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Stato e Chiesa uniti nella costruzione di una convivenza dignitosa

“La ringrazio per le gentili parole che mi ha indirizzato e per l’invito a venire qui, al Quirinale, Palazzo a cui tanto sono legate la storia della Chiesa Cattolica e la memoria di numerosi Pontefici. Come Vescovo di Roma e Primate d’Italia, per me è significativo rinnovare, con questa visita, il forte legame che unisce la Sede di Pietro al Popolo italiano, che Lei rappresenta, nel quadro dei cordiali rapporti bilaterali che intercorrono tra l’Italia e la Santa Sede, stabilmente improntati a sincera amicizia e fattiva mutua collaborazione”: con queste parole papa Leone XIV ha rivolto un ringraziamento per l’impegno dell’Italia nella gestione del Giubileo, degli eventi di aprile e maggio con la morte di papa Francesco e la sua elezione.

Ed ha sottolineato le radici cristiane: “Si tratta, del resto, di un felice connubio che ha le sue radici nella storia di questa Penisola e nella lunga tradizione religiosa e culturale di questo Paese. Ne scorgiamo i segni ad esempio nelle innumerevoli chiese e nei campanili che ne costellano il territorio, spesso veri e propri scrigni d’arte e di devozione, in cui la creatività innata di questo Popolo, unita alla sua fede genuina e solida, ci ha consegnato la testimonianza di tanta bellezza: artistica, certamente, ma soprattutto morale e umana”.

Ma soprattutto ha chiarito i punti su cui lavorare insieme a partire dalla ricorrenza dei Patti Lateranensi: “Tra pochi anni celebreremo il centenario dei Patti Lateranensi. A maggior ragione mi sembra giusto ribadire, in proposito, quanto sia importante la reciproca distinzione degli ambiti, a partire dalla quale, in un clima di cordiale rispetto, la Chiesa Cattolica e lo Stato Italiano collaborano per il bene comune, a servizio della persona umana, la cui dignità inviolabile deve sempre stare al primo posto nei processi decisionali e nell’agire, a tutti i livelli, per lo sviluppo sociale, specialmente per la tutela dei più fragili e bisognosi. A tale scopo lodo e incoraggio il reciproco impegno a improntare ogni collaborazione alla luce e nel pieno rispetto del Concordato del 1984”.

Per quanto riguarda l’attualità il papa ha sottolineato l’impegno per la pace: “Sono numerose le guerre che devastano il nostro pianeta, e guardando le immagini, leggendo le notizie, ascoltando le voci, incontrando le persone che ne sono dolorosamente colpite riecheggiano forti e profetiche le parole dei miei Predecessori. Come non ricordare il monito inoppugnabile quanto ignorato di Benedetto XV, durante il primo conflitto mondiale? Alla vigilia del secondo, quello del venerabile Pio XII? Guardiamo i volti di quanti sono travolti dalla ferocia irrazionale di chi senza pietà pianifica morte e distruzione… Rinnovo pertanto l’appello accorato affinché si continui a lavorare per ristabilire la pace in ogni parte del mondo e perché sempre più si coltivino e si promuovano i principi di giustizia, di equità e di cooperazione tra i popoli che ne sono irrinunciabilmente alla base”.

E’ stato un apprezzamento anche per l’impegno del governo italiano a favore della pace: “In merito, esprimo il mio apprezzamento per l’impegno del Governo italiano in favore di tante situazioni di disagio legate alla guerra e alla miseria, in particolare nei confronti dei bambini di Gaza, anche in collaborazione con l’Ospedale Bambino Gesù. Si tratta di contributi forti ed efficaci per la costruzione di una convivenza dignitosa, pacifica e prospera per tutti i membri della famiglia umana”.

In questo senso ha sottolineato l’importanza del ‘multilateralismo’: “A tale finalità, poi, giova certamente il comune impegno che lo Stato italiano e la Santa Sede hanno sempre profuso e continuano a porre in favore del multilateralismo. Si tratta di un valore importantissimo. Le sfide complesse del nostro tempo, infatti, rendono quanto mai necessario che si ricerchino e si adottino soluzioni condivise. Perciò è indispensabile implementarne dinamiche e processi, richiamandone gli obiettivi originari, volti principalmente a risolvere i conflitti e a favorire lo sviluppo, promuovendo linguaggi trasparenti ed evitando ambiguità che possono provocare divisioni”.

Altro appuntamento importante riguarda il centenario della morte di san Francesco di Assisi: “Ci prepariamo a celebrare, nell’anno a venire, un importante anniversario: l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, il 3 ottobre 1226. Questo ci offre l’occasione per porre un accento sull’urgente questione della cura della ‘casa comune’. San Francesco ci ha insegnato a lodare il Creatore nel rispetto di tutte le creature, lanciando il suo messaggio dal ‘cuore geografico’ della Penisola e facendolo giungere, per la bellezza dei suoi scritti e la testimonianza sua e dei suoi frati, attraverso le generazioni fino a noi”.

Dopo questi appuntamenti il papa si è soffermato sulla crisi delle nascite: “Negli ultimi decenni assistiamo in Europa, come sappiamo, al fenomeno di un notevole calo della natalità. Ciò richiede impegno nel promuovere scelte a vari livelli in favore della famiglia, sostenendone gli sforzi, promuovendone i valori, tutelandone i bisogni e i diritti. ‘Padre’, ‘madre’, ‘figlio’, ‘figlia’, ‘nonno’, ‘nonna’, sono, nella tradizione italiana, parole che esprimono e suscitano naturalmente sentimenti di amore, rispetto e dedizione, a volte eroica, al bene della comunità domestica e dunque a quello di tutta la società”.

Per questo ha rivendicato un lavoro dignitoso per la famiglia: “In particolare, vorrei sottolineare l’importanza di garantire a tutte le famiglie il sostegno indispensabile di un lavoro dignitoso, in condizioni eque e con attenzione alle esigenze legate alla maternità e alla paternità. Facciamo tutto il possibile per dare fiducia alle famiglie, soprattutto alle giovani famiglie, perché possano guardare serenamente al futuro e crescere in armonia”.

Inoltre ha ringraziato l’Italia per l’accoglienza ai migranti: “Esprimo gratitudine per l’assistenza che questo Paese offre con grande generosità ai migranti, che sempre più bussano alle sue porte, come pure il suo impegno nella lotta contro il traffico di esseri umani. Si tratta di sfide complesse dei nostri tempi, di fronte alle quali l’Italia non si è mai tirata indietro. Incoraggio a mantenere sempre vivo l’atteggiamento di apertura e solidarietà.

Al tempo stesso vorrei richiamare l’importanza di una costruttiva integrazione di chi arriva nei valori e nelle tradizioni della società italiana, perché il dono reciproco che si realizza in questo incontro di popoli sia veramente per l’arricchimento e il bene di tutti. In proposito, sottolineo quanto sia prezioso, per ciascuno, amare e comunicare la propria storia e cultura, con i suoi segni e le sue espressioni: più si riconosce e si ama serenamente ciò che si è, più è facile incontrare e integrare l’altro senza paura e a cuore aperto”.

Però l’integrazione non annulla le radici: “In proposito, c’è una certa tendenza, in questi tempi, a non apprezzare abbastanza, a vari livelli, modelli e valori maturati nei secoli che segnano la nostra identità culturale, addirittura a volte pretendendo di cancellarne la rilevanza storica e umana. Non disprezziamo ciò che i nostri padri hanno vissuto e ciò che ci hanno trasmesso, anche a costo di grandi sacrifici”.

Ma soprattutto è stato un appello a non assuefarsi alle mode del momento: “Non lasciamoci affascinare da modelli massificanti e fluidi, che promuovono solo una parvenza di libertà, per rendere poi invece le persone dipendenti da forme di controllo come le mode del momento, le strategie di commercio o altro. Avere a cuore la memoria di chi ci ha preceduto, far tesoro delle tradizioni che ci hanno portato ad essere ciò che siamo è importante per guardare al presente e al futuro con consapevolezza, serenità, responsabilità e senso di prospettiva”.

Mentre nel saluto iniziale il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha ricordato i rapporti tra Italia e Santa Sede: “Al contempo, sin dal giorno della Sua elezione, Vostra Santità ha potuto constatare l’ampiezza delle manifestazioni di vicinanza del popolo italiano, che ritrova nella Sua azione, in favore della centralità della persona umana, della pace e del dialogo, valori condivisi e fondanti, che sono anche alla base della nostra Costituzione. In questo Anno Santo dedicato alla speranza, sono in gran numero le persone di buona volontà, in Italia e all’estero, che guardano all’autorità morale della Santa Sede, trovando nella Sua azione, e nel Suo incessante impegno in favore dell’umanità intera, motivi per mantenere viva la speranza”.

Un punto interessante è stato riservato all’esortazione apostolica del papa: “Le esprimo, Santità, la riconoscenza più alta per l’insegnamento e l’orizzonte presentati dalla ‘Dilexi te’, l’Esortazione Apostolica diffusa nei giorni scorsi, che sollecita all’indispensabile trasformazione di mentalità. Non vogliamo arrenderci alla prospettiva di una società dominata da oligarchi o, meglio, da privilegiati, in base al censo, alla spregiudicatezza, all’indifferenza verso gli altri, che si profila rimuovendo i valori di uguaglianza, di solidarietà, di libertà”.

Ed ha ricordato i ‘frutti’ dei Patti Lateranensi: “I Patti Lateranensi, che, nel 1929, misero fine alla cosiddetta “questione romana” e che furono inseriti, nel 1947, dall’Assemblea Costituente nella Costituzione repubblicana, l’Accordo che, nel 1984, ha pienamente allineato quadro pattizio, disposizioni della Carta fondamentale d’Italia e sviluppi promossi dalla Chiesa con il Concilio Vaticano II.

Il nuovo Accordo, riflettendo una concezione matura ed equilibrata dei rapporti tra Stato e Chiesa Cattolica, afferma una piena libertà di religione e di coscienza, condizione perché la persona possa manifestare la sua dignità e, con essa, la sua vocazione all’affermazione della propria autonomia e responsabilità”.

Proprio tale legame ha permesso un rafforzamento per l’unità nazionale e la ‘difesa’ verso i poveri: “La solidità del rapporto con la Chiesa cattolica ha significato per l’Italia (e tengo a ricordarlo in questa occasione) un rafforzamento del patrimonio vitale e indivisibile dell’unità nazionale, accrescendo la coesione del nostro popolo, contribuendo alla consapevolezza della responsabilità che ciascuno reca verso la comunità in cui vive.

La Chiesa cattolica ha svolto e continua a svolgere un’azione mirabile a sostegno delle frange più deboli della popolazione. E per questo Le siamo profondamente grati. Un impegno che vediamo, quotidianamente, promuovere opere sociali di grande valore, accoglienza ai migranti, impegno per la legalità”.

(Foto: Santa Sede)

A Macerata Premio Vox Canonica 2024 alla prof.ssa Boni

Lo scorso 4 aprile, nella splendida cornice della Sala delle Conferenze del Dipartimento di Economia e Diritto dell’Università di Macerata si è svolta la IV edizione del Premio Vox Canonica, assegnato alla prof.ssa Geraldina Boni, Ordinaria di Diritto Canonico ed Ecclesiastico dell’Alma Mater Studiorum di Bologna.

A fare gli onori di casa la prof.ssa Elena Cedrola, direttrice del Dipartimento di Economia e Diritto, e il prof. Stefano Pollastrelli, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, i quali hanno ricordato l’importanza di riavvicinare l’accademia al mondo dei giovani, così da ricostituire quell’alleanza generazionale che ha assicurato il progresso e il benessere sociale.

Il prof. Paolo Picozza, emerito di Diritto Ecclesiastico, ha presieduto l’incontro e ha tracciato le priorità della scienza canonistica ed ecclesiasticistica nella contemporaneità: saper cogliere le sollecitazioni e le inquietudini provenienti dalla società attuale; rafforzare l’elemento spirituale della fede cristiana; purificare la memoria da nostalgie storicamente infondate; accettare le sfide del pluralismo religioso e imparare a perseguire una sana e critica laicità.

Nel corso dell’introduzione, il prof. Giuseppe Rivetti si è soffermato sul crescente interesse per l’indagine del fattore religioso, in grado di offrire un campo di conoscenze trasversale e plurale e di sviluppare quelle competenze che sono essenziali per il giurista contemporaneo.

Gli interventi del fondatore del periodico, Rosario Vitale, e di un membro del comitato di redazione, Andrea Miccichè, hanno avuto per obiettivo la presentazione della storia e delle iniziative di Vox Canonica. In particolare, il primo ha evidenziato come nel campo giornalistico fosse assente una testata che si dedicasse alla divulgazione del diritto canonico, materia troppo spesso sentita distante e riservata a una ristretta cerchia di addetti ai lavori, soprattutto chierici e religiosi.

Da questa constatazione e dalla voglia di mettersi in gioco nasce un progetto condiviso con alcuni colleghi di atenei pontifici e statali. Il cuore dell’attività è la diffusione di ‘pillole’ di diritto canonico, relazionate con l’attualità sempre in divenire della vita della Chiesa; a ciò si aggiungono l’organizzazione di eventi per la promozione della cultura canonistica e l’offerta di supporto a quanti vogliano soddisfare la propria curiosità circa la normativa ecclesiastica.

Il secondo, invece, ha presentato i simboli scelti dalla redazione di Vox Canonica per identificare la propria attività, ossia il logo, tratto dagli emblemi di Alciato; la frase giovanneo-paolina in calce ad ogni contributo (Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit) e la figura di San Raimondo da Peñafort quale patrono e modello di un seria e costruttiva collaborazione tra Legislatore e dottrina.

Dopo questi momenti introduttivi, la cerimonia è entrata nel vivo con la lettura della laudatio, in cui sono state sintetizzate le motivazioni che hanno portato alla scelta di premiare la prof.ssa Boni. Tra le molteplici qualità che connotano la brillante carriera, hanno avuto risalto il suo impegno per promuovere un rinnovamento della cultura giuridica occidentale nel segno di una riscoperta degli orizzonti spirituali del diritto; il contributo appassionato e professionale a favore della Sede Apostolica; la serietà e l’acume nel condurre ricerche a tutto tondo nel panorama della giustizia.

Alla consegna del bassorilievo in terracotta con l’effigie di San Raimondo da Peñafort ha fatto seguito la lectio magistralis della premiata, esempio cristallino di rigore metodologico, di attenzione alle dinamiche che animano la società italiana e di propositività nel trovare soluzioni alle questioni centrali del dibattito legislativo, giurisprudenziale e dottrinale.

La prof.ssa Boni ha preso le mosse dal ricordo dei quarant’anni dalla conclusione dell’Accordo di Villa Madama di modificazione del Concordato lateranense con la Chiesa cattolica e dalla stipulazione della prima intesa con la Tavola Valdese.

Il quadro delle fonti del diritto ecclesiastico italiano ha rappresentato il filo rosso della lezione, in un costante raffronto tra le tappe politiche del dialogo tra lo Stato e le confessioni religiose, e con un riferimento al paradigma concordatario, nel quale confluiscono armonicamente l’ordinamento statale e quello della Chiesa cattolica.

La professoressa ha ripercorso l’attuazione del principio di bilateralità, segnalando le criticità emergenti e i problemi aperti, e proponendo alcune opzioni per superare l’impasse legata all’inerzia del legislatore, alle incomprensioni confessionali, alle incursioni creative giurisprudenziali, dal tono non sempre rispettoso degli accordi con la Santa Sede, così da garantire l’eguale libertà religiosa sancita dall’art. 8 Cost.

Il momento ha avuto la propria chiusura con il dibattito, animato dal presidente della sessione, nel quale hanno trovato posto considerazioni sulla distinzione tra ordine della Chiesa e ordine dello Stato, sulle garanzie dello stato di diritto, sulle forme di manifestazione del pluralismo religioso, sull’importanza che la cultura canonistica ha avuto e continua ad avere nella società europea.

(Tratto da Vox Canonica)

Nell’ora di religione… piccoli Piero Angela crescono

Spesso, anche sui giornali, si accende la polemica sull’ora di religione nella scuola pubblica. C’è chi la vorrebbe abolire, c’è invece chi la vorrebbe o esplicitamente o implicitamente obbligatoria, c’è, infine, chi sostiene debba trasformarsi in un’ora di storia delle religioni.

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