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I cristiani restano nella Terra Santa
“Venerdì scorso abbiamo accompagnato con la preghiera e con il digiuno i nostri fratelli e le nostre sorelle che soffrono a causa delle guerre. Torno oggi a rivolgere un forte appello sia alle parti implicate che alla comunità internazionale affinché si ponga termine al conflitto in Terra Santa, che tanto terrore, distruzione e morte ha causato. Supplico che siano liberati tutti gli ostaggi, si raggiunga un cessate-il-fuoco permanente, si faciliti l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari e venga integralmente rispettato il diritto umanitario, in particolare l’obbligo di tutelare i civili e i divieti di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione.
Mi associo alla Dichiarazione congiunta dei Patriarchi greco-ortodosso e latino di Gerusalemme, che ieri hanno chiesto di porre fine a questa spirale di violenza, di porre fine alla guerra e di dare priorità al bene comune delle persone”: al termine dell’udienza generale di mercoledì scorso papa Leone XIV ha fatto un appello per la pace in Medio Oriente, come hanno chiesto i Patriarchi di Terra Santa.
Nel frattempo la società civile internazionale ha lanciato una mobilitazione per Gaza attraverso la ‘Global Sumud Flotilla’, che riprende la ‘Marcia dei Cinquecento’ di Sarajevo con un gruppo di imbarcazioni civili che solcheranno le acque del Mediterraneo per tentare di rompere il blocco navale e l’assedio che tiene imprigionata la popolazione:
“Sono anni che mettiamo in mare iniziative di questo tipo ma di fronte al genocidio in corso abbiamo deciso di fare un salto di qualità organizzando la più grande missione marittima civile mai tentata verso Gaza. Ci saranno decine di imbarcazioni in rappresentanza di decine di paesi con la partecipazione di migliaia di volontari”. Le prime barche salperanno domenica 31 agosto da Barcellona e da Genova con a bordo tonnellate di aiuti umanitari; il resto della flotta prenderà il largo il 4 settembre dalla Tunisia, dalla Grecia e dalla Sicilia.
Infatti nei giorni scorsi il Patriarcato Greco Ortodosso di Gerusalemme e quello del Patriarcato Latino di Gerusalemme hanno fatto una dichiarazione congiunta, in cui è stata ribadita la grave situazione a Gaza: “Qualche settimana fa, il governo israeliano ha annunciato la sua decisione di prendere il pieno controllo della città di Gaza. Negli ultimi giorni, i media hanno ripetutamente riferito di una massiccia mobilitazione militare e dei preparativi per un’imminente offensiva.
Le stesse notizie indicano che la popolazione della città di Gaza, dove vivono centinaia di migliaia di civili (e dove si trova la nostra comunità cristiana) sarà evacuata e trasferita a sud della Striscia. Al momento della presente dichiarazione, sono già stati emessi ordini di evacuazione per diversi quartieri della città di Gaza. Continuano ad arrivare notizie di pesanti bombardamenti. Si registrano ulteriori distruzioni e morti in una situazione già drammatica prima dell’inizio dell’operazione”.
Ed hanno preso la decisione di non abbandonare Gaza: “Dallo scoppio della guerra, il complesso greco-ortodosso di San Porfirio e quello latino della Sacra Famiglia sono stati un rifugio per centinaia di civili. Tra loro ci sono anziani, donne e bambini. Nel complesso latino ospitiamo da molti anni persone con disabilità, assistite dalle Suore Missionarie della Carità. Come gli altri abitanti della città di Gaza, anche i rifugiati che vivono nella struttura dovranno decidere secondo coscienza cosa fare.
Tra coloro che hanno cercato riparo all’interno delle mura dei complessi, molti sono indeboliti e malnutriti a causa delle difficoltà degli ultimi mesi. Lasciare Gaza City e cercare di fuggire verso sud equivarrebbe a una condanna a morte. Per questo motivo, i sacerdoti e le suore hanno deciso di rimanere e continuare a prendersi cura di tutti coloro che si troveranno nei due complessi”.
Riprendendo le parole di papa Leone XIV i patriarchi hanno ribadito la necessità di porre termine alla violenza da entrambi le parti: “Non è questa la giusta via. Non vi è alcuna ragione che giustifichi lo sfollamento deliberato e forzato di civili. E’ tempo di porre fine a questa spirale di violenza, di porre fine alla guerra e di dare priorità al bene comune delle persone.
C’è stata abbastanza devastazione, nei territori e nella vita delle persone. Non vi è alcuna ragione che giustifichi tenere dei civili prigionieri o ostaggi in condizioni drammatiche. E’ ora che le famiglie di tutte le parti in causa, che hanno sofferto a lungo, possano avviare percorsi di guarigione. Con uguale urgenza, facciamo appello alla comunità internazionale affinché agisca per porre fine a questa guerra insensata e distruttiva, e affinché le persone scomparse e gli ostaggi israeliani possano tornare a casa”.
Per questo la Chiesa italiana ha espresso solidarietà e sostegno ai Patriarchi latino e greco ortodosso di Gerusalemme: “Uniamo le nostre voci a quelle di Papa Leone XIV e dei Patriarchi di Gerusalemme per invocare il dono della pace e chiedere, con determinazione, che la comunità internazionale intervenga in modo tempestivo per fermare questa barbarie, una strage insensata che sta seminando morte, distruzione e dolore.
Con il Papa supplichiamo che siano liberati tutti gli ostaggi, si raggiunga un cessate il fuoco permanente, si faciliti l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari, e venga integralmente rispettato il diritto umanitario, in particolare l’obbligo di tutelare i civili e i divieti di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza, e di spostamento forzato della popolazione”.
Ed al tema della pace sarà dedicato il Consiglio Episcopale Permanente che si terrà dal 22 al 24 settembre a Gorizia, dove martedì 23 settembre è in programma un momento di preghiera per la pace in tutto il mondo con i giovani di Italia e Slovenia.
(Foto: Cei)




























