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‘Custodire voci e volti umani’
“Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro… Volto e voce sono sacri. Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza chiamandoci alla vita con la Parola che Egli stesso ci ha rivolto; Parola prima risuonata attraverso i secoli nelle voci dei profeti, quindi divenuta carne nella pienezza dei tempi”: così inizia il messaggio di papa Leone XIV, ‘Custodire voci e volti umani’, scritto in occasione per la XL Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si svolgerà domenica 17 maggio.
Partendo da questo paragrafo iniziale abbiamo chiesto al prof. Andrea Tomasi, docente di Ingegneria dell’Informazione all’Università di Pisa e consigliere nazionale dell’associazione ‘WeCa’ (WebCattolici), al quale chiediamo di spiegarci il motivo per cui il papa invita a ‘custodire voci e volti umani’: “Voci e volti è un’espressione che il Papa usa frequentemente. Lo spiega all’inizio del messaggio: ‘Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro’.
Così definisce nell’omelia in occasione della consegna del pallio nello scorso 29 giugno, la comunione ‘armonia di voci e volti’, e così parla della ‘pace di Cristo risorto che continua ad attraversare porte e barriere con le voci e i volti dei suoi testimoni’ nel messaggio per la Giornata della Pace di questo anno.
La novità pervasiva delle tecnologie digitali e dell’ Intelligenza Artificiale, che viene presentata come motore di una evoluzione della specie umana, può alterare e nascondere le voci e i volti delle persone. Per questo occorre ‘custodire’ le persone, l’essere umano, mettendolo al centro dell’attenzione e dell’azione di governo. Voci e volti da custodire, perché ‘sono sacri. Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza’, ha scritto il papa nel messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali di quest’anno. L’Intelligenza Artificiale non può essere fermata, ma va ‘guidata, consapevoli del suo carattere ambivalente’.
Va compresa e governata, non semplicemente usata e regolata, potremmo dire riecheggiando l’insegnamento di Romano Guardini. L’ ‘ecologia integrale’, che coinvolge la persona, l’ambiente naturale, quello economico e quello culturale, come affermato da papa Francesco nell’enciclica ‘Laudato sì’, vede aggiungersi oggi anche l’elemento dell’ ambiente tecnologico”.
‘La tecnologia che sfrutta il nostro bisogno di relazione può non solo avere conseguenze dolorose sul destino dei singoli, ma può anche ledere il tessuto sociale, culturale e politico delle società’: per quale motivo papa Leone XIV insiste molto sulla ‘sfida’ dell’Intelligenza Artificiale’?
“Molti oggi parlano della sfida tecnologica in atto nella competizione tra Stati Uniti e Cina, o nell’approccio europeo, con l’attenzione a cogliere le opportunità ed evitare i rischi nell’usare le piattaforme digitali. Papa Leone XIV mette in evidenza un aspetto più radicale: l’ Intelligenza Artificiale rappresenta una sfida antropologica. che tocca la stessa identità dell’essere umano.
L’Intelligenza Artificiale è il perno e l’asse portante di una riorganizzazione del lavoro e delle professioni, che ridisegna attività essenziali della persona umana e influisce sul modo di pensare, di fare memoria, di agire, di entrare in relazione. La formazione universitaria e l’esperienza di vita di papa Leone, che conosce bene l’ambiente americano delle aziende produttrici di tecnologie digitali e, come Agostino e Pascal, ha sviluppato una profonda riflessione sulla natura umana, lo rende oggi particolarmente attento e preparato a raccogliere la ‘sfida’ dell’ Intelligenza Artificiale e di tutto ciò che si muove intorno alle piattaforme digitali”.
‘E’ importante educare ed educarsi ad usare l’Intelligenza Artificiale in modo intenzionale, e in questo contesto proteggere la propria immagine (foto e audio), il proprio volto e la propria voce, per evitare che vengano utilizzati nella creazione di contenuti e comportamenti dannosi come frodi digitali, cyberbullismo, deepfake che violano la privacy e l’intimità delle persone senza il loro consenso’: quale alfabetizzazione ai media oggi ci è richiesta?
“Oggi è necessaria soprattutto una forte azione educativa, non solo per l’apprendimento delle abilità specifiche per l’uso delle tecnologie digitali ma anche, se non più, per lo sviluppo di attitudini umanistiche e morali, come l’attenzione alla qualità delle informazioni, la ricerca e il rispetto della verità, l’uso di un linguaggio non aggressivo e ostile. Anche quando si ricorre alle piattaforme di I.A. non va abbandonato lo spirito critico e l’esercizio della propria intelligenza, con una accurata impostazione delle domande e una attenta verifica della qualità delle risposte ottenute”.
Come si rapportano i ragazzi con i new media?
“Secondo i rapporti pubblicati annualmente da importanti istituzioni ed enti di ricerca, i ragazzi accedono precocemente ad un ambiente iperconnesso, che diventa la loro principale fonte di informazione e di socializzazione. L’apparente disponibilità di molteplici contatti rischia però di mascherare una sorta di solitudine digitale, in cui la socialità viene sostituita da sollecitazioni emotive o relazioni superficiali”.
Quali sono le finalità di ‘WeCa’?
“L’ Associazione si propone di essere luogo di confronto tra chi, a vario titolo, svolge un compito di comunicazione digitale nell’ambito delle realtà ecclesiali. Il sito e i canali social di WeCa mettono in circolazione notizi e buone pratiche e diffondono webinar e tutorial sull’uso e sugli effetti delle tecnologie digitali”.
In questa realtà multimediale a quale compito sono chiamati i missionari digitali?
“A dare ‘voci e volti’ alla missione delineata nel Messaggio: esercitare responsabilità, cooperazione ed educazione per comprendere e governare le tecnologie digitali e l’Intelligenza Artificiale, in modo da indirizzarle verso la realizzazione piena della persona umana e lo sviluppo dell’intera umanità e non essere invece strumento di dominio di pochi tecnocrati o mezzo per manipolazioni e condizionamenti. Una missione da svolgere con realismo e competenza, perché la posta in gioco è, veramente, il futuro dell’umanità”.
(Tratto da Aci Stampa)
Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, un colloquio con don Cosimo Schena
“L’evoluzione dei sistemi della cosiddetta ‘intelligenza artificiale’, sulla quale ho già riflettuto nel recente Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, sta modificando in modo radicale anche l’informazione e la comunicazione e, attraverso di esse, alcune basi della convivenza civile. Si tratta di un cambiamento che coinvolge tutti, non solo i professionisti. L’accelerata diffusione di meravigliose invenzioni, il cui funzionamento e le cui potenzialità sono indecifrabili per la maggior parte di noi, suscita uno stupore che oscilla tra entusiasmo e disorientamento e ci pone inevitabilmente davanti a domande di fondo: cosa è dunque l’uomo, qual è la sua specificità e quale sarà il futuro di questa nostra specie chiamata homo sapiens nell’era delle intelligenze artificiali? Come possiamo rimanere pienamente umani e orientare verso il bene il cambiamento culturale in atto?”
Quest’anno, in occasione della 58^ Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, in programma domenica 12 maggio, papa Francesco ha scritto il messaggio ‘Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana’ con l’invito a riflettere sul rapporto tra intelligenza artificiale e cuore con una citazione iniziale del filosofo cattolico Romano Guardini:
“Solo dotandoci di uno sguardo spirituale, solo recuperando una sapienza del cuore, possiamo leggere e interpretare la novità del nostro tempo e riscoprire la via per una comunicazione pienamente umana. Il cuore, inteso biblicamente come sede della libertà e delle decisioni più importanti della vita, è simbolo di integrità, di unità, ma evoca anche gli affetti, i desideri, i sogni, ed è soprattutto luogo interiore dell’incontro con Dio. La sapienza del cuore è perciò quella virtù che ci permette di tessere insieme il tutto e le parti, le decisioni e le loro conseguenze, le altezze e le fragilità, il passato e il futuro, l’io e il noi”.
Per comprendere meglio il messaggio papale abbiamo chiesto a don Cosimo Schena, parroco nella parrocchia ‘San Francesco d’Assisi’ a Brindisi, con 180.000 follower su instagram, però anche attivo su facebook, youtube e spotify con lo scopo di raggiungere le persone, soprattutto i giovani, che si trovano lontane dalla Chiesa e dal Vangelo, e di offrire loro un messaggio di speranza e di vicinanza, condividendo le sue poesie, accompagnate da musiche e immagini, che raccontano la bellezza dell’amore di Dio e della vita.
Allora per tale occasione chiediamo di spiegarci quale rapporto ci può essere tra intelligenza artificiale e la sapienza del cuore: “L’interazione tra intelligenza artificiale e la profondità emotiva dell’essere umano è affascinante. Consideriamo l’Intelligenza Artificiale come un alleato potenziale nel nostro percorso verso il bene comune.
Se guidata dalla saggezza intrinseca del cuore umano, l’Intelligenza Artificiale può diventare uno strumento per manifestare la compassione e l’empatia. Tuttavia, va ricordato che l’Intelligenza Artificiale non può replicare la complessità delle emozioni umane, ma può aiutarci a comprendere meglio noi stessi e gli altri”.
L’intelligenza artificiale permette di crescere in umanità?
“L’Intelligenza Artificiale offre promettenti opportunità per il progresso umano. Se utilizzata con discernimento e orientata verso valori etici e morali, può migliorare la nostra qualità di vita, rendendo l’apprendimento più accessibile e promuovendo una maggiore comprensione tra le persone. Tuttavia, è fondamentale che l’umanità mantenga il controllo su come l’Intelligenza Artificiale viene sviluppata e utilizzata, assicurandosi che gli aspetti umani e spirituali siano sempre al centro di ogni innovazione”.
E’ vero che la rivoluzione digitale rende più liberi?
“La rivoluzione digitale ci offre un universo di possibilità, consentendoci di accedere a un’enorme quantità di informazioni e di comunicare in modi che erano impensabili solo pochi decenni fa. Questo potenziale di liberazione è straordinario, ma richiede anche una profonda riflessione sul modo in cui utilizziamo queste tecnologie. La vera libertà non è solo l’accesso illimitato, ma anche la capacità di fare scelte consapevoli e responsabili, orientate al bene comune e al rispetto degli altri”.
‘Credo che la Chiesa abbia bisogno di esplorare nuove strade per essere più inclusiva e accogliente nei confronti di coloro che hanno bisogno di riscoprire o trovare la fede. Così questo libro è per me un nuovo tentativo di costruire un ponte di speranza, di portare Dio nella vita di tutti’: così scrive nel libro ‘Dio è il mio coach. Consigli evangelici su misura per te’ con la prefazione di mons. Lucio Adrián Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione, in cui interagisce con i giovani attraverso consigli evangelici pratici per superare le difficoltà e ricominciare ad apprezzare il presente, con le sue sfide ma anche con i momenti felici che spesso diamo per scontati. Per quale motivo Dio è un coach?
“La visione di Dio come un coach spirituale è affascinante e toccante. Immaginare Dio come colui che ci guida con amore e saggezza attraverso le sfide della vita, incoraggiandoci a realizzare il nostro pieno potenziale e ad abbracciare i valori spirituali, ci offre conforto e ispirazione. Questa prospettiva ci invita a vedere ogni esperienza come un’opportunità di crescita e di avvicinamento a Dio”.
Quali strade deve esplorare la Chiesa per comunicare il Vangelo?
“La Chiesa si trova di fronte a nuove sfide e opportunità nella comunicazione del Vangelo nell’era digitale. Esplorare piattaforme come i social media, le app e le piattaforme digitali può essere un modo efficace per raggiungere un pubblico più ampio e diversificato. Tuttavia, è essenziale che la Chiesa mantenga la sua autenticità e fedeltà al messaggio evangelico, adattando le sue modalità di comunicazione senza compromettere la sua identità e la sua missione spirituale”.
Come comunicare il messaggio evangelico attraverso la rete?
“Per comunicare il messaggio evangelico in modo efficace online, dobbiamo essere presenti nei luoghi virtuali dove le persone si riuniscono. Utilizzare un linguaggio chiaro e accessibile è importante, così come condividere storie ed esperienze che risuonino con le sfide e le gioie della vita quotidiana delle persone. In questo modo, possiamo trasmettere il messaggio evangelico in modo autentico e significativo, offrendo speranza e ispirazione a coloro che incontriamo online”.
Allora, è possibile coniugare la fede con il mondo digitale?
“Coniugare religione e digitale significa poter vivere la propria fede anche online e nei modi più diversi in un connubio che fa da propulsore per una maggiore partecipazione ed in un impegno profuso all’interno della comunità, che, in tal modo, si estende ben oltre i limiti fisici. Ho compreso che i nuovi media sono strumenti efficaci per diffondere la Parola di Dio, soprattutto in un momento storico che spinge fortemente verso l’individualismo e dove emerge sempre di più la drammaticità della solitudine, il bisogno di amare ed essere amati, ascoltare ed essere ascoltati.
Non dobbiamo dimenticare che noi siamo stati creati dall’amore, di conseguenza non possiamo non amare. L’arte dell’ascolto crea ponti solidi ed invita a considerare e a rispettare ogni essere umano per la sua unicità e la preziosa testimonianza del vissuto di cui ciascuno è portatore”.
(Tratto da Aci Stampa)
Proposta di alta formazione del Ciclo di specializzazione in Teologia morale a Torino con un corso in comunicazioni sociali
Partirà sabato 4 marzo il ‘Corso di alta formazione in comunicazioni sociali’ organizzato dal Ciclo di specializzazione in Teologia Morale Sociale della Facoltà teologica di Torino. Si svolgerà in nove incontri, sempre al venerdì pomeriggio (ore 15-19) o al sabato mattina (ore 9-13), in via XX Settembre 83 (in presenza oppure on line, a scelta del partecipante).


























