Il falso gioco dell’ipocrita

Condividi su...

Il falso gioco è sempre stato il peggiore frutto dell’ipocrisia, somiglia a una sorta di assassinio che non lascia impronte. Chi poi dovrà giudicare, userà la fantasia della menzogna per uscire immune dal districato labirinto degli imbrogli nei quali si corre il rischio di cadere. Si evita il dialogo, si scombinano le carte, si prezzolano i falsi testimoni. Abbiamo sempre sognato la vittoria che si raggiunge attraverso il dialogo e non quella dello sfidarsi a duello. Si sa che i duellanti sono sempre degli sconfitti. Occorre dialogare con chiarezza, senza furbizia; mostrando la verità, senza inganni; partendo alla pari, senza interporre palizzate. L’alveo del dialogo è trasparenza nel rispetto della reciprocità: la sacralità della persona è intoccabile! L’ipocrisia del “falso” che si erge a giudice e a maestro, è sempre atteggiamento ripugnante. Chi è l’ipocrita? E’ l’individuo che dissimula facendo il doppio gioco. E’ colui che salva l’apparenza svuotata del suo contenuto. L’ipocrisia è la contraddizione dell’uomo con se stesso: tra quello che dice e quello che fa, tra quello che pretende di fare e quel che fa in realtà. Anche il falso credente, preso dal gioco della vanagloria religiosa, non ha più coscienza, finge di credere, per cui la sua apparenza esteriore contrasta con la realtà interiore.

L’evangelista Matteo scrive una pagina chiara che dipinge gli ipocriti con le terribili parole che Gesù rivolge a loro: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché assomigliate a sepolcri imbiancati, i quali, all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità” (Mt 23, 27-28). In greco, la parola anomia indica, appunto, “iniquità”, “impurità”, “cupidigia”, discrasia, cioè, tra quel che appare agli occhi e quel che non si vede. Gesù rimprovera agli ipocriti di avere solo una giustizia esteriore senza essere interiormente giusti: “Pulite il di fuori del bicchiere e del piatto, mentre il di dentro è ripieno di rapina e d’intemperanza” (Mt 23, 25). Cristo condanna anche quell’ipocrisia che porta a fare spettacolo del bene davanti agli uomini per essere visti da loro, come quando si digiuna, si prega, si fa elemosina, per farsi vedere (cf Mt 6, 16). I farisei ipocriti digiunano realmente ma solo come segno esteriore svuotato della sua realtà religiosa; praticano il digiuno non per Dio ma per attirarsi la lode degli uomini; lo stesso per la preghiera e per l’elemosina.

Fingere di pregare è quanto di più detestabile si possa fare. Si tratta di una sorta di schizofrenia religiosa che determina una pericolosa dissociazione tra l’interiore e l’esteriore, tra il credere e il far finta di credere. Come ci insegna il Maestro Gesù, sappiamo che, nei campi del mondo, grano e zizzania crescono insieme. Rimaniamo, perciò, pienamente convinti che il mondo non è diviso tra buoni e cattivi: nel cuore dell’uomo, infatti, nascono, crescono e convivono insieme grano e zizzania, male e bene, bontà e cattiveria. E’ necessario saper distinguere sempre il bene dal male, per rigettare il male e far fruttificare il bene. Si sa che tra bianco e nero esiste una grande varietà di toni, sappiamo anche che bisogna distinguere il bianco dal nero per poter tranquillamente giocare con i grigi. L’ambiguità, però, è una delle malefiche arti luciferine: il “portatore di luce” è il principe delle tenebre. Il diavolo nero, afferma san Paolo, è rivestito di angelo bianco.

Si dipinge il bianco, proponendo il nero; si canta la luce, offrendo le tenebre. I cosiddetti “scaltri” elaborano e manipolano un mondo su loro misura e lo sofisticano a propria volontà. Dipingono fantasmagorici scenari ed eseguono sontuose sinfonie per ingannare lo sguardo e deviare l’udito. Il dialogo in cui crediamo è sempre quello di chi si deve incontrare con gli altri per smettere di proclamare dogmi a danno del prossimo. Se tutti siamo alla ricerca per la conquista della giustizia nella verità e della concordia nella pace, attraverso lo stile della mite amabilità, non appena qualcuno condanna il suo simile e lo distrugge con il delitto della maldicenza, chiaramente dimostra di essere un falso individuo e un integralista di pessima fattura. Dio è essenzialmente relazione d’Amore, tanto che il Figlio s’incarna per dialogare con gli uomini. Dio è dialogo perché è Amore. Chi non sa amare, chi non è capace di provare nobili sentimenti, è sempre pronto a usare le mani, non per stringerle con i fratelli, ma per scagliare pietre contro di loro, talvolta anche con le mani di inetti e perfidi collaboratori. Quelli che sulla terra hanno usato le mani per scagliare pietre, potrebbero non ritrovare il cielo perché non sono degni di essere chiamati “persone”, ma non sono altro che opachi individui senza volto e senza cuore. La verità non si costruisce con l’ipocrita e subdola vendetta, ma con l’esplosione della verità fatta carità. Svendersi di fronte alla pseudo-verità significa farsi schiavi della menzogna che, per ottenere vittoria, ha bisogno di guerreggiare con i falsi giochi dell’ipocrisia.

Ogni distruzione provocata dalla guerra è sempre a danno dell’uomo e nessuno potrà mai quantificare l’entità del danno. La causa e l’origine del danno prodotto dall’uomo al suo simile sono sempre e comunque mancanza di umanità e segno di barbarie. Chi mai potrà indicare il colpevole quando il degrado tocca menti e cuori di tutti? E’ sempre facile e comodo puntare il dito e fare ricadere le colpe sull’”altro”, occultando le proprie colpe e responsabilità. Nessuno in assoluto può ritenersi innocente e senza colpe, tranne solo Cristo. E’ Lui che distrugge ogni falso gioco d’ipocrisia attraverso la riconciliazione con Dio. Per capire come Dio attua questo piano di redenzione, san Paolo si esprime con un paradosso: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio” (2Cor 5, 21). Questa espressione, teologicamente forte e ardita, ci spiega come “Dio ha fatto il Figlio peccato per noi”, cioè lo ha considerato un peccatore per consentire all’uomo di diventare “giustizia di Dio” che Cristo comunica agli uomini instaurando tra essi e Dio un rapporto di figliolanza e di amore analogo a quello che intercorre tra il Padre e il Figlio. L’ipocrisia distrugge quest’opera ricreatrice realizzata da Dio in Cristo.

L’ipocrita non saprà mai accogliere, nella stessa casa del padre, il fratello che, pentito, ritorna. Nella gioia della vera fraternità, non saprà mai intonare, col suo volto di maschera, il cantico di festa della “creatura nuova”. Tutti i conflitti sono sempre frutto di egoismi, arrivismi, discordie, invidie e gelosie. Il Vangelo di Cristo è l’unica luce e la sola forza che, se vissuto sul serio, può garantire armonia e concordia, unità, giustizia e pace. Comunità di falsi credenti senza Vangelo sono soltanto agglomerati di sette ipocrite in perpetuo conflitto tra di loro. Solo la verità di Cristo, creduta e vissuta nella carità, ci farà liberi e credibili.

Free Webcam Girls
151.11.48.50