I Vescovi ricordano alla frontiera USA/Messico gli emigranti morti

La commissione USCCB, la Conferenza dei Vescovi statunitensi sulle migrazioni, si reca tra oggi ed il 1 aprile, al confine Usa- Messico a Nogales in Arizona, per ricordare i migranti defunti (circa 80.000) lungo il percorso doloroso dai propri paesi, per lo più in America Centrale, sino alla frontiera nord e oltre; nel 2012 sono morte 477 persone.

Lo scopo di questo pellegrinaggio è quello di evidenziare la sofferenza umana causata da un sistema di immigrazione che uccide le persone, come ricordato mons. Eusebio Elizondo, vescovo ausiliare di Seattle e presidente della commissione USCCB sulle Migrazioni: “Ciò che tendiamo a dimenticare è che i migranti sono prima di ogni altra cosa esseri umani, non una questione economica e sociale.

Quanti sono morti nel deserto dell’Arizona, e coloro che vengono deportati ogni giorno, hanno lo stesso valore e la stessa dignità donata da Dio a ogni persona, anche se pretendiamo di ignorare le loro sofferenze e le loro morti. Il confine tra Stati Uniti e Messico è la nostra Lampedusa… Infatti abbiamo dimostrato la nostra indifferenza quando ignoriamo o ridurre al minimo la sofferenza e la morte, come se queste persone non meritano la nostra attenzione”.

Accanto ai vescovi della Commissione Migrazioni partecipano anche il cardinale Sean O’Malley di Boston, e diversi vescovi della frontiera. Il comunicato episcopale statunitense sottolinea: “Il proposito di questo viaggio è quello di mettere l’accento sulla sofferenza umana causata da un sistema migratorio fallimentare, questione che nel dibattito nazionale sull’immigrazione è spesso sottovalutata”.

La nota della Commissione Episcopale americana riferisce che alle ore 9 del 1° aprile i Vescovi degli Stati Uniti celebreranno l’Eucaristia in memoria delle migliaia di persone morte cercando una vita migliore. Tale iniziativa vuole essere un modo per riattivare il dibattito sull’immigrazione, come ha raccontato di un caso che si ripete quotidianamente, il gesuita Pedro Pantoja, che con altri confratelli dirige le 54 Case del migrante sparse in Messico e lungo la frontiera con gli Stati Uniti e con il Guatemala:

“Gli hanno consegnato il corpo del figlio con il divieto di aprire la cassa da morto. La madre se n’è andata con la bara, è arrivata in un posto dove c’era gente conosciuta e l’ha aperta. Dentro c’era spazzatura e ossa di animale”.

Dati recenti sul flusso migratorio in Messico, raccolti nel Rapporto Narrativo sulla Transmigrazione dell’America Centrale realizzato dalla Rete di Documentazione delle Organizzazioni per la Difesa dei Migranti e presentato il 18 dicembre dello scorso anno in occasione delle Giornata Internazionale del Migrante, hanno evidenziato che, tra gennaio e luglio 2013, 27 case del migrante hanno ospitato 21.000 persone originarie dell’Honduras (44%), El Salvador (27%) e Guatemala (20%).

L’indagine ha rilevato anche che il 93% dei migranti sono uomini tra i 19 ed i 29 anni. Per il 74% dei migranti irregolari l’obiettivo finale è quello di raggiungere gli Stati Uniti, solo il 10% considera la possibilità di rimanere in Messico, dato che l’83% ha dichiarato che la ragione per la quale ha lasciato il Paese di origine è stata la mancanza di lavoro o la povertà estrema. La seconda causa di migrazione è la violenza; il 60% dei migranti dichiara di esserne stata vittima nel proprio Paese di origine.

Nella maggior parte dei casi, tra le cause legate alla violenza si evidenzia la persecuzione da parte della criminalità organizzata, la violenza diffusa, la violenza domestica, la discriminazione sessuale e la persecuzione politica. Infatti, sono 931 i migranti che testimoniano di essere fuggiti dal proprio Paese a causa della violenza; del totale, 802 migranti dichiarano di essere state vittime dirette mentre 129 solo testimoni di fatti gravi.

Una volta in Messico, i migranti sono vittime di rapine (52%), estorsioni (33%) e sequestri (4%). Le aree dove si registrano più casi di aggressioni sono: Chiapas (38%), Veracruz (32%), Tabasco (6%) e Oaxaca (6%). Inoltre si sono documentate 167 testimonianze di vittime e 303 violazioni di diritti umani. Gli abusi più denunciati sono quelli contro la proprietà, la libertà di transito e il diritto all’integrità personale.

Per quanto riguarda le violazioni commesse dalle autorità: il 35% di esse sono state commesse da membri della Polizia Federale, il 31% dai Consigli Comunali, il 10% dalla Polizia di Stato, il 4% dall’Esercito e il 4% dall’Istituto Nazionale di Migrazione.

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