Tag Archives: cortile
La Strenna Salesiana invita ad ‘abbandonarsi’ alla Parola di Dio
“La strenna che ci ha accompagnato l’anno scorso, costruita attorno al tema giubilare della speranza, ha offerto a tutti noi l’opportunità di guardare al mistero di Cristo come fonte di luce che ci aiuta a contemplare le meraviglie di Dio nel momento presente. Abbiamo vissuto momenti che ci hanno rafforzato nella fede in quello che il Signore ha ancora da rivelarci, e abbiamo percepito la speranza come forza del ‘già’ e come coraggio del ‘non ancora’. Abbiamo anche contemplato come per don Bosco la forza della speranza lo abbia aiutato e sostenuto nel suo cammino di scoperta e di messa in pratica del progetto di Dio”: questo è l’inizio della Strenna 2026, ‘Fate quello che vi dirà, titolo preso dal vangelo giovanneo, scritto dal Rettor Maggiore dei Salesiani don Fabio Attard, che ha come sottotitolo ‘Credenti, liberi per servire’, in occasione del 150^ anniversario della prima spedizione missionaria salesiana.
In questa Strenna, divisa in sei capitoli, il Rettor Maggiore invita a farsi guidare da questa frase: “Quest’anno vi propongo di assumere l’invito di Maria, con lo stesso atteggiamento di disponibilità e libertà che vediamo nei servi… Qualsiasi cosa Gesù ci dica, bisogna semplicemente accoglierla, assumerla e viverla, senza se e senza ma. Invito tutti, carissimi sorelle e fratelli, dopo aver vissuto la forza della speranza, quella ‘speranza che non delude’, a permettere che al nostro cuore giungano le parole di Maria, e a prestare il nostro sguardo e il nostro ascolto a Gesù, a quello che ci dirà, nella consapevolezza e nella gioia di essere servi”.
Ecco l’invito ad una particolare attenzione ai ‘segni dei tempi’: “Abbracciare il tempo e la storia come atteggiamento esistenziale implica alcune esigenze che solo alla luce della fede in Cristo possiamo cogliere e assumere. Nel campo educativo pastorale questa scelta di Maria è per noi un richiamo insieme forte e gentile a non cadere in quell’indifferenza che non solo giustifica le cose, ma anche passivamente e indirettamente le favorisce. Quante volte troviamo perfino gente cosiddetta ‘di chiesa’ che davanti al dramma dei rifugiati, dei poveri, dei vulnerabili, si ritirano nel loro ben-vivere considerandoli solo come disturbo e scarto?”
Il Rettor Maggiore riprende l’insegnamento di san Giovanni Bosco di essere nella storia, che è il ‘cortile’ di Dio: “Tutta l’esperienza di don Bosco ci comunica che ‘il cortile’, quello fisico come quello metaforico, è il luogo della rivelazione della bontà di Dio. L’amorevolezza la comunichiamo vivendola in maniera serena quando siamo presenti tra e per i giovani, che così si sentono riconosciuti, apprezzati e amati. La condivisione la si costruisce nelle relazioni con i nostri collaboratori e collaboratrici quando ci chiedono quei ‘cinque minuti’ di ascolto. La sapienza pastorale e educativa passa per la quotidianità dei gesti, vissuti con un cuore aperto, disponibile, attento e pieno di affetto”.
E’ un invito a leggere gli eventi alla luce dello sguardo di Gesù: “Ci sono diverse maniere di rispondere alle povertà. Il credente opta per questa: agire partendo dalla Parola di Gesù. Per il credente in Cristo vale ciò che tanti santi della carità hanno trasmesso con la loro vita e testimonianza. Lo stesso nostro padre don Bosco lo ha trasmesso in maniera netta: agire nel nome di Gesù. E’ di grande rilevanza per noi quanto i primi salesiani hanno conservato nel loro ricordo della figura di don Bosco, soprattutto nei suoi aspetti più profondamente spirituali e mistici”.
Per questo le ‘nozze di Cana’ è un invito a vivere la chiamata di Dio con libertà: “E’ importante e decisivo sentirsi parte della storia dell’umanità, accogliendo e ‘leggendo’ i segni dei tempi; è assolutamente necessario essere radicati nella fede in Cristo. Ma la verità di questi due atteggiamenti si evidenzia al massimo grado nel momento in cui si accoglie e si vive la Parola. Emerge allora il cammino di una fede autentica, segnato da una crescita sana e solida”.
E’ un invito ad ‘abbandonarsi’ alla Parola di Dio: “Come ci testimoniano i servi, come ci testimoniano don Bosco e tanti Salesiani conosciuti, con le loro scelte concrete, sempre precedute da una precisa e sistematica attenzione alle fonti della loro vita. Da questo spazio sacro e profondo è emanato tutto. Sono stati discepoli e servi che della loro vita per e con gli altri hanno fatto un’esperienza che prolungava la loro relazione con Gesù, vissuta con la forza della sua Parola.
Il loro non era devozionismo astratto o pietismo emozionale, ma espressione e sintesi di maturità umana e spirituale, di lungimiranza intelligente e sapiente, di empatia umana e slancio mistico. Nel loro ob-audire vissuto con una personalità forte e determinata non vediamo segni di debolezza, di rassegnazione passiva”.
In questo modo le ‘nozze’ diventano una festa grazie all’azione dei servi: “Le nozze di Cana sono state una ‘festa’ arricchita per la fiduciosa e generosa risposta dei servi all’invito di Maria di fare quello che Gesù ha detto loro di fare. Quando il servire è segnato dalla generosa dedizione di sé, una generosità radicata nella fede, i risultati sono un dono per tutti.
Lo possiamo constatare nei vari processi educativo-pastorali condotti da persone dedicate alla missione, da collaboratori e collaboratrici che si sentono parte viva del carisma e del progetto pastorale salesiano. Dedizione e appartenenza che sono vera e reale assunzione della chiamata, realizzazione di essa, non una semplice appendice”.
E’ un’audacia chiesta dalla fede: “L’audacia della fede è una conferma che vogliamo prendere sul serio la chiamata ad essere cooperatori nel progetto di Dio per i giovani. Questa chiamata don Bosco l’ha vissuta con una straordinaria consapevolezza e l’ha fatta diventare sistema, progetto, esperienza di famiglia… L’audacia della fede la viviamo per favorire un futuro segnato dalla speranza. L’audacia della fede che trova le sue radici nel cuore dell’educatore, del pastore, che non smette mai di amare, di sperare, di voler bene al suo gregge”.
In questo consiste la ‘visione’ di san Giovanni Bosco: “L’originale visione di don Bosco ci interpella ancora, perché ci invita a rinnovare oggi quello stesso spirito apostolico che lui sognava come base e fondamento. Per don Bosco la figura del Salesiano Cooperatore era come una figura poliedrica con un’identità e una missione ben precise.
La sua identità era quella di un salesiano nel mondo: cristiano (laico, prete, uomo o donna) che vive lo spirito salesiano nella propria condizione di vita, in famiglia e nella società. Non è un religioso, ma condivide con i religiosi salesiani lo stesso cuore e la stessa passione per la salvezza dei giovani”.
Conclude la Strenna con l’invito ad essere portatori di ‘vino nuovo’: “Il vino nuovo delle nozze di Cana, che simboleggia la novità promossa da chi crede, noi lo portiamo con gioia e speranza anche e soprattutto in mezzo a sfide e difficoltà, dubbi e incertezze. Sia nella Chiesa come nella società, i giovani che accompagniamo sono portatori di una sete di vita autentica. Cercano di incontrare credenti, che comunicano una proposta cristiana credibile e per questo sono da loro creduti”.




























