla nascita alla morte e risurrezione. Così facendo, il nostro pellegrinaggio nella speranza ha trovato il suo fondamento saldo, la sua via sicura. Ora, nell’ultima parte del cammino, lasceremo che il mistero di Cristo, culminante nella Risurrezione, sprigioni la sua luce di salvezza a contatto con la realtà umana e storica attuale, con le sue domande e le sue sfide”: oltre 60.000 fedeli per ascoltare in piazza san Pietro l’udienza generale di papa Leone XIV che nella sua catechesi indica ‘Gesù morto e risorto’ come Colui che si fa ‘compagno di viaggio’ nel ‘faticoso, doloroso, misterioso’ cammino della vita.

Nell’odierna udienza generale il papa ha iniziato l’ultima parte del ciclo giubilare ‘Gesù Cristo nostra speranza’ con la riflessione ‘Il Risorto, fonte viva della speranza umana’: “La nostra vita è scandita da innumerevoli accadimenti, colmi di sfumature e di vissuti differenti. A volte ci sentiamo gioiosi, altre volte tristi, altre ancora appagati, oppure stressati, gratificati o demotivati. Viviamo indaffarati, ci concentriamo per raggiungere risultati, arriviamo a conseguire traguardi anche alti, prestigiosi.

Viceversa, restiamo sospesi, precari, in attesa di successi e riconoscimenti che tardano ad arrivare o non arrivano affatto. Insomma, ci troviamo a sperimentare una situazione paradossale: vorremmo essere felici, eppure è molto difficile riuscire a esserlo in modo continuativo e senza ombre. Facciamo i conti con il nostro limite e, allo stesso tempo, con l’insopprimibile spinta a tentare di superarlo. Sentiamo nel profondo che ci manca sempre qualcosa. In verità, non siamo stati creati per la mancanza, ma per la pienezza, per gioire della vita e della vita in abbondanza, secondo l’espressione di Gesù nel Vangelo di Giovanni”.

Ciò è un desiderio illuminato dalla speranza: “Questo desiderio abissale del nostro cuore può trovare la sua risposta ultima non nei ruoli, non nel potere, non nell’avere, ma nella certezza che c’è qualcuno che si fa garante di questo slancio costitutivo della nostra umanità; nella consapevolezza che questa attesa non sarà delusa o vanificata. Tale certezza coincide con la speranza. Ciò non vuol dire pensare in modo ottimistico: spesso l’ottimismo ci delude, vede implodere le nostre attese, mentre la speranza promette e mantiene”.

Tale speranza è incarnata nella resurrezione di Gesù: “Sorelle e fratelli, Gesù Risorto è la garanzia di questo approdo! E’ Lui la fonte che soddisfa la nostra arsura, l’infinita sete di pienezza che lo Spirito Santo infonde nel nostro cuore. La Risurrezione di Cristo, infatti, non è un semplice accadimento della storia umana, ma l’evento che l’ha trasformata dall’interno”.

Ed ha portato l’esempio della fonte d’acqua: “Pensiamo a una fonte d’acqua. Quali sono le sue caratteristiche? Disseta e rinfresca le creature, irrora la terra, le piante, rende fertile e vivo ciò che altrimenti resterebbe arido. Dà ristoro al viandante stanco offrendogli la gioia di un’oasi di freschezza. Una fonte appare come un dono gratuito per la natura, per le creature, per gli esseri umani. Senza acqua non si può vivere”.

Così Gesù è per l’umanità come ha sottolineato da sant’Agostino: “Il Risorto è la fonte viva che non inaridisce e non subisce alterazioni. Resta sempre pura e pronta per chiunque abbia sete. E tanto più gustiamo il mistero di Dio, tanto più ne siamo attratti, senza mai restare completamente saziati. Sant’Agostino, nel decimo Libro delle Confessioni, coglie proprio questo inesauribile anelito del nostro cuore e lo esprime nel celebre Inno alla bellezza”.

Però anche la Resurrezione pone alcuni interrogativi: “Gesù, con la sua Risurrezione, ci ha assicurato una permanente fonte di vita: Egli è il Vivente, l’amante della vita, il vittorioso su ogni morte. Perciò è in grado di offrirci ristoro nel cammino terreno e assicurarci la quiete perfetta nell’eternità. Solo Gesù morto e risorto risponde alle domande più profonde del nostro cuore: c’è davvero un punto di arrivo per noi? Ha senso la nostra esistenza? E la sofferenza di tanti innocenti, come potrà essere riscattata?”

Ed ecco la risposta di Gesù che cammina con l’umanità: “Gesù Risorto non fa calare una risposta ‘dall’alto’, ma si fa nostro compagno in questo viaggio spesso faticoso, doloroso, misterioso. Solo Lui può riempire la nostra borraccia vuota, quando la sete si fa insopportabile. Ed Egli è anche il punto di arrivo del nostro andare. Senza il suo amore, il viaggio della vita diventerebbe un errare senza meta, un tragico errore con una destinazione mancata”.

Cammina insieme per ricondurre ‘a casa’ chi intraprende un viaggio: “Siamo creature fragili. L’errore fa parte della nostra umanità, è la ferita del peccato che ci fa cadere, rinunciare, disperare. Risorgere significa invece rialzarsi e mettersi in piedi. Il Risorto garantisce l’approdo, ci conduce a casa, dove siamo attesi, amati, salvati. Fare il viaggio con Lui accanto significa sperimentare di essere sorretti nonostante tutto, dissetati e rinfrancati nelle prove e nelle fatiche che, come pietre pesanti, minacciano di bloccare o deviare la nostra storia. Carissimi, dalla Risurrezione di Cristo sgorga la speranza che ci fa pregustare, nonostante la fatica del vivere, una quiete profonda e gioiosa: quella pace che Lui solo ci potrà donare alla fine, senza fine”.

In precedenza il papa aveva accolto le suore agostiniane recollette della federazione del Messico: “Questo amore non è qualcosa che si conquista con la fatica, ma si riceve come dono… Il nostro cammino si concretizza così a partire dal cuore… Care sorelle, invochiamo la materna protezione della Madre del Buon Consiglio e l’intercessione di san Tommaso da Villanova, che tanto amò la missione in America, per percorrere con pazienza e coraggio questo cammino di perfezione fino alla fine”.

(Foto: Santa Sede)

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