Diciottesimo giorno del #ArtsakhBlockade. Il Ministro degli Esteri di Artsakh questa mattina su Twitter: «Dio ci aiuti!»

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.12.2022 – Vik van Brantegem] – Nel diciottesimo giorno del #ArtsakhBlockade il regime autoritario dell’Azerbajgian continua con l’impiego di sedicenti ecoattivisti azeri ad interrompere l’autostrada Stepanakert-Goris, la #StradaDellaVita della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh. L’Azerbajgian continua a violare i diritti umani fondamentali di 120.000 Armeni Cristiani tenendoli sotto assedio, il che è inammissibile.

La comunità internazionale non dovrebbe osservarlo come qualcosa di normale. Finora abbiamo assistito solo a vuote dichiarazioni di membri della comunità internazionale, a volte anche troppo vaghe e mettendo alle pari criminale e vittima. Per ottenere dei risultati sono necessario delle azioni. L’Azerbaigian deve essere tenuto responsabile per gravi violazioni del diritto internazionale e degli accordi firmati. Poi, visto che la forza di mantenimento della pace russa non ha intenzione di aprire il Corridoio di Berdzor (Lachin), serve una forza di interposizione internazionale delle Nazione Unite e nel frattempo e ponte aereo per sostenere i 120.000 Armeni (tra cui 30.000 bambini) dell’Artzakh, difficile ma non impossibile (ricordiamo Berlino). No al #ArtsakhBlocade azero in sostegno al popolo armeno-cristiano dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh, che non si arrende mai e mai accetterà di perdere i diritti più sacri: alla vita, alla libertà e all’autodeterminazione.

Davit Babayan, il Ministro degli Esteri di Artsakh ha scritto in un post – in inglese, russo e armeno – su Twitter questa mattina: «Un nuovo ciclo di formattazione geopolitica è iniziato in una serie di spazi geopolitici chiave. Questo processo è oggettivo, inevitabile, complesso, pieno di sfide e shock. Richiede compostezza, flessibilità, coraggio, patriottismo e professionalità. Dio ci aiuti!».

Il Corridoio di Berdzor (Lachin) rimane chiuso a tutto il traffico e il transito di persone e di merci dal 12 dicembre, oltre a sporadici convogli del Comitato Internazionale della Croce Rossa diretti in Armenia e del contingente delle forze di pace russe in entrata e in uscita dall’Artsakh. La polizia dell’Azerbajgian è ora vista presidiare il posto di blocco. Un’ulteriore colonna di 13 veicoli del contingenti di mantenimento della pace della Russia (6 trasporti di carburante, 5 camion, 1 veicolo di servizio e 1 Patriot 4×4) si è visto entrare in Artsakh, scortato dalla polizia stradale dell’Azerbajgian, che ora presidia un posto di blocco lungo la strada Goris-Stepanakert, l’unico collegamento dell’Artsakh con l’Armenia e il resto del mondo, ora bloccato.

Un nuovo video che mostra unità della forza di mantenimento della pace russa nel Nagorno-Karabakh che effettuano esercitazioni a fuoco vivo durante il blocco del Corridoio di Berdzor (Lachin) con veicoli corazzati BTR-82 presso il campo di addestramento Ivanian/Kojali vicino al loro quartier generale (Nagorno Karabakh Observer).
Altro video pubblicato su un canale affiliato al contingente di mantenimento della pace russa nel Nagorno-Karabakh mostra i militari russi che svolgono un addestramento al fuoco vivo con un lanciagranate AGS-17 da 30 mm e fucili della serie AK presso il campo di addestramento di Ivanian/Kojali.

“Fornire un sostegno aggiuntivo di 4 miliardi di dram [circa 1 milione di euro] al Nagorno Karabakh è tra i punti all’ordine del giorno della riunione di governo di oggi. Fornire la necessaria assistenza umanitaria e socio-psicologica alla popolazione del Nagorno Karabakh è una necessità assoluta”, ha detto il Primo Ministro armeno, Nikol Pashinyan. Inoltre, ha annunciato che nel governo armeno è stato formato un gruppo di lavoro speciale per fornire assistenza urgente alla popolazione dell’Artsakh.

Durante la sessione ordinaria del governo, il Primo Ministro della Repubblica di Armenia, Nikol Pashinyan, ha detto inoltre:
«Ho avuto occasione di dire, ma devo sottolineare ora che la chiusura del Corridoio di Lachin è una grave violazione del punto 6 della dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020. In base a questa clausola, due delle parti della dichiarazione trilaterale, il Repubblica di Azerbajgian e la Federazione Russa, hanno degli obblighi. L’Azerbaigian garantisce la sicurezza del movimento di cittadini, veicoli e merci attraverso il Corridoio di Lachin, e la forza di pace della Federazione Russa tiene sotto controllo il Corridoio di Lachin.
Le dichiarazioni diffuse dall’Azerbajgian sulle piattaforme internazionali secondo cui il Corridoio di Lachin è aperto al traffico sono false e non hanno nulla a che fare con la realtà. Il Corridoio di Lachin è stato chiuso dall’Azerbajgian, e questa è una flagrante violazione dei suoi obblighi internazionali. Anche se ci affidiamo alla versione propagandistica dell’Azerbajgian secondo cui il Corridoio di Lachin è stato bloccato da eco-attivisti, secondo il punto 6 della dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020, garantire la circolazione sicura di cittadini, veicoli e merci attraverso il Corridoio di Lachin è obbligo diretto dell’Azerbajgian.
In queste circostanze, le forze di mantenimento della pace della Federazione Russa nel Nagorno-Karabakh e la Federazione Russa, che ha assunto specifici obblighi di sicurezza nei confronti del popolo del Nagorno-Karabakh, dovrebbero chiarire la situazione. Qual è la valutazione della situazione da parte della Federazione Russa? Qual è il suo piano e la road map per ripristinare il Corridoio di Lachin? Queste sono domande a cui il popolo della Repubblica di Armenia e del Nagorno-Karabakh attende risposte dalla Federazione Russa, che, vi ricordo, è anche membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Se la Federazione Russa non è in grado di garantire stabilità e sicurezza nel Nagorno-Karabakh per motivi oggettivi o soggettivi, penso che dovrebbe avviare una discussione in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, di concedere alla forza di mantenimento della pace della Federazione Russa nel Nagorno-Karabakh un’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di imporre o sollevare la questione dell’invio di un’ulteriore forza multinazionale di mantenimento della pace nel Nagorno-Karabakh.
Tale questione sorge anche perché la chiusura del Corridoio di Lachin non è il primo caso di invasione dell’Azerbaijan nella zona di responsabilità delle truppe di pace della Federazione Russa nel Nagorno-Karabakh. Ciò è stato preceduto dagli eventi di Parukh nel marzo 2022 e dagli eventi di Khtsaberd nel dicembre 2020, a seguito dei quali circa tre dozzine di cittadini della Repubblica di Armenia continuano a rimanere prigionieri. Ci sono tutti i segnali per affermare che l’Azerbajgian stia preparando un’altra provocazione militare, anche in Nagorno-Karabakh, e gli sviluppi della situazione sollevano interrogativi che richiedono una risposta urgente riguardo alle attività delle forze di pace della Federazione Russa in Nagorno-Karabakh.
Devo onestamente dire che la Repubblica di Armenia è un convinto sostenitore della presenza delle forze di mantenimento della pace della Federazione Russa nel Nagorno-Karabakh. Ma il comportamento sempre più visibile delle forze di mantenimento della pace della Federazione Russa di diventare testimoni silenziosi dello spopolamento del Nagorno-Karabakh è per noi inaccettabile. In ogni caso, dobbiamo lavorare a stretto contatto con la Federazione Russa e gli altri nostri partner internazionali per chiarire tali questioni al fine di prevenire un’ulteriore escalation della situazione e raggiungere una soluzione globale. Devo anche riaffermare la volontà e la determinazione dell’Armenia a firmare un trattato di pace con l’Azerbaigian, a completare la delimitazione dei confini e ad aprire le comunicazioni regionali».

Garo Paylan, un membro armeno del Parlamento di Turchia, sulla sua pagina Facebook [QUI] ha fatto appello al Presidente turco affinché intervenga per porre fine al blocco dell’Artsakh: «Il Corridoio di Lachin, che è l’unica via di comunicazione che collega il Nagorno-Karabakh all’Armenia, è stato chiuso da più di due settimane da un gruppo di Azeri che si definiscono “ambientalisti” e da funzionari della sicurezza dell’Azerbajgian. A causa della chiusura del Corridoio di Lachin, sta gradualmente aumentando l’ansia di provvedere ai bisogni primari come cibo e medicine nel Nagorno-Karabakh. I 120mila abitanti Armeni del Nagorno Karabakh sono sotto assedio. Questo blocco, che si sta trasformando in una crisi umanitaria, sarebbe dovuto finire da tempo. La Turchia non dovrebbe rimanere indifferente a questa sempre crescente sofferenza umana nel Nagorno-Karabakh. Le forze politiche dovrebbero agire immediatamente. Faccio appello al Presidente Erdoğan affinché si assuma la responsabilità di porre fine al blocco del Nagorno-Karabakh. L’instaurazione della pace nel Caucaso è a vantaggio della Turchia. Se ci assumiamo tutti la responsabilità di porre fine alle sofferenze umane nel Nagorno-Karabakh, possiamo tornare a un’agenda positiva sia nel processo di pace tra Armenia e Azerbajgian, che nel processo di normalizzazione tra Armenia e Turchia».

La Russia è preoccupata per la tensione intorno al Corridoio di Lachin e continuerà a contribuire all’accordo tra Armenia e Azerbajgian, ha assicurato il Portavoce del Presidente russo, Dmitry Peskov, riferisce l’agenzia TASS. “La Federazione Russa continua e intende continuare i suoi sforzi di mediazione in futuro, adempiendo prima di tutto agli accordi raggiunti su base tripartita”, ha detto Preskov ai giornalisti. Ha informato che il Presidente russo, Vladimir Putin, e il Primo Ministro armeno, Nikol Pashinyan, hanno discusso il tema del Corridoio di Lachin il 27 dicembre nell’ambito del vertice informale della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). “L’argomento del Corridoio di Lachin è stato davvero discusso in dettaglio non ieri, ma il primo giorno a San Pietroburgo tra Putin e Pashinyan, i colloqui su questo argomento continueranno. Siamo davvero preoccupati per la tensione che si è ora creata attorno al Corridoio di Lachin”, ha sottolineato. Peskov ha assicurato che “la parte russa continuerà il suo lavoro e gli sforzi nei contatti sia con Yerevan che con Baku”. Parlando dell’idea di Pashinyan di inviare forze di pace internazionali nel Nagorno-Karabakh, Peskov ha osservato che “le forze di pace internazionali possono essere coinvolte se entrambe le parti in conflitto sono d’accordo”. “E questa non è solo l’Armenia, ma anche l’Azerbajgian. L’Armenia è uno dei nostri più stretti alleati, l’Azerbajgian è il nostro prezioso partner”, ha detto il Portavoce del Cremlino.

Nel caso di interesse di Yerevan, i Paesi della Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (OTSC) sarebbero pronti a inviare una missione di monitoraggio in Armenia, ha detto la Portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, commentando la dichiarazione del Segretario del Consiglio di Sicurezza dell’Armenia, Armen Grigoryan, secondo cui ora c’è un’opportunità per la Federazione russa di stare al fianco dell’Armenia e proteggere la sua sovranità, e Yerevan sta aspettando una risposta corrispondente. “Sai, non voglio analizzare cosa intendesse esattamente il politico che hai citato. Se si trattava del sostegno russo nella regolamentazione delle relazioni armeno-azerbaigiane, allora la Russia fa affidamento qui sull’intero complesso di accordi tripartiti al più alto livello, compresi quelli del 9 novembre 2020, 11 gennaio 2021, 26 novembre 2021 e 31 ottobre 2022. Sono una base affidabile per far avanzare il processo di normalizzazione delle relazioni tra Baku e Yerevan”, ha affermato Zakharova. Ha sottolineato: “Naturalmente, teniamo conto del fatto che siamo vincolati da obblighi di alleanza sia con l’Armenia che con l’Azerbajgian, quindi, in qualità di mediatori, agiamo sempre da una posizione che ci consente di adempiere efficacemente a questa funzione. E spero davvero che lo sappiano in Armenia. E se stiamo parlando degli obblighi assunti nel quadro della OTSC, allora se Yerevan fosse interessata, tutti gli altri Paesi membri dell’organizzazione sarebbero pronti a inviare una missione di monitoraggio in Armenia”, ha detto Zakharova.

“Per quanto riguarda le critiche alla Russia, alle truppe di mantenimento della pace russe, penso che sia inaccettabile in questa situazione. Abbiamo ripetutamente affermato che le forze di pace russe stanno facendo tutto il possibile per risolvere la situazione sul campo. Nessun attacco pubblico aiuta, ci sono state situazioni peggiori. Stiamo lavorando per migliorare questa situazione”, ha detto Zakharova durante il briefing.

Un incontro del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, con il “prezioso partner strategico e alleato”, il Presidente di Azerbajgian, Ilham Aliyev.

La domanda sulla firma di un trattato di pace tra l’Armenia e l’Azerbajgian nel prossimo futuro dovrebbe essere posta alle parti negoziali, ha detto il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, in risposta alla domanda del giornalista in un’intervista a RIA Novosti, se l’Armenia e l’Azerbaigian firmeranno un trattato di pace nei prossimi mesi e se lo status del Nagorno-Karabakh sarà fissato con esso. “È più logico rivolgere questa domanda alle parti negoziali, cioè Baku e Yerevan. Sono loro che definiscono la dinamica dei contatti e determinano il contenuto del futuro trattato di pace. La Russia, che ha rapporti di partenariato strategico e di alleanza sia con l’Azerbajgian che con l’Armenia, fornisce tutto il supporto possibile questo processo nella forma e nella portata a cui i nostri amici azeri e armeni sono interessati”, ha affermato il Ministro degli Esteri della Federazione Russa.
All’ombra della guerra in Ucraina, il dittatore Aliyev vuole espandere la sua influenza. “Conflitto per il Nagorno Karabakh. In che modo il dittatore Aliyev sfrutta la debolezza della Russia? Il quotidiano austriaco Die Presse ha pubblicato un articolo con questo titolo, presentando innanzitutto la situazione nel Corridoio di Berdzor (Lachin) nelle ultime settimane, a seguito della quale 120.000 armeni si sono trovati sotto assedio. “Come se con il pretesto di preoccupazioni ambientali, cioè per impedire l’estrazione illegale in Karabakh, loro [gli Azeri] hanno sequestrato la strada”, afferma l’articolo. Die Presse osserva inoltre che le forze di pace russe, che dovrebbero monitorare il cessate il fuoco e sorvegliare il corridoio, non stanno facendo nulla. Il giornale prevede che questa situazione “potrebbe aggravarsi ulteriormente, mettendo a repentaglio i tentativi di raggiungere un accordo di pace diplomatico e potrebbe portare a un’emergenza umanitaria nell’area isolata”. Viene presentata anche la situazione attuale a Stepanakert: negozi chiusi, mancanza di frutta e verdura, mancanza di medicine e carburante, persone gravemente malate e ferite che non possono essere trasportate nella Repubblica di Armenia. Die Presse cita le parole del Ministro di Stato dell’Artsakh, Ruben Vardanyan, che ha parlato del disastro umanitario e della pressione psicologica sulla popolazione. Si fa poi riferimento al raduno popolare di Stepanakert nel giorno di Natale: “Decine di migliaia di persone hanno recentemente organizzato una manifestazione a Stepanakert per l’apertura della strada. Le persone continuano a essere tagliate fuori dal mondo esterno. La protesta mostra la vulnerabilità degli Armeni del Karabakh. Dopo l’ultima guerra di sei settimane tra le forze armene e azere nell’autunno del 2020, la loro situazione di sicurezza è notevolmente peggiorata”, scrive Die Presse. Sottolinea poi, che dopo il cessate il fuoco i combattimenti sono continuati anche nel territorio dell’Armenia: “Questo blocco non è il primo incidente dopo il cessate il fuoco mediato da Mosca. Quest’anno ci sono state battaglie nella regione, così come nel territorio dell’Armenia”. Dopo aver brevemente presentato la situazione del Nagorno-Karabakh dagli anni sovietici alla guerra dei 44 giorni, il periodico affronta gli obiettivi di Baku: “Con il blocco, Baku vuole aumentare la pressione sulle forze di mantenimento della pace russe e sulla parte armena. Il dittatore azero, Ilham Aliyev, sta probabilmente cercando di usare queste e simili provocazioni per migliorare la sua posizione nei vacillanti negoziati di pace. Aliyev sfrutta da tempo la debolezza della Russia come mediatore di pace. Preoccupata per la guerra in Ucraina, Mosca ha meno attenzione e risorse per altri punti caldi”. Die Presse aggiunge che la Russia non sta prendendo provvedimenti contro la politica aggressiva di Baku e il Primo Ministro armeno, Nikol Pashinyan, ha avvertito Vladimir Putin che la “questione urgente” deve essere finalmente risolta. Allo stesso tempo, gli attivisti inviati da Baku chiedono di controllare tutte le auto che transitano nel Corridoio di Lachin. “In questo modo, l’Azerbajgian può creare i propri posti di blocco e quindi espandere ulteriormente il proprio accesso al territorio”, osserva Die Presse, aggiungendo che l’altro giorno il Ministro degli Esteri azero, Jeyhun Bayramov, ha anche affermato che Baku chiede l’accesso alle miniere del Karabakh e solo poi si fermerà il blocco.

Il Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh, Ruben Vardanyan, ha presentato la situazione creata dal blocco dell’Artsakh da parte dell’Azerbajgian e ha parlato delle ragioni del blocco in diretta sulla prestigiosa stazione televisiva France 24, ieri, 28 dicembre 2022.

France 24 – Signor Vardanyan, grazie per essere stato con noi a France 24. Prima di tutto, vorrei porle la seguente domanda: presenterà quale situazione si è creata per il popolo della Repubblica dell’Artsakh sotto questo blocco?
Ruben Vardanyan – Prima di tutto, voglio salutare tutti e ringraziare tutti i Francesi che ci sostengono, così come il governo francese. Apprezziamo molto il vostro supporto. La realtà è che 120.000 persone non hanno carburante, medicine o cibo in inverno, la strada è chiusa, abbiamo famiglie separate, abbiamo diverse centinaia di bambini rimasti senza loro genitori in Armenia, abbiamo bambini rimasti senza loro genitori in Artsakh. Abbiamo molti cittadini non dell’Artsakh che hanno visitato l’Artsakh e ora anche loro sono bloccati qui. La situazione è abbastanza difficile, ma le persone che vivono qui credono che sia una grande lotta per l’indipendenza, ed è per questo che rimangono forti, e nonostante tutte le sfide e tutte le difficoltà. Siamo uniti e ci sentiamo molto forti. Nonostante tutta la pressione.

France 24 – Le persone che stanno portando avanti queste proteste, sono attivisti che protestano contro l’industria mineraria illegale nella regione? Cosa pensa di questo?
Ruben Vardanyan – Oggi abbiamo rilasciato una dichiarazione congiunta con il governo e la direzione della compagnia mineraria che siamo pronti a ricevere esperti ambientali internazionali per venire a ispezionare le nostre operazioni minerarie. Pensiamo che funzioni secondo i migliori standard e vogliamo anche vedere non solo la nostra industria mineraria, ma l’intera regione, ispezionata da professionisti, non da alcuni cosiddetti “eco-attivisti” che, abbiamo scoperto tutti, non sono ambientalisti. La maggior parte di loro sono persone che lavorano per dei servizi speciali in Azerbajgian. A proposito, se le persone in Francia sono interessate e controllano quante azioni ambientali hanno avuto luogo in Azerbajgian negli ultimi 10 anni, saranno sorpresi, perché il numero è zero. Quindi questo è uno spettacolo organizzato dal governo dell’Azerbajgian.

France 24 – Vorrei ora parlare della sua storia personale. Prima di diventare Ministro di Stato dell’Artsakh nel novembre 2022, aveva la cittadinanza russa ed era un uomo d’affari in Russia con cittadinanza russa. Voglio chiederle cosa le ha spinto a impegnarsi in politica in Artsakh e tornare a Stepanakert.
Ruben Vardanyan – Gli Armeni vivono in tutto il mondo. Abbiamo una grande diaspora in Russia, Francia, America, molti altri Paesi e siamo tutti legati all’Artsakh. Artsakh è una casa per l’intero popolo armeno, perché Mesrop Mashtots, il creatore dell’alfabeto armeno, ha iniziato a insegnare lettere armene in Artsakh, che è un simbolo dell’eredità armena, della cultura armena e del DNA armeno. Ecco perché abbiamo realizzato molti progetti negli ultimi 20 anni. E dopo la guerra dei 44 giorni, ho sentito che questo è uno dei momenti più difficili per le persone che vivono in Artsakh, e ho capito che voglio stare con quelle persone che sono davvero sotto forte pressione dall’Azerbajgian. Dovrebbero sentire di non essere soli. Abbiamo anche radici nell’Artsakh, ma viviamo in altri posti, e ho capito che questo è il momento di essere responsabile per la propria nazione, la propria patria e cercare di aiutare le persone.

France 24 – Recentemente, ad esempio, alcuni partiti di opposizione in Armenia hanno accusato la Russia di non svolgere sufficientemente il suo ruolo di mantenimento della pace nella regione di Lachin e di non essere in grado di adempiere alle proprie responsabilità nei confronti di questa regione. È d’accordo con questa opinione?
Ruben Vardanyan – Ho seguito il lavoro delle forze di pace in molti Paesi, ad esempio i Francesi, che sono stati inviati in Africa molte volte, e sappiamo tutti che questo di solito implica un numero limitato di soldati, un mandato limitato e diritti limitati all’uso delle armi. Pertanto, da un lato, è comprensibile il disappunto della popolazione, ma allo stesso tempo dobbiamo renderci conto che senza un mandato più ampio, senza un numero maggiore di soldati, senza diritti più chiari a proteggere gli Armeni che vivono nelle loro case e combattono per la loro indipendenza da 35 anni, non ci sarà futuro. Pertanto, penso che il blocco abbia dimostrato che si dovrebbe ottenere un mandato più ampio e più forte dalle Nazioni Unite.
France 24 – Abbiamo parlato con il Ministro di Stato della Repubblica dell’Artsakh. Grazie per essere stato con noi a France 24.

La Repubblica di Artsakh o Repubblica di Nagorno Karabakh è uno Stato de facto a riconoscimento limitato, autoproclamatosi indipendente dall’Azerbajgian il 2 settembre 1991 con il nome di Nagorno Karabakh allorché il soviet locale, utilizzando la legislazione sovietica dell’epoca, dichiarò la nascita della nuova repubblica dopo che l’Azerbajgian aveva deciso di fuoriuscire dall’Unione Sovietica. Seguirono un referendum ed elezioni. Come previsto dal referendum costituzionale del 20 febbraio 2017 il Paese mantiene ufficiali entrambi i toponimi.

Situato nel Caucaso meridionale, nella regione di Nagorno-Karabakh (Alto Karabakh o Karabakh Montuoso), aveva i precedenti confini territoriali (a ovest con l’Armenia, a sud con l’Iran, a nord e ad est con l’Azerbajgian) determinati al termine della prima guerra del Nagorno-Karabakh scoppiato nel gennaio del 1992, dopo l’avvenuta proclamazione di indipendenza. Tali confini corrispondevano, grosso modo, a quelli dell’antica regione armena di Artsakh. Alcune porzioni del territorio (parte della regione di Shahoumyan e i bordi orientali delle regioni di Martouni e Martakert) erano rimasti comunque sotto controllo azero pur essendo rivendicate dagli Armeni come parte integrante del loro Stato.

La reazione militare azera si concluse con un accordo di cessate il fuoco nel 1993. Da allora sono in corso negoziati di pace sotto l’egida del Gruppo di Minsk dell’OSCE. Lungo la linea di confine con l’Azerbajgian si registrano numerose violazioni dell’accordo. Nell’aprile 2016 si è registrato un violento scontro armato conclusosi con una tregua.

Stalin e l’Europa tradirono gli Armeni nel 1921 dopo il genocidio armeno (1915-1920): i Turchi uccidevano gli Armeni e occupavano illegalmente l’Armenia occidentale. Le Nazioni Unite continuano ad essere complici di questo genocidio fino ad oggi. L’occupazione da parte dell’Azerbajgian della Repubblica di Artsakh deve essere condannata. L’Azerbajgian non ha mai avuto l’autorità legale e sovrano sull’Artsakh. Le azioni di Stalin, dell’URSS e delle Nazioni Unite non hanno mai avuto il sostegno del libero arbitrio degli Armeni dell’Artsakh.

1991

2 settembre 1991 – Si è tenuta una sessione congiunta dei Consigli dei Deputati del Popolo dell’Oblast Autonomo del Nagorno-Karabakh e della Regione di Shahumyan. Guidato dalle decisioni delle sessioni del Consiglio regionale dell’Oblast Autonomo del Nagorno-Karabakh sul ritiro della regione autonoma dalla Repubblica Socialista Sovietica azera, adottate il 20 febbraio, 21 giugno e 12 luglio 1988; oltre a considerare la Dichiarazione del Consiglio Supremo della RSS azera del 30 agosto 1991 “Sul ripristino dell’indipendenza statale della Repubblica Democratica dell’Azerbajgian del 1918-1920”, e prendendo come base la relativa disposizione della Costituzione del URSS, la sessione proclama la Repubblica di Nagorno-Karabakh. Prima della formazione degli organi di governo, l’amministrazione della Repubblica era affidata al Comitato Esecutivo del Consiglio Regionale, presieduto dal suo Presidente, Leonard Petrosyan.

10 dicembre 1991 – Si è tenuto un referendum sull’indipendenza della Repubblica di Nagorno-Karabakh in conformità con le “Regole provvisorie per lo svolgimento di un referendum nella Repubblica di Nagorno-Karabakh”. Al referendum, su 132.328 cittadini aventi diritto al voto e inseriti nelle liste elettorali, hanno preso parte 108.736 (82,2%) cittadini. La maggior parte dei cittadini che non hanno preso parte al voto erano residenti negli insediamenti azeri.

28 dicembre 1991 – In conformità con la volontà del popolo espressa nel referendum sull’indipendenza del 10 dicembre 1991, si sono svolte le elezioni dei deputati del popolo all’organo supremo del potere statale – il Consiglio Supremo della Repubblica di Nagorno-Karabakh di prima convocazione. I poteri del Consiglio supremo della Repubblica di Nagorno-Karabakh di prima convocazione sono stati fissati per un periodo di 5 anni. Con la formazione dell’organo legislativo, nella Repubblica di Nagorno-Karabakh è stata istituita una forma di governo parlamentare.

1992

6-8 gennaio 1992 – Il Consiglio Supremo della Repubblica di Nagorno-Karabakh di prima convocazione ha tenuto la sua prima sessione. Durante gli anni della guerra provocata dall’Azerbajgian contro il Nagorno-Karabakh, morirono 11 deputati, tra cui Arthur Mkrtchyan, Presidente del Consiglio Supremo.

2 giugno 1992 – Viene adottata la bandiera nazionale. Proporzioni 5/8 o 1/2. Evidente l’ispirazione alla bandiera dell’Armenia. Il motivo bianco, descritto come elemento decorativo tratto dai tappeti locali, allude più realisticamente alla divisione politica del paese da quella che è considerata la madrepatria.

15 agosto 1992 – Il Presidium del Consiglio Supremo della Repubblica di Nagorno-Karabakh ha adottato un decreto sull’istituzione del Comitato di Difesa dello Stato, che ha delegato completamente i poteri del ramo esecutivo e, in parte, i poteri del legislatore.

1994

21 dicembre 1994 – Con delibera del Consiglio Supremo della Repubblica di Nagorno-Karabakh è stato introdotto il sistema di governo presidenziale.

22 dicembre 1994 – Il Consiglio Supremo della Repubblica di Nagorno-Karabakh ha adottato la Legge “Sul Parlamento”, che doveva entrare in vigore dal momento dell’elezione del parlamento permanente funzionante. Considerando la necessità di avere un parlamento permanente nelle condizioni di un nuovo sistema di governo, il Consiglio supremo della Repubblica del Nagorno-Karabakh ha adottato una risoluzione sullo svolgimento di elezioni anticipate dei deputati del popolo.

1995

30 aprile 1995 – Si sono svolte le elezioni per il Parlamento della Repubblica di Nagorno-Karabakh di seconda convocazione.

1996

19 marzo 1996 – Il Parlamento della Repubblica di Nagorno-Karabakh è stato ribattezzato Assemblea Nazionale.

24 novembre 1996 – Si sono svolte le elezioni presidenziali con il voto popolare. Robert Kocharyan è stato eletto il primo Presidente Repubblica di Nagorno-Karabakh.

1997

1° settembre 1997 – A seguito dei risultati delle elezioni presidenziali straordinarie, Arkady Ghukasyan viene eletto Presidente.

2000

18 giugno 2000 – Si sono svolte le elezioni per l’Assemblea Nazionale della Repubblica di Nagorno-Karabakh di terza convocazione.

2002

11 agosto 2002 – Si sono svolte le elezioni presidenziali. Arkady Ghukasyan è stato rieletto Presidente.

2005

19 giugno 2005 – Se sono svolte le lezioni per l’Assemblea nazionale di quarta convocazione.

2006

10 dicembre 2006 – La Costituzione della Repubblica di Nagorno-Karabakh è stata adottata con un referendum nazionale.

2007

10 luglio 2007 – Si sono svolte le elezioni presidenziali. Bako Sahakyan è stato eletto Presidente.

2010

20 febbraio 2010 – In commemorazione del 22° anniversario del Movimento del Karabakh e della Giornata della Rinascita dell’Artsakh, si è tenuto un solenne incontro presso l’Assemblea Nazionale, alla presenza dei Deputati del Consiglio Regionale Oblast Autonoma di Nagorno-Karabakh della 20° convocazione, che avevano partecipato alla seduta del 20 febbraio 1988; deputati dei parlamenti di tutte le convocazioni della Repubblica di Nagorno-Karabakh; il Vescovo della Diocesi di Artsakh della Chiesa Apostolica Armena; rappresentanti delle autorità esecutive e giudiziarie; il comando dell’esercito di difesa della Repubblica di Nagorno-Karabakh.

23 maggio 2010 – Si sono svolte le elezioni dell’Assemblea nazionale di quinta convocazione.

2012

19 luglio 2012 – Si sono svolte le elezioni presidenziali. Bako Sahakyan è stato rieletto Presidente.

2015

3 maggio 2015 – Si sono svolte le elezioni per l’Assemblea Nazionale di sesta convocazione. Sono stati istituiti e riorganizzati i seguenti gruppi di amicizia: Circolo di amicizia “Artsakh – Lituania”, Gruppo di amicizia “Artsakh – Parlamento europeo”, Gruppo di amicizia “Artsakh – Parlamento fiammingo del Belgio”, Circolo di amicizia “Artsakh – Francia”, Circolo di amicizia “Artsakh – Legislatori francofoni, rappresentanti della sfera scientifica e pubblica del Belgio”, Gruppo di amicizia “Artsakh-Canada”, Circolo di amicizia “Artsakh-Australia” e Comitato interparlamentare per la cooperazione tra l’Assemblea nazionale della Repubblica dell’Artsakh e Assemblea Nazionale della Repubblica di Armenia.

2020

31 marzo 2020 – Si sono svolte le elezioni per l’Assemblea Nazionale di settimana convocazione della Repubblica di Artsakh. Gruppi e circoli di amicizia sono stati formati e riorganizzati in parlamento: gruppo di amicizia «Repubblica dell’Artsakh – Parlamento europeo», gruppo di amicizia «Repubblica dell’Artsakh – Parlamento fiammingo del Regno del Belgio», gruppo di amicizia «Repubblica dell’Artsakh – Canada», gruppo di amicizia «Repubblica dell’Artsakh – Gruppo di amicizia Repubblica di Lituania, Circolo di amicizia «Artsakh-Francia», Circolo di amicizia «Repubblica di Artsakh – legislatori francofoni, rappresentanti della sfera scientifica e pubblica del Belgio», Circolo di amicizia «Artsakh-Australia», Circolo di amicizia «Artsakh-Cipro» , Commissione interparlamentare per la cooperazione tra l’Assemblea nazionale della Repubblica dell’Artsakh e l’Assemblea nazionale della Repubblica di Armenia.

21 maggio 2020 – Si sono svolte le elezioni presidenziali. Arayik Harutyunyan è eletto Presidente, in carica. È stato Primo Ministro della Repubblica di Artsakh/Nagorno Karabakh dal settembre 2007 fino all’abolizione della carica nel settembre 2017. Poi è stato Ministro di Stato fino al 2018.

27 settembre-9 novembre 2020 – La Repubblica di Artsakh viene attaccata dalle forze armate dell’Azerbajgian, con il sostegno decisivo della Turchia e il coinvolgimento di mercenari jihadisti della Sira. A seguito della nuova guerra del Nagorno-Karabakh dei 44 giorni, buona parte del territorio della Repubblica di Artsakh è finito sotto controllo dell’Azerbajgian, sia per le conquiste militari nel corso del conflitto sia per quanto stabilito dall’accordo di cessate il fuoco del 9 novembre 2020. Di fatto, la Repubblica di Artsakh è interamente circondata dall’Azerbajgian eccezion fatta per lo stretto collegamento garantito dal Corridoio di Berdzor (Lachin) che la unisce all’Armenia e che si trova sotto controllo e vigilanza della forza russa per il mantenimento della pace (attualmente bloccato dal 12 dicembre 2022).

Il Presidente dell’Autonomia Nazionale Armena di Ungheria, Yaran Ishtvan, ritiene che la dichiarazione dei Ministri degli Esteri dei due Paesi sul ripristino delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Ungheria sia un passo essenziale per aprire un nuovo ciclo nelle relazioni tra i due stati. In un’intervista ad Armenpress, Ishtvan ha anche fatto riferimento al brutale assassinio dell’ufficiale armeno Gurgen Margaryan da parte dell’azero Ramil Safarov a Budapest, osservando che questo atto disumano, così come il rilascio di Safarov da parte delle autorità azere e le fasi successive, sono inaccettabili. Ishtvan ha anche fatto riferimento alle relazioni storiche dei popoli armeno e ungherese, alle prospettive di cooperazione tra i due Paesi in vari campi.

Il 2 dicembre i ministri degli Esteri della Repubblica di Armenia e Ungheria hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sul ripristino delle relazioni diplomatiche bilaterali. Come valuteresti questa mossa?
Sì, il 2 dicembre si è svolta la riunione dei Ministri degli Esteri dei due Paesi, durante la quale è stato raggiunto un accordo per ripristinare pieni rapporti diplomatici basati sulla fiducia reciproca e sul rispetto del diritto internazionale, che considero un passo molto positivo. Ritengo inoltre positivo che sia stato raggiunto un accordo sulla nomina di ambasciatori non residenti per studiare le possibilità di sviluppare relazioni in vari campi. Naturalmente, è nostro desiderio che venga aperta al più presto un’ambasciata armena in Ungheria e un’ambasciata ungherese in Armenia. Tuttavia, capiamo anche che ci vuole tempo. In generale, penso che questo sia un passo importante per aprire un nuovo ciclo nelle relazioni tra i due Stati, e siamo obbligati a prendere le misure necessarie per sfruttare l’opportunità creata e sviluppare la cooperazione tra i due Stati. E nell’ambito delle nostre capacità, abbiamo precedentemente compiuto sforzi per ripristinare le relazioni diplomatiche tra i due Stati e oggi continueremo a lavorare per l’espansione delle relazioni.

L’omicidio dell’ufficiale armeno Gurgen Margaryan rimane una questione delicata per la società armena. Vorremmo sentire la tua opinione in merito.
Vorrei sottolineare che il caso dell’omicidio di Gurgen Margaryan è delicato non solo per la società armena, ma anche per quella ungherese, e non è un caso che la parte ungherese abbia ripetutamente espresso il suo profondo rammarico e dolore a diversi livelli e formati per quanto riguarda il brutale assassinio dell’ufficiale armeno Gurgen Margaryan. Quel passo disumano è davvero inaccettabile per tutti noi, inaccettabile è stato anche il rilascio dell’assassino da parte delle autorità azere e le fasi successive, di cui non voglio nemmeno parlare. In qualità di avvocato, voglio anche sottolineare che la questione aveva un aspetto sia legale che, ovviamente, morale e umanitario. Tuttavia, mi dispiace dire che capisco che ci vuole tempo perché le ferite guariscano e non riesco a trovare parole sufficienti per esprimere il mio rammarico. Penso che dovremmo guardare avanti e continuare a diventare un ponte per il riavvicinamento delle società armena e ungherese, senza dimenticare il ruolo svolto dagli Armeni nella storia dell’Ungheria. E dobbiamo mantenere viva la memoria di Gurgen Margaryan e fare sforzi per evitare che simili crimini si ripetano. Penso che noi, in quanto rappresentanti dell’Autonomia Nazionale Armena di Ungheria, dovremmo fare di tutto per approfondire e sviluppare le relazioni Armenia-Ungheria, e l’agenda a più livelli di queste relazioni consentirà di rendere i nostri due popoli più amichevoli.

Come valuteresti le relazioni storiche tra i popoli armeno e ungherese?
I legami storici e culturali tra i popoli armeno e ungherese hanno radici profonde. Come sapete, due famosi armeni, Kishsh Erne e Lazar Vilmosh, sono tra gli eroi nazionali dell’Ungheria. E questi nomi non sono gli unici. Gli armeni ungheresi hanno dato un grande contributo alla storia dell’Ungheria e non è un caso che, in quanto minoranza pienamente integrata nella società ungherese, godano di uno status speciale sancito dalla costituzione ungherese, che a sua volta ci dà l’opportunità di preservare la nostra cultura patrimonio e presentarlo. E a questo proposito, devo sottolineare ancora una volta il ripristino delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Ungheria.

Quali sono le aree in cui vede opportunità per lo sviluppo della cooperazione dopo l’instaurazione di relazioni diplomatiche tra Armenia e Ungheria?
I settori sono tanti, difficile individuarne alcuni. Tuttavia, ritengo molto importante attivare contatti diretti tra le due società, per le quali l’apertura di voli diretti tra Armenia e Ungheria può servire da strumento, che contribuirà anche allo sviluppo del turismo tra i due Paesi. Naturalmente, anche la sfera economica è importante e, a questo proposito, mi dispiace notare che in Ungheria non ci sono quasi prodotti armeni, a partire dal tradizionale brandy armeno, vini e tappeti fino alla frutta secca e ai dolci armeni. Riassumendo il mio pensiero, sottolineo in particolare la cooperazione nel campo dell’istruzione e della cultura, perché da anni non ci sono mostre armene, iniziative culturali o altri eventi in Ungheria. E a questo proposito vorrei citare con piacere la presenza del Centro Studi Armeni presso l’Università Peter Pazman ei tanti armeni che vi sono studenti, che mantengono stretti legami con le università armene. Dovremmo fare di tutto per rendere quei legami più stretti e più profondi. Quando si parla di legami educativi, è anche importante prestare la dovuta attenzione alla scuola Gurgen Margaryan di Yerevan.

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI].

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